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Rapporto di guerra: Birdemic – Shock and Terror

birdemic - shock and terrorSe avete letto il mio tentativo di twittare (è così che dicono i giovani?) in diretta sapete già che mi sono recato alla prima inglese di Birdemic – Shock and Terror e sono uscito dalla sala dopo nove minuti. Nove soffertissimi, tormentati minuti. Però, per amor di giornalismo (e soprattutto vostro), ho scelto di tradire per una volta i valori etico-morali in cui ho sempre fermamente creduto e recuperato (in circostanze losche che preferisco non divulgare ma che includono vicoli bui e calibro 38) una copia dalla legalità dubbia per finire di vederlo e fornirvi un report completo. Signori della Severin Films – mi rivolgo a voi perché il regista James Nguyen è palesemente un prestanome – non rompete il cazzo: la premiere non era gratis, i soldi da me li avete già avuti. Vi posso garantire che dopo averne fruito una singola volta ho prontamente distrutto (con piacere) la suddetta copia, pestandola con gli anfibi, bruciandola, gettandola dalla finestra, sparandogli e facendo divorare i resti da un leone. Non vi meritate questa onestà, ma sono fatto così. Sono un vero americano. Siamo pari.
Ma andiamo in ordine con i fatti di cronaca.

PREMESSA

Questo è il trailer di Birdemic – Shock and Terror.

Puzza, vero? Puzza tantissimo. Si può finalmente annunciare con certezza matematica che il trash – qui inteso proprio come film povero e amatoriale, non come pseudo-Tarantinata grind-chic – è ufficialmente un business. Avrei accettato una cosa del genere se mi avessero giurato che, per una serie di inspiegabili circostanze e grazie all’ostinazione di un disadattato dal Q.I. particolarmente basso, si trattava davvero di roba genuina, tipo quella perla rara di The Room. Indagando qua e là a braccio, ho letto sufficiente roba da concedere perlomeno il dubbio. Al resto ci ha pensato la mia intrattenibile curiosità nei confronti di quella categoria di pseudo-cultori trash della domenica verso cui mi scagliai tempo fa nel mio famoso “editoriale polemico“. Esistono? Chi sono? Quanti sono? Come sono? Perché sono? Che ore sono?

L’EVENTO

Peggio di quanto avessi potuto immaginare. Molto peggio. Mi ha fatto male vedere in sala gente rispettabile come gli organizzatori del FrightFest, anche se probabilmente pure loro staranno commentando che è stato triste vedere gente rispettabile come me, per cui non vuol dire.
La location era nientemeno che il Curzon di Soho: nella stessa sala, per dire, vidi Park Chan-wook presentare Thirst, e pochi giorni prima Michael Winterbottom aveva presentato The Killer Inside Me.
Quando arrivo la situazione prevede:
– uccelli fotocopiati e appiccicati in giro per le pareti con lo scotch
– animatori vestiti da polli
– un dj (Paul Davis, regista di Beware The Moon) che mette solo pezzi a tema tipo Surfin’ Bird, When Doves Cry e il pezzo dei Cure tratto da Il corvo
James Nguyen in persona (mi aspettavo un ragazzino, ma è un buffo 44enne) che autografa grucce (protagoniste di una scena portante del film)
– un tizio che va in giro a fotografare gente facendola mettere in posa
– un sacco di ubriachi duri con zero interesse nel film ma voglia di infilarsi in un party come un altro

Due maestri del cinema indipendente a confronto

Due maestri del cinema indipendente a confronto

La depressione è tanta. Non assomiglia per nulla ai modi in cui normalmente ci godevamo film di questo genere, da soli o con pochi amici dopo avventurose scoperte nelle videoteche più losche, nè tantomeno a quel trionfo del cinema indipendente di cui blaterano ad esempio sul Guardian. Pare anzi abbastanza il contrario: non è nulla di diverso dalla più classica delle serate in discoteca in riviera. Stessa gente anche, quasi.
Quando arriva finalmente il momento di entrare in sala ci distribuiscono un questionario che mi rifiuto di prendere (ma sarò antipatico?). Dietro di me ho una squadra di cinque ubriachi fradici che urlano “BIRDEMIIIIIIIC!!!” con ritmo michaelbayano, spesso assecondati da altri ubriachi sparsi qua e là per la platea. E infine ecco James Nguyen: chi pensava/sperava fosse un matto disilluso stile Uwe Boll/Tommy Wiseau si deve ricredere al volo, perché in realtà è un pupazzo da festa programmato per far ridere con la sua aria finta ingenua e il suo accento vietnamita, che si presenta urlando “Thank you England!” lanciandosi poi nel più classico botta e risposta come lo insegnano al primo trimestre del corso di animatore a Riccione. È la morte assoluta del concetto di cult e/o underground. È la differenza che passa tra un live dei Sex Pistols nel ’76 e una canzone degli Offspring coreografata dalle letterine di Passaparola.

