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The Tony Scott Thunder Challenge: Man On Fire

In cui Nanni Cobretti e Roberto Recchioni si sfidano a colpi di recensioni di film di Tony Scott, tutti, in ordine cronologico, con il reciproco contrappunto di Mauro Uzzeo (di qua) e Wim Diesel (di là). E voi applaudite.

The Tony Scott Thunder Challenge

Un uomo può essere un artista in quello che fa. L’arte di Creasy è la morte. E sta per dipingere il suo capolavoro.

Debbo premettere una confessione. Voi probabilmente vi siete fatti un’idea del Nanni Cobretti (= io) come di un duro dall’animo inflessibile e dal cuore di pietra. E ok, è grossomodo vero, ma anch’io ho i miei punti deboli. Nello specifico: i tramonti, i cuccioli abbandonati e le fan-fiction di Glee Man On Fire. Sono le tre cose che mi fanno abbassare la guardia e… no davvero, mi viene anche questa strana allergia agli occhi, mi si forma del liquido… non so se esiste un termine tecnico preciso, mi capita talmente di rado che non sono stato a consultare un medico, non so se qualcuno di voi ha un’idea. Insomma: non sto ad analizzare il perché, sarà che la mia storia professionale è molto simile a quella del protagonista, ma per me riguardare questo film è ogni volta una mazzata, non lo faccio con leggerezza e spero che mi perdoniate se in diversi punti vi sembrerò oltremodo freddo e distaccato, forse persino ostile, ma è il mio modo per difendermi e mantenere un minimo di dignità professionale. Vi ho avvisati.
L’altra premessa è che le citazioni dai dialoghi non saranno necessariamente corrette perché il mio bluray è in inglese e la mia memoria fa schifo. Portate pazienza.

Ma andiamo a iniziare: via con l’angolo di Wikipedia!
Man On Fire nasce nel 1981 in forma di romanzo scritto da A.J. Quinnell, ispirato da una storia vera e ambientato nella città che all’epoca vantava fra le statistiche più alte al mondo in fatto di rapimenti: Milano.
Nel 1987, Man On Fire diventa un filmissimo con protagonista Scott fuckin’ Glenn, comprimari interpretati da gente del calibro di Joe Pesci, Danny Aiello e Jonathan Pryce, e qualche attore del posto tipo Laura Morante, Alessandro Haber, Giuseppe Cederna e Angela Finocchiaro. A dirigere, il francese Élie Chouraqui. E non sottolineo a caso che è francese, perché nel rapporto tra il protagonista Creasy, un ex agente CIA alcolizzato riciclatosi bodyguard, e la sua protetta, una vivace ragazzina di 13 anni dalle gambe lunghe e il caschetto moro, è fin troppo facile individuare la scintilla che fece scattare a Luc Besson l’ispirazione per Léon.
In mezzo, e precisamente fra l’83 e l’86, Man On Fire era l’opera con cui l’arrembante regista inglese Tony Scott voleva proseguire la sua carriera dopo l’esordio con il non riuscitissimo Miriam si sveglia a mezzanotte. Ma le cose non erano andate per il verso giusto, e il giovane Tony aveva dovuto accontentarsi di girare un modesto film su commissione intitolato Top Gun. Qualche anno dopo, con Man On Fire ormai finito nelle mani di qualcun altro, il nostro si butterà su uno script vagamente assimilabile intitolato Revenge.
Fine dell’angolo di Wikipedia! No aspetta, ho scordato il pezzo più importante: nel 2003, Tony incontra il produttore Lucas Foster, che da anni usava il libro di Man On Fire come riferimento per cercare di realizzare film dal tono simile, e i due si convincono che è arrivata l’ora di rifare direttamente quello.
Detto questo, ci tengo a citare che la sceneggiatura viene affidata a Brian Helgeland, autore di belle cose come Nightmare 4: il non-risveglio e L.A. Confidential ma anche di porcate come Il destino di un cavaliere e La setta dei dannati, perché il Brian del 2003 è maledettamente uguale a Patata di Major League 2, mega-zeppola inclusa.
Poi va citato anche che nel 2005 arriva puntuale anche il remake di Bollywood.
Ma siccome questa non è la Bollywood Remakes Basmati Rice Challenge, a noi oggi interessa la versione di Tony.

