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Per raggiunti limiti di grandiosità, la recensione di Django Unchained si fa in tre

"La bellezza"

“La bellezza”

Introduzione necessaria dell’ottimo Casanova Wong Kar-Wai

Ci sono qui film per cui si alza un fomento tale che non basta manco una nazione di milioni per tenerci buoni. Quando escono questi film – sono due o tre l’anno, nelle annate quelle buone – noi Calcisti ci ritroviamo a casa del Capo e, durante le nostre proverbiali riunioni (che ricordano i festeggiamenti di Sam Peckinpah e Emilio Fernández quando il primo finiva di girare un film), decidiamo chi deve recensire cosa. Solitamente funziona così: Nanni che tutto vede e tutto può, s’è fatto costruire una piccola arena come quella che si vede in John Carter e che ha riempito di fiere ferocissime. I redattori che si vogliono accaparrare la recensione del film in questione si cospargono il corpo (statuario) di senape e mostrada cremonese, canticchiano la loro canzone preferita, che è Eversleeping degli Xandria nella versione compresa nella colonna sonora de La Saga dei Nibelunghi, e poi se ne danno a vanvera di santa ragione. Quando abbiamo saputo dal nostro amico Quentin che ci avrebbe regalato Django Unchained, il sulfureo Quantum Tarantino, il feroce Stanlio Kubrick e il sottoscritto Casanova Wong Kar-Wai si sono subito scapicollati a rotta di collo verso la dispensa della Cobretti Mansion per tentare di agguantare per primi i barattoloni di senape e mostarda. Dopo una lunga battaglia durate una settimana in cui alla fine hanno perso la vita 74 koala, 93 panda albini e due pesci rossi comprati al Luna Park dell’Idroscalo, s’è così deliberato: i tre eroici redattori hanno fatto quel giochino a Megan Fox che le chiedi se le va di sentire che profumo hai messo sul collo, lei si avvicina e – tac! – tu ti giri di colpo e la limoni a tradimento. Megan Fox, ve lo dico giusto per la cronaca, è una presenza fissa delle nostre riunioni. Comunque: con Megan non è andata benissimo, ma per la recensione siamo riusciti a trovare un accordo maschio e fiero e ci siamo divisi il tutto da bravo fratelli. Ma d’altra parte è giusto che sia andata così: un film come Django Unchained merita tutta l’attenzione possibile e immaginabile e poi a noi ci piace scrivere. Per cui, ecco a voi, il trittico su Django.

«Quando io dico “Django” voi dite “Unchained”! Django!»
«Unchained!»
«Django!»
«Unchained!»

La parola a STANLIO KUBRICK

Il problema quando esce un nuovo Tarantino, quando si esce dalla visione di un nuovo Tarantino, è essere stati testimoni di talmente tanta/troppa roba che la voglia di raccontare, discutere, commentare tutto quanto si scontra con i limiti del buon senso. La soluzione è sconfiggere la logorrea e decidere di concentrarsi solo su qualcosa. Intendo dire: che Django Unchained sia bello, bellissimo, probabilmente un capolavoro, sicuramente un rappresentante eminente e difficilmente contestabile di quel genere cinematografico denominato “film di Tarantino”, è una roba che leggerete più o meno ovunque. Non so ancora – l’ho visto una volta sola – se mi sia piaciuto più o meno di Bastardi senza gloria, né sono convinto della sua perfezione assoluta: non tanto formale, quanto sostanziale, nel senso che non avrebbero guastato dieci minuti in meno di parole e dieci minuti in più di sparatorie. Ciascuno comunque si porta a casa quello che vuole; sono riuscito a mandar giù persino il cameo di Franco Nero (pessimo fanservice, ma sono convinto che gli americani apprezzeranno) e la comparsa a sorpresa di Tupac nella colonna sonora (diverso il discorso per Elisa, ma anche qui d’altra parte abbiamo gli yankee entusiasti), mi sono divertito follemente, sono uscito dalla sala carico di adrenalina e con la voglia di spaccare oggetti random e pezzi di mobilio possibilmente in mogano.

Solite cose, insomma.

Poiché ognuno ha le sue perversioni, comunque, per me Django Unchained resterà sempre “quel film dove Tarantino tira fuori il meglio di tutti”. Che Quentin sia eccezionale nello spremere fino all’ultima goccia di talento chiunque gli passi per le mani è banale, scontato e spesso quasi dimenticato; SI SA che chiunque finisca tra le mani di quell’uomo tira fuori l’interpretazione della carriera, sarà perché si diverte, perché su quei set si pippa come dannati, perché le storie che Tarantino racconta chiamano a gran voce caricature, macchiette, maschere, travestimenti, perché essere sempre sopra le righe è in fin dei conti più facile che modulare e sottrarre. Quando sull’interwebs è comparsa per la prima volta la faccia a luna di Leo DiCaprio in versione Calvin Candie, nessuno dico nessuno si è permesso di mettere in dubbio che Quello Che Si Scopa Solo Modelle Fighe si sarebbe mangiato tutto. Il problema (problema?) di Django è duplice: per quanto ricca, la torta non è infinita, e a tratti si ha l’impressione di vedere non un film, ma una Royal Rumble di fenomeni della recitazione che fanno a gara a chi riesce a tenere gli occhi dello spettatore incollati nei suoi più a lungo. E d’altra parte, se in passato il registro (linguistico, vocale) usato dai protagonisti di Tarantino era grosso modo sempre quello, si trattasse di uno yanke accoppa nazisti o di Bud in mezzo al deserto, questa volta il regista più amatodiato del mondo ha saltato definitivamente lo squalo e si è buttato nella filologia romanza del Grande Romanzo Americano.

Ho sempre avuto una fascinazione malsana per le seguenti cose: il deserto, il Sud degli Stati Uniti, gli accenti del Sud degli Stati Uniti, le piantagioni, il cotone, le paludi, i campi lunghi, i romanzi di Cormac McCarthy, i romanzi di John Steinbeck, il periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento. Non avrei mai creduto – ciao ora sono a rischio licenziamento – che un film come Via col vento potesse piacermi, finché non ho scoperto quanta vecchia America rurale grondasse da quelle quattro ore e passa di mattone. Tutto questo per dire che quando Tarantino definisce Django «un southern» ha ragione, che quando in giro leggete che Django non è un western è tutto vero, che alla fine della fiera Django, più che essere un film sulla storia degli States filtrato dalla sensibilità di Quentin, è, tra citazioni di La nascita di una nazione e appunto di Via col vento, un film che riassume come l’intrattenimento americano dell’ultimo secolo abbia raccontato la storia degli States.

Quello che ho appena scritto è un mattone noiosissimo.

Oltretutto volevo parlare di tutt’altro, e cioè di come tutto il film sia sostanzialmente un porno per linguisti e/o appassionati e/o amatori. C’è un momento, non vi dico quando e non vi dico perché, nel quale Jamie Foxx si ritrova ad avere a che fare con un irlandese [UPDATE dell’ultim’ora: a fronte di tutta questa menata intellettuale sugli accenti, mi si fa notare che col cazzo che il tizio è irlandese, piuttosto aussie. Modificate quanto segue di conseguenza, mentre leggete, e perdonate il Vostro: a tutt’oggi nella mia testa la frase gira pronunciata con accento da birra e non da millepiedi velenosi]. Il quale bonariamente lo sfotte perché Jamie Foxx è DI COLORE (fonti non ufficiali hanno conteggiato il numero di volte in cui si pronuncia la parola “negro” nel film in 114). E quindi lo sfotte scimmiottando il suo accento DI COLORE. Oltretutto Django Foxx ci dà duro con il suo essere DI COLORE, riuscendo anche a modulare la sua cadenza DI COLORE in circa cinquanta sfumature di DI COLORE diverse, a seconda della situazione in cui si trova. Comunque, l’irlandese [cioè l’australiano]. Per tutta la sequenza, Jamie Foxx abbozza, finché al momento dei saluti, e all’ennesimo sfottò di O’Finnighan McBeatey Ryan Nguyen-Brown, lo fissa negli occhi e gli risponde con perfetto accento irlandese da tavola da surf. Istantaneo e folgorante. Due secondi di eiaculazione nerd che non tolgono né aggiungono nulla al film, ma per chi è così scemo da fissarsi sui particolari insignificanti perdendo di vista la big picture è un piccolo orgasmo. Per una cazzatina così che mi è rimasta impressa, chissà quante mi sono sfuggite.

