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Pacific Rim: raccolta esaustiva degli unici pareri che contano

Siccome ci vogliamo rovinare, a voi ben SETTE recensioni al prezzo di una.
Prendetevela comoda, fate pure delle pause in mezzo, non c’è fretta.

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IL PARERE DI DARTH VON TRIER

“Robot di menare i mostri: un genere vivo da decenni. Signori lo possiamo rilanciare: abbiamo adeguate conoscenze tecnologiche. Esiste la possibilità di creare il primo kolossal di robottoni dal vivo. Pacific Rim sarà un film diverso dagli altri: più grosso, più potente”

Un po’ come per l’apertura de L’Uomo da sei milioni di dollari la cosa era in serbo da tempo: servivano le tecnologie per realizzarla in maniera efficace. Lo sapevamo tutti, lo speravamo tutti, da decenni.

È sicuramente il film di epica fantascientifica della sua generazione, è un cult annunciato di questa ma è in realtà un passaggio di consegne a lungo rimandato di almeno tre generazioni a quest’ultima: da quella di Ray Harryhausen Eiji Tsuburaya e Ishiro Honda a quella di  Go Nagai e Yasuhiko Tomino  fino a quella di Del Toro e dei milioni di spettatori che come lui sono cresciuti tra gli anni settanta e ottanta con i film, cartoni animati e serie televisive dedicate allo scontro di uomini/robot/veicoli contro i mostri e che ne hanno consolidato ed ampliato l’importanza e le tematiche una volta diventati autori.

Da loro, attraverso loro, fino ad ora e probabilmente con Pacific Rim, da noi verso le future generazioni.

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Al centro: Sadamasa Arikawa ed Eiji Tsuburaya, ovvero “Se stasera sono qui”

Questo lavoro partito negli anni trenta del ‘900 al cinema ci era arrivato – anzi è partito proprio da lì- ma per limitazioni tecniche non ha mai potuto essere messo in atto oltre certi limiti fisici, trovando però in queste sue limitazioni tecniche una chiave espressiva fenomenale e portando sul lato tecnico la modellistica e tecniche come la stop-motion e il green screen a livelli dell’arte tutt’ora imbattuti. Tutte cose di cui ci siamo cibati elaborandole, coccolandole, studiandole, covandole in attesa di poterle fare vere

Vere poi, cioè: che sembrino molto vere, più vere dei mostroni di gomma che fanno le scintille quando li meni ecco. E ci siamo arrivati, dopo aver atteso così tanto: abbiamo i mostri realistici e i robot realistici.

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Studiavamo da decenni

In Pacific Rim ci sono i robottoni, ma c’è molto di più: come il fare fronte alla minaccia dei kaiju riunisce nel film una forza internazionale , il voler creare il film definitivo sull’argomento mecha VS kaiju fa assemblare a Del Toro e Travis Beacham pezzi della nostra cultura popolare da varie provenienze ed epoche, marcatamente dal Giappone ma non solo.

Quello che è assolutamente più presente sono le serie dal vivo tokusatsu giapponesi, riferimenti robotici di ogni tipo da Battletech a Gundam, la dimensione malvagia da cui entrano a ondate maggiori i mostri è in parte il Warp di Warhammer 40.000 e in parte i videogiochi ad ondate e in tutto ciò al contempo è presente anche la più classica componente del film bellico\di addestramento americano classico da Aquile d’acciaio a Top Gun, con le più classiche dinamiche cinematografiche americane di nemici-amici, bromance e comic relief. Tanta, tanta roba insomma.

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Le serie tokusatsu, enormemente popolari in passato negli USA (e quindi anche nel Messico del piccolo Del Toro con la parabola) hanno di sicuro influenzato la parte più giapponese del film, l’influenza quasi didascalica dei film di mostri e delle serie succitate è enorme. Addirittura ci sono analogie tra l’assunto del film e una serie dal titolo di Izenborg, nella quale un misterioso impero dei dinosauri attende sotterraneo il momento opportuno per attaccare la Terra per impossessarsene spazzando via l’uomo attraverso dei dinosauri mutati all’uopo in abomini colossali, invasione a cui la Terra resiste grazie ad un gigantesco robot pilotato da un uomo e una donna che si uniscono in simbiosi onde ammazzare di botte i vari mostroni. Suona familiare? La parte robotica è un po’ meno diretta come discendenza invece: se nell’assunto generico “robot contro mostro che arriva ogni tot” siamo dentro il più classico dei Go Nagai, nel particolare invece la cosa è più complessa e attinge da più cose.

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“È da Izenborg che attendiamo di riprenderci la Terra!”

Del Toro adotta un approccio più recente ai mecha, quello diciamo della “macchina ad uso guerra” piuttosto che l’idea antica dell’avatar-samurai completamente personificato delle serie degli anni settanta, siamo quindi alla sci-fi militare di Battletech, Macross, Corazzata Yamato e alla fanta-geo-politica coi robot di Gundam o al millenarismo di Evangelion più che un approccio alla Mazinga o Jeeg, approccio più “realistico” ai mecha questo che è sempre piaciuto molto agli statunitensi (ed è anche quell più diffuso in USA all’epoca) e con cui inevitabilmente sono cresciuti anche Del Toro e Beacham. In mezzo ci stanno pure X-Bomber e tantissimo Robot Jox (la parte americana più presente nel film forse) nella messa in scena così fisica dei robot in cui li vediamo assemblarsi, venire costruiti e demoliti, trainati su gru e carrucole, fare fumo e scintille e sovraccaricarsi.

Un altro elemento di continuità è la scelta di far svolgere molto dei combattimenti di notte, probabilmente scelta obbligata per questioni tecniche un po’ come lo era decenni fa e che come decenni fa aumenta la minacciosità dei mostri creando un altro ponte tra Tsuburaya e noi.

