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John Dies at the End. O forse no? La recensione.

Vivessimo in un mondo giusto, John Dies at the End sarebbe il genere di film che genera hype esponenzialmente crescente dal momento dell’annuncio a quello dell’uscita in sala. Nata come cazzeggio progetto episodico di Jason Pargin alias David Wong, editor del più grande sito comico della storia, la vicenda di Dave, John e della salsa di soia è diventata nel giro di pochi mesi prima romanzo scaricabile gratuitamente online, poi libro vero e proprio di quelli che vanno nei negozi, infine sceneggiatura per film prodotto da uno dei più pazzeschi attori viventi, talmente innamorato dell’idea da cacciare soldi di tasca sua per riportare Don Coscarelli in regia a dieci anni dal capolavoro Bubba-Ho Tep.

Vivessimo in un mondo giusto, d’altra parte, tutto quello che ho scritto sopra sarebbe chiarissimo e non avrebbe bisogno del paragrafo-o-due di spiegazioni che sbatterò qui sotto dopo la sigla. Vivessimo in questo mondo, oltretutto, John Dies at the End sarebbe un capolavoro e non un film discreto a cui si può voler bene ma per il quale si può anche provare un certo fastidio da occasione mancata.

Dunque, sigla!

La parte con le FAQs
su JDatE

a. Mi sono forse spoilerato il finale già dal titolo?!
No. Ma in un certo senso sì. AH!

b. Chi è Jason Pargin alias David Wong?
Un senior editor di Cracked.com, ovvero “il sito che fa le liste buffe che fanno ridere“. Wong ha fondato il suo primo sito delle cose del ridere nel 1999, quando nacque Pointless Waste of Time, poi evolutosi fino a diventare, appunto, Cracked. Che oltre a essere il modo migliore per perdere tempo in ufficio imparando nel contempo cose interessanti dedica anche un discreto spazio a singoli autori e alle loro idee balzane, tra cui quella del succitato Wong di pubblicare a puntate un romanzo horror-sci-fi-psych-meta-comedy.

c. Psychmetache?
John Dies at the End
è un pasticcio che trabocca gioia e divertimento. È la storia di Dave, alter ego dell’autore, e del suo amico John, i quali, in seguito all’incontro con un tizio rasta telepatico di nome Robert Marley, scoprono l’esistenza di una droga chiamata Soy Sauce, una sostanza nerastra e ribollente che permette a chi la assume di.

d. Di?
Boh, tipo vedere le cose che la gente normale non vede, sollevare il velo di Maya della realtà, scoprire che quei fugaci movimenti che infestano le nostre code dell’occhio sono in realtà bizzarre creature ultradimensionali che vogliono conquistare la Terra. Cose del genere. Quello che succede dopo la prima assunzione di Soia, nel romanzo almeno, comprende tra le altre cose: mostri fatti di carne uscita dal congelatore, Fred Durst, un cane che sa guidare, mostri tentacolari.

Sopra: e il protagonista di alcune scene tagliate di Point Break.

e. La parte del passaggio da romanzo a film è abbastanza chiara, grazie, non mi serve nulla.
OK. Comunque il film è prodotto da Paul Giamatti e diretto da Don Coscarelli.

f. L’hai già detto.
Lo so. Però che i due protagonisti (Chase Williamson e Rob Mayes) sono illustri sconosciuti e poveretti anche un po’ cani non l’avevo ancora detto.

g. Sì, ma perché quella menata sull’hype?
Perché pur nella sua pasticciatissima imperfezione il romanzo è una goduria, e chi come me l’ha scoperto agli albori non può che essere felice di constatare che dalla broda primordiale dei primi abbozzi su Cracked al prodotto finito il salto di qualità è quantico. È una festa per i fan dell’horror che amano il sarcasmo e le battute fulminanti, godono a beccare le citazioni pop, hanno consumato Lovecraft, adorano Lansdale, credono che sia tutto più bello se di mezzo c’è la fantascienza, non prendono sul serio nulla se non la fine del mondo.

Il problema è che il profilo tracciato sopra è valido per una fetta troppo piccola della popolazione mondiale perché John Dies at the End (il romanzo) possa davvero contare qualcosa. Di solito a questo servono i film tratti da. Nel caso specifico, invece, il risultato finale è opposto: ridurre ancora di più il campo, perché tra chi ha letto il libro ci sarà una percentuale stimabile intorno al 37,6% che odierà questo film, a fronte di un magro 0,74% di non-conoscitori del libro che verranno conquistati dall’adattamento nonostante tutti i suoi difetti.

