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Hush: macchinina rossa rossa, dove vai?

Uno dei filoni più interessanti – ma anche dei meno frequentati – del thriller, è quello dei film ambientati quasi interamente in macchina. Il primo titolo che viene in mente a tutti ovviamente è il clamoroso The Hitcher, in cui C. Thomas Howell sgranocchia delle dita mozzate messe a tradimento in un cartoccio di patatine fritte dal sadico autostoppista John Ryder, interpretato in maniera gigantesca da Rutger Hauer. Tralasciamo il seguito e il remake, (per non farci venire la gastrite e) per citare una sorta di spin off, ovvero il bellissimo Cohen & Tate diretto da Eric Red, ovvero lo sceneggiatore di The Hitcher (e de Il Buio Si Avvicina). Adam Baldwin e Roy Scheider, killer a contratto costretti a dividere l’angusto spazio vitale di una berlina nel lungo viaggio verso Huston. Mi viene in mente ovviamente anche Duel… e poi il vuoto. Nel senso che, certo, ci sono anche il primo Interceptor, Vanishing Point e altri, ma che fanno già parte di altri generi. Quello che interessa a noi, sono quelle pellicole che raccontano di un gatto e di un topo, di una strada e di una macchina. E bona lé. Una roba tipo Hush, insomma.

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L’inglese Hush, esordio alla regia di Mark Tonderai, ex dj per BBC Radio One e già attore e sceneggiatore, si colloca fieramente nel filone. Si potrebbe chiamare un piccolo omaggio carploitation. Tonderai, oltre ad avere un bel cognome, si vede che si è sbattuto non poco per scrivere un bel thriller dove la strada, le macchine, i non luoghi ad essere protagonisti. Il risultato però, e mi scoccia molto scriverlo, non è del tutto soddisfacente. Zakes e Beth sono in macchina sotto la pioggia battente del felicissimo Yorkshire. Coppia in crisi, tentano di ricucire il loro rapporto facendo questo bel viaggietto insieme. Lui per lavoro si deve fermare in tutti gli autogrill che incontra per cambiare i cartelloni pubblicitari. Sai le risate? Davanti a loro, a un certo punto, si piazza un enorme camion bianco. Si alza per un secondo il portellone del rimorchio e Zakes riesce a vedere all’interno del tir una donna incatenata. Da qui comincia – come da copione – un lungo ed estenuante inseguimento tra stazioni di servizio, autostrade, parcheggi, stradine secondarie.

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C’è poco da fare: Hush ha un inizio fulminante. L’idea è semplice, funziona alla grande e dopo i primi cinque minuti sei pronto a gridare felice: “Ho scoperto un film piccolo molto bello, guarda, un gioeillino di quelli che solo se cerchi attentamente o leggi i report dei festival di genere minori! Alè, oh, oh!“. Poi però le cose cominciano a precipitare. Pochi altri generi al mondo pretendono un’unità di luogo, di tempo e soprattutto una sceneggiatura ferrea come quelli ambientati in macchina. Gli errori di Hush sono due. Non rispettare la regola della macchina, ambientando alcune sequenze importanti (troppe) fuori dalle claustrofobiche lamiere dell’auto. E soprattutto quello di totalizzare un numero impressionante di Maccosa. Metto le mani avanti: voi assidui lettori lo sapete. Ci basta poco. Non vogliamo sempre e solo I Soliti Sospetti. Si può anche arrivare in fondo a un film di genere prendendosi certe libertà (leggi = inserendo qualche cazzata o non spiegando proprio tutto tutto). Qui però c’è poco da fare: siamo incollati al protagonista e per la maggior parte del tempo, siamo seduti sul sedile del passeggero. Non si può sbagliare quasi nulla. E visto che 91 minuti sono tanti, dopo un po’ non si sa più che pesci pigliare e, per allungare il minutaggio, si perde il controllo. Cosa pericolosa dietro il volante come dietro la macchina da presa. Il risultato è che dopo la mezz’ora ci si ritrova spesso in piedi, occhi sgranati, mani nei capelli e in bocca una sola parola: Maccosa!?

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DVD-quote suggerita:

“Parte bene ma il Maccosiometro dopo poco goes to eleven
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Peccato veramente perché le intuizioni non mancano e poteva essere un gioiellino. Il film è prodotto tra gli altri dalla Warp Films.

BONUS: Deep Purple performing Hush @ The Playboy Mansion in 1968. Groovy.

