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Quando il pupazzo Gnappo fa lo sceneggiatore: Cella 211

CELLA_211

L’innegabile pregio di Cella 211 è quello di aver finalmente sdoganato in maniera inequivocabile, adamantina e totalizzante, la sfiga come pilastro portante di una sceneggiatura.

Laddove in precedenza l’unico timido tentativo, a mia memoria, è stato quel

Vertical Limit che, tra valanghe, slavine, gente che salta da crepaccio a crepaccio appesa solo a due rampini che, se lo faccio io, le braccia ok, ma per il resto ci vediamo sotto con un cucchiaino… dicevo, mentre quel Vertical Limit faceva della sfiga nera solamente un buon pretesto per lasciare in apnea lo spettatore per più di 30 secondi, in questa Cella 211 siamo invece di fronte ad una deificazione e della sfiga.

[dalla regia mi informano che devo avvisarvi che da ora, fino a nuovo avviso, seguono alcuni spoiler che potrebbero rovinarvi i primi 10 minuti di film]

Antefatto: Zapatero non ha fatto il suo dovere e la tua nazione, la Spagna, è in piena crisi. Mentre vieni a sapere che l’azienda per cui lavori sta facendo dei tagli nel tuo reparto, tua moglie ti chiama per dirti che il marchese questo mese non è venuto in visita. Stai ancora pensando a chi cazzo di nobile conosci e se questo possa eventualmente essere l’amante di tua moglie (visto che fino ad oggi non te l’ha mai fatto conoscere), quando il tuo capoufficio bussa al tuo cubicolo, ti augura tante belle cose e ti molla uno scatolone vuoto in mano e venti minuti per sloggiare. Passi una giornata tra paranoia (per il marchese) e paranoia (per il lavoro). Poi capisci di cosa parlava tua moglie e la giornata svolta: inizi ad oscillare tra disperazione e disperazione.

Va male? Può andare peggio…

"te lo avevo detto che non volevo una relazione seria"

"te lo avevo detto che non volevo una relazione seria"

Fast forward (e minuto 01.00 del film): tua moglie è al sesto mese. Fino ad ora avete campato di risparmi che però sono finiti. Decidi quindi di prendere il primo lavoro che ti passa il mercato e trovi un posto come guardia carceraria. In un posto fatiscente. In cui sono tenuti i peggiori tra i carcerati tra cui uno che, qualche anno prima, aveva organizzato una rivolta in un’altra struttura poi finita nella carneficina delle guardie. Assolutamente non preoccupato della cosa, decidi di fare buona impressione e di presentarti con un giorno d’anticipo per fare conoscenza e dimostrarti solerte il giusto. Tua moglie, oramai in botta ormonale, ha però deciso, ieri, di fare una lavatrice con tutte le mutande in tuo possesso lasciandotene come unico paio quelle terribili a stelle e strisce con la scritta USA davanti e NASA dietro. Dato che hai una nonna come la mia che mi diceva sempre che bisogna uscire di casa con la biancheria pulita visto che il signore può chiamare in qualunque momento e sta male farsi trovare con le mutande sozze, decidi che “piuttosto che ridicolo, niente” Esci di casa consapevole che stasera avrai una fastidiosa irritazione alla zona genitale.

Va male? Può andare peggio…

Mentre visiti il padiglione del peggio del peggio del peggio del peggio del carcere, passi di fronte ad una cella stranamente vuota e aperta. Mentre scambi le ultime battute con quelli che da domani saranno i tuoi colleghi, dal soffitto si stacca un pezzone di intonaco grosso così che ti becca in pieno la testa. Inizi a sanguinare e dai segni di svenimento.

Va male? Può andare peggio…

Quelli che domani saranno i tuoi colleghi, indecisi sul da farsi, non ti portano in infermieria ma “già che c’è la cella vuota è un peccato sprecarla”. Ti mollano quindi sulla brandina della cella 211 per andare a chiamare un medico. Ed è a quel punto che, mentre sei stordito, sanguinante, in una cella, senza mutande (ma con un ottimo trauma cranico), scoppia una rivolta nel padiglione di massima sicurezza. Proprio quello dove sei tu.