I PRIMI NOVE MINUTI

Ogni valutazione sul pubblico è resa completamente ingiudicabile dal livello sproporzionato di alcool. La gente urla e ride per qualsiasi cosa: una panoramica sulla tangenziale, l’insegna del bar, i titoli di testa (specie se i nomi sono orientaleggianti). Una normalissima inquadratura con il protagonista che esce dalla macchina dopo aver parcheggiato arriva a un passo dall’applauso – giuro. Messi come sono, gli spettatori di stasera riderebbero con costanza anche davanti a due ore di CCTV in un ortofrutta, e uscirebbero contentissimi.
Fatico a immaginarmi contorni più fastidiosi, ma sono disposto a sopportare: il problema però è il film stesso.
Io capisco il budget amatoriale. Capisco gli attori dilettanti e legnosi. Capisco le ingenuità nella sceneggiatura. Capisco la tecnica grezza. Amo e difendo Troll 2, sono affezionatissimo a Eddie Wood e a Manos – The Hands of Fate, e comprendo perfino The Room, ma questo è un’altra cosa. Qui parliamo di uno che monta la telecamera su un trepiedi e poi la muove a scatti. Parliamo di uno che tiene il sonoro in presa diretta con il vento che copre il parlato (in un interno!) e sbalzi di audio di 40 decibel tra uno stacco e l’altro di montaggio durante lo stesso dialogo. Io concedo che uno possa essere dilettante, povero e imbecille, ma non che sia cieco e sordo. Se spendi $10.000 del tuo sudato stipendio (sono questi i dati che girano), e hai intenzione di mostrare il tuo film anche a qualcuno che non è tuo parente, o ti compri/noleggi un microfono e rifai le scene fino a renderle un minimo ascoltabili ed affiancabili, oppure significa che non te ne frega veramente un cazzo e ci hai messo impegno minore a zero. Questo non è “almeno lui un film l’ha fatto e completato”: questo è sputare in faccia a chiunque nella vita abbia girato film orribili ma facendo del suo meglio, investendoci tempo, sudore e passione indipendentemente che il risultato sia La casa o Imago Mortis. E allora purtroppo ti ho già dato i miei soldi, ma non ti darò anche il mio tempo. Ed è così che me ne esco. Senza rimpianti.

Esilarante.

Esilarante.

IL RESTO DEL FILM

Mi bastano pochi minuti aldilà di quelli che avevo già visto per cogliere sfumature differenti e confermare indizi a cui subito non avevo dato il giusto peso. Pochi minuti per capire senza ombra di dubbio che Birdemic è un film brutto di tipo al 100% costruito per essere tale. E non parlo di costruire un caso a livello promozionale, ma parlo di un film progettato per essere un finto trash-cult amatoriale fin dall’inizio, ben prima delle riprese, con lo scopo di pubblicizzarlo come “film più brutto del mondo LOL fa troppo ridere” e portarlo in tournée nei frat party come quello in versione post-ironic-brit-chic a cui sono capitato, contando di far su anche le percentuali al bar. E no, non è la stessa cosa che fa la Asylum: la Asylum fa prodotti mediocri pensati principalmente per un pubblico casuale/occasionale, e infila una manciata di momenti volutamente kitsch tanto per aggiungere extra-visibilità; Birdemic invece punta dritto e senza pietà alla conquista dei figli degeneri dell’internet.
Non so chi sia James Nguyen, ma sono sicuro al 99% che sia solo una faccia buffa da far vedere alle conventions che ha avuto poco o nulla a che fare con la realizzazione vera e propria del film. Lo dico senza controllare su Google. Oppure è molto meno scemo di come si comporta in pubblico. Com’è che ci sono tutti questi difetti tecnici da filmino casalingo come l’audio a sbalzi, le inquadrature scattose e fuori fuoco, gli effetti speciali che nemmeno nei low budget pre-digitali, gli attori inespressivi in modo innaturale,e poi dall’altra parte abbiamo una colonna sonora orchestrale più che decorosa, location multiple e tutte quante adeguate, e una sceneggiatura con meno tempi morti di un film di Roland Emmerich? Pian pianino si fa caso anche ad altre cose: i difetti tecnici più grossi sono tutti concentrati all’inizio, poi si fanno sempre più radi per evitare che distraggano eccessivamente, lasciando che le “ingenuità” provengano tutte dalla storia e dagli stereotipi del genere rigorosamente rispettati e proposti con ritmo impeccabile. Si nota che la musica, oltre che ad essere composta ed eseguita con una professionalità che stride con la finta amatorialtà del resto, è piena di pause strategiche sempre nel momento giusto: ripetitiva nei titoli di testa per farli sembrare più lunghi di quel che sono, puntuale nei commenti delle scene di raccordo, e sempre stranamente muta nei momenti di maggior tensione per lasciare l’accento sulla ridicolaggine degli effetti speciali. Si ha la netta impressione che gli attori, soprattutto il protagonista, abbiano avuto precise istruzioni per recitare volutamente robotici e inespressivi, perché se non riesci a fingere un minimo di gioia neanche durante una scena di sesso l’unica spiegazione è che sei morto. Persino gli effetti speciali funzionano a strappi, sempre casualmente a favore del maggior effetto comico. E paradossalmente in tutto il resto non c’è una nota fuori posto, non uno strappo di ritmo, non un attimo di follia davvero random, non errori che provochino veri scarti di tono. A volte, per inerzia e/o distrazione, scappano persino inquadrature ben pensate e montaggi precisi. È come se un pilota di formula1 sbagliasse i rettilinei ma azzeccasse curve e sorpassi. E infine ci sono scene e battute che rimuovono definitivamente ogni dubbio, come quella in cui, dopo che la storia ha più volte accennato alla problematica del global warming per giustificare l’assalto delle aquile, i nostri escono da un cinema e lui dice testualmente “Bello il film che abbiamo appena visto Una scomoda verità“. È come se ti facessero vedere uno dei trailer-parodia di Maccio Capatonda, tale e quale così com’è, ma pretendessero di convincerti che si tratta di un film genuino girato da un autentico, serissimo e maldestro aspirante filmaker. In poche parole: è il Male, e non ha senso, e la devono smettere subito. E se becco il tizio del Guardian che ha scritto l’articolo di presentazione, professandosi persino esperto di film low budget, lo stampo e glielo faccio ingoiare a Trafalgar Square in diretta televisiva.

