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Ricercati ufficialmente morti: Caccia a Ottobre Rosso (John McTiernan, 1990)

Ogni tanto sulla Settimana Enigmistica c’è un gioco che si intitola “Quasi tutto come allora”. Non so se ci avete mai giocato. Probabilmente no. Probabilmente voi giovinastri pensate che la Settimana Enigmistica sia – per usare il vostro gergo – una cosa “giurassica”. Bè, siete voi che ci perdete. Personalmente non so come farei a cacare senza. “Quasi tutto come allora” consiste in due vignette che ritraggono la stessa città a vent’anni di distanza: trovate le differenze. In genere sono minchiate del tipo che manca un comignolo, hanno aggiunto un’insegna, tolto una tendina, niente di diverso da un classico “aguzzate la vista”. A me però, mentre caco, piace scavare un po’ più in profondità, e nella pagina 46 della mia mente aggiungo qualche soluzione in più: al sesto piano mancano le tendine perché la vecchia che ci abitava è stata trovata morta davanti alla tv ancora accesa su La vita in diretta – ironia della sorte – e gli eredi hanno deciso di vendere l’appartamento a uno studio legale e le tendine sono state buttate via insieme a tutto il mobilio perché puzzavano di piscio di gatto e non le voleva nessuno. Dietro la casa in primo piano non si vede ma c’era un alimentari a gestione familiare, poi le richieste di pizzo si sono fatte sempre più pressanti, il proprietario si è ribellato, gli hanno dato fuoco al negozio, col commesso cingalese che dormiva nello stanzino sul retro. Hanno pure dovuto pagare il rimpatrio della salma. Al posto del negozio adesso c’è Promod.
Ecco. Il gioco di oggi è: provate a trovare le differenze tra le due vignette seguenti. Le soluzioni sono in fondo al post.

VIGNETTA UNO: 1990.
La vignetta raffigura il salotto di casa mia. Davanti al televisore – un Blaupunkt in simillegno che pesa quanto il duomo di Modena – ci sono io. Ho dieci anni. Ho dieci anni e sono il bambino più felice del mondo. Ho appena deciso che da grande guiderò i sommergibili e imparerò il russo per poter cantare inni solenni e marziali. Ho deciso che solcherò i grandi fiumi e i gelidi mari della madre Russia al timone di un sommergibile a propulsione silenziosa. Ho deciso che da grande sarò russo. Ho appena visto, per la seconda volta nello stesso pomeriggio, Caccia a Ottobre Rosso. I miei genitori se l’erano beccato su grande schermo senza di me, temevano fosse troppo complesso o troppo violento e non mi avevano portato al cinema; a mia mamma però era piaciuto molto, e appena il film era uscito in VHS lei era andata a noleggiarlo e me l’aveva portato. Adesso, qui nel mio salotto, me lo sono appena guardato due volte di fila, giusto il tempo di riavvolgere il nastro tra una visione e l’altra. Mascella ben salda sul pavimento. Nel mio cervellino, un solo coro:

A dieci anni so giusto chi è Sean Connery. Tutti gli altri sono belle facce ignote che per tanti anni a venire continuerò a identificare con i personaggi di questo film, anche se Scott Glenn ricomparirà già nel mio film preferitissimo dell’anno dopo, Fuoco Assassino, e di lì a tre anni Sam Neill cambierà la vita a tutti noi insegnandoci che si muovono in branco. Ma in quel momento nella mia testa ci sono solo I SOMMERGIBILI. Andar! Pel vasto mar! Ridendo in faccia a monna morte ed al destino! Colpir! E seppellir! Ogni nemico che si affaccia sul cammino! Caccia a Ottobre Rosso è il miglior film che tu possa sperare di vedere quando hai dieci anni e l’ignoto ti tira il cazzetto più delle ragazze di Non è la rai (io, per la cronaca, ero innamoratissimo di Roberta Carrano). L’ignoto: non solo l’ignoto facile dei mari e degli abissi, dei fondali inesplorati, delle formazioni rocciose note come i Gemelli di Thor. Quello è l’ignoto che è ignoto a tutti. Ma c’è anche, forse ancora più arrapante, l’ignoto epico di tutte le nozioni che la gente ganza SA e che io ancora no ma che POTREI, un comandante russo nato in una città con un nome fichissimo come Vilnius, un sottomarino immenso che si chiama Ottobre Rosso “con riferimento alla rivoluzione d’ottobre”, un inno nazionale pazzesco in cui non capisci una sega ma che ti fa venir voglia di impugnare un falcetto, scattare in piedi e andare a mietere messi per l’avvenire del popolo. Caccia a Ottobre Rosso non è soltanto un thriller di sommergibili lunghi quanto via Fratti che erompono da mari grigi, sommergibili che schizzano fuori dall’acqua (“Il comandante li ha fatti saltare fuori dalla paura!”), sommergibili che scoppiano (“Sei contento, stronzo? Ci hai ammazzati”). È un thriller di sommergibili in cui le scene di raccordo (dialoghi nei corridoi, summit d’emergenza in cui Alec Baldwin capisce un dettaglio fondamentale ed elabora piani matti) sono fighe quanto le scene di azione, forse quasi di più, perché in tutti quei corridoi del potere dove si parla una lingua melliflua e sottotitolata si nasconde qualcosa di importantissimo, qualcosa che ha il suono di mille baritoni russi con delle folte barbe sale e pepe che io al momento posso solo sognare. Ma sono barbe che potrei avere. Sono nozioni che potrei conoscere. E che sicuramente celano il segreto per riuscire nella vita – proprio come Alec Baldwin, che si trombava la tipa col culo a cuore di 9 settimane e 1/2. La mia scena preferita, tra le mille di cui ho imparato i dialoghi a memoria, rimarrà quella dell’emersione dell’Ottobre Rosso per evacuare l’equipaggio, la torretta nera che domina sul mare e sul cielo bianchi gelidi, con Connery che finge eroismo (in realtà vuole disertare, la sapete la storia, no?) e Tim Curry (Tim Curry!) che ammirato e commosso gli dice “Avrà l’Ordine di Lenin per questo, signore”. Io non so cos’è l’Ordine di Lenin, ma so che da grande voglio pronunciare quella stessa frase con la cognizione di causa di chi Lenin sa benissimo chi è, e sa che cos’è il suo Ordine. Dovrò aspettare il trailer di Pacific Rim per vedere un manufatto russo solcare i mari con altrettanta enormità, altrettanta nera squadratissima enormità. Poi compare una di quelle scene accelerate con la folla sul marciapiede che diventa una macchia indisitinta in movimento, sole e luna che si alternano a razzo, arance che marciscono in due secondi, grattacieli che si costruiscono in quattro e quattr’otto, e capiamo che passano gli anni.

Capelli, saluti, saluti, Superman!

INTERVALLO
2007. È il mio compleanno e sono in aula che aspetto di dare l’esame di dottorato. Arriva il mio compagno d’università supercreepy e per rompere la tensione mi informa che è morto Pavarotti. E a me, anche se sono passati diciassette anni dalla quella prima visione di Caccia a Ottobre Rosso, la prima cosa che viene in mente è – no, un attimo, siamo onesti. La prima cosa che mi viene in mente è “PAVAROTTEN.COM”. Mando un SMS a un mio amico e ci scrivo solo “pavarotten.com”. Grazie. Ma la seconda cosa che mi viene in mente è la scena del radarista nero che racconta l’aneddoto di Pavarotti. “Pavarotti è un tenore, Paganini era un compositore”. Oh, tra parentesi, io cito battute del film a memoria aspettandomi che tutti voi le ricolleghiate alla scena giusta. Non ho idea del livello medio di incastonamento di questo film nell’immaginario collettivo di una generazione. Forse è più basso di quanto io creda. Tant’è.