Va da sé che non ricorderò Django Unchained come “quel film dove a un certo punto Jamie Foxx fa l’irlandese”. È solo che in un mondo così vivido e iperrealista, che soprattutto nel secondo atto dà l’impressione di essere dentro a un diorama piuttosto che a un film, l’unica reazione possibile è raccontare i dettagli e lasciare scoprire il resto, le cose grosse, le cose che contano, le sequenze da lacrime, le esplosioni giganti, LE PERSONE DI COLORE CHE SI MENANO, Samuel L. Jackson gigantesco e torreggiante e a tratti in grado di pisciare in faccia a chiunque compreso Christoph Waltz, il fatto che Django sia una satira feroce che ricorda più Mezzogiorno e mezzo di fuoco sotto steroidi che il Django di Corbucci, LE PERSONE DI COLORE, Nichole Galicia, insomma tutto il resto PERSONE DI COLORE compresi, a voi.

Fonti di ispirazione (true story)

Fonti di ispirazione (true story)

La parola a QUANTUM TARANTINO

Non so se sono la persona più adatta a parlare di Django Unchained di Quentin Tarantino. Sapete com’è: l’ho visto.

Perché, sì, l’arte ha il dovere di intrattenere — e Django Unchained è un film senza ombra di dubbio entertaining — ma a un livello più vero e più profondo ha soprattutto il dovere di intrattenerci con discussioni infinite e prive di senso costruite sul niente da persone che non hanno la minima conoscenza dell’argomento di cui parlano. Mi riferisco naturalmente — ma non solo — alla polemica sull’opportunità di trattare attraverso il genere dello Spaghetti Western (che poi Spaghetti Western non è) un tema spinoso come quello della schiavitù, polemica portata avanti principalmente da Spike Lee.

Spike Lee, regista afroamericano pluripremiato autore di Malcolm X, Fa’ la cosa giusta e un video di Michael Jackson, ha affermato di non poter esprimere un giudizio su Django perché non aveva intenzione di vederlo, poi spiegando che non aveva intenzione di vederlo perché lo giudicava offensivo. (Trova l’errore — ndR)

Nulla di nuovo, eh, questo bisticcio con Tarantino è una cosa che va avanti da un secolo: ai tempi di Jackie Brown — omaggio dichiarato alla blaxploitation degli anni 70 e recitato per la quasi totalità da attori di colore — Lee contestava il presunto abuso della parola con la N (“nunchaku”, suppongo) all’interno del film, chiedendosi salacemente se Tarantino non sperasse di diventare “un negro onorario” (parole sue, non mie). Per dirla in soldoni, non basta, secondo Lee, che a usare la praola con la N (“Nutella”, mi pare di aver capito) all’interno di un film sia un nero, deve essere nero anche il regista. (E che non venga in mente a un nero di contraddire questa logica: quando Samuel Jackson difese Tarantino, Lee lo definì un “house negro” — che è, guarda caso, il ruolo, meraviglioso, che Tarantino gli scrive in Django: ditemi voi se questo non è uno zinger da manuale) 15 anni dopo, la naturale evoluzione di questo soliloquio è che devi essere nero anche per parlare di schiavitù — che è un po’ come dire che devi essere un pirata per fare un film sui pirati, o un giaguaro per girare un documentario sui giaguari.

American slavery was not a Sergio Leone Spaghetti Western, it was a holocaust.

Facciamo finta per un attimo che questo discorso abbia un senso: ve lo immaginate un ebreo (nota a margine: Lee ne ha a pacchi anche per gli ebrei, che a suo dire controllano segretamente Hollywood. Folle, vero? Gli ebrei controllano apertamente Hollywood, lo sanno tutti!), dicevo, ve lo immaginate un ebreo che si lamenta di Inglorious Basterds perché la Shoah è una cosa seria e non un film di guerra alla Enzo Castellari? O un cattolico che ha da ridire su Pulp Fiction perché la redenzione è una cosa seria e non puoi trovarla in una tavola calda durante un mexican standoff? Ragionando in questa maniera Tarantino non potrebbe avvicinarsi a una macchina da presa, e non credo di dover spiegare perché questo per noi sarebbe una grave perdita.

Critici molto meno intransigenti hanno comunque portato alla luce un’iportante verità: la questione razziale può creare imbarazzi tali da spegnere completamente quell’area del cervello adibita a distinguere tra “politicamente corretto” e “privo di senso”. Tra le cose più folli che si leggono in giro, ho trovato giornalisti sostenere che se al cinema un bianco picchia un bianco è ok, se un nero picchia un nero è ancora ok, ma se un bianco picchia un nero È RAZZISMO; oppure che Django Unchained è un buon film, solo Tarantino avrebbe potuto evitare di usare così spesso la parola con la N (“Natalie Portman”, se non vado errato): ambientare cioè la sua epopea di diciotto ore piena di personaggi che parlano fittissimo in un’America razzista che ha però la prontezza di spirito di dire “afroamericano”.

Mi viene sempre in mente questa scena...

Mi viene sempre in mente questa scena…

Discorsi che per un attimo fanno rimpiangere la linearità di chi ai film di Tarantino imputa semplicemente di essere troppo violenti. Questione di opinioni e di personalissima sensibilità, almeno finché non arriva un dritto che piscia fuori dal vaso e riesce a mettere Django Unchained nella stessa frase di Columbine, Aurora, Newtown: la fascinazione per le armi da fuoco in film come Django è il detonatore delle stragi che colpiscono gli Stati uniti su base quindicinale, leggevo in un articolo di un qualche tabloid americano linkatomi dal buon Stanlio.

Non fa una piega.

A parte il fatto che Kill Bill celebrava le spade molto di più di quanto Django celebri le pistole eppure è un po’ che non sento parlare di stragi perpetuate per mezzo katana, che questo ragionamento faccia acqua ve lo può dire anche un bambino (ed è emblematico di un egocentrismo tutto americano): i film di Tarantino vengono distribuiti anche in Europa (duh!), dove il tasso di stragi (via armi da fuoco, spade, o tecnica dell’esplosione del cuore con cinque colpi delle dita) è nettamente inferiore: possibile che una fattore molto più determinante della filmografia di un cinefilo di Knoxville sia la possibilità di acquistare o meno un fucile d’assalto alle macchinette del caffè?

La gente si spara, quindi il film incoraggia la violenza. La gente dice la parola con la N (“nababbo”, senz’altro), quindi il film alimenta il razzismo. Sono preconcetti dettati automaticamente da un cervello che elabora in palese cattiva fede: a dimostrazione di ciò NESSUNO, vedendo il buon Quentin, nel cameo che si ritaglia nell’ultima parte del film, delle dimensioni più o meno di un ippopotamo (giuro che qualcuno al cinema ha urlato “o mio dio Tarantino s’è mangiato Muccino”) abbia fatto 2+2 e lanciato l’allarme obesità. E forse è proprio questa la chiave di lettura di tutto: da 20 anni Tarantino mette in scena personaggi di dubbia moralità abbuffarsi come maiali. Samuel Jackson che si gusta un cheeseburger, Kurt Russel che si strafoga di nachos, Hans Landa e il suo elogio dello strudel con crema… Razzismo e violenza sono fumo negli occhi per distrarci dal suo vero piano: Tarantino vuole trasformare il suo pubblico — bianco o nero che sia — in un esercito di ciccioni.

