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Arrivederci amore Chan, ovvero: Stoker

Magari tu nemmeno te lo ricordi più, ma io ogni tanto ci ripenso.
Quella notte in autostrada, di ritorno da Cannes. Io guidavo, tu eri seduto accanto a me. Ti tremavano ancora le mani. Sul sedile di dietro, Bong Joon-ho ubriachissimo cantava Uptown Girl. Tutti con la cravatta slacciata, la voce roca, qualche coriandolo tra i capelli. Kim Ki-duk ci seguiva con la Smart, gli avevamo detto che nella mia macchina non c’era posto, altrimenti sai che palle. Buio pesto. La strada per Seoul era ancora lunga, ma era dritta e spianata davanti a noi. A un certo punto ti ho guardato, tu mi hai guardato. Era tutto perfetto. In quel momento ho pensato che avremmo spaccato il mondo, io e te. Ho pensato che avremmo potuto fare qualsiasi cosa. Eravamo felici. Io, almeno, lo ero. Mi arrivò un SMS: Kim Ki-duk che messaggiava dalla Smart. “Bella regiz! L’avete vista la strada dritta e spianata davanti a voi? È UNA METAFORA”.
Già, una metafora. E invece guarda com’è finita. E finita che adesso tu sei in America, e io sono qua. L’America. Dicevi che non t’interessava, che non volevi scendere a compromessi, le major, i divi, i film di esplosioni… Forse lo dicevi solo per fare colpo su di me? Non so.
So soltanto che non ci sentiamo più da… quanti anni? Tanti. Una vita. Eppure eccomi qui, a scriverti in piena notte perché non riesco a dormire. Ti ho anche masterizzato un CD, gesù, sono una ragazzina. Una ragazzina del 2003. Chi li masterizza più, i CD? Però ascoltalo. Il primo pezzo è questo.

È stato strano rivederti. Ci eravamo incrociati giusto un paio di volte, negli ultimi anni. Era stato carino. Ricordi quel pomeriggio del 2009? Ogni volta che mi giravo per cercarti con lo sguardo, ti sorprendevo sempre a guardarmi. “In fondo non è cambiato niente”, gongolavo. Lo pensavo per tranquillizzarmi. Poi basta. Un giorno mi hai tolto l’amicizia su Facebook, così, di punto in bianco. Il classico repulisti delle amicizie sacrificabili. Un anno prima non l’avresti mai fatto. E tu non lo sai, ma ogni tanto torno sulla tua pagina. Le foto del profilo le posso ancora vedere, le cambi spesso: tu che sorridi davanti alla scritta HOLLYWOOD. Tu che sorridi accanto a Nicole Kidman. Tu che sorridi col ditone di gommapiuma a una partita di baseball. E sempre la stessa immagine di copertina, quella carta da parati geometrica e ossessiva, di gran gusto, sempre uguale. Sembra quasi che tu non la cambi per pigrizia.
Del resto ti capisco: sei in America, avrai un sacco da fare. Le cartoline con le bagnine di Baywatch da spedire agli amici in Corea (“Che salvagenti!!!”), le feste, i grattacieli, il viavai. I nuovi amici, i VIP, i lacché, dieci assistenti per portarti un double cinnamon latte. È tutto più bello. La gente, le camere d’albergo. So benissimo che passare una serata con Mia Wasikowska è più gratificante che passarla col ventiduenne che ero io, sporco lercio per aver dormito tre notti in un campeggio al Lido di Venezia. Non pretendo mica di averti voluto più bene di loro, per carità. È solo diverso. E le battute sembrano subito più spiritose e smaglianti se sono recitate nella lingua di Hitchcock e Orson Welles. Hai tutti questi nuovi amici lampadatissimi e perfetti, e magari chissà, ogni tanto ripensi a me e dici “ma guarda un po’ con chi cazzo andavo in giro”.

