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Fascinema: Les 7 Jours du Talion

Dopo aver visto 39 minuti di Law Abiding Citizen, la madre di famiglia Dolores Point Five ha deciso ch’era venuto il tempo di dire BASTA. E ha dedciso di dedicare i seguenti dodici nove facciamo tre mesi, a una sobria e imparziale analisi dei film di vendetta sangue e ritorno all’ordine recentemente offerti dal panorama mondiale, nel tentativo di stabilire se esiste qualcosa più fascista di Law Abiding Citizen. Ma siccome 1) i tre mesi sono tecnicamente passati da un bel po’ e 2) la redazione vuole troppo bene a Dolores per chiederle di sorbirsi pure Les 7  Jours du Talion – also known as 7 Days (trattasi di film canadiano) – nel numero di oggi subentra il Casanova Wong Kar Wai, che ha assistito alla pellicola un po’ di mesi fa e che poi se l’era stranamente dimenticata, troppo preso dalle gare di Mini 4WD, anche se aveva da tempo in mente di farne un post incrociato con quello di The Tortured a firma Nanni Cobretti. Inoltre, siccome la redazione non è che può fare due pesi e due misure rispetto al post di ieri, anche il seguente articolo sarà lungo e pieno di spoiler come un supplì. 7-days-movie-review-1 La malattia: E anche qui siamo in presenza di… l’assassino pedofilo.

La cura: Il lui della coppia. Dopo la tragedia, mentre la moglie passa le giornate sul divano con la faccia segnata dalle lagrime a guardare forte nel vuoto, il marito (interpretato da Claude Legault) decide che è giunto il momento di trasformarsi nel temibile angelo della vendetta.

Persona normale o secret badass?
Anche in questo, persona normalissima. Normalissima, certo, ma con due particolarità che sfuggono forse all’occhio della persona normale, ma non certo ai nostri di attenti osservatori. La prima: esso beve mille mila birre. Non lo definiremmo un alcolizzato, ma durante il film beve sempre di più. Una biretta in bottiglia via l’altra. Ma che verso la fine quasi è una cosa disgustosa. Tra l’altro quando siete accecati dal dolore e state mettendo in atto il vostro orribile piano di vendetta, che vi trasformerà da vittima a carnefice, facendovi lentamente ma inesorabilmente perdere il contatto con la reltà, non è consigliato bere forte mille mila birre. Seconda particolarità: il nostro è un medico di quelli in grado di utilizzare sieri che ti paralizzano ma senti tutto, che sanno fare delle operazioni brutte e che, insomma, con un bisturi in mano sono cazzi.

Coefficiente Signora Mia (rapporto tra il mondo presentato dal film e qualsiasi problema riscontrabile per davvero):
Qui possiamo cominciare a riscontrare le prime grandi differenze tra The Tortured e questo Les 7 Jours du Talion. Les 7 Jours du Talion è un film serio, non una roba da programma pacco del Fright Fest. Per cui dimenticatevi pedofili che stanno a casa a mettere vecchie ninna nanne in vinile parlando da soli. Qui è tutto vero verissimo come nella (brutta) realtà. I pedofili non hanno la faccia di Bill Moseley, che se anche li vedi da distante lo becchi subitissimo che poi uno così va a casa ad accarezzare le sue volpi impagliate mentre architetta orribili piani ai danni dell’umanità. Qui siamo in un mondo in cui i criminali non si distinguono dagli uomini retti. Un mondo tristo, in cui non c’è mai un colore uno, in cui le case sono open space arredate con gusto minimale e con scelte cromatiche che variano al massimo dal bianco vacuo al grigio sconforto. Un mondo governato da una violenza muta e crudele, che ti colpisce in fazza quando meno te l’aspetti.

Però, da uno così, io un po' me l'aspetterei, no?

Però, da uno così, io un po' me l'aspetterei, no?

