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Red Dawn: “America! Fuck no!”

Allora: mi ero promesso due cose, amici fancalcisti.

La prima era di non vedere questo sequel, ché tanto già lo sapevo come andava a finire (in ogni senso, principalmente però nel senso di “me lo aspettavo che sarebbe stato loffio”) e non ci sono riuscito perchè Nanni l’atra mattina mentre facevamo colazione con berretti verdi e il solito circuito spetsnaz con tronchi, esplosivi e filo spinato elettrificato, schivando un tronco mi dice: “Oh Darth senti, settima prossima ti smazzi tu il remake di Red Dawn? Perchè ho letto che non si menano granchè e non c’ho voglia… Attento alla fossa con le mine anticarro!”.
Amen ai buoni propositi e quasi anche ad una gamba.

La seconda, preso atto che lo avrei visto, era che non avrei parlato granchè dell’originale di Milius o fatto paragoni, un po’ perchè si finisce sempre a litigare con Alba Rossa e un po’ perché volevo parlare di questo film qui senza fare della retorica anti-remake.

Ebbene: Red Dawn è una tale merda che anche questo buon proposito si va a fare benedire.

È impossibile non paragonare le due cose quando una è così eccessivamente al di sotto dell’altra, e ancora più impossibile non ricordare gli indubbi meriti del (seppur controverso) film di Milius praticamente rimossi uno ad uno in questo remake. Anzi, parlerò più dell’originale per farvi capire quali sono le cose di cui ammanca il remake, sul quale c’è decisamente poco da dire.

Andiamo con ordine quindi, partendo appunto dall’originale di Milius.

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“Red Dawn, Milius’ style”

Alba Rossa esce nel 1984 in piena escalation reaganiana, il mondo è diviso in due blocchi e la paura dei “rossi” torna ad essere un grande tamburo mediatico. John Milius approfitta di questa situazione per produrre una sceneggiatura che nominalmente è un sogno bagnato per qualsiasi repubblicano anti-sovietico: all’improvviso truppe alleate URSS-Cuba invadono prima il sud america e poi gli USA, entrando con i cubani da sud attraverso il Messico e i russi da Nord per lo stretto di Bering.

Gli Stati Uniti si ritrovano a combattere una guerra sul proprio suolo dopo un secolo, contro l’invasore comunista.

Milius approfitta del via libera a questo soggetto per fare altro, ovvero parlare della natura intima dell’uomo, del “cuore di tenebra” che ci  spinge alla guerra come affrontò già in Apocalypse Now, dello scontro fratricida tra patrie ma prima ancora tra uomini uno contro l’altro, del salvifico senso dell’amicizia, come anche in Big Wednesday: insomma Milius vuole parlare della sua epica sfruttando lo scenario di quei tempi. Che siano truppe rosse poco importa, era solo l’avversario più plausibile da intercalare in quegli anni, non gli interessa una retorica anti-comunista, non gli interessa la plausibilità di una reale invasione esterna, gli interessa far capire come è la guerra combattuta in casa propria per difendere casa propria e propugnare la sua anarchica visione di un mondo che finisce a perpetrare sempre le stesse tragedie a turni alterni, indipendentemente dalle patrie, e in cui l’unica certezza è la difesa personale del proprio territorio, delle proprie tradizioni e dei propri affetti.

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La cumpa di Milius

Per fare questo sposta l’obiettivo non sul conflitto in larga scala ma sulla piccola guerriglia in una cittadina sperduta nel Colorado, puntando subito ad un altro dei suoi topoi, e trasforma la guerriglia del film in un vero e proprio western di frontiera. Il setting è già simbolico di per sè: ci troviamo infatti nei pressi di Fort Collins e di Sand Creek, nella zona teatro della “Guerra del Colorado” tra invasori bianchi e le popolazioni native americane, un massacro deliberato che fu da quasi subito fonte di orrore per l’America nascente e uno dei primi episodi a far rivalutare all’epoca lo sterminio dei nativi come l’insensato bagno di sangue che fu.

Milius lo sa bene: è un grande studioso di storia militare americana e soprattutto è un grande appassionato dei nativi americani. Per lui le location sono fortemente simboliche e in quelle c’è la chiave di volta della lettura del film: come gli americani invasori sterminarono su quelle montagne i guerrieri Arapaho, Black Kettle e Cheyenne che volevano rimanere liberi con le loro tradizioni, così ora loro stessi si ritroveranno ad essere invasi e a dover far fronte ad un massacro o alla schiavitù. L’inevitabilità della guerra, la ciclicità dei ruoli, l’elegia della “Freedom” primordiale su cui si fonda il mito americano, anche quello meno costituzionale.

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“dite che così lo capiscono a casa che è in fondo un film western di frontiera?”

Il film di Milius è pervaso da un pessimismo tremendo, come tutti i suoi film. È lungo e poco eroico, non pensi che la guerra sia una ficata neanche per un minuto e anche il finale patriottico rimane non consolatorio e inquietante: la patria è salva sul sangue dei sui figli che hanno dovuto arrivare anche ad uccidersi tra di loro. Le patrie chiamano guerra e sangue mentre invece “bisognerebbe vivere liberi con la propria tribù nelle praterie”: ecco cosa ci dice Milius. A lui gli fottesega dell’America e della Russia. Per palesarci ancora meglio il suo parallelo tra nativi americani e gli americani del film, oltre al luogo e alle modalità butta anche degli indizi in fazza al pubblico, come ad esempio il pick up con cui scappano all’inizio su cui campeggia un adesivo gigante con scritto “NATIVE” e la scena famosa del rituale del bere il sangue del primo cervo ucciso come le tribù facevano al battesimo della caccia.

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Prima di Tiger’s blood Charlie Sheen era più per il Deer’s blood

Niente: il parallelo non venne comunque colto e il film venne accusato in modo miope dalla solita critica americana di essere repubblicanamente fascista e profondamente razzista. Non venne proprio capito. I più moderati dissero che era noioso come film di guerra, sbagliando però anche loro perchè non è un film di guerra nel senso “d’azione” ma un film sulla guerra come concetto. Come lavoro non è perfetto, sia chiaro, ma ha di sicuro più di un pregio, certamente molti più di quelli che si pensa, e una dimensione poco facile da capire soprattutto per un non-americano.

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“Dite che se ci metto un bel cartello dietro si capisce meglio la faccenda del western, degli indiani…?”

È un film del suo tempo e che ha -nel bene e nel male- una profondo senso nella visione del suo autore, cosa che questo remake non ha.

Questo film, tagliamo la testa al toro, non ha infatti alcuna ispirazione: dove Milius ci voleva raccontare una sua netta visione questo Dan Bradley prende il lato meno interessante di quei presupposti e ci fa un “Invasion USA” senza la ridicolaggine divertita; dove Milius ci mostrava che prima o poi siamo tutti sia vittime che carnefici qua ci sta un manicheo buoni odiosi vs cattivi di cartone; dove l’originale ci faceva odiare la guerra, questo ce la fa sembrare uno spasso da bulletti del campus in cui allenarsi come per lo sport. La trama viene aggiornata ad oggi con la Russia che appoggia l’invasione militare degli USA da parte della Korea del Nord invece che di Cuba (originariamente era la Cina ma per salvaguardare il box office cinese cambiarono, per dire l’onestà intellettuale del prodotto) e il setting viene spostato in luoghi qualsiasi e privi di ogni riferimento simbolico, ovvero nel Michigan.

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“Ci deportate perchè siamo americani?” “No, perchè lei ha gli Uggs”

Essendosi specializzato come regista di seconda unità per le scene d’azione, Bradley di sicuro ci sa mostrare le battaglie in maniera più spettacolare e avvincente di Milius, ma il punto di Alba Rossa non era in quello, come già dissi, e questo unico punto a favore per l’appunto non basta. A questo aggiungiamoci -senza spoilerare- che tutti i climax drammatici del primo film sono stati depotenziati, stravolti o tagliati fuori (la scena del cervo, riportata qui e stravolta in versione ironica è emblematica), che i personaggi (Hemsworth su tutti) sono di un piatto che a confronto la coppia Swayze/Sheen dell’originale è da neorealismo, che via via snocciolano dei discorsi patriottici di una retorica stucchevole da essere degni di Team America ma ahimè senza alcuna ironia e che -dulcis in fundo- ci sta una quantità di maccosa gravissima! Il modo in cui si risolve il combattimento finale ad esempio è da chiamare l’Alto Commissariato dei Films e far fustigare regia & sceneggiatura alla colonna. La presunta multirazzialità presente in questi Wolverines (e non in quelli di Milius) è pura facciata, visto che si salvano comunque solo bianchi caucasici. Aggravante finale: inserimento forzoso di storie d’amore inutili, dalle quali Milius gira ben volentieri al largo.

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Un casting basato sulle parole chiave: Facce Sveglie

Brutto, scontato e malpensato, questo remake non solo conferma a proposito dei remake che se non hai qualcosa di veramente meglio da dire su un film è meglio che tu stia zitto, ma aggiunge un altro fardello sulla schiena dell’originale avvallando i pregiudizi perlopiù ingiusti che si sobbarca già da trent’anni.

DVD- Quote suggerita:

“Team America che interpreta Invasion USA, prendendosi sul serio”
Darth Von Trier, i400Calci.com

>> IMDb|Trailer

 

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43 Commenti

  1. Manzanarre

    Faccio un mea culpa. Ho visto l’originale di Milius poco tempo fa e neanche io ho colto ls chiave di lettura di cui sopra.
    L’ho considerato scioccamente l’ennesimo filmetto d’azione anni 80, della categoria mediocre tra l’altro.
    Cacca a me.

  2. Milos Corman

    Ma l’originale finale strappalacrime col cattivo cubano che lascia andare il protagonista, memore del suo passato da rivoluzionario idealista, come l’hanno rivisitato? O hanno elegantemente glissato anche su questo?

  3. Kaifa

    Splendida, grazie! La arrotolo e ci schiaffeggio un paio di stronzi. :)

  4. Lazy Rebel

    Ho colto l’occasione per andare a leggere qualche link di wikipedia riguardo i massacri dei nativi e un poco c’ho il magone.
    L’originale alba rossa lo ricordo poco ma dovrei avere ancora il vhs registrato da fuori orario, questo remake vorrei dire che lo eviterò ma Thor mi sta simpatico e vorrei vedere che cazzate gli fanno fare, giusto per criticarlo un po’.

  5. TruceWillis

    A me ha fatto passare un’ oretta e mezza di tranquillità – il remake, dico.
    Insomma si vede e ci sono un paio di scene non male.
    Troppo lunga l’introduzione coi titoli di testa.

  6. Biscott Adkins

    non avevo mai colto tutto questo parallelismo ,dovrò rivederlo con occhi nuovi prima o poi.Però è facile cadere in fallo con questo film anche perchè Milius non è propriamente un democratico…

  7. Ubik

    Da bimbo avevo visto l’originale al suo arrivo nelle videoteche e non m’era piaciuto granché (vabbé, ero tarato su Schwarzy, Sly & co, che volete…). L’hanno ripassato qualche mese fa su Sky e me lo sono divorato, fantastico. E visto che ce l’avevo sul MySky l’ho pure rivisto in originale e guadagna ancora di più.

    Da come parli del remake pare un disastro… e sì che non era impossibile fare qualcosa di decente. Forse rende più giustizia all’originale Stuart Beattie con il primo capitolo delle Tomorrow Series. Una saga di Marsden (10 libri… sto leggendo ora l’ultimo) degli anni ’90 ispirata chiaramente a Red Dawn ma spostata in Australia. Ok, nei libri ci sono più tematiche profonde che nel film, ma almeno la pellicola di Beattie è onesta, senza pretese e adattata molto bene dal romanzo dallo stesso regista.

    Non credo che guarderò il nuovo Red Dawn… e poi m’è appena arrivato da Amazon “The Kill List”, perciò fregancazzo! :-D

  8. Bellissimo pezzo.
    Era davvero ora.

  9. Blackmask

    Il vero remake di Red dawn è questo
    http://www.youtube.com/watch?v=6DRy27cxsEU

  10. Heat Lundgren

    Che non scherziamo però, eh.
    Non mettiamoci le fette di prosciuttone sugli occhi mistificando una cosa per quello che proprio non è.
    John Milius è sempre stato un conservatore anarchico, conquistato dall’immaginario primitivo indiano (d’america) e i rituali Giapponesi, era un fanatico delle armi.
    Quindi quando ha scritto Alba Rossa dove i COMUNISTI attaccavano l’America, non ci nascondiamo dietro un dito e facciamo come i critici da circolo e modifichiamo la cosa per quello che non è: lui intendeva proprio Quei Comunisti che attaccavano Quell’America.
    Questo film è la visione pura della visione di una destra estrema costruita sull’immaginario che potremmo riassumere come: Spartano. Con annesso l’odio feroce verso il “Governo” tipico della destra americana e quasi solo di quella.
    Quindi no, non facciamo finta che ci sia la classica e generica “denuncia della guerra”, che sta diventando sempre più una pezza da mettere su film di guerra stessi, o una critica contro lo sterminio degli indiani d’america.
    Tutto quello che dice Darth è vero: la frontiera, un certo tipo d’anarchia, il ritorno alle origini, il sangue.
    MA non c’è alcun pentimento alcuna denuncia. C’è il Valore dell’uomo libero e guerriero, l’Onore della battaglia, il nemico da sconfiggere, il gruppo che si costituisce, che si unisce, per affrontare il pericolo che incombe.
    Questo è il film che riassume tutto il pensiero di Milius, di denuncia non c’ha una bega se non quella contro gli invasori Comunisti (governo al massimo della sua espressione) e l’esaltazione guerriera dei difensori della libertà.
    Non sminuiamo un film che è bello, divertente, emozionante e molto più complesso di quello che si crede ficcandolo in categorie che ci fanno comodo.
    Non roviniamo anche John Milius.

  11. @heat lundgren: sei un esageratone. Che Milius sia alla piu’ Destra di tutte le Destre lo sanno tutti e non l’ha mai nascosto nemmeno lui e di certo gli sapeva tutt’altro che fatica avere i Comunisti come cattivi, periodo storico propizio o meno. Ma che il film si concentri principalmente su altro e’ altrettanto plateale. Pure io l’ho rivisto da poco: non ho notato tutti i simbolismi che ha svelato Darth, ma per non vedere che il nucleo centrale del film sia l’impatto della guerra su ragazzi non pronti – indipendentemente da chi e’ il cattivo – bisogna davvero partire prevenuti. Sostituisci i Russi con gli alieni e non cambia quasi nulla.

  12. Steven Senegal

    Non ho visto il primo, lo recupero. Questo nuovo, invece, si presta davvero a troppe critiche. Probabilmente sarebbe stato il mio film preferito tipo a 10 anni. Conserva almeno il pregio di prendere i koreani come cattivi.
    Una scena mi ha fatto dire: Shyamalan! I paracadutisti all’inizio. Vai a capire perché.
    Per l’angolo della lolleria, ora non so se siano i subbi che traducono male ma ad un certo punto con il megafono gli invasori facevano una roba tipo: “siete stati contagiati dalla cultura americana”
    (e grazie al cazzo dico io, sono americani).
    Però poi i koreani imbustano i prigionieri nella solita tuta arancione Usa che tutti conosciamo.

  13. Ubik

    Quoto il Capo. Che poi è la stessa identica tematica maestra della saga di Marsden di cui sopra.

  14. Beh, sei riuscito a farmi venir voglia di rivedere e rivalutare l’originale.
    Anche se non sono convinto che Milius fosse e volesse essere così “anarchico” rispetto al pensiero reaganiano. Comunque, a scanso di equivoci, mi è sempre sembrato un film fiacco indipendentemente dall’ideologia di base.

    PS in questi giorni spulciando le filmografie su IMDb ho continue sorprese su autori di cui pensavo di sapere tutto: ieri scopro che nella filmografia di Romero tra “La notte dei morti viventi” e “La stagione della strega” c’è una commedia surreale mai sentita nominare, ora scopro che nel ’94 Milius ha girato tal “Motorcycle Gang”, che a giudicare dal trailer dovrebbe essere il remake di un film degli anni 60 che ho visto secoli e di cui non ricordo il titolo. Qualcuno lo ha visto? Vale la pena?

    PPS porca troia sono sedici anni che Milius non fa più un film. Ma quel succosissimo “Jornada del muerto” di cui si è sentito parlare da anni che fine ha fatto? Speriamo almeno che questo remake gli faccia guadagnare qualche soldino per mettere in cantiere qualcosa…

    PPPS va beh, sono tardo… solo ora mi rendo conto che il personaggio di John Goodman ne “Il grande Lebovski” è lui!

  15. @ Heat
    No, su questo si è espresso anche Milius varie volte.
    Lungi dall’essere un democratico, ha sempre definito se stesso “talmente a destra da essere anarchico”, sì.
    Le tematiche che dici tu ci sono ma si perdono secondo me nello scontro fratricida, nei tradimenti, nella scoperta che il nemico alla fine è come te, nella pietà reciproca.
    E quel finale per niente eroico, senza neanche farti vedere la vittoria…
    Non c’è alcuna elegia della guerra… Non è un film pacifista no ma è un film che non indora la pillola del patriottismo e dell’eroismo pro-patria: è tutto una merda in cui ti ritrovi per forza maggiore e fai quello che devi per sopravvivere.

    La scelta di un armata rossa mi pare dettata più dalla logica (per raccontare un invasione chi ci sta di credibile militarmenge come invasore sennò? La Nuova Zelanda?) che da una scelta propagandistica, anche perchè alla fine del film non hai questa visione tremenda degli invasori comunisti, hanno fatto quello che fanno tutti prima o poi: dichiarano guerra, invadono, combattono.
    Di sicuro Milius alla Russia non ci voleva bene ma si trattiene dal fare uno stereotipo di tutta la faccenda.

    @ tommaso
    Guarda anche secondo me è (e a me piace molto) un film imperfetto, ha molte cadute di ritmo ad esempio e i giovani attori non sono molto adatti a rendere al meglio i personaggi… Non di meno è un film con una forte visione e opinione e quindi ha il mio rispetto a prescindere ed è giusto rendergli atto di ciò che è dovuto.

    @ rrobe
    Grazie mille!

  16. Questo remake l’ho assaggiato (non volevo dire a Darth che l’ho spento prima della fine, anche se a parziale discolpa quando me lo sono guardato gliel’avevo gia’ assegnato).
    L’idea e’ che abbiano cercato in qualche modo perverso di puntare allo stesso target di Hunger Games.
    Non tanto per l’attore in comune (coincidenza, questo e’ stato girato un anno prima), ma per la semplicita’ e l’estremo alleggerimento del tutto.
    Quello che da’ fastidio e’ proprio che per mezzoretta pensano a scappare, poi Thor si ferma, dice “Basta! Torniamo indietro e facciamogli il culo” e da li’ in poi e’ pura action da telefilm per ragazzi, ogni accenno di trauma clinicamente rimosso.

