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Guida interdisciplinare per fancalcisti alla Trilogia del Cornetto

Intro di Nanni Cobretti
È il 2004, sull’intenet si parla di un film inglese che apparentemente fa morire dal ridere e si chiama Shaun of the Dead, io penso “intanto ad esempio già il titolo non mi fa un cazzo ridere, non ho neanche mai visto la parola ‘Shaun’ scritta così in vita mia, ma di che cazzo stiamo parlando” e non avevo ancora visto la traduzione italiana. Poi però lo guardo e, anche se non è il mio mestiere, rido. Non sto a spiegarvi adesso il perché: in seguito i responsabili di quell’opera hanno girato altri due film, Hot Fuzz e The World’s End, e in ognuno di loro, come il primo, hanno affrontato in modo laterale ma affettuoso e persino interessante generi cari a quelli trattati da questo sito. L’hanno chiamata “Trilogia del cornetto”, e noi ve la raccontiamo di conseguenza con un trio di redattori: in ordine cronologico Bongiorno Miike, Casanova Wong Kar-Wai e Stanlio Kubrick.
Pronti? Via!

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Gennaio 2006
Sono anni belli in cui tutto sembra possibile: la rete non ha ancora un popolo, i giornalisti non considerano come “notizie” gli status di Facebook e l’azienda Radiotelevisiva italiana, almeno in radio, manda in onda programmi il cui valore è nettamente superiore all’attuale media (settata su “clistere”). Tra tutte le trasmissioni trasmesse, ne spicca una ed è proprio lì che un giovanissimo Bongiorno Miike (d’ora in poi GBM) inizia la sua carriera di stagista. Un giorno, mentre il GBM stava facendo qualche attività poco degradante, un illuminato redattore cita di un cofanetto di una serie che tutti conoscono in redazione ma che il GBM ignorava. Il GBM si fa prestare il cofanetto e ci rimane sotto. La trasmissione era Dispenser, il redattore era Alberto Forni, il cofanetto era “l’integrale di Spaced”.

Luglio 2009
Un decisamente meno giovane Bongiorno Miike (d’ora in poi UDMGBM per gli amici MGBM, per voi Il Signor UDMGBM) infila la testa dentro allo sportellone di un frigorifero di un Bar Qualunque a Pavia, indeciso se rimanere fedele al Solero o provare uno dei millesettecentocinquanta Magnum dai nomi conturbanti che stanno invadendo il mercato. Prima ancora di valutare la fattibilità dell’accoppiata pistacchio-caramello viene scaraventato dentro a un furgone da due persone incappucciate.

Luglio 2009 ma qualche ora dopo
A un legatissimo MGBM viene chiesto un parere su Shaun Of The Dead. A seguito della risposta uno schiaffo a velocità Mach 3 cancella completamente dal mondo del MGBM un paio di molari e la parola ”carino”. Seguono torture.

Luglio 2009, ma un paio di giorni più tardi
Reinterrogato sul tema, UMGBM riconferma la propria posizione e “Per evidente capacità di sopportare atroci dolori senza per questo perdere la propria verve” viene condotto al cospetto di Nanni Cobretti che lo ammette ne I 400 Calci. Seguono altre torture.

Settembre 2009
Esce questo e il vostro mondo non è più lo stesso.

SIGLA (per festeggiare ecco una versione più drammatica di Piange il Telefono)

La lunga intro, che preannuncia questo mio ritorno su Shaun Of The Dead, è indispensabile per due motivi:
1) per farvi capire cosa ha significato il trio Pegg-Frost-Wright per il qui presente
2) perché ormai di cose da dire su Shaun Of The Dead, a distanza di 9 anni dalla sua uscita, ne sono rimaste davvero pochine e devo trovare qualcosa da scrivere se no poi voi in ufficio vi tocca essere produttivi.

So esattamente cosa frulla nella mente di voi fancalcisti: “Ma come?! Shaun Of The Dead eccezione meritevole? Ma non rientra di rigore nella categoria dei film calciabili?”. La risposta è “no, non vi rientra”.

Lo so che molti di voi, a leggere queste parole, verranno presi dall’irrefrenabile desiderio di voler usare il mio scroto per rivestire il proprio portascopino da cesso ed è per questo che vado ad argomentare. Il motivo per cui Shaun Of The Dead non è roba da Calci, è che una commedia. Una commedia, nel particolar caso, che utilizza un’architettura narrativa d’impiantistica horror per veicolare “messaggi” comici e satirici quando non ironicamente metacinematografici. In soldoni stiamo parlando di roba che, sulla carta, non tratteremmo neanche se in offera all’Esselunga.

Scusa puoi ripetere?

Scusa puoi ripetere?

Perché parlare allora di Shaun Of The Dead?
Potremmo starne a discutere per ore ma non c’ho voglia quindi vado diretto al punto: perché non percula. Se da un lato è vero che è una commedia inserita in un contesto che bla bla bla, dall’altra è altrettanto vero che non ha alcuna velleità parodistica. Non “percula il genere”, per l’appunto. Se fosse possibile procedere a un montaggio che elidesse tutte le parti comiche del film si avrebbe uno zombie movie in piena regola, dotato anche di qualche momento gore particolarmente riuscito. Per tale ragione L’alba of Shaun dei morti di quei dementi che hanno fatto la localizzazione è un film calciabile, oltre che innegabilmente importante per la storia del cinema. Il rispetto che Wright porta al cinema di genere (il genere giusto, si intende) è quasi commovente laddove vengono mantenuti invariati, e senza alcun tipo di smorzatura comica, alcuni momenti chiave degli zombie movie classici: dall’assedio in un luogo pubblico, al “tributo di sangue chiesto all’eroe”. In questo, la scena del sacrificio della madre di Shaun è più che emblematica: scegliere di inserire un momento chiave della narrazione horrorifica senza buttarlo in vacca vuol dire rischiare di sacrificare sull’altare dello tòpos narrativo, tutta la tensione comica costruita fino a quel punto. Che infatti se ne svapora via lasciando spazio a un finalone in salita e un filino tirato via per i capelli. I caratteri “horror” insomma, sono mantenuti in purezza e questo è l’aspetto più straordinariamente pioneristico dell’intera opera.

