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Le Basi: John Milius. Apocalypse Now (1979)

A voi LE BASI, la rubrica in cui stabiliamo e blocchiamo le fondamenta del Cinema da Combattimento in modo da essere tutti in pari. In questo primo, imprescindibile round fisso settimanale percorriamo la filmografia di una delle colonne portanti del nostro credo, il glorioso John Milius, attraverso le opere più importanti della sua carriera, sia come regista sia come sceneggiatore. Buona lezione. 

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Approcciarsi ad un pachiderma di film come Apocalypse Now è un’impresa ardua. È stato detto scritto girato talmente di tutto sull’argomento che ci si sente un po’ soverchiati e trovare qualcosa di nuovo -o quantomeno un po’ meno sentito- è dura. Da solo non me la sentivo.

Iniziamo dai primi echi lontani del film.

Alla metà degli anni sessanta vedevo tutti questi hippie portare spillette col simbolo della pace con scritto “Nirvana Now”, che cosa voleva dire “Nirvana Now”?! Come se si potesse raggiungere il Nirvana semplicemente a comando, drogandoti, senza meditare, senza studiare lo Zen…  Allora per sfotterli feci una spilletta in cui il simbolo della pace era modificato in modo da sembrare un B-52, aggiunsi i missili alle ali e una coda e poi ci scrissi: “Apocalypse Now ” – Uno sghiganzzante John Milius sull’origine del nome.

Ecco: tra la burla e uno spirito quasi proto-punk, il titolo del film in questione era predestinato nel trollaggio spinto di quel genio di Milius già da una quindicina di anni prima, e i presupposti erano già carichi di problematicità e forieri di catastrofe.

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Milius che spiega con un disegnino la sua creazione durante un’intervista.

Nel 1974 Francis Ford Coppola era arrivato, dopo aver acquisito un potere d’acquisto enorme con i primi due episodi de Il Padrino, ad avere carta bianca per il suo film: quello in cui si giocava il tutto per tutto di quel potere d’acquisto.

Molti giovanotti del DAMS liquidano nella loro testa da generazioni la genesi di Apocalypse Now con l’assunto che questo nacque espressamente come un film “impegnato”, un film colto su “la follia della guerra”. Deve per forza essere così per un film così bello, dai! No invece, manco per il cazzo: Apocalypse Now, dalle vive parole dei suoi autori, nacque innanzitutto per essere il film bellico più grosso e stupefacente che potessero fare, entertainment puro, e per farci anche una barca di soldi.  Nel 1974 i concetti di “film bello” e” fare soldi” non solo erano ancora vicini di casa ma avevano al civico seguente anche “il divertimento”.

Mi chiedono spesso: “A chi venne l’idea degli elicotteri con Wagner? Chi ha scritto quei dialoghi così potenti?… Io rispondo sempre: “Tutto quello che c’è nel film è di John Milius” – Francis Ford Coppola sui meriti del film.

Coppola e Milius, come già abbiamo visto in precedenza, erano amici sin dai tempi dell’università. Coppola è sempre stato un grande grande estimatore delle doti del nostro fin da quei giorni di gioventù: alla fine degli anni settanta erano ormai due tra le figure più in vista della New Hollywood e al momento della resa dei conti quindi lo tirò a bordo del suo progetto più ambizioso e cruciale e che, effettivamente, dalle succitate premesse era sartorialmente modellato sulle capacità del suo amico Milius.

“Quando imperversò la guerra in Vietnam pensai: “È proprio un posto pittoresco per farci una guerra, è carismatico… Ci faranno di sicuro dei film su questa guerra”. Ai tempi non pensavo di avere una carriera futura nel cinema eh, pensavo queste cose nell’ottica che sarei andato a combattere lì.” – Un giovane e leggiadro John Milius sulla guerra.