Really?

Really?

Ma a suo modo, volendo trovare un motivo di interesse, Birdemic è un’insolita quanto importante lezione di cinema teorico: un esercizio nel confezionare il brutto divertente e non fastidioso che evidenzia l’importanza del linguaggio, della priorità che rivestono taluni elementi strutturali rispetto ad altri a seconda del target che ci si propone, e la dimostrazione che per trasgredire le regole con successo bisogna conoscerle. E con questo voglio una laurea ad honorem in secchionologia al DAMS di Los Angeles.
Le rimanenti riflessioni le lascio a voi.

“Che sia la prima e l’ultima volta, ok? Grazie”
Nanni Cobretti, i400calci.com

(se poi per motivi strani Birdemic dovesse uscire in Italia e invece della quote suggerita ci mettessero “un’insolita quanto importante lezione di cinema teorico” vado in esilio spirituale per 90 giorni)

>> IMDb | Trailer

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25 Commenti

  1. Pipolo Segal

    It’s fuckin’ Birdemic! BIIIRDEMIIIC!!!

  2. gigi

    Caro Nanni, te lo dico da aficionados, questa e’ una delle tue migliori recensioni: non importa che il film sia una merdaccia costruita ad arte per scatenare il lol… e dal momento che voi de I 400 calci siete i miei pusher di cinema preferiti, mi fido di te e non guardero’ Birdemic.

  3. joe

    cioè vai fino a londra, paghi il biglietto e poi esci dopo 9 minuti?

  4. Il_Presidente

    Me lo tengo per la serata pizza al kebab con gli amici.

  5. M

    Burn.
    (sia il titolo del pezzo dei Cure che il destino che auguro alla pellicola)

  6. Joe, ti sarà forse sfuggito che, citando un film di un certo pregio, a Londra ESSI VIVONO.

  7. Uwe Pòl

    sono mezzo commosso dall’accostamento Uwe Boll / Sex Pistols, detto ciò è bel pezzo Nanni, dette tante sulla Asylum e sulla polemica sul trash che serviva quasi un film di esempio (con un pubblico di esempio!) su quanto detto in precedenza.

    Ammiro il sacrificio. Anzi, I sacrifici.

  8. Cleaned

    Un po’ come quando ti spacciano un porno per casareccio e casareccio non è?

  9. Beh… se non bastasse, avete visto il sito?
    http://www.birdemic.com/
    Non viene così male nemmeno col peggior template di FrontPage!!!!
    Tutto finto… tutto studiato… tutto mi guardo qualcos’altro!

  10. @joe: ci abito a Londra… almeno quello :P

  11. …e ovviamente, grazie a tutti gli altri :)

  12. La cosa che piu’ mi fa incazzare e’ che si comincia cosi’, e si finisce per non riconoscere, sospettare e accusare anche i brutti genuini. E si ammazza la festa.
    James Nguyen, you give trash a bad name.

  13. joe

    @Nanni: beato te!

