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Pensavo fosse Dolph e invece era Demo Morselli: la recensione di Puncture Wounds

Prima di guardare Puncture Wounds per recensirlo ho dato uno sguardo alla pagina Imdb del film per capire un po’ cosa mi sarei trovato di fronte. Guardando la locandina, si ha l’impressione che Cung Le e Dolph Lundgren siano l’ennesimo power duo d’azione pronto a sbaragliare un esercito di cattivi anonimi a suon di calci in da face.

Dopo aver visto il film, rivedendo la locandina si ha invece l’impressione che sia stata fatta prima di girare, a monte di tutto: non solo perché Dolph fa il cattivone e dall’immagine non si capisce, ma soprattutto perché sembra avere i soliti capelli corti mentre nel film li ha lunghi. E poi perché il titolo ha poco o nulla a che fare con la storia. Ok, Cung Le usa spesso il pugnale, ma non è che si limiti a quello: mena e ammazza con qualsiasi cosa passi il convento. A questo punto calo il trivia che avrà l’effetto di un twist che manco Shyamalan: se cercate Puncture Wounds su Imdb vi manda alla pagina di A Certain Justice, che è lo stesso film ma con un titolo diverso. Si tratta del titolo provvisorio generico, oppure davvero la produzione ha cambiato da Pucture Wounds a questo perché non c’entrava una bega? Non è dato sapere, ma sa di fail in entrambi i casi.

"Mo' me incazzo debbrutto"

“Mo’ me incazzo debbrutto”

Che poi invece il film fail non è. In un clamoroso caso di “non ci crediamo manco noi”, i distributori hanno dato in pasto al generico mercato home video un film che ha più di un guizzo genuino. Intendiamoci, non che sia un capolavoro, e come vedremo il finale è abbastanza moscio, ma se volete passare un’ora e mezza di relax ci sono modi peggiori.

La storia è quanto di più semplice: Cung Le fa la parte di John Nguyen, un veterano dell’Iraq tornato da poco a casa con una sindrome da stress post-traumatico – che dovrebbe essere un tema centrale del film, si capisce dal monologo interiore del personaggio all’inizio, ma sparisce più velocemente di un fancalcista dalla proiezione di un film di Wes Anderson. In pratica cercano di farci passare John come un novello Rambo (e non a caso sono omonimi) e la guerra in Iraq come l’equivalente odierno del Vietnam, con tanto di cliché stra-abusato del tipo “So’ tornato a casa dopo aver difeso l’orgojo nazionale ar fronte, e mo’ nun trovo manco un posto come parcheggiatore”. Ma in realtà, stringi stringi, è tutto ancora più basilare: John usa come punchingball alcuni scagnozzi di Hollis (Lundgren), che stavano maltrattando una delle puttane del boss. Hollis se la prende a male e gli arde viva la famiglia. John intraprende un percorso di vendetta al grido di “Avete fatto gli stronzi con il cino-americano sbagliato”. Come vedete non c’è molto di originale, Puncture Wounds è quello che è, ma tra alti e bassi porta a casa il risultato. E ora, siccome il film è schematico, anche io sarò schematico nell’elencare le cose che mi sono piaciute e quelle che mi sono piaciute di meno.

La sceneggiatura. È accreditata a James Coyne (anche co-regista), che ha scritto anche Vikingdom. Ve lo ricordate? Era quel film coi Vichinghi malesi interpretato da Dominic Purcell. Nel suo piccolo, e in una struttura che non lascia troppo spazio all’estro, Coyne riesce a infilare un paio di battute niente male (“It’s a theory”. “So is evolution!”) e lavora sui personaggi in modo da elevarli almeno un po’ dallo stereotipo. Il che ci porta al punto due.

Al Lidl ogni giorno è speso bene.

Al Lidl ogni giorno è speso bene.

Lo sbirro. James C. Burns, aka l’Ed Harris del Lidl, interpreta il sergente Terry Mitchell, incaricato di dare la caccia a John, dopo che questo ha perso la testa e si è messo a squartare gente a destra e a manca. Non solo Burns ha una faccia simpatica (merito della già citata somiglianza con uno dei più grandi attori americani, ma ci va bene lo stesso), il suo personaggio è scritto in maniera abbastanza inaspettata: invece del solito sbirro che vuole fermare il nostro a tutti i costi, o in alternativa dello sbirro disilluso che vorrebbe aiutarlo, Mitchell si pone in mezzo ed è un po’ più complesso di quanto ci si aspetterebbe. Da un lato gli sta simpatico John, perché ne rispetta le medaglie al valore vinte sul campo e lo vede come un figlio (mentre il suo vero figlio giace in un letto di ospedale in coma, non si capisce se perché era anche lui un soldato o cos’altro); dall’altro è un poliziotto integerrimo che sa di dover mettere dentro i colpevoli. Il risultato finale è piuttosto scontato, ma ci si arriva almeno con una certa credibilità.

Il migliore amico. Dopo Ed Harris, ecco il Jai Courtney del Lidl. Che se ci pensate un istante è un concetto che fa esplodere il cervello. Quando poi ci si rende conto che il finto Jai Courtney è più accattivante di quello vero, si rischia un collasso dello spaziotempo. Questo signore si chiama Jonathan Kowalsky e fa la parte di J.P., commilitone e migliore amico di John, che ha perso una gamba sul campo. A un certo punto è bellissimo vedere come si fomenta, manda a cagare la sua depressione e decide di aiutare l’amico a fare secchi i cattivi. Anche qui, tutto già visto ma presentato con onestà.

