Crea sito

Il bignami dell’horror odierno: The ABCs of Death

Quanti di voi sono mai stati a un festival di cinema?
Io lo ammetto: prima del tardo 2007, la sola idea di vedere più di due film in fila – per di più non a casa mia – mi destabilizzava.
Questo perché, come ogni amante del cinematografo che si rispetti ha fatto/tentato almeno una volta nella vita, in ben due occasioni diverse ho organizzato una maratona Star Wars a casa mia per poi spegnere stremato al 15esimo minuto del Ritorno dello Jedi con il pronto consenso unanime dei presenti.
Sapete chi mi ha dato coraggio? Edgar Wright.
Certo, non è esattamente un regista dalla reputazione intoccabile alla Walter Hill, e probabilmente se lo (ri)incontrassi comprerei sul posto un dvd di Scott Pilgrim solo per tirarglielo in testa di taglio, però una domenica appunto del 2007 organizzò una maratona gratis al Prince Charles in cui proiettava uno dietro l’altro Hard Boiled, L’ultimo Boyscout e Point Break, e a chiudere il sempre commovente Hot Fuzz con tutto il cast a commentare in diretta dal vivo (traccia poi pubblicata nel dvd/bluray). E allora che fai? 1) Sono i tuoi film preferiti di sempre, o poco ci manca, e 2) è gratis. Quale migliore occasione per testare i propri timori?
L’anno seguente, previa raccolta di dritte strategiche da amici festivalieri di fiducia (“portati un cuscino per le chiappe”, “se il film fa schifo non combatterlo: dormi”), ero al FrightFest. Il resto è storia (vera).

