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Black Swan: in hoc cigno vinces

ANTEFATTO
Tanto per darvi un’idea di quanto sono attaccato al mio lavoro ai 400 Calci, vi racconto un aneddoto verissimo: l’altra notte ho SOGNATO che avrei dato a questo post il titolo «BALLETTO CON IL NEMICO». Nelle mie intenzioni oniriche tale titolo doveva essere un gioco di parole tra “balletto” (nel senso di danza classica) e il titolo del film del 1991 con Julia Roberts A letto con il nemico. Mi pareva una genialata, poi mi sono svegliato e ho pensato mh, forse nel sogno suonava meglio.
Perché vi racconto questo? Così.

ROBA
Ci sono tre tipologie di spettatori che faranno la fila per vedere Il cigno nero. Uno, i fan di Aronofski (che in genere non hanno visto, o dicono di non aver visto, The Fountain). Due, i fan del fatto di essere nati in un’epoca in cui è possibile recarsi in un’ampia sala e vedere su grande schermo Mila Kunis con la faccia tra le cosce di Natalie Portman (al contrario di BALLETTO CON IL NEMICO, ecco un sogno che resta valido anche da svegli). Tre, i fan di entrambe le cose di cui sopra; Aronofksy e la fica hanno delle fanbase davvero agguerrite, e la loro combinazione può portare a episodi di isteria collettiva. Quattro, gli ornitologi che credono di andare a vedere un documentario. Quindi ci sono QUATTRO, rettifico, QUATTRO tipologie di spettatori che faranno la fila per vedere Il cigno nero.
La bella notizia? TUTTI ne usciranno soddisfatti, chi più chi meno.

Bei poster

Andiamo in ordine crescente di probabile gradimento.
4) I più delusi saranno probabilmente gli ornitologi: Black Swan non è un documentario, e in nessun paragrafo della sceneggiatura si fa riferimento -ad esempio- all’area di origine del cigno nero (l’Australia), al suo habitat (nidifica nei pressi dei grandi laghi in acque poco profonde e nelle paludi d’acqua dolce e salmastra, spingendosi fino agli estuari dei fiumi), alla sua diffusione in Italia (occasionale, ma si può scorgere nelle acque dell’Adda). Comunque in un paio di scene si vedono delle grottesche trasformazioni in cigno, quindi se si tratta di ornitologi a cui piace il gusto sempre più spiccato di Aronofsky per la corporeità sacrificata, scarnificata e sottoposta a torture autoimposte fino al mutamento e alla vera e propria metamorfosi (o se si tratta di ornitologi a cui piace la fica) non resteranno certo delusi.

Specchio riflesso

3) A seguire in questa graduatoria di soddisfazione spettatoriale crescente, ecco gli amanti della pubblicizzatissima scena lesbo tra la tipa di That 70’s Show e Matilda di Léon. Ehm. Detta così è un po’ disturbante, riformulo: la pubblicizzatissima scena lesbo tra la tipa di That 70’s Show e Padmé Amidala. Vi ricordate quando il film è arrivato a Venezia? Sulla stampa italiana sembrava di leggere le recensioni di Shiofuki Triple Lesbian: morbosità morbose, sesso sexy sex, girls girls a gogo! Sono sempre belle le recensioni da Venezia, si vede che i critici quotidianisti italiani amano il cinema: chi ama il cinema scrive articoli che sembrano elenchi di tag di siti porno. Vabè. A ogni modo vi avverto: nella scena in questione non si vede granché, e se andate in sala soltanto per fare i maiali rischiate di finire come un mio amico che nel 1993 rimase alzato fino a tardi per vedere Ossessione d’amore con Sharon Stone su Rete4 perché gli avevano detto che si vedeva molto più che in Basic Instinct e invece si vedeva molto meno e rimasi delusissimo. Cioè, RIMASE delusissimo. Il mio amico. Dannato correttore automatico di Word.

D’altro canto, sebbene non si veda niente, forse non sono stato chiaro ma c’è Mila Kunis (aka il non plus ultra della tipologia “caciarona fichissima che se è abbastanza ubriaca te la fa persino stropicciare alla festa e il giorno dopo i tuoi amici non ti credono”) che lecca le cosce a Natalie Portman (aka l’epitome de “l’amore unico che la vedi e non ti si fila di striscio e passi le successive settimane a piangere col cuscino sulla faccia ascoltando Raf”), e se questo non basta per fare di Aronofsky il vostro regista preferito non so davvero che altro deve fare, quel disgraziato, pulirvi per terra?