Ohmmioddio, ha detto "purezza"

Ohmmioddio, hai detto “purezza”

Non solo: volendo addentrarci più approfonditamente, Shaun of The Dead è devoto non solo agli zombie movies ma a un particolare tipo di zombie movie. I non morti di Wright sono infatti simboli (e veicoli di una feroce critica) di una ben definita categoria “sociale”. Il fatto che Shaun all’inizio non si accorga dell’epidemia (in quanto alla fin fine la routine degli zombie non è particolarmente diversa da quella delle persone “normali”), i comprimari che vengono “contagiati” dall’epidemia, i bus pieni di zombie, sono tutte immense scritte al NEON che recano il messaggio: ROMERO. E qui torniamo a noi: L’Alba dei morti dementi (titolo in grado di ammazzare in culla anche un capolavoro come The Raid) è infatti un raro e riuscito esempio di innesto di generi. Ribadisco: innesto e non ibridazione. Sotto il punto di vista prettamente di genere infatti SOTD è un horror “canonico” senza particolari guizzi (se non la bella scena dello sbudellamento e una chicca tecnica quale la ripresa soggettiva FPS davvero convincente) in cui la paura latita ma la scrittura no. È, insomma, un lavoro onesto che nel DNA ha tutto quello che deve avere, ritmo compreso, per essere considerato almeno in parte uno zombie movie in piena regola. Poi ci sono le risate, i dischi lanciati, le patatine lanciate, la penna rossa nel taschino, il café au lait e tutte quelle robe che ci fanno voler bene alla balotta del Cornetto. Ma quella è un’altra storia che alla fin fine non ci interessa.

Tutto qui? Cioè... e la parola capolavoro?

Tutto qui? Cioè… e la parola “capolavoro”?

Eh… no. Quella non c’è. Al netto di incensazioni derivanti dal termine “cult”, SOTD rimane un ottimo punto di partenza ma comunque gravato da alcune giustificabilissime mancanze che non lo rendono un capolavoro.  Tantopiù se si considera che i suoi stessi creatori hanno dimostrato di saper fare già di meglio nel secondo film, Hot Fuzz.

DVD-Quote suggerita:

“Imprescindibile. Ma niente di più.”
Bongiorno Miike, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

Vorranno le tue palle, lo sai?

Vorranno le tue palle, lo sai?

Lo so.

A te la parola Casanova

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Basterebbe raccontare una sequenza per spiegare perché questo film è tra le cose più belle del decennio precedente. Mentre è già successo di tutto, living statue compresa, Nick Frost è impegnato insieme ai suoi colleghi sbirri di provincia in una sparatoria all’interno di un supermercato. Nello specifico, stanno sparando colpi di fucile a più non posso a una coppia di macellai che sembrano usciti da un vecchio film di mazzate di Hong Kong. Immaginatevi i gemelli Derrick del banco macelleria: simili l’uno con l’altro, entrambi muti, si muovono all’unisono, lanciano mannaie e coltelli mentre indossano tutti e due due cappelli a falde larghe bianche. Due cattivi senza spiegazione. Esistono, e per questo è giusto dargli contro. Nick Frost, uno che fino a quel momento non ha praticamente mai preso in mano una pistola in vita sua, se ne sta acquattato con faccia convinta, tra gli yogurt e i formaggi, vicino al banco frigo. Aspetta con ansia che ci sia una piccola apertura per svuotare un caricatore in faccia ai due macellai assassini. In scivolata, come nei migliori John Woo, lo raggiunge il suo buddy, Simon Pegg. Egli, fino a un secondo prima, era impegnato in una lotta a mani nude contro un gigante scemo, un po’ simile a Richard Kiel, lo Squalo dei James Bond con Roger Moore. Ve lo ricordate in Moonraker o in La spia che mi amava? Quanto bene puoi volere a Richard Kiel? Tantissimo. Forse troppo rispetto a quello che ha fatto effettivamente, ma non è quello il discorso. Simon informa Nick che ha avuto la meglio contro l’energumeno e che lo ha lasciato steso e svenuto in un enorme frigo. Nick lo guarda mentre le mannaie e i coltelli svolazzano a destra e a sinistra e gli chiede speranzoso: “Gli hai almeno detto “stai fresco?”.

Loro stanno mega fresh

Loro stanno mega fresh

Perché una domanda così del cazzo è indicativa del perché Hot Fuzz rappresenta un grosso sì nella nostra vita di spettatori? Perché poco tempo prima, un gruppo di regaz s’è trovata a casa di Simon Pegg (presumibilmente) e ha deciso di girare Spaced, una serie di quelle che se non avete visto, forse vi manca qualcosa. Nello specifico hanno deciso di fare un episodio dove a un certo tutti i protagonisti si impegnano in una finta sparatoria tra amici, in soggiorno, a colpi di manine messe a pistoline. Niente fucili a canne mozze, niente pistole vere o granate: solo dei dementi che a fine serata, tra una cannetta, due medie e una partita ai videogiochi, si divertono a fare finta di essere in un film action. Si muovono al rallentì come genere impone ed estraggono da dietro la schiena immaginari fucili, fingono di essere stati colpiti, lanciano sguardi di odio e stupore ai loro “avversari” e poi ricominciano a sparare. Da 0:49 in avanti, monsieur.