Sopra: questo non è un suo difetto.

Al netto di quanto detto sopra su salsa di soia e mostri extradimensionali, non vale la pena aggiungere altro sulla trama di John Dies at the End: era uno dei punti deboli/forti del romanzo, incasinata il giusto e psichedelica quel tanto da disorientare a una prima lettura. SPOILER: una seconda non aiuta. ALTRO SPOILER: la sceneggiatura del film, scritta dallo stesso regista, è lievemente più chiara, più che altro perché elimina una serie di sottotrame deliziose ma tutto sommato sacrificabili e perché non compare Fred Durst. La scelta di Coscarelli è chiara: il libro, ci dice Don, è perfetto per una trasposizione in stile Raimi, per come alterna dialoghi stupidi, momenti di tensione e creature bizzarre e disgustose.

Ci troviamo così davanti a un’ora e mezza di: maniglie della porta che diventano cazzi, mostri fatti di carne surgelata (l’ho già detto?), moschine bianche che possiedono la gente, immense macchine biomeccaniche senzienti semi-divine, porte fantasma, ragazze senza una mano, cani che vanno in retromarcia, poliziotti negri armati di fucili a pompa. L’aderenza al canone-Raimi è quasi assoluta, tra soggettive in stile La casa, pupazzoni di gomma, CGI da quattro soldi. Qui e là spuntano sfondi in green screen disegnati da un sedicenne sotto funghetti e qualche carpenterata più ideologica che pratica: per intenderci, l’idea della droga che ti fa vedere il dietro le quinte della realtà – e degli occhiali da sole che funzionano secondo lo stesso principio – è razzata da Essi vivono, e la prima volta che vediamo Paul Giamatti lo incontriamo in un ristorante che si chiama They China.

Proprio Giamatti, «unico attore del film» come l’ha efficacemente descritto il Capo, è al centro del dibattito “John Dies at the End: sì o no?”. Arnie, il suo personaggio, è un giornalista scettico che si fa raccontare da Dave la vicenda della Soia, per capire se, sfruttando i deliri di un presunto pazzo che lavora come acchiappafantasmi, sia possibile costruire una storia interessante e vendibile a un giornale o a un editore. La storia è costruita così come un lungo flashback, punteggiato da brevi faccia a faccia tra Arnie e Dave utili a convincere il Nostro che tutto quello a cui stiamo assistendo è successo veramente. Problema: da un punto di vista prettamente cinematografico, la cornice arriva a essere più interessante del suo contenuto; Giamatti è un fenomeno, i suoi dubbi sono i nostri, il plot twist finale che lo riguarda è forse l’unico passaggio di trama davvero inaspettato. Viene il dubbio che se la proporzione tra Giamatti sì/Giamatti no fosse stata invertita – come è, almeno in parte, nel romanzo – avremmo potuto avere per le mani un film non solo delizioso nella sua ingenuità e pazzo geniale folletto nelle (rare, purtroppo) invenzioni, ma anche con un respiro più epico/mitologico/cosmico. Un universo da esplorare, al quale invece possiamo solo gettare uno sguardo di sfuggita.

Sopra: no, Carpenter non c’entra nulla, davvero.

Chi si aspetta una bella pellicola rotonda e inattaccabile, insomma, rimarrà deluso: John Dies at the End assomiglia a tratti a un bozzetto, o al pilot di una versione lovecraftian-splatter di Doctor Who. Si parla troppo, si spiegona troppo, si espone troppo, e nonostante questo quello che rimane impresso sono le rare esplosioni di violenza (e ci sono, e sono soddisfacenti) e i momenti più francamente citazionisti.

(per la cronaca, le tette ci sono, e anche tante tutte insieme, eppure non fanno l’effetto sperato)

Un particolare su cui io (a cui il film è piaciuto) e Jean-Claude Van Gogh (a cui il film non è piaciuto) non concordiamo è sulla gratuità di certe soluzioni. Personalmente ho avuto l’impressione che Coscarelli si diverta un sacco soprattutto quando può animare mostri e creature tentacolari, e che la passione e il talento con cui mette in scena le situazioni più paradossali bastino a salvare il film. JCVG, invece, sostiene che le follie siano poco più che una dichiarazione d’intenti, un «guardate, sono Don C. e faccio le cose pazze!»; e capirete che tolte quelle rimane ben poco da salvare, se non qualche dialogo realmente spassoso anche quando si muove in zona-cazzi («Have you ever heard the old human expression: “I want to shoot you so bad my dick’s hard”?»).

