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Un buon giorno per celebrare Die Hard

Il marketing è quella cosa che esce il quinto Die Hard il giorno di S.Valentino e noi tutti ci scordiamo che il quarto ci aveva lasciati un po’ perplessi e questo parte addirittura con ambizioni inferiori (ma con un figlio interpretato da un attore action, mica uno che fa le faccette alla Shia LaBoeuf) per cui come nulla fosse siamo innamorati più che mai e non vediamo l’ora di vederlo e siamo sicuri che sarà bellissimo perché S.Valentino è amore ma soprattutto Die Hard è amore. Controllate, c’è scritto esattamente così sui dizionari di economia. Ragion per cui abbiamo voglia di abbandonarci nel mare dei ricordi e raccontare quanto la saga di Die Hard è stata importante per la nostra esistenza e per il cinema tutto. È il nostro pezzo più lungo di tutti i tempi. Non siete costretti a leggerlo tutto oggi, se volete.

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Darth Von Trier

Quando Trappola di Cristallo uscì al cinema ero alle medie.
Non si andava mai in vacanza perché mio padre lavorava sempre ma compensava questo portandomi al cinema anche quattro volte a settimana.
A Roma c’erano mille sale e ce le facevamo tutte: seconda versione, terza visione e parrocchiali inclusi spesso e volentieri. Alle brutte si andava di VHS, se serviva.

Ero stato cresciuto da mio padre a colpi di cinema virile: Newman, Connery, McQueen, Bogart, Eastwood, Mitchum, Wayne, Redford, Marvin…
Insomma: film di sgommare, film di bere, film di sparare, film di fumare sigarette, film di menare, tutto quello che creava un ponte generazionale universale tra tutti i maschietti del pianeta.
Qualcuno oggi fa lo spiritoso e la chiama bromance, per me era avere qualcosa in comune di forte e speciale per mio padre anche ed era anche un ottima scusa per sbolognarmi qualche ora.

Perlopiù però era cinema passato, anche se da poco, e quei fasti non si rinnovavano.

Un giorno mio padre arriva e mi dice che ha visto il trailer di questo film americano che dobbiamo vedere assolutamente, non sentiva ragioni.
Non capivo perché fosse così determinato ma mi fidai e, senza neanche vedere il trailer, andai.

Quello che ricordo è che appena iniziò non riuscii a fare nessuna considerazione sul film fino alla fine del film stesso, ne venni risucchiato ma sapevo perché: avevo appena visto un classico e me ne ero accorto nel mentre.
All’uscita il vecchio mi guardava un po’ sornione e mi chiese subito : “T’è piaciuto, eeeh?!”. Aveva ragione, e aveva ragione ad avere prescia di andare a vederlo.

Mi spiegò che, non tanto nel film, ma in Bruce Willis e in John McClane, vide d’istinto già dal trailer un archetipo maschile da vecchio cinema, un nuovo classico che rinverdiva per la mia generazione il fascino dei Bullitt e dei Marlowe, dei Callaghan e dei Walker. Figure tutte d’un pezzo, cagnacci determinati che non si abbattono e per quante ne prendono alla fine ce la fanno e hanno sempre una vena ironica, una faccia da schiaffi, una prontezza di spirito indispensabile per incassarle e poi ridarle al momento giusto.
Anche il corredo canotta-pistola-Zippo-piedi scalzi capì subito che sarebbe diventato iconico del cinema.
Aveva ragione su tutta la linea, lo capii all’epoca ma crescendo mi sono reso conto di quanto fu oculato nella sua intuizione.

Mi ero esaltato con i vecchi film di mio padre ma questa volta era qui-e-adesso, ora anche io avevo un eroe vecchio stampo tutto mio, della mia generazione, di cui parlare a scuola.

Divenne un must anche per mio padre e il cofanetto di Die Hard sta accanto agli altri classici western, polizieschi, di guerra e d’azione.
Trappola di Cristallo stabilì un ponte da me a lui, e non più solo da lui a me.

Al di la di essere un capolavoro nel suo genere è un film a cui tengo in maniera speciale per questo corollario familiare molto bello.
Di recente ho poi visto finalmente il trailer italiano dell’epoca e devo dire che io non l’avrei mai capito che era così fico solo da quello, devo ancora mangiare svariate pagnotte prima di avere quel fiuto lì.

