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Il mistero del film di ninja perduto: Miami Connection

28 Marzo 2013: qualsiasi evento inizi con i trailer in sequenza di Sakura Killers, Ninja III: The Domination e Ninja Terminator, è un evento che si è già guadagnato i soldi del biglietto.
Sono al Prince Charles Cinema (se non lo sapete: il miglior cinema dell’Universo) in compagnia dell’amico Mr. Miracle (nome vero), per la prima inglese di Miami Connection, che arriva dagli USA con la nomea di nuovo cult del cinema di arti marziali.
Io sono lo scettico curioso che, imparato dell’esistenza dell’oggetto in questione, ha evitato di approfondire per arrivare alla visione privo di pregiudizi.
Mr. Miracle invece si è documentato, per cui per lui i soldi sono già in banca.
La sequenza iniziale viene colorata dall’inserimento del trailer di Breakin’ 2: Electric Boogaloo, film entrato nella leggenda sull’unica base del titolo ma che in realtà non ha visto (quasi) nessuno, e che è un intruso solo in apparenza visto che ha il regista e la protagonista in comune con Ninja III: The Domination.
Poi sul palco sale uno dei giovani organizzatori del cinema, a darci un’idea di cosa ci aspetta.
Ripete più volte il concetto “nessun rimborso”.

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[flashback]

2009: Zack Carlson, direttore della programmazione dell’Alamo Drafthouse, una catena di cinema di repertorio che vorrebbe essere figa quanto il Prince Charles di Londra ma non ce la può fare, si fa incuriosire da un generico film di ninja anni ’80 messo in vendita in pellicola su eBay a $50 e lo compra a scatola chiusa, nonostante l’autore stesso dell’inserzione apparentemente cerchi di dissuaderlo.
Si ritrova per le mani Miami Connection, misterioso film del 1987 diretto da Richard Park, figura molto (mooolto) minore del genere, e co-diretto dallo sconosciuto Y.K. Kim che, come gran parte del resto del personale, non aveva e non avrà altri crediti nel curriculum.
Impressionato, decide di mostrarne 20 minuti al pubblico del Drafthouse durante un evento gratuito.
La reazione è molto promettente, per cui segue una visione integrale del film.
Il successo è grande, il passaparola cresce, l’entusiasmo è straripante, ecc…

[flash forward]

2012: Carlson, incoraggiato dalle ripetute proiezioni sold out, si convince a fare un investimento serio: rintraccia Y.K. Kim, gli compra i diritti del film, lo fa ripulire per quanto possibile (il film, non Kim) e lo porta in tour facendolo uscire a novembre in dvd e bluray (Kim) (no ok, sempre il film).

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Avete mai sentito parlare dei ninja della Florida?

[flashback]

1987: Y.K. Kim è un maestro coreano di tae kwon do che da alcuni anni insegna in una scuola di arti marziali a Orlando, Florida.
Un giorno ha l’occasione di essere intervistato in tv, e il suo intervento impressiona il connazionale Woo-Sang “Richard” Park, cineasta in cerca di fortune negli USA, che aveva appena diretto un film (orribile) con il campione di karate americano Bill “Superfoot” Wallace. Park convince Kim a girare un film insieme.
Kim, che non solo non ne sa nulla di cinema ma dichiara di aver visto tipo numero 6 film totali in tutta la sua vita, accetta con grande entusiasmo e riempie il cast con studenti della sua scuola.
Non c’è una vera sceneggiatura, si tende a improvvisare sul posto su un generico canovaccio concordato, ma le cose bene o male procedono fino a quando Park, evidentemente insoddisfatto anche per i suoi bassi standard, prende su e abbandona.
Ma Kim ormai ha investito troppo nel progetto: ha dato la sua parola ai suoi studenti. Rinunciare non è un’opzione.
E siccome non sa nulla di cinema compra letteralmente dei manuali per principianti, si fa aiutare, si riorganizza, si arma di inscalfibile determinazione e finisce il film.
Lo porta in giro a tutti i distributori noti e poco noti, ma nessuno è interessato.
Lo porta al marché di Cannes, ma tutti gli dicono che è orribile.
Torna a casa, gira altre scene, lo rimonta, lo ripropone, ma niente.
Infine cede: paga di tasca sua alcune proiezioni a Orlando e paraggi e, stremato e umiliato dalle reazioni poco incoraggianti, si accontenta così.