Circa 2006

Circa 2006

Adesso è cambiato tutto, adesso vai in giro con i tuoi nuovi amichetti. Tipo quel giandone là, quello di Prison Break. Bel ragazzo, per carità. C’è il suo nome nei titoli di testa, subito prima del tuo (è stato strano leggerlo di nuovo sul grande schermo, ho stretto un po’ più forte il bracciolo della poltrona). Quei titoli di testa con tutti gli effettini digitali e tutti i nomi della tua nuova cricca. Nicole Kidman! Matthew Goode! Sembra ieri che ti postavo in bacheca le foto di Ozymandias e lo prendevamo per il culo, e invece eccolo lì, nella tua rubrica del cell. Peccato che alla fine tu non abbia usato Matthew Goode, bensì un manichino di cerone con le sue fattezze. Peccato perché il suo personaggio sarebbe anche abbastanza importante, no?, e invece questo manichino lo interpreta come se fosse un cartonato dell’eau de toilette “LOSCO” Pour Femme. E Wentworth Miller, dicevamo. Il tuo sceneggiatore. Ti ha passato un foglietto di carta quadrettata con su scritto in corsivo infantile “Freddezza + feticismo degli strumenti di morte + morbosità” , e tu hai detto: “OK”. Chissà se lo avevi capito che quella non era una sinossi, ma era proprio la sceneggiatura. Perché una volta detto OK non si può più guardare indietro – e tu non sei il tipo che si guarda indietro, lo so per esperienza.

Circa 2013

Circa 2013

E ti sei ritrovato lì, sotto la luce dei riflettori, a scegliere la carta da parati e prendere dimestichezza con il tuo nuovo plug-in di Adobe, il “Transizioni Insolite Pro 2.0”. Ci puoi fare i capelli che diventano erba e tante altre visionarie dissolvenze per passare da una scena all’altra: dall’uovo al cerchio, dal cubo alla scatola, dal triangolo all’altro triangolo. Cos’è, stai montando il film o stai giocando a memory? No, sul serio. Come stai? Stai bene? Ti danno da mangiare abbastanza? Ti ho visto lì, dio mio, ti ho visto lì a incaponirti sui dettagli maniacali – il ragnetto, la matitina – mentre Wentworth Miller ti cacava a spruzzo in giardino e dentro casa con la sua storiella algida e ridicola, i suoi segnalini del Monopoli che avanzano lentissimi sulle solite cinque-sei caselle su cui sta scritto a caratteri cubitali INTRIGO, MORBOSITÀ, DRAMMA, CONTROVERSIA, DITALINI. Avrei voluto essere lì, tenerti la mano, dirti “va tutto bene, ora ragioniamo un attimo e scaviamo nel dramma, nel dolore e nella morte come piace tanto a noi”. Ma io non c’ero. Sai chi c’era, al mio posto? Wentworth Miller. Dio santo, noi li prendevamo per il culo, quelli come Wentworth Miller. Quelli che venivano a cantarti la serenata sotto la finestra, e cantavano canzoni di horror e martelli e tarantino e gente tutta matta. E non capivano la grandezza lancinante, la necessità profonda e ineluttabile del dolore e della violenza di quello che mi raccontavi. Per anni mi hai preso il cuore e ci hai fatto tutto quello che hai voluto, millimetro dopo millimetro, rivoltandolo come un cubo di Rubik e restituendolo che aveva tutta un’altra forma, e adesso invece eccoti qui, che vai alle feste con questo sciacquetto in tuta arancione che disegna i personaggi col normografo e dissemina il tuo film di morti bislacche e completamente ininfluenti, omicidi che vorrebbe perturbanti solo perché la fotografia privilegia i colori freddi e nessuno ride mai. E tutto per cosa? Per l’ennesimo finale SI È TUTTO RISOLTO! ANZI NO! COLTELLATE! FIGATA! che fa andare a casa contenti i tuoi nuovi amici artisti e i loro vicini di casa artisti che venerdì prossimo ti hanno invitato a un vernissage superartistico in piscina in cui tutti parleranno di quanto era morbosetto il tuo ultimo film e quanto erano argute le metafore di cui l’avevi disseminato, oh sì, argute proprio, tipo quella del documentario sul gheppio predatore che ghermisce le sue prede innocenti, L’HAI CAPITA? Sì, l’ho capita. Personalmente l’unica metafora che ho apprezzato è quella delle enormi palle di granito sotto cui vengono seppellite le vittime. Molto appropriato.

Giramento.

Giramento.