– Che cosa pensi di fare?
– Quello che so fare meglio. Ucciderò tutti, da chi ha preso parte a chi ha fatto i propri interessi a chi alzerà lo sguardo su di me.

Allora: Tony, come primissima cosa, si sfrega le mani sogghignando.
Come seconda cosa abbassa l’età della ragazzina da 13 a 9 anni, levando dalle balle ogni vago rischio di inutili echi di pedofilia che non avrebbero giovato a niente e nessuno (tranne Luc Besson).
Come terza cosa, racimola cast & crew fighissimi con la scusa di portarli in vacanza in Italia: Denzel Washington, Christopher Walken, Mickey Rourke, Mostro Fanning.
Come quarta cosa, si fa dare 18 cineprese diverse da usare ogni giorno contemporaneamente. E non ho detto 18 per esagerare. Sono 18 davvero. Ci torniamo dopo.
Come quinta cosa, all’ultimo la mette nel culo a tutti e sposta il film in Messico. Olè! (non siete sollevati? finalmente, nel 2003, e dopo un lungo ballottaggio risoltosi all’ultimo momento, Città del Messico è stata considerata una capitale mondiale del rapimento più credibile rispetto a Milano! yay!)
La storia di Man On Fire, va da sè, è bellissima. Sono praticamente due film in uno.
Fondamentalmente per un’ora si segue questo depresso e silenzioso veterano di mille battaglie, John W. Creasy (il Denzel), che ha visto tutte le brutture del mondo e come conseguenza si è attaccato alla bottiglia. Il suo migliore amico lo chiama, gli offre questa opportunità di fare da guardia del corpo alla 9enne Pita Ramos (Mostro Fanning), figlia di un ricco industriale, e lui accetta senza troppa convinzione. Poi sapete come sono le marmocchie che stanno troppo tempo rinchiuse nelle loro ville coi genitori assenti e nessun amichetto: spaccano i maroni. La mocciosetta inizia quindi a spaccare i maroni a Creasy finché quest’ultimo non cede per sfinimento. Pita vorrebbe tanto nuotare forte forte e vincere le gare, ma è lenta ai blocchi di partenza. Creasy sa come rimediare. Per cui per spezzare la noia – e siccome almeno in acqua non può parlare – le insegna. E mentre le insegna, si affeziona. Del resto come si fa? Pita sarà anche una cagacazzo insopportabile, però è innocente e piena di vita e indifesa in un mondo orribile e *COUGH* *COUGH* dicevamo, l’affetto della bambina dona a Creasy un motivo per attendere il sole ogni mattino come non sperava gli sarebbe mai più capitato.
Uno non lo direbbe così su due piedi che Tony Meraviglia sarebbe capace di girare una situazione del genere senza cadere nel pacchiano e/o diabetico, ma cazzo, lo fa. Sapete perché amo Tony? Perché è una sorpresa continua. Uno vede Top Gun e dice “è un esageratone! è un Jeff!”, e invece no. Tony sa pompare quando c’è da pompare, e sa pure sottrarre quando c’è da sottrarre. E per dipingere il crescente legame affettivo fra Mostro Fanning e uno che dovrebbe essere praticamente la versione non-cartoon del John Matrix di Commando, ci vogliono pochi tocchi ben piazzati. Mi piace portare ad esempio una scena che i due film trattano diversamente (il libro non lo so, non ho ancora il coraggio di aprirlo): nella versione dell’87, durante un viaggio in macchina, al culmine dello spaccamaronismo della bimba e dell’inflessibilità di Creasy, la ragazzetta apre di scatto la portiera e scappa in mezzo al traffico, costringendo lui a inseguirla fino a quando lei non si intana in un bar; nella versione di Scott, Mostro Fanning apre la portiera senza preavviso, Creasy si impanica duro, ma tutto ciò che fa la bimba è andare a sistemarsi nei sedili dietro. Semplice e chiaro. E il seguente ribaltamento emotivo viene dipinto per gradi con altrettanta delicatezza. Poche cose: un orsetto, un ciondolino, “sei prigioniera dei blocchi finché lo sparo non ti rende libera”. Vi può andare o devo zittire tutti imbrogliando e giocando l’asso di briscola con la famosa scena tra Walken e Hopper in True Romance? Bene.

– Dio dice che bisogna perdonare.
– Il perdono è una cosa tra loro e Dio. Io mi occupo di organizzare l’incontro.