Oppure potremmo smettere di dire cazzate, gustarci un film straordinario e rimandare qualunque riflessione di ordine morale a dopo che lo avremo visto 18 volte.

"Fat Quentin"

“Fat Quentin”

La parola a CASANOVA WONG KAR-WAI

Ormai ho una certa età. Sono ancora un bel ragazzo e mia moglie Olivia Wilde Kar-Wai mi guarda ancora con gli occhi dell’amore e della passione, ma comincio ad avvicinarmi anche io verso l’onorevole e rimarchevole traguardo dei 22 anni. Ancora ricordo con piacere quando per me il mondo del Cinema era una passeggiata di salute e tutto ero bello e felicione e noi correvamo insieme, mano nella mano, nel felice parchettino della critica specializzata e non. Io sfogliavo avidamente Tv Sorrisi e Canzoni o Guida TV quando andavo a casa di mia nonna e mi leggevo le trame dei film che davano alle 22,30 su Italia 1. Quello. E quello mi bastava. Ero contento, spensierato e il mondo era un posto migliore. Poi un giorno, ricordo, ho comprato in edicola un quotidiano. E lì è cambiato tutto. Ho scoperto un mondo di gente ignorante che siccome pensa che alla fine andare al cinema è un bel passatempo, ha deciso che se ne può anche scrivere tentando di spiegare tutto a tutti. Ho scoperto un esercito di personaggi ai quali interessa farti sapere che, siccome loro una volta sono stati alla spiaggia, quando vedono il mare in un film si emozionano tutti e riscoprono sensazioni che credevano sopite per sempre. Esistono persone che parlano e sparlano di riferimenti cinematografici senza saperne un cazzo di niente. E la questione si fa più grave quanto più il film di cui vogliono parlare è grosso e importante. Perché quando non sai un cazzo, tendi sempre a tirare al meno ai 200 all’ora al sette anche se lo sport è, sadly, lo sci. Noi eletti de I 400 Calci, come vi dicevo nell’intro, siamo stati invitati all’anteprima del film Django Unchained. A fine visione ci siamo trovati fuori dalla sala tutti entusiasti della vita e, mentre sparavamo in aria con le nostre Remington del 1858 comprate per l’occasione, ci siamo abbracciati forte forte tra di noi per la felicità di aver visto un film così bello. Poi, mentre tornavo verso casa, nella solitudine della mia demenza, pensavo: “Cavolo, che fortuna che abbiamo noi che siamo vivi e vegeti nel gennaio del 2013 e che possiamo correre al cinema a vedere il nuovo film di Quentin Tarantino e assaporare quell’ansia pazzesca che ti assale da quando sei uscito di casa con l’idea di andare al cinema a vedere l’ultimo film di Quentin Tarantino fino a quando poi si abbassano le luci al cinema e diventa tutto buio e parte l’ultimo film di Quentin Tarantino! Che privilegio la nostra vita da spettatori che possiamo assaporare e constatare come il regista più influente della nostra generazione continui imperterrito a fare il cazzo che vuole senza che nessuno riesca a imitarlo neanche volendo. E ci hanno pure provato a imitarlo! Uff, se c’hanno provato! Ma tipo per almeno un decennio se non di più! E lui? E lui niente! È andato dritto per la sua strada. Che poi qual è la sua strada? Tu, amico mio, l’hai capita la strada che ha intrapreso Tarantino? Riesci a individuare in questo enorme mare magnum di materiale quello che questo film vuole essere?”. Io penso così, che cazzo vuoi? Poi il giorno dopo, mentre facevo colazione col mio classico double whopper cheesburger con ajunta bacon e formaggio e salsa BBQ e una bottiglietta d’acqua Vitasnella, comincio a leggere le recensioni di quelli che l’avevano visto con noi in anteprima. E leggo quasi ovunque: “Spaghetti Western! Violenza! Spaghetti Western! Dialoghi che parlano tutti!” E allora un po’ mi arrabbio.

Guarda le lucine!

Guarda le lucine!

Perché ci vuole veramente della bravezza ad andare a vedere Django Unchained e vedere solo lo Spaghetti Western e quelle due robe che avete incollato mentalmente al vostro file Tarantino. Perché? Perché il titolo è come quello del film di Corbucci che non avete visto, più quella parola che se anche non vi sforzate non riuscite a pronunciare ma che, guarda caso, è presente anche nel film del 1959 di Pietro Francisi (e Mario Bava) con il forzuto Steve Reeves, Hercules Unchained, e guarda caso, a un certo punto Christoph Waltz vuole cambiare nome a uno schiavo proprio in Ercole? È quello il motivo? O è perché siccome vi hanno spiegato al corso di Tarantino che avete biennelizzato all’Università della terza età dei Puffi, che a Tarantino piace il cinema italiano e allora avete fatto questa sottile analisi? O è perché non sapete praticamente un cazzo di nulla e allora dite che è uno spaghetti western perché avete letto da qualche parte, non mi ricordo più dove, oddio, forse era sul sito del Tg Com, sotto la notizia che hanno rapito Uan e Four e Five? A me dispiace risultare troppo nervosetti e troppo rancoroso nei confronti di questi poverinos, ma alla fine un po’ il sangue alla testa ti sale. Sì, c’è il cameo di Franco Nero a sancire il diretto rapporto con l’originale. C’è la musica di Trinità. C’è Morricone a buttare. C’è una parte che ricorda Il Grande Silenzio. Probabilmente ci sono altri 683 riferimenti a oscuri Spaghetti Western che lui ha visto e di cui io ignoro addirittura l’esistenza, ma questo non fa di Django Unchained un violentissimo omaggio ai nostri Spaghetti Western. Il problema con un cineasta come Tarantino è quello di stargli dietro. Non devi farti ingannare dalle lucine. Altrimenti rischi di fare la figura di quello che ha fatto l’intervista a Quentin e gli ha fatto la 9834698 millesima domanda del giorno sulla violenza nei suoi film e lui giustamente ha sbroccato. L’avete visto? Ve lo faccio vedere, dai.

Ci sta anche che alla fine Quentin la sera prima ne avesse bevute un paio e magari gli giravano i coglioni. E poi, oh, è Quentin: a lui girano spesso i coglioni. Ma sai che c’è? Lui può. Perché poi fa dei capolavori. Grossi così. Grossi come delle case. Django Unchained è un capolavorone che parla di tantissime altre cose rispetto a quello che vi hanno raccontato. Come era già successo per Inglorious Basterds, Death Proof, Jackie Brown e per Kill Bill, Tarantino adotta una forma, prende un modello, lo distrugge e lo utilizza a suo piacimento. Lui indica la luna, mentre tutti guardano il sito di Repubblica in cerca della risposta. Qui c’è ancora una volta, come sempre e come non potrebbe essere altrimenti, un amore nei confronti del cinema che diventa analisi e riflessione sul cinema stesso. C’è tutta la perplessità del nostro nei confronti dell’ingiustamente odiato John Ford, come c’è uno schiavo liberato che si trova costretto a recitare sempre parti diverse per poter sopravvivere. C’è la prese per il culo di un film come La Nascita di una Nazione, con tutto quello che questo implica in un film ambientato a soli due anni dalla Guerra di Secessione e allo stesso tempo, un chiaro richiamo ai Nibelunghi e alla storia di Brunilde e Sigrfido. C’è una discussione scomoda ed estremamente pericolosa sullo schiavismo culturale del popolo afroamericano, incredibilmente evidente nel confronto tra un gigantesco Samuel L. Jackson e la terza incarnazione di Django (che una volta vittorioso pensa solo a swaggare facendo il califfo a cavallo). C’è una cura maniacale, come già in Inglorious Basterds, nei confronti della lingua con l’accento tedesco di Waltz (in lizza per il nobel per la coolness), il niggaz, il francese d’accatto e i vari dialetti pre white trash tra Texas e Luoisiana. C’è un lunga sequenza d’interni con i fuori campi e la suspense che sembra quasi di vedere Via Col Vento che incontra Hitchcock e, in tutto questo, evidente come poche altre volte c’è una pacca micidiale che ti tiene incollato lì con gli occhi aperti.

