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Shhh… my nipz are talkin’: Bereavement

PARENT ALERT
Le recensioni di Miike hanno tanto SPOILER. È per questo che viaggiano veloci e aderenti al terreno (tanto sappiamo che non vedrete mai questi film quindi non fate tanto i sofisti). Comunque alla fine della stagione durante i Sylvester assegneremo il Miikelangelo d’Oro, un premio speciale al meglio del peggio visto ever (o al peggio del peggio, un po’ come mi gira).
I DARE YOU TO CONTINUE

SIGLA

QUIZ
Ha scritto, diretto e prodotto un film su un serial killer. E ci ha fatto pure le musiche.
Via al tempo
(la soluzione dopo la foto)

Il piatto principale di oggi

Come? John Carpenter? Ma no. Ma mi cadete così! John Carpenter è un regista. E non abbiamo mai specificato che si stesse parlando di un regista. La risposta è Stevan Mena. Che appunto non è un regista.

Si, lo so che ora nella vostra mente sta frullando e rifrullando una domanda: e se non è un regista… che cos’è? La risposta è abbastanza semplice. Stevan Mena è uno che ha scritto, diretto e prodotto un film su un serial killer. E ci ha fatto pure le musiche.
Sì dai, l’abbiamo capito che ci ho giocato con il paragone. Però Mena un po’ ci ha creduto di diventare “L’erede di Quello”. E ci è anche riuscito. Peccato che Quello sia Topo Gigio.

Perché? Perché? Perché? Questa domanda ci batte in testa per la bellezza di quasi due ore di film con la fastidiosità che solo il martello del vicino di casa che fa i lavori alla domenica mattina alle 7. Una domanda che ci martoria non tanto perché il film, nel suo complesso, non abbia un senso ma perché a quota minuti 7 il senso è già tutto spiegato. E quello a cui assistiamo è semplicemente una ripetizione in loop di scene già viste con qualche piccola variazione sul tema. Alcuni di voi potrebbero tirare in ballo il minimalismo di Sakamoto e credo che anche Mena c’abbia pensato. A Sakamoto intendo. Peccato che mentre cercava in wikipedia chi fosse sto cazzo di giapponese, gli attori continuavano a recitare. E la camera a riprendere.

Va beh, ve la faccio breve. La storia sinora: nel 2004 esce Malevolence. Film di Stevan Mena la cui storia sostanzialmente è riassumibile in “Rapinatori si rifugiano in un posto, il posto c’ha dentro un serial killer, il serial killer si fa i rapinatori uno a uno. Fine del film”. Uno slasher vecchia maniera. Nel 2010 esce Bereavement (ah, la magia del copia e incolla), prequel di Malevolence in cui assistiamo alla genesi del serial killer in questione. Bambino rapito da altro assassino seriale con turbe psicotiche e gna gna gna che fighettina bionda con il caschetto. Ora, Mena spara altissimo, si sente l’incarnazione 2×1 di Rob Zombie e John Carpenter e fa la cazzata. L’enorme cazzata. La butta in psicanalisi.

Il piatto principale di oggi, con extra sugo

La trama di Bereavement gioca sul parallelismo: da una parte la storia di Martin, bambino affetto da disautomia, ovvero l’incapacità di avvertire dolore (dettaglio molto fico ma MAI sfruttato) che viene rapito da un serial killer. Tra i due nasce un rapporto malato di padre-figlio che vive e si nutre della violenza a cui Martin deve assistere. Perché il pazzone ammazza le donne (teen, milf, grannies). E lo fa sempre con una coltellata in pancia. Dimenticavo di dire che il serial killer è perseguitato dalla figura di un Toro. Adesso che avete capito, tutti insieme da bravi salutiamo lo zio Freud con l’altra mano. Dall’altra il rapporto complesso della 17enne Allison Miller con gli zii che l’hanno adottata dopo che le sono morti i genitori. Allison conosce Billy che ha il padre in carrozzella e la mamma morta suicida. E di nuovo c’è Freud che va a punti. Le due storie si incontrano nel momento in cui Allison, senza alcun motivo, SENZA DAVVERO ALCUN MOTIVO, entra nel mattatoio dove vengono compiuti gli omicidi. Il finale immagino che non sia mica tanto difficile da indovinare.

