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Guardare un film solo per giustificare la visione della sua parodia: BloodRayne 3, Blubberella e la celebrazione dell’uwebollismo

Ciao, sono un’introduzione all’introduzione. Vengo prima di ogni altra cosa che leggerete qui, ma sarò molto breve, visto che servo solo a precisare una cosa: l’introduzione che segue è stata scritta prima della visione di BloodRayne: The Third Reich e di Blubberella, così da evitare il rischio di riflessioni viziate e/o falsate. Ciò detto, vi presento l’introduzione.

Ciao, sono un’introduzione. Servo per raccontare quello che è Uwe Boll, cosa significa il suo cinema e perché qualcuno lo considera, scioccamente, il peggior regista del mondo. Ora, la percezione comune è che Uwe Boll sia «quel regista che fa i film sui videogiochi». Ergo, se avete visto anche solo un suo film i casi sono due: o appartenete alla categoria di quelli che i videogiochi sono una cosa stupidina e quindi è ovvio che chiunque faccia un film sull’argomento produrrà una cosa altrettanto stupidina, oppure appartenete alla categoria di quelli che i videogiochi sono una cosa bellissima e quindi odio Uwe Boll perché fa un film sull’argomento e lo trasforma in una cosa stupidina. Per quanto dovendo scegliere io mi senta più affine alla categoria 2, credo in realtà che entrambe siano delle non-categorie: i film di Boll sono talmente kitsch – nel senso letterale del termine, cioè qualcosa di un cattivo gusto portato all’estremo e in cui non è chiaro se questa orrendevolezza sia volontaria o meno – sono talmente kitsch, dicevo, che il dubbio che in realtà Boll stia cercando di dire qualcosa di davvero importante che non riesco a capire per limiti miei mi è venuto più volte, all’inizio del nostro rapporto. Voglio dire, come fai a fare un film, intitolarlo House of the Dead, ambientare il film ovunque TRANNE CHE IN UNA FOTTUTA CASA (se escludete i dieci minuti finali) e sperare che io non cerchi un significato nascosto e altamente metaforico nella tua cacatona? Come fai a fare un film tratto da uno dei dieci videogiochi più dimenticabili della storia (Dungeon Siege, un clone cheap di Diablo con in più un asino), intitolarlo In the Name of the King e coinvolgere Jason Statham, e pensare che io non voglia venire in Germania e ABBRACCIARTI FORTISSIMO, TATONE MIO? Ti amo, Jason Statham. Ma comunque. Le domande su Uwe Boll. Le quali, alla fine, hanno una soluzione, per quel che mi riguarda.

La soluzione è: Uwe Boll è stupido.


Sopra: tipo così, solo che crucco.

Immaginate di prendere un bambino di quattro anni e dargli un pastello a cera e un foglio. Se dopo un’ora non ha dipinto Il giardino delle delizie di Bosch, ma piuttosto una casetta con il tetto triangolare, decorata con due maccheroni incollati male e un po’ di bava sulle finestre, che fate, lo insultate perché non è buono a disegnare? No, vi immedesimate con lui e con il suo bizzarro senso estetico e siete felici come lo sareste dopo essere andati a una mostra d’arte con Philippe Daverio e aver ascoltato I SUOI CRAVATTINI. Uwe Boll è così: è un energumeno crucco appassionato di birra e con la profondità di pensiero di Roberto Calderoli, fissato con le tette e i videogiochi, non particolarmente intelligente né brillante. Tipo il cugino non-sposato che viene da lontano in occasione dei pranzi di famiglia e mette tutti in imbarazzo ruttando dal naso e raccontando quanto sia bello il nuovo libro di Fabio Volo.

Allo stesso modo, guardare un film di Uwe Boll significa diventare un po’ più stupidi, accettare di settare verso il basso il proprio quoziente intellettivo e il proprio senso estetico per adeguarlo a quello di Boll stesso e in sostanza, come dicono sempre i vecchi parlando di quando erano giovani, riuscire a divertirsi con poco. Dove questo poco è un divano, della gente altrettanto disposta a sembrare scema, UN SACCO DI ALCOOL (alcool, eh, mica altro). A questo punto, prima di uscire e raggiungere il divano di cui sopra, è il momento dell’ultima considerazione: io, personalmente, amo sentirmi stupido. E quindi amo Uwe Boll e i suoi film. Buona serata, vado a scoprire qualcosa su BloodRayne: The Third Reich e Blubberella. Ci sentiamo domani, saluti anche dall’introduzione che è appena finita.

