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Il cane, il gatto, io e Darren Aronofsky: la recensione di Noah

Voi volete sapere se Noah meriti di essere visto.
Anzi, azzardo: voi in teoria non avreste alcuna intenzione di andare a vedere Noah (per tutta una serie di ragioni, tra cui: la Bibbia, la Bibbia, lo spauracchio di The Fountain e la Bibbia), eppure in un angolino della vostra testa risuona ancora quel trailer così svergognato ed emmerichiano e ora – anche se non lo ammettereste mai – siete disposti ad aggrapparvi a qualunque parere vagamente positivo che vi legittimi a spendere degli euro per vedere il film dove il babbo di Superman interpreta il babbo di Sem, Cam e Jafet.
Insomma, volete qualcuno a cui dare la colpa quando uscirete dal cinema saturi di diktat vegani e Eden superkitsch e vi chiederete Ma chi cazzo me l’ha fatto fare.
Volete che io – è toccata a me questa croce – sia il vostro capro espiatorio.
Volete che io risponda alla domanda di tutte le domande: «Merita?»

E io vi rispondo.
Vi rispondo che se a voi interessa solo un semplice sì o no, allora io vi dico . Andate a vedere Noah, e poi date pure la colpa a me quando uscirete con la fronte che duole per i facepalm.

Certo, se poi mi chiedete anche di spiegarvi PERCHÉ Noah meriti una visione, allora è un altro paio di maniche. Perché io Noah l’ho visto più di una settimana fa e ancora non ho ben capito cosa diamine fosse e perché lo fosse. Sono in grossa difficoltà. So bene che se provassi (e ci proverò) a raccontarvi cosa c’è in Noah, se provassi a descrivervi certe scene, certi personaggi, certe scelte, certe trovate visive, certe smitragliate di Antico Testamento, con ogni probabilità voi rubereste un cavallo e fuggireste al galoppo il più lontano possibile da ogni sala che proietta Noah. Eppure Noah ha un fascino che non so spiegare. Ci provo. Non è detto che ci riesca, eh. Probabilmente non ci riesco. Però ci provo.

Sigla? Sigla.

La storia di Noè la sappiamo, no?
Il patriarca a cui Dio comanda di costruire un’arca e di metterci tutti gli animali del creato in modo da salvarli dall’imminente diluvio universale e allora Noè tutto ligio dice OK e si mette di buona lena a costruire un’enorme arca facendosi aiutare dai tre figli e da una schiera di enormi creature di roccia chiamate Watchers che sembrano dei Transformers fatti coi sassi? QUESTO NON LO SAPEVATE, VERO?
Ve l’avevo detto.
Cominciamo dal principio:

In principio era il Verbo, e questo verbo era «andare», e il complemento di moto a luogo era «a fare in culo», e il soggetto sono io e il complemento di vocazione è DARREN ARONOFSKY, e la data è il 2006 e io sono a Venezia, dove ho appena visto The fountain, il film che mette l’«odio» nella frase «il mio rapporto di amore/odio con Darren Aronofsky». The fountain a Venezia è stata la prima e unica volta in vita mia che ho letteralmente URLATO BUU a proiezione terminata.
Chi di voi ha visto The fountain? Non ho intenzione di dedicargli nemmeno un aggettivo, ma se l’avete visto sapete di cosa può essere capace Aronofsky quando ci si mette.
Aronofsky l’eccessivo, Aronofsky il new age sfacciatamente pacchiano, Aronofsky il privo di freni e di misura, Aronofsky il senza vergogna. Sembrava, vivaddio, che ce ne fossimo liberati, di quell’Aronofsky lì. Credevamo che fosse riuscito a incanalare il suo furore kitsch in due film bellissimi che incidevano due ritratti umani facendo virtù della totale assenza di mezzi termini del loro autore: Il cigno nero era il caso più lampante, capace com’era di costruire un mezzo capolavoro sulla letteralizzazione assoluta della dicotomia più semplice del mondo; ma anche The wrestler non è che andasse tanto per il sottile, se pensate che per illustrare il concetto di “caduta” ci andava giù di dita nelle affettatrici e vetri sfracellati nelle carni.
Stavolta però siamo su tutt’altro piano; e secondo voi, in un film che ha tra i suoi personaggi IL CREATORE ONNIPOTENTE DI TUTTO QUANTO, un film dove l’universo mondo nasce e l’universo mondo muore e poi rinasce, secondo voi, quale Aronosfky è tornato a fare capolino?

