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It’s oh so shite: The Reykjavik Whale Watching Massacre

Visto che ho una ventina di minuti liberi ho pensato di togliermi il dente e compilare il censimento dei 400 Calci. È arrivato anche a voi, no?
Da quest’anno si può fare anche online, per cui eccolo qua:

Nome del recensore: Preminger.
Cognome del recensore: Luotto.
Potenza muscolare del recensore in una scala da Michael Cera a Nathan Jones: Hillary Swank.
Avvenenza del recensore in una scala da quello dei Fichi d’India a Ryan Gosling: quell’altro dei Fichi d’India.
Titolo del film da recensire: The Reykjavik Whale Watching Massacre (ma in alcuni Paesi si intitola Harpoon, o addirittura Harpoon: The Reykjavik Whale Watching Massacre, altrimenti noto come Prego può ripetere o Il disinteresse dell’addetto marketing. Un titolo che appena l’arcivescovo di Costantinopoli l’ha letto si è dimesso).
Nome del regista: Júlíus Kemp.
Genere del film: slasher coi turisti.
Nazionalità del film: islandese.
Cose per cui è altrimenti nota l’Islanda: musica che fa venire voglia di dormire o di raschiare le unghie sulla carta vetrata dopo un minuto e venti; ci va a fare la spesa Damon Albarn; fa freddo; ci sono i geyser, c’è fica, e spesso le due cose insieme; abiti a cigno morto.
Trama del film: variegato gruppo di stereotipi turistici si imbarca su un peschereccio per vedere le balene. Vedranno invece LA MORTE.
Numero di altri film a cui questo film assomiglia: mille.

Fuorviante

Precisare qui di seguito la composizione del nucleo dei personaggi principali.
Tedesche carine?
Check.
Tardone scorbutiche in cerca di cazzo? Check.
Negro gay? Check.
Tizia fragile perché gli è morto il fidanzato? Check.
Sud-europeo caciarone fastidioso ubriaco? Check.
Se hai risposto “check” all’ultima domanda: è italiano? No! Incredibile.
Se hai risposto “no, incredibile” all’ultima domanda: è franco-nordafricano? Sì.
Giapponesi che fotografano? Check.
Muoiono tutti? Quasi.

Fosco presagio di morte prima della partenza: il capitano del peschereccio è LEATHERFACE. Sul serio. È Gunnar Hansen. Con la barba bianca. Gunnar Hansen che dice “le nostre amiche balene”.
Motivi per cui non è il caso di salire su un peschereccio il cui capitano è Leatherface: OVVI?
Allora Leatherface li ammazza tutti? No! LEATHERFACE È BUONO.
Mi stai prendendo per il culo. Giuro di no. Gunnar Hansen è buono. Gunnar Hansen è l’unico buono del film.
Fosco presagio che nel film ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in partenza: LEATHERFACE È BUONO.
Ma quindi la citazione di Tobe Hooper nel titolo deriva solo dalla presenza di Hansen? No. la cosa principale è che c’è una famiglia di psicopatici balenieri che vive su una baleniera abbandonata e va a pesca di turisti sprovveduti e poi li ammazza.

La scena dove a Gunnar Hansen gli esce il sangue

Se hai risposto “c’è una famiglia di psicopatici balenieri che vive su una baleniera abbandonata e va a pesca di turisti sprovveduti e poi li ammazza”, prego precisare la composizione del nucleo dei cattivi.
Matriarca matta spiritata? Check.
Figlio truce forte col fucile? Check.
Figlio minorato deviato colle turbe sessuali matte? Check.

Poi iniziano gli ammazzamenti? Sì.
Elencare qui di seguito gli espedienti BANALI E/O STEREOTIPATI impiegati nelle lunghe scene di caccia al gatto col topo tra psicopatici e turisti: corridoi umidicci all’interno della nave con relativi agguati a ogni angolo; gente data per morta che ricompare dietro un oblò; gente che si nasconde dietro una tendina e si piscia addosso; gente carbonizzata che spalanca gli occhi non appena qualcuno gli si china sopra per accertarsi che sia morta; figliole appese pei polsi e cosparse di sanguinacci; “tu di là, io di qua, ci ritroviamo alle scialuppe”; cellulari prendo-non prendo; creatività al minimo sindacale nell’uso degli strumenti di bordo per ammazzare le persone (si intitola Harpoon, sapete cosa aspettarvi); e più o meno tutto quello che vi viene in mente quando vi dico “slasher dentro una nave arrugginita”.

Elencare qui di seguito gli espedienti NON BANALI NÉ STEREOTIPATI impiegati nelle lunghe scene di caccia al gatto col topo: euuuuuhm. Sarei tentato di dire “nisba”, ma una cosa c’è: la sgradevolezza di fondo di TUTTI i personaggi. Non si salva nessuno, né tra gli islandesi (gli psicopatici balenieri nordico-leghisti, appunto, ma anche il mozzo che dopo un quarto d’ora di film stupra una turista e scappa, o il finto spastico anch’egli psicopatico. Non si vedeva una provincia così popolata di soli serial killer dai tempi di I saw the devil), né soprattutto tra i turisti, una masnada di stronzi inverosimili tutti intenzionalmente odiosi ed egoisti, il che è uno spaccato abbastanza fedele (a) del turista medio e (b) di come in genere vien percepito il forestiero. Sul genere slasher Kemp non ha un cazzo di nuovo da dire, ma quasi di straforo riesce a piazzare una visione del turismo come continuo interscambio di disinteresse-brutalizzazione-fastidio-odio che coglie nel segno molto più, per dirne uno, di Hostel, che sposava un punto di vista più accomodante.