Pensi che questa lettera sia inutile? Patetica? Non so nemmeno perché te la sto scrivendo, dato che con ogni probabilità non la leggerai. Ma il fatto è che, davvero, non ti riconosco più. Parliamone. Scrivimi due righe e parliamone. In nome dei vecchi tempi. Che problema c’è? Pensi che sia un problema per me accettare che hai una storia, uno sceneggiatore, vedi qualcuno? No, non è un problema, perché io ti voglio bene veramente, e non ti chiedo nulla. Anzi, magari sono qui a dirti: se hai bisogno di qualcuno, io ci sono. E allora che cosa devo fare? Mi vuoi mettere una steadycam nel culo così ti stabilizzo l’inquadratura? No, perché sarò sincero: ne avresti bisogno. Davvero, che cazzo è quella caterva di carrellate sghembe avanti e indietro per i pavimenti? Perché tremi? Perché tremi tutto nelle scene di tensione? Hai freddo? Te la sei messa la felpa? Ti rendi conto che a un certo punto ZOOMI VELOCE su un sasso insanguinato? Io mi preoccupo per te. Stupido, testardo, patetico che sono, io ancora mi preoccupo per te. E tu magari nemmeno ti ricordi più di me, di noi, di quella sera in autostrada da Cannes a Seoul. Chi lo sa. M’illudo di avere ancora una qualche importanza nella tua vita, m’illudo che ancora tu faccia certe scelte perché sai che a me piacerebbero. Quando ho visto che indugiavi all’infinito sulle caviglie grosse di Mia Wasikowska, lì per lì non ho avuto dubbi: “Questo è un regalino per me. Per me e me soltanto. Lui sa cosa mi piace”. Ma non è così, lo so. Non è questione di inimicizie o di rancori. È solo che è passato tanto tempo, e tu sei passato oltre, e io no. Tu fai i film in America, io sono ancora qui a lamentarmi al computer. E allora, se posso illudermi un’ultima volta che tu abbia fatto qualcosa per me, lasciami credere questo: che hai girato Stoker perché anch’io, finalmente, potessi passare oltre.
Mi sa che ci sei riuscito.

CM Capture 1

Sono andato al cinema portandoti in regalo una scatola di cioccolatini. Avevo fatto un bel pacchetto con della carta da regalo geometrica, come piace a te. Purtroppo non ti ho trovato. C’era un giovanotto, mi ha detto che tu non abitavi più lì da tempo. Io ho reagito come se non m’importasse, ho insistito perché i cioccolatini li tenesse lui. Poi ho girato i tacchi e me ne sono venuto via.
Quando ripenso a quegli anni lontani, è come se li guardassi attraverso un vetro impolverato: il passato è qualcosa che posso vedere, ma non posso toccare. E tutto quel che vedo è sfocato, indistinto.

 

DVD-quote sussurrata in un buco nel muro in Cambogia:

Park Chan-wook, sai chi ti saluta un casino? Stoker.
(Luotto Preminger, i400calci.com)

>>IMDb|Trailer

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79 Commenti

  1. Calvin Clausewitz

    @Luotto: esprimo di nuovo la mia stima per un pezzo da paura. Domanda:

    “Sono andato al cinema portandoti in regalo una scatola di cioccolatini. Avevo fatto un bel pacchetto con della carta da regalo geometrica, come piace a te. Purtroppo non ti ho trovato. C’era un giovanotto, mi ha detto che tu non abitavi più lì da tempo. Io ho reagito come se non m’importasse, ho insistito perché i cioccolatini li tenesse lui. Poi ho girato i tacchi e me ne sono venuto via”

    Questa e’ una fottuta citazione (magari di 2000 film, tra cui pure la Sora Lolla che non trova la tomba e lascia i fiori su quella di un’altra) vero??? Perche’ ho come in mente una sensazione di deja-vu…

  2. Shirley McClane

    La più bella lettera d’Amore che abbia mai letto.