Prima, importantissima considerazione: non fate l’errore che ho fatto io, cioè guardare prima Blubberella e poi BloodRayne perché c’è QUALCUNO che deve andare a casa presto e quindi vuole vedere prima il film scemo. Non fatelo, perché BloodRayne: The Third Reich è – spoiler alert – un film noiosetto, mentre Blubberella è un non-film sublime, una parodia scena per scena di BR, girata a culo durante le pause di lavorazione, con tanto di stessi attori e riciclo di parecchie sequenze. In pratica Uwe Boll PULLED A MEL BROOKS su se stesso. Solo che, ovviamente, l’ha fatto male da dio.

BloodRayne: The Third Reich è, dicevo, un film noioso. Parla di vampiri e nazisti, di un tizio che ha fatto l’unico film brutto di Terry Gilliam e, soprattutto, delle tette di Natassia Malthe. Che qui sono grosse, tonde e molto strizzate. Non c’è molto altro da dire, a meno che non vogliate interessarvi allo spam che circonda il momento più alto del film cioè LA SCENA LESBO DI NATASSIA MALTHE, spam che comprende tra l’altro una sequenza onirica in cui c’è Hitler vampiro, qualche scena d’azione coreografata da Michael J. Fox e una lunga predica del fratello di Ron Howard riguardo alla scienza, al potere e all’immortalità. La solita paccottiglia pseudometafisica che prova a stabilire una parvenza di mitologia e canone in una storia che non sta in piedi non tanto per i suoi buchi, quanto perché è UNA CACATONA senza alcun elemento di interesse (ciao, UNDERWORLD).

Sopra: elementi di interesse.

D’altra parte stiamo parlando del terzo, surreale capitolo di una serie di film basati su una serie di videogiochi di cui a nessuno è mai sbattuto nulla manco per scherzo, dato che le tette della protagonista, supposto centro di gravità del prodotto, sono poligonali e spigolose. Quindi insomma. C’è una scena lesbo in BloodRayne, dicevo. Neanche troppo male: le tette di Natassia Malthe hanno uno screentime più che sufficiente (voto: 7,5), la seconda passera coinvolta è la classica bionda che fa da spalla nei porno lesbo – quella che gliela lecca e quindi non si vede quasi mai in faccia, voto 8 –, c’è pure un po’ di cunnilingus (voto 8 anche qui). Fine. Il resto del film arranca tra spiegoni e AMBIENTI ECCESSIVAMENTE BUI, con in mezzo della pessima recitazione e delle altrettanto pessime scintille digitali quando le pistole spareno. Se volete c’è anche una trama: Hitler vuole creare un esercito di non-morti per vincere la guerra, Rayne (che sono le tette di Natassia Malthe) lo ferma. Stop. Poi, i titoli di coda, e la voglia di passare avanti, o di morire, ma in ambedue i casi di scoprire cosa intendesse davvero Uwe Boll quando, presentando Blubberella, disse «SCHWEINSTEIGER PARODY PAULANER BLUBBERELLA ÜBER ALLES».

Sopra: intendeva questo.

Blubberella, cioè Lindsay Hollister, è obesa. Se frequentate Boll l’avrete già vista: è la moglie zozza che si fa scopare nel camper dal tizio laido in Postal. In questo film è una supereroina strizzata in un costumino di pelle, figlia di un umano e una vampira, che ama il salame in tutte le sue forme. Blubberella è fondamentalmente questo: un film sul salame. E su gente vestita da pesce che cammina nella neve. E su oggetti che fanno PEPO PEPO tipo gli ossi di gomma che si danno ai cani. PEPO PEPO, in particolare, è uno dei leitmotiv del non-film. Dove non-film significa che Blubberella non ha un filo conduttore; talmente scollegato da se stesso da assomigliare a un monologo di Maurizio Costanzo, è quasi dada – e sicuramente sperimentale e avanguardistico – nel suo essere privo di ogni parvenza di logica. È così assurdo che le scene non iniziano né finiscono, semplicemente scompaiono nel nulla. Oltre al fatto che si parla di una tizia obesa e lesbica che sogna di giocare a Risiko con Hitler – il quale ha la faccia di Uwe Boll – e ballare come Beyoncé, e ha una collezione di affettati in cantina. È un film in cui c’è il guerriero Vagisil, combattente della resistenza con l’hobby di prenderlo al culo, e una mignotta di nome Slutlana. Nulla di ciò che accade c’entra realmente qualcosa con quanto accaduto prima, il che è commendevole, se ci pensate, considerando che è basato su uno script – quello di BloodRayne, dico – semplice come un tema di quinta elementare, sì, ma tutto sommato sensato (quasi).

