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Uscire dal proprio corpo e avere molta paura: The Ghostmaker.

Film da cui The Ghostmaker trae ispirazione
Hellraiser, Ghost, Final Destination, Cronos.

Alcuni elementi d’interesse presenti in The Ghostmaker
uno stupro perpetrato da un fantasma, una carrellata nelle docce dello spogliatoio femminile di una palestra,
metanfetamine, tossici che muoiono sbavando.

Attori famosi a cui assomigliano i protagonisti di The Ghostmaker
Brandon Routh meno palestrato, Mark Hamill da giovane ma grasso come da vecchio,
Jeff Goldblum, Analeigh Tipton tra qualche anno quando si tingerà di biondo.

Possibilità che un film che si apre con un found footage si riveli una puttanata
9.7/10.

Effettivo grado di “essere una puttanata” di The Ghostmaker
4.1/10.

Cosa c’entra il found footage iniziale con il resto del film
0.7/10, sono pochi secondi di girato brutto e poi la scritta «questo filmato bla bla l’Internet bla bla questo film è ispirato alla loro storia».

Dopo la sigla vi parlo
di Mauro Borrelli.

Mauro Borrelli è uno di quelli che hanno fatto un sacco di roba ma nessuno conosce. Non lo dico con la superbia di chi ne sa di più: io stesso, prima di venire in contatto con The Ghostmaker, non avevo idea di chi fosse questo visual artist italiano con base negli States. Poi vado a spulciare la sua pagina IMDb e scopro che ha contribuito: al miglior film di Terry Gilliam, al peggior film di Francis Ford Coppola, a Dracula + Last Action Hero + Il piccolo Buddha + Batman Forever nel giro di quattro anni; e che più di recente ha fato l’illustratore per franchise grossi come il PIL del Botswana, dal Johnny Depp dei Caraibi a Capitan Chris Evans. Non sono film SUOI: sono film ai quali ha lavorato, da bravo artigiano del cinema.

Siccome mettersi al servizio degli altri per professione non significa essere privi di idee proprie, Borrelli ha anche girato qualche film per conto proprio: tendenzialmente roba horror/thriller, con un’interessante incursione nel MACCOSA nel 2000, quando nel romanticone Goodbye, Casanova si ritrova sul set Yasmine Bleeth e Flea. The Ghostmaker, ultimo suo lavoro nonché secondo distribuito (direttamente in home video) negli Usa dalla Lionsgate, non ha nulla di perfetto: effetti speciali spesso scadenti, qualche problema di ritmo, un po’ troppa fotografia bluastra e alcune prove d’attore che farebbero tornare il buonumore a Hayden Christensen. Eppure è ben diretto, ben scritto e discretamente interessante. Il genere di pellicola che nel mondo ideale sarebbe un’uscita di spam di quelle a cadenza mensile da 6 politico, e che oggi come oggi siamo invece contenti che esista. Anche, non solo, perché se in America finisce di corsa nei negozi, in Italia arriva addirittura in sala grazie a Distribuzione Indipendente.

Insomma, abbracciamoci forte con l’amicizia – e quel po’ di understatement che ci tocca in quanto italiani – e fissiamo affascinati questo bel bicchiere mezzo pieno.

Sopra: The Ghostmaker.

Una formula tipica che si usa quando si parla di horror è: la trama è semplice e si racconta in due righe. Nel caso di The Ghostmaker no, e l’equilibrio tra tutti gli elementi dell’affresco è uno dei pregi maggiori del film. Abbiamo Kyle (non-Brandon Routh), studente di college, fidanzato con Julie (non-Analeigh Tipton) ma propenso a tradirla con l’amica Krysta L. Meth; questo lo porta a rubare soldi dalla carta di credito di lei, a farsi per questo mollare («I love you but I don’t really like you right now»), a litigare spesso con spacciatori sdentati e a integrare le sue magre finanze facendo lavori tipo “pulire case di vecchiette spelacchiate e inquietanti”. Abbiamo Sutton (non-Mark Hamill), il suo coinquilino, costretto in sedia a rotelle dal BOH, depresso per via del suo handicap, segretamente innamorato di Julie, della quale conserva un’imbarazzante quantità di scatti rubati in situazioni varie sul suo computer. Divago: in un mondo, quello horror, popolato di adolescenti e giovani in generale con un rapporto ridicolo e artificioso con la tecnologia, The Ghostmaker spicca per la naturalezza con cui i protagonisti usano Skype e l’iPhone.