Attore di metodo.

Attore di metodo.

Il cattivo. E qui non possiamo fare a meno di tessere le lodi del Dolph nazionale. A scapito di ruoli e film non sempre eccelsi, lui si mette ogni volta in gioco, anche se questo vuol dire andarsene in giro con la parrucca di Demo Morselli. Il suo Hollis è un cattivo che non può starti completamente antipatico, anche se traffica in droga e puttane, perché alla fine è uno vecchio stampo che agisce sempre in nome del business.

Il Premio Bravo. Si chiama Eddie Rouse, interpreta il tweaker pedofilo che causa involontariamente la strage della famiglia Nguyen e si preannuncia già come uno dei seri contendenti al Premio Bravo 2015.

Cose che mi sono piaciute di meno: la struttura alla Guy Ritchie adottata a buffo nella parte iniziale, quella in cui ogni singolo personaggio viene introdotto con tanto di fermo-immagine e targhetta col nome. Si capisce che a Coyne e a Giorgio Serafini (regista di fiction come Gente di mare e Orgoglio, che io mi immagino come una specie di René Ferretti in cerca del successo a Hollywood) hanno scelto Vinnie Jones solamente per evocare quell’atmosfera un po’ pulp un po’ british, e non per gli effettivi meriti dell’attore. E infatti gli danno una parte del cazzo che si conclude in maniera moscissima. E a proposito di robe mosce: il finale grida vendetta agli dei. Si capisce sin dall’inizio del film che le qualità di Cung Le – tre volte campione del mondo di Sanshou, nonché campione di MMA – non verranno messe in mostra più di tanto, perché non lo vediamo mai affrontare avversari degni. Ma la speranza per tutto il film è che almeno nel finale, nel duello annunciato con Lundgren, ne vedremo delle belle. E invece tutto si risolve in due minuti nella maniera più brutta e noiosa possibile. Un vero peccato, perché per il resto il film viaggia, anche se alla fine la destinazione è a fare in culo. Adesso però dateci il film che la locandina di Puncture Wounds prometteva e saremo tutti più felici.

"OK Dolph, questa la facciamo più a cazzo di cane"

“Ok Dolph, questa la facciamo più a cazzo di cane”

DVD-quote:

“Tipo Rambo, ma con più parrucche e meno WHOA”
George Rohmer, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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12 Commenti

  1. Attila Finch

    ma quindi soffre del morbo di Assasination game ? Cioè quel morbo per si assolda uno capace di lottare e poi gli si fanno fare le faccette tristi ?

  2. Milos Corman

    Nell’immagine Dolph sembra Trejo candeggiato e stirato

  3. Biscott Adkins

    Bella lì; uno di quei 3/4 dtv che tenevo sotto controllo. Fa piacere sapere che non sia una discarica a cielo aperto.

  4. George Rohmer

    @Attila: mah in realtà le faccette (di ogni genere) sono un po’ al di là del repertorio di Cung Le. Diciamo che più che altro, quando gli metti davanti solo pezzenti per il 90% del film, non ti puoi mica aspettare le scintille: un calcio in faccia e via.

  5. Ma quella in fondo e’ veramente una foto di scena?
    Cioe’ nel senso che davvero Dolph si aggirava normale per il set, poi all’ultimo gli dicevano “Pronti, parrucca, ciak, AZIONE”?

  6. @Milos

    ahahah hai ragione, a sto punto potevano mettergli parrucca e baffoni neri e il fattore LOAL del film aumentava del 110%

  7. George Rohmer

    @Nanni: no, purtroppo no. Serafini ha già fatto altri due film con lui e credo che sia da uno dei due. Ma mi piace pensare che sia come hai detto tu.

  8. Dévid Sfinter

    A me invece piace pensare che Dolph vada in giro armato a vista e che lì sia in un momento di scazzo appena arrivato sul set…

  9. Ma in quell’immagine Dolph pare Rust Cohle sotto steroidi (bè, più o meno). Figo.
    Comunque aggiudicato per quei sabato sera da morbo della morte da noia.

  10. René de Hollywood

    Regola numero per un regista è quella di mai rispondere alle critiche, ma vi adoro troppo per togliermi questo piacere. Siete geniali. Essere considerato il René Ferretti de Hollywood è un grande onore. Quante volte abbiamo citato Boris sui set delle serie che ho diretto in Italia! Forse dovrei scrivere “Puncture Wounds II: Revenge from the Heart”. Un paio di dettagli. Il film è stato girato con il titolo “A Certain Justice”. È stato il distributore US a volerlo cambiare. Anche responabilità del distributore la scelta della copertina. Avevano paura che nessuno riconoscesse Dolph (il che mi sembra una bella cavolata). L’ultima foto non è di questo film, ma del primo dei tre films che ho fatto con Dolph, Vinnie e Gianni Capaldi: “Ambushed”. Per il resto tutta responabilità mia e di James. Se avete altre domande non esitate. Ormai sono un fan e tornerò a questa pagina per rispondervi.

  11. Biscott Adkins

    @Renè tu sei uno dei giusti! Qualche notizia sull’uscita italiana?

  12. René de Hollywood

    Non ho notizie dell’uscita italiana, ma chiederò domani. Mi risulta che il film sia uscito nei seguenti territori: US (LionsGate); UK (Signature Ent.); Germania (KSM); Paramount (Australia); Première (Olanda); Grecia (Feelgood Ent.).
    Sono sicuro che lo puoi trovare online (magari non piratato)!

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