Milius aveva da molto tempo un rapporto personale privilegiato col materiale da cui venne tratta la sceneggiatura di Apocalypse Now, ovvero Cuore di tenebra di Conrad. Quando era appena adolescente infatti venne mandato sulle montagne del Colorado da alcuni parenti affinché studiasse e stesse lontano dalla spiaggia e dal surf, cose a cui dedicava tutto il suo tempo a scapito dei risultati scolastici. Qui nei mesi diventò via via un montanaro: andava a caccia, faceva trekking, aiutava con le faccende del ranch e ovviamente studiava e leggeva. Un giorno lesse Cuore di tenebra e la descrizione così evocativa del mistero oscuro della natura gli cambiò la vita. Disse che nessun lavoro letterario lo aveva mai così colpito fino a quel momento e dato che ormai viveva in uno degli ambienti naturlaisticamente più intensi degli Stati Uniti, decise di autoimporsi un’iniziazione alla natura. Decise di passare la notte all’addiaccio, senza fucile, armato solo di un coltello, seduto con la schiena contro un grosso albero nel fitto della gelida foresta di montagna, a stretto contatto con -e col timore di – quello “che c’era al di là di quell’albero”. Ora: per quanto ad alcuni di voi questo possa sembrare folle per me ha profondamente senso, e comunque da quell’esperienza e da quel lungo soggiorno scaturirono molte cose per le quali oggi abbiamo film come Corvo Rosso… Non avrai il mio scalpo! o per l’appunto Apocalypse Now. Quindi ringraziamo il cielo per quella “pazzia”.

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John Milius e la sua simpatica gang di motociclisti in un momento di relax.

Qualche lustro dopo siamo di nuovo alla fine degli anni sessanta: Milius è alla scuola di cinema e ha un professore molto duro con lui, tale Owen Black, che vedendo del grande potenziale in lui lo vessa affinché dia il meglio, in una sorta di sfida allievo-maestro. Un giorno in una lezione Black parlò proprio di Cuore di tenebra e di come fosse un soggetto tentato più volte ad Hollywood ma di come aveva sempre sconfitto chi ci si era cimentato, Orson Welles incluso. Tutto si allineò nella testa del giovane Milius: il suo passato, il suo presente e, letteralmente, il suo futuro. Ecco la sfida che cercava.

“Ecco cosa dovrei fare! Dovrei fare “Cuore di tenebra”, ma nella guerra del Vietnam!” – L’Eureka secondo il giovane Milius.

Questa idea rimase in forma embrionale, sparsa in note e appunti per anni, fino a quando non venne chiamato a scrivere un film di guerra sul Vietnam dal suo amico Francis. Incassò quindicimila dollari per trasferirsi a San Francisco un intero anno a lavorare alla pre-produzione del film con Coppola e gli altri ma per scrivere la sua sceneggiatura decise di non rileggere il libro, volle tenerlo nella sua testa per le suggestioni che ne aveva, come fosse il ricordo di un sogno molto vivido. Così nacque Apocalypse Now.

Di quanto fu complicata la successiva lavorazione, trasformatasi da “film difficile da girare” a “esperienza psicotica e quasi letale”, è inutile dilungarsi qui sopra, se ne è scritto immensamente al punto da diventare una narrativa a sé stante, e se volete c’è un bellissimo documentario apposito: Viaggio all’inferno, del 1991.

È importante però ribadire che il film andò così fuori controllo produttivamente che Coppola dovette spendere tutti i suoi soldi per finirlo, rimanendo intrappolato in zone di guerra impantanato tra paludi, serpenti, cataclismi, signori della droga e guerriglieri, e che si andò a definire un nuovo cinema. Oltre che a fare impazzire completamente Coppola.

“L’immagine del regista stava cambiando del tutto… Non era più quella degli anni trenta del regista, sai quello con il cappello e il megafono che impartiva ordini e neppure quella seguente della Nouvelle Vague o di Fellini, il regista e la “sua visione”. No: adesso il regista era uno che investiva tutti i suoi mezzi e i suoi soldi e si infilava nelle peggiori situazioni per girare il suo film. Ora il regista si immergeva letteralmente nelle paludi per fare il suo film.” – John Milius e Francis Ford Coppola sullo stato delle cose quando venne fatto Apocalypse Now.

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Coppola sul set di Apocalypse Now.

