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HUMANS VS. ZOMBIES: ma di cosa stiamo parlando?

The Curse of Miike. Part 3: Morituri Te Salutant
ovvero
Quella parte dove Miike decide di recuperare in giro della gente a caso, legarla a un divano e costringerla a condividere la maledizione. Tipo Torture Porn, solo che al posto del Porn c’è più una cosa tipo “le punture di zanzara sulle dita dei piedi”.

 

Djoh, Miike e voi che pagate pegno

 

TRUE STORY:
Nei college americani c’è un gioco che sta spopolando e si chiama Humans vs. Zombies. Sostanzialmente stiamo parlando di un role game basato su guardie e ladri con l’aggiunta delle dinamismo derivante dal “Ce L’hai!“. Avete mai giocato a Ce L’hai? Dai che l’avete fatto… è quel gioco dove uno è un inseguitore e tutti gli altri sono inseguiti. Quando l’inseguitore tocca qualcuno grida “Ce L’hai!” e quello toccato diventa inseguitore mentre l’inseguitore diventa inseguito. Un po’ come quando ci si dà le suore per strada, ma con più action. E comunque io ho smesso di dare le suore quando una (suora) mi è passata di fianco e mi ha detto “Tua” toccandomi la spalla. Da allora non ho più dato le suore a nessuno.

La premessa è indispensabile perché già in essa si annida la prima delusione. Già infatti mi pregustavo un film sull’EXPLOITATION MAXIMA del concetto di Versus applicato agli zombies. Uomini contro Zombie. Bonjour monsieur de lapalisse. Ero pronto alla roba più ovvia -ma probabilmente anche gustosa- del mondo e invece mi sono ritrovato il passatempo proto-nerd dell’insopportabile popolo delle confraternite americane (il primo che dice “Sì… però Landis” muore). La seconda cosa è la dark comedy. Per esperienza personale: quando un horror non fa paura, i siti di cinema di genere, non avendo il coraggio di scrivere “Un horror moscio come un disco dei Baustelle”, applicano di default la dicitura “commedia”. L’operazione di etichettamento è, in questo caso, del tutto aprioristica: non vi è infatti alcun paragone con le opere precedenti che hanno, scientemente, contribuito alla creazione del “tipo”. Dico così perché se si fosse provveduto a porre a confronto Human vs Zombies con film quali Dance of the Vampires o, per focalizzarsi sul tema zom-com, King of the Zombies, Zombies on Broadway e gli sputtanatissimi stra-cult Shaun of the Dead e il lievemente sopravvalutato Zombieland, si sarebbe capito che Human vs. Zombies della commedia non ha nulla. Non ha il ritmo. Non ha i personaggi. Non ha le gag. Non si ride.

È quindi HvsZ un film di zombie classico? No. E non lo è nella misura in cui canna completamente le premesse. Un film di zombie non parla quasi mai di zombie. Lo zombie, il non morto, il “ritornato” è da sempre un’allegoria. Penso di poter affermare, senza tema di smentita, che lo zombie è forse una delle metafore narrative più raffinate e una delle espressioni satiriche più ficcanti che siano state mai create. In primis lo zombie non è il Male. Lo zombie non è il vampiro. Non è la mummia. Non è il monstrum -il prodigio-. Lo zombie non è figlio del sovrannaturale quanto più un prodotto tutto umano. Esso infatti nasce (anche nella realtà vuduista) dall’uomo e in esso si risolve. E non potrebbe essere altrimenti: lo zombie è infatti il frutto della crescente dissociazione che la società ha iniziato a coltivare a seguito della rivoluzione industriale (non a caso Frankenstein -il primo zombie latu sensu- nasce in quegli anni). Lo zombie infatti rappresenta il rifiuto che la classe borghese ha per le proprie origini volgari e contadine. Esso infatti proviene dalla terra, da essa nasce -anche visivamente, porta abiti sporchi di fango, sdruciti e risponde esclusivamente a necessità biologiche di nutrimento. Il cibo dello zombie è spesso il suo cervello dell’uomo. Sebbene di tale atto vengano date numerose interpretazioni -mutuate, e non potrebbe essere altrimenti, dal pesantissimo bagaglio interpretativo che l’atto del cannibalismo reca sia in termini filosofici, sia in termini religiosi e antropologici- credo che possa trovare spazio, tra le varie letture, anche la più semplicistica visione del terrore (dell’intelligencija borghese) per l’imbarbarimento dei costumi. Lo zombie si ciba del cervello ma rimane zombie e anzi, trasforma l’uomo “civilizzato”, a sua volta in zombie. Lo zombie peraltro è l’anti-uomo per eccellenza: con lo zombie non si può empatizzare in quanto esso non ha individualità ma trova un proprio senso -anche horrorifico- solamente in quanto collocato all’interno di una società di suoi pari.
Infine, e qui vado a chiudere, lo zombie è un essere completamente e totalmente laico. Nasce dall’uomo e desidera solamente l’uomo. Per tale ragione, a mio avviso, dovremmo tutti volergli un po’ più bene.