Creasy e Pita sono al picco dell’intesa. Creasy la accompagna a lezioni di pianoforte, che come da comune accordo lei cercherà di sabotare, ma ecco un’auto della polizia che chiude la strada, un’altra auto losca che si avvicina, Creasy che nasa tutto al volo, la piccola Pita che esce dal portone, Creasy che la vede e spara in aria come uno starter a una gara di nuoto…
Le cose vanno male. Creasy viene sparato grave. Pita viene ra… Pita (scusate).
Nanni è in piedi ad agitare il pugno, imprecare il cielo e combattere la sua strana reazione allergica negli occhi.
Passa qualche giorno. Creasy esce dall’ospedale e aspetta di riprendersi un attimino con calma, poi si organizza per fare ciò che farebbe ogni veterano della CIA a cui levassero l’unica ragione di vita.
Pita era solo una bambina, nemmeno figlia sua, tecnicamente soltanto un lavoro, ma noi non abbiamo bisogno di ulteriori giustificazioni per capire come reagirà.
Stanno per iniziare le cose serie. Sta per iniziare il bello. E siamo appena a metà film.
Creasy ora è un… uomo in fiamme. E non si darà pace finché non l’avranno pagata tutti.

La vendetta è un piatto che va servito freddo

Narrativamente, il pregio di Man On Fire sta nel grosso lavoro di documentazione e nell’impegno sia di raccontare una vicenda nel modo più vicino alla realtà possibile in termini di come funziona tatticamente un rapimento messicano medio, sia – nel contesto di un blockbuster d’azione hollywoodiano – di creare personaggi semplici ma tutto sommato umani. Durante la sua vendetta, Creasy va decisamente di scarsa tolleranza come aveva avvisato, ma lo fa per puro implacabile pragmatismo e mai per sadismo: la sua è una missione, un giuramento, e i suoi occhi sono ancora sufficientemente aperti per riconoscere eventuali innocenti. Tutti gli altri fanno una pessima fine perché non c’è tempo per ragionare diversamente.
Tecnicamente invece, Man On Fire è la massima espressione del nuovo metodo di ripresa del Tony, che lui ammette essere ispirato ai video dei Nine Inch Nails, e che io battezzo qui e oggi “Fallo di Confusione”. Si tratta in pratica di gonfiare spropositatamente il budget noleggiando 18 cineprese diverse, digitali, analogiche, grosse, piccole, lente, veloci, ad alta, a bassa, a mano, col sostegno, usarle tutte contemporaneamente, mescolare tutto il girato in un frullatore e – dopo aver invocato gli Dei Pantoniani sollevando la Sacra Paletta Cromatica del Tuono – ripennellare il tutto con le tonalità di preferenza (in questo caso Tony sostituisce i suoi caratteristici arancioni con un misto di gialli e verdi – che a voi magari sembra scemo parlarne, ma andatevi prima a contare tutti i film che parlano di eroi depressi e puntualmente buttano tutto sul grigio/blu/desaturato). Il Fallo di Confusione non suona necessariamente attraente a descriverlo, il risultato sullo schermo è meno estremo e ben più efficace di quanto suona ma c’è comunque chi non lo sopporta e persino io ammetto di non andarne matto. Ma sapete un altro motivo per cui amo Tony? Perché a differenza di buona parte dei cineasti moderni sa perfettamente che va usato solo a sostegno del tono della narrazione ovvero durante le scene movimentate o quando Creasy è tormentato/ubriaco, che gli spazi e la coreografia dell’azione devono comunque in qualche modo rimanere sempre belli chiari, e che in tutti gli altri momenti la cinepresa deve rimanere FERMA.
Su come rende la fase della vendetta non è necessario soffermarsi più di tanto, sono le cose che Tony fa ad occhi chiusi e a livello dei migliori. Le esplosioni sono tante e Denzel, come richiede il manuale, non ne guarda neanche una.

Non farti vincere dal male ma vinci, con il bene, il male.

Due rapide righe sugli attori: Denzel è in forma strepitosa, Mostro Fanning è un mostro, fa piacere per una volta vedere Christopher Walken in un ruolotranquillo e positivo ma soprattutto fa strano vedere Mickey Rourke vestito e pettinato da persona elegante/normale. L’ex-marito di Jennifer Lopez invece fa un po’ scappar da ridere. E si rivede dopo tantissimo tempo Rachel Ticotin, la donna dei sogni di Schwarzenegger in Atto di forza. E, forse perché rimasto in frigo da quando il film doveva ancora essere girato in Italia, compare pure Giancarlo Giannini.

