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Frightfest 2012: Hidden in the Woods

Non sono cose simpatiche con cui iniziare un post, ma se Tulpa è stato sicuramente il film più chiaccherato del festival, tra chi non gli ha perdonato il doppiaggio spezza-atmosfera e chi invece l’atmosfera se l’è goduta, c’è stato un solo film in cui il giudizio negativo è sembrato ingiustamente unanime, ed è questo Hidden in the Woods.
Vedete, a me piace spiegare le cose come funzionano, e frequentando il festival da cinque anni ho avuto la (s)fortuna di assistere a una vera proiezione storica in negativo: trattasi di Bubba’s Chili Parlor, altrimenti noto come “vostro cugino viene fulminato sulla via del guerrilla filmmaking e decide di spendere con enorme pazienza i successivi 80 weekend della sua vita a girare un lungometraggio di zombi con parenti, amici e tanti guai”. L’opera conclusa vinse un concorso amatoriale dell’Horror Channel, che come primo premio prevedeva appunto la proiezione al Frightfest, dove questo povero 44enne dall’Oklahoma si presentò con la figlia di 10 anni (la zombi principale) e ci venne dato in pasto così, senza contesto, anzi, con due pagine di diario delle riprese nel programma ufficiale del festival, come se fosse il nuovo Bad Taste o che cazzo ne so. Si trattava, al contrario, del volenteroso cortometraggio senza idee della porta accanto, girato con enorme amore e pazienza e gonfiato a 80 minuti che sembravano 180. Il più grosso “bravo ma basta” che io abbia mai pensato in vita mia. A film finito, eravamo tutti in terribile imbarazzo, e il Q&A seguente fu uno dei più luminosi casi di cortesia ed educazione inglese a cui io abbia mai assistito (“complimenti per l’impegno! quanto è costato? che brava la bambina! e quella zucca marcia dipinta sembrava quasi una testa vera!”). L’anno seguente nemmeno gli organizzatori si vergognavano più a usare Bubba’s Chili Parlor come leggendario metro di paragone negativo per ogni film proiettato al festival, e ancora oggi scappa di sentirlo nominare come il più cattivo degli inside jokes. Il lieto fine è che buttando un occhio a IMDb pare che Joey Evans, il suddetto 44enne, abbia continuato indomito a sfornare lungometraggi che nessuno guarda, sempre con la figlia protagonista.
Detto questo, Hidden in the Woods ha sofferto un simile problema di contesto, nel momento in cui nemmeno i suoi valori produttivi sono esattamente lussuosi ed è stato comunque proiettato nell’enorme schermo principale, quando da un paio d’anni il Frightfest ha allestito una sala secondaria che pareva essere stata inventata apposta per proposte elitarie del genere. Ma artisticamente è tutto un altro sport.

