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Diavologia: Punto di non ritorno

“Diavologia”, o di quella volta che dopo Lords of Salem abbiamo sentito il dovere di fornirvi modelli di demònio più attendibili o quantomeno più interessanti; per dilettarvi, educarvi o semplicemente ricordarvi che nello spazio nessuno può sentirvi ascoltare Stairway to Heaven al contrario.

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Paul William Scott Migliore Degli Anderson è un incompreso.

Il Migliore è ricordato dai più come “il regista dei Resident Evil“: per i detrattori una stimmata incancellabile, per i fan all’acqua di rose una motivazione sufficiente a salvarne la carriera ignorando il dettaglio che Anderson abbia di fatto diretto i peggiori episodi del franchise, che il migliore sia opera del regista di Highlander e che i motivi per amare il Migliore sono soprattutto altri.

Il Migliore viene spesso confuso con il suo pretenzioso quasi-omonimo.

Il Migliore è odiato da molti perché ha sposato Milla Jovovich.

Il Migliore è odiato dai Peggiori per via di Mortal Kombat, che invece, per essere un film che lottava contro la pessima fama dei tie-in videoludici e contro le imposizioni del PG13, è ancora oggi più che dignitoso.

Il Migliore viene spernacchiato perché non sa scrivere i film. Il Migliore è uno che esagera con i rallenty e lo spettacolone ma non ha idea di come raccontare una storia. Il Migliore è un tamarro senza speranza. Il Migliore mi ha violentato la tartaruga con un temperamatite.

E via così, ignorando che stiamo parlando di un uomo che ha esordito con un film in cui Jude Law si sfrocia contro le vetrine dei negozi, che ha avuto il coraggio di dirigere un sidequel di Blade Runner e nonostante questo di continuare uscire di casa. Che ha saputo dire «no» a X-Men perché allergico al PG13 dopo la pessima esperienza proprio con Mortal Kombat, e ai soldoni sicuri della Marvel ha preferito l’avventura di un viaggio nello spazio alla ricerca di Satana. E già che c’era ha creato un piccolo, misconosciuto e ingiustamente maltrattato capolavoro.

Sopra: come identificare un capolavoro in dieci facili lezioni.

Sopra: come identificare un capolavoro in dieci facili lezioni.

La storia di Punto di non ritorno*, del perché questo film esiste, è a cavallo tra tenerezza e follia. Va così: al signor Philip Eisner ci muore la famiglia, lui per riprendersi decide di andare dai signori Paramount e ci dice «amici, voglio scrivere un film che è Shining nello spazio». I signori Paramount reagiscono con entusiasmo e vanno da PWSA con un Post-It rosa con scritto su “shining nello spazio”; lui non fa in tempo ad afferrarlo con un sorriso così sulle labbra che Laurence Fishburne, Sam Neill, Jason Isaacs e Joely Richardson sono già sul set con una tuta spaziale addosso. A quel punto parte un doppio doppio gioco: Paramount decide che la storia scritta da Eisner è troppo simile a quella di Alien (si parla di alieni su un’astronave), Anderson decide che la storia scritta da Eisner contiene troppo poco sangue, così gli uni ingaggiano lo sceneggiatore di Se7en per qualche piccola revisione, l’altro gira un mattone di due ore e passa in cui quaranta minuti sono dedicati a squartamenti, violenze, decapitazioni, mutilazioni genitali, documenti mancanti per il 730. Il risultato è che Eisner fatica a riconoscere il suo film, agli executive di Paramount che si stanno godendo la prima copia-lavoro viene un coccolone, Anderson si vede costretto a tagliare gran parte di quei quaranta minuti e a distruggerli per sempre, il film esce al cinema monco, floppa al box office e viene completamente dimenticato dai più. Almeno fino a quando non esce Dead Space.

Sopra: un floppone.

Sopra: un floppone.

