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Zero Dark Thirty: il film con gli occhiali da guerra

 

Soldato Quattrocchi, agli ordini!

Soldato Quattrocchi, agli ordini!

Dite la verità: quando è uscita la notizia della morte di bin Laden, quanti minuti ci avete creduto? Io pochi. I media pubblicano la foto del cadavere e due minuti dopo il web pubblica la prova che si trattava di un falso. I media scrivono che il cadavere è stato “sepolto in mare come da tradizione” e il maccosometro scoppia a ridere. Insomma, la vicenda della morte di Osama è uno di quei segreti di Stato di cui possiamo credere di farci un’idea precisa, ma in realtà non sapremo mai come è andata.

Per cui, se Kathryn Bigelow inizia il suo ultimo film con questa caption

Tipo così

Tipo così

fa più che altro captatio benevolentiae, e io decido di credere alla sua versione solo perché non ne conosco di migliori, quindi tanto vale.  D’altronde la caption stessa è ambigua in sé: da un lato dice che è una “motion picture” e non un documentario, dall’altro dice che è “based”, non che racconta per filo e per segno, dall’altro ancora dice che si tratta di “first hand accounts of actual events”. Cioè alla fine non mi dice un cazzo e io posso continuare a nutrire tutti i dubbi che voglio. Tutto questo Kathryn Bigolo, che a dispetto del nome non è scema, lo sa benissimo. Sa benissimo che il rapporto di questa storia con la Storia è destinato a rimanere fluido, sfuggente, illuminabile solo a tratti. Quindi gioca a far vedere il SEAL che fa la foto a Osama morto, gioca a non mostrare mai il volto del morto, gioca a raccontare questa storia col tono che meno ci si aspetta quando si racconta la Storia. D’altronde, la Storia ha giocato un bel tiro anche a lei: nel 2011, quando la sceneggiatura sembrava essere conclusa, la notizia della morte di bin Laden è detonata come una delle varie bombe che le piace tanto far esplodere; cazzo, dobbiamo riscrivere tutto.

 

Vero o falso?

Vero o falso?

Prima che di Storia, però, questo film parla di una donna. Una fanatica tanto quanto quello a cui dà la caccia (it takes one to know one). Un personaggio, lei sì, senza storia; senza un passato, un privato, senza una motivazione, mai mostrata nell’intimità di casa sua. Una macchina da guerra in forma umana che nei dieci anni di narrazione non invecchia di un secondo e di cui alla fine sappiamo tanto quanto all’inizio. C’è un solo momento in cui Maya, questo agglomerato di pura volontà Schopenhaueriana, tergiversando sembra cominciare ad aprirsi; poi provvidenzialmente esplode tutto e uno si immagina che fra le macerie, Maya stia tirando in realtà  un respiro di sollievo. Per noi che guardiamo, invece, non c’è alcun sollievo: ZDT, nella sua ferrea monotematicità (parallela a quella della protagonista), ha una tensione implacabile, che ti risucchia, e gli scoppi di violenza lasciano dietro di sé una scia ancora più cupa. La gestione dei tempi e del montaggio da parte di Bigelow è magistrale: quei dieci anni interminabili fra ufficio e deserto li senti tutti addosso, pesano, incombono, non ti lasciano mai vedere lo spiraglio della fine. I presidenti cambiano, la gestione degli interrogatori (FERMI TUTTI; DOPO CI ARRIVO) cambia, ma Maya è sempre lì a fiutare la stessa preda. Finché qualcuno le crede, il che per una bella figa non è mai facile.

Quando lo trovo voglio una medaglia! E pure un fidanzato!

Quando lo trovo voglio una medaglia! E pure un fidanzato!

E dopo i dieci anni in due ore, all’improvviso ecco una mezz’ora in tempo reale: roba che neanche Virginia Woolf. Mezz’ora girata interamente nelle tenebre o in night vision, con gran dispiego di paraphernalia militari, montaggio strepitoso, regia di precisione certosina. Quindi l’accumulo della tensione deflagra con l’arrivo dell’ultimo atto, ovvero l’assedio al covo di bin Laden? No. E con la conclusione dell’assedio? No. E col finale? No. Finisci di guardare e non sei sollevato, non hai gioito per la vittoria, nessuno sullo schermo ha gioito. Raramente ci sono stati film così plumbei, secchi, impietosi. Per questo fa un po’ ridere sentire gente come Slavoj Zizek, che in passato sul cinema aveva detto cose interessanti, parlare di ZDT come pura propaganda Americana. Fanno ridere anche tutti gli accigliati liberals che, in nome della correttezza politica, si offendono per il famigerato “appoggio della tortura” da parte di Bigelow (di solito sono gli stessi che adorano qualsiasi minchiata faccia Clint Eastwood ma arrossiscono davanti al comizio con la sedia vuota).

No, non te l'appoggio.

No, non te l’appoggio.

Ecco, recentemente si è scatenata un’onda di critica civile che sembra avere eliminato la distinzione fra finzione e realtà; avete presente il massacro alla Sandy Hook Elementary School del 15 dicembre? Avete presente le celebrità che si prestano a campagne contro la diffusione scriteriata delle armi? Hanno ragione, no? No! Perché tutti loro, almeno una volta nella loro carriera, hanno fatto un film che “glorificava la violenza”! Hanno fatto un film dove tenevano in mano una pistola! Come osano questi ipocriti venire a farci lezioni di buon vicinato?, e via scoreggpredicando. Di violenza su queste pagine si parla in abbondanza, ma la discussione su Django Unchained, sull’uso del sangue e della parola con la N (nespola, credo) ne dice a pacchi sulla malafede delle crociate politicamente corrette. Ci siete? Avete letto la triplice rece di Django Unchained? Se sì, bene; se no, correte subito a leggerla e poi tornate qui. Marsch!

Intervallo: facciamo esplodere qualcosa nel deserto.

Intervallo: facciamo esplodere qualcosa nel deserto.

Tornati? Ecco, signori, dire che ZDT appoggia la tortura è come dire che Django Unchained appoggia lo schiavismo e il razzismo. Kathryn Bigelow racconta le cose come stanno: la CIA ha usato la tortura per estorcere informazioni. È successo, è inutile nasconderlo, è criminale negarlo. È servito a qualcosa? Non molto, a giudicare dal film: come giustamente fa notare quel ciccione antipatico di Michael Moore, è solo dopo la messa al bando della tortura (dopo che li hanno sgamati a combinare marachelle ad Abu Ghraib, altrimenti continuavano) che la ricerca di Osama finalmente comincia a dare frutti. Quanto al personaggio di Maya, certo che non le piace il metodo; prova pena per la vittima ma non può mostrarlo, o verrebbe meno il suo talebanesimo. Col tempo si adegua, ma da qui a farne una sadica aguzzina ce ne passa. Succede con ZDT come qualche anno fa successe con Tropa De Elite: lì era la squadra speciale ad usare “metodi coercitivi” per stanare un signore della droga da una favela, oddio signora mia!, ma dove è finito il galateo?, con le buone maniere si ottiene tutto e questi giovinastri non hanno più rispetto. Biatch, please.

DVD-quote:

“Biatch, please”
Cicciolina Wertmüller, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

P.S. di Nanni Cobretti: sì, in questo film c’è anche Scott Adkins.
Il sogno impossibile? Che tirasse un calcio volante a bin Laden.
L’ipotesi più probabile? Che mettesse il suo atletismo al servizio del ruolo di soldato.
La realtà? Compare, in borghese, in due scene. Due. Di dialogo. In cui dice due frasi.
Poi, cinque minuti dopo, (SPOILER) muore. Fuori campo.
Epic facepalm.

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95 Commenti

  1. Non era facile incuriosirmi riguardo a questo film, e invece Cicciolina m’ha proprio messo addosso LA FOTTA.

  2. blueberry

    che gli americani siano dei tristoni è evidente. e per tristoni intendo quelli “diversamente onesti” a livello intellettuale. e tutta la manfrina sul 911 etcetera secondo me lo dimostra all’ennesima potenza.
    pur sentendo parlare di lei per quei tre secondi da mollica un paio di volte all’anno non mi è mai riuscito di vedere un suo film. pure per lo sfizio di vedere lo sguardo di una donna sul cinema di guerra. e vorrei recuperare al più presto qualcosa.
    comunque sembrerebbe promettere bene.

    la domanda è: quanto è romanzato?

  3. barman bighelov

    Non metto in dubbio che Kathryn Bigelow sappia bene come gestire regia e sceneggiatura, ma personalmente mi è sembrato un’altro di quei prodotti filoamericani “gran leccata di **** all’Academy 11 settembre related”.
    I commenti di impettiti critici o spettatori americani sono tipo “guai a chi tocca questo film, è un argomento toccante, indirettamente ci riguarda tutti, non è sull’11settembre, ma è sull’11settembre, etc etc”.
    Io capisco che sia un popolo che non ha molta storia da raccontare ma non la possono menare così una volta.
    Insieme ad Argo sono quasi convinto che ZDT farà manbassa di premi agli oscar, non c’e da stupirsi eh…

  4. Past & Fasul

    Speravo in una versione Rambo vs bin laden o commando vs talebani…ste versioni”una storia veramente vera”…non mi interessano…ci sono i documentari per questo…

  5. Ryan Gossip

    e io che temevo che fosse la noia… allora mi sa che me lo guardo.
    nonostante Jessica Chastain.

  6. P&F hai capito tutto valà…
    Cicciolina, come al solito, numero uno. Il film sarà mio al day one (cioè oggi). Non capii al tempo tutto l’entusiasmo per the hurt locker che ho trovato mediocre e quasi mai il suo cinema mi ha convinto, ma per questo, anche grazie alla rece, ho alte aspettative. speriamo bene.

  7. Phoenix

    Scott Adkins. Ma chi glieli sceglie i film da fare?

  8. Dèvid Sfinter

    Io invece dai film tratti da storie veramente false basate su fatti realmente mai accaduti mi faccio accalappiare ancora come un cagnolino scemo. Romanzare per me è una gran arte e in casi come questi è adirittura più facile avvicinarsi alla realtà per caso… Che tanto docu o meno non sapremo mai. Kathryn oltre ad essere una mature coi fiocchi è un mega regista che non sbaglia mai. Dopo il blasonatissimo Point break ha fatto Strange days che per me è uno dei top anni ’90.

  9. Quello che non capisco io sono quelli che se vedono un film tratto da una storia vera si impostano automaticamente sull’interruttore “propaganda si’ / propaganda no” o “a favore della guerra / contro la guerra”, e se non trovano prove a favore di una tesi sposano in blocco l’altra per esclusione, alla “se non sei pro allora sei contro” e viceversa.
    Ma io dico, porca miseria, ma uno non puo’ raccontare una storia ambientata dove cazzo gli pare e concentrarsi su cosa cazzo gli pare senza avere dei punti obbligati su cui sventolare un bandierone con scritto da che parte sta?
    Io me lo ricordo quando usci’ The Hurt Locker a Venezia e lo si stronco’ perché non si capiva se era a favore dell’intervento USA in Iraq o meno.
    Poi l’ho visto, e indovinate? Non gliene fregava un cazzo. Non parlava di quello. Era volutamente non schierato (per modo di dire, qualcosa tra le righe ovviamente lo si intuiva se lo cercavi col lanternino).
    Il punto e’: NON ERA QUELLO IL SUCCO DEL FILM.
    The Hurt Locker si concentrava sulla vita di quei poveri disgraziati che passano la giornata a disinnescare bombe senza nemmeno sapere bene come ci si sono invischiati, ed è un action coi controcazzi.
    Qua e’ una cosa simile. 
    Propaganda, non propaganda? A favore della tortura, contro la tortura?
    Frega un cazzo.
    Zero Dark Thirty e’ un procedurale. Su larga scala. Della madonna.
    Racconta l’indagine, non la morale.
    Come dice Cicciolina, il tono è “è successo e non lo si nasconde”.
    Il succo è “cosa si prova ad essere invischiati in un’indagine di tale portata”.
    La prova e’ appunto il fatto che la Bigelow stava iniziando a girarlo PRIMA che catturassero bin Laden, e il finale improvvisamente completamente opposto non gli ha spostato i piani di una virgola.
    Per la morale spero che ognuno a un certo punto si accontenti della testa sua.

  10. blueberry

    nanni il tuo discorso non fa una grinza e io l’avevo intuito anche (appunto dalla polemicona) che in THL non ci fossero schieramenti. e sono i tipi di film che preferisco.
    quello che io chiedevo: il sottofondo “storico” c’è? e se sì, quanto è accurato/romanzato?

  11. arisio

    @Nanni
    meglio non potevi esplicarlo il succo del Bigelow how-to. Standing ovation.

  12. umbem

    grazie Cicciolina, mi hai messo voglia di vederlo.
    dalla tua rece la protagonista mi pare modellata sul personaggio di claire danes di homeland (fenomeno peraltro).
    sulla questione tortura e sul fatto di non schierarsi – @ nanni too, quindi – mi viene in mente più che hurt locker (per quanto sempre suo), unthinkable.

    personalmente trovo il fatto di trattare un tema molto spigoloso, senza schierarsi, un grande pregio e un’impresa piuttosto difficile. ed effettivamente scoppia il caso di quelli che devono per forza dichiarare da che parte sta.
    il primo film di cui ho memoria, su cui ho visto la gente ammazzarsi per decidere da che parte era schierato il regista, è stato fight club.
    Magari non c’entra nulla, ma mi era piaciuto da morire havana: la rivoluzione cubana è solo sfondo della storia di redford, a cui sostanzialmente non frega un cazzo e ci si trova in mezzo.

    p.s. off-topic:
    ma che fine ha fatto quel genio di michael sheen?

  13. @blueberry: la vera domanda pertinente non sarebbe “è andata davvero così?” ma “è davvero così che affrontano questo tipo di situazione?”.
    Detto questo, è credibile e intrigante ma fondamentalmente non lo so…

  14. barman bighelov

    Ognuno fortunatamente ha il suo punto di vista, tuttavia propaganda o no questo film parla obiettivamente di certi eventi e sappiamo che è si solito dire ‘bene o male l’importante è che se ne parli’ quindi indirettamente è un manifesto.
    Fra un anno uscirà un altro film a proposito e così via solo per “non dimenticare (eventi che effettivamente non sono e non saranno mai chiari)”.
    A me non me ne frega niente, anzi meno di niente di tutto ciò perchè ho altro da fare e qui si parla di cinema.
    Long story short: Hurt Locker ok, questo no.

  15. @blueberry: ehm, come spiego apertamente per due paragrafi, NON SI PUÒ SAPERE quanto sia romanzato o no. È la storia di una caccia all’uomo, punto. È la storia di chi quella caccia all’uomo l’ha fatta per dieci anni, di chi ci ha lasciato le penne e di chi invece no. È un film moralmente molto complesso di cui avrei potuto scrivere molto di più (vi ho risparmiato un pippotto sul ruolo della donna etc.) ma forse è meglio se vai a vederlo.

  16. @barman bighelov: non insisto perché hai l’aria di uno che si e’ cementato sul suo pregiudizio e da li’ non si smuove, e non mi interessa nemmeno sradicarti a tutti costi, ma chiediti questo: se la Bigelow avesse fatto uscire il film PRIMA che bin Laden fosse stato catturato, come erano appunto i suoi piani, di cosa esattamente sarebbe stato propaganda? cosa esattamente non si sarebbe dovuto dimenticare? davvero per te il fatto che un film venga girato indipendentemente dal fatto che il finale sia completamente opposto non ti fa pensare che forse, per esempio, il finale positivo o negativo non c’entra nulla con quello che si vuol raccontare?

  17. Giakimo

    Visto qualche giorno fa, confermo in toto la recensione di Cicciolina.
    Non è un film di propaganda, e mi sarei anche rotto che ogni 3×2 l’opinione comune è ‘gli Americani patriottici hanno rotto le palle’, quando a Hollywood è più facile fare un film contro che a favore. Qua si vedono bandiere americane perché i protagonisti sono tutti militari/agenti della CIA ed è tutto ambientato in basi militari e ambasciate, non è 9/11 di Stone. In Argo manco quelle, parlare di propaganda filoamericana è ingiusto e sbagliato.
    A me personalmente ha fatto pensare tantissimo a La Battaglia di Algeri di Pontecorvo. Anche lì è la Storia la protagonista, senza doversi schierare e infatti anche quel film sollevò un vespaio di polemiche (qui mitigate perché in sostanza gli avversari non è che hanno molto da dire, o sono morti o dubito possano andare al cinema).
    Considerazione stilistica: all’Academy sono dei folli a non aver candidato la regia, ma la protagonista (per carità brava, ma recita costantemente col broncio, non questa prova da applausi), l’ultima mezzora è da applausi a scena aperta.

  18. Jax

    Come già dissi a @Stanlio….filmone gigantesco. Per me strafavorito agli oscar con merito.

    Per polemiche, propaganda, americanate etc. premo FF.

    @Cicciolina, anche a me dopo la fine ha dato una sensazione….di vuoto. Come dire si vabbe “e adesso?”. Maya personaggione.

  19. @giakimo: Argo ha un problema trasversale nel momento in cui e’ vero che il succo e’ altrove, ma ti mostra la CIA che si prende il merito in silenzio facendo giustamente incazzare i canadesi che in realta’ avevano fatto tutto loro. Questo per la cronaca.
    La Bigelow si appoggia su storie vere per potenziare e coinvolgere maggiormente in quello che racconta, e si prende l’immeritato ma inevitabile contraccolpo.
    Fosse uscito prima della cattura di bin Laden, a quest’ora saremmo invasi da gente che sostiene che e’ un film di sinistra, contro gli sprechi del governo, a favore del ritiro delle truppe, ecc… quando la verita’ e’ che sarebbero virtualmente cambiati solo gli ultimi dieci minuti.

  20. @Giakimo: per capire quanto è brava Chastain in questo ruolo devi sempre tenere conto del crinale sottilissimo su cui lei e la regista tengono il personaggio: solitamente una attrice bella e femminile verrebbe mostrata un po’ col broncio, un po’ rilassata, un po’ innamorata. Oppure scegli un’attrice cessa e le fai fare il segugio d’acciaio ché tanto nessuno vuole vederla innamorata, farebbe ridere. Jessica Chastain invece fa un tremendo lavoro di equilibrismo e riesce a essere sia vulnerabile sia d’acciaio, porta in giro il suo profilo perfetto e il suo corpo sottile fra gli uomini della CIA senza che questo sia minimamente “an issue”. In ogni scena, Chastain supera a destra (haha) qualsiasi discorso sulla differenza di genere e si propone per quello che *deve* essere: un cervello a cui è attaccato un corpo. Lo sapevo che non avrei resistito a fare il pippotto femminista :-D

  21. Giakimo

    Nanni hai ragione sul problema di Argo. Però io comunque l’esaltazione patriottica degli Stati Uniti non la vedo. Casomai viene raccontata la storia in maniera parziale, cosa che è sempre accaduta al cinema.
    A maggior ragione non riesco a vedere niente di patriottico in questo film.

  22. @giakimo: si’ sono d’accordo, era solo per puntualizzare. Nel contesto del film e’ un dettaglio, ma e’ comprensibile che come dettaglio sia fastidioso.

  23. blueberry

    @nanni/cicciolina
    credo di essermi espresso male, riprovo:
    fermo restando che dell’esistenza o meno nella realtà storica della protagonista del film, delle sue scelte, e tutto il resto m’importa niente e anzi meglio che sia tutto fondamentalmente “inventato”, la domanda era relativa allo sfondo su cui i protagonisti si muovono: rispecchia la realtà storica di questi dieci anni? ci sono spunti per carpire l’andamento della storia vera?
    solo questo. avevo perfettamente capito e recepito quanto affermato nella rece da cicciolina e, a lei soprattutto, il pippone sulla realtà femminile è utile. fidati.

  24. blueberry

    rileggendo faccio ancora più schifo!

    perdonami cicciolina: parlare del “pippone” femminista è utile. non utile a te ma a tutti

  25. sisqo

    importa poco della propaganda o meno…ci sono esplosioni?nudità della chastain?

  26. @sisqo: leggi l’articolo, vedrai che lo scopri.

  27. Phoenix

    A me non intriga e sono abbastanza sicuro che non mi piacerebbe. Noto però che sono l’unico ad avere commentato Scott Adkins, ormai diventato fermacarte anche fra i commentatori dei 400 calci. Il passo successivo sarà quando Cicciolina alla prossima recensione di un film con Scott Adkins non ci dirà neanche che c’è Scott Adkins (anche se fosse il protagonista!).

  28. @phoenix: no guarda, la partecipazione di Scott Adkins a questo film e’ roba di cui e’ meglio dimenticarsi. Fortuna che dice due battute (tipo “sono d’accordo con quello che stai dicendo” e “bla bla bla pure io”), altrimenti era a livello di Van Damme che balla sullo sfondo in “Breakdance”. Una cosa che probabilmente ha fatto solo per vantarsi con la mamma di aver fatto un film nominato agli Oscar.

  29. @Phoenix: no ma grazie della stima, eh.

  30. Giakimo

    Io di Scott Adkinks me ne sono accorto solo leggendo i titoli di coda a fine film….

    @Cicciolina: forse mi sono espresso male. La Chastain è brava qui, e pure molto, ma è il personaggio in sé per come è scritto che non offre molto in termini di performance attoriale secondo me. E’ un personaggio anonimo alla fin fine, che mi ha fatto pensare a Kevin Costner in JFK. L’unica differenza è che è una donna (e capisco se per te non è una differenza da poco).
    Fermo restando che il tuo discorso è molto interessante ed è un bello spunto.

    @Nanni: è un dettaglio fastidioso se sei Canadese… A me non interessa più di tanto, a maggior ragione sapendo che in genere quando fanno film tratti da avvenimenti storici in America fanno dei casini tremendi che ormai passo automaticamente in modalità “è una storia finta anche se dicono di no, godiamoci il film”.

  31. Steven Senegal

    Fuori da certe discussioni che così a naso starebbero meglio a Code Name: Geronimo (anche se non ho visto nessuno dei due), questo lo volevo vedere nonostante tutto. Lo dovevano chiamare una roba tipo “God & Country” e/o l’han cambiato dopo il succedersi degli eventi?

    @Cicciolina: piccolissima curiosità, la scelta di riportare il patronimico con la “b” minuscola è voluta?

  32. sisqo

    @Cicciolina articolo letto..però mi ero perso l’immagine! film da vedere, al netto di esplosioni e chastain

  33. BellaZio

    @Cicciolina
    Avete presente le celebrità che si prestano a campagne contro la diffusione scriteriata delle armi? Hanno ragione, no? No! Perché tutti loro, almeno una volta nella loro carriera, hanno fatto un film che “glorificava la violenza”! Hanno fatto un film dove tenevano in mano una pistola! Come osano questi ipocriti venire a farci lezioni di buon vicinato?

    Su questo punto non so se sono d’accordo. Intendiamoci, le campagne delle star le trovo spesso e volentieri ipocrite a priori. Mi pare quasi che tu stia dicendo che questi, avendo usato violenza e pistole nei loro film non possano essere nella posizione di condannare l’uso di violenza e pistole nella vita vera e che sotto-sotto non siano nella posizione perchè in qualche modo parte del problema. Su questo non sarei d’accordo. Probabilmente sono io che leggo troppo oltre tra le righe, righe che probabilmente non esistono, però mi è sorto questo dubbio atroce e l’ho esposto. Forse mi hai già rassicurato con il prosieguo del paragrafo e la storia di Django e le nespole, anche se quella, più che politically correctness, la chiamerei la crociata di un povero nano impazzito visto che nessuno, per fortuna, gli è andato dietro.

    @umbem:
    vuoi davvero sapere che fine ha fatto Micheal Sheen? Sei pronto? Io ci sono rimasto un po’ male: fa il super vampiro cattivo (credo, cioè non so se è super cattivo ma so che è nel film) nell’ultimo Twilight. Io ti avevo avverito.

  34. Phoenix

    @Cicciolina Intendevo tu come qualsiasi altro, tanto è prossima allo zero assoluto ormai la presenza (e utilità) di Scott Adkins. Per la rece invece è bella, però io ne ho fin sopra alle orecchie di questa storia al punto che probabilmente mi annoierebbe a prescindere da qualsiasi cosa tratti il film a parte ciò che si sa.