riconoscere immediatamente la statura di un grande classico

riconoscere immediatamente la statura di un grande classico

Casanova Wong Kar-Wai

Ho un ricordo preciso del primo Die Hard, che chiameremo qui, in onore del post dell’amico Wim Diesel, Trappola di Cristallo. Era il 1988 ed ero un bambino sul biondo andante che non faceva altro che 1) andare a scuola 2) mangiare Ritz davanti a Bim Bum Bam e 3) andare all’oratorio. Andavo a catechismo perché avevo in previsione di fare la cresima. Ero cattolico, ma tipo che ero cattolico nel senso che sapevo che si andava in Chiesa. Perché lo sapevo? Facile: frequentavo una scuola cattolica e ogni tanto mi portavano in Chiesa. Più o meno era tutto qui. Anche all’asilo era così: andavo in questo asilo con le suore dove ogni tanto prendevamo questo corridoio che dall’interno dell’asilo ti portava direttamente in Chiesa. Il corridoio dell’asilo aveva quelle belle piastrelle a forma di ottagono di due diversi colori. Davanti c’era la suora che faceva strada e dietro noi bambino in grembiule che urlavamo, ci spingevamo e facevamo tutte quelle cose che fanno i bambini dell’asilo. Poi a un certo punto le piastrelle finivano e ti trovavi in Chiesa. Da lì in avanti eravamo tutti molto più tranquilli. Era un cambio netto: di atteggiamento e di pavimento. Il pavimento della Chiesa era infatti di quel marmo scuro che c’ha tipo i brillantini dentro. E io, all’asilo, pensavo: “Normale che qui sbrilluccichi tutto: è la casa di Dio!”. Mi sembrava una cosa normalissima. La mia religiosità si dimostrava tutta in cose del genere. Come quando mi chiesero di disegnare Giuseppe e Maria che vanno in cammino verso Betlemme e io li rappresentai in un deserto, con le palme con sotto la pozzettina d’acqua, ma all’interno di una Volvo familiare, con la Maria sul sedile dietro con in braccio Gesù. Spero di non offendere nessuno, veramente. I miei genitori hanno la loro Fede, ma non mi hanno mai imposto nulla. Certo, mi hanno mandato in una scuola cattolica con le suore (che già è abbastanza), ma poi non è che a casa si parlasse di religione o si pregasse tutti insieme. Mi portavano alla Messa animata il giorno di Natale, prima di tornare a casa ad aprire i regali. Per il resto mi hanno fatto crescere secondo una loro morale, che immagino avesse alcuni punti di contatto con il loro concetto di religione e Fede, ma niente di più. Bravi i miei, no? Mi hanno lasciato sviluppare un mio rapporto con la Chiesa: fantasioso, libero e felice. Poi sono cresciuto, ho letto, studiato, fatto quello che dovevo fare, e oggi la penso in un certo modo (che immagino non v’interessi), ma ricordo quei momento con una certa felicità.

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TVB, amico mio

Nel 1988 andavo in oratorio a fare catechismo perché stavo per per fare la Cresima e c’era questa sensazione diffusa che fosse un passo importante. Per cui, una volta cresimato, mi ricordo che in famiglia s’è festeggiato. A fine giornata, cena tutti insieme, per poi andare al cinema. Per cui il mio me di 11 anni, mia madre, mio padre e mia nonna, siamo andati tutti insieme a vedere Trappola di Cristallo. Era il film del momento, non si parlava d’altro: c’era quell’attore americano nuovo che piaceva un po’ a tutti e ai miei all’epoca piaceva il cinema spaccone. Mia madre mi parlava spesso di quando era andata con papà al cinema a vedere Interceptor: Il Guerriero della Strada e me ne diceva meraviglie. Cioè, un po’ meraviglie e un po’ ne parlava come una cosa sconvolgente, fortissima! Io ascoltavo un po’ i suoi racconti, poi guardavo quella locandina con quel camion mega pimpato sullo sfondo, le due braccia giganti in primo piano, una delle due con la balestra legata sull’avambraccio, e mi emozionavo tutto. “Cavolo, che filmoni che si sparano i miei! Per me è già abbastanza la balestra, figurati come sarà il film! Che vita entusiasmante che si ha quando si è vecchi come i miei genitori!”. Per cui, andare con loro al cinema vedere Trappola di Cristallo, era veramente il massimo della vita. Per una lunga serie di ragioni: ero contento che avevo fatto la Cresima, cosa che sembrava eccitare un po’ tutti. Si festeggiava. Ero al cinema a vedere un film dei grandi. Con queste aspettative, vi potete immaginare come fu per me la visione del film. Era come se mi avessero montato nel cervello tutti i vari “rama” del cinema anni ’50. Per me Trappola di Cristallo è stato in Odorama, Rumblerama, Legnarama, Explosionrama e Spacconerama. Come il 3D senza gli occhialini, in un’età in cui il 3D ti può far esplodere il cervello.

Caro e vecchio Hans! Quante cattiverie hai fatto!

Caro e vecchio Hans! Quante cattiverie hai fatto!