Sul finale non mi pronuncio.
Perché in Man On Fire Tony Meraviglia ha lo slancio del film della vita.
E se ci ripenso mi viene l’allergia.

Il solito disegno della madonna di Massimo Carnevale

Il commento di Mauro Uzzeo:
Prima di partire per Città del Messico sono stato costretto dai miei amici a fare testamento. Aldilà della mia propensione ad infilarmi in situazioni che il buon senso comune definirebbe evitabili, i colpevoli di questo ufficio stampa negativo nei riguardi del centro urbano più popoloso d’occidente, sono sostanzialmente due: L’internazionale e Tony Scott.
Il primo per i suoi aggiornamenti settimanali sulle carneficine legata al narcotraffico, il secondo, per aver dedicato 130 dei minuti più interessanti della sua filmografia alla corruzione delle sue umane miserie.
Coadiuvato da uno script solido e appassionato, Scott bignama per le nuove generazioni la summa della sua poetica, bruciando l’immagine fino ai limiti della saturazione, tagliando, precipitando e rallentando fino al fermo, quanto contenuto nell’immagine.
Sulle ceneri dell’analogico, Scott rivela come si è evoluto, come sta evolvendo, come evolverà e cosa potrà, o non potrà, essere il cinema diventato digitale. Seduti, tutti zitti ad ascoltare.

DVD-quote:

“E intanto Ridley continua a puppare”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

BONUS TRACK:
Sempre nel 2004, ingaggiato da Amazon, Tony Scott gira anche un corto intitolato Agent Orange. Sarebbe questo:

Per chi non avesse ancora visto Man On Fire: eccolo, questo è il Fallo di Confusione. In Man On Fire però è più moderato e limato come si deve. In questo contesto invece, con una storiaccia idiota simile, se non si trattasse di Tony io prenderei il deficiente che ha girato questa merda e lo picchierei con le sue stesse scarpe finché non riporta la cinepresa dove l’ha trovata e torna a fare il benzinaio.
Per oggi è tutto.

Per l’altra parte della sfida, leggetevi la rece di RRobe di Spy Game, con commento aggiuntivo del nostro Wim Diesel.

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28 Commenti

  1. Afroninja Gayden

    Aspettavo questa recensione al varco. Per me il massimo della produzione TonyScottiana insieme, ovviamente, a “L’Ultimo Boy Scout” e “True Romance”. Nanni puoi dirlo che alla fine ti viene il magone e piangi come una quattordicenne di oggi al concerto in 3d dei Jonas Brothers.
    Anche a me succede.
    Ma io piango proiettili.

  2. Jcvd

    FILM MERAVIGLIOSO! Uno dei miei preferiti, l’ho visto 10 volte… Finale epico e (sigh) tristissimo. Ottimo Nanni, vinci tu 100 a 0.

  3. Pippo

    Grandissimo film e recensione.
    Non lo sapevo che doveva essere ambientato a milano, passerò il resto della giornata a farmi seghe mentali su come sarebbe stato!

  4. Oboewithashotgun

    Quando parte la brocca a Denzel a un’ora di film mi è venuto da alzarmi in piedi sul divano. adoro i film che partono lenti e arrivano a esplosioni improvvise in n crescendo di violenza. Lo rivedrò volentieri (tra l’altro lo dànno spesso in tv).

  5. Phoenix

    Vince Nanni di Netto.

  6. Jcvd

    – Che cosa pensi di fare?
    – Quello che so fare meglio. Ucciderò tutti, da chi ha preso parte a chi ha fatto i propri interessi a chi alzerà lo sguardo su di me.

    Qui, in casa mia, è partita la ola (2 volte)

  7. Enea the doctor-X

    Mi hai messo voglia di ri-rivederlo…ora!

  8. umbem

    Pita ra…Pita invece è un grande gag.
    finisce dritta nell’essential american box dove c’è Ramada arrapada.

    scena migliore per me è la tortura con l’accendi-sigari (col tipo torturato che è la versione low-fi di leguizamo)

    cristopher walken (in qualsiasi ruolo) sta a un film come baggio stava al brescia

  9. dino riise

    stavolta per me vince roberto, perchè nella sua recensione parla bene de i tre giorni del condor. e se qualcuno mi parla bene de i tre giorni del condor ha il mio voto, fosse anche uno del pentapartito negli anni ’80.