Mai rinunciare, mai arrendersi

Never give up, never surrender

[flash forward]

28 marzo 2013: su una cosa sono sicuro. Il film è dell’87, a quell’epoca non esisteva l’internet e non avevano inventato l’ironia post-moderna: non può essere un caso di finto trash e ipnosi collettiva alla Birdemic.
Rimane solo da vedere come se la cava in paragone alla robaccia di Godfrey Ho con cui noi siamo cresciuti grazie alle decine di visioni su Odeon TV, ma a cui magari gli americani – soprattutto quelli fighetti che vanno alla Drafthouse – sono poco abituati.
Ci sono però due parole che mi rimbombano nella testa.
Due parole pronunciate dal tizio del Prince Charles nell’introduzione al film, che se da una parte mi intrigano sull’effettiva unicità dell’opera in questione, dall’altra mi preoccupano non poco.
Quelle due parole sono “Purple Rain“.

[flashback]

2012: sull’onda del tour e dell’uscita in bluray, Zack Carlson commissiona un trailer per il film che viene montato da Jason “Hobo with a shotgun” Eisener.
Il trailer in questione… mettetevi comodi eh? Ci siete? Siete concentrati? È questo:

Ora capite perché Mr. Miracle sapeva di aver messo i soldi in banca.
Un consiglio? Se vi ispira anche solo un po’, smettete di leggere, procuratevelo e guardatevelo.

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I Dragon Sound (Tom, Mark, John, Jim, Jack) sono cinque orfani cresciuti come fratelli che di giorno si allenano insieme nel tae kwon do, in cui sono davvero bravissimi, e la sera rockeggiano in un club trendy di Orlando Florida. Per qualche motivo provocano le ire sia di una band locale invidiosa del loro ingaggio al club trendy, sia quelle della gang capitanata dal fratello (JEFF) della morosa (Jane) del bassista. Che tra l’altro è socio con una combriccola di motociclisti ninja. Dramma! Avventura! Musica! Botte! Risate! Lacrime! Ninja!

[flash forward]

28 marzo 2013: non passa neanche un minuto prima che ci si accorga della grezzaggine delle coreografie e delle riprese e che la prima comparsa mal pagata muoia con un’espressione in volto particolarmente ridicola.
Roba standard.
Ma il film ci mette poco ad ingranare, e i primi 20 minuti sono in effetti un’ottima sintesi della situazione.
Ci sono attori impresentabili, dialoghi surreali, non-sense a strafottere, incompetenza tecnica come a vantarsene, risse che scoppiano per un motivo e risse che scoppiano senza motivo, coreografie ridicole, trucchi rigorosamente casalinghi, ninja multicolore, l’impagabile senso del fashion anni ’80. Esattamente come nei film di Godfrey Ho.
MA in più ci sono loro, i Dragon Sound.
Capitanati da Tom (Angelo Jannotti), un piccoletto italoamericano da barzelletta con mullet e baffi alla John Oates che si occupa di composizione, voce e chitarra solista, i nostri ottengono di suonare ben due pezzi interi: l’orecchiabilissima Friends, e l’autoesplicativa Against the Ninja.
Ripeto: per intero.
Purple Rain.
O meglio: i Beehive di menare.
E se non si conosce la trama ci vuole un po’ a capire chi è il protagonista, perché in questi minuti ci vengono presentati almeno 20 personaggi diversi.
Poi di colpo spunta Mark (Y.K. Kim), fino ad allora nascosto a suonare la fake-rhythm-guitar con quel tipo di mossette che ti fanno capire che non ne ha mai vista una prima, e diventano cazzi amari per tutti.

Y.K. Kim è un coreano dall’età indefinibile dai 21 ai 65 anni, alto come Salma Hayek, con un accento che pare sbarcato l’altro ieri e un entusiasmo – per la fake guitar* come per la vita – che sprizza da tutti i pori. E che soprattutto, e ci mancherebbe, mena come un campione.
È la sua impronta al film a sentirsi più di ogni altra cosa: se c’è una caratteristica che separa Miami Connection dal 99% dei film di arti marziali del periodo è la totale assenza di protagonismo o di qualsiasi forma di macho coolness in favore di sentimenti come l’amicizia, l’altruismo, la generosità.
Gli attori sono studenti di Kim, e Kim dà spazio a ognuno di loro: Angelo Jannotti sfoggia un paio di canzoni (per nulla malvage) per intero, e ha una gag su lui che tenta di cuccare in spiaggia che fa rabbrividire e come se non bastasse è lunga il triplo del necessario; Vincent Hirsch (John), bassista, sgraziato spilungone dal naso importante, è evidentemente lo studente migliore e ha praticamente il ruolo da co-protagonista, mostrando un’agilità che non necessariamente ti aspetteresti dalla stazza; Maurice Smith (Jim), tastiere, ha una sottotrama sulla ricerca del suo vero padre che spunta un paio di volte dal nulla e regala i momenti più coinvolgenti e involontariamente esilaranti, roba che sul più bello il cinema è letteralmente esploso (ma quando c’è da menare le prende); Joseph Diamand (Jack), batteria, è piuttosto inutile ma anche lui ha un monologo assurdo in cui sogna di andare in tour con la band in giro per il mondo suonando nei paesi di origine di ognuno di loro (e quando c’è da menare fa da spettatore).
Insieme, i nostri eroi passano il tempo ad allenarsi, suonare, comporre, divertirsi insieme, difendersi dai bulli, salvarsi a vicenda.
Ma che questo non vi tragga in inganno: i combattimenti abbondano, così come – secondo la regolare prassi anni ’80 – le tette completamente a gratis.