Guarda come swagga

Guarda come swagga

Ho avuto la fortuna di laurearmi col mio amico Not(ori)us. P.O.L. Abbiamo cominciato e finito insieme e, oltre ad esserci divisi le ansie e le preoccupazioni che una tesi di laurea si porta appresso, ci siamo anche smezzati quei piccoli sprazzi di simpatia che ogni tanto, rarissimamente, accadono. Lui s’è laureato, con una tesi stupenda, proprio su Leone, sullo Spaghetti Western e sul rapporto che questo genere tende con l’originale. Un giorno, in uno di quei rarissimi colloqui che si riescono a fare con il proprio relatore, questo gli ha fatto un discorso bellissimo che ancora oggi sia io che lui ci portiamo nel cuore. All’epoca ci faceva più ridere che altro, ma col tempo ne abbiamo anche capito l’importanza. Il professore disse al mio amico: “Lo vede questo orologio? Lo so: sembra un Rolex. Ma non lo è. L’ho comprato in vacanza l’estate scorsa. L’ho pagato meno di 100 euro. Un Rolex vero, con il lavoro che faccio, non me lo potrei mai permettere. Quindi ho preso questo qui, che è finto. Però, pure se è finto, fa la sua bella figura e va pure sott’acqua. Il Rolex vero, no. Costa una cifra impensabile e non ci puoi manco fare il bagno, che se no lo butti via. Per cui, alla fine, è meglio il mio, no? Ecco, diciamo che questo mio orologio è un Falso Migliorativo. E con Leone è un po’ così: il suo cinema è un Falso Migliorativo. I film di Leone sono un po’ come quelli di Ford, ma sono meglio”. E secondo me, tutto il discorso che vi ho fatto, ammorbandovi la vita, su Django Unchained, il suo rapporto con gli altri generi e proprio la sua volontà di oscurare Ford (ricordate l’inquadratura di Inglorious Basterds in cui Landa, incorniciato da una porta, vede sfuggire Shoshanna?) ha a che fare un po’ con quest’idea. Il cinema di Tarantino è come un gigantesco prisma che riflette tutte le luci che lo colpiscono e che Quentin, con slancio godardiano, magicamente ricompone. Rendendo il tutto addirittura migliore.

Dvd-quote:

“Another Fucking Bingo!”
Casanova Wong Kar-Wai, i400calci.com

>> IMDb| Trailer

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266 Commenti

  1. Schiaffi

    Leggo di cavalli che ballano ma sinceramente non capisco di cosa state parlando. In 3 ore ho assistito a un numero indefinito di morti ammazzati e momenti epici ma non ho visto nessun minchia di cavallo ballare.
    C’è qualcosa di profondamente sbagliato se in mezzo a tanta epicità e a così tante cose da dire, qualcuno sta a porsi problemi su un cavallo che balla che io manco ricordo nonostante abbia visto sto film 2 volte.
    Forse la mia attenzione era rapita da tutt’altra tipologia di eventi e non da un cavallo di merda.

  2. Anakin Rossi Stuart

    @Schiaffi: hai ragionissima, il mio primo commento in proposito voleva dire quello.
    Comunque il cavallo balla quando SPOILER Django monta a cavallo dopo aver fatto saltare Candieland: monta, gli fa fare du’ piroette, una sorta di Moonwalk, Hildy ride e via nella notte

  3. @aisai: non so. Django mi è piaciuto molto, e Death Proof continua a piacermi poco. Se fanno le stesse cose (ma non ho capito a cosa ti riferisci), Django le fa meglio.

  4. Davide

    La triplice recensione mi ha gasato parecchio (bravissimi a non entrare mai nei dettagli, siete stati dei grandi a trattenervi) e il film mi è piaciuto un sacco ma preferisco “Bastardi”, perchè questo mi sembra figlio di quell’altro film.
    Solo due parole per dire che la scelta di inserire 2Pac va capita, lì Tarantino ha fatto un omaggio pazzesco… 2Pac è uno che una notte ha sparato nelle chiappe (davvero) a due poliziotti perchè stavano pestando un nero… capite perchè la scelta è geniale e un omaggio incredibile? In più anche le frasi che dice 2Pac rendono l’idea per Django.

  5. Stanlio Kubrick

    Per la cronaca, il pezzo di Tupac è un mashup con James Brown, il che ha ancora più senso e significato e tcetera.
    La scena della nascita abortita del KKK non avrebbe sfigurato in un film di Mel Brooks. È quindi molto bella.

  6. aisai

    @Nanni:

    Mi riferisco ai repentini cambi di genere, riferimenti, linguaggi. Ci sono in tutti i film di Tarantino, ma così secchi soltanto in DU e in Grindhouse. Non so in DU sono fatti meglio. Di certo sono più compiuti.
    Poi, a me sono piaciuti entrambi. Per me QT finora ha fatto solo cose tra il capolavoro e il sensazioniale.

  7. mska

    Appena tornato dal cinema col desiderio di sparare a qualche negriero. Sicuramente non il migliore dei suoi film (per me Pulp Fiction e Kill Bill vol.1), ma se uscisse un film al mese così bello, il mondo sarebbe un posto migliore.

    PS: il mio amico all’uscita l’ha definito poco tarantiniano nella regia.

  8. alessandro

    Ragazzi…mi spiace ma io soldi a Tarantino non li do più, dopo Inglorious Basterds e Django, due enormi delusioni. Django ha i suoi momenti ma la delusione è veramente enorme. Per me Tarantino è morto. Sarò lieto se riuscirà a contraddirmi. In ogni caso non riesco a capire come faccia sto film a piacere qui.

  9. alessandro

    Cazzo, non mi smentisco mai, sempre a fare i doppi post.
    So che non frega un cazzo a nessuno, qui, ma la storia che i Rolex non puoi portarli al mare è una stronzata bella e buona, la maggior parte sono dei veri carroarmati, altrochè i tarocchi da due soldi.

  10. Cene Rentola

    Io vorrei avere solo un briciolo della pazzia visionaria GENIALE e capace di Quentin Tarantino, e del suo occhio “fotografico” in grado di trasformare in immagini la forza straordinaria delle sue idee.
    Perchè, nonostante lo Splatter come se piovesse, quando pensi e poi metti in immagini un film così … di poesia artistica si tratta.

    E vorrei avere solo un briciolo del sarcasmo e l’ironia e la meravigliosa bravura di Waltz e del doppiatore italiano che ne “veste” le espressioni. E della fortuna di essere chiamato a recitare un personaggio così.

    E vorrei avere solo un briciolo della FACCIA di Leo, del suo trasportare e vincolare IL SENSO dei personaggi attraverso il viaggio delle sue iridi. (Fosse per me l’Academy dovrebbe esplodere con tutti i membri dentro >.<)

    E vorrei avere solo un briciolo dell'intelligenza di unire il vecchio al nuovo senza mai dimenticare che le "citazioni" sono cammei, e i cammei sono citazioni.

