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Lake Mungo: Don’t Believe The Hype

Ok, non so se ve l’hanno già detto, ma Paranormal Activity è un po’ un fenomeno mondiale. Pare infatti che sia stato girato con pochi soldi e che ne abbia incassati invece tantissimi. Vi risulta nuova questa notizia bomba? È perché siete sul sito giusto. Noi siamo persone attente e sul pezzo, per cui siamo in grado di darvi informazioni così attente e accurate. Ma dato che siamo così attenti e accurati, ci è venuto un dubbio: possibile che in tutto il mondo rotondo, che gira che gira e che mai si fermerà, non sia stato girato un film simile a quello di Oren Peli? Magari un altra pellicola  – per dirla come Piero Ciampi –  con “tutte le carte in regola” per diventare un successo mondiale? Scava, scava e ovviamente, dall’edizione del 2009 del South by Southwest, viene fuori un titolo piccolo piccolo. Ancora più piccolo di quello lì che esce domani nelle nostre sale… Ecco a voi Lake Mungo.

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Ora, capisco che il titolo non suoni particolarmente catchy – a me fa venire in mente la sequenza di Tutti Pazzi Per Mary in cui Matt Dillon dice che conosce uno con una fronte grande come lo schermo di un cinema – ma vi posso assicurare che Lake Mungo non ha niente da invidiare a Paranormal Activity. Anzi. Cominciamo però dicendo che l’esordio di Joel Anderson è del 2008, per cui non iniziate  a scrivere nei commenti che Joel ha copiato. Amici armati di penna rossa, lo sappiamo anche noi che quello lì è arrivato prima, ma non è questo ciò che a noi importa. Ora, come detto nell’intervista, è impossibile non citare parlando del film di Oren Peli l’ormai vecchiotto The Blair Witch Project. Questo perché quello che vediamo sullo schermo è semplicemente il “riassunto” delle riprese fatto dai protagonisti. Certo, in questo caso manca un inquadramento iniziale – una sorta di preambolo/spiegazione (modello Cannibal Holocaust) – e le parti più interessanti sono riprese con m.d.p. fissa, ma il succo è quello. Lake Mungo invece è diverso. Si spinge un po’ più in là, giocando con lo spettatore e con la veridicità di quello che gli viene mostrato.

Quanti Fantasmi riuscite a vedere?

Quanti fantasmi riuscite a vedere?

Si parte così: durante una gita al lago con la famiglia, la giovane Alice Palmer annega e muore. Quello che segue è un mockumentary che, oltre a raccontarci brevemente l’episodio in questione, ricostruisce ciò che in seguito accade alla famiglia Palmer. Ma non solo: dopo la morte della ragazza, inevitabilmente, in casa Palmer cominciano ad accadere strani fenomeni. Fenomeni che la famiglia tenta di documentare piazzando ovunque per la loro abitazione camere digitali accese 24 ore su 24. C’è quindi compresenza di girato “reale” e di materiale esterno, evidentemente post prodotto. I punti di vista “reali” poi, si moltiplicano: oltre alle riprese effettuate dal fratello della ragazza tra le mura casalinghe (che sono quelle che “sbattono il mostro in prima pagina”), ci sono fotografie, filmini amatoriali (anche quelli zozzoni che piacciono a noi giovani) girati da altri, riprese con telefonini, ecc… Quello che rende interessante Lake Mungo (a partire dalla sorpresa legata al titolo) è come il film suggerisca che ogni ripresa, ogni cosa che vediamo, ha il potere, la possibilità, di essere spacciato come vero. Dopo un incipit canonico, Joel Anderson si diverte a minare tutta una serie di certezze che – noi spettatori ingenuoni, pronti a berci qualsiasi Paranormal Activity ci venga proposto – giudichiamo e vogliamo percepire come reali. Qualcuno confessa di aver manipolato i filmati. Guardando attentamente o ingrandendo alcune immagini, si scoprono altri elementi che sbugiardano quanto detto fino a quel momento. C’è chi ha visto e che quindi (come noi) si fida, ma c’è anche chi non ha avuto il coraggio di guardare, e che quindi ha la possibilità di mettere in dubbio.

Eccone uno...

Eccone uno...