  17. Il Reverendo

    io di milius ho adorato ”addio al re”, anche se l’ho visto millenni fa e non me lo ricordo. e anche ”big wednesday” è un filmone. ”alba rossa” però mi manca, ma mi avete messo una gran fotta di vederlo quindi corro a recuperarlo. il remake in effetti si capisce che è roba da poco, e con questa rece avete tagliato la testa al toro. peccato per thor, che ha messo su così tanti muscoli da sembrare un wrestler, e mi piacerebbe vederlo diventare un eroe d’azione serio, ma in effetti pare sia stato scelto come protagonista del nuovo film di michael mann, quindi tutto bene.

    @tommaso: nel frattempo milius ha sceneggiato un videogioco con la stessa trama di alba rossa, mi pare si chiami homeland.

    p.s. comunque è uscito il trailer del nuovo film di emmerich.

    p.p.s. ma una rece di g.i.joe ci sarà? perchè ogni volta che vado al cinema e vedo questo trailerone da 3 minuti dove esplode tutto, i ninja si fronteggiano a colpi di katana, shuriken e uzi, e the rock spara con pistole enormi mi chiedo sempre più se sia qualcosa che vale la pena vedere o se è solo un giocattolone per bambini come quella vaccata del primo..

  18. izbi

    Ma gli ammericani quando ci giocano col patriottismo sono patetici in un modo inverosimile. Il bello e’ che ci credono sul serio, e in europa, dove sappiamo o dovremmo sapere cosa e’ stato il fascismo e il nazionalismo esasperato ci fanno tenerezza e robe che potrebbero anche essere onesti film d’azione quando toccano l’america fuck yeah lo fanno in un modo sempre troppo ambiguo per la nostra sensibilita’ all’acqua di rose, rifiutandosi di vedere l’america come nient’altro che una nazione imperialista e non come la culla della democrazia e dove i padri fondatori sono visti quasi a livello divino, quando erano 4 stronzi che proteggevano i loro interessi.

  19. Schiaffi

    Del noiosissimo originale ricordo soltanto che le forze speciali americane non aiutavano i ragazzi perchè ci stava 1 millimetro di neve e boh, stavano tutti al calduccio della caserma. Vabè…
    Del remake boh, ricordo manco quello, solo tante scene a caso inutili.

    SPOILER
    Mi ha fatto riderissimo vedere che tra i 2 padri prigionieri, il bianco è quello che resta impassibile, mentre il nero chiedeva ai regaz di consegnarsi. Lo stesso nero che poi diventerà collaborazionista, il figlio dello stesso sarà responsabile della morte di thor e come punizione lo lasciano pure da solo in mezzo ad un bosco ad aspettare la morte mentre impacciatissimo imbraccia un fucile che gli hanno dato per pura carità.
    In pratica l’unico nero che c’era veniva da una famiglia di traditori infami e pure buoni a nulla e te lo fanno uscire di scena come un coglione.

  20. …e con questo ne approfitto per ricordare che il regazzino nero del film e’ interpretato dal figlio adottivo di Tom Cruise (true story)

  21. (cazzo pero’ @Schiaffi, sul tuo non apprezzare Alba Rossa onestamente un po’ mi deludi)

  22. @izbi
    la rivoluzione di Milius è su queste cose.
    Invece che celebrare l’eroismo di chi va al fronte racconta chi da una vita comoda e reglata deve diventare la resistenza e combattere in casa sua.
    Lo stato non si vede, se non nella persona di un reduce alla macchia e l’unica figura politica, il sindaco, vende i suoi cittadini per aver salva la vita della sua famiglia.
    C’è tanta amarezza nel raccontare la guerra, non ci sta facile patriottismo all’americana, fanno tutti quello che devono fare.

    Sull’imperialismo, come dico nella recensione: Milius fa accadere agli americani quello che loro fecero accadere agli abitanti originari di quelle terre, negli stessi luoghi, in questo modo ci sta dicendo “oggi è USA Urss, Ieri era Coloni contro indiani: il punto è che ci sarà sempre qualcuno che andrà a massacrare qualcun’altro, perchè così è l’uomo, così sono le patrie”.

    Se c’è patriottismo è dei più disincantati allora.

  23. izbi

    Ma sapete la cosa che mi fa incazzare in tutto questo?
    Che sia razzista o abbia apologie americane non tanto quanto il fatto che io sono sicuro che dietro queste scelte non c’e’ alcun pensiero. E’ una roba fatta con lo stampino e il tizio e’ nero per caso. Non volevano dire che i neri sono cattivi quando lo facevanol. E’ nero per caso.

    E tutto fatto a culo senza pensarci troppo seguendo stereotipi e spegnendo il cervello durante la lavorazione.

    Tutti sti ramake e sequel di vecchi film partono dal presupposto che assumono gente come Joe Johnson. Gente che del materiale originale non ha capito niente, che non sa sviluppare concetti cinematografici piu’ complessi di “Ora arriva il dinosauro e ti corre dietro HAHA CHE FIGO”. Ecco, NO.

    Quando ti riguardi gli originali scopri che nel 90% delle volte non erano semplici prodotti d’intrattenimento ma facevano lavorare il cervello.
    Tipo l’ultimo indiana Jones che dai primi 3 ha preso i momenti zarri che sono rimasti impressi nella retina di 3 generazioni. Pero’ quelle robe sono rimaste indelebili perche erano messe al servizio di belle storie che non aveva paura a prendersi sul serio, bei dialoghi e bei personaggi ed e’ per questo che le Zarrate tipo quando spara al tizio con la spada rimangono indelebili nello spettatore. Perche senti il peso degli eventi e quei momenti cosi leggeri e truzzi fanno risaltare l’eroe ancora di piu’.

  24. izbi

    Ah precisazione. Io non ho visto ne l’originale ne il ramake. Del ramake ho visto per sbaglio il trailer un mesetto fa e la reazione e’ stata “aH C’E’ Thor”
    Il mio era un discorso piu’ generale.