Questa scena c'è davvero

Questa scena c’è davvero

[conclusione]

Troll 2, The Room, House of the Dead… i film famosi per essere “i peggiori della storia” hanno due cose in comune.
Innanzitutto non sono affatto brutti: i film davvero brutti sono quelli fatti in serie, controvoglia, tirati via, che ti stimolano a cambiare canale dalla noia e/o che ti scordi immediatamente dopo la fine. Funziona un po’ come per le gare di Formula 1: le guardi per i piloti bravi che fanno abili manovre, e le guardi per i piloti scarsi che fanno gli incidenti, ma di certo non le guardi per vedere tutti in ordinata fila indiana dall’inizio alla fine o per contemplare quei tratti di pista in cui non sta passando nessuno.
Dopodiché, per spiccare nel mucchio di brutture, è decisivo avere un ritmo della madonna. Troll 2, The Room e House of the Dead (ma ce ne sono ovviamente anche altri) sono una smitragliata inesorabile di cazzate. Roba da toglierti il fiato. E non è un cazzo facile, perché per essere tali, esattamente come i film più classicamente belli, bisogna essere guidati dal sacro fuoco della passione e andare dritti e sicuri come treni, spinti da una grinta incontenibile o da ispirazione fulminante, e guidati da una mente particolarmente speciale. L’unica differenza è che si trovano all’estremo opposto della specifica competenza tecnica.
Miami Connection è così. È il risultato di un impeto di determinazione e sincerità da parte di un totale neofita. È esattamente il tipo di film che non fa passare due minuti senza qualcosa di eclatante, o particolarmente sgraziato, o insensato, o in qualche modo esilarante. Tipo quando Jim fa il suo monologo lacrimoso, che credo di aver visto parodie di monologhi lacrimosi più sobrie. O quando Y.K. Kim si esibisce nella sua mossa preferita, che consiste nel, uhm, afferrarti il naso tra le dita dei piedi e trascinarti saltellando per qualche metro. O la “stupid cocaine”. O i personaggi che appaiono solo per scatenare una rissa a caso e poi spariscono. O quando John incrocia per strada un’orda di ninja motociclisti ed esclama un semi-indifferente “eh, ninja” come manco avesse incontrato dei tamarri fuori da una sala giochi.
E vogliamo parlarne, di questa cosa dei ninja motociclisti? Già il concetto che guerrieri che fanno dell’invisibilità e del mimetismo le loro ragioni d’essere girino in branco per i viali in sella a un mezzo tra i più rumorosi esistenti è un controsenso che batte persino i ninja fuxia di American Ninja 4, ma l’immagine stessa… è roba per la quale potrei quasi fare un’eccezione e rispolverare il termine “visionario”. Cioè, guardateli:

Born to be wild

Born to be wild

[oggi]

Zack Carlson per un po’ ha rilasciato interviste dichiarando cose tipo che Miami Connection è un epocale capolavoro che la gente ricorderà più a lungo di The Hurt Locker perché 1) probabilmente è un po’ a corto di film di Godfrey Ho, 2) non ha davvero visto The Hurt Locker e ha chiaramente sbagliato esempio, probabilmente stava pensando a The Artist, e 3) ci ha messo dei soldi, e a quel punto esagerare fa un po’ parte del suo mestiere. Poi ha lasciato la Drafthouse per concentrarsi sulla sua carriera di sceneggiatore/produttore. Limando le sue affermazioni il fondo di verità rimane: Miami Connection è un film clamoroso e peculiare nel suo genere, che merita di essere salvato, diffuso e riguardato periodicamente.

