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Essere Donna Oggi, ovvero come ho imparato a non preoccuparmi e a partorire a The Clinic

Questo film è un thriller-horror australiano diretto da un semi-esordiente che risponde al nome di James Rabbitts, con un cast di semi-esordienti fra cui la protagonista che risponde allo scioglilingua di Tabrett Bethell e altre attrici tutte sconosciute ma piuttosto brave. C’è anche quel figone di Andy Whitfield che non è uno sconosciuto, ha fatto diverse serie televisive; ma non sottiliziamo, tanto muore presto. Bon. Sappiamo già cosa aspettarci, ci mettiamo sotto il piumone col laptop sulle gambe e una vaschetta di gelato al pistacchio in mano, e siamo pronti.

Prima però bisogna dirvi, e qui spoilero a manetta ma tanto se siete svegli mica ci cascate e a 5 minuti di film avete già quasi capito (e quel “quasi” è un trionfo finale di WTF di cui parlerò dopo), che ogni tanto in America e in Australia succede che certe psicopatiche ammazzino una loro amica vicina alla data del parto, le squartino il pancione, tirino fuori il bimbo e lo spaccino come il proprio. Addirittura una volta, in un ospedale di Città del Messico, una giovane madre si è sentita dire “tuo figlio è morto dopo che l’hai fatto nascere, cazzi tua, fuori dai coglioni” ma ha poi scoperto che il dottore le aveva fregato il bimbo e lo aveva venduto ai cattivi per non so quanti milioni di dollari. Tutto vero, tutto serio, tutto tragico, tutti articoli forniti dal sito ufficiale di The Clinic. In uno di questi articoli si legge anche letteralmente “It’s about as good as we can get, people,” Sheriff Espey said at a news conference. A me queste parole hanno fatto molto ridere, mi hanno fatto ripensare a Steven Seagal Lawman e hanno rinsaldato la mia fiducia nel comico che sconfigge sempre il tragico.

Beth e il suo fighissimo fidanzato Cameron stanno attraversando tutta l’Australia in macchina per andare dalla di lei genitrice a passare il santo Natale, che nell’emisfero australe capita d’estate. Si fermano a dormire in un motel loschissimo il cui padrone dice ripetutamente a Cameron “uè che figa la tua tipa, se non ci avevi già pensato te due colpi glieli davo anch’io” e lui, anzichè fargli saltare i denti, prende la camera. Ovviamente il mattino dopo Beth è sparita, Cameron finalmente tira fuori le palle e corre a salvarla ma muore in the attempt. Fuori uno.

Lei invece si risveglia in un capannone desolato, immersa in una vasca piena di ghiaccio, nuda (fermi tutti: rarissimo caso di nudo integrale del tutto giustificato) e con uno sbrego malamente ricucito al posto del pancione. Si mette su la tuta e le pianelle che i cattivi hanno cortesemente messo a sua disposizione e comincia a vagare per l’ex-opificio, scoprendo di non essere sola: ci sono altre tre donne nella stessissima situazione, più qualcuno che comincia ad ammazzarle tutte a turno. Ora, sulle tute delle ragazze è impresso un numero romano; Beth è la numero DCVIII che secondo James Rabbitts vuol dire 68, invece vuol dire 608 e il numero giusto sarebbe LXVIII. Beth ha un incubo ricorrente in CGI con un bebè che sbraita e del bruttissimo sangue finto che riempie un bassorilievo a forma di numero XXVII, cioè 27, e almeno quello lo hanno imbroccato.

Insomma le tipe esplorano il capannone e i fulgenti campi d’intorno, fanno scoperte inquietanti, vedono una sfilza di bimbi in gabbia che verosimilmente sono i loro, ma soprattutto vengono orribilmente uccise con lo sbrego riaperto una a una, mentre una vecchia perfida controlla tutto attraverso una serie di monitor. E qui si profila l’ombra minacciosa dell’espediente narrativo più funesto di tutti i tempi, devastante maledizione di ogni sceneggiatura, piaga contro cui rivolgere gli occhi irrorati di lacrime ad un Dio cieco e crudele che mai ce ne libererà: lo SPIEGONE.