    E vorrei anche saper dare alle immagini quella straordinaria "regola" che le fa fuggire dalla volgarità della violenza gratuita proprio INSISTENDO su essa, ridicolizzandola.

    E un pizzico degli occhi di Samuel L. Jackson (icona già di Pulp Fiction) che rende un capolavoro la parte più assolutamente devastante e cattiva del film.

    Infine un pizzico di bravura in quell'esercizio di stile che consente di riconoscere, tra milioni, le note perfette di una COLONNA sonora.

    In fondo, dico io … che chiederò mai?
    SETTE pizzichi di indimenticabile GENIO.

    Che non si dovrebbero negare a nessuno. No?

    (Consigliato. Solo perchè non ho l'autorità di obbligare!)

  11. vespertime

    Non capisco i detrattori. O meglio non capisco le critiche. Criticare Tarantino perchè cita e fà film in un certo modo mi padre inutile. Tarantino è sempre stato così quindi può non piacere il suo modo di fare film ma a questo punto basta tenersi lontano da tutta la sua filmografia. Il mondo è bello perchè è vario. Poi fà sorridere nella vostra recensione quando dite che chi parla di Spaghetti-Wester vuol dire che non ne sà un cazzo. Fa sorridere perchè è vero e tenendo conto di questo è facilente sgamabile chi si riempie la bocca a cazzo. Volevo anche complimentarmi per Via col Vento, cosa che hanno detto in pochi e fà capire quanto voi senza riempirvi la bocca di parole a caso ne sappiate più di quelli che riescono ad annoiarmi dopo due righe di recensione (figuriamoci nelle altre mille). Bravi. Bis.

    A comunque il film è una figata e mettersi a fare le pulci sul “realismo dei dialogi” o su certe robe scene volutamente costruite per far gasare ME (ma anche voi suppongo) vuol dire non aver capito veramente niente. Il problema è che chi dice di saperne a pacchi di cinema al 99% si approccia ad ogni film nel modo più sbagliato possibile.

  12. BellaZio

    @vespertime:
    Qual’è il modo giusto? Adorare Tarantino?
    Io non mi riempio la bocca di nulla. Trovo l’ultimo (non Diango, gli ultimi in generale) Tarantino noioso, semplice noioso, borioso, egomaniaco e logorroico. Non me ne frega un cazzo delle citazioni, di quello che c’è dietro, di quello che la critica tende a sottolineare.
    Sto parlando nello specifico degli ultimi 4 film di Tarantino escluso Django che non riesco a trovar la voglia di guardarmi (più leggo i vostri perchè sì e più penso allora no), magari poi mi piace, ma è un uomo che si piace talmente tanto (forse perchè è l’unico che ha i seguaci accecati da fede e amore) da far risultare i suoi film un manieristico sfoggio di bravura fine a sè stessa.
    Anche Scorsese ha fatto film inappuntabili per regia, stile, classe, eppure lo critichiamo giustamente. McDonagh è un autore in un certo senso simile e altrettanto talentuoso (secondo me migliore sul piano prettamente registico) e manco ce lo caghiamo se non tre righe qua e là. Non mi interessa se prende idee di altri e le mixa, le stravolge e ne tira fuori qualcos’altro, lo ammiro per questo, non lo ammiro perchè quello che ne tira fuori vuol semplice dire: “guardate quanto cazzo sono bravo” e quindi un dialogo invece di durare 3 minuti ne dura 10, una scena che dovrebbe durarne 4 ne dura 12, ecc.
    Tarantino è per il cinefilo classico quello che Twilight è per la ragazzina di 14 anni. Meditate.

  13. tyus23

    “Tarantino è per il cinefilo classico quello che Twilight è per la ragazzina di 14 anni.”

    Azz questa è grossa.

  14. Dico la mia da ignorantissimo.
    Il film m’è piaciuto nel classico senso del termine: all’uscita era contento.
    Però non mi ha sorpreso, cosa che di solito con Tarantino mi capita, e questo lo porta più in basso rispetto ad altri suoi film.
    Io non faccio paragoni con film che ho visto quindici anni fa, perchè ha poco senso, ma rispetto ai Bastardi secondo me qui c’è meno genio, almeno del tipo che uno come me può cogliere.
    Però sono dell’idea che non si debba essere allenatori per poter apprezzare una partita di calcio, quindi da lì la critica.

  15. Phoenix

    Io bastardi manco me lo ricordo per quanto mi aveva annoiato. Di tarantino mi piacciono più certi film che altri, quello che non capisco è la marea di chiacchiere che vi si fanno attorno rispetto a qualsiasi altro regista.

  16. Phoenix

    PS Intendo, scusate il doppio post, chiacchiere in maniera dispregiativa. Quando parlate di tarantino comincio a non capirci più niente di quello che dite, e succede solo con tarantino. Sarò io o forse sarà il pueblo che si riempie la bocca o in questo caso le dita di cazzate.

  17. Stanlio Kubrick

    Ciascuno comunque si porta a casa quello che vuole

    Così scrivevo. L’ho rivisto ieri sera e questa volta mi porto a casa quanto cazzo è GROSSO in tutti i sensi Jamie Foxx. Non mi capacito che alcuni lo considerino “secondario” o “in secondo piano” rispetto agli altri. È un animale selvatico e silente che ora della fine del film è diventato il re dei pimp. Perfetto.

  18. Steven Senegal

    @ BellaZio
    Vabbé dai però adesso guardatelo! Lo dico fuor di polemica, eh. Non credi sia comunque il caso di dargli un’occhiata arrivato a questo punto?
    A me è garbato e tanto, i pregi sono già stati evidenziati e non li ripeto. Sulle critiche al film tout court credo che in larga parte siano opinabili (dalla ridondanza/inutilità di alcune scene che ci può stare ma che comunque incidono per pochi minuti sull’intero girato, alla sceneggiatura o alla colonna sonora etc). Personalmente non ho sofferto la lunghezza di alcuni dialoghi. Per fare un paragone con un film che se non ricordo male ti era piaciuto, Killing them softly, lì li ho sofferti molto di più e c’erano tre scene d’azione tre. Qui molte di più e mi sono divertito molto. In lingua, la seconda visione, ovvio: meglio.
    Si pavoneggia? Forse. Però nel suo cameo io ci ho visto pure una metafora al riguardo oltre che qualcosa che avesse a che fare con la querelle sul razzismo di cui si diceva.
    Personalmente Jackie Brown no, Kill Bill nì, Inglourious sì.
    Ma il film di cui si parla nella recensione, Django, com’è per te?

  19. “Tarantino è per il cinefilo classico quello che Twilight è per la ragazzina di 14 anni.”

    Ma grazie al cazzo, e’ grossa perché non ha senso.
    Dice giusto Vespertime: o ti piace, e questo non e’ diverso dagli altri, o non ti piace, e allo stesso modo questo non e’ diverso dagli altri.
    Bellazio dice: “a me ha annoiato”.
    Io dico: “a me non ha annoiato”.
    E quindi?
    Bellazio, o ci accusi di vergognarci segretamente ad ammettere che in realta’ ci siamo annoiati (a che pro?), o elabori un po’ meglio e si porta la cosa su un altro piano.
    Esempio: McDonagh nei Sette Psicopatici se la canta addosso pure lui che e’ un piacere, e tre volte tutto Django piuttosto che il secondo tempo di quello (che nel complesso pero’ salvo, eh).

  20. Phoenix

    Sarei curioso di leggere una recensione di Killing them softly dei 400 calci. Posto che non ha niente a che vedere coi 400 calci.