Y.K. Kim è stato ovviamente invitato a partecipare alle svariate proiezioni. Inizialmente è stata dura: per lui Miami Connection è stato un incubo, il più grande e vergognoso fallimento della sua vita, un ricordo che aveva seppellito con fatica. Infine è stato convinto, e ovviamente si è lasciato conquistare dall’entusiasmo del pubblico, finendo per partecipare a qualche evento. Gli andrebbe dato enorme credito per non essersi fatto andare il sangue alla testa e non aver iniziato nè a fingere che il suo film fosse in realtà ridicolo apposta, nè a cavalcare l’onda dello pseudo-successo diventando di colpo un hooligan dello Sbaglio (vero Tommy “The Room” Wiseau e George “Troll 2” Hardy?), ma il peso di un fiasco che a suo tempo gli aveva fatto sfiorare la bancarotta è ancora tale da portarlo alle lacrime nel bel mezzo della registrazione della traccia di commenti per il dvd/bluray. Attualmente ha ancora la sua scuola a Orlando, e divide i suoi impegni equamente tra arti marziali e seminari motivazionali. Gli altri membri dei Dragon Sound sono ancora tutti istruttori nella stessa scuola (che bello!), e Angelo Jannotti possiede uno studio di registrazione.

Come si suol dire: la appoggia piano

Appoggiarla piano

DVD-quote:

“KUNG FU Sorrisi e Canzoni”
Nanni Cobretti, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

[flashback]

22 settembre 2012: Dragon Sound – la reunion

P.S.: una volta Godfrey Ho per un suo film si è firmato “Ed Woo”

* copyright Tuono Pettinato

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28 Commenti

  1. Phoenix

    E non hanno nemmeno i fari spenti i ninja.

  2. Sono arrivato a “procuratevelo e guardatevelo.” E così farò, o almeno vivrò tentando.

    Davvero, ho visto il trailer e non mi è sembrato affatto male. Non capisco, perché al povero Kim lo hanno preso a pesci in faccia negli anni ’80 che erano pieni di sta roba e ora, nel 2013, invece va bene. Marketing mirato unito a una specie di effetto nostalgia?

    Con i trailer ho una piccola malattia, me ne rendo conto pure io e mi faccio la tara all’hype da quando ho più o meno 16 anni, però può essere mai stato solo un problema di montaggio del trailer? Addirittura ha fatto delle proiezioni di prova e la reazione della gente è stata tanto fredda da dissuadere uno talmente cocciuto da finire un film comprando libri tipo Il mio primo manuale di regia a proseguire?
    Ma a chi lo ha fatto vedere? Agli studenti del DAMS?

    Ovvio che mi fidi e scusa se forse ho scritto dubbi a cui tu hai già risposto nella seconda parte del pezzo ma, appunto, ho seguito il tuo consiglio.

  3. Roberto Moretta

    L’avevo visto perchè incuriosito dal trailer , ma ad essere sincero l’ho trovato molto noioso. E non perchè mi aspettassi chissà cosa… Non ho problemi a gustarmi un buon B-movie (vado pazzo per i film di ninja della Cannon!). Ma questo mi è sembrato annegare in infinite prediche sull’amicizia ed altro. Eppure a leggere le recensioni in rete sembra che io sia l’unico a cui non è piaciuto ! Mah!

  4. Io di ninja e menare mascherati non ne so una mazza ma mi abbonerei comunque a “Kung-Fu Sorrisi e Canzoni”.

  5. Zambo

    La cosa più bella che ho letto della recensione è che almeno Kim ha avuto l’onestà di non fingere che il film sia ridicolo apposta, rifugio in extremis di un sacco di perdenti dei nostri giorni.
    Solo per questo potrei anche recuperarlo.

  6. John Who?

    Seriamente, Cobretti: vuoi farmi credere che ANGELO JANNOTTI, con quel nome, quella faccia, quei baffi, nell’America di fine anni ’80…non ha girato pellicole di altra natura? Ron Jeremy in confronto sembra Roger Moore.
    (I Dragon Sound spaccano. Se Against the Ninja fosse stata in Streets of Fire ne parleremmo ancora adesso.)

  7. John Who?

    Aggiungo: cos’è successo alle colonne sonore? Una volta anche un film pezzente come questo ti infilava due o tre bombette a tradimento. Oggi o ci sono i Daft Punk o ti devi accontentare dei versi dei mufloni in amore alla Inception (agevolo filmato: https://www.youtube.com/watch?v=o2V5cvvx0FM )

  8. Ryan Gossip

    Angelo Jannotti è già il mio personaggio preferito almeno per questo mese

  9. DoneBabyDone

    Il suo nome e’ Angelo Jannotti. Ripetere a mantra.