424656_418755094845516_1606231011_n

Per quelli di voi che ancora non se la sentono di affrontare un intero festival, ma vogliono comunque assaggiarne l’intrigante ebbrezza, c’è The ABCs of Death.
È dura definirlo semplicemente un film antologico: trattasi di ben 26 episodi diretti da altrettanti registi più o meno emergenti. Ad essi sono state affidate poche specifiche: una lettera dell’alfabeto a testa con cui formare l’iniziale del titolo, cinque minuti massimi di durata, $5000 di budget, e almeno un morto. Per il resto, carta bianca.
E l’elenco dei registi è di quelli che renderebbero interessante qualsiasi festival: senza stare a citarli tutti, segnaliamo Ti West e Adam Wingard dagli USA, Xavier Gens dalla Francia, Simon Rumley e Ben Wheatley dal Regno Unito, e il trio meraviglia Iguchi/Nishimura/Yamaguchi dalla Giapponia. È rappresentato praticamente tutto il mondo tranne l’Italia (e toh, la Germania).
Come si affronta un film del genere?
Io l’ho visto tutto di filato, ma ovviamente non è obbligatorio, in quanto non c’è alcun filo conduttore.
The ABCs of Death funziona fondamentalmente come vetrina sull’attuale nuova ondata di giovani talenti dell’horror, e in quanto tale il suo andazzo raramente stupisce: i più giovani si sbattono e si dividono fra chi trionfa e chi affonda, i più affermati se la tirano e vivacchiano con sforzo minimo, la Giapponia è una spanna sopra tutti.
Il primo applauso è per Marcelo Sarmiento (Deadgirl), che in D is for Dogfight mette in scena un fight club tra uomini e cani il cui scontato metaforone di fondo viene abbondantemente superato da una messa in scena spettacolarmente coraggiosa ed esplicita, tutta megarallenty e primi piani e cane vero magistralmente “umanizzato”. C’è curiosità e simpatia per il corto diretto dalla scream queen Angela Bettis, su una mosca un ragno indistruttibile. C’è una surreale scena di omicidio coniugale in A is for Apocalypse di Nacho Vigalondo (Timecrimes). Ci sono i paradossi temporali di C is for Cycle di Ernesto Díaz Espinoza, quello dei film di Marko Zaror. Ci sono Bruno Forzani ed Hélène Cattet che sintetizzano il loro Amer in O is for Orgasm tutto suoni, colori sparati e sensazioni. Uno crede di riconoscere la mano di Srdjan Spasojevic (A Serbian Film) nella malatissima ed estrema metafora sessuale di L is for Libido, e invece si tratta di Timo Tjahjanto, uno dei malesiani Mo Brothers di Macabre, mentre il vero corto di Spasojevic non lascia traccia. C’è Jason Eisener (Hobo with a Shotgun), al contrario, che si fa riconoscere al volo per lo stile pesantemente anni ’80 del suo Y is for Youngbuck. Ti West e Adam Wingard deludono sfangandosela con barzellette poco convinte, e anche il Ben Wheatley di Kill List si accontenta di una banale sequenza vampirifica in POV. I più pazzi sono Thomas Cappelen Malling (Norwegian Ninja), che con H is for Hydro-Electric Diffusion inscena un’insensata fantasia alla Tex Avery con attori truccati da furry, e Kaare Andrews (Altitude) che è forse l’unica persona nell’universo che se gli dicono “5 minuti, $5000 di budget” pensa immediatamente a un sci-fi distopico serissimo con esplosioni e robot che neanche il nuovo Total Recall.
A stravincere a conti fatti sono i due corti animati – K is for Klutz, del danese Anders Morgenthaler e T is for Toilet del grandissimo Lee Hardcastle, l’autore del The Raid con i gattini in claymation – e, in controtendenza, Xavier Gens, l’unico del mucchio ad avere in curriculum anche un’esperienza mainstream (Hitman), che in X is for XXL infila una storia banalissima ma diretta con particolare violenza e sadismo. Poi ci sono i giapponari che stanno su un altro pianeta: Noburo Iguchi che infila la sua cosa in assoluto più sorprendente e poetica, Yamaguchi che propone una surreale storia di samurai con effetti da cartone animato, e Nishimura che a un certo punto inquadra due tette con tatuato sopra l’attentato alle torri gemelle ed è più che sufficiente così.
Se si vuole fare il gioco dei trend, diventa curioso come due corti su 26 si abbandonino tristemente all’autoreferenzialità inscenando i loro stessi autori alla ricerca di un’idea per il loro episodio e, soprattutto, come ben tre di essi abbiano come protagonista del loro racconto la tazza del cesso e nessuno dei tre sia F is for Fart.
Quello che rimane, aldilà delle idee più fulminanti, è una carrellata su una buona rappresentativa dell’odierna scena horror indipendente, o una specie di brainstorming ispirazionale, e in qualità di tutto ciò qualcosa che, indipendentemente dal risultato, sarebbe bello rifare almeno una volta all’anno.
In omaggio, l’intero T is for Toilet di quel genio pazzoide di Lee Hardcastle:

DVD-quote:

“Un’esperienza da festival in sole due ore”
Nanni Cobretti, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

16 Commenti

  1. bevoduroclub

    visto al fantastic film festival, per quanto l’idea possa essere una vittoria schiacciante si salva veramente poco.
    Ti west ,scusate, ridicolo, gli unici che vale veramente la pena di vedere sono:
    b come bubu7..no questo non c’era, dogfight, toilet, xxl e un’altro di cui non ricordo il titolo con robottoni, telecinesi e neonati, dove almeno i 5000$ sono stati spesi.

  2. @bevoduroclub: aggiungici i giapponari e siamo d’accordissimo. Il corto di Ti West avrebbe funzionato meglio se fosse durato 5 secondi.

  3. Epaminonda

    Sono l’unico che leggendo di horror, lettere dell’alfbeto e mini-episodi ha pensato subito a “Happy Tree Friends” ?

  4. Bread Beat

    se il film fa schifo non combatterlo: dormi
    ahah

  5. Marlon Brandon

    Ecco lo sapevo che mi ero dimenticato di mettere qualcosa in valigia…

  6. bizy

    Io ero al festival del cinema di Trieste e mi sono visto i filmati di Woodstock sullo schermo grande, e un documentario di un tipo sul partito comounista, filmato nel 78, ma tipo una sezione di un paese del cazzo con le riunioni e tutto. Mi sono addormentato perche non avevo voglia di uscire perche stavo troppo comodo.

