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Segnali dal Futuro: la morte viene silenziosa come un alce incendiata.

Sapete cos’è una Time Capsule? È un modo per comunicare con il futuro. Vi spiego come: prendete un oggetto a cui tenete particolarmente, tipo il vostro orsacchiotto con cui avete dormito fino ai 12 anni o le prove dell’assassino Kennedy. Mettete il tutto in una time capsule. Fatto? Ecco, ora seppellite – nascondete – murate la vostra Time Capsule in modo che non venga scoperta per lungo tempo. 10, 15, 50, 1000 anni. Decidete voi quando. Un giorno qualcuno troverà la vostra Time Capsule. L’aprirà e capirà tutto. C’è anche però l’opzione “comunico con il me stesso del futuro”. Se voi mettete un vostro pensierino nella Time Capsule – tipo “vorrei svegliarmi domattina e avere 30 anni per vedere che ne sarà di noi” – e seppellite il tutto nel giardino di casa vostra, quando finalmente avrete 30 anni, potete rendervi conto di quanto fosse grave un tempo il vostro difetto di pronuncia. Da quello che so negli Stati Uniti la Time Capsule butta abbastanza. Tant’è che ci sono molti film che la sfruttano come spunto narrativo. Fandango, per esempio. Oppure il mio preferito in assoluto che è Crossroads: Le Strade della Vita. In questo bellissimo film con Dan Akroyd, Justin Long e Kim Cattral, la protagonista e due sue amiche seppelliscono una Time Capsule con la prova che sono imbecilli e una volta riaperta, una delle tre, Britney Spears, decide di darla a uno fisicato che suona la chitarra. Bellissimo. Vi faccio vedere il trailer.

Da ieri però il mio secondo film prefe di sempre con la Time Capsule è
Segnali dal Futuro (traduzione letterale dal titolo originale: Knowing). 1959: dei bambini felici devono disegnare il futuro. Una bambina macrocefala, che emana sfiga lontano un miglio, invece di disegnare felici nuclei famigliari alla conquista della Luna, si fa prendere da un raptus e scrive una lunga serie di numeri che solo a guardarli ti viene da dire “Nooooooooooooo! I numeri del demonio!”.

"meno iazzaaaaaaaaa!"

"meno iazzaaaaaaaaa!"

Tramite Time Capsule, 50 anni dopo, il foglio con su i numeri del demonio finisce nelle manone del figlio mezzo sordo di Nicolas Cage. Nicolas Cage… In questo film Nicolas Cage interpreta John Koestler, un uomo con una capigliatura assolutamente improbabile, vedovo, figlio di un pastore con cui – essendo lui scienziato – non parla più da anni, in rischio alcolismo (ma d’altra parte in qualche modo bisognerà superare il trauma di aver perso la moglie), con un figlio tutto strano che per addormentarsi guarda delle vhs dove la madre morta lo coccolava per farlo addormentare. Tra l’altro tutte queste cose si capiscono nei primi minuti di film, grazie a quelle belle microsequenze in cui puoi mettere dieci pagine di sceneggiatura compresse in immagini. Esempio: se io faccio vedere un uomo con una capigliatura francamente improponibile, buttato su una poltrona in una stanza fatiscente, con una bottiglia di whisky in mano, nell’altra un bicchiere che una volta avvicinato alla bocca scopre una fede al dito, e dietro di lui metto un pacchetto regalo evidentemente vecchio, mai aperto, guardato con estrema malinconia… il gioco è fatto. Cioè la cosa che si capisce prima di tutto è che veramente ha una capigliatura palesemente impresentabile, ma anche le altre cose si capiscono. Oppure (e qui c’è il meglio): se io faccio vedere un professore dell’M.I.T. con dei capelli veramente accazzo, che a degli studenti che indossano o il cappellino dell’M.I.T. o la maglietta dell’M.I.T., spiega come se fossero alle elementari la differenza tra il determinismo e il caso, per poi bloccarsi con faccetta triste perché il fato ha voluto che sua moglie morisse il giorno prima del suo compleanno… si capiscono altre cose.

"... e ho un pettine che sarà lungo almeno così..."

"... e ho un pettine che sarà lungo almeno così..."

