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Vendo queste belle giacche: la recensione di In trance

Shallow grave

Il finale di Piccoli omicidi tra amici, ve lo ricordate? Ewan McGregor, in una pozza di sangue, sorrideva all’arrivo della polizia. Un coltello nella spalla lo teneva inchiodato al pavimento. «Salve, ispettore». Stacco. In quello stesso momento, in un parcheggio, Kerry Fox apriva la valigetta e scopriva di essere stata fregata: non c’erano i soldi, bensì mazzette di ritagli di giornale. La poveretta aveva una crisi isterica, scappava all’aeroporto. Stacco. Ewan McGregor, sempre accoltellato a terra, non riusciva a trattenere una risata. La macchina da presa scendeva sotto le assi del pavimento, oltre la punta del coltello che gocciolava sangue, e rivelava il malloppo nascosto. Stacco. Primo piano di Christopher Eccleston con l’occhio vitreo. L’inquadratura si allargava a rivelarcelo disteso su un lettino d’obitorio. Un inserviente lo copriva con un telo, lo ficcava nel loculo. La voce fuori campo si chiedeva amara: «Se non puoi più fidarti degli amici, allora che cosa fai? Che cosa fai?». L’inserviente chiudeva il portellone del loculo. Blam. Una festosa canzone di Andy Williams come ironico contrappunto. Fine del film.
Io, che da settimane aspettavo l’uscita della VHS allegata a Panorama, alzavo le mani al cielo giurando che sarei diventato un regista e avrei fatto solo film che si chiudevano con festose canzonette come caustico contrappunto alla crudezza delle immagini.
Questo era l’esordio di un regista che nemmeno due anni dopo avrebbe tirato fuori Trainspotting, e il cinema era bello, e il cinema era già molto più bello della vita, e Danny Boyle era il mio migliore amico.

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Shallow. Grave.

Sveglia! Svegliati!
Era tutto un sogno.
Che espediente di merda.
Che brutto risveglio.
Mi ero addormentato sulla tastiera mentre cercavo di scrivere un post su In trance, l’ultimo film di Danny Boyle.
Siamo nel 2013, e Danny Boyle non è più il mio migliore amico ormai da molti anni.
Dopo la fase Trainspotting e dopo la fase “non riesco a uscire dalla fase Trainspotting, il Danny si è sbloccato esplorando i generi con un certo successo, poi ha infilato qualche filmino irrilevante, e infine, ahimè, ha dato retta al diavoletto sulla sua spalla sinistra che da anni gli suggeriva di buttare tutto in caciara e vaffanculo. E lui così ha fatto, plastificando il suo stile e riducendolo a uno show di maghi di Las Vegas coi fumi e le tigri, tutto sghembo, tutto veloce, tutto finto, fuochi d’artificio, tricchetracche, viva la figa, tutta roba che non a caso è piaciuta da matti agli americani – specie se abbinata ai GRANDI TEMI quali “l’approccio Endemol ai pregi e difetti del terzo mondo”.
A molte gente l’ultimo Danny Boyle piace, e non posso fargliene una colpa eccessiva: nella sua vacuità, il cinema di Boyle è rutilante, veloce, pieno di ritmo. Non c’è niente da capire, se non che lì si deve ridere e lì si deve piangere e in entrambi i punti si deve fare “ooh” per le suggestive trovate visive, abbastanza edgy da irretire anche il giovane appassionato che guarda Videomusic. L’attuale Danny Boyle non è molto più di un Simon West applicato all’idea di cinema “alto” che potrebbe avere, appunto, lo spettatore di un film di Simon West. Ehi ragazzino, lo vuoi vedere un film sull’India che è un vero sballo? Porta anche tua nonna, apprezzerà le citazioni di Gerry Scotti.
Se poi con questa roba ci sbanchi pure gli Oscar, ciao. Perso per sempre.

E arriviamo a In trance. (Tralasciando 127 ore, che aveva uno stile se possibile ancora più greve ma per lo meno lo applicava a una storia più solida e senza pretese terzomondiste, e per un po’ funzionava pure, confermandoti che Boyle potrebbe essere un fantastico regista di genere, poi nel finale c’era quel colpo di scena per cui scoprivi che il soffitto del cinema era un enorme culo di Danny Boyle che ti cacava in testa). E arriviamo a In trance.