  25. @ Il Reverendo
    Su G.I. Joe 2.
    Bhè se hai giocato coi G.I. Joe da piccolo e visto i cartoni animati non capisco perchè:

    “dove esplode tutto, i ninja si fronteggiano a colpi di katana, shuriken e uzi, e the rock spara con pistole enormi mi chiedo sempre più se sia qualcosa che vale la pena vedere”

    Ti insiti dei dubbi…

  26. Yaggdrasill

    Visto da bambino, mi piacque, non lo capii tutto, ma mi piacque.
    Rivisto 2 anni fa, l’ho trovato puerile, e molto americano. Si forse non indora la pillola, ma indugia troppo sui veri americani™, sull’arte di arrangiarsi, e su quella retorica della guerra come forgiatrice d’uomini.

    come giudizio da uomo medio, direi un film mediocre, inizia bene, regge abbastanza la prima parte, con qualche scricchiolio, ma poi si perde. Grande cast di giovani promesse.

  27. @ Yggdrasil
    Al di là delle considerazioni critiche la guerra, tra le varie cose, è ed è stata una delle più importanti forge dell’umanità.
    Dalla morale alla tecnologia, nel bene e nel male.

    Sul film, il punto che ci tengo a ri-ribadire è che Milius narra dell’america da americano, ma è anche strumentale al punto che vuole dimostrare, ovvero che la land of the free è stata edificata sull’invasione e sterminio e che se si vuole tenere la propria terra della libertà bisogna abituarsi all’ idea che qualcuno lo farà con te prima o poi.

    È molto poco repubblicano, molto poco gendarme del mondo, molto poco onore e virtù.
    Molto poco Reagan, in sostanza.

    Azzardo anche che dal modo in cui lo Stato viene tratteggiato dalle poche figure e cose che si vedono, Milius pensi che in fondo non è stato questo grande affare diventare una nazione e forse era meglio rimanere le piccole patrie che si era… Ma questo lo dico io, basandomi su cosa so di Milius e su dichiarazioni anche postume ad Alba Rossa.

    Sono d’accordo sul:

    “inizia bene, regge abbastanza la prima parte, con qualche scricchiolio, ma poi si perde”

  28. Rocco Alano

    Mi fa ridere il fatto che, su youtube, tra i video consigliati assieme a “Red Dawn” ci sia anche “2061- un anno ecceziunale” dei Vanzina.

  29. rash

    è film fatto per non essere capito, perchè tutti si fermano alle parole “Comunisti Invasori” e lo giudicano in base alla propria collocazione politica.

    invece condivido la rece di dath su tutta la linea, semplicemente è uno dei migliori film di guerra mai fatti, e cambiando divise e luoghi il risultato non cambia.

    i russi non son particolarmente sadici o crudeli, sono una semplice armata di occupazione, con le dinamiche che si crano in quella situazione, e per smentire le accuse di retorica basta la scena dei primi 3 soldati uccisi mentre facevano i turisti, una delle robe meno eroiche retoriche che si possono immaginare.
    oppure altro esempio la morte del prigioniero e del traditore.

    a proposito, una domanda: i dialoghi in russo e spagnolo in originale eran sottotitolati o no? perchè ho visto varie versioni, e in alcune c’erano i sottotitoli e in altre no. mi chiedevo se era voluto.

  30. skorpio

    premessa: lo vidi al primo passaggio in tv negli 80, e a me è sempre piaciuto tantissimo, però tutti questi significati profondi proprio non ce li ho mai visto e non ce li vedo, è un film figlio di quegli anni, di quella paranoia per l’impero del male, di quella destra americana. E’ vero, è impietoso e a tratti crudele (vi ricordate il plotone d’esecuzione per i cittadini del paese? la ragazzina usata come esca per attirare i sovietici allo scoperto?), ma è destrorso come pochissime altre cose.
    Peraltro nessuno ha ricordato che una delle ragazzine del film è colei che farà “Dirty Dancing” sempre con Patrick Swayze… :-)
    E sì, a occhio questo remake (che per ora non ho visto) mi pare più o meno simile al filmetto australiano: ragazzetti ben nutriti per i quali la guerra è una specie di sport in cui fare sfoggio delle proprie capacità e l’occasione per dormire fuori la sera e avere qualche incontro ravvicinato con l’altro sesso…

  31. Past & Fasul

    Milius deve dirigere il nuovo(vecchio) conan…ma lui ancora non lo sa…

  32. Rocco Alano

    Per come la vedo io, il tentativo di giustificare Milius dall’aver fatto un film filorepubblicano, anticomunista e parecchio reazionario lascia il tempo che trova. Tra un po’ si verrà a dire che, in fondo, “La Nascita di una Nazione” non era razzista perchè i negri erano bianchi truccati con il sughero bruciato . Sarà la mia passione per il black metal, ma ritengo che qualcosa possa essere intrinsecamente di destra e avere lo stesso valore artistico.
    E, p.s., io sono iscritto all’ANPI.

  33. @ Rocco Alano
    L ‘assunto che un opera “di destra” possa avere comunque un valore artistico è sacrosanto.
    Resta il fatto che nessuno assolve o para il culo a Milius, perchè non ce ne è bisogno, perchè quello di cui parlo è ben evidente, non ci sono sottotesti, è tutto alla luce del Sole e verificabile.
    Dove ho tratto delle mie congetture lo ho dichiarato, ma è solo nei commenti che l’ho fatto.

    Tu, da iscritto all’ANPI, dovresti in primis capire che nel film nessuno fa una colpa del comunismo alle truppe che invadono ma semplicemente si organizzano per resistere a un invasione, in quanto tale. È lì la faccenda, è la resistenza ad un invasione, un regista americano negli anni ’80 la racconta con l’America invasa dal blocco comunista, che era l’invasore più plausibile.
    Se lo avesse fatto Jarmusch starebbero tutti a dire “genio”, lo fa uno come Milius e allora “fascista!” (come se avesse un senso dirlo di un americano).

    Credi che se avesse le condizioni favorevoli la Russia post-comunista di Putin non lo farebbe? Andiamo… Lo farebbero tutti se con i pretesti e le condizioni giuste.
    Lo fecero gli americani, lo han fatto i russi, lo han fatto gli europei e tutti continueranno a farlo e tutti continueranno a difendersi.

    Alba Rossa parla di questo: del resistere, del combattere, della ciclicità della guerra e delle parti in gioco, non di quanto sia brutto-e-cattivo il comunismo. Poi che nel farlo toppi delle cose, anche tecniche, ok… Ma è ridicolo l’accanimento verso questo film da 30 anni, da parte di gente che spesso neanche lo ha mai visto perchè “si rifiuta di vederlo”.