Con ancora i rumori di mitragliette nelle orecchie, si accesero le luci in sala e io ero diventato un bambino diverso. Avevo visto il mio primo film da grande e quel film era quel capolavoro che è ancora oggi Trappola di Cristallo. Che alla fine sono passati 25 anni, ma ancora non ci puoi dire nulla, eh? Da lì in avanti per me Bruce Willis divenne un amico. I film con le esplosioni diventarono i miei preferiti e soprattutto decisi che senza cinema non potevo più vivere. Fu veramente un momento spartiacque. Uno di quei rari momenti di cui ti ricordi quasi tutto, anche dopo una vita intera. Mi ricordo la sala dove l’abbiamo visto, la camminata da casa mia fino verso il centro, l’eccitazione che provavo mentre mia mamma mi teneva la mano all’incrocio, mentre il semaforo era rosso. Per questo ho un bellissimo ricordo collaterale di quella visione. Come vi ho detto al cinema eravamo io, mia mamma, mio papà e mia nonna. Mia nonna, come tutte le nonne del 1988, aveva quel cortocircuito mentale causato da lunga esposizione ai raggi catodici di Rete 4. Per lei esisteva solo Sentieri, Falcon Crest, Anche i Ricchi Piangono e Grecia Colmenares. Tutto mixato in un’unica grande storia di cui, alla quarta ora di visione si confondevano i confini. Per lei era tutto un’unica e sola, grande telenovela. Anche per questo la visione di Trappola di Cristallo la sconvolse particolarmente. E poi nelle sue telenovele non c’era uno che a piedi nudi e canottiera sporca di sangue doveva vedersela con un terribile gigante biondo dai capelli lunghi che rispondeva al nome di Karl. Insomma, non era proprio il suo film e una volta che le luci si accesero, mentre io ero praticamente sotto schock dalla felicità e correvo come un demente tra le poltroncine e facevo lo sguardo da duro alla John McClane, mia nonna era un po’ sulle sue. Sulla strada di casa mio padre, suo figlio, le chiese: “Allora, t’è piaciuto il film?”. E lei utilizzo quella che ad oggi rimane la sua seconda espressione preferita. La prima era “i magatei” per definire i cartoni animati che guardavo durante il pomeriggio quando stavo da lei. Mia nonna era milanese di nascita, era cresciuta poi nel cremonese per poi ritrasferirsi a età da nonna a San Donato Milanese. Aveva questo forte accento meneghino, arricchito ogni tanto da qualche vocabolo in cremonese. “Magatei”, in dialetto, è il plurale di “magatell” che vuol dire “burattino”, “pupazzo”. Lei vedeva, che ne so, Trider G7 e mi diceva: “Ma muchela de guardà ‘sti magatei!”. Ma smettila di guardare questi pupazzi! E poi si rimetteva a fare le cose da nonna. L’altra sua espressione preferita era quella che usò quando mio padre le chiese cosa ne pensava di Trappola di Cristallo. Disse: “Robb de ciocc cun la capela de legn!”. Che a me fa ridere ancora adesso anche solo a scriverlo.

Vi spiego cosa voleva dire la mia nonna. I “ciocc” sono i pazzi. I pazzi si dividono in due categorie: ci sono i pazzi normali e i pazzi col botto. Quelli col botto, per dimostrare di essere proprio pazzi, indossano il loro berretto di legno, la famosa “capela de legn”. Per cui la frase pronunciata da mia nonna, dopo la visione di Trappola di Cristallo, in onore del bel cinema, di John McClane, di John McTiernan, di Hans Gruber, degli Agenti Johnson, di “Yippee-ki-yay, pezzo di merda!”, fu: “Una cosa da pazzi fuori di testa!”. E quello era veramente Trappola di Cristallo nel 1988: una roba da matti, ma talmente matti che vanno in giro con il cappello di legno. Per lei vedere Bruce Willis che si lega con il tubo dell’acqua e si lancia da un palazzo alto come quattro volte il palazzo che le oscurava la vista dal suo appartamento era una cosa senza senso: fastidiosa, ma sotto sotto, immagino irresistibile. Per me in quella frase c’è tutto quello che è stato, ed ancora oggi è, la saga di Die Hard. Quando mi siedo al cinema, si spengono le luci e dopo qualche istante compare il mio amico John McClane, non vedo l’ora che succedano delle cose matte. Ma non matte normali, sia chiaro…

tu eri proprio un quaquaraquà!

tu eri proprio un quaquaraquà!

Nanni Cobretti

Quando hai 10 anni sei integralista. E io, a 10 anni, ero iscritto al Partito Repubblicano Austriaco, il cui fondatore, segretario e simbolo unico era Arnold Schwarzenegger. Colpa di Commando. Questo significa che, ufficialmente, odiavo Stallone, perché all’epoca funzionava così: o i Duran Duran, o gli Spandau Ballet (gli Spandau, perché è ovvio che quando hai 10 anni Wild Boys è tipo la canzone più bella dell’Universo, ma io volevo fare il sofisticato e controproporre I’ll Fly For You era l’equivalente dell’essere i primi della classe a cui sono spuntati i baffi). Chiariamoci: ovvio che amavo i Rocky e i Rambo, e per qualche ragione all’epoca preferivo I falchi della notte a Cobra, ma non lo ammettevo pubblicamente e mi facevo beffe del flop al botteghino di Rambo 3.
E che succede? Di colpo arriva un terzo incomodo, Bruce Willis, che non ha nemmeno la dignità di essere palestrato. Ed è un comico! Cazzo vuole? Perché lo sfigato di Appuntamento al buio, che inspiegabilmente – ok, era per Kim Basinger – avevo già visto, si è infilato a fare un action? Con che diritto ruba un ruolo ad Arnold come se fosse un immigrato clandestino (e all’epoca non sapevo che l’aveva fatto letteralmente, rimpiazzandolo in un copione inizialmente destinato a diventare Commando 2)?
Recuperai Trappola di cristallo in VHS. Mi piacque, perché è impossibile odiarlo. A colpirmi la prima volta fu soprattutto il cattivo, Alan Rickman: uno normalmente in ogni film fa sempre un certo tifo per il cattivo, affinché si prenda almeno un minimo di soddisfazioni prima di schiattare inevitabilmente per mano dell’eroe, ma Rickman no, non so come facesse ma era davvero troppo stronzo. La scena in cui ha la prontezza di spirito di spacciarsi per un ostaggio nell’improvviso incontro con McClane era di una scaltrezza senza pari: nessun altro cattivo, almeno negli anni ’80, sarebbe stato capace di abbassare l’ego così rapidamente pur di salvarsi la pelle. Ma in generale continuavo a guardare tutta l’operazione con sospetto. Al cinema ci vai a vedere le cose che non vedresti nella vita vera, e Bruce Willis era troppo normale, poteva essere il moroso di mia zia.
Il 1988 fu un anno in bilico: grazie a Rocky IV la guerra fredda era finita, e gli action duri e puri erano in lieve declino. Stallone e Chuck Norris perdevano colpi al botteghino, Arnold stava sforando nelle commedie. Bruce era un nuovo tipo di eroe: non intimidiva, faceva battute autocommiseranti invece che cazzute, si faceva male, era vulnerabile, incontrava terroristi dai piedi piccoli. E io non mi fidavo. Ma era solo un falso allarme: al potere c’era pur sempre Bush, e rispetto a prima era venuto a meno soltanto un certo edonismo (Arnold si strappava sempre meno la maglietta) e la seriosità da pericolo imminente. Fu Bruce ad adattarsi. Fece palestra, divenne abbastanza grosso da risultare un action hero convincente, gli si indurì il volto. Mi convinse definitivamente con L’ombra del testimone, film (che non ho più rivisto) in cui ha i baffi a manubrio e gli occhi da pazzo e mena Demi Moore finché lei non lo ammazza (nel film) e poi lo sposa (nella vita). Bruce era dei nostri. I veri problemi arrivarono dopo, con i vari Keanu Reeves e Matt Damon, che nessuno fra 15 anni gli salterà mai in mente di fare gli Expendables con Keanu Reeves e Matt Damon.
Mi ci volle tempo, e un numero ormai incontabile di visioni a intervalli regolari per capire che Die Hard semplicemente non se la giocava facile.
E che alla fine dei conti, 25 anni dopo, se c’è un film miracolosamente perfetto al mondo è questo.