Più di tutto, però, il motivo per cui salvo John Dies at the End e lo consiglio almeno a chi ha amato il libro è uno: come già aveva fatto in Bubba-Ho Tep, a oggi uno dei migliori adattamenti cinematografici di un romanzo, Coscarelli ha azzeccato perfettamente il tono del film. La costante sensazione di spaesamento e di «oddio, cosa succederà ora?», che sia legata a un mostro random o a una scelta bizzarra da parte di uno dei protagonisti, e il conseguente disagio/tensione, del genere che ti fa ridacchiare nervosamente e grattarti sul gomito perché non si sa mai. JDatE non è mai cupo né inquietante, piuttosto è… off, come se le realtà parallele e invisibili che ci vengono svelate fossero a loro volta solo un assaggio di quello che davvero si nasconde dietro le quinte del mondo.

Exempli gratia: abominii a parte, la scena migliore del film si svolge in macchina, quando un figuro inclassificabile spiega a Dave che «do you ever wonder why, if you hear a word for the first time, you’ll invariably hear it again within twenty-four hours? Or why you sometimes see a single shoe at the side of the road? I have been watching your species for a long time. I once watched a man who masturbated until he bled. Why did he do that?». Qualcuno, più avanti, definisce questa realtà invisibile come «una stazione radio che trasmette musica country*: anche se non ti sintonizzi apposta, la senti comunque». Si torna a Essi vivono, ma senza connotazioni politiche: è un bizzarro ibrido tra complottismo e fantasia iperattiva, lo stesso che ha permesso a Neil Gaiman in Nessun dove di inventarsi i mostri che vivono in metropolitana, nello spazio tra vagone e banchina, o ai bambini di tutto il mondo di non calpestare le righe per terra perché sono trappole mortali.

Sopra: il verde.

Probabilmente, quindi, il modo migliore per godersi John Dies at the End è considerarlo esso stesso una droga, un viatico verso un ritorno ad abitudini d’infanzia filtrate però attraverso la sensibilità di un adulto che ama le frattaglie e le teste che esplodono. Perché di per sé il film non è granché, e a parte dimostrare una volta di più che Coscarelli è uno che i libri giusti a) li legge e b) li sente davvero lascia molto poco – giusto lo spunto per qualche visione in compagnia, perché da quel punto di vista è impossibile non divertirsi. Non è granché, ma ha cuore ed è in grado di farsi amare nonostante i suoi difetti. Non è il capolavoro che poteva essere né il piccolo lavoro di culto che si ritaglierà uno spazio nella videoteca delle persone belle, ma comunque avercene.

DVD-quote suggerita:

«Poteva essere di più, rischiava di essere di meno, alla fine è un sì nonostante sia un po’ un no».
(Stanlio Kubrick, i400Calci.com)

«Avercene».

«Alla fine John muore».
(Karl Spoiler, thespoilerers.com)

«Non è vero».
(Buzz Killington)

IMDb | Trailer

*immagino che in Italia sia possibile sostituire “che trasmette musica country” con “Maria”.

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44 Commenti

  1. joss weed

    Che poi sono un amante di lansdale e già bubba con quel genio di campbell che fa elvis mi aveva gasato tantissimo. Non vedo l’ora di vederlo e di rientrare nel suddetto 0,74%

  2. Steven Senegal

    Vabbè lo ricupero.
    Questa entra a gran voce nella top sulle droche più matte in uso nei films.
    Per chi andava a scuola in autobus nei 90′ e si faceva gruosse risate con i figli della droca del decennio precedente che senza denti si addormentavano all’inpiedi e scendevano tipo dopo 3 fermate, questo film parte già avvantaggiato.

  3. TWIMC, è uscito un sequel del romanzo, che si intitola This Book is Full of Spiders – Seriously, Dude, don’t Touch it. L’ho cominciato ieri, sembra bello, ci sono i ragni e gli zombie.

  4. blueberry

    ehm cioè veramente fred durst è un “mostro” che si visiona assumendo droga?