C’è un filo rosso che unisce queste due sequenze. C’è un amore nei confronti del genere, una conoscenza tale dei meccanismi e delle sue dinamiche, che permette a questi poveri pirla di poterli maneggiare con sapienza e precisione anche e soprattutto nel momento in cui decidono di prenderli in giro. Il secondo capitolo della Trilogia del Cornetto è fondamentalmente tutto qui, e ci sarebbe ben poco da aggiungere. Ma in realtà qualcosa da dire c’è. Simon Pegg, Nick Frost e Edgar Wright sono gli unici al mondo ad aver capito come maneggiare del materiale così pericoloso. “Scusi prof, perché pericoloso?” chiede un ragazzo vestito con una tuta bianca della Sergio Tacchini. Già, pericoloso, caro amico. Perché di poveri pirla che si ritrovano a casa di uno a fumare la droca, bere le birrette per poi citare contenti i loro film preferiti è pieno il mondo. Anche noi l’abbiamo fatto, no? E quanto ci siamo divertiti? Il ragazzo in Sergio Tacchini abbassa un poco lo sguardo e arrossisce, anche se impercettibilmente. “Beh, tanto prof. Davvero tanto”, dice. Certo, ma non è che poi hai deciso di farne un film, giusto? No, perché poi fare un film è un’operazione complessa, soprattutto se la voglia è quella di far ridere, far vedere che ne sai più degli altri e far esplodere almeno un palazzo. Bisogna essere bravi a non far scadere il tutto in semplice farsa o a limitare la faccenda a uno scherzetto tra amici. I cliché vanno presi, isolati, smontati e poi reinseriti in un contesto differente. Perché solo in questo modo crei un collegamento tra chi sta girando il film e chi invece il film se lo sta guardando. Solo così riesci a far trasparire quella stessa passione che unisce autore e fruitore. E Hot Fuzz in questo senso è quasi didascalico. Ti fa vedere Simon e Nick che si guardano buttati sul divano la sequenza di Point Break in cui Keanu svuota il caricatore in aria piuttosto che uccidere il suo amico/nemico Patrick e poi, poco dopo, rielabora la scena e te la inserisce in un contesto differente. Allo stesso modo utilizza i carrelli circolari a la Michael Bay o le strizzatine d’occhio al cinema asiatico.

Altri regaz che se la swaggano

Altri regaz che se la swaggano

E allora vivi un’esperienza quasi unica: senti che la tua formazione cinematografica è condivisa. Capisci che tutte le cose che abbiamo imparato sulla vita guardando ore e ore di film bellissimi e bruttissimi, prima di tutto ti hanno insegnato VERAMENTE a vivere, perché una risposta come “Stai fresco!” andrebbe detta a tutti i giganti che abbiamo sconfitto facendoli svenire in un banco frigo o quantomeno in una ghiacciaia, e poi capisci anche che c’è qualcuno che quelle cose le ha vissute esattamente con te. Avete visto Breaking Bad? L’avete seguito pari pari con gli Stati Uniti andando di settimana in settimana a casa del vostro zio ricco che abita a Austin, Texas? Il nostro Darth Von Trier lo fa. Sono cose. Comunque, se avete visto la puntata Ozymandias in diretta con gli States, a un certo punto c’è un momento che ti esplode il cervello. Io son lì che mi sto facendo venire un infarto e  ad un certo punto guardo twitter. C’è un tweet di Simon Pegg che è così: “OH MY GOD OH MY GOD OH MY GOD…” e lì ho pensato: “Già Simon. Oh My God. Siamo sotto lo stesso cielo!”. Ok, qui Breaking Bad non c’entra un cazzo e Simon Pegg qui è emanazione della sua balotta, ma la sensazione che si ha (o che almeno ho io) è che che con questi nostri amici immaginari abbiamo condiviso tante cose. E loro hanno pure il dono di rielaborare la nostra memoria collettiva e di inserirla in film che raccontano tanto di noi. Diciamo che l’ho sempre trovata orribile come definizione ma trovo che il cinema di Wright e Penn sia veramente un cinema generazionale in grado di parlare con il proprio pubblico in maniera diretta e al tempo stesso in modo più profondo, quasi subliminale.

Mi sublimi mia nonna che fa il punto croce

Mi sublimi mia nonna che fa il punto croce

Ma, amico con la Sergio Tacchini bianca, leggo sconcerto in te. Che vuoi? Che pensi? Non capisci che anche in me alberga un essere umano? Per queste cose io mi scaldo, mi eccito, mi emoziono. E lo so che tu che hai 24 anni magari pensi che a te queste cose non fanno, effetto perché sei cresciuto con un cinema diverso , poverinos, non dai del tu alle nostre divinità di celluloide. Ma non ti devi crucciare. Già, perché comunque Hot Fuzz è un film che funziona anche per te che, anche se ti vesti molto bene, un po’ mi fai schifo. Si tratta comunque, a prescindere da ogni tipo di discorso che gli si può attaccare sopra, di un filmone. Che si permette anche una sequenza con due anni di anticipo rispetto a Crank 2 in cui Simon Pegg e Timothy Dalton (cristo… Timothy Dalton) combattono come fossero Gamera e Godizlla in una sorta di Mini Italia. Capolavoro. Grazie amici.

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Dvd-quote:

“Non importa dove, come e quando: saremo sempre sotto lo stesso cielo. Con un cornetto in mano.”
Casanova Wong Kar-Wai, i400calci.com

>> IMDbTrailer

Drinking. Beer. Pub. BURP.

«Shall we?».

«Shall we?».

Come Shaun of the Dead e Hot Fuzz prima di esso, The World’s End è una buffa commedia inglese inserita nella cornice di un film di genere, che parla di un gruppo di amici, della paura di maturare e diventare adulti, delle occasioni perdute e della perduta libertà, intendendo libertà come volontà di potenza e di assoluto controllo delle proprie vite ed eventualmente dei modi per sfasciarle con alcool o droghe.