(la sapete una cosa? Ho visto pochissime volte Die Hard 3. Questo perché fino a poco tempo fa in Italia esisteva solo un dvd orribile della Cecchi Gori che fu anche guarda caso il primo dvd italiano in assoluto di sempre, e pertanto trasferito pari da VHS e non in widescreen, poi perché una volta arrivato a Londra ho dovuto fare i conti con l’ancora più disastrata edizione locale, tagliata di alcune scene ma soprattutto con ogni parolaccia sfumata. È una persecuzione.)

Pistaaaaa!!!

Pistaaaaa!!!

Stanlio Kubrick

Mi sento sempre un po’ in imbarazzo quando si parla di Die Hard. Non perché non mi piaccia – è contro la legge –, quanto perché, in quanto film privo di spade laser e/o a due mani, non è parte integrante della mia infanzia o della mia crescita personale. Ci sono arrivato tardi, dove “tardi” significa che la prima visione che ricordo lucidamente risale circa ai miei vent’anni – non escludo di averlo visto altre volte in precedenza, in tv o durante una festa delle medie, di certo però non sapevo a cosa stavo realmente assistendo. Ricordo però benissimo quand’è la prima volta che mi sono detto: «OK, è il momento di per sul serio». Me lo ricordo perché fu diretta conseguenza di un sogno che mio fratello Ollio Kubrick fece in quel periodo, una piccola perla onirica che venne istantaneamente condivisa con tutti gli amici e diventò insieme aneddoto bizzarro, parola d’ordine di gruppo e inizio di un culto dell’attore (della persona) che perdura ancora oggi e che mi rende difficile guardare a Bruce Willis con obiettività. Non sta a me narrare cotanto avvenimento, comunque, poiché testimone di seconda mano, e lascerò quindi la parola direttamente a Ollio:

Allora. Il sogno si sviluppa in modo estremamente semplice eppur sottilmente analogo alla traiettoria del matrimonio di John McClane.
Scena 1: io sono sposato con ‘sta fregna, ci amiamo, corriamo l’uno verso l’altro in superslomo nei campi, tutto così, insomma.
Scena 2: è passato del tempo, io e la fregna litighiamo. Io spacco tutto, lancio i mobili della nostra sfarzosa dimora (vittoriana, savasandìr), casino, dramma.
Scena 3: tutto è passato, io e la fregna siamo sul letto, lei ha inspiegabilmente cambiato pettinatura. È un po’ concia pure lei, pora stela. Mi guarda con aria sognante come Katie Cruise Holmes sulle rovine di Wayne Manor e mi dice: «Ti amo, Bruce Willis».
Il parallelo col matrimonio di McClane mi sembra evidente.
Soprattutto la parte in cui io spacco tutto.

Ecco. Ovviamente tutti coloro che sentirono quella storia impazzirono, e io personalmente, che già volevo bene a Bruce Willis per vari motivi ma che non avevo ancora sviluppato un culto per lui che trascendesse persino i suoi effettivi meriti, decisi che dovevo cominciare a guardare i suoi film, tutti i suoi film, con occhio nuovo. E quindi Ti amo, Bruce Willis: un uomo che da solo è in grado di sconfiggere asteroidi a mani nude e di essere il clone di se stesso con il parrucchino, che può recitare in un film in cui è morto dall’inizio senza che nessuno se ne accorga e che è persino più indistruttibile di Samuel L. Jackson. E lo so che il fatto che nei recenti capitoli di Die Hard il suo John McClane si sia trasformato in una sorta di supereroe non è in linea con il suo personaggio e ha un po’ rovinato l’atmosfera di una saga che nasceva per bla bla, ma è stato – guarda caso – il grido Ti amo, Bruce Willis a farmi/farci saltare di gioia la prima volta che l’abbiamo visto abbattere un aereo con un’auto (#teamdiehard4). È adorazione acritica e incondizionata la mia, la stessa che mi ha fatto capire seriamente la vera grandezza di Die Hard solo quando lo si è rivisto tutti insieme in occasione della 400tv: i piedi scalzi e i cocci di vetro, Alan Rickman, John McTiernan che racconta una storia ambientata in un grattacielo qualunque come fosse un mondo immenso e disorientante, fatto di corridoi, condotti d’areazione, ascensori, cose.

