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Visioni comparate: il blackmail torture porn thailandese e il cugino scemo americano – 13 Beloved VS 13 Sins

Senza fare troppo gli schizzinosi, ma neppure gli apologisti della merda, la differenza tra un film orientale e il suo remake americano è nel migliore dei casi la stessa che passa tra la lasagna surgelata Buitoni e quella che fa tua nonna: non è che se mangi la Buitoni muori intossicato, ma chiunque dica di non nostare la differenza o ha l’area del cervello adibita a recepire i sapori gravemente danneggiata o gli è piaciuto anche Old Boy di Spike Lee.
Conscio di questo, quando mi sono ritrovato a dover recensire 13 Sins, remake americano di un film thailandese del 2006, 13 Beloved (o 13: Game of Death), ho fatto quel passettino in più che ogni tanto ogni calcista deve fare e, su consiglio del Nanni nazionale, mi sono sparato anche l’originale.

Shockanti rivelazioni a seguire.

Double feature!

La trama è logicamente la stessa: un campione di sfiga come ce ne sono solo nei film, disperatamente bisognoso di soldi, si trova coinvolto in una sorta di sadico gioco a premi in cui un matto di turno gli assegna una serie di compiti, progressivamente sempre più folli, pericolosi o umilianti, in cambio di una somma di denaro sempre maggiore. Finirà nel sangue.

In mancanza di un’espressione migliore, ho visto molti critici chiamare il genere “alla Saw” ma è importante capire che più che l’ultraviolenza e le ingegnosissime trappole mortali, ciò che questi film hanno in comune con il reginetto del torture porn contemporaneo è l’aspetto psicologico, l’idea di un protagonista che compie “spontaneamente” atti inauditi — perché violenti o moralmente inaccettabili — spinto/costretto/ricattato da un cattivo-demiurgo che gode nel giocare con la vita delle persone.

“Fin dove è in grado di spingersi un uomo disperato?”, è il fulcro, il tema affrontato da questo come tantissimi altri thriller psicologici. Pensate, il mio primo pezzo qui sui Calci era su un film che aveva praticamente la stessa trama (e il numero 13 nel titolo! Coincidenze o scie chimiche?!): un ragazzo senza un soldo accetta di partecipare a un torneo di roulette russa per il divertimento di ricchi stronzi che scommettono su chi resterà in piedi per ultimo. Ancora più curiosamente, anche lì si trattava del remake americano di un film straniero (in quel caso georgiano).

Il fatto poi che gli americani rifacciano film stranieri che stringi stringi altro non sono che una critica del sistema capitalistico americano — l’idea che chiunque sia disposto a fare qualunque cosa per soldi — aggiunge tutto un altro livello di divertimento, ma non divaghiamo.

Se cerchi su Google immagini “sogno americano”.

Torniamo a 13 Beloved e il suo remake.

Daniel Stamm, il regista dell’americano 13 Sins, era riuscito a non farci completamente schifo al suo esordio dietro la macchina da presa con The Last Exorcism (di cui poi io avrei recensito il seguito; ancora coincidenze?!), ma qualunque traccia di personalità fosse emersa da quel film, Stamm l’ha velocemente messa a tecere ripiombando nell’anonimato più totale: 13 Sins ha una messinscena estremamente ordinaria, che osa poco e mostra ancora meno, ed è di scarisssimo supporto a una sceneggiatura piatta, capace di creare suspance solo attraverso percorsi stranoti, e così presa a cercare di convincerci quanto è audace ma anche intelligente che manca clamorosamente l’aspetto più interessante del film che sta rifacendo.

E cioè che 13 Beloved, quello thailandese, è una commedia.
Nerissima e quasi orrorifica, ma una commedia, o meglio, una parodia: la parodia di tutti quei thriller psicologici ultraviolenti a tema “fin dove è in grado di spingersi la gente disperata?” che nel 2006 avevano ormai già saturato il mercato dei thriller psicologici ultraviolenti. Dove 13 Sins si prende dannatamente sul serio per un’ora e mezza, 13 Beloved sembra dirti “va là che cazzata” — e così facendo, senza neanche saperlo, stava già prendendo per il culo il suo remake americano.

Diglielo, Nelson!