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il menarsi di ferro con papà Robot Jox

Esaurite queste disquisizioni tematiche e stilistiche, si esaurisce il film? No, per fortuna Del Toro non voleva fare dello squallido fan-service per ragazzini grassi e sudati con la maglietta di Daitarn III. Voleva fare un film vero, che sentiva da quando era ragazzino e che sentiva sarebbe stato il film di tutti quelli che erano stati ragazzini con lui, per far ripartire quelle cose da un nuovo punto, per i ragazzini di oggi e per fare una fracca di meritatissimi soldi. E lo ha fatto.

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Click – “Nota audio di Guillermo: come Gamera e Guiron”

È un film che ha una sua personalità e, nonostante l’enorme eredità iconografica di cui si fa carico, non è derivativo. È curato nei personaggi e nella trama, e riesce nell’essere archetipico senza mai essere banale o retrò, rende importanti le piccole storie quaggiù perchè sono quelle per le quali i robot pilotati dagli gli eroi combattono lassù e questa è una delle cose che i cartoni animati di robot  insegnano sempre. Non ha tempi morti, non ha cose inutili, ha un commento sonoro maestoso e degli effetti speciali che ricorderete per sempre. Ha la statura del classico, pochi cazzi.

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la statura del classico pare essere di circa 100 metri per 2500 tonnellate

C’è una dimensione del bigger than life che travalica qualsiasi altro film abbiamo visto finora, più semplicemente: Pacific Rim è enorme da cacarsi addosso. Credo che per un bambino di oggi la visione al cinema di questo film sia un terremeto alla sua fantasia come possono esserlo stati in passato alcue pietre miliari del fantastico massimalista, da King Kong a Guerre Stellari fino a Jurassic Park. E sono paragoni che non uso con leggerezza, statene certi.

“E il menare?” Direte. C’è : tanto, bello e gigantesco ma per fortuna c’è anche svariato altro.

IL PARERE DI CASANOVA WONG KAR-WAI

c'è spazio anche per...

c’è spazio anche per…

La prima cosa che ho pensato è stata: “il film che aspettavo da quando ero bambino!”. Che va bene perché è giusto. Che va bene perché è vero. Lo stesso che ho pensato (e scritto) quando siamo andati a vedere The Avengers. Il mio sogno che diventa realtà, con 25 anni di ritardo circa. Ieri leggevo una dichiarazione di Guillermo Del Toro che, citando Orson Welles, diceva che aver fatto Pacific Rim è il classico “the biggest electric train set a boy ever had“. Il set di trenini elettrici più grande che un bambino abbia mai avuto. S’è divertito come un pargolo ad avere sul set “una scatola piena di robot, mostri, edifici e automobiline con cui abbiamo giocato tantissimo!”. In tanti, per parlare di questo grande film, parlano di “giocattolone”. L’altro giorno, pure io, quando vi ho parlato di quella cacata di Atlantic Rim, l’ho presa talmente alla lontana che vi ho raccontato di quando avevo 12 anni e spendevo la mia paghetta in Bustoni Sorpresa al Bar della Renza. Insomma, c’è evidentemente qualcosa che lega questo film alla fanciullezza, al nostro essere (stati) dei bambini. E lo ripeto: va bene perché è giusto. Va bene perché è vero. Va bene perché ci sono i robot contro i mostri. Ma il problema qual è? Il problema è che poi si rischia di prenderlo sotto gamba, di considerarlo solo per l’aspetto “mi ritrovo con i miei migliori amici e ci fomentiamo a vicenda, facendo i rumori con la bocca!”. Perché invece Pacific Rim è altro: tipo un cazzo di maturo capolavoro del Cinema.

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Mentre lo guardavo m’è venuto in mente un vecchio film d’animazione della Blue Sky Studios, quelli de L’Era Glaciale. Si intitolava Robots ed è uscito nel 2005. In originale il protagonista Rodney aveva la voce di Ewan McGregor. Nella versione italiana invece parlava come Dj Francesco. Che tra tutte le cose che gli vengono male, quella del parlare è proprio quella che gli esce peggio. Bella di padella, porco cazzo. Però è andata così e da noi, ma pure in tutto il resto del mondo, Robots non è andato come ci si aspettava al botteghino. Ed è un peccato, perché in realtà era molto carino. E soprattutto aveva una bellissima idea: Robots era un film d’animazione 3D tutto futuribile e sfavillante, soprattutto per l’epoca, che parlava di robots e lo faceva con un tratto che più retrò non si può. L’idea era quella del contrasto tra un mezzo come quello del cinema di animazione, che proprio in quegli anni stava diventando qualcosa di tecnicamente ineccepibile, e un approccio visivo evidentemente legato al passato. I robot di Robots sembrano quei vecchi giocattoli che si trovano nei negozietti di antiquariato, quelli di latta e con le molle. Oggi, data astrale 2013, quel tipo di design è stato ripreso, rivalutato, infighettato e rispacciato come nuovo, ma utilizzarlo nel 2005 era una scelta estetica decisamente coraggiosa. Questa invece era solo un’idea del cazzo.

Guillermo Del Toro ha un gusto estetico personale ed estremamente riconoscibile. Quando uscì Hellboy rimasi stupefatto di come i famosi pezzi del famoso puzzle fossero caduti tutti al posto giusto, di come il suo immaginario cinematografico (che ormai conoscevamo un po’) si fosse rivelato essere il parente più prossimo di quello di carta del grande Mike Mignola. Come descriverlo? Non lo so: le avventure di Indiana Jones che si svolgono in un mondo pieno di meccanismi simil steam punk e di simil tracobbetti dei Goonies. Ok, Hellboy il fumetto è anche altro, ma Del Toro è stato in grado di coglierne alcune sfumature che su grande schermo funzionano alla grande. Il simpatico e rubicondo messicano nei suoi vari film ha sempre creato dei mondi a metà strada tra il sogno e l’incubo, con una sua precisa coerenza tecnologica. Pacific Rim non fa eccezione. Ovviamente in tanti hanno paragonato questo film ai Transformers del nostro amico Michael Bay (“Cavolo, due film coi robot… ci dev’essere qualcosa che gli unisce… Ma cosa?”), ma siamo veramente dalla parte opposta. L’estetica di Bay viene secondo me perfettamente sintetizzata e spiegata in un’inquadratura di Armageddon. Vi ricordate di quando sta per cadere l’asteroide e si vedono tutte le varie città del mondo (quelle che contano, ovvero non c’è l’Italia, come non c’è mai nemmeno in Pacific Rim…)? Ecco, ad un certo punto si vede la Francia. E la Francia è una piazzettina che urla “baguette! caprice des dieux!” da cento metri di distanza, con dei giovani vestiti come le comparse del Drive In – gli amici di Pier Silvio che stavano sul retro con la felpa della Best Company e si sganascivano forzatissimamnte – che stanno attorno a una moto da strada di colore verde e seguono le notizie su una radio. E c’è uno di quei movimenti di macchina pazzeschi, una gru tipo legata a un elicottero, di quelli che fa sempre Bay e che alla fine, per fare un raccordo di sette secondi, avrà speso come Garrone per fare i suoi due ultimi film.

