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Speciale Bruce Lee: Dalla Cina con furore

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Bruce Lee ha imparato il kung fu fin da bambino.
“Ma va”, direte voi, “è il suo mestiere: è cinese”.
Come tutti i bambini cinesi in effetti, non solo imparava il kung fu, ma faceva spesso a pizze con gli altri bambini cinesi per vedere chi era più forte. Era normale: tu andavi in una scuola di kung fu, il tuo vicino di casa andava nella scuola di kung fu di fronte, vi incontravate al giardinetto, cominciavate a dire “lo stile della mia scuola è più nobile ed efficace dello stile della tua scuola” “cazzo dici, la tua scuola è scema” “scemo sarai poi te” “specchio riflesso”, allo “specchio riflesso” puntualmente l’altro diceva “rifletti questo” e partiva con un calcio rotante ad altezza mascella e così via.
Come i bambini più orgogliosi, il piccolo Bruce Lee quando perdeva s’incazzava a morte. A differenza della maggior parte dei bambini però, Bruce pensava e ripensava a quanto accaduto, riguardava il combattimento nella sua testa, cercava di analizzare cosa fosse andato storto e, messo da parte l’orgoglio nel nome della più pura concretezza, si interessava allo stile praticato dall’avversario di turno studiando quindi più filosofie alla volta come se nulla fosse. L’adolescenza di Bruce se ne andò così, tra allenamenti e risse stradali, alla costante e metodica ricerca del metodo perfetto che gli permettesse di vincere ogni scontro, con un’apertura mentale che per molti era quasi blasfema. Il seme del Jeet Kune Do era ben presente nella sua testa fin dall’inizio.
Nel 1971, al suo primo film di arti marziali da protagonista, Bruce Lee battè ogni record di incassi a Hong Kong – nonostante fosse onestamente una cazzatella.
Al secondo, aiutato da un background pieno zeppo di memorie di scontri tra scuole rivali, ed essendo anche già l’unica cosa rimasta da fare, sfornò il capolavoro.
Trama: nella Shanghai del 1910, occupata sia dai giapponesi che da comparse che si ostinano a vestirsi e pettinarsi secondo la moda di 60 anni dopo, il giovane Chen Zhen (31 anni, sagittario) si presenta dopo una lunga assenza appena in tempo per il funerale del maestro Huo Yuanjia (vi ricorderete di lui perché fu interpretato da Jet Li in Fearless, 2006) (vi ricorderete di Jet Li perché interpretò Chen Zhen in Fist of Legend, 1994). Chen Zhen aveva una passione smisurata per il suo maestro, ma proprio una roba che va aldilà del bonjoviano e del twilightiano e sfonda dritta nel fantozziano al minuto due, quando un devastato Lee si tuffa a pesce sulla bara di Huo Yuanjia a metà sepoltura, scava la terra a mani nude gridando il suo nome agli otto pianeti e viene steso con un colpo di pala sul coppetto. In una scena SERISSIMA.
Immediatamente dopo, parte la sigla:

Succede più o meno quello che vi immaginate: la scuola rivale giapponese si presenta puntualissima in questo momento di lutto a sfottere gli alunni orfani di Huo Yuanjia consegnando loro uno striscione incorniciato con scritto “Marionette dell’Asia” (spettacolare versione italiana della traduzione ufficiale “Sick men of Asia“); Chen si trattiene a stento nel rispetto degli insegnamenti del suo maestro, poi il giorno dopo dice “vaffanculo” e si reca da solo nella scuola giapponese a menarli tutti dal primo all’ultimo senza sudare e iniziando così una catena di problemini non proprio leggerini.
Quando Bruce arriva da solo nel bel mezzo di una lezione per restituire il “Marionette dell’Asia” basta il suo sguardo per capire che sta iniziando una scena epocale. Al primo che si alza accettando la sua sfida risponde “solo tu, o tutti insieme?” e l’intuizione diventa certezza.
Nell’uno contro tutti seguente Bruce, oltre a consegnare una scena alla Storia per direttissima, fa almeno due cose degne di particolare nota:
1) introduce al mondo i nunchaku, mai visti prima di allora;
2) tira una frecciatina delle sue alle tradizioni, in una scena in cui si butta a terra e colpisce ripetutamente col nunchaku i piedi scalzi degli avversari (Bruce era solito ignorare le usanze e fare lezione in scarpe da ginnastica in quanto più vicine alle condizioni in cui ci si ritrova durante una rissa da strada).
Ma in ballo c’è molto di più di una semplice scaramuccia tra scuole: il tono drammatico del film, elevato all’ennesima potenza da un intensissimo Bruce Lee che sembra fare uso di ogni muscolo del corpo per ogni singolo gesto e pare un vulcano costantemente sull’orlo di esplodere, trasforma presto la vendetta di un singolo nella simbolica rivalsa di un’intera nazione oppressa, situazione evidenziata dalle autorità che si dividono tra giapponesi corrotti e cinesi semi-impotenti (il più onorevole dei quali interpretato dallo stesso regista del film, Lo Wei).
Nel corso del film Chen si ritrova a indagare sulle vere cause della morte del suo maestro e a travestirsi per scoprirne di più (questo include un momento leggero in cui Bruce infila occhiali alla Clark Kent e sfodera la sua migliore imitazione di Jerry Lewis nei panni di un finto operaio del telefono), fino alla sua incursione finale in cui massacra chiunque gli si pari davanti fino al maestro Suzuki (Riki Hashimoto) e al suo ospite speciale, il forzutissimo campione russo Ivan Drago Petrov (Robert Baker). Pur agendo in totale balia dei suoi sentimenti, Chen è un vero e proprio eroe, un simbolo, un esempio per tutti.