  3. vespertime

    @Darkskywriter: no e no. E cerco di spiegarmi anche perchè. Tu mi parli di compromessi, mi parli di “il film americano del nostro”, mi dici anche “rispetto agli altri asiatici” ecc. e io posso anche darti un pò ragione sulle singole cose ma, nell’insieme c’è semplicemente da dire: perchè? Chan-Wook è un regista che non è che se la cavi malissimo, insomma, in patria la gente gli vuole un gran bene, è uno che a casa sua si fà chiamare “IL REGISTA”. E’ uno che, diciamocela, non ha bisogno di leccare il culo a nessuno, anche meritatamente. Non stiamo parlando di uno studio americano che ha detto “Ciao Park, ma lo sai che sei proprio un figo? sai, ti stimiamo tutti e ci piacerebbe un sacco se tu venissi a fare un TUO film da noi, tipo noi ti diamo i soldi e tu fai le figate che sai fare tu in modo che ci guadagnamo sopra al posto di farne un remake, eh, dai Park, cosa ne dici?”. No.
    La questione penso sia stata più: “Bella Park! Ma lo sai che la gente parla di te? E stiamo pure facendo un tuo remake eh, perchè alla gente gasi un sacco! Senti, facciamo così, noi abbiamo una produzione con uno script già bello che pronto e non sappiamo a chi farlo dirigere e siccome vai un casino abbiamo pensato di farlo dirigere a te. Tipo lo fai? Dai, una bella commissione usa che paga bene.” Ecco io gli avrei anche girato i tacchi senza dire una parola usando quei silenzi li che in Corea vanno un casino, ecco, uno sgardo serio e via. Perchè se no la delusione arriva fortissimo e tu ti sputtani non poco e non è che sei l’ultimo degli stronzi che si mette a fare ste cose. Prendi ad esempio Bong Joon-ho. Che è pure Corea eh, saranno pure amici, si saranno presi chissà quanti caffè insieme. Ecco, lui, chiamato in america ha ben pensato di mettere le mani avanti e metterci dei capitali (in primis) per avere un pò più liberta, di mettere mani alla sceneggiatura, di mettere le mani in pò in vari comparti buttandoci in mezzo pure i suoi attori Asia che deve piazzare ad ogni film. Lui si che sta facendo il SUO film in america. Ma il suo, non quello di qualcun’altro. Quindi ognuno fà delle scelte, nessuno gli ha ordinato di fare un film in America, sopratutto un film NON suo. Mi dici anche che “lavora sugli stessi temi” ma è questo il problema! Qualcuno voleva fare un film un pò “viulento” e ha pensato “OH RAGA CHIAMIAMO QUEL REGISTA LI CACARISO CHE FA’ QUELLE COSE DELLA VIOLENZA CHE PIACCIONO TANTO AI GIOVINI! DAI CHE LUI SA’ FARE LA VIOLENZA!”. Ecco, no. Non è che “sa fare la violenza, è che la usa per parlare di tante cose, perchè nei suoi film c’è tantissima altra roba. Eccheccazzo. Quindi andare a compromessi proprio per il cazzo. Hai scelto consciamente di dirigere un film di merda? Bene, ora ti prendi pure i vaffanculo.

    Comunque sono particolarmente sensibile perchè lo seguo da JSA e ci sono abbastanza cresciuto.

    :(

  4. Matteo Pascal

    Applausi per vespertime. Soprattutto per la descrizione del perchè sia stato chiamato Park Chan-Wook (a parte l’equivalente americano di cacariso, me lo immagino esattamente così).

  5. @VESPERTIME
    Ben inteso e fuor di ossimoro, quello NON era un Tarantino minore, questo NON è un Park Chan Wook minore, è solo diverso, ma il tuo amore va rispettato, anche se il dubbio è sempre più fecondo del dogma.

    Circa Korine, ti consigierei maggiore distacco nel valutare un’opera importantissima, che vive sull’apparente rappresentazione di una society scuramente odiosa, piena però di rebels without a cause, molto adatti, come i puppazzetti di NVRefn dimostrano, al neo-noir, cinefilo e avanguardista, che ci piace tanto.

  6. @Calvin Clausewitz: è una citazione eccome. E la frase successiva, l’ultima del post, è proprio presa di peso da quel film!

  7. vespertime

    @dikotomiko oltre a tutta una serie di robe sul perchè e il come a livello di modi, messaggi ecc ecc sull’ultimo Kornine avrei molto da dire anche a livello di “buchi di sceneggiatura grandi come crateri”. Ma non è di certo questo il luogo. Per il resto minore non vuol di certo sempre dire brutto. La questione è questa. Ma in questo film forse la questione è che, semplicemente, non lo reputo un suo film, quindi mi sento libero di bollarlo come una cosa non bella. Su Bong Joon-ho, che citavo prima, essendo suo il discorso sarà diverso e gli insulti, nel caso, saranno tutti per lui.

    Ma speriamo di no eh.

  8. @vesper

    al di là del giudizio sul film, che la sceneggiatura con tutti i suoi difetti non sia pensata/tarata proprio su Park mi sembra difficile da sostenere: vendetta a doppio strato? check. pulsioni incestuose? check. ambiguità morale dei personaggi? check. scoppi di violenza improvvisi? check. flashback rivelatori? check. simbolismo morboso degli oggetti? check. cambia la nazionalità del ring e in quasi tutte le scene picchia in modo troppo fiacco, però lo stile di combattimento rimane il solito: c’era solo da preparare meglio l’incontro.

    comunque, in soldoni, il discorso che faccio io è semplice relativismo: se lo confronti ai suoi film passati, ci sta anche il vaffanculo. però, se aspettiamo tutti i thriller americani che escono quest’anno, voglio vedere se poi alla fine Stoker non risulterà comunque fra i migliori dieci, o magari anche fra i primi cinque.

