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Back in the ring to have another swing (Round 3 out of 12)

locandina italiana (facciamoci del male)

locandina italiana (facciamoci del male)

Tutto quel che chiedi al cinema sta nei film, ma non necessariamente in tutti. In quelli di Renny Harlin sicuramente sì. 12 Rounds esce nelle sale italiane, perde la esse alla fine del nome -veniale, tutto sommato- e si mostra all’assonnato pubblico dei multisala di mezza estate. Prima cosa: John Cena FA SCHIFO. Erano anni che non ci capitava di vedere un attore protagonista così patetico e cane. Seconda cosa: Ashley Scott FA SCHIFO. Non solo, sembra fuori forma. Sarà la parte. Terza cosa: John Cena e Ashley Scott, in confronto al supercattivo (quello che nella locandina sopra sembra Bob De Niro con un’emiparesi facciale, e che in realtà somiglia più ad un clone di Wayne Coyne dei Flaming Lips che ha studiato recitazione sulle VHS del primo Ed Norton), sembrano Cary Grant e Grace Kelly. Dato che siamo a fare la lista dei difetti: i primi quaranta minuti del film sono necessari a fare il palato agli attori, e per darvi la possibilità di urlare CANI MALEDETTI quanto più vi aggrada, gli sceneggiatori non fan succedere praticamente nulla.

La seconda parte del film è quello di cui parla il titolo: un duello in dodici round tra il poliziotto buono gentile stupidotto e anabolizzato ed un cattivo da fumetto che sembra non veder l’ora che la macchina da presa inquadri qualcos’altro per potersi scaccolare in libertà. Come per magia, però, nella seconda parte del film Renny Harlin si dà una scossa e decide di cucire il film addosso al proprio bisogno di fare cinema. La città, l’altezza, lo spostamento, due direttrici, mezzi che sgommano, treni lanciati a cento all’ora con i freni rotti e tutto il resto. 12 Rounds è anche il ritorno in scena di un cinema inglorioso che abbiamo voluto archiviare all’oblio fin troppo in fretta, i Jan De Bont, i Gary Gray, lo stesso Harlin (quello di Cliffhanger e di Blu Profondo), il Barbet Schroeder di Soluzione Estrema, la redenzione, l’espiazione, il bene e il male. Tutto sparato fuori alla velocità del suono con gli ampli che pompano nel disperato tentativo di nascondere uno script poco scorrevole ed un cast senza personalità -e via liscio fino ad un finale di cui non riveliamo nulla per pura pigrizia intellettuale. Per certi versi lo stesso barbaro inelegante goffissimo dimenarsi di 12 Rounds lungo tutto il minutaggio della pellicola  è la quintessenza del cinema che amiamo e di cui ci piace parlare agli amici con tono eccitato ed urgente. Nella New Orleans di Renny Harlin non camminano con passo sciolto nuovi eroi dell’epoca del digitale finto-povero con la loro cazzo di battutina pronta all’uso e l’urgenza d’esser culto prematuro. Può essere che non sia il vostro genere, ma è difficile negare che il cinema di Renny Harlin sia ancora vivo e vegeto, in barba alla “solita” meschina e superficiale accoglienza, in barba a chi scrive i film con la mano sinistra e a chi sta davanti a una cinepresa senza alcun diritto. Avercene. E se proprio non vi va giù potete pur sempre gustarvi il samoano che precipita dalla tromba di un ascensore

DVD-quote:
“Un western metropolitano con i cazzi duri al posto delle Colt”
Wim Diesel, i400calci.com

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3 Commenti

  1. C’è più carisma in una singola frase urlata dal doppiatore di John Cena in quel trailer che in John Cena stesso in tutto il film visto in lingua originale. Succedeva lo stesso anche con Brian Bosworth. C’è poco da fare, ogni regola ha le sue eccezioni.

  2. Beh sì, ma il cattivo in italiano prende la voce tipo di Paperino… non bello, no.

  3. Lolli

    In effetti anche solo a guardare il trailer mi sento tanto Renè, il regista di Boris: <>
    http://www.youtube.com/watch?v=IbAZQ-bHu14

    Peccato che all’UCI se urli arrivano gli omini gialli che prima ti lanciano i pop corn al caramello e poi lanciano te.

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