A riguardarlo oggi, a sedici anni dall’uscita, lo stupore si somma alla rabbia per un destino così avverso. Detta in poche parole, Punto di non ritorno è un filmone. Senza se, ma, metaforoni, crossover: è pura fantascienza Sheckley-iana fatta di alieni, incubi e deliri, una sorta di versione orbitante di Fantasma cinque nella quale i tropes del genere vengono frullati e riassemblati con l’occhio del (scusate la parola) cinefilo. Punto di non ritorno è il figlio segreto di Shining e Alien, ma anche di Hellraiser e 2001; in particolare è il mattonazzo film di Kubrick a venire citato in continuazione (visivamente, anche) e al contempo a venire stravolto secondo l’ottica un po’ retrò – e, questo sì, propria più dell’horror che della sci-fi vera e propria – del limite proibito oltre il quale si annida solo il morbo della morte e che i soliti scriteriati scienziati decidono di oltrepassare sprezzanti del pericolo salvo finire poi masticati e maciullati.

È fantascienza conservatrice e lovecraftiana, nella misura in cui Lovecraft era un conservatore terrorizzato da quanto la scienza corresse più veloce di lui, un film che avrebbe funzionato più che dignitosamente anche sfruttando la soluzione proposta da Eisner (= il pericolo sono mostri alieni con i tentacoli) ma il cui salto di qualità è garantito dall’inserimento di un elemento inaspettato ma a ben guardare vecchio come il mondo: Satanasso.

Sopra: Satanassa.

Sopra: Satanassa.

Va così: Sam Neill, il miglior scienziato degli anni Novanta, viene catapultato ai confini del cosmo insieme a una ciurma di filibustieri spaziali capitanata da Laurence Fishburne; qualcuno sulla Terra ha captato un segnale di emergenza lanciato dalla USG Ishimura Event Horizon, una specie di gigantesco Titanic spaziale andato perduto mentre esplorava i paraggi di un buco nero. A parte i primi, gloriosi quindici minuti – un’orgia di space porn che fa sanguinare gli occhi di gioia, girata tutta in una CGI datata 1997 e invecchiata benissimo – il grosso del film si svolge tra la nave di Morpheus e la Event Horizon: il solito, perfetto, claustroagorafobico setting da horror nello spazio, girato da un Anderson in stato di grazia e in fissa con i corridoi. No, seriamente: se Punto di non ritorno fosse stato un film muto e senza personaggi, novanta minuti di corridoi e sale comando e infermerie e tutto l’armamentario di una nave spaziale che si rispetti, sarebbe stato comunque un capolavoro.

I personaggi, però, ci sono, e soprattutto c’è quel che succede loro una volta arrivati sulla nave: visioni, rumori, suoni, istinti primordiali, il genere di cose che ti farebbe levare le tende in tempo zero se non ti trovassi tra i piedi il solito scienziato eccessivamente curioso e la cui ambizione non ha limiti (Lovecraft, ancora una volta). «Perché ho visto il fantasma putrefatto di mia moglie?» si chiede il professor William Weir, laureato in ficcanasologia. «Perché quella là vede il figlio morto? Perché quell’altro è impazzito al punto da provare a lanciarsi nello spazio senza tuta? Perché il precedente equipaggio della Event Horizon sembra essersi dedicato al massacro orgiastico sbraitando imprecazioni in latino prima di sparire per sempre dalla faccia del cosmo?». La risposta, ovviamente, è: Satana.

Ciò che rende unico Punto di non ritorno, infatti, è il modo in cui sfrutta i suoi (vaghi) presupposti scientifici per inscenare l’orrore. L’orizzonte degli eventi è il limite, la soglia che l’astronave ha varcato mentre cercava di capirci qualcosa su come funzioni un buco nero. Senza scendere in dettagli tecnici, quello che per la fisica è (cito)

«il momento in cui, in un corpo autogravitante, la “materia” (concetto utilizzato qui per identificare insieme la massa e l’energia, che secondo la relatività generale sono la stessa cosa) è così concentrata che la velocità di fuga dovrebbe essere pari o addirittura superiore a quella della luce»

per Anderson diventa la via per infrangere i confini dello spazio-tempo e finire altrove. Un altrove per ammirare il quale non servono occhi, solo un cuore aperto e pronto ad accogliere il Demonio.

«I created the Event Horizon to reach the stars, but she’s gone much, much farther than that. She tore a hole in our universe, a gateway to another dimension. A dimension of pure chaos. Pure… evil. When she crossed over, she was just a ship. But when she came back… she was alive! Look at her, Miller. Isn’t she beautiful?»