    E a me le antologie, anche se vengono del cazzo, piacciono. E’ impossibile che ti rompano le balle. E’ statisticamente impossibile che tutti i corti facciano schifo.

  7. Enea

    Personalmente mi è piaciuto anche il russmeyeriano Jake West di “S for Speed”.
    per gli amici aracnofobici, insetto del corto di Angela Bettis è un ragno.

  8. @enea: bravissimo, e’ stato un lapsus, correggo al volo

  9. Per me è stato una delusione pazzesca, salvo solo le lettere A, B, D, L, T, X e Z.
    Manco mezzora di film insomma.

    Oragasm è il peggiore di tutti e credevo che con quel nome lì ci fosse il solito italiano perso nelle sue minchiate cerebrali e noiosissime. Invece no? Stiamo infettando il mondo.

    Fart è insopportabile a un certo punto cerco sui siti porno un film con tag japan lesbo e vedo cosa arriva. Mi diverto di più e mi sento più onesto con me stesso.

    No, non mi è piaciuto per niente. Mi sa che quindi sarà meglio non realizzare quel vecchio desiderio di andare a un festival del cinema.

  10. Stanlio Kubrick

    Per me il modo migliore per FRUIRE di questo film è FRUIRNE tipo come se fosse un elenco del telefono: una sera di guardi A-M, quella dopo N-Z. A me sono piaciuti tipo il 75% dei corti, o magari il 66, non mi ricordo, so che è stata una visione comunque interessante e che sono sempre più felice che il Giappone stia dall’altra parte del mondo.

  11. Anakin Rossi Stuart

    Qualcuno sa se esiste una versione sottotitolata?

    OT parlando di Festival, è stato appena annunciato il Leone d’Oro alla Carriera a William Friedkin

  12. bevoduroclub

    @nanni: si assolutamente d’accordo.

    Il peggiore che ricordo è quello con il surfista e lo zaino di mattoni.
    Una Go-Pro da 200 euro, props per un massimo di altri 500, un’idea da 50 centesimi, mi fa inalberare il fatto che gli abbiano dato 5000$.
    Stesso per TiWest. Almeno in orgasm c’e’ un sound editing che è apprezzabile.

  13. @bevoduroclub: se e’ per quello io il film l’ho visto al Prince Charles, con ospiti alcuni registi (quelli inglesi) tra cui quel pazzo furioso di Lee Hardcastle, che dice che il suo corto e’ costato $100. Dice che ne ha dati $1000 al sound editor e che ha speso il resto in cocaina. Ma il suo spaccava il culo, quindi per me ok. Ti West invece lo schiaffeggerei con un feto.

  14. LCG

    Essendo un instancabile puntacazzi, riporto anche qui quello che ho già scritto altrove.
    Credo che in Removed di Spasojevic ci sia una specie di sottotesto tipo “i fratelli Lumière non avevano capito un cazzo. il cinema può essere più violento e doloroso di un proiettile. Un cinema fatto di carne e sangue”. Almeno, io ho capito così. All’inizio del cortometraggio infatti si vedono due incravattati che si compiacciono davanti al famosissimo “l’arrivo di un treno a La Ciotat”, poi vediamo un paziente (quello che per Spasojevic è il Cinema) che dalle pellicole della sua stessa carne crea un proiettile che gli permetterà di evadere dalla clinica Lumière, ovvero da quel cinema che rappresenta il pieno compimento degli ideali positivisti.
    Oh, poi magari è un viaggione mio eh.

    @ Anakin Rossi Stuart: sì, esistono i sub ita.

  15. Anakin Rossi Stuart

    @ LCG: grazie, in effetti erano anche facili da trovare :)

  16. Marlon Brandon

    Finalmente sono tornato a casa e me lo sono visto…H eccezionale…quello futuristico condivido in toto cosa e’ riuscito a fare in 5 minuti il regista! Poi mi sono piaviuti T X Y ( ho un debole per gli anni 80) e Zeta con il Dr Strangelove giapponese…L anche non male!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *