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R 100: il sadomaso big in Japan

Il fermo-immagine del lunedì più bello di sempre

Il fermo-immagine del lunedì più bello di sempre

Questo sito ama Hitoshi Matsumoto. Hitoshi Matsumoto ama questo sito? Spero proprio di sì, visto che abbiamo recensito sia il suo esordio Big Man Japan sia il rutilante Symbol, che vidi a Rotterdam qualche anno fa – anzi, qualche ano fa, per riprendere il mio geniale calembour. R 100 invece è passato a Rotterdam 2014 cioè quest’ano.
Hitoshi Matsumoto è un comico televisivo che ha fatto il grande salto verso il cinema, un po’ come Kitano (col quale la Kritika Ke Konta nella Kasta kontinua a konfrontarlo, ke palle). Se avete letto gli articoli sui suoi film precedenti sapete anche che il suo cinema è uno dei più bizzarri mai usciti dal Giappone, e ce ne vuole visto che i giapponesi mediamente stanno male (cit.).

Anche il signor Takafumi sta male: ha la faccia triste di Nao Omori, meglio noto come Ichi the Killer, una carriera all’insegna della depressione. Takafumi è un uomo senza qualità; fa un lavoro qualunque; sua moglie è in coma irreversibile; si prende cura del figlio (Arashi, detto “il Bavoso”), che per lo meno è un bravo bambino. Una sera Takafumi, per galvanizzare la sua spentissima esistenza, firma un contratto con una misteriosa compagnia che fornisce servizi sadomaso personalizzati; unica clausola: non gli è dato sapere quando, dove e in che modo le dominatrici gli offriranno i propri servigi. Intrigante!

Il cast femminile del film

Il cast femminile del film

Quindi capita che Takafumi stia cercando di far conversazione con una figona incredibile in un caffé e costei risponda col fermo-immagine del lunedì più bello di sempre, quello che ho messo all’inizio. Oppure che stia camminando per la strada e arrivi un’altra figona a menarlo davanti a tutti, o che un’altra cerchi di affogarlo in una fontana: nulla di particolarmente pericoloso ma umiliante e sminuente. In queste situazioni il volto di Takafumi diventa gonfio come un palloncino ed emette onde sismiche di piacere. Questo fil rouge delle onde sismiche torna periodicamente ma senza un senso particolare: è una red herring buttata lì da Matsumoto per prendere per il culo la paura collettiva giapponese dei terremoti – e dire che in questo momento dovrebbero avere una paura collettiva ben più motivata. Col tempo le dominatrici appaiono sempre più specializzate e più violente: c’è la Regina delle Voci, la Regina della Saliva, la stupenda Regina dell’Ingoio che non è ciò che pensate voi ed è modellata sull’Eurypharynx pelecanoides.

Ceci n'est pas une red herring

Ceci n’est pas une red herring

Ma quando le figone cominciano anche a invadere la sua vita professionale e privata, Takafumi non è più molto contento: si rivolge alla polizia per denunciare gli abusi e per tutta risposta viene trattato come di solito vengono trattate le donne nella stessa situazione. Vista l’impossibilità di scindere il contratto, il poveraccio dichiara alla ditta e alle sue impiegate una guerra senza quartiere. Entra in campo la regina delle dominatrici: Lindsay Kay Hayward, ovvero Isis the Amazon (di cui allego la pagina facebook nel caso vogliate farle la corte), ovvero due metri e sei centimetri di wrestler americana. LEI.

LEI.

LEI.

Anzi, vediamola in azione.

Ecco, la presenza di Hayward è la misura dell’assurdità di questo film: meno filosofico di Symbol, meno nostalgico di Big Man Japan, ma immensamente più bizzarro e graffiante in un modo tutto suo. Non sto parlando di faciloneria trash: nulla è lasciato al caso e il lato strettamente formale del film è curatissimo: fotografia sobria, bravi attori, sceneggiatura di ferro, montaggio avanguardistico (l’ingresso di Hayward è ripetuto una quindicina di volte perché è semplicemente troppo troppo). Però è anche uno dei film più comici della storia.

Il titolo significa “Vietato ai minori di 100 anni” (quindi potrei farlo vedere a mia nonna che ne ha 101): in parte nel senso che solo a 100 anni uno può avere accumulato tanto senso dell’umorismo per capire il film; e poi nel senso che Matsumoto ha radunato qualsiasi ingrediente possa far incazzare i censori giapponesi, ai quali il regista offre un geniale trattamento metacinematografico: ogni tanto l’azione del film si interrompe, la pellicola “salta” e iniziano dei finti siparietti in cui i censori escono infuriati dalla screening room dove stanno esaminando R100 e lo stroncano tutti offesi;  davanti a loro, due stagisti mortificatissimi balbettano tentando di difendere il film. I censori/critici non riescono minimamente (ma nemmeno gli stagisti) a capire quale sia il messaggio del regista, cosa ci trovi a inanellare situazioni bizzarre, sgradevoli, di abissale stupidità contrapposte ad un dramma familiare intimista e affettuoso; a questo proposito voglio sapere, anzi forse è meglio di no, quanti di voi hanno visto su uno schermo bondage+gagball applicati a un bambino. È un territorio pericolosissimo, eppure Matsumoto riesce a presentarlo in modo genuinamente divertente e paradossalmente non perverso.

