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Chatroom: spesso il male di vivere ho incontrato

Prologo 1 in stile Bongiorno Miike

– Pronto? Cicciolina? Cicciolina, mi senti?
– Aaaah! Aaaah! Sì, mettimelo… Eh? Cosa? Pronto?
– Cicciolina, riprenditi! Sono IL CAPO!
– Oddio, salve capo! Ehm, sono un attimo impegnataaaaaah…
– Piantala, le vacanze sono finite, c’è un film orrendo da vedere!
– E allora? Per quello c’è Miike. Io sto…
– Miike ha la febbre alta e delira. Vuole vedere la filmografia completa di Pupi Avati. Non è nelle condizioni ideali, capisci?
– Ma capo… blub blub… sto facendo il pom…blub blub…pino del secolo…blub!
– Basta, Cicciolina! O fai le veci di Miike o vengo lì e ti rifaccio le mutande con lo scotch da pacchi!
– Dimmi almeno che film èeeeeeeeh!
– (Imprecando) L’ultimo di Hideo Nakata.
– Ma è almeno un horror?
– Parla di uno psicopatico in chat, è di Nakata, cos’altro vuoi che sia? Dai, muoviti!
– …
La bocca sollevò dal fiero pasto quella peccatrice e si diresse a vestirsi, con evidente disappunto del suo fidanzato che a dirla tutta si stava pure divertendo.

Prologo 2 in stile Noi Critici Che Ne Sappiamo A Bizzeffe

A cavallo fra gli anni 1990 e gli anni 2000, noi critici che ne sappiamo a bizzeffe abbiamo fatto amicizia col cinema di Hong Kong, Taiwan, Cina – ma non mi riferisco ai simpatici action movies che solitamente riempiono queste pagine; penso piuttosto a Tsai Ming-liang, Hou Hsiao-Hsien, quei nomi che fa figo citare di ritorno dai grandi festival europei. Abbiamo tutti amato questi autori semisconosciuti; e loro ci hanno ricambiato buttandosi fra le braccia dei perfidi, ricchissimi francesi di Canal+, diventando in un batter d’occhio puttane dell’Occidente e dando vita a disastri tipo Face.
Ecco, questo Chatroom del giappo Hideo Nakata è girato a Londra e prodotto dallo UK Film Council nella persona di Paul Trijbits, il megaproduttore galattico che più di ogni altro ha fatto il cinema inglese contemporaneo. Secondo me Nakata ha sempre avuto in sè il gene della prostituzione e qui lo dimostra assai bene. Insomma, nel Risiko del cinema mondiale, i francesi hanno colonizzato l’area cinese e ora gli inglesi hanno contrattaccato accaparrandosi l’area giappa. Gli americani intanto remakano tutto e accendono il sigaro con la banconota.

E ora, finalmente, la rece

Hideo Nakata sbarca a Londra, e anziché l’horror che tutti aspettavamo ci propina novanta minuti in compagnia del faccione ottuso di Aaron Johnson, il ventenne impalmato da Sam Taylor-Wood dopo che costei ha avuto la bizzarra idea di spacciarlo come John Lennon in un film di rara inutilità. Il nostro eroe sfighetto ride istericamente e apre una chatroom, resa in video come uno spazio fisico coloratissimo dal montaggio veloce. Lì si ritrovano in cinque pirla, ognuno con vite deludenti, dai colori desaturati e montate lente. Chiaro. Grazie, abbiamo gradito la lezione.

Che orrore la vita in chat!

Che orrore la vita in chat!

Naturalmente tutti e cinque i personaggi corrispondono ad archetipi che più banali non si può: il capo carismatico, il depressometro con tendenze suicide, la figona, la vergine, il giovine dalla sessualità confusa che, tanto per far vedere quanto siamo multiculturali, è interpretato da un neggggr un “urban”. Probabilmente se Hideo avesse osato fare il depresso di colore, o la vergine di colore lo avrebbero chiamato razzista, allora lo ha fatto protopedofilo ed è caduto bene. La figona fa la modella ma è intelligente (ma che, davèro?), la vergine non capisce una mazza e adora il Condiriso, poi grazie agli amichetti virtuali diventa ribellissima sicché imbratta di merda la macchina materna e saltella in giro felice.

