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A braghe slacciate: Paranormal Activity 4

Facciamola breve: il successo di una saga horror, oggi, dipende dalla capacità di produrre con puntualità un capitolo nuovo ogni anno, e farlo uscire ad Halloween (almeno nei paesi civilizzati).
È un trucco che funziona alla grande: ve lo posso dire perché io stesso ci casco ogni santa volta, dai tempi della saga di Saw fino mio malgrado a questa di Paranormal Activity, nonostante già il secondo episodio mi avesse messo a noia. Che devo dirvi, sono belle le tradizioni.
Il lato negativo della serialità ritmata è che bisogna essere rapidissimi nel confezionare ogni episodio, perché c’è da attendere il verdetto del botteghino e agire immediatamente di conseguenza. E allora o godi di un buon piano prestabilito, come chi può sfruttare una serie di libri su cui basare lo script di ogni avventura, o prima o poi sbraghi e ti esce l’aborto. Oppure, se resisti abbastanza a lungo, diventi Woody Allen.
Stilisticamente, Paranormal Activity aveva sposato da tempo la strategia della non-evoluzione. Piccoli passi, lo stesso brodo per un’altra ora e mezzo, pochi ritocchi per dargli il minimo sindacale di freschezza. Il primo fissava la struttura. Il secondo la giocava facile limitandosi a raddoppiare i personaggi e le telecamere, e trovando una soluzione finale decorosamente sensata. Il terzo film era identico, ma ambientato negli anni ’80, e in un mare di sostanziale inutilità trovava comunque alcune belle idee di regia. Questo quarto film rimane nelle mani di Joost e Schulman, già autori del terzo episodio e del pessimo finto documentario Catfish, ma sveliamolo subito: creativamente si trovava in un vicolo cieco, motivo per cui è stato approvato più tardi del solito e si vede.
I confini di Paranormal Activity sono ben visibili: l’immobilismo può anche permetterti di fare un film intero con pochissimi accorgimenti, perché ogni volta si tratta semplicemente di fare un remake con un indizio nuovo in mezzo e un colpo di scena nell’ultimissima inquadratura. Il problema però è che dopo un po’ impari tutti i trucchi e controtrucchi di regia, prendi il ritmo, decodifichi le inquadrature, anticipi gli spaventerelli, la tensione va a puttane o anche molto semplicemente ti fiacchi il cazzo di vedere la stessa cosa per la quarta volta, e di conseguenza finisci quasi per trovare interessante quello che sarebbe il vero mistero che fa da motore a tutta la vicenda, demoni e mica demoni, possessioni, maledizioni, streghe, quelle cose lì, le uniche in grado di aggiungere un po’ di vero pepe alla ricetta ma che sono costrette a rimanere in background… Per cui per assurdo non verrai mai accontentato, perché diventerebbe un film diverso. Paranormal Activity è “casa infestata, famiglia ignara ma spaventosamente ricca e paranoica, lunghi momenti di silenzio seguiti da una porta che si apre / qualcosa che sbatte / una persona posseduta che rimane innaturalmente immobile”. Non può diventare di colpo Drag Me to Hell, anche se sarebbe una boccata d’ossigeno per tutti, sceneggiatori inclusi, perché fin dall’inizio si è deciso che la gente va al cinema soltanto per identificarsi nella paura delle porte di casa che cigolano senza motivo, e tutto il resto serve solo nel momento in cui prepara il terreno a un’inquadratura finale “a sorpresa”.

