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Dirty Laundry: bentornato, Frank

In cui Tommasina Jane, dopo anni di tormentati sensi di colpa, finalmente capisce come si fa un film sul Punitore.
Dirty Laundry, cortometraggio di 10 minuti presentato l’altro giorno al Comic-Con, è a tutti gli effetti un fan film, creato senza scopo di lucro e senza il permesso ufficiale della Marvel puramente come lettera di scuse di Jane a noi fans per via di quell’inguardabile cagata del 2004. Compare anche Ron Perlman, e dirige Phil Joanou.
Troppo poco e troppo tardi, ma… vabbuò Tommy, dai, la buona volontà è ammirevole, sei perdonato.
Godetevelo:

Poi mi spiega l’esperto (Darth Von Trier) che in realtà il Jack non è infiammabile, ma amen.

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93 Commenti

  1. Dan

    Nanni e Redazione tutta, ma a questo punto, visto che l’argomento interessa molto, non si potrebbe fare una recensione “parallela” sui 3 film, analizzando cosa c’è di buono e di brutto?

  2. Aldo Jones

    Scusate… adesso l’ho visto ed ho realizzato diverse cose:

    1) Io voglio bene a Tom Jane, perché nel Punitore ci crede sul serio, ma è proprio vero che con Frank non c’entra una beneamata minchia.

    2) Del Punitore non ci ha capito un sacrosanto cazzo neanche lui, così come non ci aveva capito una bega Lexi Alexander che in War Zone ci ha detto “Buongiorno” appendendo Frank ad un lampadario come un fottuto gibbone.

    3) Ma che sono tutte queste piroette, bottigliate, saltelli etc. ? Questi non capiscono che il Punisher non è Neo. È semplicemente uno forte come un toro, con un arsenale nascosto nel furgone, che gente come quella che si vede nel corto l’ammazza anche solo per il semplice fatto di avergli attraversato la strada…. altro che puttana e ragazzino.

    4) Frank non avrebbe comprato una bottiglia di Jack. Frank sarebbe tornato al furgone e avrebbe preso un M60.

    Detto questo, non voglio fare il fanboy, ma il personaggio di Frank Castle lo ha capito solo Garth Ennis. Tutti gli altri lo hanno solo snaturato.

    Fanculo Tom Jane
    Fanculo Lexi Alexander
    Fanculo tutti… Frank non tornerà più… Frank non è mai stato qui.

  3. alessandro

    @Harry: i film come le fiabe hanno i loro “motivi” ricorrenti. Non è un male. Basta saperlo. Il punto, come dici, è che se il film fa schifo non importa neanche quali siano quei “motivi”.

  4. Past & Fasul

    sto corto è più bello:

    http://www.youtube.com/watch?v=Fkj4_NlZsJA

    :D

  5. Mi ero autoimposto un limite massimo di 2 commenti. Violo la regola per rispondere ad @Alessandro.
    Vedo che hai colto il riferimento ;) Mi permetto pero’ di aggiungere che la mia osservazione sugli schemi, applicata al cinema, porta a conclusioni leggermente diverse rispetto alla letteratura. Il film è già ripetitivo perché usa le inquadrature, che sono la cosa più uguale a se stessa mai inventata.
    Alla fine quello che ti rimane negli occhi di questo corto sono 2 cose: la bottiglia usata come arma e le ossa che escono fuori facile, come dal pongo. Non c’entra il Punitore. C’entra ancora meno, se pensi allo schema Leonesco applicato in marginazione. Siccome appena ne distinguo alcuni tratti riconosco uno schema, posso scommettere sul finale. E un pattern narrativo, è sempre un falso segnale rispetto alla rivelazione di un EROE. Prova ne è l’omissione dell’omicidio finale, quello del capo. Uccide tutti, ma non il capo, lasciato in balìa della folla.
    Lo farebbe mai il Punisher ?
    Ma lo farebbe mai un vero eroe ? Intendo privarsi del piacere di piacere.
    Stevie, Chuck, Sly: non lo farebbero mai.
    Ecco perché credo sia importante confrontare l’eroe con il pattern narrativo che lo racchiude.
    Quindi qua siamo più lontani dal Punitore di quanto già lo fossero i due film di merda che sappiamo. Il primo almeno era girato con aspir-azioni wooiane, ma con Chris Lambert revival. Il secondo aveva un super protagonista, ma era il nulla.
    Il Punitore dovrebbero farlo fare a Martin Campbell. Eh, sì. Verrebbe fuori un classicone che Wim ci farebbe sei o sette recensioni. Come attore quello del secondo è insuperabile.