Il film sullo schermo segue la parabola discendente nel caos esattamente come il film la seguì nella sua lavorazione, diventando su ambedue i livelli una delle cose più significative sui rispettivi terreni. Più che un film sulla “follia della guerra” divenne quindi un “film folle sulla guerra” da quanto l’esperienza degenerò. Il concetto della follia poi in Apocalypse Now, per me, è ridimensionabile. È semplicemente un film “sulla guerra”, che è caos di per sé. Gli uomini sono intrinsecamente caotici, è la natura umana stessa ad essere folle, la guerra è solo uno dei tanti riflessi di cosa siamo e ha un pattern non meno razionale di tante altre cose a cui siamo invece abituati. Il “Cuore di tenebra” è la mente dell’uomo, come si evince da Conrad e si traspone nella figura di Kurtz, il cuore della tenebra è il caos generato dalla mente degli uomini e Kurtz è il Caos. Ognuno degli altri personaggi però lotta per mantenere un proprio ordine in questo caos, grazie ad un suo sistema di valori, condivisibile o meno da noi spettatori è irrilevante. Ognuno fa quello che deve fare per sopravvivere al caos: chi pensa alla cucina, chi alle scartoffie, chi al surf. Eh, il surf.

Prendiamo il personaggio-icona per eccellenza del film: l’esaltato colonnello Kilgore interpretato da Robert Duvall. La faccenda della “follia della guerra” viene agitata abbastanza puntualmente per questo personaggio, così apparentemente sopra le righe. Per me Kilgore è il personaggio più salubre del film, nel fisico e nella testa. Lui sta lì perché ci deve stare e nello stare lì cerca di tenere in piedi il suo sistema di valori contro ogni circostanza. I generali ottocenteschi giocavano a scacchi mentre i mortai fischiavano nei paraggi e Kilgore pensa al surf mentre il napalm si gonfia e divora la giungla dietro di lui. La guerra è sempre stata un lavoro, insomma, e nei lavori ci si abitua a tutto.

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“Vedi laggiù ragazzo? Lì probabilmente sono finiti tutti i cazzi di cui non me ne è mai fregato”

Per lui il surf, la sua vita a casa, è più importante del pensare al perché e al percome stia lì. A lui non interessa chi dovrà bombardare, perché lo dovrà fare in ogni caso, quello su cui può incidere è fare in modo ritagliarsi del tempo per vedere surfare il giovane campione e surfare un po’ anche lui. John Milius sulla faccenda di Kilgore, del surf, e in generale sullo spirito dei ragazzi rappresentati in Apocalypse Now dice in un’intervista:

“La guerra del Vietnam è stata una guerra californiana. Era sì uno scontro tra culture, tra gli USA e questa terra asiatica lontana, ma ancora di più precisamente era uno scontro tra la cultura californiana e la cultura asiatica. C’era musica della California e simboli degli Hell’s Angels sugli elicotteri mitragliatori, è stata una guerra caratterizzata dalla cultura californiana.”

Quindi non è per pura e facile affezione al suo sport preferito, che già ha ampiamente omaggiato in Un Mercoledì da leoni, che nasce Kilgore: Kilgore sta lì perché è un totem vivente del tipo di cultura statunitense che si va a contrapporre a quella di Charlie. Kilgore è la normalità di casa trapiantata in Vietnam: appare folle per contrasto ma è assolutamente lineare come linea di condotta.

“Voglio dire, che c’è di strano? Ha perfettamente senso fare surf in Vietnam! Nell’esercito si fa sempre sport in guerra, viene anzi incoraggiata la sportività tra i militari nel tempo libero. In Vietnam c’è un oceano, ci sono onde, puoi fare surf. Ha più senso fare quello che giocare a football!” – John Milius sulla scena di Charlie’s point

Kilgore quindi esisteva e anzi, ne esistevano tantissimi Kilgore nel ‘Nam a cui non fregava nulla della guerra ma giacché erano lì cercavano quantomeno di godersi del buon surf.

Ah no?! Vai col contributo.

Forte eh? Bigger than life un cavolo, stavolta. Vi consiglio di prendervi il DVD  sul sito o ancora meglio di accaparrarvi una copia dell’esaurito libro in tiratura limitata, ché è più ampio e ricco di materiali del documentario stesso.