«Isn't it beautiful?».

«Isn’t it beautiful?».

Riassumo: avvicinatasi troppo a un buco nero, la Event Horizon ha sfruttato il suo gravity drive per infrangere la velocità della luce e rompere l’ordito dello spazio-tempo, finendo catapultata in una dimensione altra fatta di puro terrore e purissimo male, un inferno uscito da un arazzo di Bosch nel quale cravatte messicane e mutilazioni sono il pane quotidiano, e nel quale nessuno può sentirti urlare non tanto perché sei nello spazio, quanto perché STANNO URLANDO TUTTI. Il Satana di Anderson non è un angelo caduto o un affascinante uomo d’affari o un satiro con un’erezione imbarazzante, è uno stato mentale, una intera dimensione che se ne fotte delle leggi fisiche e in cui tutto è paura, dolore e violenza. Prova ne è il fatto che la Event Horizon non porta a casa nulla dal suo viaggio allucinante: a bordo non ci sono mostri o presenze, non ci sono alieni o tentacoli, c’è solo l’orrore cosmico, troppo grande per poter essere ripreso e mostrato.

[SPOILER]
Tutto sommato l’unico Satana di Punto di non ritorno è proprio il professor Weir: se il videolog ritrovato sulla Event Horizon mostra un equipaggio terrorizzato e incapace di accettare razionalmente quel che c’è nell’altra dimensione, Weir ne è attratto al punto da automutilarsi per abbracciare la perversione, e diventare un profeta del demonio fatto galassia.

Di tutto questo, ed è qui che si è indecisi se rosicare o lodare il talento di Anderson, noi spettatori vediamo poco, quasi nulla. Vediamo gli effetti del viaggio, i postumi, vediamo un’astronave devastata e violentata da torme di diavoli infernali, e in un terrificante micro-video diamo uno sguardo a come l’equipaggio della Event Horizon ha reagito alla gita nell’altra dimensione. Tutto il resto, e qui si esce dalla magia del cinema per tornare sulla Terra, è andato distrutto per sempre per volontà di Paramount, e non c’è speranza di recuperarlo, stando alle parole del Migliore. Leggendo in giro interviste e dichiarazioni varie, pare comunque di capire che i famigerati quaranta minuti fossero una sorta di lunga variazione sul tema di quel sanguinosissimo poco che il film ci mostra, ossia l’Inferno in terra astronave. Possibili reazioni:

• va bene così! L’orrore è tanto più efficace quanto più è nascosto, suggerito, accennato; e quindi Punto di non ritorno è perfetto così com’è e c’è poco da lamentarsi: che ciascuno si costruisca il suo personale affresco satanico partendo dalle suggestioni di Anderson, e smettiamola di lamentarci per quelle dannate sequenze andate perdute.

• va male così! Dimostrazione:

Per. Quaranta. Minuti.

Sopra: una scena romantica.

Sopra: una scena romantica.

DVD-quote suggerita:

«L’imperfetto capolavoro di un non riconosciuto Maestro».
(Stanlio Kubrick, fancalcista, www.i400calci.com)

«Hell yeah Satan!».
(Gesù Cristo, ristoratore, www.paniepesci.il)

IMDb | Trailer

*nota a margine: Punto di non ritorno è un più unico che raro caso di titolo italiano diverso da quello originale del quale coglie però lo spirito optando al contempo per una soluzione più orecchiabile e in grado, almeno teoricamente, di far presa sullo spettatore medio.

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70 Commenti

  1. Simone

    Filmone, anche se trovai un po’ ridicola l’idea che per distruggere il “male”
    SPOILER bastasse una mega esplosione (mi riferisco al finale).
    Mi ricordo ancora lo scambio di battute tra Fishburne e Neill:

    “I suoi occhi…”

    “…Laggiù dove andremo non avremo bisogno di occhi…”

  2. Michael Jail Black

    Funfact: Il trucco del incubo finale e’ poi stato usato anche in Virus(1999) anche filmone!
    Ma qualcuno si ricorda di supernova con Robert Forster?

