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M’esplode il maccosometro: Livide

Non so dirvi esattamente quando, se tre o quattro anni fa, ma c’è stato un momento in cui uscivano solo dei film “insostenibili” oppure che “spingevano ancora più in là la soglia del visibile”. Roba come Martyrs, A Serbian Film, Frontier(s). Passato lo shock (oddio, signora mia, ma ha visto che shock?) del torture porn, il cinema horror ha tentato ancora una volta la via dell’esagerazione, dell’esasperazione di certi temi. Certo, A Serbian Film è un caso isolato con tutti i suoi pregi e tutti i suoi evidentissimi difetti, ma è un dato di fatto che dal 2007 in avanti il cinema di genere horror ha in parte scelto di ripartire dal sangue, dalla carne, dallo schifo. Uno dei capitoli più riusciti di questa “nuova” corrente è À L’intérieur di questi due soggettoni che rispondono al nome di Alexandre Bustillo e Julien Maury. Una donna incinta assediata in casa da una Béatrice Dalle pazza furiosa che non vede l’ora di estirpare il feto alla donna tramite arma da taglio. Niente di troppo complesso, dunque: una trama che sta su un tovagliolino di carta e un insistere sul sangue e sulla carne al limite del sopportabile. Quei film in cui, anche se sei un uomo tutto di un pezzo come me, che una volta ho visto tutta una puntata di Volo in Diretta senza MAI cambiare canale, ti viene da fare “uhmmmmmmmmmcazzofai????” e guardi da un’altra parte. Dopo la visione di À L’intérieur, i ragazzi erano entusiasti: grossi brinidisi al baretto e tutti pronti a dare credito ai due registi e sceneggiatori.

Ce ne stiamo in Francia per poter fare il cazzo che ci pare

Ce ne stiamo in Francia per poter fare il cazzo che ci pare

A un certo punto s’è pure presentata l’occasione della vita per Alexandre Bustillo e Julien Maury. Anzi, non una ma ben due volte: la prima volta l’occasone della vita s’è presentata travestita da Hollywood che ti propone di fare Halloween II. La seconda volta s’è presentata sotto forma di Hollywood che ti propone di fare il remake di Hellraiser. E loro? Eh, niente. Niente, nel senso che han detto di no, che loro preferivano farsi i cazzi loro e continuare a fare i loro film in libertà piuttosto che fare i film in US con i soldoni ma con un probabilissimo PG13 da rispettare. E quindi? Eh, niente, e quindi rispetto per voi, regaz. Bravi. Sembra poco, ma non è poco. Per cui Bustillo e Maury sono rimasti in Francia e hano fatto Livide. Vi racconto la storia. C’è una ragazza affetta da eterocromia. Scusi, prof? Scusi? Ma cosa vuole dire “eterocromia”? Madonna mia, Perletti, ma non sai nulla di nulla! Hai presente David Bowie? Sai che c’ha un occhio diverso dall’altro, no? Ah, non te n’eri mai accorto… Mamma mia come ti disprezzo, Perletti. Sì, David Bowie ha un occhio diverso dall’altro. Quello vuol dire essere affetto da eterocromia.

Come si chiamava quel film? Dai...

Come si chiamava quel film? Dai...

C’è questa ragazza eterocromica (si dirà così?) che comincia il suo nuovo lavoro. Fa l’assistente infermiera a domicilio. Ovvero accompagna un orribile ciccione a casa di alcuni vecchi e fa l’infermiera. Fa le punture, parla con i vecchi… Quelle robe lì. Tra le varie case in cui la nostra eterocromica si deve intrufolare, c’è anche quella della vecchia Signora Jessel. Una cosa inquietantissima! Una megavecchia che sta nella sua vecchia ed enorme magione, piena di roba impagliata. La vecchia Signora Jessel è pure in coma, ma è tenuta in vita dai tubi che le finiscono in bocca modello maschera antigas. Ma non solo, miei cari amici avidi di emozioni forti, forti! La Signora Jessel è stata una famosissima quanto severa istruttrice di danza classica e, proprio tra quelle mura, ha insegnato a piroettare a centinaia di bambine. Ma non è certo finita qui, miei perfidi amichetti. Tutti in città sanno che la Signora Jessel ha nascosto un tesorone in casa, ma nessuno sa dove sia. La giovane ragazza etercomica, dopo il primo giorno di lavoro, se ne torna tra le sue mura domestiche e: 1)  litiga con il padre 2) vede il fantasma della madre morta (la Dalle) suicida in bagno 3) va al pub e racconta tutt’eccose al fidanzatino, il quale suggerisce la mossa delle mosse: “Bè, secondo me vale la pena di tirare in mezzo il mio migliore amico e, noi tre, si potrebbe andare a casa della vecchia a tentare di trovare il tesoro! Se lo troviamo siamo ricchi e ce ne andiamo da questa brutta città che a me mi fa schifo stare qui!”. 4) Si mette nei cazzi…

No, per dire...

No, per dire...