    Anche per questo IMHO è un po’ ingiusto sputargli così forte in fazza, forse si deve solo ambientare meglio.

  9. rash

    cristo, sono inconsolabile.

  10. Darkskywriter: però vorrei che fosse chiaro che questo post è tutto fuorché un vaffanculo a Park

  11. @Luotto

    sì dalla rece si capisce che il rapporto amoroso non è spezzato ma sta incontrando delle difficoltà, dicevo in risposta ai commenti più pessimisti

  12. Benedict Moriarty

    sono uscito dal cinema felice, ma sono un totale ignorante del coreano ( piovono insulti, frutta, verdura ); detto ciò a tratti mi è parso ci fossero riferimenti a The Killer Inside Me.

  13. Cristoforo Nolano

    @Luotto
    Ma nella foto romantica eri in quel del Lido vicino all’area degli stand?

  14. @Cristoforo: eh già già. Formidabili quegli anni

  15. Cristoforo Nolano

    @Luotto
    Ero a lavorare (poco) in uno di quegli stand (ArcaCinemaGiovani). Grande anno quello, animazione giappo (Paprika e Terramare), Lynchione bello, il mattone di Aronofsky e il mitico Nicolas con il suo “Beeeees, beeees!” e i pugni alle donne vestito da orso.

    Bei tempi…

  16. vespertime

    @Darkskywriter: si e no (di nuovo, non volermene). Il mio vaffanculo è di istinto, ovviamente. Di quelli da delusione amorosa, come la recensione, ovviamente. Io gli ho voluto, e continuo a volergli, un gran bene. E’ che mi ha sempre trattato bene, il Park. E’ uno che a cui, quando ho visto Oldboy con i sottotitoli la primissima volta, non avevi proprio un cazzo da dirgli, e se proprio dovevi dirgli qualcosa potevi dire solo “scusa.”. Uno che ha fatto solo cose di un certo livello. Come ho detto nessuno lo obbligava a fare un film su commissione e se proprio devi accettare potevi sceglierti qualcosa di meglio, di più, profondo, di meno stereotipato perchè, si, ci sono tutte le cose che tu dici ma non ti pare, appunto, tutto forzato? Ok, lui ha trattato certi temi ma rimango dell’idea che quella sia solamente la superficie e infatti in questo film rimane quella, la superficie, senza scavare a fondo, facendone uscire un film di mestiere, e che mestiere, Park sà ovviamente girare aggiungendo dei gran bei guizzi, ma poi? Poi non rimane nulla oltre la visione, a differenza di tutti gli altri film dove uscivi urlando per le strade strappandoti i capelli per quello che avevo visto. Quì ti dici , bei movimenti di macchina, belle alcune trovate visive, ma poi? Poi nulla. Superiore alla media americana? si, certo, ma inferiore a quello che lui sà fare e io non mi accontento, non mi và di tarare il mio gusto (in questo caso) sul “medio che è uscito in america”. E’ un film di Park Chan-Wook porca miserie! Da questo non riesco proprio staccarmi! Sinceramente non sò se è questione di abitudine e, sinceramente, spero tanto che non ci sia l’occasione di scoprirlo visto il mercato americano. Che torni in Corea a fare quello di cui ci abituato, sono sicuro che il mondo saprà volergli bene comunque.

  17. Darkskywriter ha più sbatta di scrivere di me che ho dormito tre ore e ho pure avuto una mattinata lavorativa di fuoco e meno male, perché mi ha evitato la fatica. Sottoscrivo tutto. Un PCW minore, se volete chiamarlo così, caga comunque in testa a gran parte della produzione hollywoodiana, ma pure a mani basse. E aggiungo che secondo me con Snowpiercer dobbiamo essere pronti al peggio perché non so voi ma a me il trailer non è che abbia convinto molto.
    E adesso dopo aver appena letto che la risposta ai test di Pacific Rim non è molto positiva vado ad ammazzarmi.