    Un invasore è un invasore, a prescindere da quanto sia buona la nazione che invade e cattiva quella invasa, se venissimo invasi dalla scandinavia che vuole renderci un paese civile finalmente tu credi che, nelle opere che verrebbero tratte da questo avvenimento, verrebbe elogiata la nostra resistenza o la loro invasione? Nonostante la bruttezza italica odierna avremmo il diritto di difenderci e nel farlo verrebbe postumamente celebrato l’eroismo della cosa.

    leggi il commento di rash poco sopra, riassume bene la questione e gli esempi che riporta sono puntuali.

    Per la cronaca, una serie di dichiarazioni di Milius, intervistato in Italia tempo addietro:

    da Alba Rossa in poi sono stato vittima di una sorta di maccartismo al contrario. Poi è iniziata la mania del politically correct, cosa che io non sono per nulla.

    Oggi gli studios vogliono degli illustratori, per questo buona parte dei nuovi registi vengono dai videoclip e dalla pubblicità. Non interessa che un regista abbia una visione anzi è meglio che non ne abbia perché gli studios non vogliono rischiare.

    Mi piacciono le persone che devono e sanno lottare, senza rimorsi, cercando di andare sempre avanti senza indietreggiare di un centimetro. Nella vita si deve comunque lottare.

    Con Alba Rossa volevo rivedere il mito della resistenza comunista ribaltando le parti, inoltre il film parla del resistere contro il potere centrale, più in generale.

    And that’s all.

  34. Valori.M60

    Scusate se arriverò a giochi fatti, dopo un esplicito “And that’s all” (meglio così, in fondo, appunto perché tendo a scrivermi – e riscrivermi – addosso): comunque intervengo per ricordare e ringraziare, non per rinfocolare.
    Degustai il “Red Dawn” d.o.c. alla sua uscita in sala, di domenica pomeriggio, un paio di volte consecutive (quando si poteva fare pagando un solo biglietto, bei tempi…); non ho ancora avuto occasione di assaggiarne il succedaneo in tetrapak, o sixpack.

    [In effetti, già a priori, i noti stravolgimenti del copione in ossequio alla Cina continentale non mi disponevano favorevolmente: si badi bene, sto parlando di riserve limitate al piano logico e filologico della plausibilità, giacché la Nord-Corea può costituire una minaccia di invasione – proprio adesso immanente – esclusivamente per Seul. Ma voi mi insegnate che ormai si tratta di «merce» abbastanza comune a Hollywood e dintorni, dall’apposita edizione di “007 Skyfall” per la Repubblica Popolare – emendata e sottotitolata ad usum delphini – sino al revisionismo del Mandarino-Mahatma nel prossimo “Iron Man 3”. Da una parte, insomma, Pechino e Shanghai tengono l’Occidente per i «sacri depositi», come li definisce Cameron Diaz nel remake di “Gambit”. Dall’altra, parafrasando il tanto abusato Humphrey Bogart di – guarda caso – “Deadline U.S.A”: that’s the business, baby, the business; and there’s nothing you can do.]

    Quanto conosco, tuttavia, mi basta e avanza per capire che la recensione comparativa di Darth Von Trier (più i paralipomeni delle repliche), non richiederebbe molte parole di apprezzamento; ed infatti Roberto Recchioni, con la sua pregnante essenzialità comunicativa, ne ha usate appena cinque. Resterebbe semplicemente da stamparla su carta fotografica e poi metterla in cornice.
    Ciò perché essa restituisce all’Arte, nell’esegesi di un’opera, il primato sulla Politica, all’antropologia quello sull’ideologia; e pertanto fa giustizia di qualche «posse» intellettuale – lontana dalla cerchia fancalcista – sempre in cerca del primo albero dove, con giudizio sommario, impiccare John Milius alla weltanschauung esibita nei film ed all’auto-definizione di “Zen Fascist” (ci hanno riprovato di recente con lo stesso RRobe, il quale si era preso licenza di far proprio l’apparente ossimoro, e che inevitabilmente ha dovuto ribattere da par suo).
    Grazie Darth, e grazie Cobra, per aver raddrizzato un torto trentennale.

    Del resto, al culmine dell’epoca reaganiana, il regista era in ottima compagnia di fatwa morale, pur senza i picchetti d’onore davanti ai cinema che avevano salutato i “Green Berets” di John Wayne nel ’68: sul quotidiano fondato da Antonio Gramsci, per esempio, un corsivista e genio satirico allora emergente sentenziò che “Rocky, Rambo e Rombo sono pura merda”; di questi ultimi, un illustre cantautore da Circo Massimo prese di mira i primi due insieme con Sting, causa “Russians”, ed in una requisitoria su pentagramma gridò che “l’America li vuole così, angeli per le strade del mondo, sparando cazzate dal profondo”. A costoro, va detto, non si allineava il benemerito e compianto Renato Nicolini, assessore PCI nella Capitale ed inventore dell’Estate romana, il quale ebbe a qualificare come “liberatorio” il Viet-Vet revanscista di Stallone.

    Sempre ad onor del vero, negli anni ’90 anche “L’Unità” veltroniana – non “Il Secolo” gasparriano – pubblicò la VHS di “Big Wednesday” (certo non di “Alba Rossa”, est modus in rebus): sul pieghevole critico-informativo, accluso nel package, si riportava uno stralcio di intervista in cui John Milius – fra l’altro – spendeva parole di ammirazione per il duro-e-puro Fidel Castro, riservando piuttosto le frecciate a Daniel Ortega (con l’aneddoto rivelatore di quando il revolucionario del Nicaragua, appena sbarcato a New York City, aveva pensato bene di comprarsi un paio di sunglasses a goccia da qualche centinaio di dollari).

    Alla mia empatia con il cineasta non è estraneo il “Western primo amore”, come si intitolava una monografia televisiva a puntate degli anni ’70. Da sempre ho una predilezione per leggenda e realtà della Frontiera, per la Storia del West in generale e quella tra virgolette in particolare, ossia il capolavoro bonelliano di narrativa grafica realizzato – fra il 1967 ed il 1984 – principalmente da Gino D’Antonio, in veste di autore a tutto tondo (testi, copertine e buona parte dei disegni; con Calegari, Polese, Tarquinio…).
    Mi ha dato quindi ulteriore soddisfazione trovare un ampio riferimento a tale selvaggia epopea di conquista e di resistenza, all’interno di una Testata che ha per oggetto – salvo eccezioni meritevoli – il genere action (e horror) moderno: nomi quali Black Kettle (Caldaia Nera nel fumetto di cui sopra, altrove – ohibò – Pentola Nera), sakem dei Cheyenne sopravvissuto al Chivington-massacre di Sand Creek e perito in quello di Custer sul Washita River, tutt’oggi – a decenni dal predetto innamoramento – risultano capaci di farmi correre un brivido lungo la schiena ogni volta che vengano evocati.