Chiariamoci, io non credo che Stamm o chi per lui sia stato talmente scemo dal vedere un film come 13 Beloved e non rendersi conto che il suo intento era (anche) far ridere. Credo piuttosto abbia deciso coscientemente di tenere di tutto il concept solo quello che a suo parere il pubblico americano era più disposto a sorbirsi.

Digressione sul pubblico americano: il pubblico americano è stupido? A me piace di più “narrativamente ritardato”.
Anni e anni di film e telefilm di merda di hanno abbastanza convinto che lo spettatore medio americano sia praticamente incapace di fruire una storia se non gli vengono forniti tutta una serie di elementi cui gli ultimi 50 anni di canone hollywoodiano l’hanno abituato:

  • immedesimazione totale con un protagonista puro al 100%
  • spiegazione di qualunque cosa
  • storia d’amore
  • catarsi
  • punizione dei peccatori/premiazione dei virtuosi

E così, se in thailandia il protagonista è un impiegatucolo senza personalità e senza reali motivazioni, sfigato più che disperato, la star USA (un Mark Webber con molti meno capelli rispetto a Scott Pilgrim — forse perché lì era una parrucca) è un giovane idealista che viene licenziato dalla compagnia assicurativa dove lavora perché troppo onesto (!), con fidanzata a carico, figlio in arrivo, matrimonio alle porte, un padre stronzissimo e invalido e un fratello con problemi mentali dei quali prendersi cura: un Eroe Americano che stringe un patto col diavolo non per avidità ma per responsabilità, perché costretto dagli obblighi che ha verso gli altri, dai problemi degli altri di cui ha altruisticamente deciso di farsi carico.

American Hero

American Hero

Se in thailandia ogni challenge superato rende il protagonista un po’ più sicuro di sé, e quindi più simpatico agli occhi dello spettatore (creando di conseguenza il cortocircuito che fa riflettere), in USA l’eroe viene poco a poco corrotto da un gioco perverso in cui in palio c’è ben più di un milione di dollares, ma la sua anima — come dimostra la scena in cui il nostro, abbandonata la retta via, indossa una giacca di pelle (!!).

Se in thailandia le poche, confuse spiegazioni vengono elargite da un improbabile supercattivo che sembra uscito da un film di James Bond (con tanto di gatto al seguito, che accarezza mentre parla), in USA un intero plot parallelo è dedicato a Ron Perlman che indaga sulle origini del “Gioco” scoprendo una cospirazione internazinale ordita (cito) “dall’1% dell’1%” e che risale ai tempi dell’antica Roma (!!!).

“Sono Ron Perlman, ero in Pacific Rim, non mi devi rompere il cazzo”

E se in thailandia il film si chiude con il protagonista che muore come il cretino che è, ucciso da un altro “concorrente” (guarda caso, un americano!), in USA ci sorbiamo un dramma shakespeariano in cui il protagonista espia le proprie colpe rinunciando ai soldi sporchi guadagnati e morendo con la consapevolezza che l’anima dei suoi cari è salva.

Inutile dire che rispondere a queste esigenze di ordine logico e morale sottrae tempo a scene magnifiche come quella in cui il protagonista del film thailandese trucida un cagnolino armato di katana come in un film di samurai, o quella in cui la prova richiestagli dai suoi sadici aguzzini è mangiarsi un piatto di merda con contorno d’insalata. Inevitabilmente, la versione americana presenta prove esponenzialmente più paracule e edulcorate, che vanno dal nonsense (scambiarsi i vestiti con un barbone) alla tragedia greca (uccidere un membro della propria famiglia), relegando il vero torture, il vero splatter a poche occasioni (segare il braccio a un ex compagno di scuola, che però se lo meritava; causare la morte di un gruppo di ragazzini in motorino, però involontariamente) e privando, come già detto, il tutto di qualunque sfumatura umoristica o significato satirico.

Dai un po' ci si diverte anche.

Dai un po’ ci si diverte anche.

Il paragone culinario di inizio articolo vale più che mai. 13 Sins è la lasagna surgelata Buitoni, che per quanto sciapa e probabilmente preparata con rifiuti radioattivi continuo a portarmi al lavoro perché infilare quella nel microonde è meno sbatta di farmi del cibo vero: si consuma senza trarne particolare nutrimento ma anche senza restarne particolarmente offesi. Ma una volta che hai conosciuto l’originale, quella che tua nonna fa in casa svegliandosi alle 5 del mattino per prepararla, il paragone è semplicemente ingeneroso: pasta al forno thailendese tutta la vita.