  6. Garet

    War Zone ha avuto due grandi pregi (oltre a non essere male come film in sè):

    1- ha mostrato chi deve veramente interpretare Frank Castle in un film sul punitore
    2- col suo flop ha fatto tornare i diritti in mano alla Marvel e quindi si può cominciare a sperare

    ah è saltata l’idea di farci una serie televisiva sul punitore quindi potrebbe veramente tornare sul grande schermo

  7. @ Dan
    Questo Punisher non mi piace
    Per me il Punitore è quello originario di Zeck e poi di Baron\Janson.
    Quello che si infiltra nella jungla per tagliare la gola a gente del cartello colombiano e sogghigna mentre lo fa. Perchè Castle è pazzo, Castle è la morte, Castle odia e la polizia non può rispondere.
    Più modernamente quello di Ennis e di Corben, che finisce in apocalisse.
    In War Zone ci sta comunque una parte del Punitore che mi piace, quantomeno un protagonista credibile.
    E un razzo in culo a quello che fa parkeur.

  8. @ Aldo Jones
    Sono assolutamente d’accordo.
    Frankie plausibilmente avrebbe visto la gang, avrebbe preso un bel fucile silenziato, avrebbe parcheggiato il furgone sulla via di fuga, si sarebbe appostato in alto e avrebbe fatto saltare la testa a tutti, uno per uno in rapida successione tenendo sotto tiro l’intera strada.

  9. Cioe’, alla fine lo vedete pure voi che non siete d’accordo su chi e’ il Punitore.
    A tratti sembrate quelli che invocano la moviola in campo come soluzione ovvia ad ogni errore arbitrale e poi non riescono ad accordarsi se c’e’ rigore o meno nemmeno dopo tutta la notte davanti a 800 replay.
    Per come la penso io la base minima fondamentale per una trasposizione corretta dev’essere uno sfoggio di violenza superiore al necessario.
    E’ ovvio che non e’ (solo) quello che definisce il personaggio, ma se non c’e’ quello, non lo si distingue da un Matt Damon qualunque e non vale nemmeno la pena iniziare.
    Il film con Dolph era nella media, e il film con Tommasina Jane non ne parliamo, pareva la versione per bambini.
    A War Zone mancava quello che volete, ma ce l’aveva. E questo corto idem, alla fine ce l’ha. Per cui si inizia a parlare da questi due.
    Per me un film sul Punitore senza ultraviolenza e’ come un film su Betty Page senza tette al vento: non me ne frega un cazzo se tutto il resto e’ filologicamente impeccabile, sei gia’ fuori argomento in partenza.

  10. Aldo Jones

    @Darth

    Appunto. Frank si sporca le mani solo quando non ha alternative. Di norma preferisce le tattiche militari, come hai detto tu. Studia il territorio ( raccontando rigorosamente in terza persona tutto il suo ragionamento tattico ), si apposta e falcia tutti.

  11. Aldo Jones

    @Nanni.

    Per il punitore il discorso è un po’ complicato.

    Se non conosci il fumetto, alla fine ti aspetti semplicemente uno che per vendicare la sua famiglia ammazza tutti i criminali che gli si parano davanti e, parliamoci chiaro, da questo punto di vista il Punitore è la fiera del “già visto”.

    Ciò che ha reso il Punitore quello che è, è la costruzione psicologica del personaggio. Sentendolo ( leggendolo ) parlare tra se e se abbiamo cominciato a capire chi è, a compatirlo.

