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Le basi: John Milius. Evel Knievel (1971)

Basta scherzare: è ora di mettere nero su bianco le fondamenta del Cinema da Combattimento, in modo da essere tutti in pari. In questa nuova, imprescindibile rubrica attraverseremo la carriera di una delle colonne portanti del nostro credo, il glorioso John Milius, attraverso le opere più importanti della sua carriera, sia come regista che come sceneggiatore. Buona lezione.

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Scrivere del cinema di John Milius qui sopra è una cosa talmente lineare che vedendo questa rassegna probabilmente non dovreste pensare “Ah, che bello!” ma semplicemente “Ooh, era ora.”

I400Calci e John Milius sono un’evidente combinazione perfetta, e a inaugurare questa rassegna mi sento soddisfatto come colui che per primo si fumò una sigaretta dopo il caffè e decretò che fosse cosa buona e giusta.

John Frederick Milius, classe 1944, appartiene a quella stirpe di “selvaggi” che riplasmarono Hollywood riscrivendone le regole tra gli anni ’60 e ’70, ma a differenza di molti di loro -alcuni dei quali anche suoi fraterni amici- non si è mai ammansito e ha mantenuto una certa indomabilità e una totale insofferenza alle regole altrui, soprattutto a quelle del politicamente corretto e delle buone maniere, arrivando ad essere quello che lui stesso auto-definisce Zen Anarchist. Questo nella Hollywood buonista post-rivoluzione gli è costato fraintendimenti, strumentalizzazioni e diverse interdizioni dai salotti buoni, ma ne ha consolidato uno status di assoluto e meritato culto, avvertito dal regista già dieci anni fa e sancito nel 2013 dal documentario biografico Milius in cui praticamente tutti si sperticano per lui.

Della succitata generazione lui, assieme a Walter Hill e Sam Peckinpah, è da considerarsi per le tematiche e l’ approccio completamente non apologetico l’erede degli Hawks, Ford e Huston precedenti. Un cantore appassionato della libertà individuale fino alle sue estreme conseguenze, dell’epica virile hemingwayana, della natura indomita, meravigliosa e spaventosa come uno Steinbeck. Narratore del  bigger than life ma anche capace di sondare lo sfuggente carattere dell’amicizia maschile, fatta di sentimenti spesso non detti ma espressi con azioni che urlano.

Uno che ha una sua forte visione insomma, del cinema e dell’esistenza. Una visione tragica, dura ma anche vitale, romantica e comunque appassionata, uno che ha bisogno di costante scontro per definire se stesso. Vuoi contro le onde sul surf da ragazzo, vuoi nelle notti passate da bambino all’addiaccio nei boschi per sentire e capire la paura primordiale della natura, vuoi addirittura col tentativo (fallito per questioni di salute) di arruolarsi volontario in Vietnam nel 1968 per poter combattere -come poi disse- una sua guerra, come ogni generazione di uomini aveva fatto prima di lui. Tema quello della guerra, vera o simbolica, che accompagnerà sempre la sua scrittura.

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“And not a single fuck was given that day”

Devoto al suo codice come un samurai ma sprezzante come un pistolero, colto ma aggressivo, serio e sarcastico usando lo stesso registro e spesso allo stesso tempo, John Milius è una figura con cui può essere difficile entrare in sintonia ma è un’ autore con una sua incrollabile onestà intellettuale, un tratto questo definitivo e meritevole di rispetto.

Un uomo da combattimento, come il cinema che ci piace e che non a caso ha indissolubilmente contribuito a definire.
Purtroppo l’anno scorso è stato colpito da un ictus che ne ha compromesso la mobilità e al momento si trova in riabilitazione, impegnato a recuperare per quanto possibile le normali funzioni quotidiane, soprattutto comunicative.
Questa rassegna è anche il nostro modo per ringraziarlo e dirgli “tieni duro, John”.

Iniziamo quindi ad analizzare la sua filmografia in ordine cronologico dal 1971, quando mise il piede nella porta ad Hollywood sceneggiando Evel Knievel, un biopic a basso costo sul più famoso stuntman d’America.