Perché? Perché? Perché? Questa domanda ci batte in testa per la bellezza di quasi due ore di film con la fastidiosità che solo la sega elettrica del vicino che pota la siepe al sabato mattina alle 7. Una domanda che ci martoria non tanto per il fatto che il film, nel suo complesso, non abbia un senso ma perché a quota minuti 14 il senso è già tutto spiegato. E quello a cui assistiamo è semplicemente una ripetizione in loop di scene già viste con qualche piccola variazione sul tema.

Se il giochino di cui sopra vi ha dato fastidio, immaginatevi come potevo stare io dopo un’ora di drammi famigliari avéc settimo cielo e momenti in cui speri di vedere un po’ di truculenza ma l’exploitation cede OGNI SANTA VOLTA  il passo alla “bellezza inquietante del non detto”. E io penso che sei uno sfigato.

Il film dura quasi due ore. Io l’ho visto in due tranches perché la noia mi aveva afferrato le parti basse con ambedue le mani e ci stava giocando tipo palle cinesi antistress. Diciamo anche che l’unico pregio della protagonista Alexandra Daddario è quello di farsi venire i capezzoli duri a comando (e c’è pure Michael Biehn che fa lo zio campagnolo. Miky… ma quanto in basso… quanto in basso… e dire che ti ci avevo pure giocato con il Sega Genesis, con il tuo accappatoio bianco e il fucilone che quando lo estraevi sembrava tutta un’altra cosa).

Infine voglio citare lo stesso Mena che afferma che ha sempre cercato di dare a tutti i suoi personaggi -protagonisti e comprimari che siano- una storia prima di farli morire, per sviluppare… hum… empatia. Ma se dar loro una storia li porta comunque a comportarsi come gente con una fattara addosso che manco il tavernello scaduto allora tanto vale sorvolare che si risparmia in pellicola e minutaggio. E noi ringraziamo.

DVD-Quote suggerita:

“C’è tanto Froid. Che si scrive Froid, si legge Fruà e fa venire i capezzolini duri alla protagonista.”
Bongiorno Miike, i400calci.com

Candidiamo al Miikelangelo d'oro: i capezzoli di Alexandra Daddario



Bonus Track

Questo fa paura davvero

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20 Commenti

  1. Nicola

    alexandra daddario vs manuela velasco per Miss Canottiera fradicia di sangue?

  2. Si gioca su due categorie d’età differenti. Il confronto non regge. E poi Manuela deve recitare in REC a differenza di Alexandra che può profondere tutta la sua concentrazione in una duplice erezione capezzolizia convincente.

  3. edoluz

    lol!!

  4. galbaccio

    “…ma l’exploitation cede OGNI SANTA VOLTA il passo alla “bellezza inquietante del non detto”. E io penso che sei uno sfigato.”
    APPLAUSI

  5. Jcvd

    Bella rece, molto simpatica ;) Cmq dai c’è di peggio…un film tritapalle senza capezzoli!

  6. @Edoluz e gli altri: il prossimo che commenta LOL gli vengo sotto casa. Ognuno la legga come vuole.
    @JCVD: Bel commento molto simpatico, omaggi alla signora, i miei più cari auguri, saluti a tutti e baci ai più belli

  7. Harry Piotta - Le 400 Nappate

    Ma quindi niente Napposauro balla tutto l’anno tranne a capodanno ? Pensavo finisse come Pompo nelle casse.
    A proposito dei tanti “perché” ti sei ispirato certamente a :
    http://www.youtube.com/watch?v=7-MZ6nmArzc

  8. Mr.POP

    Io l’ho visto un mesetto fa e ho fatto una fatica boia a seguirlo, Alexandra Daddario e i suoi Golden Globe sono un mezzo di distrazione come pochi…

  9. masso

    Anche io vedendo questo film ho avuto lo stesso identico disorientamento.
    Mi sono chiesto che diavolo ci facesse Michael Biehn se poi fa la fine che fa. O che diavolo ci facesse il personaggio stesso di Billy se poi fa la fine che fa.
    Sulla fine della protagonista e del bambino invece non ho niente da dire.
    Ho pure pensato che non fosse il seguito di Malevolence ma quello del Cacciatore e John Savage riprendeva il suo ruolo di reduce sulla sedia rotelle.In rete ho letto molte recensioni che ne parlano davvero bene e io non capisco perchè.Lo trovo brutto, sciatto..senza ritmo.Il tempo si trascina.Per tutto il film c’è un tizio che crocifigge tipe in un paesino di provincia…e quello che mi chiedo è…ma in un paesino con tutti quei campi di grano che assomiglia alla terra degli amish come fanno a circolare tanti adolescenti?La scuola sembra quella di Beverly Hills.Poi queste ragazze che scompaiono…e sembrano scomparirne due alla settimana…possibile che non le cerchi nessuno?