  21. @aisai: a me quello che ha dato fastidio di Death Proof e’ che per la prima volta Tarantino mi e’ sembrato davvero in vacanza, e non c’era nessun personaggio minimamente carismatico a parte Stuntman Mike. Da uno che normalmente tira fuori il ruolo della vita da chiunque, mi ha lasciato parecchio perplesso. Magari avrebbe funzionato come corto stile Four Rooms (che non e’ brutto, ma e’ una barzelletta), ma lungo ha stracciato le palle e lo stratagemma del dividerlo in due mi e’ sembrato un esperimento non riuscito.

  22. Steven Senegal

    Il mio brofist personale per la recitazione in Django va a quel bell’uomo di Leo DiCaprio. S P O I L E R
    Fun fact ho provveduto ad aggiornare il mio elenco delle sue morti ammale nei films, inserendo la pistolettata al cuore dopo aver incassato 12000 teste. Ad oggi conto, a naso: congelato per via di una chiattona, avvelenato in chiesa, tumore al ginocchio aggravato dalla sifilide in quel di Marsiglia, sparato dopo esser entrato in possesso del diamante più grande del mondo, steso sul pavimento di una cucina con addosso il make up peggiore di sempre per il direttore di un’agenzia di spionaggio, rancoroso verso una trottola, trucidato in un’ascensore. Quado gli dice culo è invece ipocondriaco o fratello di Johnny Deep. FINE SPOILER
    Povero Leo.

  23. Guardo Guerra e Pace

    Che filmone. DiCaprio grandissimo.
    SPOILER
    Forse è già stato detto, ma in un’intervista ha raccontato che nella sequenza della cena in cui sbrocca e dà il pugno sul tavolo in realtà si è tagliato la mano per sbaglio, ma lui ha continuato e a recitare e ne è uscita la figata che è uscita.
    /SPOILER

    Comunque sono abbastanza sicuro di non capire nulla di cinema e se c’è una citazione, anche di un film che ho visto ieri, non la colgo. Però Tarantino me la fa troppo pelare. Forse godo solo a metà, ma la metà di un autotreno di Fonzies è pur sempre un sacco di roba e chi se ne frega se non puoi leccarti le dita perché ti han tagliato le mani, puoi sempre tuffarci la faccia dentro e mangiare come un cane.
    Non capisco proprio chi dice Pulp Fiction e Iene sì, Bastardi e Django no. C’è scarto, okay, c’è forse meno genialità nei dialoghi, c’è una struttura più convenzionale, c’è una confezione più luccicante, ma a stile e tono siamo sempre lì. La mia impressione è che non faccia più tanto fighetto dire che Tarantino è uno con le palle, quindi i fighetti storcono il naso e vanno a pescarti i McDonagh della situazione.

  24. Jadhead

    L’ho visto oggi, in Italiano a causa della mia ignoranza che non mi permetterebbe di capire i dialoghi in lingua originale senza leggere i sottotitoli, e dovendo scegliere tra dialoghi o immagini, per oggi ho scelto le immagini. Non avrò colto tutte le citazioni, mi sarò persa le sfumature dei dialoghi, ma alla fine del film ero felice. :-)

  25. aisai

    @ Nanni:
    A me sembra che Tarantino ci sia sempre, in tutti i suoi film. La divisione in due parti di Death Proof secondo me funziona, e mi piacciono tutti i personaggi femminili. Mi pare poi che alla base del cinema ci sia un’interpretazione Tarantiniana della superficialità. Però qua entro in un campo delicato, mi rendo conto che sono un maniaco e torno a guardare from Dusk ‘til dawn.

    Cmq, è facile: a chi piace Tarantino DU piacerà. A chi non piace, no.

  26. @aisai: meglio per te. Io i personaggi femminili non li ho distinti l’uno dall’altro, a parte Zoe Bell e la Poitier, e ripeto, per lui è insolito. Qualcuno prima si chiedeva cosa deve fare Tarantino per farsi odiare, e penso che Death Proof sia dove io e diversi altri tiriamo la linea.

  27. Ugo Piazza

    Non capire Tarantino non significa non capirci di cinema, assolutamente. Ma sfido chiunque a negare il talento di un uomo che ha scritto, nel 2012, un film western di 2 ore e 45 minuti che passano come se fossero 90 minuti scarsi e in cui ci sono 4(dico QUATTRO) sparatorie in tutto. Un genere che non vende più da 25 anni e che lui ha preso, rivoltato come un calzino e rimesso a nuovo. Rendendolo teatrale (cioè l’antitesi dello spaghetti western, checché ne dicano i giornalisti della domenica).
    Non capisco poi chi parla di manierismo e autocompiacimento, nonché chi lo accusa di essere ripetitivo. Ne uscissero, di film ripetitivi così.
    E non capisco Mereghetti che accusa il film di superficialità basandosi sul fatto che nella scena iniziale dalla bocca di alcuni schiavi esce il respiro pesante per il freddo e da altre no.

    Non capisco. E piango.

  28. Mr.POP

    Visto oggi. CAPOLAVORO. Davvero non capisco come ci possano essere persone a cui non è piaciuto, va bene che i gusti sono gusti ma quando ci si trova davanti ad un prodotto simile mi aspetto entusiasmo da tutte le parti, soprattutto da chi ama il cinema. Ormai nelle sale esce merda fumante di continuo e mi tocca leggere critiche a sto film spettacolare, sembra quasi che lo sport preferito di certi individui sia criticare sempre e cmq perché ci si sente superiori e intenditori di sto cazzo. Tristissimo che molti presunti “esperti” di cinema non riescano neppure a godersi un film vero come Django Unchained, mi spiace quasi per loro.

  29. BW

    Visto sabato sera. Altro filmone di Tarantino, senza se e senza ma. Bella storia, attori in formissima (qualcuno mai così in forma secondo me) e la solita regia “alla Tarantino” che a me è sempre piaciuta.
    Non capisco le critiche, o meglio le capisco perchè da noi va di moda così. Però questo è un signor film.

  30. zorba

    io della durata ne ho risentito eccome (per quanto la lunghezza di un film non sia di per sè stessa un valore negativo) specialmente da quando tirano le cuoia sia Schultz che Candie – oh ma quanto è figo il dialogo su Dumas? – in poi.

    alla fin fine della missione del protagonista non me fotte una sega, e tutto quello che volevo era un’altra mezzoretta di Christoph Waltz che toglie la schiuma dai boccali di birra e fa esplodere le teste delle persone.

    poi star lì a menarsela su come al posto di Tarantino avrei girato questa o quella scena (non che io non ci abbia pensato, eh) mi sembra alla fine un pò fine a sè stesso, per quanto alcune scene siano effettivamente troppo dilatate (ku klux klan) e il finale troppo frammentato (sembrava che il film dovesse finire tipo 4 volte) e con poco mordente.

    buon film, ma lungi dall’essere perfetto.

    ps noto con piacere che la quantità di sangue in questo film sia esponenzialmente superiore a quella di Bastardi Senza Gloria, per quanto le sparatorie siano poche e nemmeno troppo esaltanti.

  31. Stanlio Kubrick

    Per me la scena del KKK è praticamente una gag dei Griffin, è giustissimo che sia tirata per le lunghe, aumenta l’effetto del LOAL.

  32. Andrea P.

    Incomincio col dire che la vostra recensione è uno dei pezzi di critica più belli che abbia mai letto in vita mia! Non è per leccare il culo, ma lo ritengo veramente tale!