  10. And

    Standing ovation per Nanni! e per questo gran film!

  11. Dévid Sfinter

    Grande film.
    anchio molta allergia…-spoilo- scena finale lui morente, con la madre (grazie a dio, libro o sceneggiatore chessia, non hanno osato creare nessun sentimentalamorismo tra i due. Perfetto!), poi ponte, incontro con bimba, macchina coi rapitori, fine. Occhi Bordeaux.
    Grandissimo Tony.
    Grande Rece. Concordo su tutto.

  12. Drigopulp

    Voto qui, perché Spy Game da il LA alla morte del cinema.

    Qui aveva trovato una sorta di equilibrio (mandato però alle ortiche con Domino).

  13. sabospada

    si chiama sudorazione oculare..

  14. Lazy Rebel

    Questo filmone me lo sono colpevolmente perso.
    Non ho scusanti. Devo recuperarlo. E devo autoflagellarmi.

    Questo Vostro “challenge” fortunatamente ha un unico vincitore: Tony Meraviglia.

  15. Neutron

    semplicemente uno dei film di vendetta migliori in assoluto

    con un paio di scene da oscar.
    Quando lo vidi passai settimane a fantasticare su a chi avrei inserito una bomba nell ano e a chi avrei staccato le dita…

    mò me lo riguardo proprio
    rimortacci vostra,mi stò riguardando tutta la filmografia del Tony per colpa vostra..esaltandomi come un pischello!

    Comunque su una cosa non ci piove,true romance fà moooolto più sudare gli occhi

  16. Phoenix

    Se vi sudano gli occhi con true romance dev’essere qualcosa che ne sò eczema herpes sabbia orzaiolo.

    Vengeance, quello si che è sudore.

  17. Phoenix

    Ehm revenge, il concetto è quello.

  18. AlTo

    appena finito di vedere, e non credo sia allergia. è contagiosa…

  19. Phoenix

    Io la roba con Denzel dentro non riesco più a vedermela.

  20. Ryan Gossip

    mi state dicendo che fino ad oggi mi sono perso uno dei migliori Tony Scott? Colmerò la lacuna!

  21. Harry "meraviglia" Piotta - Teschio di cocco

    Sta cosa degli allenamenti notturni mi fa arrivare sempre in ritardo.
    Sono così stanco che passo la parola a Gordon Cocco. Gordon, a te:

    Gordon Cocco says: Grazie, Harry! Ecco pronta la pagella:
    Film: voto 8
    Nanni: voto 10+
    Uzzeo: voto 9
    Disegno: voto 6 (gli altri erano da 10)
    Rrobe: non pervenuto causa orchite cronica. Prenda esempio da Uzzeo per la qualità e pregnanza della scrittura.

    Beh, è proprio il caso di dire… Grazie al Cocco :)

  22. Mi ritengo fortunato allora: non l’ho mai visto! Mi aspetta una serata bellissima

  23. http://www.youtube.com/watch?v=Aeygl8_gKcE

    Nanni, so che mi vuoi bene lo stesso <3

  24. Grazie, grazie, kleenex per tutti.

    @magdalena: (fa il gesto da nonno) eh eh eh birichina…

  25. Visto il film, circa un paio d’anni fa ormai, quando lo hanno passato in tivvì. Ma ricordo che, pur avendolo apprezzato, mi aveva fatto parecchio strano.

    Adesso però, per colpa di questa recensione, mi è salita una scimmia assurda di rivederlo ;-)

  26. Matteo Pascal

    Oggi ho ricordato Tony Scott comprando dopo tempo immemore un dvd, questo dvd. Aspetto in particolare di riguardarlo con il commento di Tony Scott.

  27. Shu-Shá

    L’altra sera ho convinto mia moglie a vederlo con lo specchietto per allodole di sexy-Denzel, e alla fine la sudorazione oculare l’ha colpita pesantemente…

One Trackback

  • Scritto da The Tony Scott Thunder Challenge: Domino « I 400 calci il 26/04/2012 alle 07:01

    […] vita di Domino Harvey. Dal canto suo, Tony aveva le idee chiare fin dall’inizio: come per Man on Fire, ha intenzione di usare il Fallo di Confusione (= la tecnica dell’impiegare 18 riprese […]

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