Perché un conto è il mix di generi, ormai genere a sé stante ampiamente collaudato; un conto sono le dimensioni parallele su cui si snodava Symbol; ma qui l’assurdo è definitivamente sfociato nel normale e fa ridere. Fa ridere un casino. Si ride forte, si ride tanto, si ride un umorismo straniante e brechtiano, mentre la drammatica storia della famiglia di Takafumi viene presa a crudeli scudisciate tanto spesso quanto lui viene preso a botte dalle figone.

Ti ho detto di ridere, sfigato.

Ridi, pagliaccio.

La grande abilità comica di Matsumoto non sta solo nel far ridere con le botte: si riconosce soprattutto nel fatto che non ci sono maccosa che rovinano la storia; ovviamente è tutto un calderone di particolari stupidi e di pessimo gusto, ma tutti sono funzionali. Mai una caduta di ritmo, mai una nota stonata, proprio come nell’Inno alla Gioia che apre e chiude il film. Se non ridete, dovrete aspettare di avere 100 anni anche voi. A proposito, quando lo vedrete? Non lo so ma è stato di recente acquisito per il Nord America e lì uscirà quest’anno. Quindi c’è speranza. Per ingannare l’attesa, sollazzatevi con la fantasia: vi ricordate quando vi abbiamo parlato dei tentativi falliti di fare Wonder Woman? Indovinate chi hanno pensato di chiamare a un certo punto? Sempre LEI. Sarebbe stata perfetta.

DVD-quote suggerita:

“Genuinamente divertente e paradossalmente non perverso. E pieno di figone.”
Cicciolina Wertmüller, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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14 Commenti

  1. AVV.

    uffa, gli si dovrebbero vedere le mutande al fermo immagine con quel calcio. maledetta tazza di caffe

  2. /grammar nazi mode on/”LE”, non “GLI”/grammar nazi mode off/
    Nella foto sotto è la seconda da destra. Lì le mutande le vedi bene :-)

  3. Nina

    Grandissima rece!
    Mi hai fatto venir voglia di vederlo…

  4. TJ Rembrand

    Isis fa paura.Deve avere una potenza di schiaffone pari a quella di hulk

  5. Minchia. Secondo voi chi vince tra Isis e Big Show?

  6. Big Show…perche maschio e perché americano

  7. Benve, anche Lindsay è americana.

  8. Jep Li

    Jappo + Sadomaso + Figone + Bresslinz.

    Must see.

  9. me lo segno fortissimo insieme a Why don’t you play in hell di Sion Sono, chissà quando lo vedremo. E intanto piove e in sala distribuiscono Spiders3D.

  10. Lars Von Teese

    geniale sto film

    ste nippo mannaggia a loro hanno delle gambe orribili

  11. Grazie al t̶o̶r̶r alla celerità di amazon japan, dove il dvd con i sub in inglese è già disponibile, l’ho visto ieri sera.

    A dir la verità non l’ho trovato così esilarante, perché – al contrario di Kitano – non c’è una gestione consapevole dei tempi comici; come evidenziato dalla rece il lato riderone si appoggia tutto sul contrasto tra s&m e quotidianità (tragica), però le stramberie non sono così matte ed estreme come credevo/speravo. Di sicuro altri amici giapponesi hanno prodotto roba molto più matta ed estrema, quindi con ogni probabilità il godimento del film dipende in modo inversamente proporzionale dalla quantità di cosette malate che ti sei già visto in film e manga (in effetti un po’ mi preoccupa che sono rimasto davvero poco colpito).

    La parte che mi è piaciuta di più a conti fatti è la parodia della censura cinematografica, anzi avrei preferito che fosse molto più ampia (cosa che avrebbe stimolato anche l’inserimento di scene più nefande).

  12. @cicciolina
    Non so come ringraziarti, mi hai fatto scoprire uno dei capolavori dell’anno !
    Film incredibile, innovativo, geniale, cinico, classico, era da tempo che non mi innamoravo così. Ora sto in fissa per Scabbard Samurai, poi parto con Symbol.
    Grazie grazie e ancora grazie, Matsumoto forever

  13. Will Gaiman

    Folle, assurdo, geniale. La rece spiega alla perfezione tutto ciò che dice questo film.
    Personalmente nella scena del terzo sputo “in rincorsa” sono riuscito ad entrare nella miracolosa situazione di disgusto e divertimento in simultanea.

  14. Duncan

    Visto ieri sera, unica risata a denti stretti dopo 56 minuti quando la cicciona sputa sul tizio legato. Penso che sia come la corazzata Potemkin per Fantozzi. La scena più patetica è quando la bionda si tuffa in piscina in continuazione urlando fuck. Sarà che non ne capisco di cinema orientale ma definirlo geniale mi sembra troppo. 90 minuti buttati nel cesso, grazie Cicciolina.

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