Ma torniamo a noi.

Prima abbiamo visto Milius citare la musica nella guerra del Vietnam: chiaramente la colonna sonora dei Doors è uno dei noti elementi trainanti del successo del film, anche di questo è inutile parlarne qui perché se ne è già detto molto. La cosa interessante è che il nostro John scrisse il film ascoltando in loop la discografia dei Doors, e più la ascoltava e analizzava i testi più si rendeva conto che era completamente l’opposto di quello che avrebbero dovuto volere i loro fan tipici, gli hippie californiani. C’era nichilismo, c’era violenza, c’era delirio allucinato, c’era morte… Non c’era per nulla la summer of love insomma, ma c’era del tutto Apocalypse Now. I Doors insomma non vennero messi lì per capitalizzare su di una band di culto per la generazione rappresentata, ma sono effettiva parte del backgorund creativo del film stesso. Anche qui come per Kilgore facilmente si è portati a pensare che la musica sia messa lì per creare un contrasto banale tipo: “ah la musica degli hippie in una situazione completamente agli antipodi dell’hippie!” ma anche qui, manco per il cazzo, giovane amico del Centro Sperimentale. Quella musica sta lì perché racconta di quello che stiamo vedendo, letteralmente sono della stessa pasta. Di nuovo Milius opera una lettura intelligente e non banale dell’uomo e delle sue contraddizioni, pure di quelle apparenti.

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tutto il DAMS in una vignetta.

Dopo continui rimandi ed una lavorazione che ormai era diventata attraverso le indiscrezioni una leggenda Apocalypse now uscì, finalmente. Il film sulle prime non fu un totale successo, secondo la critica quantomeno non da giustificare mezzi e soldi investiti o l’attesa spasmodica che creò. C’è chi trovò l’attinenza con Conrad e i dialoghi mutuati da Thomas Eliot come una forzatura eccessivamente intellettuale per un film di guerra, c’è chi ne criticò una presunta elegia della violenza, chi addirittura lo sminuì dicendo: “tutta questa attesa per un film che non è di sicuro il migliore nella storia ma neppure il migliore di quest’anno”. Credo che a molto contribuì il fatto che l’argomento, la guerra in Vietnam, fosse ancora troppo caldo e scomodo per giudicare obiettivamente un’opera così intensa a riguardo.

Chi ci vide lungo, come in altri casi, fu comunque quel califfo di Roger Ebert, che disse:

“Apocalypse Now è un film bello e importante. Un capolavoro, ritengo. Anni e anni da oggi, quando i problemi di budget e personali di Coppola saranno dimenticati, “Apocalypse Now”, rimarrà, credo, come una maestosa e austera e follemente ispirata opera di creazione cinematografica, di cui alcuni momenti sono così lirici nel loro stile e portata ed  altri così silenziosi che possiamo quasi sentire il regista pensare tra sé e sé”.

In culo a tutti i critici, come sempre anche stavolta Milius supera la prova del tempo ed assurge al classico. Difatti Apocalypse Now è un film-monumento, oggi unanimemente riconosciuto tale. È una lezione di cinema con le palle in ogni suo aspetto, incredibilmente profondo e allo stesso tempo d’intrattenimento. Come spesso accade con i capolavori probabilmente segnò la fine di un era: sancì infatti forse il culmine della New Hollywood ma anche la sua fine, sua e di tutto quello che rappresentava. È un film enorme, che mena ancora oggi ed è più forte e cazzuto di quanto te lo ricordavi ogni volta che lo rivedi e riaffronti.

Volevano fare il film di guerra più grosso e pazzesco mai fatto? Lo fecero. “You wanted the best, you got the best!”, tipo i Kiss. Non puoi vincere contro Apocalypse Now, neanche Apocalypse Now con il suo “redux” è riuscito a battere Apocalypse Now! Figuriamoci gli altri, quindi.

Passo la postazione di mitragliera sulla PBR a Jackie Lang.