Fiu-fiuu! Che bambola!

2) E questo ci porta al gradino successivo nella classifica della soddisfazione spettatoriale: i fan di Aronofsky. Diciamo subito che, nell’opinione di chi scrive (e sapete quanto io tenga in considerazione l’opinione di chi scrive), Black Swan è il miglior film di Aronofsky nonché il ricongiungimento quasi perfetto dei diversi fili della sua carriera. Da un lato Baffetti procede spedito sulle rotaie tracciate da The Wrestler, film per certi versi speculare a questo, sia visivamente che tematicamente. Nuche inseguite, sacrifici estremi, professioni sportivo-spettacolari che dietro le quinte sono ben diverse da come appaiono sotto i riflettori, crudo efficace realismo. Dall’altro lato ripesca non soltanto certe suggestioni dei numi tutelari Lynch e Cronenberg, ma anche il coraggio spudorato, la voglia di osare. Ripresa fiducia in quella stessa sfrontatezza che l’aveva portato a commettere The Fountain, Aronofsky vi dico cosa fa: fase uno, prende un classico film di sacrificio, rivalsa sportiva e conflitti interiori (qual era The Wrestler). Fase due, si concentra sui conflitti interiori e le pulsioni morbose che ribollono sotto la superficie perfetta del balletto. Fase tre, radicalizza tutto a volume undici. E fase quattro (colpo da maestro) rende i mostri dell’inconscio VERA CARNE, illustrando lo sdoppiamento metamorfico della protagonista come fosse concreto e ottenendo -necessariamente- un horror a tutti gli effetti. Un horror che cammina su un terreno delicatissimo, ibridato com’è a una storia superclassica di melodrammi danzati e rivalità tra primedonne, e già mi vedo torme di sciure sessantasettenni convinte di andare a vedere un altro Discorso del Re e traumatizzate per sempre, quando invece qui si rende Il lago dei cigni il nuovo Eraserhead, e la danza classica il nuovo wrestling, e BILLY ELLIOTT LECCATI IL CAZZO DA SOLO.

Altri bei poster

Peccato allora che Sciarpina non porti il discorso alle estreme conseguenze anche nel finale, che ristabilisce l’ordine del melodramma anziché assestare un ulteriore colpo di coda (e arrivando subito dopo una scena inumana come quella della danza del cigno nero, la differenza un po’ si sente), ma gliela perdoniamo, perché sceglie di cavalcare l’onda emotiva, e funziona comunque, e ci può stare. Gli perdoniamo tutto, ormai, a quest’uomo; perché quando gira le scene di ballo (guardate l’inizio, dio cristo) unisce le due anime del film con un lavoro sui movimenti di macchina e gli effetti sonori che è pazzesco, e quant’era che non uscivate dal cinema ricordando con dolore anche il rumore delle unghie tagliate e delle pellicine tolte? Eravate venuti convinti di applaudire le ballerine, e invece eccovi un HORROR DERMATOLOGICO.

1) A questo punto va da sé: se siete fan tanto di Aronofsky quanto delle donne che si baciano, per voi Black Swan danzerà sulle punte ai confini del capolavoro (quest’ultima frase me l’ha già opzionata Mollica). Vi ho già ampiamente spiegato i motivi, e mi assumo tutta la responsabilità dell’hype che sto creando. E comunque finiamola di parlare di lesbiche come liceali arrapati, basta col sessismo, siamo seri: questo film piacerà anche alle ragazze. Primo, perché ci sono le ballerine. Tutte le ragazze da bambine volevano fare le ballerine. Secondo, perché a un certo punto c’è -o forse no- una scena in cui due ragazze vanno al bagno assieme, che è una cosa che alle ragazze piace molto fare. Terzo, perché ci sono due bei maschi. Tutte le ragazze amano i bei maschi. Uno è Cassel, nel ruolo per lui davvero insolito dell’europeo di nazionalità europea random che è losco, urla e mette la lingua in bocca a chiunque gli si presenti nell’ufficio. L’altro è quel figlio di puttana del ballerino che ha infranto i sogni di una generazione.
Bon, spero di aver accontentato e invogliato i due sessi in egual misura. Ma dato che questo è il mio articolo, lo chiudo così:

Vedo e non vedo

DVD-quote suggerita:
«Balletto con il nemico»
Luotto Preminger, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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122 Commenti

  1. Il_Presidente

    Chi l’ha scritta, Ghezzi? :D Mi preoccupa il fatto di averci capito quasi tutto. :D

    @Harry: basta. Ti ho dato più di una possibilità. Ora non è neanche più divertente.