  14. Jo

    recensione-cazziatone-lezione magistrale!

    Nanni la posso stampare, incidere su lastre di bronzo e picchiarci i ragazzini del DAMS che fanno gli scassapalle al cinema??
    ddaaaaaaiiii!!!!!!

  15. the.duch

    @Jo: uh… susa ma per caso commenti su “diegozilla” con il nik “rae”?

  16. La verità? Che è pure un poco colpa vostra.
    Di voi, che mi avete incensato anche prodotti acchiappa-gonzi occidentali come “Machine Girl” e compagnia.
    Pensavate di essere “diversi” ma, sorpresa, siete solo una categoria merceologica.

  17. Uwe Pòl

    @Rrobe: non sono d’accordo. Almeno, non del tutto.
    Non siamo arrivati a prodotti come Birdemic perché c’è chi ha sdoganato Machine Girl.

    Già da diversi anni si vedevano i gruppi di ragazzetti che si tramandavano il Jesus Christ Vampire Hunter per il LOL assoluto, che Cozzi trattato come l’ultimo dei dementi per Star Crash, ed è in questo mucchio di gente che puoi buttare “Robo Geisha” sicuro di venderla, lo smaliziato si rende conto che si tratta di un prodotto che ha un ciclo vitale che sta tutto dentro un trailer (che anzi, ne mette già in evidenza tutti i limiti).

    Il discorso è che il pubblico per sta roba c’era già, c’è sempre stato!
    Era l’amico che non inviti più al cinema, quello che “non pensavi qualcuno ti avrebbe mai dato noia alla serata b-movie”, quello che pensa seriamente che Lesbian Vampire Killers sia un bel film e sia “trash”.

    Non è stato l’incensare prodotti acchiappa-gonzi a creare “birdemic”. è successo che tutta questa gente si è ritrovata grazie all’internet, hanno iniziato a darsi ragione uno con l’altro, e sono diventati il pubblico per questa spazzatura, hanno inneggiato a roba orribile e i risultati sono questi.

    my 2 cent / c’è il sole / è colpa del precedente governo.

    PS: voglio andare al mare, tanto.

  18. E pure tu tutti i torti non li hai.
    Comunque, io continuo a chiedermi perché questa passione per il “trash” (e le virgolette sono obbligo), sia una cosa tutta cinematografica.

    Un libro scritto male non si guadagna un seguito da culto perché scritto male.
    Un brutto videogioco nemmeno.
    In realtà, nemmeno la musica.
    Il cinema, invece, è pieno di appassionati cultori della merda.

    E bada, non sto dicendo che il cinema di serie b o z sia da condannare a prescindere, anzi.
    Ma ha dei meriti solo quando aggira i suoi limiti e ci mostra qualcosa di interessante. Non quando è di serie b o z e basta.

  19. @RRobe: non so con chi ti confondi, mai incensato Machine Girl, mi ha annoiato. Ma Tokyo Gore Police mi e’ piaciuto un tot. Non so se ne fai una differenza. Inoltre/soprattutto: mai pensato di essere “diverso” e non ricordo nemmeno di aver fatto finta di, sono abbastanza vecchio da sapere di essere soltanto una di quelle categorie merceologiche che stavano cadendo in disuso e che in quanto tale, come chiunque, difende e incoraggia la propria nicchia. Che e’ quella di appassionato di film che, in un modo o nell’altro, apposta o no, per motivi di cui indago solo a film finito e mai a priori, mi tengono sveglio e attento.
    Su tutte le cose che dici su libri e compagnia concordo forse sulle cifre ma discordo sul concetto – soprattutto in musica e’ tutto documentato egregiamente da siti come Orrore a 33 giri.

    Anticipo fin da ora che lunedi’ andiamo su con la rece di Mega Piranha, e credo che sara’ un altro tassello per capire che c’e’ brutto e brutto. Ribadisco che il brutto in certi casi sa essere a suo modo interessante ed entertaining, e che il brutto simulato e’ la cosa piu’ insensata dell’Universo. Volendo se pazientate la discussione si puo’ proseguire li’.

  20. IMDB dice che ci sarà un seguito nel 2011!
    Tra l’altro di una fantasia inconcepibile “Birdemic: The Resurrection”

  21. Fra X

    ” Si può finalmente annunciare con certezza matematica che il trash – qui inteso proprio come film povero e amatoriale, non come pseudo-Tarantinata grind-chic – è ufficialmente un business.”

    Già! Come avete fatto notare in non ricordo bene che articolo mi pare voi prima il trash si prendeva sul serio oppure veniva mascherato da filmone. Ora è uscito fuori invece come categoria se non genere consapevole! °_O Sic!

  22. Fra X

    Ah, ecco! Era proprio “l’editoriale polemico”. XD

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