Un bell'uomo

Hidden in the Woods è l’ultima fatica del regista cileno Patricio Valladares, uno di quelli che si prendono su e con due lire riescono in qualche modo a girare almeno un film all’anno. Nello specifico, Hidden in the Woods è il suo primo film ad uscire veramente dal circuito delle produzioni da battaglia e attirare l’interesse di festival grossi in giro per il mondo. E il genere di cui stiamo parlando è la grindhouse pura. E quando dico grindhouse pura non intendo l’exploitation classica amata da Tarantino, quel tipo di roba che una volta era alternativa ma oggi sfonda al box office e apre persino il Festival di Venezia, ma quella più sporca e dura: la videocassetta con copertina disegnata male, comprata a una bancarella a una fiera specializzata, che poi una volta a casa scopri essere un low budget di una cinematografia minore pieno di gore senza freni e con sprezzo dei taboo che a confronto A Serbian Film pare al massimo Basic Instinct. Quel tipo di cinematografia dal gusto malato e semi-clandestino che serve per mostrare cose e investigare temi che altrove non ti lascerebbero toccare.
Ed ecco com’è Hidden in the Woods: grezzo, sporco, e con uno stupro incestuoso al minuto 4.
Si parla di questo cileno grosso e barbuto che vive in montagna con le due figlie e il mezzo-umano nato dalla scena al minuto 4 (la madre muore al minuto 2 ammazzata dal cileno brutto davanti alle figlie, per iniziare con ottimismo). Siccome che, come se non bastasse tenere la famiglia rinchiusa nel fienile, fa anche il corriere della droga per un signorotto del posto, a un certo punto è piuttosto normale che gli arrivi la polizia in casa. Gran parapiglia, il cileno brutto viene catturato non senza aver fatto vittime tra i poliziotti, le figlie e il mezzo-umano scappano, il signorotto le cerca per riavere il suo carico di droga.
E insomma, questo è il tipo di film dove una delle sorelle, per guadagnare il necessario a sopravvivere, si dà dritta alla prostituzione e la cosa ci viene mostrata con la stessa naturalezza come se avesse scelto di fare la cameriera. È il tipo di film dove, mentre i tre sono rifugiati in una baita, ricevono visita da due ragazzotti in gita dall’aspetto normalissimo ma che si rivelano subito essere maniaci stupratori di scuola Krug. È il tipo di film in cui a un certo punto una delle due sorelle scopre che le piace mangiare la gente cruda/viva. Così, è bellissimo, non lo sapeva, a parte qualche punta di comprensibile isterismo ne rimane tutto sommato piacevolmente sorpresa. È il tipo di film in cui servono sangue e brandelli di lattice a quantità industriali.
È anche il tipo di film ovviamente interpretato da attori dilettanti, tutti tranne la sorella maggiore. Il tipo di film che più di una volta ti presenta una situazione di stallo, tipo il poliziotto che punta la pistola al cileno brutto, o uno dei ragazzotti maniaci di fronte alla sorella minore, poi stacca su un’altra scena e poi quando torna di colpo il cileno brutto è riuscito non so come ad ammazzare il poliziotto e la sorella si sta divorando il maniaco, e non ti rimane che riempire con la fantasia e immaginarti tu come diavolo possa essersi ribaltata la situazione.
È il tipo di film che ha 99 problems and misoginia ain’t one, che sposa il valore catartico dell’ultraviolenza, che si diverte ad essere per lo più duro e serissimo ma anche a concedersi qualche spruzzata di malato umorismo.
È un film facile da odiare e che alla fine dei conti è un po’ troppo approssimativo anche per i miei gusti, ma che è girato con lo spirito giusto, un senso di libertà sfrenata e ipnotizzante che ogni tanto ci vuole, e più di una scena che rimane impressa.
In ogni caso, Valladares ha fatto il grande salto e ne sta preparando un remake USA con Michael Biehn.

Ma non ditelo troppo in giro

DVD-quote:

“C’è uno stupro incestuoso al minuto 4, fate voi”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

La mia domanda del lunedì è: e voi? Quali sono le vostre esperienze di horror più hardcore che avete visto?

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74 Commenti

  1. Michael Jail Black

    Rubber’s lover ma non è nulla di che, tantovale allora Gozu.

  2. Qualcuno di voi ha visto Bunny’s Game? L’abbiamo visto io e Cicciolina ma entrambi non sapremmo recensirlo aldilà di cinque righe che si concludono con “ma va a caghèr”

  3. Aeneas

    é già stato detto, ma Tetsuo merita, almeno nella categoria horror truce più metaforone, se non altro perchè l’horror jappo ha una fantasia che non ha pari.
    Per chi ama i manga suggerisco Drifting Classroom (anni 70, ma giuro che è bella pesa) e Gyo (questo ha la fantasia più inquietante che abbia mai visto).

  4. KuroFawa

    @Schiaffi
    Il Sangue è Troppo Mainstream “Slow Torture Puke Chamber” (il titolo dice più o meno tutto) è la risposta.

    @Nanni
    Mi hanno detto cagata apocalittica ma la recensione Tag-Team è d’obbligo.

    @Aeneas
    Rilancio con MPD Psycho.
    http://static.blogo.it/comicsblog/mpdpsycho.jpg

  5. @aeneas: oddio, stavamo parlando principalmente di horror truci semi-amatoriali senza senso, ti garantisco che qui in redazione c’e’ gente che metterebbe Tetsuo nella Top 10 della Vita e possibilmente nella Top 10 Film Fondamentali nella Storia del Cinema.

    @KuroFawa: guarda, verrebbero solo 10 righe con doppio “ma va a caghèr”. E’ soltanto Guinea Pig con pretese autoriali (interamente riassumibili in “è in bianco e nero”).