  2. 101 !
    Di sto film ormai si parla più (e meglio! questo è l’insulto finale) degli Espandibili. Effettivamente questa rece nel link di Flavio (il cognome immagino inizi per B.) è davvero molto bella, se però escludiamo che in sede hegeliana il conflitto proto-ontico non è un darsi-al-senso, come da matrice postmodernista agambeniana, ma un senso-per-il-dare, segno che segna, invero, imponendosi genesi dell’ermeneutica neoplatonica come la conosciamo oggi.
    A parte questo, siete fantastici. Sono commosso dalla lolleria. Purtroppo però mi si è inceppata la pipa, mi sono entrati i moscerini :) e, come è noto, la mia pipa è molto grande. E da una grande pipa…

    @Pres
    tu non sei più niente per me. Non mi sei commentatore e neppure gerbillo. Non voglio più sapere niente di te e di quello che fai. Non ti voglio più in risposta ai miei post.. E tantomeno alle mie riflessioni. Se fai visita a un sito, lo fai sapere un giorno prima.. così me ne vado io.

  3. “La sintesi, nellatto finale di Odette morente, è una novella e vivificata Nina che, edotta dellabisso, attinge lacme dellestasi artistica.” Qui ho pianto.

  4. Luotto Preminger

    Bravo Flavio, abbiamo un vincitore! Tu sei il recensore che ha capito il film.

    In effetti per recensire un film nel modo giusto bisogna prenderne la trama e la palese (e palesatissima) metafora che ne sta alla base, e tradurle in linguaggio inutilmente gongorista per quaranta righe. In pratica un riassunto di Guida TV scritto da Brancaleone.
    L’unica parte in cui “recensisci” il film sono le parole “meravigliosamente fotografato”.

    (HAH, ho scritto “gongorista” sui 400 calci! vi ho purgato ancora!)

  5. @luotto: incredibile! “Gongorista” e’ il nome del mio nano guerriero in World of Warcraft *_*

  6. Flavio

    Acrimonia fuor di posto, direi, sullodato recensore. A ogni modo, pare sfuggirti anche il senso della mia interpretazione (ebbene sì, sommaria e talora sibillina, mi rendo conto: nessuna meraviglia, in 1500 caratteri!). Più sommessamente dei tuoi svolazzi analitici, mi limitavo a rilevare come in nuce fosse un “film di formazione”. Per citare De André, una storia comune per gente speciale: esperienza largamente invalsa, ma trasfigurata in chiave estetizzante. Che è poi la funzione primigenia dell’arte, gabellare la bellezza per possibile catarsi: estrinsecare rappresentando, quindi purificare. Francamente, ho trovato ridondante l’identificazione della redenzione col postremo sacrificio – un po’ troppo art for art’s sake.

    @ Harry Piotta: lungi da me inerpicarmi per le impervie vie dell’esegesi hegeliana, mutuavo solo lo schema triadico come movimento dialettico del film. Tesi, antitesi, superamento della stessa in una sintesi che contemperi l’apparente antinomia. Cautelosamente, premettevo “sulla scorta di” ecc.

  7. anal-itico is the new inter-cooler

    SO WE SAY ALL

  8. Luotto Preminger

    Vedi Flavio, io non trovo affatto sibillina la tua recensione: la trovo anzi piuttosto ovvia e non particolarmente approfondita se non nella ricerca lessicale. Aronofsky non è certo un regista che va per il sottile con le simbologie, e mi sembra palese -e palesato senza mezzi termini- che il suo film sia un racconto di formazione e crescita artistica, di un’infantile “illibatezza” che scopre la “sensualità maliarda” e arriva a compenetrarsi con essa, raggiungendo “l’acme” artistico. Di tesi e antitesi che si sintetizzano. Non potrebbe essere più esplicito di come ce lo presenta Aronofsky, e non ci sono dubbi che il tema principale del film sia questo. Al punto che ho lasciato da parte la questione e mi sono concentrato su altro; anche perché, come forse avrai notato, l’approccio della mia recensione (e di questo sito in generale) è ben distante dal tuo.

    Quindi non pensare che io “non abbia capito” o che il senso della tua esegesi “mi sfugga” solo perché nel mio articolo non ho esplicitato questi temi. L’acrimonia non è fuori posto se mi si accusa di non aver capito un film che fa della reificazione della metafora la sua cifra stilistica.

    (reificazione!)