Tranquilli! Son sempre io: Il Michael Bay!

Tranquilli! Son sempre io: Il Michael Bay!

Questo è Bay: superfici leggere e scintillanti riprese a velocità folle. Del Toro lavoro esattamente nella direzione opposta, così come lo sono i suoi robot rispetto ai Transformers. Pur avendo utilizzato quello che è oggi il massimo nel campo degli effetti speciali, Del Toro è un regista che predilige un’estetica pesante, decisamente più materica che spesso si fa quasi nostalgica. Prendete lo Jaeger protagonista, Gipsy Danger: un vecchio robot quasi da rottamare, l’unico ancora analogico, pieno di pistoni e stantuffi, che però è quello che alla fine risolve tutto. Prendete il nostro preferito: Cherno Alpha. Prendete il marchingegno costruito dallo scienziato Charlie Day per entrare in comunicazione telepatica con il cervello di un Kaiju: ci sono dei tubi attaccati con lo scotch a un mantice. Se quella roba l’avesse messa Bay in un suo film (o un altro a caso che fa i film “giocattoloni”) sarebbe stato un pezzo di design dell’Alessi. Invece no: in Pacific Rim la più alta tecnologia esistente oggi viene utilizzata per realizzare oggetti dal sapore volutamente e squisitamente retrò (chi è quel genio che s’è inventato l’Elbow Rocket?).

Questo approccio non rimane ovviamente confinato solo alla superficie. Pacific Rim ha una messa in scena inaspettata ed inedita. Le sequenze d’azione sono ovviamente quanto di più spettacolare si possa immaginare e hanno una potenza di fuoco assurda, ma ha anche tante sequenze in interni. Gente che parla dentro a delle stanze. Eggià. Strano no? E, a differenza di quello che dice il 98% delle persone a cui questo film non è piaciuto (già: esistono…), Pacific Rim è ben scritto e riesce a gestire bene tempi e ritmo. Una storia semplice non dev’essere scritta male per forza, o presentare dei personaggi scialbi. Anzi, più semplice è, più deve essere sceneggiata con cura. Vi esploderà la testa più volte durante la visione grazie a dei ROBOTTONI, ma poi una volta a casa vi ricorderete anche di quella goccia di sangue che cade dal naso di Stacker Pentecost, del meraviglioso (finto) flashback di Mako Mori o dei battibecchi tra Gottlieb e il Dr. Newton Geiszler. Un film che segna un nuovo gigantesco traguardo per quanto riguarda gli effetti speciali, ma che ci regala anche dei bei personaggi e una storia molto piacevole. Perché in giro leggo anche di persone che si lamentano che la storia non è “bellissimissima profondissima tipo quelle che scrive Aaron Sorkin quando trae i suoi script da Fitzgerald”, quando i testi cui fa riferimento la sceneggiatura di Travis Beacham sono i cartoni animati giapponesi con cui siamo cresciuti. Roba che, nel caso ve lo steste chiedendo, non sembrava scritte da Sorkin ispirato da Fitzgerald. Babbi.

"Certo, per me è importante il lato umano della questione. L'approfondimento psicologico!"

“Non sono contento! Per me è importante il lato umano della questione. L’approfondimento psicologico!”

Ma veniamo finalmente alla parte che più piace a noi giovani: le botte da orbi tra i robottoni e i mostri del demonio che provengheno dal fondo dell’Oceano. Avete presente quando guardate un’immagine e vi fate un’idea delle sue proporzioni? Ecco, v’è mai successo di capire di aver sbagliato a valutare le proporzioni di un’immagine a causa dell’inserimento di un elemento esterno? Tento di spiegarmi meglio: guardate questo fotogramma. Trattasi della prima immagine del film The Marine 2. No, per dire le cose che mi vengono in mente. Cosa vedete?

Cavolo, ma è un Oasi!

Cavolo, ma è un oasi con cascata!

Una specie di oasi in una qualche jungla con tanto di bellissima cascata, giusto? Riguardate bene adesso.

Solo ora comprendo lo straniante effetto della percezione!

Dannazione! Solo ora comprendo lo straniante effetto della percezione!

In realtà si tratta di una pozzanghera in mezzo a una stradina di un paesino della Thailandia. Lo capiamo perché c’è l’elemento esterno “pistola” che ridimensiona le proporzioni dell’oasi, svelandocela per quello che è, ovvero una pozzanghera. Ora, Pacific Rim deve mettere in scena, in modo credibile, degli scontri tra robot e mostri alti più o meno ottanta metri. Guillermo Del Toro, che è omo di cultura, ha detto di essersi ispirato al quadro di Goya Il Colosso. Ha dichiarato di voler rendere su pellicola quella sensazione di stupore e di timore reverenziale del dipinto. E allora ve lo dico: siam bravi tutti a fare i disegnetti come quello lì, il Goya, ma io vi voglio vedere a farli per davvero dei Colossi che se menano inseriti in un conteso urbano normale. La cosa realmente stupefacente di questo film è come questi esseri tutti fatti col computer, riescano a muoversi e ad interagire in spazi urbani reali di cui noi conosciamo a memoria le proporzioni e sembrare GROSSI e POTENTI. Vi ricordate la conclusione di Cloverfield, quelle poche ed uniche sequenze in cui si vedeva il mostro nella sua interezza che tirava giù i palazzi a codate? Ecco, fate conto che è così, ma per molto più tempo e con una definizione, una ricchezza di dettagli assolutamente mai vista su grande schermo. Questo vuol dire che, a differenza ancora una volta di Transformers, qui si capisce cosa fanno: sempre e comunque. E non c’è nulla da fare: se rimanete indifferenti di fronte a una cosa del genere, a un prodigio di tali dimensioni, a una si grande dimostrazione di affetto, vuol dire che siete probabilmente dei cretini. Detto con il massimo rispetto, sia chiaro.

L'angolo della cultura

L’angolo della cultura

IL PARERE DI JEAN-CLAUDE VAN GOGH

Una cosa che Del Toro ha più volte ribadito nelle interviste è che Pacific Rim è tanto un omaggio ai kaiju giapponesi quanto al wrestling messicano e, cazzo, è verissimo. Che uno va a vedere un film del genere, è tutto carico, si aspetta armi, cannoni, missili, esplosioni, spade laser e appena entra in scena il primo robottone ecco che prende, carica e tira un PUGNO di quelli che vanno scritti in caps-lock; la prima cosa che succede in Pacific Rim è UN PUGNO, e non ci ho capito più niente. Pensavo a tutti i nostri disegni, alla fantasia e all’arsenale con cui abbiamo agddobbato i nostri robottoni: probabilmente abbiamo disegnato un’arma per qualsiasi evenienza e credo ci fosse anche uno scolapasta nel caso la minaccia fosse una grande palla di pasta al ragù venuta dallo spazio profondo. Quindi noi tutti lì a disegnare cannoni sempre più grossi e finisce che l’essenza dei robottoni sta tutta nei pugni. Fatemi contestualizzare subito: Real Steel è un film fatto di robot che si tirano pugni, ma sono applicati a un’idea talmente stupida che in loro non v’è alcun senso. Questi invece sono robot costruiti per FERMARE L’APOCALISSE e la loro mossa preferita è PRENDERE A PIZZE IN FACCIA I MOSTRI. Il contesto mi sembra chiaro, l’importanza che ne deriva altrettanto. Sono pugni imponenti, impetuosi e, soprattutto, pesanti. La terra letteralmente trema ogni volta che un jaeger carica le manone e le sfonda sul cranio di un kaiju. Del Toro ha dato ai robot un peso specifico senza senso e l’ha concentrato tutto in un’unica mossa. Per me è una cosa tremendamente importante, è come dire “va bene la fantasia, ma rimaniamo a terra, facciamo le cose come se fossero davvero là fuori”, è ciò che imposta il tono di tutto il resto. Non so che altro dire che non dirà meglio il capo o chi altri; il film è entusiasmante e gigantesco e a parte la cazzata sui dinosauri che pareva uscita dritta da Prometheus non ha nemmeno troppi difetti di sceneggiatura (certo è una storiella, certo i personaggi sono bidimensionali, ma alla fin fine ci sono diverse idee sull’assenza di ranghi, sull’internazionalità e sull storia d’amore che comunque elevano la sceneggiatura ad un piano superiore rispetto alla media del blockbuster); può avere del senso persino il 3D (ma non lo rivedrei così) e lo dice uno che cagherebbe in bocca a James Cameron e al suo futuro del cinema tutti i giorni. Insomma: un miracolo.

IL PARERE DI NANNI COBRETTI

AVETE VISTO? ANCHE GUILLERMO DEL TORO SCRIVE SCENEGGIATURE IDIOTE CON PERSONAGGI DI CARTAVELINA E GIRA SCENE D’AZIONE CONFUSE COME MICHAEL BAY! E ORA DOV’È IL VOSTRO DIO?

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Questo quadro si intitola “Il bagnetto”

Ciao amici, perdonate lo shock iniziale, in realtà anch’io ovviamente faccio parte del team “Pacific Rim è il film che volevo vedere fin da piccolo”.
Nell’intro alla nostra/vostra galleria di robottoni spiegavo che le premesse c’erano tutte, ma il design dei robot non era esattamente quello a cui ero affezionato da piccolo. Io sono cresciuto con i robot a fattezze umane, i Mazinga, i Jeeg, i Daitarn 3: caricature di uomini giganti con occhi, naso, bocca e corazze fighissime. Avevo una sola paura entrando a vedere Pacific Rim, ovvero che la tecnologia per fare finalmente la sceneggiatura che scrivevo e riscrivevo ogni santo pomeriggio della mia infanzia coi miei robottoni di carta e pupazzi di gomma fosse arrivata troppo tardi per rappresentare la mia generazione, e fosse saltata direttamente a quella seguente di quegli Evangelion-cosi di cui vi sento spesso blaterare e che quando sono usciti io ormai avevo già il motorino.
Qui, per fortuna, sbagliavo di grosso.
Pacific Rim mette sostanza dove la volevo io: i robot sono enormi, e Del Toro non manca mai di inquadrarli dal basso o di fianco a qualcosa che te ne ricordi sempre le proporzioni. Hanno I PUGNI, che è tutta l’umanità minima indispensabile che mi serviva: li usano per prendere a pizze in faccia i mostri, come nel più colossale street fight della galassia, ma li usano anche per scrocchiarsi le nocche e partire alla carica. E camminano lenti e pesanti: una delle inquadrature più belle è sul pilota dell’analogico Gipsy Danger che muove la gambina e attiva mille meccanismi che fra leve e ingranaggi vari fanno muovere la gambona del robot. La più bella in assoluto è ovviamente quella di Gipsy che frana sulla spiaggia come un enorme balenone meccanico.
E anche la mitologia è abbastanza old school per farmici ritrovare pienamente. Robottamente (?) parlando, io sono iconograficamente affezionato allo sfavillante eroe simbolo del bene piuttosto che all’arma militare che include un po’ di realismo concettuale di troppo, ma quando JJ Abrams Charlie Day dice “i kaiju eseguono ordini!” ho esultato: sono i Meganoidi. La bazza dei due piloti collegati mentalmente ha potenzialità drammatiche spettacolari ed è indovinatissima.

Pilotare uno Jaeger

Come pilotare uno Jaeger (dimostrazione pubblica)

In mezzo a questo mare di cose bellissime, commoventi (i piloti che entrano nella testa e la testa che si aggancia al robottone!), siccome di pregi se n’è già discusso abbastanza qua sopra, a me tocca lo sgradito compito di introdurvi due piccoli aspetti negativi che non riesco a ignorare:
1) Del Toro e Beacham hanno palesemente scritto un film più grosso di quanto potessero davvero permettersi di girare. Di conseguenza non solo l’azione è spesso confusa, ma è tutta, TUTTA, ambientata di notte e durante tre specifiche circostanze: nell’acqua alta; durante un diluvio; in mezzo alla città, con fumane enormi provenienti da chissà dove. È tutta roba che copre, camuffa e fa risparmiare soldi, ma soprattutto impedisce di godere appieno di ciò che accade. Ci rimettono soprattutto i mostri, che sono tanti ma non si capisce bene quanti siano e che forma abbiano, a parte quello che a un certo punto spalanca le ali e inizia a svolazzare. Nelle prime scene ci sta, fa atmosfera; in mezzo volendo anche, si sta ancora prendendo la rincorsa; ma quando la situazione si ripete identica anche nel finalone, ovvero quando andrebbero mollati tutti i freni e si dovrebbe finalmente esplodere di epicità giocandosi tutte le carte migliori, la pazienza cede il passo alla perplessità.
Sapete qual è la differenza con Michael Bay? Michael Bay è confusionario perché gira al doppio della velocità degli altri, ma il suo è un continuo concentrato di inquadrature della madonna in cui potreste prendere un fermo-immagine a caso e farci un quadro. Pacific Rim invece è come guardare un porno in cui scopano vestiti. Ogni tanto scappa qualche movimento ben fatto, ma più spesso l’urlo ti viene ricacciato in gola dal continuo interferire di inutili elementi esterni ambientali, e allora – non pensavo che avrei mai detto una cosa del genere – preferisco che mi si mettano dei dialoghi inutili in più ma che almeno una scena una sia girata come Go Nagai comanda. Persino Atlantic Rim, nel suo infinitamente piccolo, aveva capito che il climax dev’essere chiaro e totale e che i trucchi per risparmiare vanno spalmati altrove. Fra i Transformers e Pacific Rim, e in questo risiede la mia unica grande delusione, il film migliore è ancora i Transformers al rallentatore (o il finale di Transformers 3 così com’è).
2) Del Toro è capace di scrivere e girare film molto intelligenti. Solo un ingenuo avrebbe potuto aspettarsi che la sua personalità avrebbe spiccato invariata anche in mezzo a un’operazione come questa, chiaramente ambiziosa dal punto di vista del botteghino, e sapevo benissimo prima di entrare che in quanto a personaggi e dinamiche narrative avrebbe calato le braghe persino di più che nei due film su Hellboy. Il punto però è che anche l’atto di calare le braghe va fatto con sapienza e – soprattutto – convinzione. Del Toro invece si piazza fra il timido e l’inadeguato: non c’è nulla di male a seguire il manualino scolastico degli stereotipi, è alla base di quasi tutti i miei film preferiti, ma troppe scene e svolte narrative in Pacific Rim sembrano buttate lì a casaccio solo perché il manuale dice così. Pacific Rim sarebbe dovuto essere il film in cui Del Toro insegnava a Michael Bay e Roland Emmerich come si gira il blockbuster definitivo, e invece sia Bay che Emmerich – ma anche un film orgogliosamente tamarro come Battleship – rimangono un gradino sopra di lui. Bay odia le scene di raccordo ma sa circondarsi di attori dotati di personalità e bravi a improvvisare che, nel mare di nulla, almeno aggiungono uno straccio di vitalità ai procedimenti; Emmerich diversamente è innamorato duro degli stereotipi classici, li insegue con volontà ferrea e una visione chiara e precisa del tipo di esperienza che vuole creare al punto di comportarsi al contrario di Bay e costringere gli attori ad adattarsi al suo stile d’altri tempi; entrambi sono fieri di quello che fanno e, con queste scelte, comunicano con chiarezza le loro intenzioni. Del Toro invece non sa decidersi e prova ad adattarsi per allargare il target, ma sbaglia quasi tutto il cast (si salvano solo Elba, Perlman e Day) e accumula i suoi luoghi comuni in modo talmente abbozzato e moscio che a confronto Top Gun pare scritto da David Mamet, facendoci un po’ la figura del punk che mette giacca e cravatta per fare un colloquio in banca: non la dà a bere a nessuno. Parafrasando una delle grandi lezioni di vita del Maestro Miyagi, le cose o le fai o non le fai: se le fai a metà, ti schiacciano come uva.
Detto questo: mostroni e robottoni! Nessuno dei suddetti punti ovviamente affossa un film che rimane la spettacolare realizzazione di un sogno bagnato. Uno la cui prima inquadratura è già su un mostro gigante che sta spaccando cose, roba che avrei chiesto di fermare subito la proiezione per uscire e farlo vedere a tutti i registi di questo mondo, peccato poi si trattasse solo di un montaggio veloce a favore di spiegone.
Ma insomma, nonostante il botteghino sia al momento ben poco incoraggiante – esordio al terzo posto negli USA dietro un cartone animato e al nuovo di Adam Sandler, e con la metà degli incassi del “fallimentare” Lone Ranger – spero vivamente guadagni la possibilità di riprovarci.
Magari con più grinta, e soldi gestiti meglio.