    Sul film (visto ieri sera) che posso dire? che me lo rivedrò altre mille volte, che ridevo come un pazzo sguaiato in un cinema troppo per bene a mio parere, che si tratteneva nelle risate, che le citazioni sono perfette, che mi dispiace nessuno abbia notato che nelle scene in cui ci sono i tizi con i cani, la donna inquadrata negli occhi per due volte è Zoe Bëll, stuntwoman di Uma Thurman! Lo ritengo un capolavoro, anche solo per il fatto che alle 11 e mezzo, con il film iniziato da dure ore, mi sono chiesto “Ma sembra passata mezz’ora!” basta con le pippe mentali di qualsiasi tipo, i critici (o finti critici) sono così pieni di loro che se “Quarto Potere” o “8½” uscissero in sala sarebbero capaci di stroncarli.

  33. Stanlio Kubrick

    Non solo Zoe Bell: uno dei proprietari di cani è il sempre ottimo Tom Savini (a cui speravo regalassero due-righe-due di dialogo, diavolo).

  34. Ma perché il tipo ha copiaincollato la mia rece?

  35. zorba

    è svanito nell’etere. forse è meglio così.

    @andrea p.
    eh, ma tipo la tizia con la bandana rossa, mi aspettavo che alla fine avesse un qualche ruolo nella vicenda… quindi è solo un’omaggio?

    @stanlio
    boh, io quella scena lì l’ho trovata un pò forzata, ma per me il problema principale è l’inutile dilatazione della parte conclusiva… capisco che però sia estremamente soggettiva la questione, ho visto il film con la mia ragazza e lei non ne ha risentito per niente.

    il fatto è che secondo me non ci si appassiona a sufficienza alla vicenda di django (anche perchè il personaggio della moglie è scritto con l’accetta) e nel momento in cui è necessario portarla a termine l’assenza del carisma dei personaggi di Waltz e Di Caprio si fa sentire eccome. c’è un pò uno squilibrio nel modo in cui sono scritti i personaggi, e se il protagonista non ha il fascino che deve avere in quanto tale, la struttura non regge secondo me. Inglorious Basterds, con tutti i difetti che ha, da questo punto di vista è sicuramente migliore.

  36. Schiaffi

    Ho letto un pò di opinioni su Django in giro per l’internet e sembra che i 400 siano l’unico posto dove si trovano persone che riescono ad apprezzare o meno un film esclusivamente in base all’intrattenimento/ goduria personale.
    Un’isola felice insomma in mezzo a tanta tanta sfiga.
    Posso capire uno a cui non sia piaciuto il film, gusto personale, ma quello che mi lascia affranto è vedere feccia criticare un cammeo di 1 secondo infilato nel mezzo di un acting tra DiCaprio, Waltz e Foxx che definire mostruoso è poco.
    Ecco, se in mezzo a tanta maestria, tu professorino vieni qua a lagnarti per un omaggio di 20 secondi, non sei nient’altro che un povero coglione. Non devi avere voce in capitolo in niente, non devono neanche mandarti da solo a pulirti il culo perchè sei un minorato e devi essere assistito in tutto.
    Posso capire un “parlano troppo e mi sono rotto il cazzo”, ok giusto ci può stare, ma non tirate fuori cazzate da dementi esperti di sta minchia che avete soltanto da far figure di merda come quel poveretto diversi post più su che si lagnava della musica finale.
    Il top lo raggiungono comunque quelli che si lagnano della scena dei 3 fratelli nella piantagione dicendo che è inutile ai fini della storia scordandosi che è il motivo per cui quel cazzo di Django è unchained…
    E pensare che gente così cretina in Italia ha diritto di voto.

  37. Beh allora diciamola tutta: anche James Remar meritava qualche battuta memorabile, ma in compenso ha due ruoli in cui fulmina tutti solo con lo sguardo.

    @rrobe: vai a sapere, ormai si vergognerà troppo per tornare qua a spiegarcelo. Un applauso comunque ai nostri lettori per averlo cappellato al volo.

  38. Andrea P.

    @Zorba
    Si! un dovuto omaggio a Zoe! che oltretutto è una delle protagoniste di Grindhouse!

  39. zorba

    @schiaffi
    siccome è anche di stronzatelle come quelle che hai citato che è fatto il cinema di Tarantino, io non mi stupisco e tantomeno mi incazzo se succede che la conversazione verta anche su questi dettagli. non mi sembra che nessuno li consideri prioritari rispetto al resto. =)

  40. Il Reverendo

    visto venerdì sera, e la mia opinione è MAH. nel senso, io stravedo per tarantino, e questo film lo ritengo un bel film, ma bello alla jakie brown, non certo bello alla pulp fiction, e spiego perchè:

    SPOILER A MANETTA:

    -dov’era il sadismo tipico di tarantino? ok, c’è un tizio mangiato dai cani, uno ucciso a frustate e la lotta tra mandingo, ma NON SI VEDE NULLA! quello preso a frustate non gli si strappa neppure la camicia, nemmeno una goccia di sangue, ma che è? la lotta tra mandingo alla fine è appena accennata, soprattutto nell’ottica di uno che ci aveva abituato a orecchie mozzate e bulbi oculari schiacciati a piedi nudi… e il tizio mangiato dai cani ok, a me la scena andava bene così, era abbastanza pesante di per sè, ma resta che anche lì si veda poco o nulla.. perchè?

    -il senso generale del film sembra essere solo mostrarci quanto terribilmente fighi siano django e il dr shultz, sempre simpatici, sempre in gamba, ok, e dopo? forse tarantino ha bisogno di più personaggi, due risultano un po’ pochini, non so. mi ha dato l’impressione che mancasse qualcosa..

    -la ”tortura” subita da django a candieland. è la scena di tortura più stupida che abbia mai visto dai tempi di punisher e del suo ghiacciolo. ”ora ti taglio le palle, grr grr.. ecco che le sto per tagliare… le taglio..” ”ASPETTA!” fine della tortura. ripeto, dov’è il sadismo? uma thurman in coma viene stuprata, marsellus wallace inculato in uno scantinato e django appeso a testa in giù e minacciato? a me è parsa una cosa un po’ moscia..

    -la gag del kkk. bella se fosse stata di una battuta o due, tirata così per le lunghe io l’ho trovata assolutamente fuori contesto.

    -le sparatorie. ok, sangue a litri nel 2013, bello da vedere, ma sembravano uscite da machete. perchè non una sparatoria realistica? a me ha dato un po’ l’impressione che tarantino volesse dimostrare che ok, la storia con la s maiuscola, quella dello schiavismo, la trattiamo in maniera seria e senza scherzare, e poi quando ci dedichiamo alle sparatorie si cambia registro, lì è solo cinema allora ci divertiamo, tanto lo sappiamo che nei film pulp alla tarantino la violenza è per ridere, una cosa goliardica e catarsizzante, no? ecco, no. a me quel cambio di registro non è piaciuto. le iene non cambiava registro, nemmeno pulp fiction, e nemmeno kill bill, ma nemmeno bastardi e nemmeno deathproof. qua si. a me non è piaciuto. lara lee che parte all’indietro sarà pure una colta citazione a qualche film di lino banfi che io non ho colto, ma francamente avrei goduto di più se il proiettile l’avesse fatta volare realisticamente contro lo stipite della porta aprendole un buco nel petto e lasciandola lì. l’effetto comico che si è creato mi ha lasciato piuttosto indifferente.

    -la doppia sparatoria finale, boh. anche qua, perchè farla due volte se poi è la stessa scena? ma anche waltz che si fa sparare per non stringere la mano a di caprio, non so, l’ho trovato un po’ WTF.. non sarebbe stato più furbo stringergli la mano, andarsene e tornare dopo per massacrare tutti? tanto il massacro dopo la lunga parlata non è una sorpresa per nessuno, era telefonatissimo, allora tanto valeva aspettare ancora un po’..

