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Prima del prima: Cabin Fever: Patient Zero

Cabin-Fever-Patient-Zero-PosterPrima che questo sito esistesse, prima che le parole “Eli Roth pugnetta” venissero incise a fuoco nella storia del cinema, prima della fine di molte amicizie a causa di quella guerra dei tre regni che è la diatriba “Eli Roth bro’, Eli Roth no”, prima del presente, dicevamo, usciva Cabin Fever, quel film di debutto di Eli Roth in cui la gente vomitava sangue e si scioglieva e sporcava tutto di liquidi gastrici. Su i400calci non c’è una recensione di Cabin Fever, quindi faccio io senza riguardarlo: carino. Fatto. Senza infamia né lode, ma con una discreta quantità di divertimento, Eli Roth si accingeva a rovinarci la vita con la sua comparsa nel mondo del cinema, le tarantinate, le italianate, gli omaggetti, i paraculismi. In realtà a me i suoi film divertono, tutti e tre, mentre aspettiamo il quattro, quello che pare una sega in faccia a Deodato; gli Hostel mi hanno sempre provocato un certo ridere, soprattutto il secondo, quello in cui c’è più sangue del primo e quindi è meglio. Non è che mi strappi i capelli per Eli Roth, non è che sia lì ad aspettare i suoi film con impaziente nervosismo, però se mi capita me li guardo, e infatti è capitato.
Poi succede quel che succede con le opere prime dei registi che diventano famosi e Cabin Fever diventa un piccolo cult in cui la gente è disposta a investire dei soldi. Gli studio se ne accorgono, comprano i diritti, pim pum pam nel 2009 nasce Cabin Fever 2, diretto e non montato da Ti West, figlio bastardo di un regista con ben altre velleità artistiche che di far la puttana per dei produttori proprio non ne aveva voglia. La storia è molto bella e triste e vi consiglio di leggerla tutta nella recensione del mio amico Casanova Wong Kar-Wai, ma in breve: Ti West gira tutto a modo suo, è felicissimo, i produttori meno e gli bloccano la produzione per 5 mesi. Quando lui finalmente trova i soldi per fare The House Of The Devil tornano gli stronzi a dirgli “ci fa tutto cagare ma ci servi per montare le tue cagate”, lui giustamente risponde con “PUPPA IO ORA FACCIO IL CINEMA” e quindi Cabin Fever 2 è un film girato da Ti West ma montato da degli stronzi, e si vede. È anche un film quasi soddisfacente se ci si soddisfa con un po’ di tette, molto sangue e horror anni ’80 montato senza cognizione di causa, ma è anche un film del cazzo per tutti i motivi di cui prima. Poteva essere una cosetta molto bella, e invece i produttori.

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La battuta, insomma, vien da sé.

Fatto sta che a dodici anni dal primo e cinque dal secondo un po’ speravo si fosse passati oltre verso nuove idee, e invece Kaare Andrews.
Kaare Andrews, se già non lo sapete, è il bravo disegnatore che ha firmato diverse copertine Marvel diventato pessimo regista nel 2010 con quella sola di Altitude, film che voleva applicare un certo tono fumettistico a un polpo gigante che attacca aerei in cielo e che, alla fine, riesce solo a fare schifo al cazzo. Gliel’hanno detto tutti, a Kaare Andrews, che la sua venuta al cinema andava dimenticata e che era meglio se continuava a fare i disegnini – “Ti vengono i bene disegnigni” “Ci hai vinto i premi, coi disegnigni” – e invece niente, testa di cazzo com’è, ha continuato con una comparsata in The ABC’s of Death. Cinque minuti di sci-fi distopico con robot in cui esplode tutto e viene decapitato un neonato. Funziona, ma è pur sempre un corto di cinque minuti, lontano da qualsiasi progetto passato e futuro, e non prova niente se non quanto Andrews sia un mancato videoclipparo.
Andiamo al punto: s’è deciso che il 2014 fosse l’anno giusto per riprendere in mano il discorso Cabin Fever. S’è fatto il punto della situazione e s’è deciso che a Cabin Fever serviva della mitologia, e mitologia significa prequel, che in questo caso significa DUE prequel. Non uno, due. Non uno di cui non ce ne sarebbe fregato un cazzo comunque, due di cui non ce ne frega un cazzo soprattutto. E perché due, vi chiederete, e io tiro a indovinare, dopo aver letto qua e là: due fa rima con bue, e cosa manca al bue? Le palle mancano al bue, ma forse il punto non era questo. Ci riprovo: il primo prequel, quello in oggetto, è sottotitolato Patient Zero, perché bisogna raccontare la genesi del disastro, perché tutti ci siamo chiesti da dove venisse questo virus, perché tutti non dormiamo dal 2002 in attesa di questa risposta; il secondo, invece, è sottotitolato Outbreak, perché è importante sapere come poi il virus sciogli gente è arrivato alla civilta, perché noi tutti ce lo siamo chiesto, perché non dormiamo dal 2002 in att- vabbè, insomma, la produzione ha preso un piccione con un sacco di fave e ha ben pensato che se questo povero sfigatello ne avrebbe girato uno, perché non due? “Troppo bello due fa rima con bue!” e quindi via, verso le produzioni cinematografiche, verso l’horror, verso il ridere! “Questo è tutto scemo, mica come Ti West” e avanti così, verso lo sfruttamento minorile nel senso di minorati.