  18. maya

    Purtroppo devo confessare che anch’io faccio parte delle orde di amanti del formalismo stigmatizzati dall’ottimo Stanlio… Visto l’altra sera: cercavo un film morbosetto e calligrafico e sono rimasta assai soddisfatta. Il paragone con Oldboy fa piangere forte, è vero, ma tutto sommato Stoker si fa guardare con piacere. Avercene mezzi prodotti così! I protagonisti tutti bravi a parte il maschio cartonato

  19. Cristoforo Nolano

    Ma cazzarola, non è vero che Crisula Stafida ha girato dei porno!!! Su google ho trovato solo foto un po’ scollacciate inframezzate con immagini di uva passa.
    Peccato, una bella pippa in suo onore me la sarei fatta volentieri.

  20. Cristoforo Nolano

    Ops, sbagliato topic.

  21. @ Benedict Moriarty: niente frutta, niente verdura ma almeno vediti Old Boy prima che esca il remake americano e ti rovini il sapore.

  22. LCG

    Eddài Luotto, non fare il nostalgico! Non fare come quelli che i primi due album sì però poi. Prima il Signor Park faceva film in Sud Corea, ora li fa in Ammèriga. Magari la temperatura forno è più bassa e gli ingredienti geneticamente modificati, ma lo chef è sempre lo stesso.

  23. @LCG, sì, ma la torta sa di merda

  24. Mi accodo alle urla e agli strepiti riguardo la recensione.

    Davvero non riesco a comprendere come Park abbia potuto accettare una sceneggiatura che avrebbe sfigurato anche nell’immancabile ciclo estivo di thriller-tv tedeschi del martedì sera su raidue. Poi la regia non è neanche male, in qualche punto si riconosce che a dirigere non c’è proprio un Franz Mueller qualsiasi ed in un modo o nell’altro si arriva alla fine. Bestemmiando.

    Wentworth Miller nasconditi.

    Ah, mi è piaciuta Mia Wasikowska (meglio rispetto ad Al… Ali… no, non riesco a dirlo) anche se era un po’ un incrocio fra Mercoledì Addams e la ragazza di Orphan.

  25. S. Rubik

    dopo aver visto il film, ho tratto questa conclusione: o Park Chan-wook non ha ricevuto la traduzione della sceneggiatura e filmava sequenze a caso, o è stato tutto il tempo in una forte intossicazione da alcol.
    comunque questa visione ha un merito: permettermi di apprezzare i dettagli di questa stupenda recensione.

  26. alessandro

    Vedere quel frame di Oldboy mi fa salire le lacrime.

  27. cristian

    Come sei cattivo, il film è comunque sopra la media di un normale film americano!!

  28. Girino Paonazzo (il)

    Mah!! Bello. Mi è piaciuto. Emmi è piaciuto perchè!?
    Mi è piaciuto perchè la trama.
    Per certi versi difficile da portare in fondo ma tutto sommato credibile. Credibile Mia, con quello sguardo duro da russa, apparentemente normale ma dentro pazza come l’inferno, credibile la Kidman con le tette rifatte ed il labbro gonfiato, ottima come donna che non accetta l’età, un ciccinino zoccola un po’ instabile, molto madre di merda, psicolabile; un po’ troppo figo e dunque troppo poco figo lui. Poi quando gonfia gli occhi da pazzo mi pare Hugh Grant come de essere mentre prova a fare la cacca e non gli riesce. Egli è dunque attore rimpiazzabilissimo.

    Ma l’idea di un padre/fratello che combatte tutta la vita per nascondere a tutti ed anche a se stesso il dramma di una figlia chiaramente mezza pazza con un’aggressività folle sfogata uccidendo a caccia per non fare troppi danni (qual’era il personaggio di un libro che ho letto che infilzava le lucertole oddio….?)…e che assomiglia sempre di più ad un fratello in manicomio..come dire..? Nemesi?

    La forma di Park è sempre perfetta, un po’ troppo barocca forse stavolta, ma di un fascino inegabile, e con l fotografia eccellente…aiuta a sostenere il film quando, è inevitabile, si avvicina e s’intravede una fine che non può lasciare tutti contenti pur salvandosi in tempo, come il marito della parrucchiera.

    In sintesi, un film onesto, non indimenticabile ma piacevolmente assillante, ben recitato (eccetto il zio ‘sasino), ottimamente diretto, cattivo come mi piace, barocco in sospensione.

    Mereghetti non è la prima cazzata che dice e che fa.

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