"Mi presento, sono Cherno Alpha, ho un ferro da stiro al posto della fazza"

“Mi presento, sono Cherno Alpha, ho un ferro da stiro al posto della fazza”

P.S.: se Idris Elba mi chiedesse di buttarmi in un fosso, io lo farei senza fiatare. Potete mandare in pensione Morgan Freeman e Denzel Washington, siamo coperti.

IL PARERE DI WIM DIESEL

Succede che incontri per caso la ragazzina di cui eri innamorato in prima media. Lei stava in classe con te, tu spiavi tutto quello che faceva, non riuscivi a confessarglielo ma tutti lo sapevano e forse pure lei. Era circuita da qualche ragazzo più coraggioso di te che è riuscito ad uscirci assieme. Uno se l’è fidanzata a diciassette anni e ci è rimasto assieme fino ai trenta, avevano preso casa e messo l’anello e tutte quelle cose che fanno le persone quando crescono. Poi lei ha smesso con lui, si è rimessa in giro per i locali, tu non sei mai uscito dai locali, stasera avete bevuto un po’ troppo, finite a parlare un po’ assieme e lei è ancora bellissima e ora sembra che anche tu sia bellissimo e la chiacchiera sta prendendo la piega giusta e finite a letto assieme. Parlo per sentito dire. Comunque a un certo punto ti alzi e vai in bagno e scopri che la ragazza che hai amato in prima media e non ti cagava pari e con cui sei appena stato a letto ha dei piedi ORRIBILI con tutte le unghie malfatte e le cipolle e i calli. Questa cosa è sufficiente di per sè a ridefinire il climax? La maggior parte delle volte no. Hai avuto buon sesso e tutto il resto, insomma, è un momento di affermazione personale E privata che non ha precedenti. Però è dura accettare in qualche modo che la ragazzina su cui hai speso più sogni e desideri ed emotività nella tua preadolescenza possa essere IMPERFETTA, fallibile, umana. ecco. Per via del rischio concreto di rimanere per il resto della mia vita dentro questa metafora, salto subito al quesito: chi di noi ha abbastanza palle per giocare contro i lati imperfetti del sogno di una vita che si avvera?

esce se cerchi “mostri grossi” su google

Una cosa che non mi è mai andata giù, nella mia generazione, è che sembrava essere capitato tutto prima e dopo di noi. Indiana Jones e Tim Burton e tutti gli altri prendevano certa cultura povera anni cinquanta, diciamo così, e la riproponevano più o meno uguale. Tarantino ha fatto lo stesso con il cinema fino agli anni settanta. La nostra cultura invece è stata bollata come spazzatura da qualcuno che stava in alto (coetanei di mio babbo e gentaglia del genere) e da allora in poi s’è trattato di aspettare una rinascita della nostra cultura di cartoni giapponesi e telefilm sguaiati anni ottanta, in senso finalmente non-trash, che a conti fatti non c’è ancora stata. O comunque non quanto avrebbe meritato. Quindi Pacific Rim, prima di tutto, è una questione religiosa, una specie di avvento. L’abbiamo aspettato da una vita ed è quello che avevamo aspettato: un film dove -forse per la prima volta- viene portato all’eccesso e spinto ai limiti della attuale tecnologia il NOSTRO immaginario. Mostri grossi che sfondano città. Robottoni che sfondano mostri grossi. Non è il ripescaggio tenero di una certa estetica cafona e di certe tematiche di nicchia, riprese come puro esercizio teorico: è il tentativo convincente di un uomo che ci crede e che si è abbeverato alla nostra stessa fonte. È cinema vero che nasce da una riflessione concreta e colpisce quasi tutti gli obiettivi che si prefigge. In altre parole Pacific Rim è roba estremamente seria.

(piccoli spoiler qua e là)

Quello che mi indispone è che lo stesso (forse) darsi così religiosamente di Guillermo del Toro alla sua missione, o alla sua visione, renda Pacific Rim un film di culto per pochi eletti. Per apprezzarlo appieno devi essere una persona cresciuta aspettando un momento in cui i Kaiju e gli Jaeger si sarebbero scontrati ad armi pari -e quindi potenzialmente un millenarista scoppiato a cui va interdetto ogni ufficio pubblico. In questi giorni ho ripensato parecchio alle stroncature che investirono Fantasmi da Marte. OK, sono stati LORO a stroncarlo, ma ve lo ricordate come va avanti la vicenda in Fantasmi da Marte? Inizia e finisce dentro una storia che sta già succedendo e che si capisce un po’ sì e un po’ no in mezzo al film. O come quando raccontano che Lucas aveva deciso di scrivere il primo Guerre Stellari come se fosse il quarto episodio di una saga in corso. Ecco, quando scrivi un film come Pacific Rim ti immagini gli sviluppi di un mondo futuro e cerchi di capire cosa sia successo: Guillermo del Toro su questa cosa molla totalmente il colpo. Il futuro prossimo di Pacific Rim è un futuro in cui la gente si veste come oggi, si muove con gli stessi mezzi di oggi, vive nelle stesse case di oggi, fa le stesse cose di oggi e tutto il resto. Per far fronte a una contingenza costruisce robottoni di titanio alti novanta metri e li manda a spaccare il culo a dei mostri grossi. L’altra cosa che gli umani costruiscono per combattere i Kaiju, per capirci, è tipo UN MURO. I primi cinque minuti vanno via in uno spiegone che illustra a mo’ di flashback uno scenario globale di cui frega pochissimo e che non ha conseguenze ai fini del film (tipo la storia che i piloti degli Jaeger vengono accolti come delle rockstar). Il resto del film è pieno di vicoli ciechi del genere, gente di cui ci frega poco o nulla e la cui evoluzione nel corso del film si accetta per fede più che per entusiasmo (tipo il trauma di Mako, di cui comunque sticazzi, che a un certo punto sparisce a buffo -sostanzialmente perchè è ora di spaccare i culi). Pacific Rim ha questa particolare caratteristica di mangiarsi male tutte le parti che non contengono un Kaiju. E ovviamente le parti con i Kaiju danno il bianco e non ricordo niente di più spettacolare, certo. Ma in qualche modo tutto il resto sembra congegnato per tenere viva l’attenzione o allungare il brodo di quella che sembra, boh, una missione; o in alternativa, farina del sacco di un regista che sa essere visionario solo quando c’è da menare dei dinosauri. Ma tocca anche considerare che un giorno (non troppo lontano, a quanto sembrano dire i dati del botteghino) Pacific Rim uscirà dalle sale cinematografiche e diventerà un film da guardarsi in 2D nello schermo di un computer o su una TV a qualche decina di pollici o insomma in condizioni di non-stordimento. E allora saremo ancora pronti a metterci in ginocchio? O per quel momento ci sarebbe servito un film?