    Capisco allora che, per chi non conosce il fumetto, una scena in cui ammazza 10 persone con una bottiglia di Jack può andare bene, ma quello non è il punitore. Non è Tony Jaa. Non è Batman. Frank, per quanto fortissimo e cattivissimo, è una persona normale e ti assicuro che, in una situazione del genere, non si sarebbe andato a buttare in mezzo a 10 uomini armati con una bottiglia in mano perché avrebbe saputo fin dall’inizio che non ne sarebbe uscito vivo. Frank è un tattico, freddo e calcolatore. Non agisce mai di pancia. Non perde mai il controllo. È un fottuto terminator e se tu questo lo togli in un film, il fan non può che restarci male.

    Nel punitore il personaggio è tutto. È come Rambo. Il carisma del personaggio prevarica la storia. Se costruisci bene il personaggio hai fatto il film e in questo hanno sbagliato TUTTI.

  12. @ Nanni
    Boss stavolta dissento, sulla cosa che “basta della violenza sopra la media”.
    O meglio, non basta solo quello.
    La peculiarità de Il Punitore è la sua psicologia e il suo modus operandi, se ti allontani troppo da quello racconti solo un vigilante squilibrato standard.
    Che è divertente eh, ma raccontare Frank Castle può esserlo molto di più.

    Che War Zone delivers, invece, ci siamo.
    Non siamo alla perfezione ma ci siamo di sicuro più vicini che in altri comic-movies.

  13. Per la cronaca: io e Aldo Jones siamo due persone diverse, no perchè scriviamo cose simbiotiche.

  14. Ma io non ho detto “basta la violenza”, io ho detto “si parte da quella”. C’è? Bene, guardiamo e critichiamo il modo in cui hai elaborato il resto. Non c’è? Stai facendo un altro film, punto e basta e non dovevi nemmeno disturbarti.

  15. E normalmente sono cose che non andrebbero nemmeno specificate, ma i primi due film non ce l’avevano, e per me era come guardare un Superman che non vola.

  16. Aldo Jones

    @Darth

    EH EH EH Darth siamo solo 2 fanboys del cavolo XD.

  17. Aldo Jones

    @Nanni

    Ne IL PUNITORE la violenza, come tutto il resto, è solo una conseguenza della personalità di Frank. Non perché sia un sadico, ma perché se fai centro dentro un uomo con un M60 è normale che esploda come un palloncino pieno d’acqua.

    Partire dalla violenza è un errore. Si parte sempre da Frank. In War Zone c’era molta violenza ma era messa lì alla cazzo e non funzionava per niente.

    Poi dai… se metti Frank che ammazza un poliziotto infiltrato ( anche se per sbaglio ) tu lo uccidi fin dall’inizio il film, cazzo.
    Il Punitore non fa MAI MAI MAI, vittime innocenti. Per quanto inverosimile, data la mole di proiettili che sparge in giro, è come una sorta di superpotere. Basta una sola vittima innocente per far crollare tutta l’impalcatura del giustiziere che è al limite tra il biasimo e l’empatia. L’unica cosa che ti fa accettare il Punitore è proprio quel non fare vittime… e tu che mi fai, Lexi Alexander delle mie palle ??? ce lo metti all’inizio del film… subito dopo un Frank appeso al lampadario e un Frank che si raddrizza un naso rotto senza nemmeno una lacrimuccia… MA DAI… War Zone è una merda.

  18. >> Ne IL PUNITORE la violenza, come tutto il resto, è solo una conseguenza della personalità di Frank. Non perché sia un sadico, ma perché se fai centro dentro un uomo con un M60 è normale che esploda come un palloncino pieno d’acqua.

    Tutto quello che sto dicendo è che, cause o conseguenze, motivazioni o non motivazioni, se tu vuoi fare un film su uno che gira con un M60 o sei disposto a mostrarmi un uomo che esplode come un palloncino pieno d’acqua o lascia perdere. Altrimenti si finisce con Jane che fa gli scherzi con i ghiaccioli e non capisci perché si chiama il Punitore e non il Permalosone.

  19. Aldo Jones

    @Nanni

    Certo che “Il Permalosone” sarebbe fantastico XD. Ma come ti vengono … ti invidio.
    Su questo siamo d’accordo. Mi sembra abbastanza basilare che, se fai un film di guerra, qualche essere umano bucato ce lo devi mettere, altrimenti ti viene fuori PEARL HARBOR di Michael Bay. Ma se mi trascuri la personalità di Frank a me sinceramente me ne fotte sia del rasta che salta in aria, che del piede della sedia nell’occhio.
    Comunque, in War Zone, hanno centrato l’attore… chissà che la prossima volta non centrino anche il personaggio.