la visione notturna, ora senza motivo in versione psichedelica

E se per i capitoli precedenti si poteva ammirare almeno un po’ di sano professionismo nel mettere in piedi la solita baracconata, qua si sono ufficialmente slacciati i pantaloni. La storia è identica a quella del secondo film. La “novità” tecnologica è l’uso della webcam di computer portatili al posto delle solite telecamere di sicurezza, che sarebbero più credibili se non fosse che la famiglia in questione ne ha cinque anche se loro sono in quattro di cui uno ha sette anni. L’unica “trovata” registica consiste nell’utilizzo delle videochat su Skype, che però si è già visto sfruttato infinitamente meglio in V/H/S. La sceneggiatura ha buchi giganteschi che nessuno si disturba a camuffare, buchi che non riguardano il solito problema di personaggi che si portano dietro la telecamera accesa nei momenti più insensati/inverosimili ma anche la trama stessa, il cui “colpo di scena” si basa su un’importante informazione volutamente omessa nel prologo/spiegone e pertanto slealmente fuori dalla portata dello spettatore. E a proposito del prologo/spiegone: se la scena più spaventosa del film è ancora il flashback del finale dell’originale sparatoci in faccia al minuto uno, vuol dire che tira davvero una calma piatta. E la beffa sta nel dna stesso della saga, perché quando finalmente succede qualcosa di davvero interessante è il segnale convenzionale che stanno per scattare i titoli di coda.
Paranormal Activity 4 è messo così: è fatto in fretta, male e con mezze idee improvvisate, sta al terzo film come Paranormal Entity sta al primo e in confronto la saga di Saw pare quella di Alien. E non c’è niente, niente, NIENTE di peggio di un film interamente basato sulla tensione in cui la tensione è completamente assente. Persino gli sbalzi di volume, oltre che telefonatissimi, sono più mosci del solito. Per me potete portarci pure la morosa fifona.

Il clou: una scena che era anche uguale uguale 30 anni fa in un film comico

DVD-quote:

“Aridateci Saw
Nanni Cobretti, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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15 Commenti

  1. Schiaffi

    Mah, lascia più indifferenti di un trailer di uno spot di “carabinieri”, almeno lì ci stava qualche inutile BBona vestita da sbirra e ti veniva almeno da chiederti chi fosse.
    Basta porte che cigolano, gente asmatica che ansima al buio e telecamere fisse su soggiorni inutili. Hanno rotto l’ostia.

  2. Ma se io non ho mai visto neanche il primo, mi perdo effettivamente qualcosa?

  3. Steven Senegal

    All’inizio ero tentato di scrivere due righe di insulti, le classiche due che il genere si merita. Se poi ci sono pure i difetti di cui si parla, allora ciao.
    Però alla fine uno se lo chiede pure come mai ‘ste cose arrivano e si presuppone/verifica che qualcuno le guardi.

    Questo film fa paura proprio nella parte in cui scrivi della “trovata registica”.
    Ecco, questa è una cosa che mi spaventa duro: da qualche parte nel mondo c’è qualcuno che si ingegna sul mezzo con cui veicolare il found footage. Sarà questa la prossima deriva.

    Minchia. Sono già 30 anni?

  4. @stanlio: tenendo come punto fermo il fatto che non lo consiglio nemmeno a chi ha visto tutti i primi tre, se proprio sei costretto c’e’ l’apposito riassunto/spiegone a inizio film

    @steven: 28, per la precisione

  5. Stanlio Kubrick

    No no dicevo se vale la pena recuperare almeno il primo visto che l’ho sempre ignorato…

  6. Lollo

    E’ una saga del cazzo.

  7. Michael Jail Black

    @Stanlio se vuoi guardarti un ora e piu di camera fissa su lenzuola che si muovono… Io mi fermo al capitolo 3.

  8. @stanlio: mettiamola così: sarei curioso di sapere che effetto ti fa oggi, dopo che sono uscite 280 imitazioni

  9. Phoenix

    Niente può superare il puro terrore di una porta che cigola.

  10. Per gli ignoranti come noi, qual è il film del 1984 in oggetto?

  11. @cron: Ghostbusters

  12. Leonardo di Capri

    Si, sticazzi comunque di Paranormal Activity. Personalmente aspetto con una certa trepidazione la recensione di Dracula treddì.

  13. Leonardo di Capri

    Lol, grazie.
    L’opera comunque meritava più spazio!

  14. Garet

    Il primo si reggeva interamente sulle tette della protagonista

    P.S.:fa più paura la gente che si spaventa nel trailer che il film in sè

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