DVD-quote:

“Finchè si menano nessun problema”
Wim Diesel, ex-redattore de i400Calci

IL PARERE DI STANLIO KUBRICK

Sono arrivato a Pacific Rim dal lato sbagliato, o quantomeno da quello minoritario: la mia ignoranza carenza di cultura in ambito “robottoni giapponesi”, una passione che si è sempre fermata in superficie, per quanto di titanio indistruttibile e cromato, mi ha fatto sentire almeno in parte inadeguato fin da quando le prime immagini del film sono comparse in Rete. Nel mio animo innocente si annidava la strisciante paura di trovarmi davanti a qualcosa che avrei apprezzato, sì, ma di cui non avrei colto l’essenza più profonda. Sticazzi: ho visto Pacific Rim e, al netto dei cazzotti giganti tra robottoni e alieni, ne sono uscito entusiasta (anche) perché non mi aspettavo che Ciccio del Toro potesse miscelare con tanta noncurante eleganza tropes da tokusatsu e idee prese di peso dalla sci-fi più classica, occidentale, a me comprensibile. Togliamoci subito il pensiero: il più grande miracolo di Pacific Rim resta comunque il fatto di aver dato vita a mostri giganti in CGI e di averli trattati come fossero creature realmente esistenti; sia robot sia alieni pesano davvero centinaia di tonnellate, le botte giganti sembrano vere perché girate come se la telecamera fosse davvero lì in mezzo tra lamiere e pelle squamosa e non sullo schermo di un computer, persino l’attenzione alle fonti di illuminazione – dettaglio fondamentale per distinguere una buona CGI da una pessima – è maniacale. Ma da vecchio fan della fantascienza occidentale sono grato a del Toro per molti altri motivi: perché tutte le volte che non ci sono i mostri ma solo gli esseri umani l’attenzione non cala mai grazie alla cura e all’amore con cui sono costruiti gli interni, esteticamente modernissimi ma con l’aria di qualcosa che avrebbe potuto immaginare Philip Dick. Perché Pacific Rim cita senza davvero citarli Battlestar Galactica, Starship Troopers e Lovecraft, perché per quanto l’arco narrativo dei personaggi sia minimo è comunque curato, coinvolgente e razzato ispirato, tra tutti, a Top Gun (!). Perché le creature le ha disegnate Wayne Barlowe, e si vede, e si vede anche che per una volta ha deciso di dare sfogo alla sua fantasia dimenticandosi della plausibilità secondo canoni terrestri e andando a immaginare bestioni enormi e realmente alieni. Perché la mitologia dei bestii mi ha riservato la sorpresa più bella che potessi immaginare.

Sopra: robe mai viste.

Sopra: robe mai viste.

Perché alla fine la battaglia per la Terra la si vince grazie all’analogico, il che rende Pacific Rim il più retrò tra i moderni film di mostri nonché un’ode al vinile. Perché invece di costruire tensione per due ore e poi sgonfiarla con una battaglia finale non all’altezza – la piaga che colpisce il 90% dei film non d’azione ma con dentro dell’azione degli ultimi anni, si chiama “morbo del primo Iron Man” – punta alla parabola opposta, aprendo con un’intro che potrebbe essere la scena clou di un normale film di mostri e continuando a crescere, inesorabilmente e nemmeno troppo lentamente, fino a un climax che è tipo Optimus Prime che eiacula una cascata se Optimus Prime potesse eiaculare. Perché, diamine!, per una volta le menate da cinema fintointelligente sull'”approfondimento psicologico” sono lasciate sullo sfondo invece che farne il fulcro del film, e piuttosto se proprio bisogna ragionare su qualcosa che vada oltre il «OMG ALIENONI» ci si può perdere a immaginare come faccia la Terra a gestire per anni una situazione critica, come si sia riorganizzata la società (e in questo senso il personaggio di Ron Perlman è molto meno scemo di quello che sembra), come si viva sulla costa, come si viva tipo al centro della Russia, perché OK la Siberia, ma se i Kaiju dovessero conquistare le coste e cominciare a spostarsi verso l’interno?

Pacific Rim è lo stupore, la chiara sensazione di essere di fronte non al miglioramento di qualcosa di già visto e perfezionato per l’occasione, ma a qualcosa di davvero nuovo e mai visto prima. In due parole: io, per due ore ininterrotte, non ci potevo credere. Pacific Rim è già il mio film dell’anno.

Oltretutto sposerò Rinko Kikuchi.

Sopra: <3

Sopra: <3

IL PARERE DI BONGIORNO MIIKE

Pacific Rim. L’opinione di Miike.

DVD-Quote suggerita

“Mamma ce l’ho duro da 6 ore”.
Bongiorno Miike, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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677 Commenti

  1. Insane78

    treni merci come nunchaku

    Lars mi ha mandato in loop, genio.

  2. Insane78

    E comunque siamo a circa 390 mln di incassi.

    I still believe.