(peccato solo per il Mac di Brandon Routh che espone orgoglioso due banconote da un dollaro a coprire il logo della Apple)

Per fortuna non siamo in un dramma urbano a tinte indie: durante uno dei lavori di pulizia in case di vecchiette, Brandon incappa in un sarcofago dall’aspetto antico e quindi redditizio. Entra Platt (non David): il Jeff Goldblum del film (che nella foto di IMDb sembra la versione meno sfigata di Topher Grace) è un esperto in antichità e satanismo, e riconosce nel feretro l’ultimo strumento di tortura costruito da Wolfgang Von Tristen, «una versione maligna di Leonardo da Vinci»; hilarity ensues. In breve: il sarcofago contiene un groviglio di ingranaggi che producono una melodia costruita sul Diabolus in musica; chi vi si sdraia e comincia a usarlo precipita in uno stato simulato di morte che gli consente di uscire dal suo corpo, diventare tutto blu e avere molta paura. Solo fantasmi o qualcosa di più, tipo “il fantasma del barbone nella stazione in Ghost che può interagire con la realtà prendendo a calci le lattine”? E cos’è quella creatura con la faccia a teschio biomeccanico che comincia a perseguitare i Nostri, comparendo nelle situazioni meno opportune?

C’è ovviamente un mistero dietro al sarcofago, che si svela pian piano e in parallelo con le continue escursioni dei protagonisti nel mondo degli spiriti, escursioni che naturalmente li portano a compiere azioni deprecabili tipo “spiare gli spaccini per scoprire dove nascondono la roba” o “spiare la fidanzata dell’amico per scoprire dove nasconde le tette”. Domanda: ci sono tette?

SPOILER: sì, ma non le sue.

Dicevo: sì, non le sue, ma quelle di almeno altre cinque o sei comparse. Consiglio di fare attenzione all’ultima che compare.

Tette a parte, e pur giocando in generale in territorio cheesy e molto anni Ottanta – la simil-morte è rappresentata mostrando i personaggi avvolti in un alone digitale blu, e ci sono parecchi sportelli della cucina che si chiudono di colpo –, The Ghostmaker non rinuncia a picchiare duro andando a toccare soggetti come lo stupro, il voyeurismo di un disabile fisicamente incapace di amare, la dipendenza dalla droga. E non è mai predicatorio; ciascuno di questi temi è approfondito non a parole, ma quando il relativo personaggio viene morto dal sarcofago, il che permette di mettere in piedi, riveduti e corretti, una serie di classiconi dell’horror con gli spiriti: dalla casa infestata al fantasma che non si vede ma fa in qualche modo sentire la sua presenza. Lo scheletro steampunk, dal canto suo, è il lato caciaro della faccenda: è come se la morte di Final Destination prendesse vita sotto forma di cenobita, compare allo specchio, negli angoli bui, ha i suoi zan zan di violino e swoosh di vento ed è protagonista della scena più involontariamente ridicola del film. La tendenza alla cacatona spunta ancora prepotente nel finale (or is it?), che [SPOILER] casca un po’ in territorio Chronicle e molto in zona The Covenant.

Al di là di qualche eccesso di formaggiosità, i veri problemi di The Ghostmaker stanno altrove: nello specifico, negli attori. Brandon ha un’ottima presenza scenica finché deve fare il fattone con il sorriso sarcastico, ma appena le cose si fanno più serie crolla in ambito telenovela. Mark Hamill è il migliore del lotto, pur con la tendenza a stare spesso sopra le righe, e Jeff Goldblum senza carisma non è Jeff Goldblum. Peggiore di tutti è la triglia bionda, che pur conducendo metà del film in yoga pants e microtop – per l’altra metà sta in vasca da bagno, nuda, o in doccia, nuda – riesce nell’impresa di non lasciare un segno sullo spettatore, almeno al di sopra della cintola. Così, l’impatto di quasi ogni scena viene ridotto almeno del 47,5%, con il risultato che non ci si spaventa né ci si tende (= si prova tensione) come si potrebbe e a fine pellicola si ha l’impressione di una visione gradevole ma non decisiva. Oltre a questo, mancano veri guizzi, di regia e di scrittura.

In altri momenti avrei derubricato il film a “opera mediocre” e avrei chiuso qui il discorso. Stiamo però parlando di un lavoro a basso budget* e alta passione, girato da un italiano in trasferta che si è pure trovato una distribuzione locale contro ogni logica commerciale. Ripeto il concetto di inizio pezzo: se ogni giovedì uscisse un film di genere così, utile per riempire una serata noiosa, che a fronte di un milione di dollari di budget ne incassa 10/15, vivremmo in un mondo felice; la grandezza di una scena sta anche nella capacità di produrre spam gradevole, non di inseguire sempre il capolavoro a tutti i costi. Forse non ve ne siete accorti, ma non viviamo in un mondo così: motivo in più per supportare The Ghostmaker, pur nella sua medietà.

DVD-quote suggerite:

«Quando il MEH diventa BE’ DAI».
(Stanlio Kubrick, www.i400calci.com)

«Hellraiser meets Final Destination meets la fotografia blu».

IMDb | Trailer

*vorrei riflettere sul fatto che in America un film che costa un milione di dollari è considerato “a basso budget”, ma non so se ho voglia.

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12 Commenti

  1. honkytonkman_aka_james bondi

    Per me Yasmine Bleeth è una TOPA SENZA PARI in tutta la storia dell’umanità.

