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Kirk sconfigge Spock con una 6 1 9.

Per il martello di Grabthar, eccetera eccetera…“. Questa è la frase che il povero Alexander Dane è costretto a dire in continuazione per accontentare tutti i suoi fans. Alexander Dane, interpretato da Alan Rickman, lo dico giusto per quei due o tre che non lo sanno, è il wannabe Spock di quella versione parodiata, smontata, omaggiata di Star Trek, che è Galxy Quest. Senza se e senza ma, una delle più intelligenti parodie sci-fi di sempre.

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Anche se, per una serie di sfortunati eventi, sei stato privo di tubo catodico dal 1966 in avanti, se vedi un membro dell’equipaggio di una nave spaziale “alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima“, mediamente alieno, apparentemente privo di emozioni, magari con delle orecchie strane, che dice una frase simile, pensi solo ed unicamente ad una cosa: Star Trek. Puoi non essere un esperto, ma sai di cosa si sta parlando. Ecco. Questo è il punto di partenza di chi scrive queste righe: quello di uno che nella sua vita avrà visto sì e no quattro puntate e mezzo della serie classica. Ma che nonostante questo, si è buttato, felice come un bambino, a vedere il reboot di Star Trek firmato J. J. Abrams. Lo stesso punto di partenza, per altro, del regista. Uno che ha dichiarato più o meno ovunque (con invidiabile sprezzo del pericolo) di essersi messo alla guida di una nave famosa in tutto il mondo, ma che lui non conosce particolarmente bene. Star Trek for dummies. Con il vantaggio di poter ripartire da zero. Con la fortuna di arrivare più o meno vergini a fare in conti con qualcosa di gigantesco. Un oggetto di cui intuisci il Mito, ma di cui sai poco o niente. Fortuna? Imperdonabile pecca? Il fatto è che da oggi, dopo la visione del film, mi piacerebbe tanto essere un trekker.

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Il pregio principale di un film come Casino Royale, è stato quello di aver avuto il coraggio di riscrivere una storia, minando le certezze che proviamo sentendo pronunciare le parole “Bond… James Bond”. Ma allo stesso tempo senza rinunciare a fa vedere quello che i veri fan hanno sempre sognato. Ma come cazzo è che Bond beve solo Vodka Martini agitato, non mescolato? Come nascono quelle caratteristiche che ce l’hanno fatto amare per così tanto tempo? Qui le cose si fanno simili, soprattutto se pensiamo al trattamento subito dal Capitano Kirk. Ci si toglie il belletto e ci si sporca finalmente le mani. Sfruttando paradossi temporali (certe abitudini sono evidentemente dure a morire…) J. J. Abrams ci fa vedere – in una sorta di What If marveliano – come si è andato a comporre quell’equipaggio, che ha poi vagato per stagioni e stagioni sulla nostra televisione. E il risultato, forse distante da un certo rigore che le vecchie storie di Star Trek avevano (ma qui chiedo conferma a chi di voi ne sa), è incredibilmente divertente. La macchina da presa non si muove solo a schiaffo nella plancia dell’Enterprise per inquadrare di volta in volta i vari membri della squadra. Si muove instancabilmente – tra inseguimenti in macchina, pianeti alieni che collassano su loro stessi, scuole militari pieni di giovani adolescenti in piena tempesta ormonale – anche in esterna, per raccontarci la vita dei giovani James Tiberius Kirk, Spock, Leonard Horatio McCoy, fino a quando questi raggiungono quello status di cui si parlava prima. Quello li. Quello mitico.

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E se per gran parte del film ci si lascia affascinare da Zachary Quinto, una ragione ci sarà. La mancanza di emozioni di Sylar, figlia di quella del Dr. Manatthan (due orologiai che acquistano enormi superpoteri e se ne sbattono di un’umanità che considerano quasi una scocciatura. Mi sa che non è una coincidenza… ) è esattamente quella che mi aspettavo mostrasse il primo ufficiale scientifico, metà umano metà vulcaniano, Spock. Ottimo anche il “Milf Guy” John Cho nella parte di Hikaru Sulu. Si vede che ci crede tantissimo e si impegna da matti per sembrare ispiratissimo. Piccola particina – con citazione colta da Guida Galattica Per Autostoppisti – e accento scozzese per Simon Pegg. Eric Bana è bravo anche truccato da Romulano.

Avvertenza. Signor Dio di Star Tek, se ho detto troppe puttanate, non ti incarognire e apprezza l’entusiasmo di un umile peccatore.

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5 Commenti

  1. Mah, non so, io ho visto un film dove i trekkies erano tutti come lui…

    Se e’ vero non lo so mica se entrare nel club mi interessa, mi vergogno a farmi vedere in giro con della gente fisicamente brutta.

  2. ah beh, questo è poco ma sicuro.
    dovremmo rifondare anche l’ordine dei trekkers
    e mettere degli standard di ammissione basati solo ed unicamente sull’aspetto fisico.
    aiuterebbe la joie de vivre.

  3. E’ in momenti come questo che raggiungo la massima felicità al pensiero di far parte di questa grande famiglia.

  4. Non accettiamo niente al di sotto della famiglia Cullen o del cast del nuovo Venerdi’ 13

One Trackback

  • Scritto da E lui sarebbe la legge??? « I 400 calci il 21/11/2010 alle 08:02

    […] come leader in Pathfinder,  e dopo che ha fatto scappar da ridere con la riga da una parte in Star Trek, perché insistere a dare un ruolo da protagonista a Karl Urban? Non ha già portato abbastanza […]

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