DVD-Quote Suggerita:

“Un film talmente potente che non riesce a battere neanche sé stesso.”
Darth Von Trier, i400calci.com

Benvenuti al cinema

Benvenuti al cinema

Per quanto mi riguarda, a differenza di Darth, Apocalypse Now esiste in una sola versione, quella lunga e completa che fu tagliata inizialmente per paura che non funzionasse e poi è uscita come “Redux”. Dunque io faccio riferimento a quella.
Va anche premesso che molto del film finale non viene da Milius (per dire, Brando improvvisava e si scriveva da sè le sue battute e i monologhi), tuttavia l’impianto generale, la scansione delle scene, le idee d’ambientazione e la maggior parte dei dialoghi sono del grande John, dunque non starò qui a fare i distinguo ogni volta.

Nell’all star game dei personaggi di Milius, la partita in cui si sfidano tutti i caratteri più assurdi, potenti e clamorosi della sua filmografia, una squadra potrebbe essere costituita solo da quelli di Apocalypse Now.
Libero dall’incombenza dell’intreccio (tanto si ricalca Cuore di Tenebra) lo script di Apocalypse Now è la più ruffiana e banale delle idee (è praticamente un viaggio on the road sul fiume, la maniera più semplice che esista per scrivere una storia dinamica, perchè per sua natura prevede che in diversi luoghi i personaggi entrino in contatto con diverse situazioni che si esauriscono prima della tappa successiva), un canovaccio sul quale fare assoli pesanti, lunghi, distorti, cattivi e autocompiaciuti. Apocalypse Now è un lunghissimo assolo su un loop sempre uguale che aumenta solo in distorsione e volume.
Come ha già raccontato Darth era una cosa scritta per sfida, un “Sono così tanto mejo io che ora adatto tutto Cuore di tenebra a tipo… Non so… dì te, una cosa tipo il contesto americano” – “Se BUM! Il Vietnam!” – “Eh si si, mo’ lo faccio tutto in Vietnam. Vedi te se non viene da paura!” [i dialoghi potrebbero non essere stati questi ndr]. Dunque un film tutto di scene madri, in cui ogni cosa è più clamorosa della precedente perchè l’idea è che si scenda sempre di più, di girone in girone, vicino al demonio (e quando ci arrivi trovi Dennis Hopper strafatto che ti accoglie. Ma chi cazzo è il genio a cui è venuto in mente?!?). Praticamente è la ricetta perfetta per la peggiore delle sceneggiature. Perchè 1) non si fa mai un film di scene madri, la scena madre ha senso se è una o al massimo due, se no proprio non è tale, e 2) che senso ha adattare un romanzo sull’Africa e cambiargli il paesaggio?? Cioè quella è la cosa più importante di Cuore di tenebra e te lo piazzi in un’altra parte del mondo? “Verrà uno schifo!” è quello che avrei detto io con la mia lungimiranza produttiva e il mio famoso intuito artistico.

“Magliette con il nome del film a cui lavoriamo renderanno sicuramente tutto più semplice!”

“Magliette con il nome del film a cui lavoriamo renderanno sicuramente tutto più semplice!”

Sulla carta Apocalypse Now fa schifo, nella pratica è pazzesco.
Non faremo finta che in mezzo non ci sia stata la seconda lavorazione più delirante della storia del cinema (è un racconto su cui si può ridere e piangere per ore ma adesso non ci interessa) però è anche vero che la sceneggiatura di Milius compie l’impossibile e se non fosse per i dialoghi carichi d’epica che evocano uomini clamorosi non sembrerebbe nemmeno sua. Non ci sono infatti tantissime caratteristiche del cinema che farà anni dopo, non ci sono punti di vista arroganti sul mondo imposti con la forza della narrazione, non ci sono figure protagoniste titaniche (lo sono solo i mille villain) nè c’è l’adesione ad un mondo professata attraverso la sua celebrazione.
In tutta la sua filmografia questa è una specie di mosca bianca e per una serie assurda di coincidenze (alimentate da una riserva eccezionale di droga e denaro) anche la sceneggiatura che si è trasformata nel film migliore.