Il poster alternativo di 13 Sins

DVD-quote

“Thailandia-America: 13-0”
Quantum Tarantino, i400calci.com

>> 13 Beloved (Thai): IMDb | Trailer

>> 13 Sins (USA): IMDb | Trailer

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19 Commenti

  1. Oliver Die Hardy

    Comunque trovo gratuitamente degradante la tua definizione degli spettatori americani.
    Preferirei tu usassi il più cortese “Diversamente Spettatori”.

  2. Insane78

    Ho cercato sogno americano su Google immagini ma non ho trovato Walter White. Ci rimasi male, sapevatelo.

    :)

  3. Recuperone dell’originale sia.

  4. Marlon Brandon

    pensa che l’ho visto ed ho pensato “che peccato l’idea era buona ma si poteva fare di meglio” invece l’idea era copiata…

  5. Vaaal

    Sono tra quelle persone fighe e un po’ speciali che ha visto l’originale. Bello, molto bello, non sapevo mica fosse un film thailandese (pensavo a qualche roba giapponese, mbah). E dell’originale, come sempre la domanda e’: ce n’era bisogno?

  6. budino

    Ragazzi serve un correttore di bozze?

  7. Il Reverendo

    Va bene mangiare la merda ma se nell’ originale ammazzano un cane con la katana io mi sparo il remake, che a me quelle cose mettono il magone. La vedo come riggs in arma letale: si spara ai cristiani, non ai cani.

  8. Steven Senegal

    io qualche spoiler l’avrei messo

  9. @budino non ai ragazzi, solo a me.

  10. budino

    @quantum
    Risposta onorevole a una domanda un po’ stronza. m(_ _)m

  11. umbem

    stesso pernsiero di marlon brandon, quante cose mi imparate qui

  12. Scemo & fiero

    Io avevo visto l’originale e non mi era dispiaciuto, anche se ricordo giusto due scene: quella della “zuppa di feci” (ehm feci la zuppa) e quella del filo di ferro…
    Comunque concordo con Steven, qualche spoiler ci stava eh…
    Ah, il remake lo eviterò come le autostrade quando c’è il bollino nero.

  13. zeder
  14. Visti entrambi: dell’originale non ricordavo nulla però leggendo la rece mi sa che mi sono divertito, del remake devo dire che è un film piuttosto pigro, cioè: per me ci sta anche la strutturina beota per lo spettatore americano medio, PERO’ almeno mettici un po’ più di creatività nelle prove (come faceva Saw, appunto). Comunque il meccanismo mi piace, spero in un sequel con più ritmo e idee.

  15. alex9

    Hmmm… non so quanto l’originale sia bello se considero che tutti quelli che, nei commenti, dicono di averlo visto ammettono anche di non ricordarne granchè…

  16. alex9

    Ah e aggiungo una cosetta: mi associo a chi avrebbe voluto un paio di spoiler alert nel testo….

  17. Vincent Van Zina

    Un po’ vi odio.
    Da quando vi ho conosciuto (solo due anni purtroppo) ho un vizio di merda
    -cerco un film di menare
    -cerco se lo avete recensito
    -in caso positivo, leggo titolo e le prime due righe
    -guardo il film
    -finisco la rece

    E niente, ciavete sempre ragione.
    Ma sempre oh

  18. Max Von Sidro

    L’ho appena visto. L’originale, ovviamente. Un po’ discontinuo, e forse dieci minuti in meno avrebbero giovato. Ma a metà del film c’è un wtf che ha ispirato qualcuno che poi ci ha vinto l’oscar…tra l’altro il momento più divertente a livello di commedia

  19. Pitch f. H.

    SPOILER E CONTROSPOILER

    il protagonista espia le proprie colpe rinunciando ai soldi sporchi guadagnati e morendo con la consapevolezza che l’anima dei suoi cari è salva.

    Spoiler per spoiler… il protagonista nella versione U.S.A. non muore.

    Btw, filmetto inutile che ti dimentichi dopo 12 secondi.

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