Ribellione selvaggia!

Ribellione selvaggia

Sistemata la questione figa; e l’horror? Nakata non si è ancora ripreso dal jet-lag e gli viene un’idea horrorissima: mostrare Aaron Johnson che fa le facce da psicopatico! Se hanno funzionato i capelli neri lunghi, questo qua che sgrana gli occhioni farà paurissima! Pronti via, ecco l’escamotage narrativo: il capo carismatico vuole spingere il depresso a suicidarsi, un po’ per autoesaltazione, un po’ perché il vero depresso autodistruttivo è lui (e lo fa notare ogni tre secondi con gli occhioni) e un po’ per negare la corrente carsica omoerotica che esplode goffissima nel sottofinale. Ops, è uno spoiler, ma tanto a questo punto avete già cancellato il file siete già usciti dal cinema.

"Forse se scopiamo diventa almeno un action"

"Forse se scopiamo diventa almeno un action"

Tanto per completare il quadro, questi cinque pirla attraversano il film facendo di tutto per urlare “Ustia! Noi siamo quelli del Web 2.0!” in ogni scena, ma nel profondo hanno problemi coi genitori, col proprio aspetto fisico e col sesso: pazzesco. Roba da far chiudere tutte le facoltà di Psicologia del mondo, Nakata ha già capito tutto sulla complessità della vita. Grazie ancora per la lezione.
Il finale in vita reale, coi cinque pirla che si incontrano allo zoo dai pinguini per salvare il depresso dal suicidio, diventa anche interessante per qualche minuto, poi tutti i pezzi del puzzle vanno a posto troppo velocemente, la scrittura posa la matita e riprende in mano il pennarellone Jumbo, quel discreto aroma di presa per il culo riprende il sopravvento. C’è di bello che pochi secondi dopo finisce tutto.

"Ma io credevo fosse un horror..." "Il mondo è cattivo, ucciditi"

"Ma io credevo fosse un horror..." "Il mondo è cattivo, ucciditi"

Altre cose belle del film:
1- I dialoghi, tutti one-liners che riproducono il linguaggio virtuale in modo interessante ed accurato.
2- Camden Market, una delle location più paracule del mondo ma pur sempre un bel vedere.
3- La chatroom “Ultimo Quarto”, una specie di Fight Club virtuale dove degli italiani cattivi tormentano un ragazzino nel quale il giovane Lennon si riconosce, dopodiché sbrocca.
4- Gli inserti in stop-motion che non servono a niente ma rendono bene l’idea della peste bubbonica del 1349 (giuro).
5- I pinguini *_*

E dopo Ringu... Pingu!

E dopo Ringu... Pingu!

DVD quote:

“Comunque mi aspettavo almeno un horror.”
Cicciolina Wertmüller, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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17 Commenti

  1. Jean Pieri

    Introduzione notevole: spero solo che in realtà tu non sia come il ciccione sudato in canotta del film Gamer…
    I want to believe!

  2. Se fosse cosi’ non gli avrei mai permesso di firmarsi Cicciolina. Ho dei sentimenti.

  3. Cleaned

    Ebbbravo Nakata. Finalmente si è aggiornato: ha cestinato le VHS e si è fatto il PC con l’ADSL. Ma i miei 97 min di vita non li avrà. Preferisco giocare a “scopa” pure io.