Tutti i detenuti escono dalle celle, sono incazzati come un branco di ex fumatori che hanno saputo che l’industria del tabacco ha deciso di fare i saldi stagionali e iniziano a spaccare tutto. Quelli che domani saranno i tuoi colleghi se la fanno sotto e ti mollano lì (perché, appunto, da domani sarete colleghi ma per oggi sei uno stronzo qualsiasi) in balia del fato e di un centinaio di assassini/stupratori pronti a farti la pelle per una smarties. Ribadirei peraltro ancora una volta l’assenza delle mutande.

Orbene: sono passati 10 minuti e la sfiga vince già 4-0. Se fosse una partita normale ci si potrebbe accontentare così . Ma la sfiga, o almeno “la sfiga secondo Monzòn”, se la gioca come se fosse un derby: non vuole vincere, vuole umiliarti.

Quindi: Va male? Può andare peggio?

Si. Va male e va anche peggio. Molto peggio.

(fine dello spoiler)

Orbene, di fronte al questo terrificante filotto di eventi nefasti che, peraltro, continuano ad inanellarsi per tutti i 120 minuti di proiezione, tutto il resto passa a mio avviso in secondo piano: è tale e tanta la libidine sadica di Daniel Monzòn che la trama a questo punto è quasi inutile.

quello a destra NON è un pizzaiolo

quello a destra NON è un pizzaiolo

[Dalla regia mi comunicano che devo comunque parlarne]

Bene: tutto il plot si risolve nella solita ammucchiata di retorica da jail-movie.

Il ribaltamento buono-cattivo/cattivo-buono, la moralità dei condannati, la solidarietà maschile, il potere del branco, qualche frase alla Scarface, qualche ispirazione filosofica alla Nolan, violenza (solo verbale), un par de coltellate e gna gna gna gna che ingegnosa fighetta con la barba.

[dalla regia mi comunicano che devo dire qualcosa sugli attori].

Se si escludono le innumerevoli figurazioni che hanno il solo scopo di fare casino, i due pilastri del cast sono Alberto Ammann e Luis Tosar, il resto è la solita rucola e aceto balsamico buttati lì per fare colore.

Ammann, il giovane e simpatico Ammann, si cala nel ruolo del giobbe della situazione che si becca le vergate di Dio e prova a starsene buonino buonino. Poi va giù di testa, gli parte il berserker barrage, lo mettono in canotta bianca e gli dicono “fai Keanu Reeves di A Scanner Darkly (stesse occhiatine, stessa trequarti con il volto un po’ abbassato e sguardo trucido, stessa barbetta) . Bah, che dire… a me sembrava abbastanza duro. Ma dato che ieri, dopo una serata molto allegrona, mi sono trovato a dire la stessa cosa ad una ragazza e lei se ne è andata sbattendo la porta, magari non farei molto affidamento sul mio giudizio.

Luis Tosar! AH! Luis! Tosar! Un incrocio perfetto tra Steve Austin ed Edwar Norton in American History X, solo in versione pret-a-porter.

L’interpretazione dello spietato assassino Malamadre viene affrontata attraverso il sapiente utilizzo della mimica facciale (si morde spesso il labbro inferiore) mentre la messa in scena del capo carismatico acclamato dal popolo, vero punto di forza del Luis, è affidato ad una serie di fichissime gimmick che così belle non ne vedevo dai tempi di “The Million Dollar Man” Ted Dibiase.

ecco... bravo... per fare il duro il labbro devi mordertelo così

ecco... bravo... per fare il duro il labbro devi mordertelo così

Il resto è la solita retorica da jail-movie ma senza neanche una toccata di billo.

Dovendo a questo punto tirare le somme:

un film sul carcere che potete andare a vedere tranquillamente con la vostra (anche se lei ancora non lo sa) ragazza spacciandolo per impegnato: il pistolotto sociale c’è, la fotografia aiuta e la durata rende tutto estremamente agile.