(o forse l’ho sempre saputo ma non avevo idea di che nome dare alle cose)

Fatto sta che per me Die Hard è soprattutto Bruce Willis. Non è il film che mi ha iniziato all’action, o alle pellicole che contano, o chissà che altro. È, però, credo di poter affermare con una certa sicumera, il film che mi ha insegnato cosa significa amare non tanto il cinema, quanto i suoi protagonisti. Qualcuno lo chiama fanboyismo, altri fanatismo, altri ancora immaturità. A tutti questi posso solo rispondere: Ti amo, Bruce Willis.

WEEEEEEEEE

WEEEEEEEEE

Wim Diesel

“Signore, questa è una linea riservata alle emergenze” “MA CHE CAZZO DICI, HO IL TONO DI CHI ORDINA UNA PIZZA?”. È la battuta che preferisco di Trappola di cristallo, cioè il primo Die Hard. Scopro solo a metà degli anni duemila che in realtà la voce originale di Bruce Willis è molto meno maschia. Scopro ancor più tardi che la voce del doppiatore di Bruce Willis in trappola di cristallo è anche quella meno maschia del solito. Il doppiatore è Roberto Pedicini, quello che per capirsi normalmente ha la voce petulante che doppia per dire Bardem nell’ultimo James Bond, e qui mette su un tono grave e incazzoso che potrebbe essere tranquillamente il definitivo di Bruce Willis, quello più efficace e su cui è giusto costruire il mito. Quello che tra l’altro dice per la prima volta YIPPI YA YÈ PEZZO DI MERDA, in originale YIPPIE KI-YAY MOTHERFUCKER come scopriremo tristemente più tardi (in italiano, sussurrato, rende di più)

Il seguito 58 minuti per morire è il più apocrifo di tutti. Sapete una cosa curiosa sul titolo italiano? Il riferimento è all’aereo di Holly che tra 58 minuti finirà il carburante, ma in originale i minuti sono 90. 90 minuti per morire forse sembrava troppo un film sul pallone. Vabbè. L’altra cosa apocrifa è il doppiatore, Oreste Rizzini, quello che ci ha regalato la voce lamentosa di Michael Douglas (Basic Instinct, non Black Rain). La cosa più apocrifa di tutte è che invece di YIPPIE KI-YAY MOTHERFUCKER sul finale John McClane bofonchia BUON DECOLLO FIGLIO DI PUTTANA, sputtanandosi (scusate la ripetizione) il tormentone già al secondo film.

Il terzo film è Die Hard – Duri a morire, traduzione più o meno letterale del titolo del PRIMO film (sarà capitato anche a voi/di avere problemi in famiglia). Sul terzo Die Hard arriva il doppiatore definitivo di John McClane, il miglior Claudio Sorrentino sulla piazza, quello su cui sembrano cucite tutte le battute dell’originale. Sul finale torna YIPPI YA YÈ, ma viene scelta la traduzione letterale FIGLIO DI PUTTANA invece che la –volendo- fedeltà all’italiano PEZZO DI MERDA. Ha un suo senso perché i cattivi del primo e del terzo sono fratelli, quindi un po’ colpa della madre doveva essere, ecco. In realtà la battaglia con Luca Ward su Samuel L.Jackson, ancora più istrionico e incazzoso che su Pulp Fiction e mai più così figo, è bella serrata, ma Sorrentino è davvero un pezzo di cuore.

Abbastanza, per dire, da tornare nel quarto capitolo. Se vi vedete il quarto capitolo in originale vi perdete le varie COME TI STA, UN PO’ STRETTO DI COLLO? e ADESSO BASTA CON QUESTO CAZZO DI KUNG FU, sparate con una voce bruciatissima che mi ricorda vagamente il Phil Anselmo di The Great Southern Trendkill (scherzo, il più simile a Phil Anselmo è Pedicini), e quindi probabilmente siete tra quegli stronzi privi di gusto che pensano che il quarto capitolo non sia poi tutto questo granché (una scuola di pensiero che conta qualche membro tra le sue fila, ho notato, nonostante Bruce Willis distrugga un elicottero lanciandogli addosso una volante della polizia E un caccia da combattimento con una corsia di canalizzazione). Sul finale arriva la battutina ma cambia ancora una volta conservando FIGLIO DI PUTTANA ma sostituendo YIPPI YA YÈ con l’originale YIPPIE KI-YAY.

Al quinto capitolo sembra confermato ancora una volta Sorrentino, buona notizia, tutto il resto per me è un mistero. Ora chiedetemi, se volete, quante volte ho visto i primi quattro episodi.

Claudio Sorrentino

Claudio Sorrentino

Marialuisa (come “chi è Marialuisa”? ma l’avete ascoltato il podcast dei Sylvester???)