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Un esempio di realistica infermiera.

La storia di Cabin Zero: Fever Patient è giusto un pretesto per non far accadere nulla in 86 minuti: un hobbit viene chiuso in gabbia nel bunker segreto di un’isola deserta poiché unica persona immune al virus mentre un gruppo di regaz arriva sull’isola deserta per festeggiare e trovare la morte.
Sui ragazzi non c’è nulla di nuovo da dire: la loro storia viene approcciata alla lontanissima e sull’isola non ci arrivano se non dopo mezz’ora abbondante e restano inutili per un’altra mezz’ora almeno, fino a quando non entrano nel bunker segretissimo in cui si entra spingendo bottoni a caso (già). Da lì in poi è tutto un urlare e morire. Inutile uguale, ma almeno muoiono. Diciamo.
Parliamo invece dell’hobbit: è tenuto prigioniero dal governo perché unica chiave per scoprire il vaccino. È tenuto prigioniero su un’isola deserta, in un bunker sotterraneo, costretto a dormire per terra, senza un bagno, costantemente osservato dal dottore e dalle infermiere; suo figlio gli è appena morto tra le braccia a causa del virus, sua moglie è salva per miracolo ma non gli è concesso parlarle. Lo minacciano, lo trattano male, lo provocano, e ve l’ho detto che lo hanno trasportato lì in una una cassa di legno? Quelle in cui ci spedisci le canne da pesca proprio. Insomma, lo trattano come se dovessero sottoporlo a test invadenti e dolorosi e lui si stesse giustamente rifiutando, ma tutto quello che gli fanno è un prelievo del sangue. Forse due. Nel caso più assurdo, tre. La chiave per evitare la più letale delle epidemie sta nel sangue di quell’uomo e invece che trattarlo bene, metterlo in una quarantena controllata ma ricca di comfort perché intanto un portatore sano in quarantena dovrà viverci per sempre, invece che trattarlo a dovere lo chiudono in un gabbia nel bunker segreto di un’isola deserta e lo trattano malissimo, come uno stronzo. Ora, ditemi voi come dovrei anche solo prendere sul serio un film con una premessa del genere e non pensre che dovrebbero andarsene tutti a fare in culo. Se c’è una cosa che nei film regolarmente mi impedisce di dare un giudizio ponderato è proprio una premessa scritta col culo di chi caga troppo, scritta senza voglia e con l’idea che tanto lo spettatore medio che guarda questo tipo di film è solo uno stupido che vuole le tette. Ebbene, noi le tette le vogliamo, ma non siamo stupidi, siamo il sito di cinema più intelligente dei siti di cinema. Una cosa del genere non ha senso, provoca solo dell’indecente nervoso ed è passabile solo se il film sarà un cazzo di capolavoro del cinema, e chiaramente un prequel di Cabin Fever non lo è e non lo sarà mai.
Kaare Andrews nel frattempo è indifendibile: gira tutto senza alcuna intuizione, senza alcuna cura e con una discreta voglia di tornarsene a casa; sembra solo in grado di mostrare cose ridicole con quella consapevolezza sbruffona che riesce solo a renderlo più antipatico. L’unica idea è un catfight tra infette concluso a braccia strappate che poteva essere molto divertente se non fosse girato con il cazzo di un altro. Non esiste, in lui, alcun senso della regia, alcun senso del ritmo, del montaggio e della narrazione; esiste dell’humor, molto infantile e mai usato nel modo giusto.
Insomma, Kaare Andrews è ufficialmente uno stronzo, e non ci dispiace neanche un po’.