Bisce

Bisce

Già. Una delle due facce della medaglia di Noah è proprio quella del “film d’autore”, ove per autore s’intende un Darren Aronofsky al massimo delle sue manie di grandezza e della sua tendenza a puntare ai SIGNIFICATI più alti possibili. E cosa c’è di più GRANDEZZA e di più ALTEZZA che LA BIBBIA? Noah è il più serio e impavido kolossal biblico veterotestamentario-bombardone che vi possa venire in mente, serio impavido e kitsch come una copertina di Torre di Guardia, zelante e zelota nel suo illustrarci con pennellate di fiamme e catrame tutta la potenza del Creatore, tutta la grandezza del Suo Creato, tutto il percorso dell’Uomo dalla nascita alla distruzione alla salvezza e altro giro altra corsa, e ricordatevi che si parte sempre da Peccare.
Si inizia con tre minuti assolutamente incredibili, incredibili nel senso di WHAT IS THIS I DON’T EVEN, tra didascalie d’oro in un atroce font finto-antico e visioni di un Eden fosforescente con tanto di serpente digitale e mela-cuore pulsante. Visioni, visioni, visioni dappertutto. La visione della terra primordiale vasta e nera e irreale (è la solita Islanda, ormai set prediletto di tutti i film del mondo, da Thor 2 a Oblivion a Game of Thrones a Into DarknessInterstellar al nuovo Star Wars, col risultato che in centro hanno demolito il Faktorý per tirar su l’ennesimo albergo – e vedremo per quanto ancora durerà l’effetto novità quando tutti i pianeti della fantascienza avranno la stessa sabbia nera e le stesse spianate laviche). Le visioni di Russell Crowe che, costantemente accigliato, riceve l’annuncio del diluvio imminente. La terra si fa sangue, i fiori sbocciano in un istante e gli abissi si riempiono di cadaveri. Se Dio non conosce le mezze misure e vuole far piazza pulita dell’umanità intera, si chiede Aronofsky, chi sono io per andarci giù leggero? E allora ogni concetto diventa un dogma, e ogni dogma diventa un aut-aut indiscutibile e per chi lo discute c’è solo morte certa, la morte giusta di tutti gli ingiusti. Vale per ogni cosa, dalla distruzione di un’umanità che se lo merita all’inutilità delle donne sterili; vale anche per l’intoccabilità degli animali, che nella visione über-vegetariana di Aronofsky, ai limiti del pro-life animalista, sono TUTTI indistintamente creature pure e immacolate – una visione persino più intransigente della Bibbia stessa, dove Dio imponeva di imbarcare «sette paia per ogni animale mondo e un paio per ogni animale immondo». E nella prima scena, Russell Crowe non si fa scrupoli ad ammazzare tre cacciatori rei di aver ucciso un CANE-ARMADILLO, il cui cadavere verrà prontamente messo su una pira e onorato con tutti i crismi. Sì, la visione di Aronofsky è una visione in cui Antico Testamento e animalismo vanno d’accordo. È una visione in cui vanno d’accordo persino creazionismo ed evoluzionismo, come ci mostra una pazzesca (in tanti sensi) sequenza in stop motion a metà film, in cui assistiamo a tutta la creazione (in sei giorni, come da copione), ma secondo una linea evolutiva diciamo scientifica di invertebrati-pesci-anfibi-rettili (c’è persino un dimetrodonte) fino ai mammiferi e poi alla scimmia e infine – udite udite – all’uomo, che però è Adamo ed è uno degli alieni di Cocoon. Mi seguite? Ve l’ho detto che non era facile.

E questa è una delle due facce della medaglia di Noah.

«Avevo appena lavato la macchina»

«Avevo appena lavato la macchina»

Poi c’è l’altra faccia, dal titolo «Ho 130 milioni di dollari di budget e non ho paura di usarli». Il fatto è che Aronofsky, pur credendoci tantissimo, sa bene di avere per le mani il franchise fantasy di maggior successo della storia dell’uomo, e quindi non si fa problemi a costruire proprio questo: un blockbuster fantasy fatto e finito, il fantasy più serioso e con più cadute di ritmo che io abbia mai visto, ma un fantasy comunque. Ed ecco i Transformers di sasso di cui vi parlavo all’inizio: sono gli angeli caduti che Dio ha scagliato sulla terra come meteoriti e si sono trasformati in creaturone goffe e forti, Mordiroccia biblici della più grande Storia Infinita mai raccontata. I Transformers aiutano Noè a costruire l’arca e, come tutti ricorderete dal catechismo, difendono Noè dall’attacco delle tribù cattive capeggiate da Ray Winstone in una gigantesca scena di battaglia uscita dritta dritta dalle confessioni di Peter Jackson, con i mostri che roteano mazze e falciano marmaglia, e la calpestano coi piedoni di sasso.
Ed è puro disaster movie – com’è giusto che sia, per Dio! – il diluvio, quando «eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono», e Darren Aronofsky si fece Roland Emmerich e pompò tutta la CGI dell’universo e il respiro epico si allargò su tutta la pellicola per quaranta giorni e quaranta notti.
È assurdo, ed è privo di misura, certo, ma il bello (prendetemi sempre con le molle quando dico «bello») sta proprio nel fatto che le storie bibliche come questa sembrano fatte apposta per gli eccessi catastrofici di questo tipo di cinema ad altissimo budget: del resto è QUI che tutto ha avuto origine, è stato il diluvio universale della notte dei tempi a ispirare gli inferni di cristallo e le avventure del Poseidon e le albe del giorno dopo di quest’ultimo secolo, e allora perché lamentarsi? Integralisti rabbiosi a parte, c’è qualcuno che pensa che Ray Winstone spietato capotribù o i giganti di pietra tolkieniani DANNEGGINO LA CREDIBILITÀ di una storia che parla di un cataclisma divino e di un tizio che ficca tutti gli animali del mondo in una megacassapanca galleggiante perché gliel’ha ordinato DIO IN SOGNO? E allora! Che volino le mazzate ed esplodano i mordiroccia, che piovano meteoriti e che Anthony Hopkins si renda ridicolo bevendo tè allucinogeno e passando i secoli a raccogliere le bacche da terra. È la Bibbia, bellezza.