    Anche solo per questo, qualunque cosa potrà fare Borrelli nel suo futuro avrà sempre la mia considerazione. Per me sarà sempre “il mio connazionale preferito, che l’ha messa come protagonista in un suo film, cazzo!”.

  2. dino riise

    non ho mai considerato il terzo padrino lo schifo. certo, credo influisca il ricordo di averli visti tutti insieme a mio padre in vhs quando ero piccolo.

    però in effetti, se uno si libera dal paragone con gli altri due, e fa finta che non ci sia quel rospo della figlia nella parte della figlia, lo può apprezzare un po’ di più di quanto non sia generalmente. coppola ha fatto di molto peggio, secondo me.

  3. Stanlio Kubrick

    @dino: parliamone! A cosa ti riferisci in particolare?
    Io ho dei grossi problemi con Dracula, ma non riesco a considerarlo davvero un brutto film. E Jack me lo ricordo bruttino. Però il Padrino III…

  4. dino riise

    ecchime! sò io.

    sì in effetti “di molto peggio” non so da dove mi sia uscito. è solo che non condivido il giudizio catastrofico che si ha in generale sul film. l’ho detto, in parte può essere il fatto che li ricordo tutti e tre per motivi personali, ma non solo quello.

    è lontanissimo dai primi due, ma i suoi momenti li ha, secondo me; forse più di riflesso, perchè sono personaggi e situazioni che abbiamo già visto nei capitoli precedenti, ma li ha.

    oh, non è il mio film preferito, eh! come dice una delle vostre rubriche, “lo rivedresti?” boh, se capita sì.

  5. Steven Senegal

    Aggiungiamoci pure che, alla voce artigiano, si era detto che il sarcofago se lo sono costruiti loro usando tipo un vecchio mobile e ci hanno infilato dentro gli ingranaggi di un giocattolo.
    Nonostante per lui forse non valga tanto il discorso empatia “italiano in trasferta” (da anni lì, megaproduzioni e non certo valigia di cartone), a me fa simpatia per questo aneddoto: italiani brava gente che sanno arrangiarsi come qualche altro del passato. Me lo vedrò.

    per me: Hellraiser meets Ghost meets la fotografia blu meets Hugo Cabret

  6. “Il padrino III” è uno dei film più sbagliati di Coppola, ma non certo il peggiore, il nostro ha toccato fondali non indifferenti ad inizio carriera e si è sorseggiato volentieri il proprio cervello girando roba come “La vita senza Zoe” e “Jack”. Su gli ultimi sospendo il giudizio, che pencola tra il “cagate girate da un vecchio rimbambito fuori controllo” e il “genialate girate da un vecchio rimbambito fuori controllo”.

  7. Giusto l’altra sera mi riguardavo “I ragazzi della 56esima strada”, e il solo pensiero che uno cosi’, che sembra che il cinema sia parte stessa del suo dna, possa rincoglionirsi cosi’ duro, mi ha fatto venire una grossa fitta al cuore.

    Tornando in topic: siccome sono lontano dalla madre patria, mi spiegate per curiosita’ come sta andando Ghostmaker a livello promozionale? Che, ve lo ricordo, uscira’ in sala il 3 gennaio e ve lo recensiamo ora perché dopo Natale porto tutta la redazione a sciare ad Aspen, Colorado.

  8. Stanlio Kubrick

    Mah, finora girano comunicati stampa di Distribuzione Indipendente che lancia il listino 2013 dicendo «apriamo con un horror italiano, The Ghostmaker». A parte quello, che è roba diretta agli addetti ai lavori sperando che gli addetti ai lavori si incuriosiscano, non hanno fatto nulla. Ma è anche vero che DI è tanto nuova e tanto piccolina.
    Sabato scorso a Roma hanno presentato il film e pure il catalogo 2013, con tanto di regista presente in sala e ingresso gratuito; niente di eccezionale, ma è un inizio ed è più di quanto facciano le grosse major per promuovere i loro film che non siano blockbusteroni dal successo sicuro.

  9. Mi piacerebbe vederlo, la recensione mi ha molto incuriosito. D’accordissimo su come concludi. Spesso le scene che inseguono il capolavoro vengono fuori delle gran merdate oltretutto.

    @ Nanni Cobretti: Come sta andando Ghostmaker a livello promozionale?

    Che non avevo idea che il film esistesse ed uscisse in Italia fino a poco fa.

  10. Rainer Werner Fassbender

    un mio amico c’è stato ad aspen: costa tutto un botto, gli alberghi sono fighissimi, ma a livello di piste il comprensorio del sella ronda gli dà 3-4 giri (parole sue, non ho verificato e mai lo farò)

    Quindi Nanni, se vuoi risparmiare portali a Canazei e ci fai bella figura lo stesso.

  11. Steve Blowjobs

    @Stanlio Kubrick: se c’è un fantasma stupratore, allora va incluso anche Entity fra i film da cui trae ispirazione.

  12. @Steve: avevo pensato di inserirci anche Scary Movie…

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