"Così imparate a scrivere che le parti narrative di Pacific Rim sono deboli"

“Così imparate a scrivere che le parti narrative di Pacific Rim sono deboli”

La bellezza di Dalla Cina con furore, oltre nel presentarci 100 epici minuti con un protagonista al top della forma e ad abbandonare (quasi) del tutto le scene cartoonesche del suo predecessore in favore di esibizioni marziali che si avvicinavano maggiormente al suo stile concreto, sta nell’incredibile quantità di inquadrature iconiche che ha regalato all’immaginario globale: dalle espressioni intensissime di Lee alle sue esibizioni col nunchaku, dalla mitragliata di pugni al grido insistito di “Perché avete ucciso il mio maestro!?!” all’ipnotico moltiplicarsi delle sue braccia davanti allo stordito Petrov.
A parte Lee si segnalano un sempre eroico James Tien, la grandissima Nora Miao, ruoli minori per mezzo cast del film precedente di Lee (Tony Liu, Kun Li, Maria Yi, Ying-Chieh Han) e il viscido, vigliacco, esilarante Wei Ping-Ao. Tra le comparse: Jackie Chan, Yuen Biao e persino Corey Yuen.
Doverosa anche la lode all’adattamento italiano che, capitanato da un Cesare Barbetti che incanala alla perfezione l’impressionante trance agonistica con cui Bruce attraversa tutta la pellicola, regala perle a non finire.
Alla fine del film – e qui vi sfido a leggere il seguente SPOILER e non trovarlo comunque di una potenza devastante – Chen ritorna alla sua scuola trovando quasi tutti i suoi compagni ammazzati dai giapponesi e la polizia ad attenderlo a pistole spianate: in originale dichiara “la scuola non c’entra niente con le mie azioni personali”, in italiano regala un glorioso “in Cina ce ne sono migliaia come me”, e aprendo il cielo con uno dei suoi terribili urli si consegna alla leggenda con un calcio volante suicida in uno dei fermi-immagine finali più belli dell’intera Storia del Cinema.
Il film uscì a Hong Kong il 22 marzo 1972 battendo di nuovo ogni record di incassi a Hong Kong, e fu il primo ad essere distribuito anche in Occidente facendo nascere la kung fu-mania e lanciando definitivamente Bruce Lee nell’olimpo delle star mondiali.
Ad oggi vanta un numero imprecisato di sequel, remake e versioni televisive.

DVD-quote:

“Imprescindibile”
Nanni Cobretti, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

P.S.: a un certo punto una geisha si esibisce in due minuti pieni di proto-burlesque senza motivo. Il grande Wei Ping-Ao, memorabilmente, commenta “Le cinesi non lo sanno fare”.

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58 Commenti

  1. Gigiake LaMottola

    (sì, mi piace. ho trovato il nick calcistico, finalmente!)

  2. Ciobin Cooper

    È bastato un riferimento a Foucault che è uscito fuori Il Professore. Mo’ so cassi vostra.
    ( ma una rece di “Con Una mano ti rompo e con due piedi ti spezzo” no ? Come evoluzione del moderno Jet Kun Do. Oppure “Piedi in azione” come riflessione postmodernista sul JKD )

  3. Ciobin Cooper

    Qua c’è il trailer di Piedi in azione:
    http://www.youtube.com/watch?v=j5NUgAClTdo

    Per la cronaca. Il combattimento di Ip Man sembra il combattimento tra due cavallette ritardate. Si vede che hanno ripetuto le coreografie allo sfinimento ma essendo ritardate, non riescono bene lo stesso. Quindi hanno dovuto rallentare tutto in modo clamoroso. Non parlo di ralenti in post, ma di lentezza in esecuzione. Direi che l’apprezzamento per IP Man possa essere considerato un affronto a Bruce Lee. E quindi anche a Morrisey e al suo mazzo di fiori.

  4. ratto reietto

    Aggiungo solo questo: “no dogs and chinese allowed”. E giù pizze in faccia.

    Cmq nel kung fu tradizionale ci si allena con le scarpe (e nel film si vede); sono i giapponesi che si allenano nei dojo a piedi nudi.
    Diciamo che ridicolizza i giapponesi più che altro (come se prendere un colpo di nunchaku su una espadrillas cinese non ti facesse niente)

  5. sebach

    @Nanni Cobretti una domanda, riguardante mi sa tutti e 4 i film canonici:

    le magagne dell’adattamento italiano che hai citato come le hai scovate? Perchè vorrei sapere se per godermelo con i dialoghi originali basta guardarlo con sub ita, oppure questi si rifanno direttamente al doppiaggio e devo vederlo con sottotitoli inglesi (non ho problemi di lingua)??

  6. Carmine Gragnano

    Quello che a scritto questa e merita stronzata se Bruce Lee e un povero stronzo e imbecille che nn a nulla da fare tutto il giorno che vada a lavorare nei campi con la zappa così gli passa la voglia di dire cazzate con quel cessò di bocca perché è un ignorante mantecato . Bruce Lee era un grande uomo e una grande star del cinema e tu che scrivi cazzate su di lui nn ne sei degno nemmeno di nominarlo.

  7. @carmine: hai le allucinazioni?

  8. Enzo

    Il titolo italico venne da Dall’oriente con furore, uno spy movie 1965 italiano che imitava 007. Prodotto dalla titanus che poi se ne ricorderà per Fist of fury. Incasso italico di Bruce: 440 milioni di lire circa. Il suo più alto da noi. Non da record però. Crescerà negli anni con le riedizioni.

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