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Far diventare rilevante “My Bloody Valentine 3-D” in quindici secondi.

Lo so, ok? Lo so.

Il capo, qui, ci ha fatto giurare che non saremmo andati fuori tema. Ed è un peccato deluderlo. Ma le regole esistono per essere infrante. L’ho letto su un sito, quindi è vero.

La cosa fondamentale di My Bloody Valentine 3-D è che non gliene è mai fregato niente a nessuno. Ma assolutamente a nessuno. Bruciati sul nascere i tentativi di tirare su dell’hype, fallito l’aggancio alla presunta “rinascita” della tecnologia che fa fare WOOSH! alle palle da tennis che schizzano verso il vostro naso, resisi conto i nostalgici anni Ottanta che il film di partenza era un grosso bidone e fattisi riattaccare i produttori il telefono in faccia da Kevin Shields, l’operazione pareva destinata a filare via nel più vergognoso silenzio.

Infatti hanno pensato “facciamolo uscire a gennaio”. Il classico dumping ground delle sòle. Tanto la gente è tutta presa dagli Oscar, e magari se proprio se ti va di culo c’è un (1) vecchietto di Tallahassee che vuole vedere Il Diario Di Anna Frank 2: Questa Volta E’ Personale ma all’ultimo momento si impiccia con la macchina buca-biglietti e sbaglia sala, però un po’ si affeziona lo stesso ai drammi della tua protagonista con la frangetta, e alla fine si commuove nel vederla emergere dal tunnel dell’orrore con la faccia coperta di sangue altrui, così.

Diversificazione. Ecco cosa ci vuole. Tanto il grande pubblico non lo incroci nemmeno se cambi strada.

Per dire, My Bloody Valentine 3-D non vuole vederlo nemmeno la mia vicina di scrivania, Taryn Due Cuori, che mentre dovrebbe sbrigare le vostre pratiche per il rinnovo della carta d’identità sta scrivendo una fanfiction ottupla sulle Armate Della Luce che battono il diavolo estirpando il cromosoma Y dalla faccia della terra, dopo di che hanno un leggerissimo problema di continuazione della specie ma lo risolvono attraverso  – mi fermo qui perché siete maschi e a voi queste cose fanno impressione.

Dicevamo.

Il remake di cui nemmeno il fisco sentiva il bisogno, diretto da un cagnaccio canadese e interpretato dal consueto giro-rimessa di avanzi televisivi che hanno reso “urlare non si può avere quella faccia e pretendere di avere i diritti civili” lo sport da spettatori più popolare di sempre, si è improvvisamente infiammato con un motivo di interesse.

Una NANA.

Signori, ecco a voi Selene Luna:

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Cosa è meglio di una nana? Una NANA MESSICANA. Con un passato da spogliarellista nei freakshow. E un portfolio di foto “artistiche” che lévati. E talmente gentile verso i suoi feticisti sudati e potenzialmente pericolosi fan da aver GIA’ caricato sul proprio sito il sicuro money shot del film.

L’unico problema è che se grazie a lei My bloody Valentine 3-D dovesse avere qualsiasi successo nessuno ci eviterebbe un cinque-sei anni di deprimentissimi slasher del cazzo, rifatti sul modello di economicissimi e tristissimi slasher anni Ottanta del cazzo e senza nemmeno una NANA MESSICANA con il pedigree per fare simpatia.

Ma per il momento, um, no. Mi sento tutta calda e al sicuro.

(Oddio la NANA.)

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5 Commenti

  1. Però c’è Jensen Labbra-a-canotto Ackles :-D

  2. Kekkoz: se dovessi dare una tesi di laurea a titolo “carriere di gente che ha fatto Supernatural: perché tutto questo?”, il pennellone ha fatto Venerdì 13. A naso mi pare sia cascato un po’ meglio.

  3. Carlo

    Sai che il tizio con barba e sigaro dietro la nana in realtà è una donna, vero?
    (Mi spiace, non ricordo il suo nome, ma ho visto foto che non volevo vedere, e possono confermare)

2 Trackbacks

  • Scritto da Bang your head « I 400 calci il 23/01/2009 alle 01:30

    […] I 400 calci cinema da combattimento « Far diventare rilevante “My Bloody Valentine 3-D” in quindici secondi. […]

  • Scritto da My Bloody Valentine 3D « I 400 calci il 26/01/2009 alle 01:46

    […] Dopo aver saputo che in My Bloody Valentine 3D avevano supplito a un qualsiasi coinvolgimento di Kevin Shields con la presenza di una nana – messicana, per di più – sono corso immediatamente al cinema con l’ansia di chi sta accompagnando la moglie al Pronto Soccorso a partorire. Questo mi è possibile perché – meglio specificarlo – non abito in Italia. Abito dove c’è Buckingham Palace, Trafalgar Square, il Big Ben… a Miami, insomma. Qui è già uscito. […]

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