  6. Aeneas

    @Nanni: giusto, dimenticavo che qua son fra gente normale.
    e non sono ironico.

  7. Schiaffi

    @Kurofawa
    mi ero scaricato mpd psycho nel 2006, spaccava una cifra ma non lo hanno concluso. La miniserie girata da Miike è da impiccarsi con del filo spinato per la noia.

    @michael patè
    ho visto una casalinga jappo friggersi la mano e mangiarlsela. Boh, io ste cose jappo non le colgo, non sono del genere. L’idea di nekromantik mi piace di più perchè è malato ma l’idea di base pur nel suo malessere ha un certo stile.
    Ecco si, malsano ma stiloso a modo suo.

    @Nanni
    letta la trama di tear of kali. Mah, si parla di arte e di palpebre strappate…mi sa che sono io che non colgo il nesso forse. Niente, nekromantik vince. Vado a sfogarmi sul cadavere di mike bongiorno.

  8. @schiaffi: se Tears of Kali e’ “arte e palpebre strappate” allora Bad Boys 2 e’ “battutacce e mortaretti”. Seriously, provalo, ha momenti lentissimi ma volendo li puoi anche mandare avanti e arrivare al sodo.

  9. Ridley Scotti

    Ecco il sito ufficiale del film: http://hiddeninthewoods.com/

  10. Michael Jail Black

    @KuroFawa Conosco anche quello, fa parte di una trilogia se non erro insieme a Slaughter vomiting dolls. Riassunto in poche parole, anzi una, feces!(visto e cestinato)

  11. Ah, i film con “vomiting” nel titolo! Una categoria sottosfruttata.

  12. michael pate'

    Dai, dai non starmi giu’ @schiaffi che appena trovo qualcosina di stiloso dove brutalizzano bambi e poi ci fanno il sugo per le pappardelle te lo faccio sapere.

  13. Michael Jail Black

    Secondo voi Threads(il film sulla guerra nucleare in UK) puo rientrare nella categoria?

  14. michael pate'

    Threads e’ vero orrore, i film dell’orrore l’orrore lo hanno gia’ metabolizzato.

  15. solero

    OFF TOPIC!!!
    chiedo venia se esco dal topic ma vorrei sapere se qualcuno ha visto un film horror austriaco di un paio d’anni fa max intitolato in originale “Sonnentuch” ..perchè al tempo l’avevo trovato disponibile anche in streaming e poi quando l’ho ricercato per vederlo non ne ho più trovato traccia neanche googolando.
    Grazie e continui inchini japponesi

  16. solero

    Ma cazzo la prima cosa che ho fatto è stato inserire il temine di ricerca nell’apposito spazio! Mondo bistecca ora corro a cercarlo in videoteca!

  17. @solero: non e’ un titolo facile da scrivere corretto…

  18. solero

    me ne son reso conto or ora..ah guarda aftermath

  19. Hugo Krauser

    cacchio Tetsuo effettivamente è peso, anche solo per l’effetto straniante, e la colonna sonora azzeccatissima!
    poi metterei in lista anche l’ultimo della Troma, Father’s Day aveva delle belle scene truculente, fatte stranamente bene, a differenza dei classiconi Troma!
    e ora mi preparerò una nottata horror con Alex l’ariete, seguito da Troppo Belli (http://it.wikipedia.org/wiki/Troppo_belli) con Costantino Vitagliano e Daniele Interrante

  20. @hugo krauser: no no no no no NO. Non diciamo sciocchezze. Tu ora vieni sul Twitter che ci stiamo per guardare Die Hard tutti insieme e siamo gia’ tanti.

    http://www.i400calci.com/2012/09/400tv-season-2/

  21. michelle pate'

    ?

  22. Ryan Gossip

    non so se qualcuno l’ha già scritto ma ci sarebbe anche The Act of Seeing With One’s Own Eyes, che è una sorta di documentario di 2 autopsie, una su un uomo ed una su una donna, il tutto senza audio. Non certo un horror ma di sicuro un’esperienza straniante. E poi è bello tosto da vedere.

  23. Sono impressionato dalla qualità delle informazioni su questo sito. Ci sono un sacco di buone risorse qui. Sono sicuro che visiterò di nuovo il vostro blog molto presto.

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