  5. Quello, oppure è un cane che può assumere la forma di Fred Durst se assumi la droga giusta e vai all’assalto di un posto che si chiama Shit Narnia.
    Sì ecco, nel libro c’è dieci volte tanto le cose che trovi nel film, che altrimenti sarebbe dovuto durare tre ore e mezza.

  6. Dévid Sfinter

    Il “teschio schermo” nella foto ricorda troppo Hopalong Cassidy de “La notte del drive in!!

  7. @Dévid: Popalong!
    Oppure anche questo.

  8. Past & Fasul

    pure questo…

    http://24.media.tumblr.com/tumblr_m6ajijkrVC1r4az96o1_500.gif

    un regista che lavora molto meno di quello che meriterebbe…spero che riesca a fare alla fine phantasm 5,prima che angus scrimm ci lasci…

  9. Schiaffi

    Non so perchè, ma più passano gli anni e più paul giamatti somiglia a un tossico nerd sodomita

  10. E’ un Film troppo onesto per volergli Male, tante cose bellissime (la sequenza iniziale: BOOM) ma realizzate un pò meh (la scena della grotta: per un attimo mi è sembrato di giocare al primo Tomb Raider).

    @Schiaffi
    E non hai visto Cosmopolis…

  11. Sì la sequenza finale (Korrok a parte, che io ho trovato fighissimo) è molto MEH, credo più per problemi di povertà che altro.
    Segnalo tra l’altro, in particolare a Darth che apprezzerà, che il nome del supercattivo, Korrok, ha questa origine:

    Gnollish word for “weasel” as specified by Dungeons and Dragons/Wizards of the Coast on their website.
    Giarrok, like any sorcerer, has the ability to call a familiar to him. His familiar is a weasel, which he simply calls Korrok (the Gnoll term for “weasel”).

  12. Phoenix

    I figli della droga :)

  13. blueberry

    mi bastava fred ma se ci sta pure shit narnia…. in italiano esiste? no vero? il libro intendo

  14. @blueberry: non mi risulta l’abbiano mai tradotto, io a suo tempo provai anche a proporlo a qualche c.ed. ma sono stato respinto. Mi piacerebbe dire che il successo del film aiuterà anche una traduzione italiana del romanzo, ma insomma, ci siamo capiti, no?

  15. Steven Senegal

    E comunque me lo segno anche solo per verificare la frase “la costante sensazione di spaesamento e di -oddio, cosa succederà ora?”
    che poi è una roba che a me è capitata solo vedendo giocare Luís Nazário de Lima. Ma anche un po’ a lui stesso quando lo hanno trovato con tre travoni.

  16. BellaZio

    Anzitutto mi congratulo con me stesso per aver richiesto e indovinato la prima rece del 2013.
    Per me è un filmissimo, roba che se ne uscissero 20 all’anno sarebbe meglio.
    Nella tua recensione trovo due involontari problemi: 1-hai letto il libro (molte delle tue obiezioni sono simili a quelle di utenti imdb che avevano letto il libro). Io non l’ho letto e mi sono goduto il film in tranquillità, forse.
    2-il tuo amore per giamatti ti oscura un pochetto: il buon paul non fa granché nel film, avrà uno screen time di 15 minuti e si limita a parlare, senza eccellere. Così gli altri magari sembrano più cani mentre, a parte il cane che fa benissimo il ruolo del cane, il cast secondo me non è affatto male: il protagonista è scarsino e siamo d’accordo, ma a me il tizio che fa john, ad esempio, ha convinto, come il personaggio di Marconi.
    In sintesi, secondo me, si possono anche fare le pulci su un film come quest, imperfetto e lacunoso a tratti ma bisogna sempre portarlo in palmo di mano come la merce rara che è, cioè è giusto criticare tenendo a mente che però, almeno io, non ho visto nulla di meglio nel suo genere quest’anno e anzi, per arrivare a un horror folle e divertente degno devo tornare a drag me to hell. Poi vabbè, coscarelli qui da il meglio di sè, anche più che in bubba ho tep, anche se bubba è meglio perché il racconto è più lineare e follemente logico (lansdale scrive personaggi particolari, in situazioni strane dentro un plot di base semplice, qui mi sembra che anche questo libro sia più confuso anche se non l’ho letto) e poi ha una coppia d’assi come protagonisti non da poco, in questo film è molto più visivo e coscarelli esce vincitore.
    Sono stato lungo ma ho trovato john dies at the end uno dei migliori film dell’anno, il top nel suo genere, quindi ho dovuto difenderlo strenuamente!