E così posso poi finalmente dedicarmi alla vera storia del film. Che è questa: i numeri del demonio non sono ovviamente dei numeri a caso, ma indicano delle disgrazie brutte brutte in cui sono morte tantissime persone. Tipo l’undici settembre o l’incendio che ha reso Nicolas un vedovo inconsolabile. Una volta scoperto questo, il nostro eroe lo spiega anche a noi spettatori imbecilli parlando da solo ad alta voce “Ah, ma allora questi numeri significano proprio questo… non ci posso credere… è assurdo, ma è proprio così… eh già…”. Fino alla rivelazione finale: giovedì finisce il mondo e moriamo tutti! Poi compaiono anche degli strani figuri che sembrano i Bros e che vanno in giro in macchina a distribuire sassi ai bambini o indicano delle alci incendiate.

Alex Proyas è uno stranissimo regista. Baciato dalla fortuna con Il Corvo, si è trovato poi a firmare un capolavoro come Dark City per poi passare il resto della sua carriera a brancolare nel buio. Lunghe pause tra un lavoro e un altro, piccole produzioni come Garage Days alternate a blockbuster più o meno annunciati come Io, Robot. Il tutto inframmezato da video per gli Inxs o spot per la televisione australiana. Fa di tutto per sembrare un Autore e, anche se non si può dire che non abbia del talento, qui si trova alle prese con uno script francamente imbarazzante. Se l’idea iniziale è affascinante, man mano che si dipana la matassa, niente sembra andare d’accordo con niente. Tutto si sfilaccia e ci si comincia a chiedere perché siano state dette certe cose se poi si va a parare da tutt’altra parte. La cosa grave è che per farci godere di tre buone sequenze action, qualcuno abbia sentito la necessità di voler realizzare un film che pretende di avere delle cose da dire sui rapporti padre – figlio, sul contrasto scienza religione, sul destino e il caso. E che soprattutto abbia deciso, per l’incredibile (e totalmente privo di senso) finale, di ispirarsi alle illustrazioni di Torre di Guardia.

DVD-quote suggerita:

“Due ore di cazzate per tre sequenze fighe. Ma non poteva fare un video?”
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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15 Commenti

  1. rae

    si ma pure tu, tutto sto popo’ di recensione solo per metterci la FANTASTICA illustrazione di torre di guardia?

  2. e non sai quanto tempo ho speso a cercare quell’immagine…

  3. ma anche nel film minacciano con la pistola Steve Urkel?

  4. divertente post. Per me invece tutto fila bene, anche se potevano ispirarsi meno a spielberg :-)

  5. a.
  6. pigliapost

    Mi chiedo perchè hai messo il trailer di Britney ma soprattutto mi chiedo perchè io l’ho visto! E comunque ho visto anche il suddetto film (il secondo) e effettivamente c’è molto TDG in tutta la faccenda. Chissà se gli alieni erano 144000…

  7. Filippo

    Perfettamente d’accordo. La sceneggiatura traballa, Cage pure; alcune sequenze sono riuscite (l’incidente in metro, per esempio) altre decisamente meno (il finale). Oltre allo Spielberg di Incontri ravvicinati si ispira anche ai film di fantascienza dei Settanta, inoltre mi ha ricordato (in alcuni passaggi) pellicole più recenti come E venne il giorno o di più di un decennio fa come Indipendence Day.

  8. insomma posso andarlo a vedere tranquillo di sapere che il trapianto di capelli a Nicolas Cage è riuscito…meno male ….ero in pensiero per lui

  9. Mi hai battuto sul tempo (e con classe): io ci avrei fatto una Recensione Della Domenica parlando solo del suo parrucchino (sempre lo stesso nei film dove NC deve fare lo scienziato, da The Rock in avanti, facci caso).