E qui parte il film. Ovviamente dopo quattro secondi quattro che i tre giovani ragazzi sono da soli, di notte, in una vecchia villa piena di roba impagliata, dove c’è una vecchia orribile con i tubi nella fazza, e le stanze vuote, e la luce che salta, succede il macello e comincia a scorrere sangue e accadono cose brutte. Diffcile raccontare cosa accade, per ben due motivi: da una parte ovviamente si toglie un po’ di piacere allo spettatore. Dall’altra, aspetto molto importante della questione, succedono cose a vanvera. Da un certo punto in avanti, Livide si lascia piacevolmente andare e sembra essere molto più interessato alla creazione dell’atmosfera che a procedere con una narrazione canonica. Un grosso Maccosa via l’altro, di quelli che non si spiegano neanche per isbaglio, ma che hanno il pregio di essere funzionali; che in un film dell’orrore vuol dire che fanno paura. Per cui, a noi piace. In parte, nel suo essere praticamente solo superficie, Livide ricorda un altro film francese diretto da una coppia: Amer. nel suo omaggiare direttamente Suspiria e creare quell’arietta un po’ così, di un cinema che non c’è più fatto di elementi semplici ma ben utilizzati. Anche se – deo gratias – il ritmo non è quello catatonico del film di Hélène Cattet e Bruno Forzani. Livide è un film imperfetto, sbagliato e inferiore a À L’intérieur, ma vi garantisce un’ora e quaranta di film horror. Che di questi tempi, signora mia, non è poco. Forse non tutti sanno che l’attrice che interpreta nei flashback, la signora Jessel pre tubi nella fazza (è un po’ Alida-Valli-style) è Marie-Claude Pietragalla, famosa ballerina e coreografa francese.

DVD Quote:

“La fiera del Maccosa. Ma non sempre è un male.”
Casanova Wong Kar-wai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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16 Commenti

  1. Riccardo

    I bro l’impegno ce l’hanno messo tutto, si vede. Ma da metà in poi acasofest, belle idee buttate al vento.

    Un altro bigliettino, piegato poco così è più facile pescarlo, nella cesta dei film europei per l’estrazione dei remake ammericani.

  2. A me, vedendo la vecchia, mi viene da inserire il controller in porta 2…

    Cordialità

    Attila

  3. Phoenix

    Niente al confronto di Dracula 3D.

  4. Bread Beat

    ma quella è la mamma di bane?
    secondo Ma: ma dopo Martyrs, A Serbian Film, Frontier(s), À L’intérieur davanti a questo film non viene da dire mò basta?

  5. Un psychocinque alto ad Attila!

    (posto che a me la vecchia vista così sembra Anthony Hopkins vestito da Bane, boh)

  6. Gigos (fanbase molliccia e appiccicosa)

    Non tanto per fare il precisino della fungia, quanto per solidarietà con Perletti, secondo wiki:

    David Bowie, cantante e musicista, eterocromia apparente: il suo occhio sinistro, permanentemente in stato di midriasi per cause traumatiche appare più scuro dell’altro; in realtà entrambi i suoi occhi sono di colore azzurro.

  7. Minkia_Mouse

    Mega psycho5 ad Attila!

    Vi dirò, 400calci, mi avete incuriosito.
    Si mette in lista.

  8. tommaso

    Non ho ben capito: è un film estremo sul “maccosa…?” (il che mi intrigherebbe parecchio) o è il solito film da mujaheddin dell’insostenibile?

  9. alezz

    grande psyco5 ad Attila!
    nerdest comment of the year!

  10. Mi sto commuovendo…

    Rinnovo le cordialità

    Attila

  11. Schiaffi

    E mo questo me lo vedo anche se non credo sia piu’ truce di A L’interieur.
    Se i 2 regaz comunque hanno deciso di non girare l’Hellraiser uscito qualche mese fa penso siano stati piu’ avveduti che coraggiosi eh

  12. Barga

    Il cervo.

    Già adoro quel cervo.

    Fosse stato pure merda fumante l’avrei guardato comunque per quel cervo.

  13. Mr.POP

    I Livide sono quelli che avrei fatto a sti due sceneggiatori con un paio di cazzotti a faccia. Un film strampalato come pochi, detto che Martyrs è uno dei miei horror preferiti e che A l’Interiour non mi era dispiaciuto. Qua non ci siamo proprio, noioso e con troppi Maccosa per i miei gusti.

  14. vespertime

    Martyrs era figa la prima meta’ poi quando si da’ sul mistico/religioso faceva cagare a spruzzo. A l’Interiour nel “cilco” è sempre stato il mio prefe. tutto perfetto senza esclusione di colpi. Questo Livide l’ho visto qualche tempo fà e sono abbastanza daccordo con la recensione. Nella seconda metà (diciamo pure l’ultimo terzo del film) va un pò in vacca per via di una trama che senza nessun motivo si complica correndo troppo e non facendo capire gran che (anche se facendo uno sforzo ci si arriva). Insomma si, un film imperfetto ma bello. Se ci fossero più film del genere non mi lamenterei mica.

  15. Oh, a me è garbato proprio! Un bel horror fantasy come se ne facevano da queste parti nei bei tempi andati, ste trucidate alla Fulci/Argento sono il mio pane. E poi Chloé Coulloud che meraviglia è? Sono innamorato.

  16. Tails

    Mi ha lasciato alquanto perplesso questo film.

    Devo ammettere che un po’ mi ha inquietato ma non so di che cosa avrei dovuto esserlo. Insomma chi cavolo erano quell’accozzaglia di mostri sanguinolenti e mezzi cadaveri con cui hanno dovuto vedersela i poveri giovani disgraziati?

    Fantasmi, vampiri, zombie, streghe, fate, una nuova forma di essere soprannaturale……? Che diavolo c’entra il ballo con questi strani figuri?

    Mi sfugge poi il significato del finale e soprattutto il senso del film.

    Non sarà in ogni caso un titolo che riguarderò in futuro.

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