  17. Cazzo Stanlio hai dimenticato di dire che Marconi è Clancy “Kurgan” Brown. Ancora più sprecato di Giamatti, tra l’altro.

  18. BellaZio

    @Nanni:
    Giamatti è lì per dare un po’ di lustro al film, secondo me è proprio una scelta ragionata tra loro: è uno “spreco” studiato, un po’ come Frost in Attack The Block. La mia ignoranza mi porta a non conoscere Clancy Brown, ma ora che guardo, lo stimo molto per essere la voce di Mr. Krabs in Spongebob. Comunque Marconi spacca. Ribadisco che il tizio che fa John è potenzialmente un buon attore.

  19. @bellazio: Clancy Brown era il cattivo di Highlander = nella Top 10 dei cattivi di Sempre.

  20. @BellaZio, Giamatti più che altro ha voluto esserci visto che ha pure cacciato del denaro per fare il film, essendo un grande fan del libro.

    what’s going to be tragic is what’s going to have to go, because stuff is going to have to go and […] it will kill me whatever goes because you want it all to be in there and you’ve still got to have this stuffed bag of stuff

    Il suo personaggio nel libro ha un arco più completo e interessante, poi lo so che non bisognerebbe fare paragoni e che un adattamento non deve necessariamente riprendere tutto, però resto dell’idea che con due lire in più avrebbero potuto aggiungere una mezz’ora di girato e tirar fuori un grande gioiello. Questo è comunque un piccolo gioiello grezzo, intendiamoci, a me è piaciuto un sacco nonostante tutti i suoi difetti. Anch’io dico: ne uscissero venti all’anno, di film così, figuriamoci. Solo, gli manca qualcosa.
    Io personalmente ho preferito Dave a John, ma pur essendo tutti e due attori modesti credo che abbiano azzeccato bene almeno una cosa: la chimica tra loro due. John che è quello scapestrato e che ama mettersi in mostra, Dave che è quello più posato e lontano dai riflettori ma senza il quale John non va da nessuna parte… insomma, quello funziona.

  21. barman

    L’unico film che si meritava un “tratto da eventi realmente accaduti”.

  22. BellaZio

    @nanni
    Scusami, mai stato un fan di highlander, mancanza mia. Però adoro spongebob!
    @stanlio
    Guardando la filmografia di john mi vergogno un po’ di averlo definito capace (tipo che la cosa di maggior rilievo è il nuovo beverly hills 90210), anche se comunque resto convinto della sua buona prova. L’unico mio appunto è che, non avendo letto il libro, secondo me non manca nulla, nel senso che forse c’è addirittura troppo! Sono rimasto folgorato alla prima visione, magari con una seconda noterò i problemi.

  23. Phoenix

    Il finale non mi è piaciuto, è proprio vero cmq sembra un clone di doctor who lovecraft/splatteroso.

  24. Schiaffi

    MAH, non capisco se tutto questo entusiasmo è dato dal fatto che siete ex fattoni con cui posso condividere storiacce strane o vi piace leggere i libracci da alterno/hipster di merda.
    In entrambi i casi per me resta una cagata sperimentale e ho già avuto abbastanza flashback subendomi lo strobo di Universal Soldier 4.
    E’ uscito il nuovo trailer di Die Hard 5. Possiamo tornare a parlare di cose serie?

  25. @ Schiaffi
    Vai con le storiacce strane.

  26. Guarda Schiaffi, credo che tutto si possa dire di ‘sto film tranne che sia “sperimentale” o “hipster”. Per me è il vecchio Raimi all along ed è l’apoteosi del film senza pretese.
    Poi se vuoi discutiamo sul concetto di “ex fattoni” e in quale modo questo si lega al gradimento per il film.

  27. Schiaffi

    Dal trailer mi sembrava un filmetto hipsterino per gente che poi va a commentarlo con gli amichetti tenendo in mano un gin lemon annacquato e parlando con un vistoso accento meridional/milanese.
    Se dici che non è così, gli darò una chance.

  28. No guarda, è pieno di difetti ma se c’è una cosa che non ha è il fighettismo, voglio dire: è serie B fatta e finita con le teste che scoppiano tipo palloncini ricolmi di ketchup e pupazzoni di gomma. E ci piace così.

  29. Phoenix

    Sempre meglio di Quella casa nel bosco.