Il piede e la mina:
Come è noto, le tragedie vengono sempre anticipate da una serie di eventi solitamente forieri di serenità. In questo caso, nel giro di 4 minuti, abbiamo un’accellerata di felicità troppissimo sospetta. Quegli eventi innaturali che lo capisci che sta per accadere qualcosa di molto brutto. Tipo “Lanciamo tutti una moneta! NOOOOOOOOOOO! Abbiamo fatto tutti croce!”. Vediamo: mancano due settimane al nono compleanno della piccola Jasmine. Il padre Bruno torna a casa dopo aver preso servizio in ospedale per tantissime ore filate. Si pranza tutti insieme – mamma, papà e figlia – felici e contenti come se al mondo non ci fosse una e una sola preoccupazione. A fine pranzo, la bambina chiede al padre se gli va di fare un giro per il loro quartiere residenziale per consegnare gli inviti per la sua festa di compleanno. Il padre non ce la può proprio fare perché è troppo stanchissimo. La bambina, ovviamente, non vuole la compagnia materna: lei vuole solo il suo papà. Dato che il quartiere è un bel quartiere residenziale colle villette e i giardinetti, si decide che non c’è problema e che la bambina può andare tranquillamente in giro da sola. Tutti sulla porta di casa: il padre si inginocchia, lega un nastrino rosa ai capelli della figlia, che lo guarda accecata dall’amore. Lui ricambia. La bambina si allontana saltellando per il vialetto di casa, mentre i genitori stanno sull’uscio ripieni fino all’orlo d’affetto per la loro piccola frugoletta che tanto amano. Entrano in casa. Il marito dice: “Devo dormire tantissimo! Stacco il telefono così non mi può disturbare nessuno!”. La moglie lo guarda serie e risponde: “Grande idea quella di staccare il telefono! Per non farci mancare nulla però, prima di andare al lavoro, vorrei dartela. Andiamo su che così mi fai l’amore!”. Capite anche voi che una iazza del genere non s’era mai vista. E infatti dopo questi incredibili quattro minuti, la bambina finisce dritta dritta nelle mani dell’assassino pedofilo.

Aspetta, ti metto questo fiocchettino rosa, così poi soffro di più!

Aspetta, ti metto questo fiocchettino rosa, così poi soffro di più!

La vendetta:
L’assassino pedofilo viene beccato quasi subito. Il sergente Mercure – Rémy Girard – chiama il padre e gli dice: “Bruno, l’abbiamo beccato. Non ci sono dubbi: non vorrei spoilerare Bruno, ma il processo è una pura formalità. L’assassino stupratore di tua figlia passerà i prossimi 25 anni in galera!”. Bruno non sembra molto soddisfatto. Mette giù il telefono, si veste di tutto punto ed esce di casa. Alla moglie, che è lì che ondeggia sul divano, gli racconta che torna al lavoro. In realtà comincia a mettere insieme i pezzi per poter far scattare il suo piano di vendetta. 1) Affitta un cottage sulle rive di uno sperdutissimo lago nascosto tra i boschi canadesi. 2) Va in ospedale a rubare tutta una serie di strumenti per poter torturare in pace l’assassino pedofilo. 3) Corrompe uno scassinatore che ha il compito di drogare l’autista del furgone che traspoterà l’assassino pedofilo da una prigione all’altra. 4) Rapisce l’assassino pedofilo. 5) Lo porta nell’isolato cottage. 6) Lo tortura per sette lunghissimi giorni. Perché proprio sette? Perché fra esattamente una settimana sarebbe stato il compleanno della piccola Jasmine. Il piano prevede anche la morte del cattivo al settimo giorno e la resa del vendicatore, che vuole poi consegnarsi alle forze dell’ordine.

Fa un rumore veramente brutto.

Fa un rumore veramente brutto.

Qualcuno suggerisce mai di chiamare la polizia?
Bruno sa come funziona la legge. Bruno sa che la Polizia capirà subito che è stato lui a rapire l’assassino pedofilo. Semplicemente non gliene frega nulla. Lascia anche una serie di prove della sua colpevolezza sparse in giro. Chissene. Una volta arrivato nel cottage, dopo aver tirato una martellata atomica sulla rotula dell’assassino pedofilo, chiama la moglie: “Cara? Mi senti? Torturerò questo stronzo per una settimana. Sei contenta? Eh? Non male come idea, no?”. La moglie però non è felice: “Caro, hai bisogno d’aiuto! Dove sei? Chiamo la polizia?”. Il marito non prende bene il fatto che la moglie non riesca a capire che torturare l’assassino pedofilo della loro piccola Jasmine è un obbligo, una necessità morale e si incazza il triplo. La polizia comunque brancola un po’ nel buio.

