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Nel nome di Uwe

in the name of the king - a dungeon siege taleFeticisti di Jason Statham! Vi spiego io cosa c’è da sapere di In the Name of the King, in uscita oggi nelle sale italiane.
È un film di Uwe Boll. Un film di Uwe Boll di due anni fa, per giunta.
Ora, ho promesso che non parlerò mai male di Uwe Boll e mantengo assolutamente la mia parola, però è fuori dubbio che i suoi film generalmente fanno cagare.
Questo però verrà quasi sicuramente ricordato come il picco della sua carriera. Non a livello qualitativo, che lì il mio voto è per l’ancora inedito Seed. Nemmeno a livello di incassi, visto che pure in America uscì con almeno un anno di ritardo nell’indifferenza generale.
Ma cazzo, a livello di budget… avete visto il cast? Il Jason, Ray “Goodfellas” Liotta, Ron “Hellboy” Perlman, Burt “il Re dei Baffi” Reynolds, Leelee “ho lavorato con Kubrick (ma anche preso una testata da Nicolas Cage)” Sobieski. E poi: Matthew “Scooby Doo” Lillard, Claire “ho limonato con Brad Pitt” Forlani, Kristanna “ho menato Schwarzy in Terminator 3” Loken, John “sono 30 anni che in ogni film rifaccio Sallah di Indiana Jones” Rhys-Davies. Mi piacerebbe sapere chi ha dato tutti ‘sti soldi a Uwe, e perché.

Ora, vi insegno che ci sono due tipi di Uwe Boll:
1) quello da battaglia, con un’idea pazza per la testa e una missione da compiere a tutti i costi, che regala chicche ad alto intrattenimento come House of the Dead o Postal;
2) quello che si siede, si dà una calmata, si mette d’impegno con tutta la (scarsa) professionalità di cui è capace e produce cose di livello tragico ma tutto sommato equilibrate, più o meno coerenti, senza particolari guizzi.
In the Name of the King, con tutte le sue possenti due ore, appartiene ahimè a quest’ultima categoria.
Uwe può spendere, e ce la mette davvero tutta per fare il compitino da 7+. Il problema è che proprio non ce la fa, ha limiti praticamente fisici. Come sceneggiatore è di un semplicismo imbarazzante, come regia semi-inesistente e come tecnica viaggia tra il mediocre e l’insignificante.
Vale comunque la pena di guardarlo?
Beh, Jason fa la sua figura decorosa, se vi accontentate. Salta, s’incazza, calcia, tira spadate, parla come appena sveglio, fa il suo mestiere insomma.
Ray Liotta ha l’aria di uno che tutte le sere dopo le riprese torna nella sua roulotte e si punta la pistola alla testa.
Burt Reynolds è narcotizzato pesante e gli importa solo di non perdersi Matlock su TMC (si capisce persino dal poster).
C’è in compenso uno spettacolare Matthew Lillard strafatto di cocaina che sembra essere l’unico a rendersi conto di avere a che fare con un copione idiota, e allora più che recitare pare l’infiltrato che prende per il culo tutti gli altri.
In generale, comunque, la domenica mattina su Italia1 ho visto cose ben più indecenti, e ai vostri bambini potrebbe piacere.
Uwe è tante cose, ma di certo non il peggior regista del mondo.

Nota finale per gli appassionati di “epic/power metal”: no dico, c’è voluto un film insulso di Uwe Boll per sentire finalmente un pezzo dei Blind Guardian come colonna sonora di un film fantasy? Vergogna. E disonore.

>> IMDb | Trailer

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8 Commenti

  1. j@ck

    è da un po’ che seguo con piacere questo blog, che trovo interessante e intelligente in quanto tratta di action movie da un punto di vista quasi “fanatico” ma molto divertente e scanzonato…
    Non ho mai avuto il piacere di vedere film di uwe boll… forse meglio così… anche se questa produzione dal cast assurdo (statham compreso) non me la voglio perdere….
    ho visto ultimamente transporter 3… molto migliore del 2 ma non del primo… un giocattolone fatto su misura per statham e per il sadico T-bag… colgo l’occasione per dare una mia personale opinione sull presunta omosessualità di Frank Martin… penso che la sua riluttanza ad avere rapporti “intimi” con i suoi “pacchi” (la donna asiatica nell’1 e la russa nel 3) sia dovuto più ad un (forzatissimo) entativo del personaggio di rispettare le sue regole… che inevitabilmente, ogni volta infrange…

    poi, se fosse gay e si dichiarasse al poliziotto francese in un transporter 4, magari codiretto da Megàton e McG (nomi fighi, eh?) sarebbe solo un di più alla trama….

  2. Ringrazio di cuore per i complimenti.
    Si’ e’ ovvio che la scusa del Frank Martin e’ la sua estrema professionalita’, ma l’intervista a Louis Leterrier, anche se si fosse trattata di una gag, ha portato alla luce il fatto innegabile che tantissimi film d’azione non cambierebbero davvero di una virgola se si venisse a sapere che il protagonista e’ omosessuale. Probabilmente Frank Martin e’ stato gay per quattro anni e poi e’ guarito (penso che tirero’ frecciatine a Povia per tutta la vita).
    Per Uwe Boll: questa e’ indubbiamente l’introduzione meno traumatica al suo cinema, ma per capirlo veramente bisogna puntare agli estremi…

  3. per uwe boll allora proverò con un postal sottotitolato…. o peggio….XD

  4. Ok, capo, ma il Jason li fa gli addominali? E cosa guida al posto della macchina, dato che al tempo del medio evo non esistevano macchine?

  5. Mordred

    qual è il pezzo dei blind guardian in questione?

  6. Si sentono sia “Carry the Blessed Home” che “Skalds & Shadows”

  7. Frank Fiat Cilindro

    le più merdose…complimenti

One Trackback

  • […] Fast forward a otto anni dopo: continuo a rileggere Il Signore degli Anelli a intervalli sempre più o meno regolari e ad ascoltare Nightfall in Middle-Earth quando sono sbronzo marcio, D&D è arrivato all’ennesima revisione della quarta edizione e Uwe Boll non ha ancora perso la passione per il fantasy generico e per il peggiorare la propria reputazione a ogni film. È l’anno, il 2006, del suo primo tentativo di dare forma ai suoi sogni brufolosi e copiare Tolkien: per quattro spicci e un gratta-e-vinci ottiene i diritti per girare In The Name Of The King, un film basato su Dungeon Siege, il quale, e qui sono pronto ad aprire una parentesi di confronto con quei quattro interessati all’argomento, è un videogioco di merda uscito in sordina nel 2002, un patetico tentativo di lucrare sulla necessità fisica sempre più pressante di avere per le mani un nuovo Diablo. Riassunto di Dungeon Siege: un coacervo di roba fantasy, e un asino per trasportare gli oggetti in eccesso. Uwe Boll, il coraggioso, prova a nobilitare almeno il film con la generosa aggiunta di Jason Statham, Ray Liotta, Gimli e una serie di altri nomi più o meno altisonanti. Risultato: nulla di che, con in più un pizzico di noia. Ve ne avevamo già parlato. […]

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