  4. Glande avvio ! Ehm, grande… avvio di rece, aspettiamo il sex tape.

  5. Jo

    ..questo mi avevano pure invitato a vederlo. Begli amici del cazzo che mi ritrovo eh? O_o

    Mi rendo conto che sto parlando di una fascia di mercato estremamente ridotta, ma è mai possibile che di asiatici che hanno fatto il salto e siano sbarcati qui non se ne salvi uno? Ma uno eh?! Premesso che non sono (ancora) un esperto del genere (ma sto imparando, guardando, leggendo), se penso alla cinematografia recente, mi vengono in mente Casshern, un qualsiasi To, Goemon, tutta roba che qui ce la scordiamo in distribuzione (escluso Casshern, che secondo me è arrivato perchè qualcuno ha caricato la cassa di dvd sbagliata al porto), e invece ci becchiamo ste porcate qui..
    MA PEEEEEERCHE’?!
    La logica del mercato vorrebbe che si importano prodotti che vendono, no? Volete quindi dirmi che c’è gente SANA DI MENTE che dopo avere visto sta porcheria ha detto “Si, se la mettiamo sul mercato di sicuro riusciamo a risanare l’economia, saldare il mutuo con due anni d’anticipo e prendere il biemmevu nuovo al gianni”. Non ci credo. Se è andata veramente così, allora invidio Miike e i suoi deliri avateschi.

  6. @joe: Casshern fa abbastanza cagare eh…
    Che poi parli di salto produttivo o solo distributivo?
    Di salto distributivo, magari non al cinema, ce ne sono parecchi.
    Se si tratta di salto produttivo secondo me (anche se sarò criticato) sia il primo Woo che Ang Lee sono promossi

  7. E The Incite Mills…

  8. Cicciolina Wertmuller

    Pssst, capo… “non LE avrei permesso” ;-)

    Crediateci o no, Cicciolina Wertmuller non ha il pisello. E non e’ parente di Michael Cera.

    @mei: se ne potrebbe discutere allo sfinimento. Comunque Woo e Ang Lee sono stati adottati dalla Grande Madre America che dei bei film li fa saltare fuori in qualche modo. Il problema a mio parere e’ quando l’Europa ad adottare i registi extraeuropei – e non sai quanto mi costa ammetterlo.

  9. @cicciolina: il soggetto era un ipotetico ciccione sudato che si fingeva te, quindi era corretto “gli”. Quante sculacciate fanno? ;)

    La faccenda e’: non puoi imporre uno stile di recitazione alla orientale se non hai a mano Nicolas Cage. Semplicemente, non funziona.

  10. Jo (mobile)

    @mei: ci hai messo una vocale di troppo :)
    Comunque: mi riferivo al mero salto distributivo, ma immagino che si possa estendere snche alla produzione? Comunque a me Casshern è piaciuto un botto.
    @Nanni: priceless

  11. Casshern ha quantomeno una fotografia da pazzura.

    In questa pagina almeno tre persone hanno sbagliato maschile/femminile riferendosi a se stesso/a

    Sono confuso/a

  12. Cazzern mi pareva fosse un abominio di cazzate concepito per un pubblico cieco e sordo, più chi immaturo direi proprio mai nato.
    Senza offesa per chi invece lo considera un masterpiece.

  13. And

    Insensibili!! Come sta Miike???

  14. In effetti speravo che il prologo in suo onore lo destasse dalle nebbie dell’influenza, ma a quanto pare non ha funzionato… o forse si sta preparando ad un ritorno in grande stile!

  15. Bongiorno Miike

    Sono tornato vivo. Uscito dai fumi dell’influenza ora sto cercando di recuperare l’energia necessaria ad una nuova sfida. In Russia. Trainando nella neve la fimografia di Roger Corman

  16. Gonzo Kent

    E’ uscito in Italia questa settimana.
    Dopo ampio dibattito gli preferirò ‘Ruggine’

One Trackback

  • […] trend giovanile, ma una digital agency specializzata appunto in social networks. Mica come Chatroom – I segreti della mente. Passiamo alla trama! Quattro giovani yeah vincono un concorso indetto dal loro finto Facebook di […]

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