E’ colpa della società?
Ed è qui che sta il fulcro del film. Sarà colpa della società? Mah, vedi un po’… Siamo in un film che si apre mostrandoci il sergente di polizia che sarà poi incaricato delle indagini in queste condizioni: dorme sul divano di casa. Ha sigillato la sua vecchia stanza da letto. Ma propio con un pannello di legno e un trapano. Passa le sue giornate a riguardare la videocassetta dell’omicidio della sua amata moglie. La poveretta è entrata nel momento sbagliato in un negozio, ovvero durante una rapina. Il rapinatore ovviamente l’ha uccisa a sangue freddo per un bottino di ben 58 dollari. Ecco quanto vale una vita umana! 58 dollari! Siamo in un film in cui appena una bambina esce da sola di casa, viene stuprata e uccisa. Siamo in un film in cui l’assassino pedofilo era già finito sotto preocesso per molestie, ma era stato rilasciato per mancanza di prove. Siamo in un film in cui l’assassino pedofilo è diventato assassino pedofilo perché da piccolo è stato picchiato e molestato dal padre. Per essere ancora più chiari, mentre viene torturato, dice: “La mia vita è stata rovinata dalla violenza. Non penso che altra violenza cambierà la situazione”. Insomma, siamo in un mondo regolato da una crudeltà orribile e senza senso.

Momento Andiamo A Trovare La Nonna: dicesi con Momento Andiamo A Trovare La Nonna il riempitivo che viene infilato nei film lui-incontra-lei-ma-c’è-un-problema pur di tirare l’ora e mezza (a volte anche l’ora e quaranta).
Il film dura un’ora e 51 minuti. Sono tanti. Per cui a un certo punto si opta per questa scelta: l’assassino, distrutto dalle torture, confida al suo aguzzino che ha ucciso altre tre bambine oltre la sua. Il nostro Bruno decide allora che è il caso di avvertire tramite i genitori degli altri bambini che lui si sta sporcando le mani per conto loro. E mentre tutti sono lì a festeggiare e a incitare il padre a scassare di torture il colpevole di tanta sofferenza, una madre sola si dichiara non particolarmente d’accordo. Lei non capisce. Non capisce come la violenza possa portare a qualcosa di buono. Per lei, Bruno sbaglia. Bruno, che a questo punto beve birrette a uso ridere,  ovviamente la prende benissimo. Talmente bene che decide di andare a casa della mamma irriconoscente, la rapisce, la porta nel cottage tra le montagne, le mette in mano un martello grosso come quello di Thor e la mette di fronte all’uomo che le ha ucciso la figlia, per vedere se poi “la violenza non serve a nulla!”. La donna piange forte ma non fa nulla. A Bruno non rimane altro da fare che riportarla in città. Se ne vanno almeno venti minuti. Non che siano del tutto inutili, eh? Però…

E stanno fermi tutti per almeno due minuti.

E stanno fermi tutti per almeno due minuti.

Il regista quanto vuole essere preso sul serio?

Moltissimissimo. Il film è pieno zeppo di sequenze a camera fissa che si aprono in media res, con gente che stammale in silenzio. Altro segno inequivocabile della serietà del regista, è il mega metaforone. Fuori dal cottage nascosto tra le montagne, al secondo giorno di torture, il padre incappa in un cervo morto. Un piccolo Bambi morto in mezzo agli alberi. Al terzo giorno, Bruno decide che non riesce più a sostenere la vista di un Bambi morto in decomposizione, per cui lo copre con degli alberi. Peccato però che nottetempo qualche animale abbia spostato gli arbusti, per cui il cadaverino di Bambi è sempre lì. Al quarto giorno Bruno prende il cadavere del cerbiatto, lo mette su una barchettina, se ne va al centro del lago e lo butta in acqua. Inevitabilmente però, come metafora impone, il sesto giorno il cadavere dell’animale riappare sulle rive del fiume con i suoi occhiettoni teneroni e la carne tutta in decomposizione.

Quando ti si ripropone la megametafora

Quando ti si ripropone la megametafora

Lui muore?

Spoilerando forte, vi posso rivelare che non muore nessuno. Certo, l’assassino pedofilo è in condizioni brutte – ma proprio bruttissime, cazzo – ma non viene ucciso. Il padre invece si consegna alla polizia.

Quindi alla fine tutto bene, sì?
Be’, oddio. C’è schifo, dolore e rassegnazione ovunque. Che tristezza.