A questo punto: secondo voi HvsZ tiene in considerazione tutto questo? Ovviamente manco per il beneamatissimo. Il film infatti si risolve esclusivamente nel “Cave a Signatis” e a poco, se non a nulla, vale la trovata -ripetuta peraltro due volte- di inquadrare la scritta “Umanistica” (riferita alle rispettive facoltà universitarie) e farvi avvenire dietro il fero pasto di ugolinica memoria. La trama ve la riassumo, ma potrei anche evitarvela.

Pronti… via.

«Sono il moderatore di “uomini contro zombie”, il depositario del regolamento che deve rendere il gioco più verosimile possibile. Ne so un cifro sulla gente verde marcio che mangia altra gente. Arrivano gli zombie veri. Scappo con il mio compagno di stanza e le due tipelle che passavano di lì per caso. Mi ci scappa anche una trombatina. Ma lei poi diventa uno zombie.»

Fine.

 

No! Il sequel no!

Brian T. Jaynes, il regista, non ha idee e usa gli zombies esclusivamente come pretesto per far zampillare un po’ di sangue qua e là e far correre gente in lungo e in largo. Avrebbe ottenuto lo stesso risultato con un’improvvisa epidemia di mestruazioni durante la “grande carestia degli assorbenti”. Ma parliamo di Brian T. Jaynes. Brian “Aspic Hand” T. Jaynes: l’unico uomo in grado di far traballare un’inquadratura con cavalletto. La sensazione che pervade l’intero film è quella di una sua totale mancanza di visione d’insieme che pervade qualunque scena. Le inquadrature non hanno senso e con loro buona parte dell’azione che si svolge a schermo. Esempio? Sparatoria nell’ospedale. I protagonisti di prendono a male e scappano di corsa. Usciti dall’ospedale però si fermano e ricominciano a camminare tranquillamente. E il WTF vola. Non ha senso nemmeno la fotografia, gestita esclusivamente in post-produzione. I colori sono integralmente realizzati attraverso interventi massivi di After Effect che lasciano macchie di colore alieno e fluo sulle lampade. È l’orrore.

Un lievissimo intervento in post produzione

 

 

Ma non quell’orrore. Quell’orrore lì non c’è proprio. Colpa di effetti speciali davvero poco convincenti, di un make up terribile ma soprattutto per colpa delle figurazioni. Non ci vuole un genio per interpretare uno zombie, specie nelle scene di massa. Eppure anche la gente chiamata a mugugnare -e a muoversi come se avesse una sola cosa in mente- si comporta come se si vergognasse di prendere parte al film. Nessuno ci crede. Molti evitano addirittura le inquadrature frontali. È tutto all’insegna dello svacco totale e così appare, a un certo punto, il libro Zombie Apocalpse.

 

Trivia: In questa immagine c'è qualcosa che non va. Chi riesce a vedere cosa?

Ora, se questo è il punto di partenza, se nessuno c’ha voglia nemmeno di ristampare una cazzo di copertina fake, immaginatevi gli attori quanto possano crederci. Ma su questo tema lascio la parola al nostro Djoh che scriverà per noi parte della recensione.