  3. bizy

    L’ho rivisto in versione dvd.
    Mi e’ piaciuto molto di piu’, perfino le parti con i personaggi e tutti gli sterotipi me lo hanno fatto aprezzare. E’ quel tipo di film che puoi guardare sempre, anche quando non hai un cazzo da fare. E questo e’ pur sempre un valore

  4. Come ho scritto da me:

    http://ilpiaceredegliocchi.wordpress.com//?s=pacific+rim&search=Vai

    si tratta di un film che non mi ha entusiasmato più di tanto. Bello e appassionante perchè ludico e spensierato, visivamente splendido e visionario, ma la storia è davvero ridicola, e un film secondo me deve essere fatto anche da una storia, una sceneggiatura e dei personaggi solidi. Un capolavoro mancato, peccato davvero.

  5. Angus Lee

    Io metterei la firma per una proiezione al cinema ogni due mesi.

  6. barbalbero

    Ogni volta che lo vedi è piu bello

  7. Taccagno

    Visto stasera nonostante non mi piaccia il genere. E rispetto ad altri film ispirati a fumetti, anime etc l ho trovato uno dei più ridicoli della categoria, P.R. sembra una brutta copia di un film di Emmerich, personaggi macchietta e forzature oltre ogni limite: la spada che esce all ultimo minuto, i piloti che lanciano dei piccoli lanciarazzi, le telecomunicazioni fino all’altra dimensione etc.. è troppo. A questo punto avrei preferito sentire delle jingle in stile giappo durante i combattimenti e ogni arma urlata con il suo nome, come un vero anime giappo anni 70-80. L’unica soddisfazione e non esser andato al cinema al suo tempo e non aver contribuito a questo spreco di denaro..

  8. Insane78

    Giusto perchè anche io faccio parte del #Team666, ma soprattutto perchè una volta al mese mi rileggo questo post e un pò di commenti random, per tenere viva la fotta che ho per questo film.

    Ma soprattutto: http://www.badtaste.it/articoli/guillermo-del-toro-sta-scrivendo-pacific-rim-2

    Vediamo se qualcuno passa di qua come me…anytime.

  9. bizy

    Ormai ho person il conto delle volte che l’ho visto. Cult per me. Amo questo film.
    Piu’ lo rivedo e meno scema mi sembra la storia. Ogni volta noto dettaglia magnifici sui personaggi e sui mecha.
    Quello che per nanni e’ Transformers 3 per me e’ Pacific rim :D

  10. ciabbi

    fantastico come parametri che stroncano gli altri film qua invece li esaltano…potere dell’infanzia passata

    vabbeh dai, almeno date la prova di essere semplici umani anche voi :)

  11. emil

    che figatona izenborg nei miei ricordi di 6enne

  12. Sustain the good job and bringing in the group! If you have any issues relating to where and how to use treadmill reviews, you can make contact with us at our web page.| http://findyourtreadmill.com

  13. Biscott Adkins

    solo per dire che io ci credo ancora.
    #team666

  14. Lars Von Teese

    Rivisto un paio di giorni fa con amici, e` sempre bello scongiurare l’apocalisse a colpi di navi da baseball

    dai che con l’aiuto di qualche spammer ce la facciamo!

    #team666

  15. Daje -4!

    Rivisto anch’io comunque; senza l’hype eccessivo dalla prima volta diventa più godibile, però d’altronde dopo Godzilla la scene di distruzione di massa sembrano già goffe e datate, tipo PS2 vs. console new gen.

  16. @darkskywriter: che buffa coincidenza, ho espresso la tua stessa esatta osservazione sul mio Facebook il giorno dopo aver visto Godzilla e il risultato e’ stato “un flame incredibile che dura da ore™”

  17. @Nanni

    Infatti ricordo che una delle giustificazioni al fatto che è ripreso tutto di notte e si capiva poco era che i limiti della cgi sono (erano) quelli, ma poi Godzilla e pure l’ultimo Transformers l’hanno già sbugiardata. C’è di buono che Pacific Rim 2 non lo attendo con ansia, ma almeno così è costretto a rilanciare ancora.

    ps. ehi dopo il prossimo commento però chiudili altrimenti arriva lo stronzo a mettere il 667°

  18. L’importante e’ che il 666 sia mio.

  19. Aldo Jones

    @Darkskywriter
    Eccomi …

    667° e dico pure che Pacific Rim è una merda va >;o)

  20. Ciobin Van Persie

    È meraviglioso. Ritrovarsi qua dopo tanto tempo e ben 666 commenti. Anche io l’ho rivisto, in HD. E dal cam rip è stato un bel salto. Mi sono accorto per esempio che le armature sono piene di graffi e screpolature, insomma sono vissute. Nel camrip non si vedevano questi dettagli. E anche la parte sott’acqua non si vedeva quasi una mazza. Insomma un bel salto di qualità. Però mi sono annoiato lo stesso. Forse anche di più. E resto convinto che il regista non ci abbia mai creduto veramente. Speriamo che il 2 non lo facciano proprio visto che toccherebbe di nuovo a lui.

    Ma veniamo alle buone notizie. Ho deciso di rilasciare con congruo anticipo la pagina di Aprile del Calendario delle fronti giganti ! Ecco a voi Mr Aprile: Walton Goggins. Cosa avrà da ridere non lo capirò mai. Io con una fronte così mi sarei già suicidato.

    http://imgur.com/BMkFMSh

    Cordialmente
    Ciobin Snjder Chester

  21. Jarni

    E’ una cagata.
    Non paragonatelo a Evangelion che vi vengo a cercare e vi taglio in due con una lancia protonica.

  22. annaMagnanima

    puppa la fava (dovevo farlo)

  23. Dembo

    Sì ok, ma un po’ di rispetto per Pacific Rim cribbio!!

    cmq AMMIRO!!! anche io

  24. BohBeh

    no ma, andate a fancelo, TUTTI:

    http://www.badtaste.it/2015/09/16/pacific-rim-2-sospeso-il-film-potrebbe-essere-cancellato/143191/

    che anno di merda per Del Toro, prima la parentesi Silent Hills/P.T. ora questo.

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