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Un angelo caduto

Insomma, capite la mia difficoltà? Del resto, se andate a vedere il regista di The Fountain che dirige la storia di Noè, è matematico che vi beccate una roba del genere: sproporzionata, manichea, senza gusto e senza misura, una storia di deliri di onnipotenza raccontata necessariamente in un delirio di onnipotenza. Ecco perché, se voi mi chiedete «Noah? Y/N», io vi rispondo: Y. Non è che vi CONSIGLI di andarlo a vedere. Ma se siete in dubbio, fatelo. Perché pur con tutti i suoi difetti, i suoi MACCOSA inauditi e le sue ridicolaggini, questo è il primo kolossal biblico che ha capito non solo che Antico Testamento e fantasy catastrofico possono convivere; ma che sono, da che mondo è mondo, una coppia perfetta. Che in realtà hanno SEMPRE convissuto. Perché tutti i disaster movie vengono da qui, e qui ritornano. E Aronofsky è la persona giusta per officiare il PACS, perché è abbastanza integralista, opportunista e allucinato da credere forte in entrambi gli elementi, e nella loro unione. Prende un progetto inevitabilmente votato all’eccesso e alla derisione e ha il coraggio e la passione necessari a portarlo fino in fondo. Con tutto il bene e tutto il male che ne conseguono.
Non credo che rivedrò mai Noah, ma è stato WTF finché è durato, e rispetto Aronofsky per averlo fatto.

Il film finisce come Gravity e Snowpiercer, con l’umanità che torna a muovere i primi passi su un territorio vergine e monti e valli s’illuminano del sol della speranza di un nuovo inizio. Per la precisione l’arca arriva a Vik, sulla costa sud dell’Islanda; il cinema in cui mi trovavo era pieno di islandesi e le due signore davanti a me hanno saltellato tutte contente.

E chiamatelo col suo nome, no?

E chiamatelo col suo nome, no?

DVD-quote suggerita:

«Un progetto tipo Il principe d’Egitto, ma con l’estetica e la mancanza di ritegno di The fountain»
(Collezione messaggistica privata di Luotto Preminger, i400calci.com)

>> IMDb|Trailer

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112 Commenti

  1. Rocco Alano

    Troll pagati (almeno, mi auguro per loro che non lo facciano per puro fanatismo) che si nascondono goffamente dietro riferimenti ad minchiam a Tony Jaa.

  2. @samuel: no, sono stato abbastanza specifico sulle storie vere

  3. MTT

    E’ stato epico Russell Crowe Anthony Hopkins Aronofsky valgono il prezzo del biglietto. Io non amo i film biblici perchè ricalcano sempre un copione predefinito ma questo è stato grandioso. Perchè è profondo perchè è veritiero perchè nelle continue visone che tormentano Noè c’è tutto dalla creazione la peccato da Adamo a Caino dal paradiso all’Inferno! L’uomo non merita più di esistere perchè priva della vita il suo prossimo! Qaundo Tubal Cain sta per colpire a morte Noè ed il figlio Cam lo salva, egli uccide un altro uomo e come tale non può restare con la sua famiglia perchè non può perdonare il padre perchè non può perdonare se stesso per avere aiutato il discendente di Caino ed aver commesso omicidio. Noè che alla fine non uccide le gemelle avute da Ila è grandioso si oppone a Dio ma in realtà non si perdona per averlo fatto pure benedicendo le piccoline perchè riconosce di non meritare il perdono! Gli angeli Caduti e tramutati mostri di roccia redenti ascendono nuovamente, sinonimo del grandezza dell’altissimo capaci di perdonare e capace di ridare una speranza all’uomo racchiusa in ramoscello portato da una colomba sull’arca per mettere fine al diluvio e far rivedere la terra ai naufraghi. E Noè sceglie la solitudine perchè sa di aver compiuto quanto doveva.

  4. samuel paidinfuller

    @nanni
    hai risposto alla cosa su “basato su una storia vera” o alla cosa sui film tratti da libri?
    (è in casi come questo che ti rendi conto quanto serve un cassettino (c))

  5. Past

    na mezza schifezza:

    da lerman sempre arrapeto, manco fosse un giovane lino banfi…

    dalla diavolina al test di gravidanza…

    da noe imbriaco e nudo sulla spiaggia manco fosse il mega rave di ferragosto…

    da hopkins che pare un reduce di woodstock 69…

    dagli animali ritoccati con paint ecc…

    ai messaggi vegani e vegetariani cosi urlati e sboccati che sta pasqua farò sgozzare al macellaio 2-3 agnelli in più a sfreggio per darli da mangiare ai cani…vediamo che dice noahhhhhhhhhhhhhh…

    salvo il personaggio di wistone, l’unico con un pò di sale in zucca sulla bara galleggiante…praticamente una versione grezza del superuomo di nietzsche, i giganti di roccia alla fine erano la cosa meno assurda di tutto il film, e lo scoglio pieno di poveri cristi in mezzo al mare, ma questa mi sembra fregata da un quadro…

    inutile dire però che il vero povero cristo è crowe che si trova a competere con una famiglia di idioti e con un personaggio scritto malissimo…ma quando sei un attore di questa stoffa rendi carismatica e convincente pure la tebellina del 3…

  6. Barone Meshuggah

    Appena tornato dal cinema… penso che, più che una recensione, ci sarebbe voluta una recinsione. Per Aronofsky. Spinata ed elettrificata. Personalmente ritengo che quella specie di Transformers di pietra (identici a un famoso boss di Dante’s Inferno), i fiori e il sangue, mele e bisce siano l’ultimo problema del film. La cosa più aberrante sono i dialoghi e la sceneggiatura. I primi sono a livello: “Io uccido te, tu muori” per quanto sono primitivi. Sulla sceneggiatura… Fra cannoni che ci si chiede se ai tempi esistessero, test di gravidanza, lettura di fondi di caffé, Noah che a un certo punto sembra diventare uno psicopatico, violento e fa l’esatto opposto di quello che diceva all’inizio, una logica manichea e semplicistica… Sembra un enorme spiegone della Bibbia per un pubblico “speciale”. Grezzo e gretto. E i maccosa a ripetizione… tipo Hopkins che chiede bacche di continuo come se ci fosse un significato riposto e, quando finalmente ne trova una, non fa in tempo a mettersela in bocca che muore travolto dalle acque del diluvio… Due serpenti, due mucche, due colombe… Du’ palle! E pure fastidiose.

  7. Jadhead

    @John Blacksad forse hai ragione. Noah sarà il primo di una serie di film sulle pagine più pruriginose e perverse della Bibbia.

  8. Taccagno

    L ho visto ieri e devo dire che nonostante il Wtf per tutto il film a me è piaciuto, è completamente folle come il regista. Non passerà alla storia ma ad avercene più spesso di film così.

    Il racconto della creazione in stop motion è superlativo.

  9. Lo Pseudo Critico

    Tipo:

    10% di Bibbia
    90% di fantasy della peggior salsa

    Però ha il time-lapse più folle e perverso che abbia mai visto. Merita di vedere solo per quel paio di minuti.

    Nessuno ha notato che Noè cambia ogni 10 minuti la capigliatura?

  10. dynola

    ma il pugnale di Rambo cosa ci faceva nelle mani di Noè?
    il quale Noè è un perfetto idiota, visto che invece di ammazzare la mamma(non è femmina in grado di procreare anche lei?) aspetta 9 mesi per vedere se è maschio o femmina …………………….meno male che l’ho visto gratis a casa, ma mi ha fatto una noia mortale, meglio un polpettone vero, di carne!!!

  11. Giovi 88

    Più o meno in linea con la rece, è un buon film che riesce a legare bene la potenza del racconto con elementi fantasy. Grande come al solito Russell Crowe (al di la dei suoi capelli che cambiano di continuo) che domina un cast senza mordente ad esclusione di Ray Winstone che ci crede fino all’ultimo. Ci sono dei momenti sorprendentemente stupidi e non in linea con il resto del film ma tutto sommato direi che Arafnocoso se l’è cavata bene, inserendo anche cose non menzionate nella Bibbia come gli straordinari Transformers di pietra. Peccato per una parte finale (quella dove si doveva ulteriormente accelerare con lo spettacolo) a rilento e davvero noiosa dominata dal dilemma di Noè, che mi ha portato pure a qualche risata involontaria. Se non fosse stato per questi venti minuti finali non sfruttati al meglio si sarebbe potuto parlare di qualcosa di più che un buon film.

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