  20. @ Aldo Jones
    Da fanboy non puoi, quantomeno, non apprezzare in Punisher: War Zone la maniacale adesione estetica al Punisher di Tim Bradstreet e amare l’inside joke per il quale l’hotel dove si svolge la resa dei conti si chiama appunto “Bradstreet Hotel”.

  21. Aldo Jones

    @Darth
    Eh… caro Darth. Il problema è che io sono un fan ignorante. Io conosco solo il Punisher di Garth Ennis e ho smesso di comprarlo quando Garth ha lasciato la testata.
    Sono arrivato a leggere Il Punitore infatti proprio perché ero già fan di Ennis grazie a PREACHER e HELLBLAZER.
    Sinceramente, gli altri sceneggiatori che ho potuto “apprezzare” nella collana MAX facevano un po’ ridere ( per non dire cagare ) quindi, quando Garth ha detto “BASTA” ho detto basta anch’io, quindi le citazioni di cui parli non le ho colte.
    Ho però colto il pot-pourri fatto dalla Alexander in cui è stata capace di infilarci: L’agente Soap ( preso da BENTORNATO FRANK che con la collana MAX non ha nulla a che vedere ), Maginty ( diventato uno che fa parcour e che salta in aria in 2 secondi … mah ), Cristu e Tiberiu Bolat ( relegati ad un ruolo secondarissimo e, da trafficanti di schiave trasformati in trafficanti di armi chimiche ), Jigsaw ( preso dal Punitore classico )… a me questo metterci tutto e il contrario di tutto pur mi mettere carne a cuocere mi ha dato un fastidio della madonna. Ognuno di questi personaggi poteva dare origine a un film a se, mentre qui se li sono bruciati tutti alla cazzo relegandoli in ruoli completamente diversi da quelli che avevano nel fumetto.
    Poi l’estetica del personaggio c’è tutta, per carità, ma non è merito della regista, detto tra noi.
    Secondo me il War Zone dovevano metterci un solo personaggio… BARRACUDA XD e li ci saremmo divertiti ABBESTIA… :D

  22. Dan

    a me il periodo Ennis non piace (del resto non mi piace quasi niente di Ennis). Il periodo precedente ci mostrava comunque un Frank Castle che non era ancora una macchina assassina tout-court, c’era il rapporto con Microchip, per esempio. Ok, di umanita’ ce n’era poca, ma c’era. Nel punisher di Ennis io ci vedo Robocop col teschio disegnato.

  23. ratto reietto

    Aldo: bradstreet è il copertinista del ciclo di ennis

  24. Aldo Jones

    @Ratto
    Uhmmm da approfondire allora… anche se usa troppo le fotografie e i modelli per i miei gusti.

  25. ratto reietto

    tra l’altro mi piacerebbe capire che modello ha usato per castle.. per constantine direi rourke

  26. abraxas il commesso

    @dan

    grazie, ora che so di non essere l’unico a non tollerare ennis, mi sento meno solo

  27. Dan

    @abraxas, ricambio il ringraziamento!

  28. fre.

    @ratto
    In alcune cover mi sembra di rivedere un Tommy Lee Jones sulla cinquantina. Magari sbaglio, eh.

  29. Dai, vabè storcere il naso perchè un illustratore usa dei modelli è abbastanza folle.
    Tra l’altro, come modello per una serie di illustrazioni per El Borak di Robert Howard usò proprio Thomas Jane.
    La cosa importante di Bradstreet è che ha una tecnica che arriva quasi al fotorealismo ma fotorealista non è, anzi quando ti avvicini vedi anche che ha dei segni molto freschi e ogni tanto ha delle soluzioni quasi alla Sergio Toppi.
    È molto più che semplicemnete didascalico, googlatevi un po’ di lavori.
    Del resto non ti nominano agli Eisner 4 volte a caso.