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17 Commenti

  1. Uh, cosa mi fai ricordare. L’ho visto al cinema e me ne sono andata a metà. La sagra del MACCOSA + attori cagnissimi + tutti che urlano senza motivo anche quando stanno in fila al’Autogrill.

    (Adesso vado su IMdB a cercare di scoprire se muoiono tutti.)

  2. gigi

    Peccato, non è che sono tutte gemme nascoste…

    Forse nessuno se lo ricorda, ma uno dei più belli dl genere è SUGARLAND EXPRESS, primo film per il cinema di Spielberg: quasi tutto ambientato in una macchina, due genitori (lui scappato di prigione, lei sua complice), prendono in ostaggio un poliziotto e la sua auto per andarsi a riprendere il figlio piccolo dato in affidamento a altri.

    Ottimo ritmo, grande gestione degli spazi, piccolo capolavoro

  3. bravissimo gigi!
    consigliate/segnalate altri film del genere tutto in una macchina
    che poi organizziamo una minirassegna con pizza e birre

  4. A leggere le plot keywords di “The Hitcher” (quello bono) c’è da organizzare rassegne per l’eternità:

    http://us.imdb.com/title/tt0091209/keywords

  5. vepertime

    mi fa pensare a Radio Killer

  6. vepertime

    altro bel film su strada è il vecchio “Cani Arrabbiati” di Mario Bava

  7. Uwe Pòl

    Coppia in crisi, tentano di ricucire il loro rapporto facendo questo bel viaggietto insieme. Lui per lavoro si deve fermare in tutti gli autogrill che incontra per cambiare i cartelloni pubblicitari.
    – – – – – – – – – –

    non mi stupisce che siano in crisi!

    Comunque on the road mi viene in mente anche Dead End… credo. Ricordo che c’erano due auto ma mi ha emozionato tanto che ho dormito entrambe le volte che l’ho visto. l’avevo preso in offerta perché c’è Ray Wise.
    E quel capolavoro di Monster Man (ma non sono mai andato oltre la metà, brutto e noioso, i personaggi mi facevano incazzare troppo)

  8. Quint

    Roy Scheider, cazzo! Correggi subito.

  9. Io invece ho pensato al volo a Breakdown con Kurt Russell. Anche quello parte macchinistico e poi diventa altro, ma la trama del camionista che gli frega la moglie e’ identica. In Hush in compenso il protagonista ha un accento di Manchester DA PAURA.

  10. correto il povero roy.
    cani arrabbiati grave dimenticanza.
    breakdown e dead end mancano.
    che faccio signò, recupero?

  11. odder

    solitamente sono fin roppo critico tanto che talvolta per non sembrare esagerato mi astengo ma in questo caso dissento, Hush mi è piaciuto per cui mi piacerebbe sentir esplictare qualche maccosa in modo da verificare se sto diventando senile, e quindi dolcemente indulgente… grazie

    tornando poi a The Hitcher (ovviamente i due film non sarebbero nemmeno da paragonare), che non vedo dall’anno della sua uscita, magari ricordo male ma ha anche lui qualche scenetta fuori abitacolo funzionale all’azione, o sbaglio?

  12. odder: è che si va un po’ nello spoiler…

  13. odder

    vabbé, già solo questa precisazione mi precipita nel rincoglionimento per cui….

  14. Uwe Pòl

    dead end lo ricordo come un brutto film horror che la presenza dell’immenso Wise fa diventare una bella commedia, MA potrei ricordare male, chiedo conferma.

  15. odder

    se ammettiamo Vanishing Point suggerirei anche Two-Lane Blacktop di Monte Hellman :)

  16. Simo

    Mi ricordo Wind Chill con Emily Blunt e il ragazzotto del Calamaro e la Balena che rimangono bloccati in un auto in una strada spedruta sotto la neve e gli fa tanto tanto freddo che iniziano a vedere roba.
    E poi c’era Penny Dreadful che era nel primo Afterdark horror fest, famoso per trovare ogni anno gli 8 film horror più brutti del mondo e mandarli a giro nei cinemi mmerigani.

  17. “E poi c’era Penny Dreadful che era nel primo Afterdark horror fest, famoso per trovare ogni anno gli 8 film horror più brutti del mondo e mandarli a giro nei cinemi mmerigani.”

    Simo, se mai facciamo le magliette dei 400 Calci io ti GIURO che imporrò questa frase tra i motivi ricorrenti.

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