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Sapete che c’è? Io volevo scrivere un sacco di cose su In trance, volevo incazzarmi molto con Boyle o trovargli dei pregi o magari chissà, scoprire che aveva licenziato il diavoletto ed era tornato in forma (Boyle secondo me ce l’ha, in canna, un altro grande film. Però non lo farà mai – e non per i soldi, ma perché è evidente che lui si piace così). E invece tempo due giorni e io questo film me lo sono dimenticato completamente. In trance è l’estremizzazione della vacuità dello stile del suo regista, sempre più patinato, sempre più scorrevole e imbrillantinato e pieno di trucchetti con le carte. Ma è come se stavolta i maghi di Las Vegas avessero fatto uno show di soli fumi e sole scatole cinesi che girano, e specchi, e cazzi, ma la magia non c’è, non c’è la ragazza nella cassa, non c’è la tigre che salta nel cerchio, non c’è una sega. Ci sono tre bellissimi attori sempre accarezzati dai colori primari, ci sono lucidi appartamenti con piscina, lenzuola di seta. In trance non è un intricato thriller psicologico, è la pubblicità di un intricato thriller psicologico; sembra uno di quei corti che precedono gli ultimi film di 007, con Daniel Craig che guida la macchina o fa vedere l’orologio: un minimo d’azione svogliata, un minimo di product placement, ma più che altro tante facce belle e languide, gente impeccabile, un logo minimal, discreto, in un angolo. E tu vorresti solo che iniziasse il film, ma stavolta il film è quello.
Sarà un caso, ma una delle pochissime cose che mi sono rimaste in mente di In trance è la pregevole giacca Paul Smith che a un certo punto McAvoy indossa davanti allo specchio. Ecco, lì ho impugnato il bracciolo della poltroncina e automaticamente mi è venuto da muoverlo come un mouse per cliccare su “Metti nel carrello”.
Non è un complimento.

Una scena del film

Che cazzo di film inutile. E non vi ho nemmeno detto di cosa parla: parla di Vincent Cassel che ruba un quadro (lo strepitoso Volo di streghe di Goya) con la complicità di James McAvoy che lavora in una casa d’aste. Solo che durante la rapina il quadro va perduto e McAvoy, che si è beccato una botta in testa, non ricorda più dove l’ha messo. Allora si rivolge all’ipnoterapeuta Rosario Dawson per andare IN TRANCE ed esplorare i meandri della sua memoria alla ricerca del quadro.
In altre parole: l’ennesima solfa di “Immaginazione o realtà?”, “Ricordo reale o fantasia?” e gente che si sveglia di continuo in un letto. Non che il giochetto annoi: ve l’ho detto, Boyle sa tenere il ritmo, e stavolta il suo scopo primario è solo quello di costruire un thriller svelto svelto e intricato il giusto. Apre come sa fare lui, con una rapina ben congegnata e McAvoy che commenta fuori campo, rivolgendosi direttamente allo spettatore e snocciolando sentenze facilmente citabili. Di lì in poi il film si lascia bere come un Crodino, incastrando ricordi e piani di realtà come un piccolo Inception diretto da uno a cui piace fare lo sbruffone anziché fustigarsi con un pesante cilicio.
Ma non c’è nulla, in realtà. La vuota estetica di Boyle applicata a questo puzzle di fumo produce fumo al quadrato. Non fa male a nessuno, e dio sa quanto sia meno dannoso di uno Slumdog millionaire, ma rimane un’autocelebrazione cervellotica del proprio imperniarsi sul nulla, un’infilata di matrioske di nulla che si aprono a rivelare altro nulla fino a scoprire un nucleo piatto e poco convinto che catapulta tutto il film nei territori di un Se mi lasci ti cancello superficiale e isterico.
Avete letto bene: Se mi lasci ti cancello. È l’altro film, insieme a Inception, che verrà in mente a tutti. Perché Boyle non sarebbe Boyle se non volesse amplificare il suo vuoto con dei CONTENUTI, una grande rivelazione! trattata con mano greve e coinvolgimento emotivo nullo, a cui però sente il bisogno di fare le pulci per filo e per segno nel più bieco degli Spiegoni finali con corredo di scene già viste e riproposte in una nuova luce. E tutto per cacare fuori un discorsino sull’ossessione, le seconde occasioni, la memoria, l’ineluttabilità, “Se potessi, dimenticheresti?”.

Shhhhhhhhhaved.