Più di Shaun of the Dead e Hot Fuzz, il primo costruito sui semplici e già metaforici assunti dello zombie movie, il secondo giocato su un genere che è già in parte character piece come il buddy cop, The World’s End è una grandiosa pellicola di genere – nello specifico fantascienza nella tradizione di Douglas Adams e (soprattutto) Philip José Farmer/Kilgore Trout, struttura sulla quale si innesta, con semplicità e aderenza perfetta, l’ormai archetipica parabola dell’amicizia che Simon Pegg, Nick Frost ed Edgar Wright ci raccontano dal 2004.

Diversamente da Shaun of the Dead e Hot Fuzz, poi, The World’s End non si concentra su una storia d’amore o su un rapporto da «io e te siamo migliori amici», ma sfrutta lo sfondo da sci-fi sociale per raccontare la vita di una compagnia di sodali, in una sorta di rivisitazione etilica dell’angoscia esistenziale di Il grande freddo. Lo spunto si racconta facilmente: a Newton Haven ci sono dodici pub, il Golden Mile dell’alcolismo locale, percorrere il quale – fino al leggendario The World’s End – è impresa che Gary e gli altri fallirono vent’anni prima, e ritenteranno nell’ora e quaranta di film. Il miracoloso equilibrio imperfetto (nonostante la moltiplicazione delle facce, Pegg e Frost sono ancora il centro del film) tra i cinque personaggi più una, i loro scazzi e la loro complicità, gli spazi e i momenti che ciascuno si ritaglia, sono il cuore di The World’s End, il collante che amalgama la ormai classica struttura modulare delle pellicole di Wright. Un trionfo. E ancora non vi ho parlato del film.

Pegg e Wright si raccomandano da mesi di arrivare vergini alla visione di The World’s End; fate l’esperimento, se avete già visto il film, di guardare il trailer, e provate a non incazzarvi per le troppe sorprese rovinate in due minuti scarsi di presunta promozione. Chiaro che uno la fantascienza deve aspettarsela, ma impedire a chi ancora non sa nulla del film di godersi, per esempio, il primo incontro alla toeletta con i cattivi di turno è criminale. Assumerò che, siccome stiamo celebrando, abbiate già visto The World’s End o quantomeno ne conosciate il primo, grande segreto: la città di Newton Haven, culla dell’adolescenza dei nostri, è stata invasa da robot.

Il conflitto centrale – e mai del tutto risolto, il che fa onore a Wright e Pegg – di The World’s End è quello tra fantasia e realtà, tra immaturità ed essere adulti, tra libertà creativa e standardizzazione, o starbuckizzazione per usare il neologismo introdotto dal film. Non è difficile riconoscere, nella cristallina monotonia dei dodici pub “ristrutturati” e negli occhi fissi e blu degli abitanti-robot di Newton Haven, un omaggio grosso così a Essi vivono, nonché un ritorno nemmeno troppo velato alla tematica dello zombie – la quale a sua volta si rifletteva anche nei perfetti cittadini di Sandford, ed è ormai scontato che l’incubo peggiore del trio è di diventare, un giorno, dei grigi signor nessuno¹.

Sopra: lebbotte.

Sopra: lebbotte.

Anche il modus operandi dei robot, una volta scoperti, è da copione: violenti ma ridicolmente vulnerabili – «No name that has been suggested in the last 3 minutes beats “smashy smashy egg men”» –, puntano sugli schiaffoni per avere la meglio sui nostri (Gary Andy Oliver Steven Pete visto che non l’avevo ancora scritto), e ci regalano così almeno quattro sequenze di mazzate in pieno stile Shaun, girate da una specie di… di unicorno dorato in stato di grazia, in cui succedono sempre un sacco di cose belle contemporaneamente – con un personaggio a scelta che sta sempre in primo piano, seguito con maniacale attenzione dalla camera di Wright, e gli altri sullo sfondo a fare cose sceme e incoraggiare seconde visioni². Immaginate una puntata del Doctor Who diretta da uno che ama i film di John Woo, o fuori dallo sciocco gioco di parole un Guy Ritchie impanato con pagine a caso di qualche vecchio Urania.

Ci sono pure parecchie trovate buffe e genuinamente comiche, come le gemelle robot che si riassemblano in un ibrido che ha due gambe roteanti al posto delle braccia.

La ripetibilità e quindi potenziale ripetitività delle singole sequenze (pub => conversazione che fa ridere => piccolo indizio sui robot => nuovo pub), struttura che vale almeno fino a metà film, aiuta The World’s End ad accumulare ritmo³ e tensione invece che rallentarlo, e quando per la prima volta compare Pierce Brosnan robot ero convinto che il film fosse cominciato da un quarto d’ora.

Poi, appunto, arriva il capo degli invasori alieni, e Wright spinge piedi, mani e minchia sul pedale della fantascienza più spinta. È qui che, volendo, ci si può pure dimenticare dei dodici pub, dell’amicizia, degli scazzi decennali tra Gary e Andy. E dedicarsi alla stranezza.

Sopra: la normalità.

Sopra: la normalità. E gli SPOILER veri.

Gli SPOILER veri, eh.

Non citavo Douglas Adams e Philip Josè Farmer a caso: gli alieni di The World’s End sono i primi da anni ad arrivare al cinema con un’agenda diversa dal “conquistiamo la Terra”. Certo sono violenti, se serve, e certo hanno fatto vittime nel corso del loro processo di assorbimento. Non per crudeltà o prepotenza, però: Essi sono rappresentanti di una grande comunità galattica che sta insegnando agli umani a costruire una società nella quale tutti siano egualmente felici e partecipi delle Grandi Verità. Noi la chiamiamo assimilazione, globalizzazione, appiattimento, ma davvero, è così assurda la loro proposta? Imparare ad adeguarci a uno standard più alto in cambio di un’intera esistenza di beatitudine.

Per una volta, insomma, gli ultracorpi ci stanno offrendo una possibilità – hanno già cominciato vent’anni fa, regalandoci tutta la tecnologia che abbiamo oggi, cellulari bluetooth interwebs e pure twitter, nel nobile sforzo di aiutare il pianeta a comunicare e a prepararsi così alla promozione tra le alte sfere della galassia.