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Il personaggio Evel Knievel necessita di una breve introduzione, essendo una figura cardine della cultura popolare statunitense ma abbastanza sconosciuto qui da noi.  Evel Knievel è stato un acrobata, prettamente motociclistico ma non solo, che ha piazzato per decenni sempre più in alto l’asticella di qualunque record nella categoria degli stunt, ivi compresa quella del maggior numero di fratture su di una persona sola. Ha saltato colonne di autobus, si è sparato con dei razzi sopra al Grand Canyon, ha guidato dragster a rischio esplosione, ha fatto in sostanza quello che umanamente non era mai stato possibile prima di lui nel campo dell’acrobazia, rischiando costantemente la vita. Supereroe in carne ed ossa per generazioni di americani, idolo dei bambini e fulcro di una vera e propria Evel-Mania ancora esistente sopravvivendo alla sua morte, diventando un mito e che lo ha portato come ogni mito ad essere commercializzato in qualsiasi modo possibile ed in qualsiasi categoria merceologica, soprattutto giocattoli, approdando all’apice della popolarità ovviamente anche al cinema.

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“la Evel Mania”, dalla mia collezione privata.

La lavorazione del film parte con un aneddoto rivelatore sul temperamento del nostro John.

Il giovanissimo regista infatti riceve dal protagonista del film, George Hamilton, l’offerta di riscrivere per cinquemila dollari parte del biopic, di cui non era soddisfatto. Va quindi ad incontrare l’attore nella sua villa di Palm Springs, legge la sceneggiatura e, in puro stile Milius, esclama “Fa schifo!” e la lancia nella piscina dritta come è.

Poi la riprende, la fa asciugare e se la porta a casa per lavorarci. Che tipo il John eh?

La revisiona da capo, partendo come chiave di lettura del personaggio da quello che nel film viene sancito nell’epilogo, ovvero un monologo in voice over di Knievel in cui questi dichiara molto lucidamente, quasi cinicamente, di aver capito che nel folle mondo moderno lui è l’ultimo gladiatore, un circense che ogni volta sfida la morte battendola solo per poi sfidarla di nuovo, che emoziona uno stadio di persone ormai incapaci di emozionarsi di per sé, perché nella cosidetta civilizzazione l’uomo moderno di solito non dispone più praticamente di nulla della sua vita ma soltanto della sua morte, e allora tanto vale che la sua sia gloriosa.

Ecco, questa idea per la visione di Milius è un film che si scrive da solo: aveva sentito Knievel dire quelle cose in un’intervista e su questa connotazione basa tutto il film, affascinato com’è dall’epica della sfida, dalla libertà individuale e dall’archetipo dell’uomo contro il destino. O dalle caparbie e coriacee teste di cazzo che non danno retta a nessuno, per farla breve.

Evel Knievel è un biopic  linearissimo: parte dalla carriera come scavezzacollo da bar e acrobata da rodeo a Butte in Montana e segue la tipica parabola ascendente delle biografie dei self made men, con brio e a volte al limite dell’agiografia. Ma poco importa, è quello che lo script doveva essere: un film per famiglie che celebrava l’ultimo vero all american hero e che includeva un sacco di filmati di acrobazie eseguite ovviamente dal vero Knievel.

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più american hero dei GI Joe

Milius a mezzo serivizio riscrive di buona lena alcune parti, lasciando il film sostanzialmente invariato, ma al tempo stesso fa quello che si ritroverà a fare a volte negli anni a venire: ritaglia momenti brillanti di pura epica non appena possibile, non appena può infilarceli, ad ogni costo. Quelli sono il suo film, a lui quello interessa. La cifra stilistica del Milius a venire, famoso appunto per i dialoghi che ti stendono per terra, è infatti in nuce già tutta nel monologo di cui sopra ma anche in quello con cui si apre il film.

“Signore e signori non avete idea di quanto sia felice di essere qui oggi. È un vero onore rischiare la mia vita per voi. Un onore. Prima che salti con questa motocicletta sopra queste diciannove automobili -e voglio che sappiate che non c’è nemmeno una Wolkswagen o una Datsun tra queste- prima che io atterri oltre quell’ultimo furgone, voglio che sappiate che ieri un ragazzino è venuto da me e mi ha detto: “Signor Knievel, lei è pazzo? Quel salto che vuole fare è impossibile ma ho già comperato i biglietti perché voglio vedere come ti spiaccicherai”. Esatto, questo mi ha detto. Ed io ho detto a quel ragazzo la scorsa sera che nulla è impossibile. Hanno detto a Colombo che attraversare l’oceano era impossibile. Hanno detto ai fratelli Wright che volare era impossibile. Hanno detto ai pionieri che stabilirsi in una terra selvaggia era impossibile. Probabilmente hanno detto a Neil Armstrong che camminare sulla Luna era impossibile. Dicono ad Evel Knievel che saltare con una moto oltre il Grand Canyon è impossibile, e dicono questo ogni giorno. Un generale romano ai tempi di Cesare aveva il motto: “Se è possibile, si può fare. Se è impossibile, verrà fatto”. E questo, signore e signori, è quello per cui vivo.”