Spesso si punta troppo in alto (hai detto “bloapp“?) e al ventisettesimo twist viene voglia di andare da Joel Anderson e dirci “Oh, ho capito! Ho capito!“, ma Lake Mungo è capace di dire qualcosa in più rispetto a Paranormal Activity sullo stesso campo d’azione: il potere delle immagini e la loro credibilità. Per chi l’ha visto o se lo ricorda, Lake Mungo andrebbe paragonato – sotto questo aspetto – a un altro film che utilizzava immagini di repertorio e vecchi filmati: Una Storia Americana – Capturing The Friedmans di Andrew Jarecki. Il dubbio rimane, e anche se “guardiamo attentamente” (come consigliava Il Professore in The Prestige), qualche trucco ci può sfuggire…

Ed eccone un altro...

Ed eccone un altro...

DVD-quote suggerita:

Paranormal Activity è un film. Sembra, ma non è vero ”
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Ciò detto, il remake è già in produzione grazie alla Paramount Vantage e Joel Anderson pare abbia già lasciato l’Australia per accoccolarsi tra le braccia della Warner Bros. che dovrebbe affidargli (ma ancora non è detta l’ultima parola) la regia del nuovo Twilight Zone.

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15 Commenti

  1. Ale

    Ahah, non posso pensare che il nome della famiglia, palmer, a cui muore una figlia non sia una citazione di twin peaks, sarebbe veramente troppo (se poi di nome fa laura…). A parte gli scherzi, questo tipo di film non mi é mai interessato, se poi si mette anche in conto che Paranormal é stato “sostenuto” da Spielberg, che di propria iniziativa gli ha cambiato il finale, allora si può tranquillamente lasciare da parte senza remore.

  2. ratto diretto

    mmmhhh… mi ispira, più di paranormal

  3. Uwe Pòl

    decisamente della stessa di ratto.

  4. No, ma infatti è più migliore!
    meno effetti bu bu settete ma molta più carne al fuoco.

  5. leon

    Ce l’ho in attesa da un pò, quasi quasi lo vedo…

  6. Più migliore? Non sarà certo qualche ripresa diversa a fare la differenza. Sicuramente siamo sulla stessa riga, l’unica cosa che forse giova a lake mungo è effettivamente la diversificazione dell’uso delle immagini.

  7. Filippo

    Lake Mungo mi ispira assai e vedrò di recuperarlo anche per decidere se è “più migliore” di Paranormal Activity che, comunque, mi è piaciuto molto.

  8. inevitabilmente viene in mente Paranormal
    perché escono nello stesso periodo
    perché ci sono le riprese con camera fissa in casa
    e i fantasmi (anche se di là sono demoni)…
    e poi anche perché l’internet mi ha detto
    “plus better than Paranromal Activity!”
    ma i film sono molto diversi
    sotto tantissimi altri aspetti.
    vedevatelo.
    fidatevi.

  9. Jo

    MMmm.. mi ispira di più di paranormal activity, questo mi sa che lo guarderò…

  10. Simo

    Per me Joel Anderson ha copiato.

  11. Devo ancora vedere Paranormal Activity (anche se boh, ormai mi hanno spoilerato il finale -_-;;), però questo non mi è dispiaciuto. E a dirla tutta secondo me il suo parente più stretto è proprio The Prestige.

  12. Pipolo Segal

    @ Ale

    Il regista ha detto che E’ una citazione. Laura era il suo sogno erotico da piccolo.

    Vabbè, la parte del sogno erotico me la sono inventata adesso.

    Ok, era il mio sogno erotico.

    Ma poi perchè l’hanno ammazzata, una ragazza così disponibile…

    Pensa te, proprio una più migliore.

    Chiaro che il titolo mi fa pensare che la figlia deve essere per forza una vacca come Lauretta, se no che si Mungono?

  13. jakojako

    l’ho visto ieri sera con la mia ragazza…dal mio punto di vista sta un bel pò sopra P A..fa paura,fa tristezza,fa pensare,e nel finale(la parte di Lake Mungo) fa ancora paura…mi ha lasciato un senso di tristezza per tutta la notte.In definitiva lo consiglio vivamente a chi ha visto P A,anche se non ci vedo tutte ste similitudini..

One Trackback

  • Scritto da Lake Mungo (Joel Anderson, 2008) « Conversation pieces il 09/02/2010 alle 07:08

    […] compenso, a stretto giro di boa ho visto Lake Mungo, incuriosita dalla recensione dei 400 Calci. Lake Mungo è apparentemente simile a Paranormal Activity, dato che fa largo uso di telecamere […]

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