 

Ciao, sono la gente a caso. Sapevo a cosa andavo incontro, solo che Miike possiede un fascino altamente inebriante e poi mi ha parlato di qualcosa che finiva con “porn”. Solo che al posto del “porn” c’era più una cosa tipo “le punture di zanzara sulle dita dei piedi”. Comunque in tutto questo sono riuscito a scampare alla Domanda che pone Miike per selezionare i suoi poverinos («Sei tu un dio?!» «No.» «Allora muoooriii!!!») quindi eccomi qui.
Postilla prima di cominciare: diciamo che sull’horror non sono ferratissimissimo, anzi. So che molti di voi penseranno che merito di essere esposto ad una satanica pioggia di tizzoni ardenti ma tant’è. Mi dispiace. A me piace la violenza gratuita ed innocente del cinema action, non la morbosità dei matti che tagliuzzano laggente col temperamatite. Esplosioni, non torture. Son gusti.
Per questo ho evitato la fatidica Domanda di Miike: son qui in quanto spettatore inconsapevole e vergine di cinema horror. Ma ho già pagato, son stato sottoposto alla visione di questa chicca che è Humans VS. Zombies (sto ancora aspettando la satanica pioggia). Giudizio a caldo: una merda inusitata. Giudizio a freddo: una merda inusitata. Ma brutta proprio a prescindere.
Comunque sua bassezza Bongiorno Miike mi ha ordinato di parlare dei personaggi («Miike comanda e vuole: devi vedere e scrivere» «Ma non avete un ventilatorino?» «Scrivi e soffri, non ti piace l’horror»). Già il Sommo vi ha accennato come tutto l’insieme del film fosse una cosa priva di senso da qualsiasi punto di vista, un abominio narrativo e visivo, ma è andato oltre, ha peccato anche dove non si può sbagliare.
Apriamo il capitolo patata: È UN FILM CAPEZZOLO-FREE. E se fai un film di merda, perché lo sai che è un film di merda, se non ci metti neppure questo allora perdi e perderai per sempre. Il problema di HvsZ è che non presenta davvero nulla d’interessante: non fa paura, non ha ritmo, non ci son sorprese, è senza fantasia e non si perita di titillare nemmeno il grado-zero dell’intelletto umano: la cara vecchia fàiga. Errore capitale, considerato che una delle due protagoniste è la versione fine di Alexis Texas. E l’altra è meglio. Ma sul capitolo somiglianze tornerò dopo.
Seconda cosa: parlano. Il vuoto lasciato dall’assenza di capezzoli, morti brutte, buon senso e sceneggiatori è colmato da parole. Tante parole. Tante tante parole. Tante tante tante parole. Avete presente le frasi fatte brutte recitate da cagnacci? Ecco, peggio. Roba che se i Jalisse fossero morti farebbero a gara di capriole nella cripta. Uno stracciamento di maroni che La corazzata Potemkin è davvero una cagata pazzesca.
Solo su una cosa Brian Truffolone Jaynes ci ha preso: gli attori. Oddio. Ha fatto la magata facendo la figura de mezzo pirla mezzo genio, roba che se apprezzi le strizzatine d’occhio ridacchi, roba che se godi nel fare polemica cominci a considerarla gherminella olimpica, la furbonata 2.0. Il cast è fatto quasi tutto da sosia di attori famosi. È opinabile, ma ho condiviso la visione col Sommo, e lui non ha opinato.

Tommi (detta anche ‘a ricciolina sorca): Dora Madison Burge. È la shbarbie maledetta, quella ribelle che gioca ai videogiochi, delusa dall’ammore e che sa cosa vuole da un uomo. Alla fine del film si foggierà di un bell’ombrellone chiuso a mo’ di zainetto. Ma perché? Voto: 6 – Almeno è gnocca. Ma tanto. Ma non mostra né tette né altro.

Amanda: Melissa Carnel. È la bella del film, “la ragazza più popolare della scuola” ma con sentimenti e sensibilità. Unico pregio: come sopra, Alexis Texas, però magra. Ovazione moderata. Voto: 4 per il capezzolo che sfugge. Di profilo. Questo, come tutto il resto, è noia.

 

Frederic Doss: Frank la guardia. Lui sapeva tutto fin dall’inizio. Flashato com’è con le dietrologie per una volta ci becca, ma quando ormai son tutti zombie. Zimbello tra le guardie della scuola, dove sono in due: lui e quello che gli dà le taracche dietro le orecchie. Voto: 6 per la bruttezza, per la somiglianza con Tim Roth e per la parte di sei secondi sei che ha in Transformers. E per lo sguardo. Indomito.