Fate questa proposta a un ubriacone e vi risponderà con un rutto poderoso, metaforicamente parlando.

La meraviglia del finale di The World’s End non sta tanto nella scelta di mettere in bocca a Gary King, alcolista e tossicodipendente, il discorso con il quale l’umanità intera rifiuta la standardizzazione robotica, scaricando così ogni responsabilità su un individuo instabile e comicamente inadatto al ruolo ed eliminando così ogni rischio di grevità e seriosità nel confronto finale; né nel fatto che detto discorso è il monologo più potente e contagioso visto al cinema dai tempi di William Wallace e gli scozzesi a culo nudo.

È nel fatto che i cattivi vengano sconfitti parlando. Che per la prima volta da, boh, decenni, la fantascienza su grande schermo si allontana dal suo presupposto centrale (l’incontro con gli extraterrestri significa guerra) per ritornare a un genuino spirito di esplorazione e curiosità che era proprio di alcuni grandi romanzi scritti agli albori del genere. Eliminare il conflitto e sostituirlo con il confronto significa costringerci a guardarci davvero in faccia, come nel cinema più o meno mainstream non accadeva dai tempi di boh, Avatar? Dove però nel film di Cameron il conflitto era quello tra il buon selvaggio e l’uomo civilizzato, qui siamo di fronte a un aut-aut, a una domanda tipo «cosa l’uomo è disposto a sacrificare per restare se stesso, e quindi testardo, idiota ma comunque libero?».

Non è sci-fi epica né di esplorazione, non è distopia né utopia né ucronia; The World’s End è fantascienza della porta accanto, che regala agli alieni il ruolo di serpenti tentatori, di genî della lampada che ci offrono una scorciatoia semplice e quasi indolore per arrivare a un traguardo che noi stessi continuiamo pervicacemente a inseguire e che è, forse, in ultima analisi, il motivo per cui crediamo/speriamo nel progresso. Come dire: siete partiti da A e dovete arrivare a B, se volete vi facciamo risparmiare tempo e vi portiamo in spalla, fino a B. Dovete solo consegnarvi a noi.

Sopra: la nostra risposta.

Sopra: la nostra risposta.

Altri avrebbero risolto questo conflitto con una bella rissa finale, nella quale fare intervenire un improbabile deus ex machina per riportare la battaglia in equilibrio e farci trionfare. Wright e Pegg scelgono invece la via più difficile, trattando gli alieni come esseri viventi dotati di volontà e non solo come meccanismi per portare avanti la trama. Ne risulta un finale4 che…

Be’, in breve: il «fuck it» con cui queste entità superiori ci abbandonano al nostro destino – portandosi via cellulari twitternet e tutto – è la versione aggiornata del finale di Venere sulla conchiglia, è GLaDOS che «ci rinuncio», la testimonianza interstellare che noi esseri umani siamo dei figli di puttana testardi e idioti e siamo pure felici di esserlo. Stiamo festeggiando battendoci il petto come gorilla idioti? Il finale di The World’s End non dice proprio così, e lascia al giudizio dello spettatore ogni valutazione su tutte le questioni e provocazioni disseminate per il film – a tutti i livelli. Chi è meglio, lo spirito libero o l’adulto responsabile?

Chissenefrega: alla fine del viaggio, alla fine del mondo, l’uno e l’altro sono diventati delle persone migliori. E noi con loro.

Dvd-quote suggerita:

«Il film dell’anno».

(Stanlio Kubrick, i400calci.com)

«Persiste nell’esserlo».

(Ancora Stanlio Kubrick, dopo averlo rivisto)

«Pazzesco, non perde un colpo».

(Sempre io, alla terza visione in otto giorni)

IMDb | Trailer

NOTE PRIVE DI SPOILER, PER UNA VISIONE PIÙ GRADEVOLE

¹ Non è un caso che il nome scelto dai Nostri per indicare i robot che non sono proprio robot sia “blanks”: una facciata impeccabile e il vuoto dietro. Interessante anche la discussione sul significato del termine “robot”, cioè “schiavo”, e sull’abuso che se ne fa, nella sci-fi, dimenticandone le radici etimologiche.

² Prestate particolare attenzione alle faccette di Martin Freeman, che sono a loro modo rivelatorie. D’altra parte questo mi consente di scrivere, SPOILER, che il personaggio di Oliver va a ricoprire il ruolo che in Alien fu di Ian Holm, e che sia Freeman sia Holm hanno interpretato Bilbo Baggins al cinema, il che probabilmente significa qualcosa di importante.

³ Parte del merito è della colonna sonora che sta tra Madchester e il brit-pop anni Novanta (gli alieni vengono sconfitti grazie ai Primal Scream). TWE sfrutta (anche) questo elemento per amplificare il clima di nostalgia, tra vecchie musicassette ritrovate nello stereo, un pezzo degli Suede piazzato con violenza e protervia dove funziona meglio, la totale assenza degli Oasis e persino – ma questa potrei averla vista solo io – una piccola citazione di uno degli episodi più famosi della debosciata vita da musicisti rock dei Led Zeppelin. Chi lo becca vince un bacino.

4 Anche se forse sarebbe meglio parlare di finali: quando sembra che tutto sia finito, Wright accelera e infila cinque minuti in cui si saluta la trilogia, si salutano i personaggi, si tirano le fila, nessuno vince, nessuno perde, tutti continuano, a modo loro, a vivere. Se non vi si scalda il cuore così significa che: a) non capite un cazzo di cinema, b) siete pessime persone e non voglio avere nulla a che fare con voi oppure c) siete robot.

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66 Commenti

  1. Zack Norris

    Vi voglio bene

  2. Jack Devils

    Mi sbaglio o TWE è stato accolto in italia in mniera molto fredda?