  35. vespertime

    Purtroppo continuo a rimanere scettico. La recensione ne parla molto bene ma non riuscendo a convincermi (poi ovviamente lo vedrò). Sarà che a me The Hurt Locker non è piaciuto per niente. Come Action era moscio, come denuncia (se voleva esserlo) ad un certo sistema lo era altrettanto e se non voleva essere neanche quello allora era solamente inutile. Raramente mi trovo in disaccordo con voi ma si sà che il mondo è bello perchè è vario. Magari tra qualche mese lo recupero. Magari.

  36. @BellaZio: come cantavano i Soerba “no, noi non ci capiamo”. Ma ti pare che io prenda posizione *a favore* degli scoreggioni (yes, ho usato mezzo verbo “scoreggiare”, ti sei accorto?) che condannano le celebrities a causa dei loro film? Te lo scrivo chiaro chiaro: fare film violenti non vuol dire essere a favore della violenza nella vita reale. Questa è la mia posizione, e tu anche se non te ne sei accorto sei d’accordo con me.

    @Steven Senegal: i giornalisti qui in UK lo scrivono minuscolo, e siccome in generale in UK le culture extraeuropee sono più rappresentate che in Italia (per ragioni di immigrazione prima di tutto) sono propensa a credere che la loro grafia sia più accurata. Ovviamente non sono un luminare in proposito e potrei sbagliare.

    @vespertime: a me è piaciuto molto di più questo che THL, però va a gusti…

  37. Secondo me è uno dei war movie più coraggiosi del cinema americano.

    Coraggioso a livello narrativo (che è quello che conta): trovatemi un altro film USA dove VOLUTAMENTE i personaggi sono così freddi e schematici, poco sviluppati (ma non bidimensionali come nei tv-movie del discount), senza nessuna scenetta di vita personale allo scopo di creare empatia. Sia il terrorismo che la caccia ai terroristi vengono presentati come parte dello stesso, infernale e ineluttabile meccanismo. Nemmeno gli Oliver Stone e i Brian de Palma dei film contro il Vietnam hanno mai avuto le palle di girare una cosa del genere, che ti lascino con un amaro e una disillusione tali in bocca. C’è meno propaganda militarista qui che in Gandhi e moltissima più intelligenza e provocazione.

    Non dev’essere stato per niente facile partorire un film così scomodo. A livello di spettacolo sicuramente Django è più fico, a livello di interpretazioni Lincoln e di ritmo Argo, però come dimensione degli attributi per me la Kathryn li batte tutti (e come regia per me ormai se la gioca alla pari).

  38. A me l’elemento femminista interessa molto.
    Sono il primo a criticare la politica americana, l’arronganza stelle e strisce, i bombardamenti pianificati come al Risiko… ma a volte ci si dimentica che un terzo del mondo sta sotto a dei maschi barbuti che ovunque riescono ad attecchire riportano le condizioni della donna a livelli neanche medievali ma preistorici.
    Quindi trovo una scelta potente raccontare che a far fuori la barba suprema di tutte quelle barbe ci sia una pallida e rossa mingherlina con (immagino) il tailleur.

    La Bigelow mi piaceva.
    Poi da “Strange Days” (incluso) in poi per me si era persa.
    “Hurt Locker” secondo me è stato il grande ritorno: un film di guerra come dovrebbero essere tutti i film di guerra (a meno che non si voglia fare un film d’azione, ovvio), cioè un film che fa parlare i personaggi, i luoghi, le atmosfere, senza sposare una tesi o l’altra. Ma anche e soprattutto un film girato come dio comanda e teso come una corda di violino.

    Questo sento che mi piacerà e la bella recensione di Cicciolina non ha fatto che confermare la buone vibrazioni che il film già mi trasmette.

  39. Steven Senegal

    @Cicciolina: capito, pensavo altro. Grazie.