E’ il meccanismo del delirio continuo a tenere vivo lo script, l’indefessa volontà di portare alle conseguenze più assurde ogni scena (che è la stessa cosa che accade in Pulp Fiction e gli dà una vitalità grottesca ed esaltante: nella sceneggiatura ogni segmento è scritto per finire in una maniera che non ha niente a che vedere con quella in cui era iniziato rimanendo tuttavia magicamente coerente). Ogni momento è seguito da una parte peggiore, più delirante, più sconfortante e grottesca. Un rilancio continuo in cui non ci si capacita che ci possa essere un peggio ma è proprio in questa gerarchia dei “peggio” che si riaffaccia Milius, con le sue idee e la sua imposizione dall’alto di un sistema di valori: un capitano matto che ordina di fare surf sotto le bombe è brutto ma arrivare in un luogo dove non comanda nessuno è peggio, del resto un posto in cui non comanda nessuno ma sta sul fronte della guerra e i presenti sono tutti armati e strafatti è ancora peggio, certo mai come l’orrore privato e completamente insensato di una famiglia francese che vive sul confine della guerra come nulla fosse, incosciente di tutto, solo per mantenere se stessa e forse approfittare del conflitto, eppure giungere nel regno di sangue di un pazzo con tendenze sanguinarie e a disposizione un esercito privato di indigeni che lo venerano come un Dio, in cui la tua guida è Dennis Hopper rifornito di chili di cocaina, è DECISAMENTE peggio.

Finalmente una persona per bene

Finalmente una persona per bene

Del resto cosa è una sceneggiatura scritta da un rigazzino se non un accumulo quantitativo, una serie di dimostrazioni di bravura che aumentano continuamente in grottesco, con morti improvvise e sanguinarie a riportare il tono sul disperato proprio quando si arriva al limite con il comico?
Se non fosse cinema ma una gara di automobili sarebbero solo sgommate, se fosse una partita di pallacanestro solo schiacciate e tiri da centrocampo, qualcosa in teoria noiosissimo e ripetitivo ma nella pratica un esperimento unico riuscito oltre la volontà e l’intento di tutti quelli che vi hanno preso parte. E letteralmente per miracolo.

Dvd-quote suggerita:

“Un unico lungo assolo pesante e distorto su una base in loop il cui volume si alza sempre di più”
Jackie Lang, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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93 Commenti

  1. Lars Von Teese

    aver studiato al dams e` un po’ come essere ex appartenenti di scientology, la gente pensa tu sia fondamentalmente un incapace, i critici ti disprezzano, i tuoi ex compagni di corso ti vogliono morto

    ma adesso parliamo un po’ di storia del mimo e della danza, dai

  2. Werner Washington

    no, no, no, no, e no; non parlerò ne di quello di Istituzioni di Regia (roba che com’era fatta si poteva studiare tranquillamente su un volume da solo a casa, cosa che poi ho effettivamente fatto), ne dei bonghi perennemente in sottofondo di piazza Verdi e nemmeno della merda dei cani dei punkabbestia del cazzo, morissero tutti in questo preciso istante. L’unico ricordo buono che ho è che nelle cazzo di sale di lettura di sera ci andavo già arrapato.
    Invoco l’intervento di Schiaffi, solo lui sa utilizzare i termini giusti per noi poveracci che abbiamo frequentato quella roba la.

  3. E’ un po’ come essere vegani. Esistono di sicuro quelli bravi, sani e che non rompono il cazzo agli altri, ma non ci crede nessuno.

  4. Ce lo vedo schiaffi al DAMS, si si

  5. Lars Von Teese

    per spezzare una lancia a favore degli studenti del DAMS, posso dire che i professori (con le dovutissime eccezioni) erano assai peggio

  6. Werner Washington

    @Nanni

    Mmmm, Nanni, non è che anche tu sotto sotto, ma proprio sotto però, fai parte della schiera dei pentiti?

  7. @werner: pentiti di che?

  8. Werner Washington

    @ Nanni

    Volevo dire, non è che per caso anche tu hai frequentato quella roba la?

  9. @werner: per un anno, nel ’96, poi mi sono svegliato.