    -il peggior incipit della storia dei film di tarantino (quello di schulz che libera django, non i titoli di testa con gli schiavi che camminano, quello era bello)

    – totale assenza di spessore per tutti i personaggi secondari e i criminali uccisi nella prima parte

    -tom savini che non pronuncia neppure una battuta

    -la citazione a kill bill vol.1 ”tu no, sophie”… ecco, ne avevamo bisogno? tra l’altro la stessa scena in kill bill era decisamente migliore..

    -anche all’inizio, quando uccidono lo sceriffo e poi schulz fa il discorsetto e vanno via sornioni.. ok, serve perchè django capisca che quel lavoro gli permette di ammazzare dei bianchi e poi andarsene senza conseguenze, però pure quella mi ha lasciato un po’ così.

    per il resto tante cose mi sono piaciute parecchio, dal cavallo fritz che fa l’inchino all’ombra del bacio, alla scritta mississippi, e via dicendo, il film è pieno di lati positivi e geniali, solo che in linea di massima mi ha lasciato parecchio deluso su molti fronti. per quanto mi riguarda finisce nel filone dei film meno riusciti di quentin, insieme a deathproof e jakie brown. non è abbastanza per finire tra i suoi capoalvori, che per me sono pulp fiction, le iene e kill bill vol.1, e nemmeno tra i suoi film molto buoni, bastardi senza gloria e kill bill vol.2. e se contiamo anche le sue sceneggiature django cade ancora più in basso, perchè da dal tramonto all’ alba fino ad una vita al massimo, le ho apprezzate tutte molto di più di questo. ciò detto il mio giudizio è comunque positivo.

    p.s. io non condivido questa passione sfegatata per chris waltz. è vero, è bravissimo, ma lo preferisco molto di più nel ruolo del cattivo. nel ruolo del pard di django ci avrei visto molto meglio un harvey keitel.

    p.p.s. riguardo la questione ”doppiaggio” a me pino insegno è piaciuto, l’ho trovato molto incollato al personaggio. quello che ho trovato tremendo è il doppiaggio di don johnson.. non si poteva proprio ascoltare…

  41. Anakin Rossi Stuart

    @Stanlio: ah, ma allora ERA Tom Savini, mi ero dimenticato di andare a controllare… quello che non ho capito è se sia stato tagliato in montaggio, perchè lo si vede giusto di sfuggita…

  42. Guardo Guerra e Pace

    Proprio all’inizio della scena con Savini ho avuto un attimo si sbandamento vedendo il tipo appoggiato alla staccionata della casa perché avevo la sensazione di averlo già visto. Dopo varie ricerche l’ho scovato su wiki: Gesù!!!!!

  43. vespertime

    @bellazio: non parlo di amarlo ma parlo di fare critiche “vere”. Se ti approcci ha un film di menare e lo distruggi perchè non ha un certo tipo di profondità allora sei solo uno sfigato. Parlo di tutti quelli che si approcciano ad un film di Tarantino e lo criticano perchè è un film alla Tarantino. Che senso ha? Nessuno. Tutto quì.

  44. blueberry

    complimenti al solito per la qualità delle recensioni. sono veramente gustose per i rimandi (alla tarantino?) che fate e le risate sono assicurate.
    io il film non l’ho ancora visto. ma leggendo qui tutti i commenti mi preme dire alcune cose. la prima:
    sergio leone e la trilogia del dollaro: penso siano film magnifici, fatti con poco, e che per la miseria sanno veramente del baccalà fritto che Egli usava mangiare (a detta di carlo verdone). il che non è poco.

    la seconda:
    tarantino non è “punk”. semmai è un dj. il punk non è mai esistito. e soprattutto non serve a niente. e lo dico da accanito sostenitore dei dead kennedys, minor threath, husker du, eccetera. eccetera.
    dire che tarantino è punk equivale a dire che i green day sono punk. o gli offspring.

    la terza:
    come per la musica: non devo per forza smontare pezzo a pezzo un’opera per capirla/amarla/apprezzarla. anzi, al contrario, non devo saper suonare per capire l’importanza o la bravura degli area.
    l’opera mi deve piacere. poi, se per caso il mio “background” (e odio sta parola) è simile a quello che ha fatto l’opera allora sì posso essere in grado di cogliere citazionismo e bla bla bla.
    come per i simpson. voglio dire, non devo aver visto tutto il filmabile per capire le ennesime citazioni. mi fanno ridere comunque. e quindi mi piacciono.

    la quarta:
    ripeto non ho visto il film ma voglio, e devo, gridare che a me ha fatto cagare da kill bill in avanti.
    non me ne frega niente delle citazioni a frotte. mi ha annoiato. soprattutto con i bastardi. che super dupalle!
    ecco, l’ho detto. ora linciatemi

  45. aisai

    La scena del KKK ha senso proprio perchè è lunga (e cita svariate altre cose, tra cui i Coen – scontato, ma lo dico). E non capisco chi la critica: in tutti i film di Tarantino c’è una celebrazione dei tempi morti. Siamo sempre lì: se non piace Tarantino, è un film che non piacerà. E’ puro Tarantino.

  46. Il Reverendo

    @aisai: e invece io adoro tarantino ma non ho apprezzato questofilm proprio perché qualitativamente inferiore rispetto agli standard a cui lui stesso mi ha abituato. non ridurre il discorso a “se ti piace tarantino ti piace questo film” perché sarebbe una forte banalizzazione. e non sono neppure d’accordo sul tuo discorso sui tempi morti

  47. tyus23

    Concordo con chi dice che la scena del KKK ha senso proprio perché è lunga. E’ un preciso tipo di comicità (molto simile a quella dei Griffin). Poi ovviamente può essere efficace con certe persone e meno con altre.

  48. BellaZio

    @nanni:
    Vedi, il mio argomento è più generale, è più sul perché il fan di tarantino non possa ammettere che qualcuno trovi i suoi dialoghi e i suoi ultimi film noiosi. Sul perché secondo me sono noiosi mi sono espresso: quello che per me dovrebbe durare 5 dura 10 solo perché così può far vedere quanto è bravo. È un argomento molto semplice.
    Sulla sparata incriminata non faccio marcia indietro: il fan di tarantino ha la stessa insofferenza alla critica al suo pupillo della ragazzina che ama twilight e di solito il fan di tarantino è autodefinito cinefilo classico perché “se non ti piace tarantino non capisci un cazzo di cinema”.
    Mcdonagh mi piace di più perché non perde tempo, perché è l’unico in circolazione che bilancia il tragico e il comico con maestria incredibile. Tra l’altro secondo me seven psychopaths non è un film che si piace troppo, non si dilunga particolarmente e ha un trio di protagonisti che non ha nulla da invidiare a tarantino. A parlare della superiorità di in bruges starei qua sei ore quindi non inizio neppure.
    @steven Senegal
    Killing them softly mi è piaciucchiato, nel senso che mi è piaciuto molto più di killer joe e che secondo me è un film che con due minuti due alla fine acquista 50 punto anche se a tratti il film è noioso e se la canta e se la suona per davvero.

  49. selven

    Visto l’altra sera, e devo dire che mi è piaciuto tanto, io non sono fan per niente di tarantino, che trovo troppo splatter per i miei gusti, ma questo film mi è piaciuto un casino, chi si lamenta della durata non capisce nulla, io quando sono uscito dal cinema volevo durasse di più.
    Se proprio vogliamo trovarci un difetto jamie foxx non mi regge il confronto con gli altri, il film peggiora troppissimo con la morte di waltz, ci fosse stato denzel washington al suo posto sto film sarebbe stato perfetto.
    PS: in sala è partita la standing ovation quando sono cominciati i titoli di coda (se al film o alla canzone di trinità poi nin so).

  50. BellaZio

    Scusate ma c’è pure la comicità dei griffin? La comicità del peggior scrittore comico sulla faccia della terra? Allora volete proprio che io sto film non lo guardi!

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