 

Chip Joslin: Brad. Jack Black versione emo. Ciccione odioso e arrogante, di quelli tipo gli aggressivi repressi che appena capiscono che possono dar giù di legnate si prende benissimo. Voto: 2 – È un finto ciccione, in verità è solo robusto. Peccato. E poi quel caschetto. Voto – bis: 9 – L’attore che lo interpreta ha 45 anni.

Avere 45 anni oggi

 

Jonah Priour: Danny. Lo sfigatello scimmiato con gli zombi che non sa manco cos’è una poppa, soffre di erezioni ed epistassi violenta ogni qualvolta veda la bella Amanda. Grazie al suo manuale sugli zombie la salva, e da vero uomo la limona duro. Come tutti gli altri parla tanto, troppo. E frigna. Lui ricorda il Kevin Bacon di Footloose, ma forse riesce ad essere un po’ più marisa ancora. Voto: 3 – lo vedi e dopo un secondo ti ha già rotto il cazzo.

 

L’ultimo tizio inutile che non ho voglia di andare a vedere come si chiama: l’ultimo personaggio (non) degno di nota. Lui ci prova e ci prova per tutto il film con la bella e ribelle Tommi. Dopo ORE di segoni mentali a tre mani riesce a bombarsela. Forse. Assomiglia per dieci secondi a Hugh Grant con gli occhietti bassi da Schnautzer, cosa che acuisce il suo essere davvero inutlie. Ma almeno ha personalità. Voto: 3,5 – Vedo non vedo. Eroe.

 

DVD-Quote suggerita

È senza vergogna!

Bongiorno Miike, i400calci.com

 

 

15 Commenti

  1. blueberry

    trivia: lei ravana (=appone le sue dita attorno alla circonferenza del membro di lui) il tizio ma non sono nudi, grave, lei sembra pensare ad altro, gravissimo, e lui invece ne sembra quasi soffrire, gravissimissimo, e de l tocco e della situazione in se. Ho vinto qualche cosa? Non venire a dirmi che lo scopo del gioco era parlare di libri e copertine adesso….

  2. Gigos

    L’analisi sociologica del non-morto mi ha ricordato fortissimo la famosa vignetta di Zerocalcare (quarta di copertina del libro) in cui lui spiega al padre che “i vampiri sono i dandy fighetti del mondo dei mostri, i borghesi, mentre gli zombie sono il proletariato”.

  3. Bongiorno Miike

    @Gigos: Ah! Il vecchio Calcare!
    @Blueberry: bella interpretazione ma non ho sentito il cuore. Non sento la passione.

  4. Michael Jail Black

    Lei lo tocca e lui si addormenta.

    P.S.: Ma quello nel’ultima foto e Jacke Blacke?

  5. Bongiorno Miike

    @Michael: la versione discount

  6. @blueberry: quella sarebbe stata la vera Alexis Texas, lì invece erano solo squallidi momenti di insipido amore adolescenziale. Per questo s’è finiti a parlare di copertine. Momento di silenzio.

  7. q

    zombi apocalpse?

  8. Trivia.
    Pezzo migliore dell’estate e nuovo tormentone.

  9. blueberry

    e mettetevi d’accordo, c’azzeccai (=m’avvinai)? Se, come suggerisce miike no, allora scelgo la busta numero tre e rifiuto i premi: ci sono tante cose: 1. Il cuscino di pura lana merinos, che schifo! 2. Il telefono spento (scuote perplesso il capo proferendo innumerevoli nzunct). Dovevano riprendersi con la videocamera mentre porcavano, cosi, per conservarne memoria 3. L’orsacchiotto. É inquietante stringerlo al petto mentre accanto a te c’é qualcuno che dovrebbe godere. 4. Ok ho capito! In realtà egli dorme nonostante ella si sforzi di tenerlo su (in tutti i sensi)….

  10. Bongiorno Miike

    Blueberry: mi sta facendo notare tantissime cose che non vanno in tutto il complesso. Più di quante ioe DJOH avessimo mai visto.

  11. Gargaros

    Propongo di cambiare il gioco in “Trova la cosa che va”.

  12. Aldo Jones

    Bella recensione Miike. Mi sono divertito.

    Unico appunto: secondo me è sopravvalutato anche SHAUN OF THE DEAD.

  13. blueberry

    eh, quindi? la final solution qual è?

  14. Gargaros

    Il titolo del libro cannato.

  15. blueberry

    apocalipsi nau, film di frensis ford coppppola, musica dei dddors

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