  3. Gatsu Io Gatsu Io

    Si al diavolo la teoria scientifica e solo che e una scena che ricordo particolarmente bene e che sembrava decisamente verosimile Se per questo l’incubo finale mi pare piu una citazione da aliens di Cameron peró anche virus va bene:-)

  4. Marlon Brandon

    Sam Neil! Mi avete fatto venire una fotta pazzesca…però sta cosa dei 40 minuti grida vendetta…

  5. vespertime

    Ragazzi ma ha ragione @Tyler comunque. I minuti mancanti sono stati ritrovati anche sei in qualità pessima. Lo dice il suo articolo e lo dice anche questo.

    http://www.movie-censorship.com/news_en.php?ID=3918

    Andrà a finire come Cabal che “blabla” e poi nessuno se li fila.

  6. No aspe’, hanno ritrovato una VHS con il primo montaggio che conteneva anche quei minuti. Non sono un tecnico e magari è una cazzata, ma non credo sia semplicissimo estrapolarli da lì e infilarli nella versione attuale per completarla, non compromettendo la qualità. Cioè il rischio è che si vedano le parti aggiunte perché staccano troppo rispetto a quelle che già ci sono. Questo penso eh, ma a naso, se poi qualcuno ha più competenze e può smentirgli gli sarò grato per sempre.
    Immagino comunque che sia costosetta come operazione, e per un film come Event Horizon non credo nessuno voglia sobbarcarsi la sbatta.

  7. vespertime

    @Stanlio: assolutamente. Sono stati ritrovati e, come dici tu, la qualità è oscena (una vhs di quegli anni buttata chissà dove..). Penso che il MASSIMO che sia possibile fare (se và veramente di lusso) è che tutte quelle scene siano inserite in un eventuale dvd come extra. Non penso che ci sia qualcuno disposto a spendere dei soldi per una riconversione in digitale degli stessi. Quindi, calcolando l’interesse che ha il mondo per questo film, probabilmente quei contenuti rimarranno chiusi in un cassetto.

  8. rash

    sì grande annata, se non fosse per “paura al bando, c’è smith al comando!”. la bruttezza imbarazzante di quei ragni mi è rimasta impressa.

    scusate, tanto per fare la punta agli stronzi, non era un po’ diversa la storia del buco nero?
    io ricordo che la nave aveva un mini buco nero all’interno (la sfera nella stanza del disagio) che una volta attivato avrebbe permesso alla nave annullare lo spazio e il tempo facendo coincidere il punto di partenza e quello di arrivo.
    ed è in in quel non-momento che passano attraverso la dimensione malvagia eccetera.

  9. Stanlio Kubrick

    @rash e chi altri lo faceva notare: hai perfettamente ragione, ma al punto che ero convinto di aver scritto così anch’io. Posso dare la colpa al caldo?

  10. babaz

    sì ma un po’ di rispetto per 2001, diamine.
    per il resto suggerisco, oltre all’eccellente film, un giro di giostra su Dead Space. Very good

  11. mska

    @Chiunque mi rispondesse sulla attendibilità/scientificità. Da avido lettore di Urania (grazie kindle!), apprezzo quando si perde anche solo un minuto cercando di dare una spiegazione (pseudo)scientifica dei vari ammennicoli tecnologici. Viva i “Viaggiamo più veloci della luce perché col buchino nero nella sfera di contenimento pieghiamo lo spazio come una pagina del calendario della Marcuzzi”, a morte i “Viaggiamo velocissimi perchè sì”.

  12. NemoII

    @Gatsu Io Gatsu Io & Michael Jail Black : Solo questione di velocità! ;)
    Il film è indubbiamente pieno di tecnobabble (vedi Star Trek), quando lo “spiegone” viene per così dire istituzionalizzato…Per il resto è una gran bella pellicola, che si fonda su teorie fisiche forse superate ma che hanno rappresentato il “punto di partenza” per arrivare al “punto di non ritorno” (scusate il gioco di parole…)!
    Per il resto, perché l’italiano non impara a godersi l’atmosfera [tecno]gotica della pellicola, manda il cervello in modalità ‘sospensione dell’incredulità’ e si diverte per un paio d’ore con una buona sceneggiatura ed attori interessanti?

    Pace profonda nell’onda che corre.

