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Jason Voorhees, le Erinni, il caso Englaro

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Quando penso a una figura mitica legata a Jason Voorhees penso alle Erinni. Le Erinni sono le figlie della Terra secondo la Teogonia di Esiodo:

Venne, portando la Notte, il grande Urano, e attorno a Gaia desideroso d’amore incombette e si stese dovunque; ma dall’agguato il figlio Crono si sporse con la mano sinistra e con la destra prese la falce terribile, grande, dai denti aguzzi, e i genitali del padre con forza tagliò, e poi via li gettò, dietro; ma non fuggirono invano dalla sua mano: infatti, quante gocce sprizzarono cruente, tutte le accolse Gaia e nel volger degli anni generò le Erinni potenti. (Teogonia, 185)

Da Gea quindi provengono le Erinni, ovvero da uno stato antecedente l’accadere degli dei nel mondo, antecedente la loro genealogia, il precipitare del tempo. Per comprendere la connessione con Jason bisogna capire questo: le Erinni nascono dal gesto più violento che l’universo abbia mai prodotto, la violenza, lo strappo, il caos generato dalla falce del tempo che evira la quiete della preesistenza. Le Erinni scaturiscono nel tempo da uno stato senza tempo, dal mistero primordiale, ma solo un gesto violento, l’evirazione di Crono con la falce (perché il tempo, miei cari preti, uccide) ne permette l’esistenza, anzi permette l’esistenza. È questo assurdo, incomprensibile agli occhi di noi moderni, strappo originario del tempo l’unico evento veramente necessario.

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Per questo le Erinni fanno paura anche agli dei, perché sono divinità incomprensibili anche per loro, espressione e guardiane di un caos primigenio e di un’organizzazione necessaria del cosmo antecedente la sua comprensione (prima poetica, poi mitica, poi razionale).
Le Erinni sono rappresentate come creature femminili alate, con serpenti intrecciati nei capelli e con gocce di sangue stillanti dagli occhi (le gocce di sangue dei genitali di Urano). Risiedono nelle profondità del Tartaro (nelle paludi limacciose di un freddo lago oscuro). Sono divinità terribili, generalmente conosciute come dee della vendetta.

In realtà (e il secondo nome con cui sono note, Eumenidi, “benevole”, beffardamente allude alla loro funzione) non si levano per compiere vendetta, perché non si abbattono sui malvagi. Semplicemente si levano. E quando si levano, la distruzione è indiscriminata, buoni e cattivi vengono fatti a pezzi, scannati, evirati, straziati. E non solo in vita, ma anche durante e dopo la morte. Perché le Erinni non esprimono la giustizia degli uomini o degli dei, da esse scaturisce l’ordine necessario, la Dike, che non è altro se non lo stato antecedente la violenza del tempo. (E anche antecedente il sogno: che altra spiegazione avrebbe il fare a pezzi Freddy Krueger in Freddy vs Jason? È Jason che alla fine vince, e vorrei anche vedere il contrario!)

Ciò mi spiega innanzitutto la “pluralità” di Jason, la sua proliferazione. Jason infatti non ha bisogno di morire (o almeno, non più), semplicemente riaccade, la volta dopo, come le Erinni, torna a levarsi.

Come le Erinni, Jason colpisce indiscriminatamente, buoni e cattivi. Non c’è ragione, non spiega, non c’è motivo, non c’è Giustizia. Se capiti sotto la sua falce, sei morto. No, non solo morto, sei fatto a pezzi.

Ma quando Jason si leva? È questa una domanda che non ha ancora, credo, trovato risposta. Ecco il motivo del continuo scatenarsi di sequel, nel presente e nel passato, nella terra e nello spazio. Non si sa né quando né perché Jason si leva.

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E allora mi chiedo come si sarebbe comportato Jason, se si fosse levato (perché mi pare chiaro da quanto ho detto fin qui che Jason non è un prodotto dell’immaginazione, Jason esiste) per il caso Englaro.

Gli elementi ci sono tutti: l’ospedale con le sue corsie vuote, l’autoambulanza, la camera del coma, i poliziotti, i medici, le infermiere, le suore, gli sciacalli mediatici, gli sciacalli politici.

Io penso che Jason se si fosse levato avrebbe fatto fuori tutti, in una notte, forse nella notte stessa del trasferimento dell’autoambulanza di Eluana da Lecco a Udine.

Penso che le cose sarebbero andate così.

L’autoambulanza, con dentro il medico hippie. Capello lungo e unto, orecchino al lobo, barba incolta. Notte di pioggia. Visibilità ridotta a zero. Un albero in mezzo alla strada provoca l’incidente. Il primo conducente sparato con la faccia contro il parabrezza. Il secondo tramortito che apre la portiera e col machete gli viene tranciato il braccio. Corre in mezzo al bosco ma la sua corsa si arresta sul ciglio perché Jason spunta da dietro un albero e gli mozza le gambe poi gli pianta il machete nella schiena.

Dentro l’autoambulanza stordito il medico hippie tenta invano di accendersi uno spinello, il vetro del finestrino si spacca e al posto della canna esce dalla bocca il machete.

Jason apre lo sportello dell’ambulanza, caccia fuori il corpo del medico hippie, si ferma a osservare la ragazza. Il suo respiro si confonde con quello della bombola d’ossigeno.

Alla clinica La Quiete di Udine si attende invano l’ambulanza. Piove sempre più forte nella notte. Davanti all’ingresso principale i fondamentalisti cattolici protestano e pregano cercando di tenere le candele accese.

