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Blood Runs Cold: dalla Svezia con quella roba lì

La Svezia è un paese dell’Europa Settentrionale, occupa la parte orientale della Penisola Scandinava con una forma molto allungata. La sua superficie è di 449.793 kmq. La Svezia confina con la Norvegia a ovest e a nord, con la Finlandia a nord-est; per il resto è bagnata dal mare. La capitale è Stoccolma. Molto sviluppati sono l’allevamento e la produzione del legname e dei suoi derivati. L’agricoltura, diffusa nella Svezia centrale e meridionale, produce frumento, orzo, avena, patate e l’horror.

SIGLA

Non mi dilungherò su Låt den rätte komma in (Let The Right One In), John Ajvide Lindqvist, Tomas Alfredson. Non dirò neppure che, a mio avviso, il fatto che Let Me In (il remake a stelleestrisce) abbia vissuto di una sorte molto migliore rispetto a tanti altri colleghi provenienti da “scene emergenti dell’horror” (penso a Quarantena, per citare un titolo a caso) denota una certa solidità nello script e nella qualità del lavoro originale.

Ora, questo Blood Runs Cold è l’esordio di un giovane regista svedese (proprio come John Ajvide LindqvistTomas Alfredson) con un nome che è un programma (ma un programma bello): Sonny Laguna. È un filmettino che si vede molto che è stato girato con due lirette scarse e che, già dalle prime cinque inquadrature, ci fa capire che siamo di fronte a un’operetta indie. Ma con molti perché.

1° perché: perché è sozzo. Ma non così sozzo. È evidentissimo che il ragazzo ama giocare in post produzione. E infatti non resiste a taroccare i colori ma lo fa con una discreta cognizione di causa e tagliando il rosso. Da una parte, infatti, gli esterni -per lo più notturni- vengono fatti virare sul blu; dall’altra gli interni vedono aumentare la curva del verde. L’effetto -specie per quanto riguarda gli interni- gioca sull’ambiguità del RGB: laddove l’immagine potrebbe sembrare “più calda”,  in realtà viene resa inquietantemente asettica. Un tricks, questo, che ricorda, detta ad accettate, alcuni lavori di Eduard Grau o quelli di un Soderbergh particolarmente ispirato (Bubble). L’inquadratura, specie sui primi piani, è spesso blurrata ai lati. Quest’ultimo escamotage stilistico ai fini della narrazione non serve sostanzialmente a un belino ed è riconducibile alla categoria “fare le fiammate con la moto”. Nel complesso il film nella sua interezza denuncia il fatto che il regista detiene un cognato che sa usare After Effect ma di direttori della fotografia, in famiglia, neanche l’ombra. Siamo comunque  fortunatamente distanti dalla Zona Infascelli (l’area perigliosa in cui il regista esclama “Non c’ho un cazzo di niente ma ho comprato ieri una Lomo Diana F+ e c’ho l’hipstamatic sul iPhoneS”).

Ti sto blurrando duro

2° perché: perché ci piacciono i videogames survival. Sonny Laguna ha giocato tanto, ma proprio tanto, a Silent Hill. Eccezion fatta per il mostro che è mutuato (per aspetto) quasi pedissequamente dal sesto capitolo della saga di SHHomecoming– (ma con caratteristiche recuperate da Smoke di Mortal Kombat), quello in cui veramente si nota il gusto del regista per il pad sono le inquadrature. Se l’utilizzo di tagli “storti” potrebbe suggerire una citazione a Renner, qualunque dubbio viene fugato dai numerosissimi movimenti ad capa du cazzum della macchina da presa, il che rende il film molto più simile a un collage di  cut scene di un survival horror che a un  prodotto per il grande schermo. La sensazione quindi è quella di passare 100 minuti di fronte ad un live action di un titolo Konami. Il che però, a ben vedere, non è il male assoluto.

Ci siamo capiti? Ok, ci siamo capiti

3° perché: perché la trama è la trama e il citazionismo è il citazionismo (ah! Il Züblime). La trama, che so che tutti quanti aspettate con ansia, è facile facile. Il che ci fa capire che in Svezia non devi essere un genio di inventiva per poterti portare a casa un finanziamento e finire al Frightfest (sì, era al Frightfest 2011). In breve: una cantante famosa viene mandata dal suo manager a “riposare” in una casa del suo vecchio paesino d’origine. Come vicino di casa, la cantante si trova nient’altri che un mostro umanoide che, avvezzo al cannibalismo, si vuole rifare la dispensa con lei, lui (l’ex fidanzato incontrato e subito ri-amato) e tutto il cucuzzaro.

Scritta così sembrerebbe un mero bodycount e invece no. Se si escludono i minuti iniziali -tristemente dedicati al teatrino dei sentimenti indie-, l’ammazzamento dei personaggi comprimari si risolve in pochissimi minuti di pellicola, delegando buona parte del film a un sadico gioco del “gatto con il topo”. Ora, se si aggiunge che a) la casa è immersa nella neve che scende copiosa b) la protagonista è una donna c) il mostro è armato di ascia, capirete anche voi che il terreno è buono per dar vita a mille e cinquecento citazioni  tutte quante da un solo film. Nel complesso però la trama, sebbene pecchi di molte ingenuità e di un andamento altalenante per quanto riguarda i momenti spavento, ripropone in maniera abbastanza convincente il tema, mai abbastanza antico, del dialogo tra l’uomo e l’incubo, sviscerando un dualismo di solitudini (reso ancora più asfissiante dal freddo ambientale) tra l’inumano -reso tale da cause a lui indipendenti- e il disumano -la protagonista che vive una vita stressante di successi pop.

Facile facile che non puoi dire di no

4° perchè: perché il Gore è che te lo spiego. Il budget, 5000 dollari (cosa importantissima che viene citata anche nel trailer), è stato speso quasi esclusivamente -a mio avviso- per la realizzazione delle scene gore che, in uno slasher che si rispetti, devono essere fatte bene e RIGOROSAMENTE analogiche. E qui ci siamo in pieno. Il film regala momenti ricchi con effetti speciali degni di questo nome. Certo non ci si discosta troppo dai consueti schizzi ematici di varia intensità, ma comunque siamo abbondantemente sopra la sufficienza.

Cose fatte ammodo

5° perché: perché ci dà in culo a noi italiani. 5000 dollari sono più o meno 4000 euro per un film che vale la pena di essere visto. Con buona pace di tutti i registi esordienti italiani che a forza di farsi seghe su D’Amato sono diventati ciechi.

Commento finale:
Non è un capolavoro e i suoi limiti ce li ha ma è un film onesto e gustoso, che non aggiunge niente di nuovo al genere slasher, che probabilmente farà gridare al solito entusiasta testadicazzo che “la Svezia è la nuova patria dell’horror” ma di cui consiglio la visione se avete un’ora e poco più libera.

DVD-QUOTE suggerita

Gratis non significa che puoi fare merda
Bongiorno Miike, i400calci.com

>> IMDbTrailer

Candidato al Miikelangelo D’oro

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14 Commenti

  1. galbaccio

    non amo gli horror (non bannatemi pliz) ma leggere le rece di gente intelligente, si.
    grazie miike, mi sei piaciuto.

    p.s.: outstanding dvd-quote!

  2. Phoenix

    A me basta la 2°. :)

  3. @Galbaccio: Non ti picciono gli horror? Non è un problema… dai… abbracciamoci
    @Phoenix: ci piacciono i Survival Horror eh? Nerdone!

  4. Schiaffi

    Un film decente per Miike?
    Micky Mouse ha saltavo il natale annullando la curse?

    La DVD-quote è stata recentemente adottata pure dai barboni di Milano contro i tramezzini distribuiti dai city angels, pare siano carenti di mortadella.

  5. @Schiaffi: mi hai fatto molto riderone.

  6. Phoenix

    Anzi di solito la merda si paga! :)

  7. Andy Crop

    Io non ho mai giocato i Silent Hill.
    Io da piccolo giocavo e gioco tutt’ora con Crash Bandicoot(ma a breve faccio un po di “Spazio Morto” con doppiatore italico d’eccezione).
    Miike,tu mi hai convinto,vedrò questo film appena disponibile.
    Concordo perfettamente su quanto gli horror siano efficaci quanto più sono girati con tecniche che donano verità alla pellicola.
    Cioè mi stanno sul cazzo i film che non usano protesi e makeup quando possibile.
    Perchè il digitale non è realistico manco per niente:si vede sempre la differenza fra la definizione di immagine del girato e quella dell’effetto sovraimposto.
    E questo per un horror,che deve essere realistico perchè deve impressionare,è un peccato mortale.
    Se la prima impressione è quella di notare che è finto,allora l’effetto è fatto male,crea distacco nello spettatore.
    Ecco perchè ad esempio durante la proiezione di Final Destination 3 io ridevo:perchè era palesemente finto,come la violenza di Tom & Jerry.
    http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=tITaznmV8iI#t=87s
    Ciò che rimane,senza degli effetti adeguati,è una commedia slapstick.
    Ironicamente,un famoso esponente di quel genere è secondo me molto più horror di molti altri film che lo sono “ufficialmente”:
    Mamma ho perso l’aereo.
    Per dire.
    Firmato:
    -il Dottor Divago

  8. @Andy: qualunque cosa tu abbia scritto la risposta è sì, davvero.

  9. Marvin Scortese

    il dvd quote mi ha spezzato, già la rece mi ha fatto fare i ghignetti scemi in ufficio, al quote mi son partiti anche gli spruzzini sul monitor e la risatona verace.

    a natale regalati un miike.

  10. Andy Crop

    @miike
    Ecco cosa succede,se commento con l’ausilio della macchina Enigma.

  11. @Marvin: non voglio sapere a quali spruzzini tu ti riferisci. Grazie.

  12. @Andy: queste citazioni nazi-colte mi danno sempre i brividi

  13. Andy Crop

    Beh,se ti può aiutare,ti posso dire la macchina me l’ha prestata Alan Turing quando sono tornato indietro nel tempo con la mia cabina blu.

  14. Azure

    Un film amatoriale che poteva essere presentato come corto-mediometraggio… E’ troppo lungo per quello che presenta e per come lo presenta..La protagonista è da dimenticare subito….

    Saluti

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