  10. Daniele J. Farah

    Bellissima recensione. Mi piace un sacco vedere come certe persone abbiano la capacità di esprimere i propri pensieri usando la forma di comunicazione satirica. Un mio amico fumettista mi ha segnalato questa recensione e devo dire che gli sono grato. Nonostante tutto ci sono molte ragioni per cui questo film mi è piaciuto proprio nel modo in cui è concepito e che secondo me è da considerare imperdibile anche per molti altri. Non ho una conoscenza esaustiva di tutta la cinematografia, ma per quel che mi riguarda, pur essendoci molti luoghi comuni, a mio avviso la struttura del film è originale. Una ragione personale per cui sono legato a questo film è proprio numerologica come in base al plot del film: il giorno in cui il film è uscito nelle sale qui in Italia è il mio compleanno, ed è in quel giorno che sono andato a vederlo. Un’altra ragione personale è che ho un’attenzione particolare per tutte le religioni. Se non erro gli sceneggiatori hanno impiegato 8 anni per stilare questa sceneggiatura e a mio avviso un po’ di fiducia bisogna dargliela. Ci sono infatti molti spunti e idee buttate lì apparentemente a caso e che poi non portano da nessuna parte, ma ovviamente ci sono delle ragioni e quelle ragioni sono legate al fatto che si lascia allo spettatore libertà di interpretazione. In molti film considerati dalla massa più belli di questo, ero sempre in grado di anticiparne mentalmente il finale. E’ una sorta di gioco che faccio durante la visione. Così ho tentato di fare anche in questo caso. Ero per esempio convintissimo che i sassi neri fossero la soluzione che avrebbe consentito a NC di salvare il mondo. Mi ero immaginato che contenessero un composto con cui fosse possibile creare magari uno scudo stellare da piazzare in orbita e schermare la terra dal colpo di tosse solare. Oppure che bombardato con un ciclotrone permettesse di emettere delle onde che giunte sul sole ne raffreddassero la superficie solare creando una macchia solare proprio in quel punto scongiurando così il tutto. Film come Armageddon, Indipendence Day, anche il bellissimo Quinto Elemento di Besson e tanti altri ci hanno abituati a questo. L’eroe alla fine trova una soluzione materiale che scongiuri il pericolo. Perchè se non la trova che eroe è? E invece questo eroe una soluzione materiale non la trova. La sua scienza, per quanto pontente e sofisticata, ha un limite e lui questo limite lo può prevaricare in un solo modo: con la fede. Solo il giorno dopo la visione del film, ripensandoci, la faccenda dei sassi neri mi è stata chiara e non ha a che vedere con Torre di Guardia. E’ a mio avviso un riferimento non telefonato alla Pietra Nera custodita alla Mecca: il sasso caduto dal cielo che per i fratelli musulmani è divenuto nero perchè ha assorbito i peccati dell’umanità. Il carro di Ezechiele è fin troppo telefonato ma non per questo meno godibile. Ma la parte veramente interessante è la capsula del tempo. Perchè in realtà è una capsula a doppia percorrenza. La figlia della famiglia Adams riceve un messaggio dal futuro e lo invia nel futuro e non per cambiarlo. E la domanda che verrebbe da fare è: che senso ha? Il senso è che non deve consentirci di cambiare il futuro ma deve consentirci di cambiare il nostro modo di vivere il presente. Cosa è la Capsula del Tempo quindi? La capsula del tempo è il Libro dei Libri: la Bibbia; e la bimba che ode le voci è Elia, Daniele, Giuseppe figlio di Giacobbe, Giovanni l’Evangelista, è il Profeta per antonomasia. Non però un profeta della buona novella, non un Precursore come Giovanni il Battista, ma un profeta che annuncia cataclismi con lo scopo di educare incutendo il timore reverenziale, non di certo la paura. Ricevere un messaggio dal futuro per rispedirlo nel futuro, non per cambiarlo, ma per cambiarci. Hanno occhi e non riescono a vedere, hanno orecchie e non riescono a sentire diceva Gesù. Un giorno conobbi Giorgio, che è non vedente. Mi chiese se poteva porre le sue mani sul mio volto, “per guardarmi”. Glielo permisi. Dopo averlo fatto mi disse di una piccola disfunzione che avevo avuto da bambino e di cui quasi non ricordavo e che sicuramente un vedente non può essere in grado di vedere. Rimasi sorpreso. Sono i ciechi che riescono a vedere proprio perchè al contrario dei vedenti, loro “si sforzano” di vedere. Che quindi sia un bimbo non udente a sentire i bisbigli è anch’esso significativo. Che la bimba non abbia ignorato il suo handicap ma lo abbia valorizzato prospettandogli la possibilità che, come per i lupi, potesse essere la premessa per una sua futura capacità di udire più completa, mi ha commosso. Per quel che mi riguarda il messaggio di questo film e il modo in cui si giunge al finale è indubbiamente originale se lo si paragona ad altri film del genere. Buon tutto.

  11. Personalmente non l’ho ancora visto, ma ti ringrazio della lunga versione alternativa e ammetto che ora, pur sapendo ormai il finale, il film mi intriga un tot. Cioe’… wow.

  12. Rosebud

    Sposami :)

  13. @Daniele J. Farah: “continuo a non capiiire”

    @Casanova: io alla centesima faccetta, ma soprattutto alla scena dell’aereo che si SCHIANTA a ventimetri dalla macchina e pare non esserci manco un alito di vento/terremoto, ho iniziato a ritirare i panni.
    Credo di essermi perso una buona mezzoretta del secondo tempo, quanto basta per non sprofondare nell’abisso della perdita della ragione. ;)

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