  40. Schiaffi

    Ennesimo esempio di film che non rende giustizia alla rece.
    Altro che regia, in questa merda di magistrale c’è soltanto la noia e come annoia sto coso qua, nessun altro riesce.
    L’assalto finale è roba da spararsi nei coglioni dalla lentezza, Gesù che noia…già in hurt locker non succedeva un cazzo di niente però non era male, ma questo proprio…che noia oh.
    Molto meglio quell’altro film su bin laden uscito prima delle elezioni di obama Team Seal Six qualcosa (in Italia come codename geronimo). Una merda pure quello capiamoci, però almeno non annoia cristo

  41. Steven Senegal

    Che tra parentesi è diretto da John Stockwell aka Cougar.
    (agevolo il filmato)

    http://www.youtube.com/watch?v=Ar7RSPnM9hE

  42. @Schiaffi: non mi stupisce che non ti sia piaciuto: questo film ha *davvero* gli occhialoni (da guerra) spessi così. Già soltanto questo punto dovrebbe sgombrare il campo dalle accuse di propaganda repubblicana.

  43. barman

    Non sono assolutamente cementato sul mio pregiudizio…ma tutto sommato mi vuoi far credere che il fatto che bin laden venga ucciso da un soldato americano non sia propaganda? Quando in realtà già nel 2001 BL soffriva di crisi renali e al massimo ci sono 4-5 anni di vita (dicono anche che fosse già morto nel 2001) e 10 anni dopo ci davano a bere che era lì in afganistan a sparare con il bazooka e a schivare missili con un rene d’acciaio al fianco.
    E mi scrivi actual events all inizio del film?Ma veramente ne stiamo a discutere?

  44. BellaZio

    @barman
    A me sembri piuttosto cementato sul tuo pregiudizio. Probabilmente guarderò il film con la mia idea che bin laden non sia neanche mai esistito e chissene frega se gli actual events non sono actual ma sono quelli che hanno raccontato alla bigelow… Cioè alla fine stavano li a sparare a qualcuno, no? Facciamo finta che fosse laden e che lo abbiano catturato anche perché è la versione ufficiale e se vuoi fare un film mettendoci la scritta actual events devi farlo con la versione ufficiale, o no?

  45. Michael Jail Black

    E’ terribile che il talento di Scott Adkins continui a essere sprecato cosi. Un crimine contro l’umanita azzarderei!
    Si vede lontano un miglio che e’ stato fatto per gli oscar, la Bigalow ancora inebriata dalla vittoria dell 2008 si e’ detta di riprovarci con un film simile a The hurt locher.
    Per la cronaca The hurt locher e’ un capolavoro assoluto in confronto a questo.

  46. @barman: se continui a concentrarti sui fatti e sul finale quando ti abbiamo gia’ detto tre volte che i fatti e il finale sono ininfluenti sul senso del film, incluso (di nuovo) il fatto che il film era gia’ mezzo pronto quando bin Laden era ancora ufficialmente tranquillo e a piede libero, si’, a me sembri parecchio cementato.

  47. @michael: in realta’ non tanto. The Hurt Locker era tutto azione e tensione, questo e’ tutto chiacchere e indagini, non ci vedo esattamente lo stesso film. In comune hanno il basarsi sulla stessa guerra e il concentrarsi su persone immerse in imprese in cui la pressione e’ a mille.

  48. Schiaffi

    Parte anche bene finchè stanno a pigliare a ceffoni quel povero cristo ma poi diventa tutto un discorsi tra i corridoi, discorsi dalla scrivania, discorsi al telefono, discorsi nei cessi…solo discorsi madonna.
    Almeno che so buttaci in mezzo un pò di training di sti militi, un inseguimento romanzato in qualche città di merda araba, filmati di repertorio di roba che esplode, un video preso da youtube di un apache che sbriciola qualche povero cristo…niente invece, sempre e solo quella lì che palle.
    Per vedere un elicottero che decolla ci vogliono 2 ore e seguono 20 min di raid dove ovviamente non succede nulla. Ma per piacere, è come vedere a beautiful mind con un paio di mitra e visori notturni ridicoli sul finale. Ovviamente ho skippato tutto il film.

  49. Phoenix

    @Schiaffi Ahah, vorrei tanto che mettessero le tue dvd-quote su qualsiasi recensione.

One Trackback

  • Scritto da Nei cinema dal 7 febbraio 2013 | Friday Prejudice il 07/02/2013 alle 10:32

    […] a parlare SOLO di polemiche su tortura e mica tortura (per una sintesi consiglio l’illuminato parere di Cicciolina sui Calci) il film di Kathryn Bigelow – in una forma tale che ti viene voglia di andare ad […]

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