L’ho guardato principalmente perché sono un fan delle Porte della percezione di Huxley e di Venerdì 13: mi aspettavo perciò un mix tra le due cose, magari con un pizzico di Requiem for a Dream. Forse avevo troppe aspettative.
Per quanto riguarda i trip con funghi allucinogeni i miei film preferiti sono Stati di allucinazione, The Doors e soprattutto Young Guns: qui c’è Lou Diamond Phillips che in veste di sciamano con la faccia dipinta macera un fungo allucinogeno e lo dà a tutti per trovare il contatto con il Grande Spirito in un momento di difficoltà per il gruppo (Charlie Sheen è stato appena ucciso). Mi piace perché Lou riesce in quello in cui fallisce Jim Morrison: il trip ha un valore olistico, connette i singoli individui a una dimensione spirituale superiore, grazie alla quale trovano la forza di attraversare indenni un campo indiano. Il che a quei tempi non doveva essere certo una passeggiata.
Bisognerebbe poi anche parlare, a proposito dei trip, di Avatar, del quale ho una teoria. Quella natura così visionaria, lisergica, è il frutto dell’atmosfera del pianeta, che gli umani non possono respirare altrimenti soffocano. È dunque l’atmosfera lisergica a dare al pianeta quell’aspetto da trip perenne. Si aggiunga il fatto che la Terra invece è ridotta a un deserto. E chi l’ha provocato il deserto? L’uomo. E qual è la droga che consuma l’uomo che consuma il pianeta? La cocaina. Il messaggio di Avatar mi pare dunque inequivocabile: abbasso la cocaina viva l’LSD.
La protagonista Lindsey Haun ha lo stesso carisma di un attaccapanni, cioè di Kirsten Dunst. Le somiglia anche, però ha i denti a posto. A proposito: quello che mi fa incazzare di Spiderman è che si vede lontano un miglio che Mary Jane non ne vuole mezza da Peter Parker. Ma come si fa a scegliere Kirsten Dunst per Mary Jane? È come chiamare Cassano a interpretare Gianni Letta in un film sul G8.

A proposito di donne e supereroi: si vede lontano un miglio che neanche Katie Holmes ne vuole mezza da Bruce Wayne (peraltro le mettono in bocca frase cruciali come “Non è ciò che siamo ma quello che facciamo che ci qualifica” – c’è frase più educativa per i nostri figli? – ma lei si capisce che non capisce cosa sta dicendo) e che neanche quella che interpreta nel Cavaliere oscuro il ruolo di Rachel, la sorella di Gyllenhaal, Maggie, ne vuole mezza uguale (non ne vuole peraltro mezza neanche da Harvey Dent, infatti secondo me quando Joker l’ha fatta esplodere gli spettatori fingevano di essere dispiaciuti ma dentro di loro erano indifferenti). Il che solleva una questione più generale: perché nei film tratti da supereroi non vengono scelte le donne giuste? Jessica Alba a parte, naturalmente. Ma lei ha un altro problema: i maschi che le ronzano attorno sono dei minus habens.
Nel film in oggetto ci sono questi funghetti minuscoli, capezzolari, che increspano a migliaia il sottobosco irlandese. Io se fossi una guardia forestale irlandese darei una bella passata di diserbante e la cosa finirebbe lì ma ciò nel film non accade forse per implicite tutele da parte di qualche organizzazione ambientalista.
Kirsten, cioè Lindsey, prende qualche funghetto di troppo e forse inizia a vedere il futuro, così almeno dice lei. Intanto però tutti sono sotto trip e non capiscono cos’è reale e cosa noi. Nel bosco girano anche questi due boscaioli strafatti degli stessi funghi, che anzi mettono in vasetto come i nonni facevano da noi con i pomodori per la conserva. I due boscaioli hanno un’accetta e mangiano capre. Nel bosco c’è anche un’entità, forse la madre di tutti i funghi, o una creatura sfortunata, che è cresciuta nel bosco mangiando funghi. C’è infatti una leggenda che ne parla a riguardo.

Un dato storico prima di concludere. In una scena una mucca dice: “Lo sai che sei fottuto.”
Il tizio in mutande replica: “Sei solo una cazzo di mucca.”
E lei: “Eh sì, ma una cazzo di mucca parlante.”
È la fine della grande alleanza tra uomo e animale parlante inaugurata dalla Disney, proseguita con Francis il Mulo e che ha raggiunto il suo acme con Orazio di Maurizio Costanzo.
A prescindere però da questi aspetti diacronici la morale del film credo in sostanza sia questa: mai mangiare funghi allucinogeni in un bosco in Irlanda se intorno ci sono dei boscaioli con la faccia deturpata che girano con un’accetta, fanno la conserva con l’LSD e mangiano capre crude.
DVD-quote suggerita:
“Se i funghi fanno quest’effetto, chissà i tartufi”
Jean-Luc Merenda, i400calci.com
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