Shhhhhhhhhaved.

Non lo so. In certi momenti lo sguardo di Boyle sull’argomento è talmente SCEMO che, se non lo conoscessi, penserei che lo stia facendo per il LOL. Vi dico solo che uno dei segreti della vicenda ruota intorno alle grandi labbra di Rosario Dawson. Non una, ma due scene di grandi labbra (fate il conto: sono QUATTRO grandi labbra. Grandissime, se le vedete al cinema) talmente pretestuose e ridicole, una volta scoperto il motivo, che viene il dubbio che sia tutta una grande trollata ai danni dell’attrice (la migliore dai tempi di quella di Wes Anderson a Natalie Portman in Hotel Chevalier), escogitata da Boyle per bullarsi coi suoi amici e con tutto il mondo: «Visto che roba? IO QUESTA ME LA SCHIACCIO».
Grazie del pensiero. Però dai.

Ora fatemi un favore: mettete su questa canzone.

È ironico che un film che si compiace tanto delle sue riflessioni sulla memoria e sulle implicazioni del dimenticare sia così inconsistente da finire per dimenticarsi da sé.
“Se tu potessi, dimenticheresti?” Già fatto, grazie.
Ho dimenticato In trance, ma non ho dimenticato che io e Boyle ci siamo persi di vista da tanto di quel tempo ormai. Era il mio migliore amico, e adesso non lo è più. Fa male. Non mi vergogno ad ammetterlo. Ho conosciuto l’amore. Ho conosciuto il rifiuto. Non ho paura di esprimere i miei sentimenti. Prendete l’amore, per esempio, o l’amicizia. Sono queste le cose importanti nella vita. Sono queste le cose che contano, che ti aiutano ad andare avanti. Oh sì. Io credo negli amici. Credo che tutti abbiamo bisogno di amici. Ma se un giorno non puoi più fidarti di loro, allora che cosa fai? Che cosa fai?

(A questo punto dovrebbe essere partito il ritornello. L’inserviente dell’obitorio chiude il portellone. Sbam.)

DVD-quote suggerita:

«E dopo Carosello, tutti a nanna»
(Luotto Preminger, i400calci.com)

>> IMDb | Trailer
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114 Commenti

  1. BellaZio

    continuo a pensare che andare a vedere Elysium sia più tempo sprecato che andare a vedere In Trance (uno però ho pagato e l’altro no).
    Comunque, sono giunto a conclusione che Pahlaniuk (è bello cambiare la posizione dell’h a piacimento) non sia paragonabile, se vogliamo paragonarlo a un attore a Nic Cage, perché Nic è uno altalenante da dopo Face/Off (sbrocca inutilmente in The Family Man e poi ti tira fuori una prestazione incredibile in The Weather Man, fa tutta la pena possibile in The Wicker Man e poi ti gigioneggia come il miglior attore del pianeta in Kick Ass, prende parte a ridicolaggini tipo Il Mandolino del Capitano Corelli e poi ti spadroneggia la scena nel Genio della Truffa e in Lord of War), ultimamente gli tocca pagare i debiti e quindi si svende a chiunque. Detto questo io Pahlaniuk lo vedo assimilabile a un attore che non fa più nulla di buono ormai da anni, svaria per generi facendo costantemente la stessa cosa (ogni tanto passabile mai indimenticabile), un De Niro diciamo, con la sola differenza che De Niro un tempo era il migliore, Pahlaniuk non lo è mai stato.
    @Devid
    Brett Easton Ellis è finito peggio. Dico solo The Canyons. E Brett Easton Ellis è partito bene ma poi ha infilato un disastro dietro l’altro, Glamorama potrebbe essere la somma di tutto il male detto su Palhaniuk al cubo.
    Wislow non so. Ho letto solo Le Belve e mi è sembrato un Lansdale molto meno fantasioso in salsa Pahlaniuk come stile di scrittura. Ma ho letto solo quello. Più vicino a Lansdale come Hard Boiled tendente al pulp Sinfonia di Piombo di Gischler è molto superiore. MacCarthy è più cattivo, più duro, più secco e crudo, il suo bello è che non ti vuole comprare o esaltare e non usa nessun trucchetto di scrittura accattivante o non ha slanci nel fantastico alla Lansdale, ti vuol tirare un pugno nello stomaco. Sinceramente, quando Lansdale scrive Acqua Buia o In Fondo Alla Palude ci vedo Mark Twain ai tempi di Spielberg e King, quando ti tira fuori il Drive In non riesco a trovare nessuno di assimilabile, Hap & Leonard sono la classica coppia di investigatori per caso, solo più originali della media (hanno poi trame da classico alla Nero Wolfe, solo che ci mette dentro tutte le cose che piacciono a noi tipo una punta di esoterismo, una punta di pulp, una punta di Hard Boiled).