Ma Blubberella, dice, è una parodia, uno spoof, un metascherzo fatto di citazioni pop (Boy George! Elvis! ARGUZIA!), auto-prese in giro (more on that later) e momenti di comicità ridanciana e molto germanica. Il problema è che tutto ciò è fatto da Boll perché noi si possa ridere con lui, e fin qui tutto bene, ma è fatto talmente male che non fa più ridere, e questo fa sì che faccia ridere un casino, solo che di Boll, non con Boll. Non è un concetto banale: dovrebbe essere divertente, non lo è e quindi proprio per questo lo diventa. Prendiamo per esempio un dialogo tra il dottore che è il fratello di Ron Howard e il comandante nazista vampiro che fa circa così:

CNV: «Ma è immortale!»
DCÈIFDRH: «Sarà il medico di Mickey Rourke»

Ma no! Ma perché! Ma cosa c’entra il medico di Mickey Rourke! Ma non fa ridere! Intendo dire, non è una battuta divertente! Essere il medico di Mickey Rourke non ti rende immortale! Perché dovrebbe!

Ti amo, Uwe Boll. Anche quando fai dire ai tuoi attori: «Dobbiamo fare qualcosa, ma siccome non sono in grado di reggere una scena parlerò a caso e mi incarterò», o qualcosa di simile, E POI È TUTTO VERO. Anche quando nella scena dello spiegone – che in BloodRayne è un lungo e atroce momento di esposizione inutile accompagnato da nessun altro suono se non la voce del fratello di Ron Howard che blatera – inserisci la scritta QUESTA SCENA È NOIOSA QUINDI VI FAREMO SENTIRE LA MUSICA DI JESSICA DE ROOIJ, ed effettivamente la scena è la stessa di prima, con in più una brutta colonna sonora. Anche nel riferimento ai tanto odiati critici cinematografici, creature crudeli, «ma io sono ancora vivo», «è perché non ne hai mai incontrato uno». Ti amo perché non ha alcun senso né buon gusto, eppure io mi ti vedo, Uwe, che guardi il montato da dietro un piatto di crauti e ridi di gusto della tua simpatia. Nel suo incedere nonsense estremo ed estremamente privo di brillantezza e/o brio, Blubberella colma quel gap esistente tra i Monty Python e una pinta di Kapuziner, senza che nessuno ne sentisse realmente la necessità.

Sopra: tipo così.

E poi c’è l’importantissima questione sociale sollevata dal film, e cioè la discriminazione che il mondo del cinema fa da sempre contro le persone sovrappeso. Come dimostra questo grafico che ho rubato a ScreenRant (come ho rubato l’idea stessa di parlare del problema dell’obesità. Visto? Sto facendo come Uwe Boll! Quanto sono meta! QUANTO SONO POSTMODERNO!), il 74% della popolazione americana nel 2008 era obesa. Eppure questi oltre 200 milioni di americani non sono mai stati rappresentati degnamente in fumetti e film. Blubberella, d’altro canto, è OH LA SMETTO NON È INTERESSANTE. Blubberella è grassa, e quindi mangia tanto. Punto. Questo è il massimo che Boll riesce a fare.

E quindi non commettete l’errore di catalogare Blubberella come trascurabile film trash, né di ascoltare quei critici che lo smontano e lo ridicolizzano. Il cinema è diventato desueto, ora che c’è Blubberella: è lo zero cosmico assoluto, il punto più basso mai raggiunto di un abisso insondabile e intangibile (o almeno, che finora è rimasto intanto – si dice così, l’ho letto sulla colonnina destra di Repubblica.it). È un film che guarderei con in mano un carciofo grosso così, se fossi il genere di persona che fa queste cose (per fortuna non lo sono, ma a circa metà film ho bevuto un tè al tamarindo). È avanguardia involontaria, un esperimento nell’arte del fallire perfettamente riuscito sotto ogni punto di vista. E voi dovete fare largo all’avanguardia, perché siete un pubblico di merda.

DVD quote:

«Blubberella è un apostrofo rosa tra le parole “fai” e “su”. BloodRayne: The Third Reich, invece, è brutto»
(Bob Marley)

>> IMDb: BloodRayne: The Third Reich/Blubberella | Trailer: BloodRayne: The Third Reich/Blubberella

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29 Commenti

  1. Past & Fasul

    posso dire che seed e postal alla fine non sono malvagi…forse fa il minchione solo con i film tratti da videogiochi,della serie gli guardano solo i mocciosi…

  2. Ottima la citazione finale!

  3. Oboe with a shotgun

    Cazzo sapessi argomentare così ogni volta che voglio godermi qualche cagata di film e i miei amici mi guardano come un povero minorato, passerei come un genio del cinema.
    Chapeau.