E mentre starete a guardare un branco di detenuti chiusi in un carcere noterete che, anche se non ci avete fatto caso, un’evasione c’è stata: quella delle emozioni.

(mi raccomando, non provate neppure a cercarle. A quest’ora hanno già rubato una macchina e saranno oramai al confine con il messico).

DVD-quote suggerita:

“un film sulla sfiga con tante belle gimmick”

Bongiorno Miike, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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19 Commenti

  1. ratto inetto

    Mah, caro Miike, mi becchi proprio la mattina dopo la visione.

    Io non lo stroncherei sinceramente, ha i suoi difetti e ha i suoi momenti ridicoli, forse anche dovuti all’adattamento (“nell’angoletto, la televisione mettetela nell’angoletto!!”). E sono d’accordo con te che è pieno di gimmick e di stereotipi, e aggiungerei anche che il finale mi ha fatto un po’ cacare.
    Ma tutto sommato si lascia vedere, ha anche i suoi bei momenti, ha poca violenza ma fatta bene (difficilmente ho visto dei sanguinamenti così realistici).
    La scena del videofonino e del pezzo di coccio, poi, mi è piaciuta proprio.

    Io gli do la sufficienza. E poi Malamadre lo doppia Pannofino.
    (Momento cult: “Vi tengo per i coglioni!!!” e in coro: “i coglioni!! i coglioni!!”)

  2. fre

    visto e piaciuto.
    quando uno spagnolo decide di buttarla sul tragico, sul destino cinico e baro, non scherza mica eh!

    un pò telefonato lo svolgimento, ma il finale è riuscito a sorprendermi.
    io mi aspettavo una rissa finale al coltello tra…
    e invece c’è…

    ecco, non ho sopportato l’idiota col cappellino (ma magari con la voce originale è meglio), mentre malamadre (y hermanaputa ahahaha!) me lo immaginavo a dire ‘cagna maledetta’ e ridevo.

  3. Bongiorno Miike

    @ratto: “difficilmente ho visto dei sanguinamenti così realistici” -plurale majestatis?
    Ciò detto: io non ho stroncato. La sufficienza la si dà appieno, laddove, il film è “carino nella forma+facile nella sostanza”.
    Ma da lì a dire che “WOW CAZZO! ME LO RIVEDO TRE VOLTE” direi proprio che no.

    @fre: “quando uno spagnolo decide di buttarla sul tragico, sul destino cinico e baro, non scherza mica eh!” a me invece è parso proprio il contrario. Tutta quella roba ad una sola persona è da Benny Hill Show.

  4. ratto inetto

    Miike: I tagli e sanguinamenti di cui parlo: prima scena (fatto da dio), il coccio di ceramica (bello), i calcinacci in testa (poca roba ma molto realistico).

    Comunque mi sembrava che lo stroncassi, specialmente quando parli di “evasione delle emozioni”:
    film senza emozioni (di qualsiasi tipo) = film noioso = voto insufficiente. Nella mia interpretazione, eh…

    Fre: Pannofino è il Ferruccio Amendola dei giorni nostri. Genio!!

  5. @ratto: hai ragione, ho dimenticato l’art attack “come tagliarsi le vene con un filtro di sigaretta”
    Per quanto riguarda l’evasione delle emozioni: gradevole non è sinonimo di emozionante (o forse si?).
    Ecco, dovendo rientrare al calduccio della mia rubrichina… ho visto di peggio.

    Signori posso dichiarare per una volta questo post “Boris-free” ?

  6. ratto inetto

    Emozione è quando provi qualcosa, non per forza un’emozione forte.
    Quindi se trovi qualcosa gradevole, ti ha dato un qualche tipo di emozione.
    Zero emozioni = piattume e noia.
    Almeno, io la vedo così. più o meno.
    Ma ripeto, è solo una mia interpretazione di una tua frase.
    Ecco, mi faceva strano che l’alfiere del menopeggio parlasse così di un film più che dignitoso…

    p.s. ok basta Boris…

    ….
    BUCIO DE CULO!!!