  2. Boh, accostare Palahniuk a Lansdale non è che abbia tutto ‘sto senso. Mi sembrano quei discorsi da sfigati infottati coi comics su chi è più forte tra Hulk e Superman. Per me a parte l’essere entrambe scrittori non hanno molto a che vedere l’uno con l’altro. Il primo è più interessato a contesti urbani moderni e a criticare la società americana contemporanea usando a volte provocazioni molto facili, l’altro parla di un’America rurale che non c’è più e dei valori di una volta in contesti più crime. Preferisco Lansdale ma li considero autori molto diversi che rispondono a esigenze di lettura molto diverse. Detto questo, In Trance ha sì ritmo, fila via liscio e ti intrattiene ma la risoluzione finale è merda pura e non ti lascia nulla. A parte la visione della figa di Rosario. L’unica cosa che m’è rimasta impressa a distanza di mesi.

  3. Casanova

    Chi tengo a scrivere che per quanto mi riguarda Danny Boyle è un coglione. Ma pure grosso. Vi ricordate l’apertura delle Olimpiadi? Questo si vede solo per la patata di mio zio Rosario.

  4. Anch’io come molti qua sopra, nel mio personale schemino:

    A) film coinvolgente da vedere e che ti lascia qualcosa
    B) film peso da vedere ma che ti lascia qualcosa (es. rarissime robe d’Autore)
    C) film coinvolgente da vedere ma che non ti lascia nulla
    D) film peso da vedere e che non ti lascia nulla

    metto In Trance nella C e lo salvo, dato che i film davvero inutili (soggettivamente) sono solo quelli della categoria D, altrimenti bisognerebbe buttare a mare tonnellate di filmetti modesti ma onesti

    Per il resto non entro nella polemica letteraria, ma chi ha scritto che Trainspotting (il romanzo) è una poverata è pazzo, anche senza comprarlo/rubarlo vai in libreria e leggiti su una sediola il capitolo “Sangue marcio” (che nel film non c’è, essendo un raccontino totalmente slegato dalla narrazione principale) e poi dimmi se non è una di quelle storie che ti restano addosso per sempre

  5. BellaZio

    @Darskywriter
    Nel film non c’è 3/4 di quello che c’è nel libro, i personaggi sono molti di più nel libro e sono tutti merde orrende tranne Spud. Al film imputo il fatto di averli fatti a modo loro tutti amabili (pure Begbie) ma resta un ottimo lavoro anche perchè cavare fuori una vicenda coerente dal mare magnum di materiale che è il libro non era affatto semplice. Comunque anche il libro è perfettibile, infatti l’ha reso perfetto l’anno scorso scrivendo Skagboys (e non adoro tutto Welsh, sia chiaro, anzi).

  6. @Darkskywriter, non voglio essere antipatico ma non ti viene il dubbio che se dico che Trainspotting è una poverata è proprio perché l’ho letto? :-D
    E no, non mi è rimasto addosso per sempre, pur avendolo letto in quel periodo sensibilissimo della vita di ogni giovane nel quale sei convinto che Bukowski sia il più grande scrittore di sempre.

    In tutto ciò, nessuno ha fatto i complimenti a Lu8 per il raffinatissimo PUN contenuto nei titoli dei primi due paragrafi. Quindi lo faccio io ora.

  7. BellaZio

    @Stanlio
    Alla fine ci sta che non piaccia comunque, non è tutto bello Trainspotting, è oggettivamente sconclusionato e confusionario.
    Bukowski è semplicemente il simbolo del giovane ribelle di plastica. Fa figo citare, leggere, decantare Bukowski ma alla fine, se uno le cose le legge bene, scopre che, ad esempio, Fitzgerald, prima di lui, era molto più ribelle e sovversivo solo che lo nascondeva meglio.