  10. EDA

    ma e’ una storia bellissima! Grazie Sommo, cerchero’ di recuperarlo

  11. Aldo Jones

    Cavolo… Ed Woo… Ma come mai nessuno di voi ci ha pensato prima ?

  12. Post bellissimo su una storia bellissima. Davvero.
    Non so se recupererò mai un film del genere, ma il trailer spacca.

    Sottoscrivo il paragrafo con le considerazionu sui “peggiori film della storia” che poi non sono (quasi) mai davvero brutti. Mi è capitato giusto ieri sera di beccare un film dalla fama atroce che alla fine si è rivelato una cosetta sgangheratissima, ma assolutamente guardabile. E prima avevo provato a guardare Tron Legacy, ma mi ero drammaticamente abbioccato dopo mezz’ora.

  13. Schiaffi

    Credo che in una casa piena di gente con tutto l’occorrente per una massiccia tudofattanza, cazzate a nastro, distrazioni varie e questo film che intanto gira in tv, forse sarebbe anche apprezzabile. Visto con pochi personaggi, sobri e belli concentrati, penso si rischi la noia mortale nonostante dal trailer sembrerebbe l’arrivo del messia.
    Gran bella rece da lacrime napulitane.

  14. Sampoo

    @pillole Che sia colpa forse di quella famosa “ironia post-moderna” di cui sopra? E non voglio dire che questo sia il taglio con cui il film è stato fatto, il Nanni ci ha ampiamente illuminato a riguardo, ma ora sappiamo bene che “un film brutto con i ninja” è un must da vedere per qualsiasi ironico giovinotto d’oggi…
    La butto lì, se così non fosse sarei ancora più felice, mentre vado a recuperarmelo…

  15. Nina

    Visti i primi 6 minuti di film col mio ragazzo. Prima di continuare, devo fermarmi e scrivere questo: Nanni, i 400 calci, grazie di esistere! La fazza del biondo a cui staccano il braccio dà senso a questa giornata.

  16. BellaZio

    Recupererò.
    Il Prince Charles è il miglior cinema dell’universo effettivamente.

  17. Cassio D'Oro

    Nel filmato della reunion che ci fanno Tony Iommi e Jackie Chan ?
    (sono quelli alle chitarre, Jackie Chan è in tuta)

  18. mr_miracle

    UN SOLO COMMENTO..: ” Ah…………ninjas……..”
    e chi capisce capisce :)

  19. Steven Senegal

    Il trailer lo avevo beccato qualche mese fa sul tubo, mi aveva subito preso bene e lo avevo pure twittato (ricevendo in cambio il disinteresse più crudele). Non potevo immaginare però tutto quel dramma umano dietro.

  20. Braddock Pit

    Già solo l’inizio col sequencer e tizi qualunque affettati è da abbracci commossi.

  21. Slum King

    Nanni, riusciresti a vendere i frigoriferi ai Lapponi.
    Davvero, recensione meravigliosa.

  22. AkitaInu

    L’ho trovato intero (http://www.videobash.com/video_show/miami-connection-1986-514287), qualcuno mi dice a che minuti ci sono le tette ? Grazie

  23. Qualcuno ha i sottotitoli di questo film? Sarebbe una gran cosa per la cultura Ninja. Volevo proiettarlo al prossimo Cineforum Ninja.

  24. Aiutate il Dr. Pira qua sopra!
    Il mercoledì tiene un attivissimo cineforum di ninja, è una cosa importante trovare dei sottotitoli per lui di questo film, ne va la vita culturale della città e dei ninja!

  25. Bakahero

    Questo film è riuscito nella non più facile impresa di procurarmi 3 nuove scene-tormentone in una volta sola (il maestro di Tae-Kwon-Do che cicca il salto in decappottabile, il nero che sbusta una missiva gridando “Oh my gOOOOd!” in un falsetto imbarazzante e il maestro di prima che urla “Jiiiiiiiiiiiiiiim!” per due ore in posa plastica)… GRAZIE NANNI !!!

  26. Uwe pól

    Questo film è spietato… Crudele… Invincibile!!! Ninja!

  27. Sly Raccoon City

    Appena visto, un abbraccione a tutti voi che ce l’avete fatto scoprire.. e viva l’amicizia!

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