Ricordo di aver avuto una discussione sul tema DIE HARD con il mio ex.
Lui non capiva cosa ci fosse di speciale in Duri a Morire e Trappola di cristallo.
Io non capivo com’è che lui non capisse.

Come fai a spiegare un film così perfetto a qualcuno?
Hai il problema che il cervello ti si annebbia, l’obiettività se ne va a farsi benedire, le parole sembrano esagerate.
Ricordo di aver impiegato eoni a tentare la strada del “ti spiego”, poi decisi di mollare il colpo.
E poi lui di mollare me, ma questa è un’altra storia.

La difficoltà nel passare l’entusiasmo che ci muove quando una cosa ci emoziona così tanto è reale. E non ha senso insistere.
E’ come quando si cerca di insegnare l’arte: ci sono nozioni e informazioni, e riferimenti, ma l’arte è arte e devi sentirla dentro.

IO AMO DIE HARD WITH A VENGEANCE
E se non lo capite da voi perchè, io non ci tento nemmeno.
Sono follemente innamorata di Duri a morire sin da quella sera in cui lo beccai, per caso, su Italia1 o Rete4, vai a ricordarti…
Impazzisco per McClane.
Adoro Zeus Carver.
Mi tatuerei una pistola con lo scotch all’altezza del rene, se potessi.
Ma soprattutto venero chi ha scritto le battute di questo capolavoro assoluto.
Quando penso a DIE HARD WITH A VENGEANCE lo immagino come un Woody Allen con le esplosioni e le pistole.
Per non rischiare di rimanere delusa, non ho nemmeno visto il film in lingua originale. Mai.
Sono affezionata a quelle battute strepitose così come le ricordo “E’ la neuro, ti ricoverano”
Io lo guardo e sorrido. Sorrido felice. Sul serio. Con quanti altri film vi capita?

Non riuscirò mai a spiegare perchè Trappola di cristallo o Duri a morire siano film meravigliosi.
Ma chi non lo capisce o ha delle serie motivazioni personali, o ha il cervello incrostato di fuliggine!

"343 per sette fa... uno... zero ventiquattro... Duemilaquattrocentouno" UNA VERA CAZZATA

“343 per sette fa… uno… zero ventiquattro… Duemilaquattrocentouno” UNA VERA CAZZATA

Plageus Von Trier (il padre di Darth, in persona)

Mio figlio era un impresa da gestire: avevo poco tempo, lui non aveva molti amichetti perché ci eravamo trasferiti due volte, non giocava a pallone in cortile e delegava a me il suo passatempo. Era un po’ una piattola certe volte!
Quindi lo portavo al cinema, visto che piaceva a tutti e due… Poi a volte ci si vedeva il film due volte di seguito perché una volta si poteva e così la domenica volava via.

Quando uscì Trappola di Cristallo lui era cresciutello, aveva sui dodici anni mi pare e i tempi del cinema come balia asciutta erano un po’ finiti, aveva gli amichetti suoi e in sala andavamo sì, ma molto meno di prima.
Lui adesso è tutto esaltato dai film che gli facevo vedere e ci fa il bello, c’ha i poster, sa tutto, ma all’epoca ogni tanto era un po’ insofferente perché erano vecchi e ogni tanto secondo me si rompeva le palle.

Appena vidi la réclame di Trappola di Cristallo pensai che lo dovesse vedere, che potesse avere la stessa emozione che a me poteva avermi dato Bullitt in sala o ancora più da ragazzetto “Il Grande Sonno” con Bogart, un personaggio nuovo insomma, suo e non dal cassetto del papà.
Quindi un po’ perché volevo si divertisse lui, un po’ perché lo volevo vedere io e un po’ anche per farmi perdonare di qualche film in bianco e nero di troppo ce lo portai quasi per le ‘recchie. Ricordo che la mamma faceva storie perché era un film violento secondo lei, non sapeva che avevamo visto di peggio e non ricordo se ce lo portai senza dirglielo.

A me piacque molto, il personaggio era una versione estremizzata dei personaggi dei film noir e dell’hard-boiled di quando ero ragazzo, un perdente che si trova a dover salvare tutto contro tutti suo malgrado, co’ la sigaretta in bocca e pessime maniere.
Un personaggio classico insomma, però tutto il ritmo e l’idea erano moderne, ci stava un sacco di umorismo e Bruce Willis aveva quella faccia sempre un po’ a sfottò, con gli occhi socchiusi un po’ alla Robert Mitchum, era un personaggio che mi ricordava quelli dei fumetti di quando ero bambino, quelli tutti d’un pezzo tipo Gim Toro ma anche un po’ certi cowboy scostanti di John Wayne.

Divenne subito un beniamino di Darth e anche il mio nuovo personaggio cinematografico preferito.
Mi è piaciuto anche negli altri film poi, soprattutto nel terzo con Samuel L. Jackson.

Talkin' bout my generation

Talkin’ bout my generation

Lee Hardcastle

Die Hard: un buon giorno per morire.
Da stasera, nei cinema degni di questo nome.
L’appuntamento perfetto per coppie che meritano di rimanere tali.

Raccontateci le vostre storie nei commenti.

Bruce-Willis-murales-Die-Hard

Non è un fake.