  4. @Past&Fasul: vero, Seed non è male e nemmeno Postal, però Postal è tratto sì da un videogioco! Vabbe’ che visto com’è il videogioco era anche difficile sbagliare a fare il film: qualsiasi cosa in cui esista l’arma “fucile infilato nel culo del gatto” è un capolavoro a prescindere.

    @ernproc: ti ringrazio, e anzi, a te vola il mio pensiero, mentre mi faccio un po’ di nero.

    @Oboe: 1) hai il nick più bello di sempre, 2) vai tra, l’importante è scrivere a cazzo di cane miliardi di parole e ogni tanto inserire una foto stupida :-)

  5. Ingmar Van Peebles

    Come sei postmoderno e docostruttivista. Il mio coinquilino Derridiano ti potrebbe attaccare una pezza, guardare Bluberella con te, criticarlo, poi proporti di girare un remake ambientato a Bologna in super 8 in un unico piano sequenza. Ah, che soddisfazione. Dicono fra l’altro che il mio coinquilino è un genio. Hai pensato ad indagare con lui sul significato nascosto nel cinema di Boll? Forse è per il suo essere troppo postmoderno che ti viene male d’archivio e non riesci a coglierlo …

  6. Il_Presidente

    E che fine ha fatto Auschwitz? Quello “”””””serio””””” che stava girando in contemporanea?

  7. Pino Maiuli

    Secondo me è uno che ci fa e parecchio. Perché tra tante stronzate ha anche imbroccato roba che se l’avesse girata qualcun’altro sarebbe sulla bocca di mezzo mondo.
    Tipo Rampage, che è una signora pellicola.
    O Stoic, che aveva tanti difetti ma era di una cattiveria inaudita ed aveva un suo perché.
    O ancora Darfur, un “film di guerra” senza troppi scrupoli e buonismi sul genocidio sudanese. Niente di documentaristico, s’intende, ma molto efficace.
    Anche Postal, nella sua dabbenaggine, aveva parecchi spunti niente affatto casuali.

  8. honkytonk_man aka James Bondi

    …insomma, avrò letto almeno cento articoli sulla filmografia Bollista.

    Mai visto un suo film neppure per caso.
    Se ne parla talmente che manco fosse spielberg, prima o poi me lo devo guardà un film di sto Uwe…..
    Devo sperare che ne varrà la pena?!?!=!=!?!?

  9. Tetsuo Carpenter

    Per ma all’inizio ci credeva anche lui (a me house of the dead e alone in the dark non sono dispiaciuti), poi si è gasato ed è partito per la tangente (farcry, i vari seguiti affidati ad altri). Ne ha imbroccato un’altro paio (seed, postal, rampage) e poi via di nuovo… Mi sa che ogni tanto il suo fornitore di fiducia tagli con nesquick.

    Cmq avercene di Boll… A me sta simpatico

  10. Pino Maiuli

    no dai Tetsuo, Alone in the Dark e House of the Dead sono davvero indifendibili…

  11. Tetsuo Carpenter

    Oggettivamente tutto Boll è indifendibile. Però a me quei due li (ma anche altri suoi) sono piaciuti. Ho visto di peggio. Con Boll basta non avere aspettative.
    Ci sono i mostri, ci sono le sparatorie… Che vuoi di più? :)

    Tieni presente che io difendo anche Street Fighter…. (solo per rispetto a Van Damme).

  12. Marlon Brandon

    Dungeon Siege era un gran gioco, mulo a parte…

    Uwe Boll se lo conosci lo eviti se lo conosci non ti uccide…mi ricordo che quando usci’ Black Dahlia andai dal mio fornitore di DVD e senza esitare misi nel cestello…peccato che una volta messo nel lettore mi sono accorto che era il tarocco di Uwe li mortacci sua Boll…

    Dopo un mese ho trovato l’ originale, che stranamente aveva lo stesso ritmo di un film di Boll…

    Seed non e’ male…

  13. Uwe e’ incazzato e grezzissimo, e funziona quelle rare volte che appunto racconta cose semplici e incazzate, tipo Rampage. Rampage e’ il classico film che mi piacerebbe veder giudicato aldila’ dei pregiudizi nei suoi confronti, ma non accadra’ mai. Il resto viaggia dall’incapace noioso di quando si sforza di essere professionale (Bloodrayne 3) all’incapace irresistibilmente affascinante di quando ha una missione da compiere (Blubberella). E Uwe in missione ha piu’ senso di esistere del 90% di tutti i cineasti.