    Se poi mi stai prendendo per il culo, cosa di cui son sempre più convinto man mano che scrivo, hai ovviamente vinto tu.

  9. Premesso che mi ricorderò di questo film anche tra 10 anni, e non per il film stesso che ho già rimosso, ma per la disquisizione che ne è nata, mi permetto di aggiungere una nota critica a
    @Flavio, e una integrazione a quanto già esposto da
    @Luotto

    senza che però nessuno dei due debba aversene a male. Prego @Fabio e chiunque voglia leggere questo frammento, tratto dal mio sito, di farlo ascoltando questo brano di sottofondo:
    http://www.youtube.com/watch?v=EC1E4_imS0A

    Ecco la mia puntualizzazione, che spero @Pres non leggerà per non accartocciarsi anche l’ultimo neurone:
    L’automovimento del film, inteso da Luotto come potenza del reale, del finito, presuppone lo svolgimento dialettico, dall’essere all’essenza, fino all’idea assoluta, come categoria ontologica, nel senso che il divenire dell’idea, dalle relazioni più semplici a quelle più complesse, per metastasi omnilingistica, giustifica e fonda il divenire stesso della realtà e delle sue articolazioni.
Il film di AronOFFsky risulta dalla totalità dispiegata della razionalità nelle sue determinazioni logiche, ma questa razionalità non può rimanere chiusa in se stessa: deve uscire, compiersi nell’effettualità. E’ un altro modo di esporre la prova ontologica della libido, che deduce l’esistenza del Cigno Nero dal concetto della perfezione.

    Ecco.

  10. Il_Presidente

    @Harry: mi hai appena mollato, non puoi venire dopo un minuto a ricercarmi. Sembri sempre di più una mia ex… -___-

  11. Frequento questo sito da qualche mese e sento di dover dire un pò di cose:

    1) Le vostre recensioni sono geniali. Il vostro MODO di recensire è geniale. Fresco, diretto, coinvolgente. Complimenti davvero.

    2) Ogni tanto perdo un pò di tempo a leggere pure i commenti, oltre alle recensioni, e devo proprio dire che Harry Piotta è fastidioso. Fastidioso come il tipo che alla fine del film se ne esce dalla sala con aria compiaciuta e dice “io ho capito tutto” e vuole spiegarti per filo e per segno tutti i risvolti psicologici e le sottotrame e i riferimenti che il regista ha astutamente infilato al minuto 23.09. Mio dio, non vorrei mai ritrovarmi a dover guardare un film in compagnia di un tizio del genere.

    3) evviva mila kunis.

  12. Flavio

    T’impermalisci per una simile bagatella, sullodato recensore: non avertene a male! Peraltro, la mia non voleva essere una recensione né informata al più squisito alessandrinismo (è ben scritta, niente di più), né al disvelamento di chissà quali arcani acroamatici (questo sì, termine prescelto intentamente): la ho scritta sul sito del corsera, quintessenza del quotidiano generalista, segnatamente per vellicare un pubblico il più vasto (nota il francesismo) alla visione di un film che mi ha grandemente aggradato, full stop. Ma visto che oramai è emersa la mia vena più sussiegosa, non ristarò oltre dal farti a tua volta notare come la tua recensione sia, questa sì, permeata dalla trivialità più scoperta. Assodato il diverso registro stilistico che si confà a un blog rispetto a un sito istituzionale, non mi pare di aver letto nelle tue parole alcunché di pregnante o inedito o soverchiamente ironico (difatti, mi meraviglio del mio amico che ne consigliava la lettura). Comunque, se ti compiaci nella parte dello smaliziato e sornione, fa’ pure, non ho certo interesse nel principiare una tenzone con te.
    In ultimo, ti sbagli – impenitente, per soprammercato. Quella che con prosopopea abbiamo chiamato la mia recensione (meglio definibile come un divertissement pomeridiano), è connaturalmente sibillina in quanto ellittica, omissiva di parte dell’analisi. Checché tu ne dica, non ho fatto menzione di alcun “racconto di formazione e crescita artistica”: non penso affatto sia un film sul balletto, sullo sport o sull’arte (né un horror o altre amenità consimili). Recisamente, un film di formazione. Il film tutto è il correlativo oggettivo dell’animo di Nina. La madre è il suo Super-io, Lily il suo Es, Beth la sua indole perfezionista e autodistruttiva, il mondo del teatro l’antifona del suo narcisismo e istrionismo. Insomma, il correlativo oggettivo di ciascuno, postulando la drammaturgia dell’io nella vita quotidiana come teorizzata da Goffman. Orbene, districarsi tra i marosi delle polimorfe componenti dell’io nel retroscena per fornire una prestazione univoca e dotata di senso nel proscenio è precisamente quanto l’uomo comune fa diuturnamente (non mi sfugge la blasfemia dell’additare Natalie Portman quale uomo, comune per di più!).
    La profusione dell’io sul circostante, investendolo e impastandolo di sé, è ciò che contraddistingue l’uomo dall’animale; nella fattispecie, ciò che divide questo da altri film: la marca umanistica di Aronofsky.
    Come dicevo, “il mondo della danza è mero espediente narrativo: le maschere teatrali, stemperando la policromia veristica della psiche, assurgono a emblemi della condizione umana tout court […] Black Swan è la versione onirica e visionaria, manieristica e parossistica dell’altrimenti trita esperienza dell’uomo comune.”
    Ma tutto questo il sullodato recensore già lo sa. A ogni modo, è inutile almanaccare sul sesso degli angeli ancora per molto, vi ringrazio dell’interessante conversazione.