    Grazie, Darth, anche per questo.

    @ Skorpio
    Tu hai tenuto a rammentare che una delle ragazze nel “Red Dawn” originale è la futura interprete di “Dirty Dancing”, sempre con Patrick Swayze, ovvero Jennifer Grey.
    A me piace dunque seguirti, portando in evidenza che l’altra è Lea Thompson, futura madre di Marty McFly nella trilogia di “Back to the Future”.

    @ Darth Von Trier e, p.c., Nanni Cobretti
    Preso atto della distanza abissale, vedrò in ogni caso il surrogato moderno di “Alba rossa” – al più tardi in dvd – un po’ per doveroso aggiornamento, un po’ per l’unica nota positiva della maggior «perizia balistica», da consumato second-unit-director, che tu riconosci a Dan Bradley nella rappresentazione delle battaglie; e parecchio, naturalmente, per la presenza must-see di colei sulla quale non posso che condividere, dalla rece di “G.I. Joe 2”, l’endorsement almeno estetico del Boss: “pupazzi semoventi come […] Adrianne Palicki (# wouldbang violentemente lo stesso)”.

    Scusatemi tutti per la lunghezza e la prolissità.

  35. Heat Lundgren

    Ciao a tutti,
    è tardi e ho letto solo i commenti che mi riguardavano perché sono un egocentrico.
    Quindi:
    @Nanni and @Darth: sostanzialmente sì. Al solito quello che dite è giusto. Ma la mia posizione rimane la stessa.
    Allora, dalle medie fino all’università (almeno per me) m’hanno fatto una testa tanta su Dante e Compagnia Bella, che andavano matti per le opere sporcaccione, eretiche, filosofiche, politiche, scientifiche degli Antichi.
    Insomma ci stavano sotto con i Vecchi Greci e i Simpatici Romani.
    MA
    Siccome vivevano al periodo dei Cattolici, quelle opere non potevano leggere manco per sogno.
    Si sono dunque inventati (anche se è lecito credere che molti di loro ci credessero sul serio) delle reinterpretazioni in chiave Cattolica di suddette opere. In alcuni casi, i buontemponi, le mettevano come Profetiche dell’avvenuta di Cristo. E così potevano continuare a spippettarsi su Petronio e altri libertini (cit.) senza rischiare di Bruciare al Rogo. Classico modo di pensare che sta alla base di tutta la successiva Critica Militante.
    ORA
    Non son qui a fare ripetizioni sui 400 calci, ma la mia questione di base è proprio questa: che non stiamo a fare i Cattolici.
    Per anni molte di queste opere son state tacciate come “di destra E DUNQUE non si guardano” in un ottica del mondo che era
    a) Razzista
    b) Arrogante
    c) Ignorante
    d) Chiusa
    Che sono gli ospiti medi delle pagine culturali sui giornali e nelle cattedre universitarie.
    L’essere “reazionario”, “conservatore” è qualcosa che mi sminuisce l’opera in sé (non inserisco Fascista perché è un concetto un po’ più complesso date le implicazioni storiche)?
    Che un autore di destra dichiarata non può fare dei bei Film/Libri/Fumetti/Dischi?
    Qua lo sappiamo bene tutti: no, li può fare e anzi a volte meglio degli altri.
    Allora qual è la mia preoccupazione? Quella di fare la mossa uguale e contraria: soprassedere, nascondere, minimizzare, modificare quelli che sono aspetti VOLUTI, NECESSARI, RIBADITI, PALESI per fare entrare un po’ a calci (hahaha, no è pessima) queste opere in un cassetto che non è il loro, per essere accettate dagli “altri” che non l’hanno mai fatto o anche da noi che magari nella vita vera le parole di Milius ci hanno sempre stonato (nel senso che no John, io non condivido).
    Milius è di destra e direi estrema nel panorama democratico americano (quindi no Nazista o Fascista). Quella destra antigovernativa che è l’ala estrema dei repubblicani.
    Persone con cui, politicamente, non ho nulla da spartire, ma, come per il Buon John, sto a sentire, ascoltare e magari a volte mi sono pure ritrovato a dire “ah, non c’avevo pensato”.
    Quindi in soldoni, il buon John ha il mio rispetto. Ha il mio rispetto perché racconta sempre la sua visione, la racconta complessa, la racconta coerente, la racconta MALEDETTAMENTE BENE. Non solo, il buon John è pure interessante perché mi fa vedere e conoscere una parte di mondo che non sono abituato a vedere e conoscere.
    E avendo rispetto per la sua opera – e sapendo bene che continuerò a pensarla come sempre, finito il film – la prendo com’è e anzi la godo com’è: una grande epica (a tratti Greca: i ragazzini in montagna a me ricordano l’agoghé spartanta che tanto mi esaltava alle medie) reazionaria che tocca corde e punti umani prima ancora che politici e lo fa “da destra”.
    Non facciamo la critica Militante, perché la critica militante sta in quell’area di pensiero che è ascrivibile al MedioEvo (con tutto l’affetto per il MedioEvo).
    Perché anche “quelli di destra” sanno fare bene le storie.
    Insomma, come dice un caro amico, Repubblicano nei film, Democratico nella vita.