(la nostra recensione apparirà lunedì e chi spoilera in anticipo lo mando nel giardino di Tony Jaa con un cartello con scritto “odio gli elefanti”)

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70 Commenti

  1. Che ho rivisto Die Hard 4 proprio stamattina per prepararmi, e ne parleremo a tempo debito, ma stavolta non mi inculate, HO UN’OPINIONE INFORMATA, FRESCA E DEFINITIVA. Ole’.

  2. Past & Fasul

    Io i die hard gli ho scoperti di recente…un 3 anni fa più o meno da allora gli ho visti tutti e 4 un 2-3 volte l’uno…quelli di mctiernan sono i migliori of course! Quello di harlin e’ anche bello però risente della necessità di omaggiare il predecessore in scala più grossa…l’ultimo e’ un po’ moscio e poco violento ma ha qualche buon momento…in attesa del quinto.

  3. BellaZio

    Il quarto è un film discreto. Ma non è un Die Hard e quello lì non è John Macclane. End of story. Lui è troppo sborone, non ha la sua mega sfiga consueta, Justin Long è un aggiunta superflua, ci hanno messo robe stupide tipo la tizia delle arti marziali e l’armata cattivoni è composta da cattivoni poco carismatici tipo Costa. Per me è un film discreto, non un Die Hard.

  4. @ BellaZio
    Centro.

    Purtroppo sembra quasi la recensione del 5.

  5. Salutate Darth che sta partendo per la Thailandia dove verra’ depositato nel giardino di Tony Jaa con un cartello con scritto “odio gli elefanti”

  6. Steven Senegal

    Su qualcosa sono d’accordo e su qualcosa no.

    Ciao Darth, saluta Tony

  7. cinepathia

    @Nanni:No, sto dicendo che: chi se ne frega di Long, c’è una macchina che si scontra con un elicottero!

  8. Ai tempi mio padre aveva l’hobby, assieme ammiocuggino di noleggiare film durante il weekend (così li potevi tenere un giorno in più), ma tipo due o tre da ogni videoteca per un totale di quattro o cinque videoteche, roba che aveva più tessere che una spia passaporti. In totale si portava a casa una decina di film e con ammiocuggino passavano il fine settimana a duplicarli per poi aprire le vhs, fottere il nastro originale e mettere il duplicato nella cassetta da restituire. Praticamente il mio svezzamento cinematografico è avvenuto così e Trappola di Cristallo è stato uno dei film portati a casa non appena uscito per il noleggio. Fu amore a prima fottuta vista, uno di quei film dei quali so le battute a memoria, c’era tutto. Lo conoscevo meglio del minutaggio delle scopate in L’Amante con Jane March, alla quale ne dedicai parecchie. Stessa cosa per il sottovalutatissimo 58 Minuti per Morire, annunciato da miocuggino come il film che secondo non mi ricordo quale rivista aveva il bodycount di morti ammazzati male più alto della storia del cinema (non so se sia vero ma a me è stata venduta così e ai tempi qualsiasi cosa usciva dalla bocca di miocuggino era ambrosia degli dei) e fu ovviamente un’altra folgorazione. Il terzo l’ho visto al cinema e se ci penso ancora mi piscio addosso dalla libidine. Per quanto mi riguarda quella di Die Hard è una trilogia, il quarto è una merda, a partire dalla voce di nonsochiccazosiaenemmenomenefrega data a McClane per arrivare alle stracitate sequenze dell’F35 e dell’elicottero che sono smargiassate degne di Michael Bay e che con lo stile di Die Hard non c’entrano una fava. Hollywood ha il sacrosanto diritto di lucrare su una saga che a quanto pare fa cassetta, io però me ne sbatto.

    • Fra X

      “fottere il nastro originale e mettere il duplicato nella cassetta da restituire”

      Ecco, ti pareva che non si metteva la sboronata internettiana da quattro soldi? Speriamo almeno che avessero i segni di riconoscimento le cassette e che se ne accorgessero i videotecari.

  9. Darth mi sta simpatico, ma non ambisco a fargli compagnia quindi del quinto non parlo.
    Però del quarto sì e dico che, imho, John è sì un po’ fuori personaggio, ma il film è onestissimo secondo me e non lo trovo così decontestualizzato rispetto alla saga. Solo più “moderno” se vuoi, ma secondo me c’è quasi tutto quel che ci deve essere tolto, appunto, l’aspetto umano dell’eroe.

  10. FedericoSly

    I primi tre sono Die Hard stupendi emozionanti gasanti con storie che reggono! Il quarto e’ una merda che sfrutta il nome

  11. @cinepathia: ma vedi, ogni volta che la voglio vedere e’ qua:

    http://www.youtube.com/watch?v=jKO9XY3NXCA

    E devo reggere Justin Long solo per un minuto. Pero’ non lo chiamo “film”.

  12. momenti di abraxas

    sposo la scuola “trilogia + altri due film con un omonimo”
    con tutto che almeno nel quarto un po’ ci piglia..