  3. John Matrix

    Bravi, bravissimi.
    Tempo fa scrissi altrove che trovavo ridicola la distribuzione di TWE essendo il secondo film più atteso dell’anno (dopo Pacific Rim).

    Let’s boo boo!

  4. Zambo

    Speravo di leggere un commento nei commenti riguardo a TWE dato che non era propriamente calcista, e qui mi ritrovo addirittura 3 recensioni!
    Tra l’altro TWE l’ho guardato senza aver visto prima nessun trailer ed è stato meglio così a quanto leggo.

    Grazie a tutti!

  5. Past & Fasul

    Mitici…3 pezzi ottimi per una trilogia che rimarrà nella storia.

  6. Genco Olive Oil

    Condivido molto su Shaun of the Dead sia sul rapporto commedia-film zombie che viene messo in piedi, sia sul fatto che non sia un capolavoro, come tutti i primi reali tentativi di ibridazione in ogni campo artistico. Gli altri ancora mi mancano, di Wright ho poi visto il Pilgrim.

  7. Non mi sbudellate, ma per me è un film un pò ipertrofico, ed anche noiosetto in alcuni passaggi, specie nella prima parte, che si dilunga a delineare le relazioni tra i personaggi.
    Quest’anno ho apprezzato di più This is the End sul gioco amicizia-fine del mondo, anche se con una visione che definire maschilista è dire poco.

  8. Jax

    Ma che bomba di articolo e’ questo!

  9. Io ancora sto piangendo perche’ non sono riuscito a vedere The World’s End al cinema (che tipo il tempo che sono andato in bagno e quando sono uscito gia’ non c’era piu’), ma mo ordino il cofanetto in lingua originale e via. Comunque Hot Fuzz e Shaun of Dead per me capolavori tutti e due. Grande stima e cinque alti con battipugno in uscita a tutti per il riepilogo sulla trilogia.

  10. Oh This is the End carino eh, simpatico i primi minuti, si ride, ma 1) è una masturbazione autoreferenziale fatta da un gruppo di amici ricchi, 2) non è un film di fantascienza, ci mette solo della roba sci-fi qui e là a uso LULZ.
    The World’s End è un filmone di fantascienza, oltre al resto.

  11. @ Miike
    me sta a pigghi p’u culu ?

    @ Stanlio
    verissimo sulla masturbazione omoautoreferenziale degli amci ricchi, ma ancxh qui è masturbazione autoreferenziale di amci British, ci sono pure Considine e quell’altro che fa i film di Ben Wheatley, e il tipo di Sci-Fi mi è sembrato Coscarelli oriented come per This is The End

  12. No non lo definirei proprio masturbazione autoreferenziale The World’s End, cioè questi sono personaggi con una storia e delle cose da dire, non “James Franco fa lo scemo con Seth Rogen”. La sci-fi più che Coscarelli direi che è roba da Doctor Who/Douglas Adams, è fantascienza inglese con evidenti radici letterarie, non B-stuff all’americana*.

    *amo Coscarelli, eh.

  13. Ryan Gossip

    mamma mia che belle cose che ho letto, grazie per esservi occupati della Trilogia

    dico che concordo con Miike perchè anch’io considero Shaun una bella cosa ma niente di più

    Hot Fuzz è in assoluto una delle esperienze più belle e divertenti della mia vita, tra l’altro arrivato per puro caso, perchè se sei a Heathrow e stai aspettando di ripartire per l’Italia, hai le ultime sterline e decidi di fare il pieno di dvd (inglesi, ma va bene così) e sei ispirato da questo film dal titolo buffo e due facce buffe in locandina, lo compri e poi accade che è fantastico, allora hai avuto culo

    The World’s End per me è il meglio che ho visto al cinema quest’anno (ultimo giorno di programmazione, altra botta di…) e critico solo un po’ il comunque gigantesco scontro verbale finale perchè forse un po’ troppo dilatato, l’avrei accorciato un po’, ma probabilmente non era nemmeno possibile, va bene così e me lo riguarderei anche adesso. Se non ho capito male il 22 gennaio esce in blu-ray anche in questo paese.

    P.S. io di aneddoti sui Zeppelin conosco solo quello in cui pescavano squaletti da un molo, li tagliavano a pezzi e li infilavano nelle vagine delle groupies

  14. Dévid Sfinter

    Gran tripletta. Anche a me manca TWE per la vergognosa distribuzione italiana. Sono d’accordo su tutto. Queste sono tre bombe perché sono commedie di genere senza essere delle parodie, sono meta senza esserlo o cmq senza volertelo sparare in faccia, e funzionano alla grande perché scritti benone. E devi essere davvero bravo a non pisciare fuori dal vaso. Cosa che ha sintetizzato bene Stanlio nel confronto con This is the end che ho visto e su cui concordo. Si Pegg e Frost avranno anche un gran potere a tutti i livelli produttivi però si impegnano sempre a cambiare i personaggi e le caratterizzazioni inserendoli in storie solide. Nel senso quanto avrebbe funzionato TITE senza Franco e Rogen? Rido i primi 6 minuti a vedere loro che fanno gli scemi e pensare “guarda sono coglioni come me” ma dal minuto 7 in poi quando hai esaurito la sorpresa?

  15. @Stanlio
    ottime le tue considerazioni, am la verbosità e la piaggeria della prima parte è alquanto autorefe, poi la seconda parte è trionfale, alla fine concordo.

  16. Grazie ai 400 calci che in un venerdì mattina come tanti altri mi fanno svegliare con un acquisto da 40 euro su amazon. Ho visto Shaun of the dead appena uscito ed ero ancora un ragazzino stupido che pensava solo alla figa (su internet) quindi non ricordo quasi niente. Gli altri mi mancano, quindi mi pareva doveroso rimediare e, non potendo fare un bonifico ai 400 calci per tali grandiose recensioni, mi sono arrangiato di conseguenza. Adesso vado a comprarmi una cassetta di cornetti e me li mangio alla vostra salute. lunga vita a voi.