  14. Tetsuo Carpenter

    Come al solito Nanni taglia la testa al toro e ha ragione.
    Rampage l’ho visto, mi è piaciuto non poco e se sai o non sai che è un film di Boll non cambia nulla.

    Esiste un Black Dahlia di Boll? Mi metto subito alla ricerca.

  15. david

    secondo me il buon uwe ci fa, perchè non è possibile partorire quasi sempre film come blubberella, poi certo lui ha i soldi, può permettersi di fare quello che vuole (ma quanti soldi avrà perso x intraprendere questa carriera fallimentare?)… certo, magari spera ke dopo la sua morte ci facciano un film dedicato (ed wood 2)
    P.S. io street fighter non lo salverei manco per van damme, ma per quello ke fa bison

  16. Pino Maiuli

    Darfur l’ha visto nessuno, oltre al sottoscritto? Mi piacerebbe leggere un vostro giudizio. E’ sempre del buon Uwe, ovviamente :D
    E c’è Billy Zane, mica cotiche…

  17. Tetsuo Carpenter

    @david: Raul Julia era un grande attore. Ma M.Bison necessitava di tutto un altro attore (beh come il 90% del cast cmq). Un po come per Magneto degli X-men…

    Ma siamo poi sicuri che ci perda soldi?

  18. Past & Fasul

    la serie di alone in the dark è stato uno dei miei giochi preferiti da ragazzino…inutile dire che il film di boll che non contento ha messo in piedi un sequel incredibilmente peggiore assai mi ha fatto venire un attacco di ischemia.

  19. Past & Fasul

    P.S.

    i primi tempi di boll si diceva che i suoi film andassero bene in home video…

    ah!la sua ultima produzione:

    http://www.badtaste.it/articoli/zombie-massacre-ecco-il-teaser-trailer

  20. @david: in un’intervista che non trovo piu’, Dave Foley (Postal) diceva che e’ difficile tenere Uwe concentrato su cosa sta girando, perche’ e’ sempre impegnato a far casino per promuovere il film che ha girato prima e a pensare a una nuova idea per il film che girera’ dopo. E’ un (occhio all’eufemismo dell’anno) sognatore, che sa di avere un personaggio e ne gode.

  21. Conte Lello Machete

    @Tetsuo Carpenter: il Black Dahlia farlocco è di Ulli Lommel, non di Boll.
    Purtroppo.

  22. Marlon Brandon

    Conte Lello e’ tutto il pomeriggio che provo a entrare su IMDB, ma ahimè qui ci vuole il VPN ci hanno bloccato pure quello le autorità locali, pero’ ero giunto alla stessa conclusione, cioè che il farloccone e’ Ulli Lommel, di cui ho almeno un altro film INGUARDABILE, tale Green River Killer. Faccio mea culpa perché sono riuscito persino a offendete Uwe Boll con uno che veramente non ha ragione di dirigere alcunché !

  23. Tetsuo Carpenter

    Ok grazie per la dritta. Non riuscivo a trovare nulla infatti.
    Beh pero Ulli Lommel ha fatto Mirror: Chi vive In Quello Specchio che non era male. Lommel in realtà sta facendo vari film sui serial killer.

    E’ un regista che va evitato cmq.

  24. masso

    Ma Tunnel Rats è piaciuto solo a me?Io lo trovo uno dei migliori film sulla guerra mai girati. Praticamente metà del film è ambientato in questi cunicoli bui e strettissimi che i Charlie scavavano in Vietnam per spostarsi nella giungla e fare imboscate o per fuggire dagli accerchiamenti.Quando entri in queste buche non puoi piu tornare indietro ma solo trascinarti in avanti.E’ tutto tremendamente angosciante e senza speranza.C’era pure Michael Parè.
    Uwe quest’ultimo trittico sul nazismo l’ha girato coi piedi perchè ormai lo prendono tutti in giro e si aspettano queste Ed Woodate da lui e perchè i produttori i soldi glieli danno per scaricare le tasse ma lui il mestiere e la tecnica per girare le cose con dignità secondo me li aveva.

  25. overdoze

    Ragazzi, Boll ha partorito quel mezzo capolavoro che è RAMPAGE, guardatelo per dio!!!

  26. Marlon Brandon

    a questo punto devo fare il possibile per trovarlo! (Rampage)

  27. Angela

    al di là di tutto non ho mai capito come fa a girare i film. Ciò come fa a farsi finanziare certi cessoni

  28. Eiri

    Lo dico e me ne vergogno subito: a me Stoic è piaciuto.
    L’avesse girato un altro regista i critici avrebbero sbavato.
    Ok, coming out fatto, torno a lurkare nell’ombra.

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