  10. Pippo Pelo

    quello cosa di froid che si legge fruà la dico sempre pure io!

  11. Bongiorno Miike

    @masso: sul fatto che la gente scompariva e nessuno se le cagava c’ho riflettuto anche io. Poi ho visto l’ennesima canottiera tesa e ho detto “Naaahh macchisenefrega! tette!”
    @Pop: Globes… al plurale… Golden GlobeS
    @Harry: in realtà sono più sul pourquoi pourquoi pourquoi (amo le testate)

  12. Volevo fornirvi un paio di link di approfondimento.

    Qua il poster ufficiale del film, per il quale vi prego di spostare temporaneamente l’attenzione dai Golden Globes per notare la quote in alto:

    http://media.coveringmedia.com/media/images/movies/2011/02/27/bereavement_poster2_crop.jpg

    Qua la recensione da cui la suddetta quote e’ stata ricavata:

    http://horrornews.net/22558/film-review-bereavement-2010/

    Gia’. Traetene la lezione che preferite. Ce n’e’ piu’ di una.

  13. Schiaffi

    @Nanni

    Ma le quote folli per i film di merda tipo questa e tutte quelle che si trovano sempre nei poster UK sono vere o cosa?
    Che poi quotano sempre tutto, ovunque, a caso. E’ una mossa di marketing che funziona? Esistono ancora fessi che ci cascano?
    Un dubbio che mi affligge da anni.

  14. Bongiorno Miike

    @Schiaffi: mi domando acneh io perché non recuperino le quotes dai miei articoli. Dici che devo tradurle in inglese?
    @Nanni: hanno cancellato con Photoshop i candidati al Miikelangelo.

  15. Angela

    Il quote se lo fanno funziona o pensano che funziona. L’idea base del marketing è che il pubblico è stupido. Il problema è che è vero. Cmq il film non mica così brutto come è stato dipinto. L’horror è tra i pochi generi rimasti dove conta qualcosa la regia e qui non è affatto tutto da buttare

  16. Angela

    cmq visto che i fan dell’horror sono fissati con le tette (e non sarò io a fare l’errore di negare che la tipa pare averne tra le migliori in circolazione), vi segnalo che anche la mamma a inizio film pareva ben messa. Sarà la cifra autoriale del regista

  17. Schiaffi

    @Miike

    Ma guarda, temo che se non sono quote ruffiane con le solite 5 stelle disotto, difficilmente le metteranno nei km di poster nella tube.
    Faccio un paio di chiamate e vedo se si smuove qualcosa ai piani alti.
    Fosse per me metterei le vostre quote bene in grande al posto dei titoli, mentre il titolo ufficiale starebbe nell’angolino di sinistra, piccolissimo e scritto male.

  18. @angela: piu’ che la quote e’ tutta la recensione a lasciarmi basito. Sembra uno di quei commenti su IMDb lasciati da uno della produzione camuffato male. Appena ho mezzora di tempo voglio indagare.

  19. Mr.POP

    @Angela, confermo riguardo i Golden Globes anche della mamma a inizio film, tale Ashley Wolfe, davvero notevoli. Ma Alex Daddario resta cmq di un altro pianeta, credo il pianeta Milka.

  20. Angela

    POP confermo. Le ho quasi il doppio della Daddario ma con almeno 60 kg in più ma di tette me ne intendo e non se ne vedevano così da parecchio:) Sembra una polacca! Forse al livello della biondona idiota di Texas Chainsaw Massacre The Beginning.
    Nanni, non mi sorprende nulla ma sinceramente non l’ho letta. Ormai cmq siamo al livello dell’autocensura e dell’automarketta. Il marketing ha vinto. Pensate a siti di cinema come movieplayer e mymovies. Soprattutto il primo racconta una cinema in uno stato di salute assoluto, che non è quello dei suoi recensori

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