Un rumore sveglia la guardia giurata alla reception davanti ai monitor delle telecamere di sorveglianza. Sembra che qualcuno stia bussando all’ingresso del retro. La guardia giurata estrae la pistola, apre la porta e si trova il lettino con la ragazza in coma. Dà l’allarme. I medici accorrono e portano Eluana nella sua camera cercando invano di mettersi in contatto con l’ambulanza.

Jason si è levato. Le prime a essere massacrate sono le suore. Mentre sono nella cappella a pregare, inseguite da Jason si rifugiano dietro l’altare ma il gigantesco crocefisso che incombe su di loro crolla e le seppellisce.

Poi tocca alle infermiere e ai medici. L’anestesista si è nascosto con la caposala in una camera vuota e dopo aver fatto sesso è sdraiato sul letto con intorno i macchinari accesi mentre lei si fa la doccia, Jason butta il defibrillatore dentro la vasca e lei muore fulminata, l’anestesista viene invece finito a colpi di catetere, poi Jason gli infila il sondino nasogastrico in fondo allo stomaco.

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Neanche il padre viene risparmiato: la testa di Beppino rotola fino al triage, l’infermiera con un grido si alza e scivola sul suo sangue misto a materia cerebrale mentre un lampo illumina il volto di Beppino: ha un’espressione quasi serena.

Intanto sono arrivati Berlusconi e Napolitano. Silvio adocchia subito una stagista e si fa beffe della scorta infilandosi in uno sgabuzzino con la ragazza per farsi fare un lavoretto orale. Attraverso la bocca passa il machete di Jason che lo evira (di nuovo come Crono!) mettendo finalmente fine alla sessualità compulsiva presidenziale che spesso si traduce in leggi ad personam. Napolitano invece cerca di dare gli ultimi ritocchi al suo discorso tenendo di fianco il testo della Costituzione; Jason lo arrotola e glielo infila in gola.

Resta naturalmente Eluana. Si perché nel fragore dei tuoni e dei lampi che tagliano di luce infetta la camera del coma, il profilo di Jason si staglia come un monumento funebre. È un essere sospeso, tra la vita e la morte, come la ragazza che non dorme al suo fianco. Perché Jason non la uccide? Per compassione? Non è possibile. Chi è Jason allora? Il suo custode? Ma comportandosi così Jason non sa di dare ragione ai cattolici? Jason custode delle posizioni cattoliche? Per dissolvere ogni dubbio sarebbe necessario che una fondamentalista cattolica, tipo Piper Laurie in Carrie (un cameo?) salisse le scale e superando tutti i cadaveri (nel classico meccanismo dello svelamento horror) riuscisse a entrare nella camera del coma e a parlare con Jason. Ha in mano la candela che è riuscita a tenere accesa nonostante la pioggia e la paura. “Grazie, chiunque tu sia, hai salvato una vita.” Jason alza la testa, Piper Laurie gli porge la candela con il suo sorriso sinistro, Jason prende la candela e gliela pianta nell’occhio sinistro spappolandole il bulbo oculare. Poi se ne va, lasciando Eluana al suo destino di non morta e non viva.

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Non morta e non viva, è questo il punto. Come lui, Jason, come le Erinni, come Alcesti, uno dei miti per me più inquietanti, Alcesti che da Ercole viene strappata alla morte quando è già morta, e prima di tornare in vita e di dimenticare abita uno stato intermedio, né vita, né morte, né sogno (e quanti film horror sullo stato di coma permanente, e quanti episodi di X-Files!).

Come Jason, espressione della dimensione antecedente la violenza del tempo, che nel tempo solo con la violenza può riportare un ordine incomprensibile, uno stato antecedente la follia dell’esistenza, lo stato di coma, non più vita, non più morte, non più nulla, l’istante in cui Crono sta per evirare Urano, l’istante in cui il tempo sta per irrompere. È questo l’istante in cui si levano le Erinni, l’istante in cui si leva Jason.

Per questo il coma spaventa i preti: per loro la morte del corpo è sacrificio necessario alla vita eterna: e allora devi essere o vivo o morto, non puoi essere vivo e morto. Ma è proprio questo stato, miei cari preti, ciò che noi chiamiamo l’essere in sé, è proprio questo stato la condizione originaria di verità.

E questo, miei cari preti, Jason Voorhees lo sa bene.

JASON VOORHEES torna in Friday the 13th: guarda il Trailer italiano di “Friday the 13th” di Marcus Nispel

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9 Commenti

  1. Mi inchino

  2. oh, il conte nebbia!
    ciao, conte nebbia.

  3. comunuqe adesso esco e mi faccio tatuare questo post sulla schiena in gotico!

  4. Edo

    non c’ho capito un cazzo ma di prima!

  5. Tranquillo, Edo, tanto tra poco arrivo io, recensisco il film e faccio scendere il tutto di parecchie tacche.

    (Dolores be under Universal embargo, oh noes)

  6. Gesù

    frasi che mi perplimono

  7. supertramp

    Lessi per caso questo post del lontano 2009 qualche giorno fa.
    Non sono un fan dell’Horror o di Jason in maniera esasperata, ma quest’articolo mi ha fatto venir voglia di scrivere, di scrivere di cinema.
    Provare a tirar fuori qualcosa del genere, ma dopo tre minuti dalla fine della lettura ho capito che non sarei mai riuscito a produrre niente di così bello.
    Fare i complimenti con otto anni di ritardo non so quanto possa valere, oppure ricevere l’opinione di uno sconosciuto, magari, quando non te ne frega più un cazzo, ma comunque davvero complimenti.

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