    Di Ennis non tutto è oro e a volte quello che lo è non lo è dall’inizio alla fine, ma ci sono comunque delle gemme grosse come cocomeri.

  30. Carter

    @ Nanni: La scena del ghiacciolo è una citazione ad una vecchia storia del Puni, anni ’80/’90 o giù di lì, dove avveniva paro paro su carta. Anche a mio avviso c’ entra una sega, ma tant’ è.

    @ ratto: Il modello di Bradstreet per le copertine, Frank è un amico suo, non un attore conosciuto; e ci sapevo pure il nome ma anni di stravizi m’ hanno bruciato la memoria…

  31. Aldo Jones

    @Darth
    Da disegnatore ti dico che non è per nulla folle. Chi fa fumetti le cose deve saperle inventarle dal nulla. Le copertine di Bradstreet sono belle e finché deve fare quelle ok, ma quando devi fare un fumetto, con diecine di inquadrature e personaggi diventa un casino.
    Il bello del fumetto è proprio il fatto che prescinde dalla fotografia e puoi fare il cazzo che ti pare. Se usi le foto ti poni invece un limite.
    Devo recuparare qualcosa di Bradstreet, comunque, e andare oltre questa prima impressione che mi hanno dato le sue copertine.

  32. Dan

    Aldo, pero’ anche Alex Ross usa foto di suoi amici per i volti. E’ una scelta che non credo sminuisca la bravura del disegnatore.

  33. ratto reietto

    darth: chissà che effetto deve fare a incontrarlo in un vicolo buio, sto amico di bradstreet..

  34. Innanzitutto un distinguo: Bradstreet principalemente ormai fa l’illustratore, il copertinista e il visual designer per il cinema.
    Quindi la maggior parte delle volte è svincolato sia dalle esigenze narrative sequenziali sia dal processo di sintesi che questo comporta.
    Quando decide di disegnare più a braccio è comunque bravissimo ed ha una tecnica di inchiostrazione pazzesca, ma se scegli di fare dell’iperealismo non puoi astenerti più di tanto dall’uso dei modelli o delle referenze fotografiche, andiamo.

    Io trovo, al di la del fatto che riprende fattezze e illuminazione da modelli e foto, che anche quando prende la strada del fotorealismo sia molto fresco e che abbia una gestione del segno che pochissimi in USA hanno: per niente pupazzoso, quasi argentino, di gran classe.
    La bravura di Bradstreet non è tanto nel “uuh sembra vero” ma nell’ incredibile gusto per l’immagine e la pazzesca tecnica di inchiostrazione.
    Non ultimo: riesci a riconoscere una tavola di Bradstreet dall’altra parte della strada e non è una robetta da poco.

    Ripeto: non ti nominano 4 volte agli Eisner Awards e ne vinci un paio a vanvera.

    Poi, sull’uso dei modelli.
    Posto che Bradstreet ne fa un uso da studio di illustratore e che questo è un qualcosa che si fa da secoli in pittura come in illustrazione, trovo che sia una scelta legittima e che nulla toglie a nessuno.
    Usare un modello non è ricalcare, e anche quando la riproposizione è fedele non è così ovvio dire “he ma l’ha ripreso da una foto”.
    Richard Estes è un cretino, sulla base di questo ragionamento. O Chuck Close.

    Al di la delle fattezze e del light-sourcing o del ritrarre un oggetto (perchè poi un M60 di scorcio se fai l’iperealista, non te lo inventi) ci sta tutto il resto: i vestiti, l’ambiente, la composizione, la colorazione etc etc.
    Il modello è una base; come tu dici “da disegnatore” dovresti essere il primo a capire che queste sono dinamiche assolutamente normali e accettate nel processo creativo di un illustrazione, soprattutto se si parla di copertine e locandine.

    Dico questo for the sake of, Bradstreet non è neanche nei miei autori preferiti però insomma di fronte a “meh, usa i modelli” mi pare un po’ troppo per non puntualizzare.