Fuck yeah? Fuck. Yeah.

Probabilmente lo stesso Knievel non avrebbe mai saputo raccontare così efficacemente perché faceva quello che faceva, ed è su questo che interviene Milius: strizzare fuori l’epicità da ogni cosa, raccontare il fatalismo, la mortalità, celebrare l’eroismo tirandolo fuori da ogni spunto possibile in una storia. Milius riuscirebbe ad infilare un monologo epico anche nel racconto di come nel 1996 persi l’ultimo autobus per casa e me la dovetti fare a piedi.

Evel Knievel è un film che uscì per capitalizzare su di un fenomeno di costume dell’epoca e per glorificare in maniera quasi cartoonesca la hubris di Knievel, ha una regia da vecchia TV ad opera di un regista, Marvin J. Chomsky, che infatti ha fatto quasi soltanto sceneggiati televisivi, e il phonatissimo e abbronzatissimo George Hamilton è una delle facce a schiaffi più conclamate di sempre, ma il tocco di Milius si sente già fortissimo. Qui ed oggi probabilmente il film non ha alcun mordente o attrattiva se non negli stunt spettacolari, nei momenti epici miliusiani e in quel paio di nani vestiti da cowboy che per il nostro nanosservatorio è indice di qualità e sancisce, assieme agli altri due punti a favore, un assoluto “Sì!” alla visione.

evel

“cheesy”

Concludendo: è un film a tratti cheesy ma divertente e che si lascia guardare sereno, assolutamente da vedere però sia per i fan di Milius che vogliono ammirare i suoi esordi -in sordina ma rivelatori- sia per i fan di Evel Knievel, e ovviamente per i fan dei veicoli-lanciati-contro-le-leggi-della-fisica-a-vanvera.

Detto questo, ci salutiamo e ci diamo appuntamento alla prossima parte di questa rassegna in cui entreremo nel vivo della filmografia di Milius con un cult che -signora mia!- più cult non si può.

Sigla finale!

DVD-Quote suggerita:

” Non un capolavoro ma lo sappiamo tutti che volete vedere comunque dei veicoli che volano sopra un sacco di altri veicoli e sentire dei monologhi cazzuti.”
Darth Von Trier, i400Calci.com

IMDb|Trailer

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23 Commenti

  1. Past

    Un grandissimo, e questa rassegna su di lui lo vedo come un regalo di compleanno che casualmente cade in questi giorni.

    Non sapevo sta cosa del l’ictus, spero vivamente che si riprenda.

    Ps

    Di sto knevel ricordo la comparsa in alcune puntate ormai vintage dei simpson.

  2. Che dire? Grande iniziativa su un grandissimo. Applausi.

    Sto Knievel lo sento nominare per la prima volta, ma vedendo alcuni suoi filmati mi accorgo di quanto il suo mito fosse presente nei film e telefilm americani degli anni 70. E non solo, mi pare che anche Trence Hill si conciasse come lui in un film.

  3. John Matri

    Grandissimo Milius e grandissimi a fare questa rassegna(però così ci viziate e sarebbe bello vederla anche per un Hill ,un peckinpah o un Friedkin).
    Il film lo recupererò , anche se pure io ricordo solo lo stuntman nei simpson(non so se omaggio o veramente lui) che dava consigli a bart nell’episoio in cui homer salta nel canyon.

  4. Biscott Adkins

    Ho letto solo il titolo; mi sono già cresciuti dei villosi e copiosi i peli sul petto.