  17. This is the end l’ho visto e mi è sembrato carino, con alcune gag divertenti, ma fini a se stesse e a tratti noioso. Molto meglio 21 jump street.

  18. barbaxas

    sarà, ma a me incuriosiscono zero, me displait..

  19. Bruce Wheelies

    “usare il mio scroto per rivestire il proprio portascopino da cesso” bella immagini Miike, belle immagini.

  20. Richiedensi rubrica ove sia pubblicata mensilmente la peggior localizzazione italiana, con annessi fotosegnaletica e nominativo del responsabile affinché sia messo a pubblica gogna e lo si possa sputare qualora lo si incontrasse per strada.

  21. samuel paidinfuller

    Ancora non ho letto nulla ma vi dico che mi sono emozionato solo a vedere il titolo del post sia perchè sono affezionato alla banda di spaced sia perchè avevo chiesto in qualche angolo del blog questa recensione
    accidenti a questi fottuti moscerini che entrano negli occhi!!!

  22. samuel paidinfuller

    e sempre e comunque “This is only for the hard-core raverz!!”

  23. @dikotomiko: giuro che mi sto impegnando per capire in che senso la prima parte sarebbe “autoreferenziale”, è la parte più comedy e serve a raccontarci cose sui personaggi, cos’ha di autoreferenziale? Cioè ragionando così qualsiasi film è autoreferenziale finché non cominciano a menarsi/combattere i robot/far esplodere palazzi…

  24. Ceccco

    Sempre fiero di aver inserito Shaun of the dead nella mia tesi di laurea sulla critica sociale negli zombie di Romero. Per me 3 filmoni tra cui faccio sempre fatica a sceglierne un migliore.

  25. Hellblazer Joestar

    È uno dei vostri pezzi più belli di sempre.
    Davvero, non riesco nemmeno a decidere quale sia la rece migliore: primo posto ex aequo a tutti.

  26. BelleZio

    @dikotomiko
    Sono completamente d’accordo con te. Troppo verboso TWE, più spassoso This is The End. Pern quello che cercavo io mi ha soddisfatto di più This is The end anche se Twe è un buon film, seppur il peggiore dei 3.

  27. BellaZio

    Sì, ho sbagliato il mio stesso nome.

  28. Dai gente, This is The End fa ridere forte ma è un collage di sketch da SNL, mentre The World’s End fa ridere forte ma ha pure tutta la sbalorditiva profondità di genere descritta bene da Stanlio nella rece.

    In altre parole la differenza tra This is The End e The World’s End è tipo quella tra Balle Spaziali e Ghostbusters, e anche i rispettivi posti che si meritano nella storia del cinema.

  29. banshee

    Dopo lunghe riflessioni, ho finalmente deciso: The World’s End è il mio preferito dei tre. Perché c’è dentro tutto. Ma proprio tutto. Tutto l’immaginario con cui sono cresciuta, TUTTO (ho già detto tutto?).
    Non parlerei di puro citazionismo, men che meno di autoreferenzialità: la storia c’è e brilla di luce propria. Ok, nasce da quel famoso immaginario, ma si sviluppa in modo autonomo e con una sua specifica dignità. Ed è bellissimo.
    Che poi, in fondo, si può dire la stessa cosa di Hot Fuzz.
    Wright ha questa capacità di usare le strutture classiche dei vari generi in maniera assolutamente personale, di fare film in cui storia e personaggi non risultano mai accessori, piegati alle esigenze del genere, della citazione a tutti i i costi, della “caciara” con gli amici (sì, sto pensando a This is the End). Commedie che sono allo stesso tempo horror, action o sci-fi, assolutamente senza intenti parodici.
    Non so, trovo che tutto questo sia qualcosa di raro da trovare, oggigiorno.

  30. EDA

    Applausi per l’articolo e per la trilogia. Sono anche riuscito a vederlo al cinema l ultimo nonostante la distribuzione infame ed e’ ottimo, immagino che originale renda ancora meglio

  31. BellaZio

    Comunque mi riservo di cambiare il giudizio dopo una seconda visione. Credo però che Hot Fuzz sia INARRIVABILE come intelligenza, arguzia, azione e spensieratezza.

  32. Giusto per la cronaca, per quel che mi riguarda Hot Fuzz è il meno bello dei tre, di qualche lunghezza. La mia classifica vede TWE, poi SOTD e poi HF.

  33. Lotton the Wizard

    Gran bella rece,in culo al neo-grindhouse,post-machetismo e stronzate varie questo è un Triple-bill che vale la pena di guardare.

    Personalmente la graduatoria è HF>TWE>SOTD con il calcio volante alla vecchia momento assoluto del cinema tutto.

    P.S:Su Amazon inglese ci stà il cofanetto BD a 28 Euro….

  34. BellaZio

    @Stanlio
    probabilmente è tutto molto legato a quanto si è affezionati al genere che vanno a toccare: il mio preferito è Hot Fuzz ma Shaun è appena appena sotto. Non essendo un maniaco di fantascienza TWE l’ho trovato pesantino e verboso in certe sue parti come trovo pesantini e verbosi alcuni film del genere che va a omaggiare. Sono 3 grandi film eh, ma quest’ultimo forse mi ha un po’ deluso perchè tocca tasti che non stimolano particolarmente il mio gusto.
    Comunque, forse sarò l’unico, ma a me è piaciuta pure la combo Pegg/Frost-Rogen in Paul..

  35. Personalmente metto TWE mezzo punto sotto perché ha qualche similitudine di troppo con gli altri due (in un certo senso dovuta, come chiusura del cerchio) piuttosto che essere 100% fresco e indipendente, ma raramente (mai?) ho visto trilogie concludersi cosi’ bene.
    Poi volevo dire che prima che uscisse Hot Fuzz nessuno, NESSUNO aveva il coraggio di dire che Bad Boys 2 era bello. Persino io lo dicevo soltanto a me stesso.