  35. PS
    Sul “se usi le foto ti poni un limite”
    Non è proprio così.
    Di solito il modello e la foto da cui attingere vengono messi in posa in base a una bozza, a un idea, che l’autore ha.
    Non è che va per strada scatta una fot a un tizio a caso e poi disegna tutto a partir da quello.
    Si fa la bozza e poi si fotografano le cose che serve che siano precise come ti servono per avvicinarti alla bozza che hai fatto.
    In realtà, se vogliamo essere pignoli, l’utilizzo della documentazione fotografica in casi come questo in esempio è un esercizio creativo al quadrato.

  36. Aldo Jones

    Va beh ragazzi ma, se riducete il mio discorso a “meh, usa i modelli” mi sento insultato. Avete nominato Garth Ennis dicendo che non vi piace ed è uno degli sceneggiatori più osannati degli ultimi anni. Aver vinto 2 premi Eisner Awards non cambia nulla per me. L’eccessivo fotorealismo non mi piace troppo nei fumetti ed è una mia visione. Che poi sia un grande è fuori discussione. Qualcuno ha nominato un altro mostro che è Alex Ross che, appunto, usa molto i modelli ma donandogli quello stile anni 50 che lo contraddistingue. Anche Bradstreet ha uno stile riconoscibilissimo e una china personalissima ma è troppo fotorealistico PER I MIEI GUSTI. Comunque parlo delle copertine. Ripeto che non ho mai letto nessun fumetto disegnato da lui.

  37. Al singolare, lo ha detto solo Dan.
    A me Ennis piace, non in toto ma quello che mi piace mi piace molto.

    Poi ti ripeto su Bradstreet che se cerchi dei suoi fumetti rimani abbastanza deluso: Bradstreet non fa molto il disegnatore di fumetti, fa il copertinista per i fumetti… Con una predilezione per i fumetti che hanno un mood più “cinematografico” e noir, da li la scelta di un fotorealista con molte ombre come come lui, per introdurre il tono adulto e realistico di certe serie.
    Non c’è molta “arte sequenziale” nel suo curriculum ma principalmente illustrazione.

  38. Woody Alien

    Il Punitore Progresso ci dimostra che l’alcool fa male. Secco in faccia.

  39. barbalbero

    Ok, so già che tanto mi ricoprirete d’insulti per il nick poco calcioso (o da frocio, vedete voi) o perchè il mio stile di scrittura non è sufficientemente asciutto, o abbastanza rococò, a seconda delle stagioni, ma non potevo esimermi dallo scrivere una semplice domanda:

    Ma di che minchia state parlando?

    Sono 87 commenti di gente che discute “ma il Punitore non è così/si è così” e siccome di Comics ne mastico un pochino, posso dire che siete fuori strada alla grandissima.. Cioè, ma cos’è il Punitore, no perchè se c’è un personaggio Marvel scritto “ognunocomeglipare” è proprio Castle.. negli ultimi 10 anni è stato: L’Angelo vendicatore di Dio, la Groopie di Cap durante Civil War, fatto a fette dal figlio ancorapiùpsicopatico di Wolverine, e uno Zombie (Frankelcastle).

    E tutto questo senza contare la linea Max dove un Castle “fuori continuity” era semplicemente uno grosso con le armi che ammazza gente brutta in modo brutto.

    Quindi uno brutto con furgone scassato che ammazza gente in maniera parecchio brutta con una bottiglia di Daniel’s in vibranio è “il Punitore?”.

    Orco mondo se lo è..

  40. @barbalbero: ti posso insultare per il paragrafo introduttivo più pretenzioso del mese?

  41. Aldo Jones

    @barbalbero

    Per me esiste solo il Punitore di Ennis, cioè quello più “adulto” sia come contenuti che come età del protagonista, che poi è quello a cui si sono ispirati per il film con Tom Jane ( Bentornato Frank ) e War Zone ( un po’ di tutto ). Tutte le altre incarnazioni fumettistiche del Punitore, secondo me, cinematograficamente renderebbero quanto un due di coppe nella briscola a bastoni. Se le due versioni di cui sopra non hanno incontrato è solo per incapacità della produzione. Questo però è un mio personalissimo parere.

  42. barbalbero

    @nanni fammi quello che vuoi, con o senza preservativo

  43. @barbalbero: pagliaccio! (tutto qui, alla fine non era un peccato mortale)

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