C'è uno SPIEGONE a tutto ciò

A questo punto devo rivelarvi che, fin dall’inizio, The Clinic mi ha ricordato quel capolavoro mistico che fu Martyrs: solidarietà femminile, torture, cattivi ricchissimi e la sua buona dose di spiegone. Ciò che salvava Martyrs, però, è che dopo lo spiegone il film andava avanti ancora una buona mezz’ora, cambiava rotta, aggiungeva tensione fino al parossismo. Era dunque un ardito quanto intelligente quanto impeccabile ab/uso dello spiegone, fatto per andare oltre, per renderlo prologo anzichè conclusione. Invece The Clinic si ferma proprio con lo spiegone marrano, ed è tutto un proliferare di incongruenze, rivelazioni e controrivelazioni, in breve la clinica è un posto in cui si gioca a Series 7: The Contenders mischiato con la buona vecchia caccia al tesoro. Sì, avete capito bene. WTF?

L’assassina è un’altra prigioniera della clinica a cui la vecchia perfida ha detto “oguna di voi ha un coso di plastica colorata nell’utero. Il colore corrisponde al coso di plastica attaccato alla caviglia del vostro bambino, serve per identificarlo. Quindi per sapere quale è il tuo bambino devi sventrare le tue compagne di sventura, tirare fuori i cosi di plastica dai loro uteri e andare per esclusione! Che burla, eh?” Già. E pensate che una delle malcapitate protagoniste, avuta l’intuizione giusta e forte della sua esperienza come chirurga, si piazza in sala operatoria e comincia ad aprirsi lo sbrego da sola per tirarsi fuori il plasticotto senza morire in the attempt (spoiler: non ci riesce). Questo è un chiaro messaggio veterofemminista: l’utero è mio.

Alla sensatissima obiezione “ma perchè tutto ciò?” la vecchia clamorosamente risponde che la clinica è un centro di adozioni all’avanguardia in cui si smerciano solo figli di donne forti, coraggiose e vincenti, mica figli di puttana qualunque. Eccolo il comico che sopravanza il tragico, eccolo! Qui fra risate, bestemmie e rigurgito di gelato al pistacchio sono diventata pericolosamente simile a Linda Blair. Mentre rincuoravo il mio fidanzato, terrorizzato all’idea che la sua fidanzata fosse posseduta dal Demonio e non da lui, Beth scopre che a sua madre, la numero XXVII (come nel sogno! Noooooo! Ma che, davèro?) era capitata la stessa sorte e che pure lei è stata data in adozione dalla stessa vecchia perfida una trentina di anni prima. Ovviamente Beth sclera però in qualche modo si salva con la pargola, tutti gli altri muoiono, the end, ciao.

Ora: se riesci a fare un bel film con tutti i sacri crismi, brave attrici, tensione palpabile, premessa genuinamente inquietante, perchè rovinare tutto con uno degli spiegoni più rocamboleschi della storia? James Rabbitts, j’accuse! Cosa minchia ti è saltato in mente? Rispondi se hai il coraggio! Rispondi e lascia in pace il mio utero!

Metaforoni

DVD Quote:

“L’utero è mio”
Cicciolina Wertmüller, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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8 Commenti

  1. pigliapost

    improvvisamente ho voglia di gelato al pistacchio!

  2. Dal riassunto/spoiler il film sembra na boiata pazzesca.
    Stima per il sacrificio che dev’essere occorso a guardarlo fino alla conclusione.
    Mi segno in agenda di evitarlo come la peste (anche se WTF… mi perdo na fia in nudo integrale al cinema … )

    Stima again

    Anacroma

  3. Jo

    Emmipareva che fosse ancora troppo presto per un altro Martyrs, fatto con tutti i crismi del caso…
    Comunque lo guarderò, vediamo cosa salta fuori..
    PS: sono pronto a scommettere che questo ci arriva diretto diretto al videonoleggio, al cinema non lo vedremo facilmente.. :-/

  4. @jo: ovunque e’ gia’ uscito solo in dvd. Forse persino in Australia (ok, spero almeno in Australia no).

  5. Costanzo Gravas

    @jo:Emmipareva che fosse ancora troppo presto per un altro Martyrs

    Hai sentito che c’è il “chiaro messaggio veterofemminista” quindi Se non ora quando…

  6. Sullo specchio c’era scritto “BENVENUTA NELL’ICE”

  7. Recensione EPIC WIN

  8. Lollo

    Mah, se ho voglia di pance squartate e neonati strappati fuori a braccia, mi guardo di nuovo “A l’interieur”…

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