  8. Enter the ciccion

    Finchè si scherza si scherza. Se si vuol fare i cazzuti/calcisti a tutti costi,si puo’ sparare quello che si vuole e far sorridere la comitiva dimenticando per un po’ la disoccupazione al 41% e il governo che rischia di cadere per colpa di un osceno vecchio incrocio tra It e il Joker. Ma se si vuole parlare davvero di letteratura e di cineasti… King è il re,e gli altri citati al confronto,sono solo onesti correttori di bozze. E quanto a Boyle…avercene! E’ un regista coi controcazzzi. Ovvio che in questo ambito,un film come ” the millionaire” puo’essere considerato loffio ma…giu’il cappello, è un piccolo gioiello che resterà nella storia del cinema. E basta!

  9. Mago Merinos

    la sceneggiatura di the millionare è un indescrivibile insieme di buchi di logica e scene sdolcinate a effetto. Può piacere o meno, ma oggettivamente è la storia a non funzionare.

  10. ratto reietto

    Bukoswki dell’essere ribelle e sovversivo non gliene fotteva un cazzo.
    Scriveva di quello che viveva e sentiva perchè era l’unico modo che conosceva di rimanere vivo.
    E lo faceva con stile.
    Il più grande? no
    Un grande? Sì cazzo
    Quando sei ragazzino ti esalti per Bukowski perchè sbronze e scopate.
    Poi lo rileggi e ti accorgi che cè di più.
    Poi:
    Quanti cuori ha spezzato Boyle, bastardo di merda.
    Preferisco la figa pelosa ma Rosario full frontal tanta roba
    Di Welsh il meglio per me rimangono il Lercio e Colla
    Lansdale è un Gigante e basta.

    Piccolo OT: stanno girando l’adattamento di Cold in July, e Jim Bob Luke chi lo fa? Don fuckin Johnson!!!

  11. Claire

    La mia intromissione mira soltanto a una cosa, un dubbio che mi ronza in testa da ieri sera: MA L’ABBIAMO CAPITO? Ne ho discusso con gli amici. Eravamo in 5 e 3 sono d’accordo con questa versione, che però non ho riscontrato in questo articolo, ovvero: Il personaggio di Cassel era il fidanzato di Rosario Dawson, la bellona lo ha psicanalizzato e fatto rivivere la storia attraverso il personaggio di Simon. Mai esistito e solo frutto della fantasia di Franck.
    Il tutto in un ensemble di scatole cinesi infinite..può essere?

  12. BellaZio

    @ratto
    infatti non è colpa di Bukowski, è colpa di chi lo cita in continuazione a caso. E’, suo malgrado, simbolo del ribellino di plastica (di 20, 30 o 40 anni cambia poco). Per quanto ne so io anche tutti gli altri, pure Pahlaniuk, non hanno altro modo di rimanere vivi. Stavo solo ragionando sul fatto che, se scavi e scavi, scopri che Fitzgerald nei contenuti, è più ribelle e tormentato di Bukowski, solo che senza grandi frasi ad effetto nessuno lo cita su Facebook per farsi bello (ancora: a qualsiasi età, mica solo ragazzini, purtroppo). Ovvio che CB non pensava a quello, però alla fine gli voglio male suo malgrado anche per quello.
    @Claire
    SPOILER
    No, io non l’avevo interpretato così. Secondo me Macavoy esiste eccome, però non riesco a ricollegare tutti i dettagli a 20 giorni dalla visione. So solo che per me Macavoy esiste ed è l’ex che la menava e quindi lei lo uccide e Cassel è un altro tizio che lei si tromba e che ha dei problemi con Macavoy, questo lo davo per sicuro, non sconvolgere le mie sicurezze che già era tutto troppo complesso!

  13. booradley

    Mah, secondo me chi non ha apprezzato questo film, semplicemente non l’ha capito e non lo vuole ammettere, e allora la colpa è del regista…
    Con questo spirito avremmo già buttato via migliaia di capolavori di celebri pittori …
    Eppoi molte persone confondono il film con la sua sceneggiatura, non c’è solo quello, qui c’è una fotografia e un montaggio che incanta lo spettatore, da non sottovalutare, non sarà un capolavoro ma è un film apprezzabile senza inutili rimpianti al Boyle di Trainspotting.

  14. Gabriele

    In questa recensione ci sono 4 parole affiancate che mi OBBLIGANO a vedere questo film:
    GRANDI – LABBRA -ROSARIO – DAWSON
    Il resto non esiste

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