Dopo tutta sta merda è il minimo che tu possa fare.

Dopo tutta ‘sta merda è il minimo che tu possa fare.

DVD-quote:

“DUE FA RIMA CON BUE, SVEGLIA!!!111!!!”
Jean-Claude Van Gogh, i400calci.com

>>IMDb | Trailer

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11 Commenti

  1. Past

    Mi è bastato il primo sinceramente…roth per me è uno scarsone, uno che si ogni tanto ha il lampo di genio ma poi è perde in un mare di vaccate, ma gli voglio bene come ad un cugino e conosce il nostro cinema degli anni d’oro (60-70) meglio di tantissimi italiani e presunti espertoni…Recuperatevi la sua intervista a wonderland su rai4( una di quelle pochissime cose decenti che gira sulla spacciatrice di demenza chiamata TV)quando ha presentato green inferno, veramente da applausi sinceri!

  2. Manine

    Ne approfitto per ricordare a tutti (se mai ce ne fosse bisogno) la scena inutilissima del primo film in cui un bambino comincia a tirare pugni e calci a destra e manca senza nessun motivo. Chapeau, Eli. Chapeau.

  3. Io dico che se eli roth e gli altri stronzi citati con i loro film.di merda servono a farci avere altre recensioni come questa, allora, voglio un esercito di cloni di eli Roth e degli altri stronzi citati. Buon lunedì.

  4. Barga

    Da fiorentino la prima cosa che ho notato è il nome del regista che mi fa venire in mente il “cahare”.
    E visto il giudizio finale su di lui direi che ci casca pure a pennello.

  5. solero

    Aggiungo anche che sti poster con gli elementi dell’ ambiente che formano un teschio hanno strarottho i coglioni, ma già da mò

  6. Terence Hell

    Il primo rimarrà sempre nella storia per “il fucile per i negri”. Era l’unica cosa bella di tutto il film ma mi ribaltò dalla sedia.

  7. Matteo Lenzi

    Meanwhile, in Michigan, Cabin. Fever. Film. Fest.

    http://it.pinterest.com/tcenter4arts/cabin-fever-film-fest/

  8. Dévid Sfinter

    Peccato perché i fermi immagine sarebbero comunque al top nelle rispettive categorie.

  9. L’altra sera volevo vederlo in tandem con Antisocial, poi ho visto Antisocial che è una cagatissima e non c’ho più avuto il coraggio di metterlo su. Meno male che mi son risparmiato la doppia deiezione.

    ps. mi piace molto nei tag “un tag con james franco” a vanvera, dovreste metterlo in tutti i film d’ora in poi (tranne in quelli in cui c’è o viene citato un suo film), allo scopo di condurre alla pazzia i fan di James Franco

  10. jena123

    Non so come e non so perchè stà recensione mi ha ricordato Jumper,avete presente Jumper??? Quel film con Anakin Skywalker che salta da una parte all’altra del pianeta in un battito di ciglia. LA PREMESSA e che ti devi nascondere e nessuno deve sapere che hai il potere,altrimenti arriva Jules con i capelli bianchi che ti spacca il culo,se non che,all’inizio del film dove te lo piazzano???? Sulla cazzo di sfinge,no dico sulla cazzo di sfinge…la stessa sfinge stravisitata da milioni di persone??? Quella sfinge ??? E a fare che ??? A prendere una cazzo di tintarella che fa figo quando lo vedi nel trailer. Bravo,li si si passa inosservati si si.

  11. Qualcuno mi potrebbe spiegare cosa cavolo è quel finale? Tutto quel casino senza uno straccio di motivo? Ma che è, Austin si voleva vendicare di sembrare uno scemo da quando ha girato the goonies? Non ho capito: cioè, ho capito quello che succede (a parte che, dài!!! Lo spiegone!!! Ma per favore!!!), ma non ho capito perché succede… e se la spiegazione è “si è incazzato e vendicato”, fa più che cagare, fa sciogliere la faccia…

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