  13. Desperado

    @Harry magari mi sbaglio, ma il tuo stile mi ricorda quello di un tizio che si firmava Drowning e scriveva di musica e faceva le stesse critiche scassamaroni… sei lui?

  14. @desperado
    le tue parole e il tuo nick sono così diretti e franchi che non posso fare a meno di riverlarti il SEGRETO del mio stile. Gli ultimi “pezzi” che ho scritto altro non sono che deturnazioni, ossia riscritture di testi di argomento filosofico in cui ho sostituito alcune parole “filosofiche” con le parole attinenti questo film. Se vai a questo link, http://www.intermed.it/shuttle/box1035/logica.htm troverai il testo originale, scelto a caso, che io ho riscritto nell’ultimo post. Con questo “strategismo linguistico” ho voluto rifarmi al mio maestro Alfonso Luigi Marra. E ho fatto scorrere sotto i tuoi/vostri occhi gli odiati testi del ginnasio, quelli pieni di gergo intellettuale. Però tu/voi avete pensato che quello fossi Io, e pertanto vi siete sentiti superiori. Sbagliato! Poiché, sfottendomi, avete solo ribadito l’efficacia del mio atto maieutico: farvi riflettere su voi stessi. Insomma, ve l’ho fatta. Anzi, oserei dire che: ce l’ho fatta. Ho vinto. Eh, sì. È inutile negarlo @nanni.
    In altre parole, questo:
    http://www.youtube.com/watch?v=mhlGxT2Nj7A
    @abrax
    nota la presenza ricorrente degli occhiali
    @Faina
    ti offro un posto nella scuola di gerbilli-gladiatori

  15. zoso1331

    @tutti
    prometto che la prossima volta che mi colpisce una vostra recensione non la passo a flavio, lo giuro.

  16. @zoso1331: e io che stavo per assumerlo…

  17. abraxas il peruviano tonante

    @harry:

    sono una misteriosa presenza oscura sin dai tempi di andreotti

    @ gli altri

    comunque devo dire che il troll del 1755 ce l’abbiamo solo noi.. i400calci sono talmente avanti che ogni tanto si voltano, guardano il trend e dicono: “oh, ti muovi?”

  18. Luotto Preminger

    Ohi Flavio, un paio cose:
    rispetto a quanto hai scritto sul sito del Corriere, il tuo ultimo commento presenta un’interpretazione -se non altro- più approfondita, o forse solo più chiaramente espressa. Non per questo la condivido in toto, ma l’ho trovata più interessante di quella (per tua ammissione sommaria, a mio parere abbastanza superficiale, o magari mal riassunta) che ci avevi linkato.

    Se poi trovi fastidiosa la trivialità che qui ristagna, mi sa proprio che io e te non abbiamo una sega da dirci. Il tuo amico ci ha visto straordinariamente male. Se era la volgarità a disturbarti, tanto valeva dirlo subito, o magari fare come avrei fatto io se per primo mi fossi imbattuto nella tua recensione del Corriere: passare oltre.

    Basta così.

  19. Flavio

    solo una postilla semantica: trivialità era intesa come ovvietà, banalità – non certo come volgarità, ça va sans dire. Have fun!

  20. Sara

    Da ballerina mancata (che al massimo con la musica delle Quattro Stagioni poteva fare la palla di neve) l’idea di vedere trasformato il balletto in un horro mi attira molto.
    Mi hai convito!

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