  36. Ciobin Kojak

    C’è sempre nei film americani questa cosa dell’imprinting fascistoide. Che si mescola alla lotta per la sopravvivenza, alla difesa della casa, della famiglia. Ad esempio: Rambo, Commando. Ora, che Milius si sia spinto un pò oltre, scavando un pelo di più, è anche ok. Ma quel filmetto lì è davvero insopportabile. E lo dico per via del buonismo cisposo di cui è cosparso. L’ideologia era greve e pesante e nessuna riabilitazione è possibile senza assumersi la responsabilitàdel pressapochismo o al limite di un consapevole autolesionismo. Il citato Invasion Usa aveva invece il giusto approccio ad una tematica del genere: l’unico serio. Confesso che aver letto “se lo avesse fatto Jarmush…” mi ha fatto cagare asini prima di aver finito la frase. Del resto, se GIJoe lo avesse fatto Stallone… ehi, ma i Mercenari che cos’è, se non GIJoe diretto da stallone ?? Ecco, dicevo, per la serie interminabile dei “se mia suocera avesse le rotelle…”
    Poi la resistenza. Si entra in ambiti che perplimono assai rispetto al mood del sito. Per esempio a parlare di queste cose senza aver letto Schmidt si rischia di fare il bambino prodigio che vuole insegnare ai compagni di classe. Ora, ci sta che detti compagni vegetino in un tale stato di malmostosa decomposizione da stare anche a sentire, ma viene il dubbio che lo facciano più per compassione che per altro. E comunque si rischia di argomentare su temi che esulano dalle reali passioni che ci portano a scrivere.
    Milius sparava alto, altissimo. Andarsi ad incaponire nel recupero di una cagata, come può essere, per fare un altro esempio, lo Star Man di Carpenter rispetto alle sue genialate, sa più che altro di voglia di tenerezza per cinema d’essay o nella migliore delle ipotesi di un’altra medaglia nella carriera di riabilitatore di cagate. Ci siamo ?
    Cordialmente, Ciobin.

  37. @heat: la parte che mi/ti sfugge e’ quella del perché ci dovrebbe interessare incasellare Milius da una parte o dall’altra come dici tu. Che sia di estrema destra a) lo sappiamo e b) non abbiamo mai avuto problemi ad accettarlo, anche perché quella frase che citi alla fine o e’ mia o e’ di qualcun altro che l’ha casualmente detta/pensata uguale, e anche perché nei commenti da qualche altra parte ho dichiarato che di Milius andrei a vedere anche un’apologia di Hitler. Questo pero’ non mi impedisce di capire di cosa parla davvero Alba Rossa e di notare che l’aspetto politico e’ puramente di riflesso.

  38. @ Ciobin
    Ma pensa: poche settimane addietro sempre io ho parlato bene dello Starman di Carpenter, sarà che c’ho voglia di tenerezza d’essay malmostosa e che sono un povero figlio speciale di Gesù.

    Comunque, cito Nanni:

    Questo pero’ non mi impedisce di capire di cosa parla davvero Alba Rossa e di notare che l’aspetto politico e’ puramente di riflesso.

    Fare finta che non sia così è ignorare l’elefante nella stanza.
    Per il resto: ciao.

  39. Ciobin Kojak

    @Darth Von Trier Ma infatti non è un caso. Ho letto qualche altro tuo pezzo prima di risponderti. Come forma di rispetto, per capire meglio che tipo sei, rispetto che però vedo essere malriposto, almeno apparentemente. Delle due, comunque direi la prima.
    Ma venendo al dunque, e cioè alla frase del tuo capo con cui ti fai scudo incorniciandomela qua sopra come un epitaffio. Sarò diretto: vi siete fatti fregare. Tutti e due. Non sapete come lavora la propaganda e nemmeno la sapete la regola base della comunicazione. Non sono mai i messaggi massimali, quelli più efficaci. Ma i messaggi indiretti, perché agiscono a livello subliminale. Ti convinco di una cosa senza dirtela apertamente perché è più efficace. Ora, io sono certo che con voi non abbia funzionato questa tecnica, nel senso che non vi hanno convinto che i comunisti sono il male parlandovi di altro. Anche se con gli americani ha funzionato eccome. O no ? Ma questa tecnica di raggiro, e questa è la nota dolente, voi non l’avete riconosciuta e anzi vi date da fare a difendere il raggiro, da raggirati. Come quelli che difendono il ladro che li ha derubati solo perché non se ne sono accorti.
    Se voglio venderti la coca cola, non ti dico di comprarla. Ti faccio vedere gente fica che la beve, ti dimostro che se vuoi essere fico devi berla. Il resto viene da sé. Per fare un esempio di quelli da scuola elementare. Secondo esempio: il pesce non abboccherebbe mai all’amo. Un pesce sano di mente, intendo. Allora il pescatore che fa ? Lo copre con tanta buona mollica. Allora il pesce abbocca, salvo poi trovarsi l’amo piantato in gola. Ecco, io ti vedo un pò come il pesce che dice: “Ehi, guarda che bel boccone ! Non lo vuoi ? Allora sei un coglione. Me lo mangio tutto da solo !”.
    Sarà che è il Primo Aprile.

    Cordialmente, Ciobin Kojak.

  40. @ Ciobin Kojak
    Sei mejo te.

  41. Per fare “Alba Rossa” Millius si ispira ad un filone del cinema jugoslavo chiamato comunemente il genere “partigiano”. Oltre a tutelare la memoria storica sulla guerra di liberazione, in molti casi ha anche propositi patriottici o propagandistici, ma successivamente la forma viene mantenuta per fare dei film d’azione o dei veri e propri “western”. E’ curioso che un conservatore americano dal cupo romanticismo si sia ispirato al genere preferito dal regime di Tito in un lontano paese socialista.

  42. annaMagnanima

    Questo èuno di quei film che mio padre mi faceva vedere da pre adolescente (e col quale mi innamorai di swayze altro che dirtidensing) e non sapevo fosse di milius. piacevole scoperta. mio papà non è mai stato uno che sceglieva i film per il regista o per l’autore. ma ne beccava molti e poi me li ha passati sotto pelle. dvo a lui gran parte del mio calcismo e questo film.

  43. Enrico

    Avevo visto da piccolo sia questo che il rivale Invasion Usa con Norris, all’epoca avevo letto che c’era rivalità tra i due prodotti e che Invasion Usa aveva vinto al botteghino; di certo per l’americano medio degli anni 80 vedere che i latinos e i comunisti gli conquistavano mezzo paese non era proprio il massimo della vita, oggi i tempi sono cambiati basta vedere i vari Attacco al potere o Sotto assedio, dove degli orientali smitragliano la casa bianca e fanno fuori tutti gli occupanti, infatti sono proprio questi i segni del declino americano.
    Comunque sia l’originale dovrei rivederlo, ma mi ricordo che colpi molto la mia immaginazione e mi ricordo che mi ero anche chiesto perché il protagonista scappava a cavallo, oggettivamente tutti questi riferimenti non li avevo proprio colti, comunque forse l’unico erede dell’originale Alba rossa è proprio il remake australiano “Tomorrow, When the War Began”, dove si mantiene un minimo di profondità dei personaggi e storia.

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