  7. ratto. un film dignitoso. Togli il più.

  8. Mattia

    Anche io mi aspettavo molto meglio, invece film sufficientemente carino e godibile.

  9. Cleaned

    La premessa (cazzo una rivolta! meglio fingersi carcerato…) rimane molto intrigante.

    Chissà se gli ammmericani mi ci fanno il remake.

  10. @Cleaned: mi sa che è quasi automatico il remake. Magari con qualche sodomizia in più

  11. Ma Zahera che fa il minus-habens col cappellino che si esprime come un pescivendolo della vuccirìa non lo menzioniamo nemmeno? O è stato troncato dal doppiaggio?

    Comunque, il film non è male a mio parere. Ben girato e ben recitato (escludendo Ammann fuori ruolo di bestia). Forse mi è piaciuto perchè pensavo che film di genere così in Italia ce li sogniamo.

  12. Pipolo Segal

    Ma non era la risposta spagnola al Profeta? Qua mi dite che è una caccola… Io mi aspettavo “Oz-The Movie” e invece è una fiction alla CAZZO DI CANE? (per continuare il giro…)

  13. Cicciolina Wertmuller

    Qua e là poco credibile ma nel complesso un signor film. Ammann funziona proprio perchè ha il faccino da Josef K. che per la prima metà del film viaggia fra Kafka e Hitchcock, poi invece diventa come la trapezista nel finale di Freaks. Dai che ve la ricordate, non ho bisogno di spoilerarlo ;-)
    Oh Miike, io mi sono anche emozionata ma si sa che sono morb(id)osa. Dai, che goduria la sorte di certi personaggi di contorno – quando arriva il remake ammerecano col cazzo che finiscono così. E almeno si risparmiano la fatica di girare la sequenza di morte “in absentia”.

  14. paolo'

    grandissimo film. enorme luis tosar. ha quel po’ di sociale e umano che mancavano all’oniricità de il profeta.
    scena iniziale da brividi, tra l’altro.

  15. Paolo

    D’accordissimo con Mike, deve trattarsi proprio di Gnappo oppure uno sceneggiatore delle fiction rai/mediaset tipo squadra di polizia; vivi complimenti per essere stato tra i pochissimi a dire la verità su questo film
    Il soggetto è interessante ed il film trascinante, peraltro risulta difficile appassionarsi quando la sceneggiattura è cosi’poco credibile. In sintesi: un bravo ragazzo semplice e tranquillo, al primo giorno di lavoro in carcere, che inganna un carcerato navigato e senza scrupoli fingendosi un assassino? Mah per favore… Sua moglie incinta al sesto mese che non fa nulla per sottrarsi agli scontri con la polizia…. La notizia della morte della moglie del protagonista comunicata a quest’ultimo quando una guardia è nelle mani dei detenuti rivoltosi. Peccato poteva essere un film riuscito. Chi ha apprezzato film sul carcere come “Il Profeta” lasci perdere; capito?

  16. Stands back from the keyboard in ammzaeent! Thanks!

  17. 2eSiBb qbkuntxvaddt

  18. calavera

    visto oggi (in lievissimo ritardo sull’uscita)… per me grosso filmone.

    Sfiga infinita e vabbè ma per il resto non c’è quasi nulla di scontatissimo (intendo nello svolgimento).

    Fosse stato scontato avrebbero passato metà film coi cattivi col dubbio se lui era un infiltrato (invece qui non c’è quasi spazio al dubbio: se lo beccano lo aprono in due), poi pappone sul rapporto lui-lei, poi discorso filosofico del detenuto capo che in realtà è un filosofo da galera che vuole sovvertire il sistema oppure un superpsicopatico che coi cellerini ci si fa le calosce… insomma tutta roba che avrebbero potuto metterci e pigiare sull’accelleratore e invece viene ben dosata.

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