VIGNETTA DUE: 2012
Ci sono io nel 2012, pochi mesi fa. La casa è la stessa, la stanza è diversa. Sono sdraiato sul letto con il portatile sulle gambe, e grazie alla magia del DVD ho appena visto Caccia a Ottobre Rosso in lingua originale, senza Pino Locchi e senza le battute che conoscevo a memoria. “Senza” è, in generale, la parola chiave di questo periodo. “Quasi tutto come allora”? Non proprio. Sean Connery è in pensione, Alec Baldwin ha divorziato, e neanch’io mi sento tanto bene. Sono un signore di una certa età, vecchio abbastanza per sapere chi è Lenin, che cos’è l’Ordine di Lenin, che cos’è la Rivoluzione d’Ottobre (grazie, Wikipedia). Vecchio abbastanza per riconoscere un sacco di attori in più, e rendermi conto che Caccia a Ottobre Rosso è un bellissimo museo di caratteristi anni Novanta: Joss Ackland, James Earl Jones, Jeffrey Jones, tutti gli attori a cui anni fa venivano assegnati di default i ruoli di ambasciatore, ammiraglio, generale, generico esperto e nerd ante litteram. I Brian Cox e i Simon Pegg di due decenni fa. Caccia a Ottobre Rosso è ancora un filmaccione, intendiamoci. È un film di John McTiernan, porca puttana, uno che – ora lo so – ha diretto alcune delle cose più imprescindibili di tutte, e che – ancora non riesco a spiegarmelo – è caduto precipitosamente nel dimenticatoio e non c’è un motivo plausibile per cui oggi nessuno lo veneri come un pilastro di quell’action che piace a noi. E Ottobre Rosso non ha NIENTE, NIENTE da invidiare ai suoi film più famosi. È ancora oggi un thriller solidissimo che usa tutti i vecchi cliché al momento giusto e per di più ne inventa di nuovi, cliché action-politico-spionistico-claustrofobici che sono nati qui e resistono ancora oggi. È il primo e tuttora il miglior film su Jack Ryan, la creatura di Tom Clancy che sarà al centro di uno stranissimo franchise in cui il personaggio principale è sempre lo stesso ma fondamentalmente nessuno se ne è mai reso conto e a nessuno gliene è mai fregato niente. Qui lo fa Baldwin, poi lo interpreteranno Harrison Ford in Giochi di potere e Sotto il segno del pericolo, Ben Affleck in Al vertice della tensione e, fresco fresco, Chris Pine in Jack Ryan, il prossimo film di Branagh di cui ho scoperto l’esistenza in questo istante. Certo, tutta la faccenda dell’entusiasmo preadolescenziale per l’ignoto: tanti saluti e grazie. Per colpa di Wikipedia e di milioni di altri film visti nel frattempo, l’alone di mistero figo che circondava il Cremlino di McTiernan è sparito insieme al mio faccino imberbe. Al suo posto emerge qualche ingenuità, tipo gli americani che devono spiegare ai vertici della CIA che cos’è la Rivoluzione d’Ottobre, o gli scozzesi che interpretano i russi. In fin dei conti Ottobre Rosso è un film che meritava un culto più fervente, e il fatto che nessuno oggi lo riconosca come un classico gioca a suo sfavore, perché a rivederlo nel 2013 sembra uguale a mille altri film successivi che però gli sono molto più debitori di quanto non si creda. E una delle cose che non ho mai dimenticato in tutti questi anni, cioè la colonna sonora di cori russi solenni e marziali, spadroneggia ancora su tutte le più belle scene di siluri e allarmi rossi. Quindi diamo a Basil Poledouris quel che è di Basil Poledouris (dopo Mc Tiernan, un altro che non mi spiego perché nessuno veneri come maestro), e chiudiamo la vignetta con la mano sul cuore, alte le voci, alti gli spiriti. «Credo di… Li ho sentiti cantare».

I poster come dovrebbero essere sempre

PAG. 46: SOLUZIONE
Avete trovato le differenze tra le due vignette, tra il 1990 e il 2012? Sono molte. Potete leggerle con una malinconica canzone in sottofondo, tipo i titoli di coda di American Graffiti.

John McTiernan non dirigerà più un successone degno del suo nome, a parte forse Die hard with a vengeance. Infilerà una serie di flop, alcuni epocali, e lo ritroveremo semidimenticato, autore rinnegato di capolavori che gli sono sopravvissuti quasi suo malgrado.
Jeffrey Jones, il Simon Pegg degli anni Novanta, è stato rimpiazzato da Johnny Depp come attore feticcio di Tim Burton ed è caduto in disgrazia dopo un’accusa di pedofilia. Non so quale delle due notizie sia più infamante.
La Settimana Enigmistica vanta ancora innumerevoli tentativi d’imitazione e cerca di aprirsi a un pubblico giovane. Molti dei suoi storici collaboratori, però, sono defunti. Il corvo parlante è stato abbattuto nel 2005. Le sue ultime parole sono state TODIOB OCHEMIH IGLIACC CHIÈILV ESTIA?? ASPARA
L’esame di dottorato del 2007 non l’ho mai sostenuto. La professoressa lesse i temi, io consegnai il foglio in bianco e uscii dopo cinque minuti. Mai pentito.
Roberta Carrano chissà che fine ha fatto. Stando all’internet, ora si occupa di arredamento.
Caccia a Ottobre Rosso è ancora IL film di sottomarini per antonomasia e dovreste vederlo tutti.
Luotto Preminger è invecchiato e ha scoperto che l’ignoto, una volta che lo conosci, è per lo più una delusione. Si è reso conto che l’Ordine di Lenin non è il segreto per riuscire nella vita, però almeno un punto del programma l’ha realizzato: ha una folta barba, proprio come i bravi marinai russi. Marcetta finale:

DVD-quote suggerita:

«Mi sarebbe piaciuto vedere il Montana» (Luotto Preminger, i400calci.com)

IMDb/Trailer

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51 Commenti

  1. Fra X

    In effetti si, la gestione della saga di Jack Ryan è stata piuttosto strana e curiosa! Premesso che ho visto solo CAOR, ma faccio sempre un po fatica a ricollegare il personaggio di questo film a quelli con Harrisono Ford! Quando in tmepi recenti ho scoeprto che si tratta dello stesso ci sono rimasto proprio stupito!

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