  13. Steve McClane

    Non commento mai, ma oggi faccio un’eccezione solo perché ho capito che anagraficamente sono uno degli anziani qui dentro e ho quindi avuto il privilegio di vedere Trappola di Cristallo da giovane adulto scegliendomelo a naso.
    Se la memoria non mi tradisce ora non vorrei dire una cazzata, ma mi pare di ricordare anche che la distribuzione italiana fece delle somme cazzate con questa perla per le mani tra uscite ritardate e sbagliate, manifesti del piffero e forbici, ché loro sapevano come si fa. E infatti al primo giro andò male. Ripristinato l’originale, in stagione, fu la storia. un cordiale calcione a tutti

    PS @Darth Von Trier mi hai emozionato. Con il mio vecchio, che oggi non c’è più, ho vissuto la stessa identica cosa quando un venerdì pomeriggio mi portò a vedere un film appena uscito: Rambo

  14. Eccomi di ritorno dalla Thailandia.
    Alla fine Tony Jaa ha avuto pietà di me e mi ha menato il minimo sindacale.
    Tra un mese potrò smettere con le grucce.

    @ Steve McClane
    Grazie, davvero.
    Brofist a te… E grazie anche per il farci sentire meno vecchi… Dopo tanti commenti di fancalcisti che erano appena nati all’uscita di Die Hard era ora che arrivasse uno che lo ha visto da grande!
    Hai ragione poi, la tua memoria non ti inganna: uscì una prima volta e non se ne accorse nessuno, col titolo “A un passo dall’inferno”
    Io ne ero assolutamente ignaro, me la fece scoprire Nanni Cobretti questa cosa.

  15. Ho trovato niente male anche questa recente recensione del primo Die Hard
    https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=iqSq7BjNJio

  16. Fra X

    “Se la memoria non mi tradisce ora non vorrei dire una cazzata, ma mi pare di ricordare anche che la distribuzione italiana fece delle somme cazzate con questa perla per le mani tra uscite ritardate e sbagliate, manifesti del piffero e forbici, ché loro sapevano come si fa. E infatti al primo giro andò male. Ripristinato l’originale, in stagione, fu la storia.”

    Infatti ho letto qualche anno fa che curiosamente da noi uscì in due tranches: una nell’ autunno dell’ 88 con il titolo “Trappola di cristallo” e poi nell’ 89 come “Ad un passo dall’ inferno” (titolo che doveva avere in origine). Difatti sulla mia VHS c’ è visto censura datato 89!
    Quoto tutto ciò che avete scritto! Il buon vecchio John McLane si rifà come stile ai duri del cinema classico con tanto di citazioni! L’ ambientazione claustrofobica del Nakatomi plaza è proprio coinvolgente e il ritmo non scade mai. Poi Alan Rickman è una grande villain e dimostrerà le sue doti recitative in questa veste anche in “Carabina Quigly” o come si scrive XD e “Robin hood: principe dei ladri”! Anche il sesso così detto impropriamente debole fa la sua figura con la bella e tosta Bonnie Bedelia! Non si può poi non citare il mitico Reginald VelJohnson nelle vesti del poliziotto amico, del mitico e compianto Paul Gleason nel ruolo di uno dei due mitici agenti Johnson, il suo collega appunto e l’ autista! Anche il gruppo dei cattivi è ben fornito!

    Troppo bello quando parte SPOILER la nona di Beethoven! ^^ FINE SPOILER

    Pensare che ho letto che doveva essere il sequel di “Commando”! Comunque ennesimo colpo del mitico produttore Joel Silver!

    “Ero troppo piccolo per andare al cinema a vederlo. Ne ricordo solo le fantastiche visioni su rete4”

    Indem per me! La prima volta l’ ho vistucchiato con mia madre, un’ appassionata di film d’ azione, thriller, polizieschi… ^^ (con io padre andavamo più sui classici ^^). Mi è rimasta impressa soprattutto la pubblicità: “Avevano previsto tutto! Tranne lui!”. Non ricordavo però il titolo del film. Solo quando ho comprato qualche anno dopo “Arma letale” e appunto DHTDC con la collana “Duri a morire” ho scoperto che si trattava proprio di quel film!
    Ho visto solo i primi tre. Dopo il primo mi piace il terzo. Il secondo è quello che mi piace di meno. Devo rivederlo, anzi devo rivederli tutti e tre! XD
    Curiosamente a fine anni 90 non li facevano in sequela su una rete, ma praticamente, almeno una volta, mandarono: il primo su Rete 4, il secondo su Italia 1 e il terzo su Canale 5! °_O Roba da matti! XD

  17. Fra X

    ” Da sbarbatello ero offuscato dalla potenza dell’icona Schwarzenegger e per me non esisteva altro. Ci stava una diatriba con un amico che Arnie non lo sopportava e, di contro, adorava Bruce Willis. Poi gli anni passano, le mamme invecchiano e finalmente capii che Willis ha quella certa coolness/fighita’ che Schwarzenegger probabilmente non ha, pur restando un mito.”

    Si, anch’ io da piccolo viravo più su Schwarzy e anche su Sly e JVD! Solo a fine anni 90, più grandicello, ho cominciato ad apprezzare la mitica saga! ^^

    “Paradossalmente il mio momento cult di Die Hard non è un momento di Die Hard, ma di Friends. In una puntata x della serie y Joey e Chandler sono sparanzati sulla poltrona in attesa che cominci il film e, quando questo sta per cominciare, urlano in coro battendo i pugni sui braccioli DIE HAAAAAARD! Cosa che immancabilmente faccio anche io ogni volta che rivedo uno qualsiasi dei 4 film.”

    Anch’ io ho sentito parlare della saga in un telefilm più o meno in quel periodo, “Helen”! ^^

  18. AndreaGnarluz

    Oggi se n’è andato il nostro Hansone Gruber: Alan Rickman…altro che Piton!

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