And so peaceful until

Conclusione: quando avevo sedici anni e ascoltavo lo ska-punkettaro della terza ondata, tutto quel che chiedevo erano chitarre in levare e riff di fiati da affrontare a ginocchiate. Mi accontentavo di qualunque cosa avesse simili caratteristiche più un CD con la copertina disegnata a colori squillanti. Orbene: per lo più questi gruppi erano californiani, o almeno statunitensi, ma ogni tanto capitavano sparuti giapponesi, svedesi, italiani, canadesi del Québec e roba del genere. Facevano simpatia, le canzoni avevano titoli più buffi e i musicisti cognomi più esotici, ma alla fine la musica era esattamente la stessa. Testi in inglese, chitarre in levare, riff di fiati e cotillons. E il bello era che mi andava bene così: non volevo l’esotismo, o una deviazione dalla wave, o contaminazioni azzardate: volevo sentire solo quello che mi piaceva e che conoscevo già. Mettetevi pure l’elmo da vichingo o la fascia da kamikaze, ma fate pompare quelle trombette: e loro ci andavano di cucchiaio e potevano vantarsi di vendere negli USA. Con gli slasher, uguale. Harpoon è pubblicizzato come il primo slasher islandese ma il suo motivo d’interesse si esaurisce nel suo essere islandese. Altro non v’è. Vi accontentate di fiocinate da bignami con l’unica differenza che sullo sfondo c’è la tundra e la gente pronuncia la lettera ð? Acco-fuckin’-modatevi. Tutto dipende dalla vostra pigrizia. Io i miei 16 anni li ho appena doppiati, e mentre li superavo non so chi dei due abbia guardato l’altro con più pena e disprezzo.

Bellezza del film in una scala da Drive secondo chi ha torto a Drive secondo chi ha ragione: Drive diretto da Júlíus Kemp.

DVD-quote suggerita:

Il film che la pro loco dell’Islanda e un generico amore per il buon gusto non vogliono farti vedere!
(Luotto Preminger, i400calci.com)

IMDb/Trailer

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12 Commenti

  1. Che gran recensione, mitico Preminger (non ti scoccia se ti chiamo per nome, no?). Lo vedrò, mi hai incuriosito, anche solo per impressionare la gente dicendo “ho visto uno slasher islandese”

  2. Phoenix

    “Bellezza del film in una scala da Drive secondo chi ha torto a Drive secondo chi ha ragione: Drive diretto da Júlíus Kemp.”

    :)

    Peccato che il film non sia un granchè… dovrebbero fare i film così come sembrano dalle locandine, non le locandine così come dovrebbe essere il film. I locandinari dovrebbero fare i film.

  3. Herschell Lee Lewis

    Bella rece Luotto!fantastico

  4. @Lu8
    Eccomi.
    Sono talmente concuorde con la tua rece, che l’ho mostrata al nappuomo, il quale si è talmente rallegrato che ha reagito così:
    http://tinyurl.com/649jtko
    Certo che i pescivendoli assassini sono una bella idea, l’avessero ambientato a Panama, poi…
    (chissà cosa ne sarebbe venuto fuori se lo avesse diretto Walter Hill)

  5. Preminger, questa rece è in scioltezza una delle migliori di recente memoria. Scritta da Dio. Grazie

  6. cuk

    “Io i miei 16 anni li ho appena doppiati, e mentre li superavo non so chi dei due abbia guardato l’altro con più pena e disprezzo.”

    questa tra tre mesi me la tatuo

  7. Ce l’ho lì sepolto da una torma di altri file da mesi e dopo aver letto questa bomba di rece mi sa che ci resterà…
    Io i sedici li doppio ad halloween e ho il terrore di guardarli negli occhi ;)

  8. pure io ho doppiato da poco la boa e la tua frase finale mi ha gettato in un’eccitato sconforto sedabile solo con altra vodka e/o varie ed eventuali immonderie che voi umani, etc.

    è tutta una questione di spessore delle t-shirt.

    credo

  9. Uwe Pòl

    “Io i miei 16 anni li ho appena doppiati, e mentre li superavo non so chi dei due abbia guardato l’altro con più pena e disprezzo.”

    BEST QUOTE EVER, per ora la riutilizzero con 14 al posto di 16.

  10. Phoenix

    Assolutamente OT: Ma sto film? http://www.imdb.com/video/imdb/vi2464325145

  11. Recensione geniale!
    mio malgrado, è il tipo di recensione che mi porta a voler vedere il film in questione, per quanto scabeccio sia.
    A parte che già solo il titolo del film mi metteva la voglia. Temo che lo cercherò XD

  12. E’ la migliore recensione che ho letto nell’ultima ora e ne ho lette almeno 230959027305. Comunque è vero, anche a me è venuta una voglia matta di recuperarlo! Detto questo, la citazione sugli anni è davvero superba!

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