  10. poggy

    Qual è il finale della versione redux? Mi ricordo i francesi, mi ricordo le conigliette, ma com’è come non è l’unica conclusione che concepisco è quella con la foresta in fiamme sui titoli di coda.

  11. Rainer W. Fassbender

    no, vabbeh.
    insomma, dai, ma come si fa?!?
    siete bellissimi: miglior rubrica di tutti i tempi di tutti i blog di tutti gli argomenti.
    vi prego, non terminatela mai. inventatevi altre cose, barate, attribuitegli chessò, il soggetto di The Heat, ma non finitela mai.

    non posso mandarvi soldi per ringraziarvi perché mi servono, ma faccio una meringata che lèvati. se volete vi mando quella.

  12. Steven Senegal

    film mondiale. Alla voce aneddoti ricorderei il sgt Hartman di full metal jacket militare in congedo nelle filippine che qui fa davvero l’elicotterista non accreditato nell’attacco
    #LeBasi bene, avanti così

  13. Werner Washington

    A questo punto non vedo l’ora di leggere lo LE BASI di Conan il Barbaro, mi raccomando tutta la prima parte dell’articolo completamente e rigorosamente NON SCRITTA, come commemorazione dei primi 20 minuti del capolavoro. Anche se spero in un pezzo su Allarme a Hollywood, che ritengo uno dei film più sottovalutati dell’epoca. E già che ci siete pure di Rough Riders.

    @Nanni
    E siamo già in 3, tra l’altro hai frequentato quando c’ero pure io. Alla prossima Deluxe Experience tutti gli altri sono autorizzati a sevizie militari e bicchierate della peggior specie contro gli ex Damsiani.

  14. Botte & Costello

    IL Film.
    Ogni volta che lo rivedo mi appare più immenso e incredibile della precedente, e mi fermo sempre a pensare a quanto abbia prosciugato le energie di quel genio di Coppola, che da li in poi non ha più voluto affrontare produzioni così grosse. C’è tutta la sua arte in quel film, ci ha messo tutto se stesso.
    Su Milius non intervengo, avete già detto tutto.
    Comunque “Viaggio all’inferno” è una bomba, fa capire cosa significhi essere VERI Filmmakers.

  15. Genco Olive Oil

    La sequenza di strip di Pazienza tral’altro finiva con un bestemmione epico e pur essendo un suo fan e collezionista sfegatato non son mai riuscito a ritrovare la storia originale in cui cotale bestemmione compariva, è pure scattata una sfida/caccia al tesoro con un mio amico. Se qualcuno sapesse indicarmela gliene sarei eternamente grato (buttala via la gratitudine, co ‘sta crisi).

  16. Lenny Nero

    Ex damsiano ma al secondo anno ho sfanculato tutto e tutti, anche perché consideravo i miei compagni d’università una massa di stronzi improponibili. In compenso quando è uscito il Redux ho avuto la fortuna di essere a Bologna e lo vidi qualcosa come otto, nove volte al Lumiere. Film incommensurabile che mi fece esplodere il cranio non appena riuscii a mettergli gli occhi addosso da ragazzino e che non mi stanco mai di rivedere.

    (Tra l’altro son pure vegano ma giurin giurella non scasso mai il cazzo a nessuno.)

  17. John Matri

    Capolavoro vero. E ,al solito, grande articolo.
    @Cobra vere:vero, i successi di Lucas e spielberg hanno messo la pulce nell’orecchio degli studios, ma è il flopponissimo dei Cancelli del cielo a dare il colpo di grazia alle libertà dei seventies.

  18. Werner Washington

    @Lenny
    e vai col quarto. Avanti il prossimo.

    Vero, il FLOPPONE di Cimino è la fine di tutto. Fortunatamente qualcuno libero c’è ancora al di la del mare.

  19. Apocalypse Now è il film definitivo sulla guerra (qualsiasi guerra) perché rende in maniera eccellente l’idea stessa di guerra: è lungo, spossante, duro, entusiasmante, ci sono i personaggi fuori di testa, non ci si capisce un cazzo dall’inizio alla fine. La guerra trasposta su pellicola né più né meno. Ogni interpretazione è valida perche in guerra ogni parere di ogni soldato è valido (a proposito complimenti ai due recensori). La follia della guerra in un film che giustamente è folle come il tema che tratta.