  36. @BellaZio sì è sicuramente questione di generi di riferimento, io ho sempre Hot Fuzz il più verboso e a tratti (pochi) noioso dei tre, Shaun perfetto come ritmo e scrittura e The World’s End che, a differenza degli altri due, ha la parte “di genere” più in primo piano e soprattutto più originale e interessante (mentre la parte zombie di Shaun e quella buddy cop di HF sono tutto sommato già viste) e quindi per me vince.

  37. Motivo in più per cui preferisco TWE agli altri due: riesco a trovare senza problemi film di zombie post-2000 migliori di Shaun o buddy cop migliori di Hot Fuzz, ma faccio una gran fatica a trovare film che facciano fantascienza DI QUEL TIPO e che siano migliori di TWE.

  38. BellaZio

    @Stanlio
    Per me l’ultima mezz’ora di Hot Fuzz non è eguagliata da nessun altro film action/buddy cop/sbirresco post-2000. E, post 2000 come buddy cop non mi viene in mente nulla di migliore.

  39. banshee

    Non so, io la vedo come una trilogia migliorata di film in film, imparando dal precedente. Le similitudini ci sono per questo. The world’s end mi pare una sorta di summa, in cui gli angoli sono stati smussati. Poi oh, magari la penso così perché ho visto in film qualche giorno fa e sono in piena fotta. In questi casi sono volubile: è possibile che domani io riveda Shaun o Hot Fuzz e dica “Cazzo, è sicuramente il mio preferito”. Non si può mai dire.

  40. John Matrix

    Magari non sono un esperto conoscitore di fantascienza tout court al cinema, ma credo che SPOILER il discorso/scontro finale tra Gary e The Network sia qualcosa di rivoluzionario e arguto, oltre che esilarante. È perfettamente British, come Shaun stende zombie con una mazza da cricket, Gary sconfiggere gli alieni col wit (pur essendo tutt’altro che witty). Geniale.

  41. samuel paidinfuller

    Hot Fuzz ha quella magia che hanno pochi film che ti piglia SEMPRE bene rivedere a prescindere dall’ora, dalla stagione, da con chi stai, da come ti senti, da quello che hai mangiato o se hai già evacuato o meno
    Pose a parte, è l’effetto “alberto sordi”

  42. @John Matrix: come ho scritto sopra, almeno al cinema è sicuramente un espediente rivoluzionario quello di SPOILER sconfiggere i cattivi a parole e non con le solite botte. Nella sci-fi in senso lato non è una cosa nuova ovviamente, ma non è comunque facile trovare esempi; la cosa più vicina che mi viene in mente è appunto Venere sulla conchiglia di Kilgore Trout, e parliamo del ’74.
    Per me The World’s End è diventato film dell’anno alla fine della prima visione e ha solo consolidato la sua posizione con la seconda e la terza. Punto alla quarta questo weekend, vi saprò dire.

  43. BellaZio

    Che poi in realtà mica li sconfiggono, gli dicono “no grazie”… Molto british in effetti…
    Comunque l’unico che mi aveva folgorato alla rpima visiaone fu Shaun, Hot Fuzz lo amai alla seconda e per TWE la seconda deve ancora venire, quindi non si sa mai…

  44. samuel paidinfuller

    reeeeeeeeeeeeeeeeeewindddddd!

  45. John Matrix

    @Stanlio: mi viene in mente anche Opzioni di Sheckley in questo senso.

  46. @John: <3 <3 <3 grandissimo, il mio Sheckley preferito e uno dei miei romanzi preferiti di sempre. Ci può stare per certi versi, ma lì c'era anche tutta la dimensione dell'immaginazione del protagonista che creava il mondo passo dopo passo ecc ecc che lo rendeva decisamente diverso da TWE, che alla fine è un film d'invasione aliena classicissimo.

  47. Sol

    Vi leggo sempre, mi procuro l’8 per mille dei film che recensite, spesso vi inserisco nel campo semantico del chissenefrega, ma vi voglio bene, vi voglio bene, vi voglio bene!

  48. Il Reverendo

    che dire, stavo leggendo, ero contento, e mi sono fermato quando ho letto che pegg, wright e frost chiedevano di arrivare vergini alla visione del film.
    ho letto un po’ di commenti per farmi un’idea, e arrivato al commento di stanlio dove dice che TWE è il migliore dei tre mi sono procurato il film e l’ho guardato.

    poi ho finito di leggere la rece.

    beh, dannazione, stanlio ha ragionissima su tutto. SU TUTTO. cinque altissimo.
    concordo anche sul fatto che TWE sia il migliore della trilogia e che hot fuzz abbia dei pezzi un po’ noiosi mentre questo si inserisce perfettamente nel genere fantascientifico e lo mescola con la comicità in modo sublime, senza mai sbilanciare nessuno dei due elementi. divertente la parte commediosa, ma figa figa la parte sci-fi. ben costruiti i personaggi, mai macchiettistici, ben diretto e belli pure gli effetti speciali.

    è per queste cose che vi leggo, vi stimo e vi voglio bene. vi voglio bene.

  49. Cristoforo Nolano

    Posso dire che un finale così bello non mi capitava da tempo? E che la prossima volta che andrò a bere una birra con i miei quattro moschettieri pregherò per una bella e improvvisa luce blu?

    Si piazza al secondo posto nella mia trilogia del cornetto, ma arriva comunque vicino ad Hot Fuzz. Comunque tre filmoni.

  50. Biscott Adkins

    ecco a me il finale di TWE non mi è piaciuto per niente, ero completamente rapito fino a quel punto però dall’ascensore o iniziato a dire macosacazzo?!?! Però leggendo qui forse un senso lo ha davvero, urge rivisione.

    Comunque Hot Fuzz è tipo una delle cose più fighe e tamarre del mondo, la scena del frigorifero è pure più cazzuta di come l’ha descritta Casanova

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