Quanto è fascista in una scala da 0 a Law Abiding Citizen?
Un bel po’. Mentre i poliziotti sono lì a tentare di capire dove il padre si stia nascondendo, uno se ne esce con: “Oh, ma tutto ‘sto sbattimento alla fine per salvare  un assassino pedofilo? Ma questo ci sta facendo un piacere!”. Bruno a un certo punto va a prendere delle birrette in un drugstore. La ragazza alla cassa lo riconosce e gli dice: “L’ho riconosciuta e sono con lei! Grazie!”.

Fascismo è... acarezzare la mano di un torturatore!

Fascismo è... acarezzare la mano di un torturatore!

DVD-quote suggerita:

Eia! Eia! Eia! Alalà
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

>> IMDbTrailer

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16 Commenti

  1. rece QUOTE. Non potrò più sfondarmi di birrette senza cacciare fuori un “uso ridere” risultando indiscutibilmente il più simpa dell’isolato (quello che poi va a casa ad accarezzare volpi e bambine)

    P.S.: a proposito di angeli della vendetta, io ho lavorato con un tizio che si chiama Angelo Della Morte. To ‘o ggiuro. Non gli ho chiesto l’autografo per professionalità…

  2. John Who?

    Ma dopo Lady Vendetta, che senso ha fare ancora di questi filmi? E’stato già detto tutto e meglio.

    “perchè lo ha fatto?”
    “Credo volesse comprarsi una barca…”

  3. joe r. lonsdale

    pretendo un film dove un tizio rapisce Ratzinger e lo crocifigge in cantina per 12 ore…
    Nel seguito il papa resuscita come uno zombie finché non gli viene sparato alla testa da un poliziotto maniaco di nome Giuda.
    Nel terzo si scopre che avendo quello strano cappello a punta il proiettile non aveva bucato il cervello e allora il papa continua a divorare infedeli finché una bambina uscita da un pozzo non lo esorcizza facendogli vedere una videocassetta de L’ultimo Esorcismo.

  4. abraxas the peruvian cockpuncher

    @ joe
    se mi dai il titolo ti faccio la locandina

  5. Jo

    uao, proprio il film di natale…

  6. bellissimo! mi è piaciuto anche di più di lady vendetta.

    e per metà film ero sicuro che sarebbe finita col protagonista crivellato dalla SWAT o roba del genere

  7. applausi per l’uno-due di rece su film di tortura. perchè se sto davvero valutando l’opzione di perdere consapevolmetne un’ora e cinquantuno minuti per una cagata di film SOLO per ri-ridere con la rece in background mentale, è colpa vostra.
    e comunque no lady vendetta, troppo comodo, il mio pensiero torna sempre e solo a questo: http://www.youtube.com/watch?v=6mG_9o2SH3s col quale the tortured matches fino al plagio.

  8. YOU'RE AN UWE PÒL AND A FOOL

    @Joe: spassosissima la gag su “la mitra / il mitra”, tra l’altro.

  9. joe r. lonsdale

    @ abraxas:

    Croce e Milizia

    Parte 1: Non accettare caramelle dal Ratzio

    Parte 2: Giudaction!

    Parte 3: The Ringalluzzito!

  10. abraxas il peruviano tonante

    ok, ho solo un dubbio tra le due versioni:

    versione 1

    http://img213.imageshack.us/i/crocew.jpg/

    versione 2

    http://img146.imageshack.us/i/croce2.jpg/

    comunque credo di aver trovato una carriera!

  11. Sono fiera di aver tenuto a battesimo questo format e sono fierissima che venga usato dai bravi Calciatori tutti.

    Buon Natale a voi.

  12. … ne approfitto per mandarvi gli auguri miei e di Jean-Claude:

    http://www.memegenerator.net/Phoning-Statham/ImageMacro/4591327/FASTERER

  13. joe r. lonsdale

    ahaha grande Abraxas!
    entrambi carine, e le occhiaie spoilerano sulla perversione del nostro…
    unico errore: io sono LONSDALE con la O come il regista :D
    Grazie, comunque.

  14. abraxas il peruviano tonante

    lapsus, pardonne-moi

  15. YOU'RE AN UWE PÒL AND A FOOL

    @joe: ah,e io che credevo… http://www.lonsdale.com/

  16. http://www.youtube.com/watch?v=nJVuY1UefVo

    @Dolores: tanti auguri a voi e ricorda a Norman che la scimmia non deve mangiare il pandoro che poi scacazza in giro

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