  5. Ryan Gossip

    penso a tutti quei mestieranti senza personalità a cui le major affidano blockbuster e non, che tirano fuori prodotti senza NULLA da ricordare, non una scena, non un dialogo (ciao Liebesman e Wiseman, ma anche a tutti quegli improbabili sceneggiatori)
    e penso all’antitesi, ovvero uno come Milius, che forse aveva il problema opposto, troppo ingombrante e quindi scomodo, infatti inviso al “cinema con i soldoni” (quando è stata l’ultima sceneggiatura? l’ultima regia? chiedo perchè onestamente non ricordo).
    Infatti i suoi film vengono ricordati nel tempo, provate a confrontare il suo Conan con quello di Nispel, ma anche il suo Dillinger con quello di Mann
    E a proposito di cult, spero che la settimana prossima parlerai di quella Carogna…

  6. marcopac

    Milius ha realizzato quel capolavoro assoluto delle due stagioni di ROMA, come produttore. Dopo, non so.

  7. LiDongAn

    Grazie,grazie,grazie.

  8. moviemicroreview®

    Sarò breve. Un’iniziativa da venire lì e stringervi la mano a tutti!
    Mi domando , sarà un caso che la rassegna sulla filmografia di John Milius cominci un mercoledì??
    Parto…

  9. samuel paidinfuller

    questo me manca…si recupera facile anche su supporto digitale?

  10. Nero728

    E’ la rubrica per veri fancalcisti che mancava, e l’avete inaugurata alla grande. GRAZIE continuate cosi.

  11. Biscott

    Comunque è vero che da noi pochi conoscono Evel Knievel ma il personaggio è stato citato, imitato, parodiato ed omaggiato tanto di quelle volte che, quello si, è entrato un pochino nell’immaginario comune.

    Per finire siamo sempre a dire che un uomo con il mantello nella realtà sembrerebbe un povero coglione; bhè Knievel è l’esempio lampante del contrario.

    http://evelknievel.com/wp-content/uploads/EK_WEB_Slide_4.jpg

    ditemi se una foto del genere non la vorreste sopra il divano in salotto.

  12. BL'AST

    Non vedo l’ ora della seconda puntata, bella Darth!

    io cmq ricordavo di aver letto l’auto definizione di “fascista zen” senza per altro aver mai capito cosa volesse intendere…

  13. @ BL’AST
    No, la sua definizione era proprio “Zen Anarchist” proprio in contrapposizione al ribadire di non essere fascista.

    Da un’intervista di 11 anni fa, riporto:

    (riferendosi allo status quo di Hollywood)

    “You know, in fact, I am not a fascist. I am a total man of the people. They are the fascists. They’re creating the fascist society. I am much closer to a Maoist. However, I am a Zen anarchist.”

    Complimenti per il nickname.

  14. Bellissima rubrica. E’ tempo di mettersi sotto e studiare le basi del calcismo. Grandi!

  15. Michael Jail Black

    CONAN!?

  16. Jax

    Vabbè chiedo venia ma su wikipedia lo danno come sceneggiatore NON accreditato di:

    – Il primo film dell’ispettore callaghan;
    – lo squalo;
    – Caccia a Ottobre Rosso

    Chiedo lumi a @Darth!

  17. @jax

    Indovina chi ha scritto il monologo di Harry sulla 44 Magnum.
    Indovina chi ha scritto il monologo di Quint.
    Indovina chi ha scritto i discorsi di Sean Connery.

  18. Dembo

    Minchia il monologo di Quint è una delle cose più belle del cinema tutto.

    Cmq, ottima iniziativa. Un ripassone delle basi del fancalcismo fa sempre bene.

    Ah, Evel Knievel è citato anche in quella bombetta di Hot Rod che sicuramente non c’entra nulla con i 400 ma è un tot divertente.

  19. Eh, John Milius era fatto cosi’.
    Entrava a gamba tesa nei film molto belli degli altri, e ci aggiungeva la parte piu’ bella in assoluto.

    Comunque copriremo tutto il fondamentale, tranquilli.

  20. John Matrix

    Ottima rubrica! Grandi! Sento già nell’aria lo sferragliare di Anvil of Crom…

  21. Ludwig Van Verhoeven

    Come fancalcista di primo pelo, non posso che ringraziarvi per questa rubrica, e anche per tutto il resto. Grandi, regaz.

  22. BL'AST

    @Darth grazie, e sinceramente pur non conoscendoti, avevo già capito che in quanto a musica eri un bro. :D

    Comunque sta cosa ZEN la voglio approfondire, non qui forse, perchè non voglio andare O.T, ma già il fatto che il discorso che citi inizia con ” oh alla fine cmq non sono fascista perchè…” Incuriosisce. Eppoi entrambe le definizioni le trovo affascinanti, forse perchè non le capisco proprio!

  23. ratto reietto

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