  13. Tyler

    @Stanlio e @vespertime

    Dune di David Lynch è uno dei miei film preferiti in assoluto. Non tanto per la sua caratura intrinseca, ma perchè il mio libro preferito in assoluto è proprio il ciclo di dune di Herbert. Nonostante la Miniserie di Sci-Fi Channel di 5/6 ore (con Giancarlo Giannini nella parte dell’imperatore Padisha Shaddam IV) sia molto più fedele all’opera originale, soffre di gravissimi problemi di miscasting e characterization nella figura di Paul Atreides. Anche se molto meno fedele, ho sempre trovato che l’opera di Lynch cogliesse decisamente meglio lo SPIRITO del libro, più che la sua vera e propria trama.

    Tutto questo per dire che – anni fa – in un cassone di Blockbuster, trovai un DVD di Dune in edizione “strana” che conteneva due dischi: uno con la “theatrical version” e uno con una versione “assemblata” ed integrata con tutte le scene tagliate ed omesse per una durata di 190 minuti (naturalmente a regia di “Alan Smithee”).

    Ecco… il mio sogno bagnato è che anche Event Horizon possa subire un simile dentino, prima o poi: una versione (anche “non ufficiale”) con due dischi. Uno con il film bello e patinato, ed uno con il riversamento (anche scrauso) della VHS ritrovata (non dicono dove, ma secondo me dentro un cubo di Lemarchand).

  14. Gatsu Io Gatsu Io

    Non so tyler amo anche io la saga di dune almeno fino al terzo libro(ma li ho letti tutti) e sinceramente un duca Leto decente io ancora non l’ho visto sono troppo in entrambe le pellicole troppo vecchi(dovrebbero essere appena addolescenti per il libro)oltre ad avere entrambi l’espressivita di un manichino

  15. Tyler Nomak

    @Gatsu Io Gatsu Tu
    Ciao!
    …cedo che tu intenda Paul Atreides (che nel libro I ha circa 15 anni). Leto è il padre. Ma nella sostanza sono abbastanza d’accordo con te. Sarebbe dovuto essere giovanissimo, ma…
    – Nella miniserie “Dune” di Harrison il problema è il carattere più che l’età: Paul Atreides qui è un viziato capriccioso e con manie di grandezza. Un vero insulto al personaggio del libro. Inoltre… rendere il protagonista della tua miniserie antipatico abbestia non credo faccia bene.
    – Nel film di Lynch l’età è sbagliatissima (hai ragione tu) e Kyle McLachlan ha un “acting” un po’ troppo “cerbiattoso” e sognante, ma il carattere di Paul (coraggioso, umile, studioso, onorevole, leale, dotato di senso del dovere, etc.) esce assolutamente benissimo.

  16. Gatsu Io Gatsu Io

    Sorry e passato parecchio tempo dalla lettura nonche dalla visione:-) condivido comunque le tuo opinioni ho sempre mal sopportato l’attore feticcio di Lynch:-)

  17. Giovi 88

    Non lo vedo da un po’ ma ricordo che “Punto di non ritorno” è davvero un buon film, non un filmone ma di sicuro molto meglio delle cagate che sta girando Anderson in questi ultimi anni…

  18. Tom Hard

    a me era piaciuto un casino, la prima volta che lo vidi con gli amici stavamo li a mettere fotogramma per fotogramma per capire se veramente stava avvenendo un’orgia demoniaca.. proprio da poco ho cercato una versione in streaming per rivederlo, ne facessero di più di film così.

  19. Maverick

    Cavolo, l’unico “Punto di non ritorno” che conoscevo era il capolavoro di Morsello…Film da vedere direi.

  20. Ruper Tevere

    Filmone, sempre considerato un filmone. Poi ero ragazzino e non mi interessavo dell’eventuale successo al botteghino e scopro ora che è stato un film sfigato (ma un po’ in effetti si intuiva anche allora).ù
    Mi ricordo ancora di averlo noleggiato dal vecchio block, e visto a casa dei nonni in uno di quergli interminabili pomeriggi senza compiti a casa (quest’ultima cosa l’avevo decisa da me, devo dire). E di essere CREPATO di paura. Però che filmone, che profondità e che spessore. Cazzo. Robe che vedere cos’ha combinato Ridley con Prometheus ti fa piangere lacrime amare.

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