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Shark Night 3D: Sono lo Squaloa

Oggi mi spiego molte cose. Mi spiego il titolo, la caratura, la qualità del film che sto per andare a recensire. E mi spiego soprattutto la strana telefonata di ieri durante l’allenamento. Nanni stava facendo esercizi sui calci volanti e io gli facevo da sparring partner quando il telefono ha suonato. Tutto quello che ho potuto sentire attraverso la tela del sacco è stato “No, Piero. No, secondo me non dovresti. No, fa davvero schifo e l’assolo sembra fatto da un settantenne con l’artrite. No, davvero, non becca un bending neanche per caso. Come? Va beh io ti ho detto come la penso. No, no non te lo faccio un lancio. No, davvero… ci rimetto. Come? Sì lo so, i vecchi tempi insieme… va beh, fammi pensare un attimo. Guarda… forse ho quello che ti serve”. In quel momento ho sentito distintamente la calda mano del capo poggiarsi sulla ruvida juta. “Sì ok, posso inventarmi qualcosa. Ma bada che è l’ultima… Sì. Ciao Ciao. Sì. No. Fa schifo davvero. Va beh. Ciao”. Messo giù il telefono Nanni ha sferrato un quadruplo calcio volante con esplosione finale. E tutto si è fatto buio.
Va beh.

SIGLA

No. Giuro che non mi metterò a parlare dei baffi di Pelù. Né della faccia di Renzulli che mi ricorda quella volta che mi cadde la patente nei bagni pubblici della stazione di Vercelli. No. Perché ora è il tempo di SHARK NIGHT 3D!

Che è un film mediocre ma non mediocre nel senso di brutto. Mediocre nel senso di “quella roba che ho comprato al Blockbuster sull’onda dell’entusiasmo per i film della Asylum e al minuto dieci ho rimesso su Mega Shark pensando che ‘sti dieci euro li avrei spesi meglio se mi fossi comprato l’abbonamento a megavideo”. Ma andiamo con calma e procediamo per punti.

TRAMA (attenzione SPOILERONI)
Se giustamente Casanova qualche giorno fa ci ricordava la tendenza delle major cinematografiche a voler vincere facile attraverso l’arte mai doma del remakaggio che si fonda sull’assunto musicale per cui “le note son sempre sette e le melodie, gira che ti rigira, le hanno fatte tutte quindi tanto vale darsi alle cover”, posso affermare che le case produttrici più piccole applicano alla stessa teoria il moltiplicatore del WTF. Più volte lo spettatore ignaro esclama “Maccosa” più lo script è valido. Sopra i 3  Maccosa il film è fattibile. Sopra i 4 si cercano dei produttori esecutivi per incrementare il budget. Sopra i 10 il produttore ruba lo script, ne fa una copia, deposita l’originale in una cassetta di sicurezza in Svizzera e passa il resto della vita in una casetta coloniale del Kansas, sfogliando il copione e asciugandosi lacrime nel cuore della notte sussurrando “È bellissimo… È bellissimo…”. Orbene la trama:
Ci sono dei ragazzi del college che vanno a fare una gita in una laguna infestata da squali assassini, affamatissimi, grossissimi e che viaggiano più veloci di un fuoribordo [1° maccosa]. Come squali? Non uno solo? NO! Sono tanti e di varie razze e specie, compresi i piranhas [2° maccosa]. E sapete perché sono tanti? Perché ci sono i cattivi che hanno deciso di collezionarli tutti e lasciarli liberi [3° maccosa] nella laguna. Per sadismo? NO! I cattivoni hanno installato sotto la pancia di ognuno una telecamera per poter riprendere le morti degli sfortunati bagnanti in diretta [4° maccosa]. Gratuitamente? NO! Essi vogliono rendere l’attività profittevole e diventare ricchi vendendo i filmati all’equivalente americano di Ultimo Minuto in onda sulla televisione via cavo (che in Italia significa più o meno Telenorba). [5°, 6°, 7° maccosa. Game, set and match].
Ora capite che di fronte a cotanta abbondanza un qualunque produttore non potesse tirarsi indietro.

Gioca e Impara con Miike: In realtà i Maccosa sono molti di più… riesci a vederli tutti?

[un ricordo commovente]

GRAFICA
È ormai risaputo nell’ambiente cinematografico che il nuovo InDesign è stato creato dagli sviluppatori Adobe in modo tale che, qualunque cosa tu scriva in una locandina, esso ci appone di default e senza che ci si possa fare niente la parola “3D”. Son mesi che cerco di realizzare un bigliettino di auguri per mia madre ma non c’è verso. “Auguri Mamma 3D”, “Woodhouse Love 3D”, “Cento di questi giorni 3D”. Quindi ora uso Paint e vaffanculo. Per tale ragione non me la prendo nemmeno più quando, all’indicazione 3D, segue un film in cui le scene che spaccano sono tutte girate in campo lungo laterale. Shark Night non fa eccezione tanto più che a David R. Ellis (lo stesso di Snakes on a Plane) non hanno spiegato che  il 3D non è un’orologio Scuba e che la profondità per avere un buon effetto 3D non è quella sottomarina. Non si spiegherebbe infatti perché tutte le scene che minimamente potrebbero essere valorizzate dalla terza dimensione siano girate tutte quante sott’acqua, in soggettiva-squalo e con una telecamera che riproduce l’infima qualità delle riprese amatoriali. E dire che in Final Destination Nanni ha detto che non se l’era cavata neanche tanto male… Gli effetti speciali, nel complesso, si reggono in piedi abbastanza bene con il picco raggiunto dallo squalo che ti si pappa al volo con tutto l’aquascooter (qualcuno spieghi a Ellis che con Salto dello Squalo non si intende quello…). Sul resto della tecnica non mi dilungo perché tanto è tutto ascrivibile nel campo “Una puntata di Baywatch. Ora file di denti multiple”.

GAMEPLAY
Avviso ai naviganti: nonostante la laguna blu e l’alto tasso di squinziette non si vede manco una tetta per errore. In compenso c’è una delle battute “più tutto” di sempre. Uno dei cattivoni a un certo punto, guardando il bravo, buono, bello, simpatico, generoso e un po’ nerd protagonista che rischia di morire, indica una delle telecamere piazzate sotto la pancia di uno degli squali ed esclama “Vedi quella? È la stessa telecamera usata per “La Marcia dei Pinguini!”. Se a questo aggiungete che tra i protagonisti c’è quel Joshua Leonard chiamato Josh che si faceva rincorrere per i boschi della strega di Blair, il metacinema ti si appoggia sulla guancia e  l’effetto è tipo la sigla di chiusura di Sexy Bar in cui senza motivo tutti gli ospiti si spogliavano e tu non capivi bene perché. Ma godevi.

[un altro ricordo commovente]

LONGEVITA’
77 minuti tirati via a forza. Si vede che in molti punti non si sapeva come tirare avanti. È comunque sostenibile e la rigiocabilità è bassissima visto che non ha neanche il multiplayer.

COMMENTO FINALE
Io se fossi in voi lo eviterei senza troppi urli… insomma farei finta che non esista. Come quando c’è uno che si imbuca in una conversazione, fa il brilliant e allora tutti smettono di guardarlo e parlano tra di loro finché non si allontana. Dignitosa indifferenza insomma. Se poi AVETE bisogno di aumentare il numero di “scene riderone tratte da film improbabili con cui far colpo con le tipine” allora guardatevelo pure.

DVD-Quote
“Sono lo Squaloa, Sono lo Squaloa”
Bongiorno Miike feat. Emiliano Colasanti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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7 Commenti

  1. Phoenix

    “È comunque sostenibile e la rigiocabilità è bassissima visto che non ha neanche il multiplayer.” :D Si ma i prerequisiti di sistema? Non lo so se mi gira.

  2. Uwe Pòl

    Lo squaloa sono mea!

  3. John Who?

    Stavo scrivendo un commento ironico su quanto il cantante nel video assomigliasse a Solfrizzi.
    Poi ho fatto l’errore di usare Google.
    La conoscenza totale non è sempre un bene.

  4. Miike, Ti voglio Bene (Carica il Perazzi e corre ad abbattere Pelù e Ghigo)

    Bonus Track:
    http://www.youtube.com/watch?v=nRzu0zyRAC8

  5. Utcheeow

    Grazie grazie grazie.
    Sia per avermi convinto ad evitare l’ennesimo film inutile sugli squali (a proposito, ma Meg che fine ha fatto? costava troppo? la Asylum ha acquisito i diritti?), sia per aver rispolverato un Solfrizzi in versione da apoteosi.

    E io continuo a guardarlo anche a Tutti Pazzi per Amore, lo ammetto.

  6. Past & Fasul

    Rivoglio la serie b di una volta…

One Trackback

  • Scritto da FrightFest 2011: The Innkeepers « I 400 calci il 12/12/2011 alle 10:19

    […] che il Ti ha di nuovo azzeccato la protagonista, una Sara Paxton che era del tutto dimenticabile in Shark Knight 3D ma che qui, con un materiale che le si adatta come un guanto, si rivela capace di catalizzare […]

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