  30. Dévid Sfinter

    @Stanlio: Popalong!! Sorry son passati annetti…

    PS
    Quella casa nel bosco Capolavoro.

  31. BellaZio

    @Schiaffi
    Ex fattone sono, non lo nego. Coscarelli e la parola Hipster nella stessa frase non credo possano starci, poi il libro non l’ho letto quindi mi fido della parola di Stanlio. Universal Soldier 4 è roba da attacco epilettico, non so bene a che minchia pensavano quando lo hanno girato, ho dovuto mollarlo per la nausea e non mi stava neppure dispiacendo.
    Il nuovo trailer di Die Hard: dunque, non è che sia male, è che ormai non è più Die Hard e quello lì non è Mcclane, come il 4, quindi resto sempre un po’ deluso.

  32. INFO DI SERVIZIO
    Il sequel di JDatE, intitolato

    THIS BOOK IS FULL OF SPIDERS – SERIOUSLY DUDE, DON’T TOUCH IT

    è una bomba, tre volte meglio di John. E sarebbe ottimo materiale da film, peraltro.

  33. Dèvid Sfinter

    Davis Wong come inglese è molto slangato o facilmente leggibile senza un dizionario urbano sul comodino da consultare continuamente?

    Calcola che sul mio CV l’inglese è “buono sia parlato che scritto”…

  34. @Dèvid: dai un assaggio di persona, c’è il primo capitolo online!
    Le prime tre righe:

    THEY SAY LOS Angeles is like The Wizard of Oz. One minute it’s small-town monochrome neighborhoods and then boom—all of a sudden you’re in a sprawling Technicolor freak show, dense with midgets.
    Unfortunately, this story does not take place in Los Angeles.

  35. Schiaffi

    Che dire…filmone assoluto.
    La parte del ragionamento sull’universo è da intenditori della BBotta.

  36. Secondo me il più grosso problema di JDATE è non avere un budget all’altezza delle ambizioni della pellicola e di conseguenza una CGI improponibile. Proprio brutta brutta. Mentre i pupazzoni li ho apprezzati tantissimo e nel complesso anche tutto il resto. Certo i due bomber son cagnacci ma alla fine han la faza giusta per interpretare due high school dropouts a cui capitano mille casini, il film è pieno imballato di trovate geniali (SPOILER – la maniglia cazzo, il mostrone di carne e la mano fantasma su tutte – FINE SPOILER) ed è un peccato perché con un po’ più di cash sarebbe potuto essere culto istantaneo. Comunque me lo son goduto alla grandissima, team ce ne fossero film così, cazzo. E Fabianne Therese me la sarei limonata duramente stringendole il moncherino.

  37. Steven Senegal

    All’alba sono andato ad ingrossare le fila di quel 0.74%. Film assurdo, straniante. Robert Marley personaggio grande. Mi ero ripromesso di verificare la sensazione di spaesamento e dio se ci sta tutta. Interessante anche lo spunto di riflessione sul rapporto tra l’apprezzamento e la percezione che può avere un prodotto del genere e la conoscenza o meno del libro e di tutto quell’universo. Ce ne fossero davvero di questi.

    E più Sert per tutti.

    Il Kurgan era un personaggio di una tale bellezza e dignità che si meritava un film tutto suo. Invece hanno fatto merde senza madre.

  38. Davide

    A me questo film ha fatto pensare a Donnie Darko. Appena un po’ più cazzone.

  39. Klaus Fiski

    A me è sembrato Donnie Darko + Film di Cronemberg + Film di Lynch diretto dal regista di “Jershey Shore”

  40. Il burio.

    Vorrei ringraziare pubblicamente Stanlio che grazie alla rece m’ha messo la pulce nell’orecchio e m’ha convinto a comprare il libro.
    Credo che sia il libro in cui ho più volte LOL-lato (nel senso che mi sono messo a ridere forte molte volte, e spesso circondato da sconosciuti che mi hanno guardato male), sicuramente comprerò anche il seguito.
    Comunque è meglio che l’abbia trovato solo in italiano, mi sarei perso tutti i giochi di parole di John con “chair”.

    Quindi grazie, grazie, grazie Stanlio.

    P.S. Il film ha più di una pecca ma sono tutte perdonabili, tutte tranne la pessima CGI..

  41. Avviso ai fancalcisti, due giorni fa Fanucci ha pubblicato la versione ebook in italiano. I possessori di iCosi lo possono tirare giù dall’iBook store.

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