  20. Ciobin Chomsky

    Un’idea potrebbe essere quella di votarmi preside del Dams. In cambio prometto di spedire in redazione mensilmente dei sacchetti pieni di orecchie mozzate agli studenti.

    @Darth Apprezzo la tua risposta. Il mio punto di vista però è un po’ diverso. Un bel po’ a dire il vero. A mio avviso non sussiste il piano simbolico, se non come illusione ottica oppiacea. Nello sviluppo della conoscenza si parte senza livello simbolico (crediamo alle balle, non capiamo i doppi sensi, prendiamo tutto alla lettera), che viene costruito faticosamente nel tempo (iniziamo a capire che esiste sempre il sottotesto), per poi essere demolito in tarda età con la saggezza. La tarda età, come consapevolezza, non arriva per tutti allo stesso momento. Per me è arrivata molto presto, forse perché il Dams non l’ho mai visto manco in foto o forse perché ho avuto fortuna. Fatto sta, che non esistono i simboli, così come non esiste Gesù bambino.
    Apocalypse è un film sulla guerra che merita solo per i 20 minuti finali. Storia di soldati sballati nella giungla. Tutto quello che leggo nei commenti sui metaforoni sono perle da cessi del Dams. Sono sicuro che qualcuno vede in Kurtz e nella sua testa pelata la metafora di un grosso cazzo con i piedi e di come l’America ci abbia inculato, da cui discussioni da corridoi del Dams. Quasi meglio leggere le discussioni dei baby nani che commentano sui costumini di Spidy e sui pupazzetti dei Fantastici4.
    Su Cuore di tenebra. Il finale del libro è la parte più bella, con quel glissando di luce che sembra infinito, le parole della donna che scendono nelle tenebre e Willard che non può smettere di ascoltarle sedotto dal male e per chi ha il metaforone facile, allora, il cuore di tenebra non è la guerra e lo sprofondare in essa, ma la normalità della vita domestica e non aver pagato le bollette all’Enel.

    Cordialmente,
    Ciobin Chomsky
    CEO at CoCister TV Studios Environment Ltd.

  21. John 4°Di Milius

    Apocalypse Now. Merda; sono ancora soltanto a Apocalypse Now.

    non fraintendetemi sono assolutamente frocio di Conan il barbaro tra i miei 5 film in assoluto e adoro il vento e il leone.
    ma non so perch’ALBA ROSSA CAZZO!!!
    o scusate nnn so che m’e preso…(forse sono un po di parte)

    ah!p.s.
    molto presto dovrò ammorbarvi su come dovrebbe essere un mondo ideale.

  22. John 4°Di Milius

    Apocalypse Now. Merda; sono ancora soltanto a Apocalypse Now.

    non fraintendetemi sono assolutamente frocio di Conan il barbaro tra i miei 5 film in assoluto e adoro il vento e il leone.
    ma non so perch’ALBA ROSSA CAZZO!!!
    o scusate non so che m’e preso…(forse sono un po di parte)

    ah!p.s.
    molto presto dovrò ammorbarvi su come dovrebbe essere un mondo ideale.

  23. Hayao Mikakazzi

    @Jackie: ok, non so se quello fosse il punto di Milius ma è la tua visione del suo lavoro, e va bene così.

    @Genco: mi guardo la copia del mio volumone, ma se ben ricordo è censurate pure quella, mi sa che ho la versione ricolorata dalla Comandini

    @Damsiani: io ho retto 2 anni a Critica del Cinema a Roma (era un indirizzo di Letteratura, non so se c’è ancora), se non che il prof pisciava su qualunque cosa non fosse Visconti, si studiava su Carlo Lizzani e con “approccio marxista”. Il corso di Storia del teatro era appassionante, facemmo seminari con Dario Fo, lì ho imparato davvero qualcosa. Me ne sono andato (a far il militare e a lavorare) perché mi sembrava di perdere tempo e soprattutto perché non volevo più sentirmi dire di dover odiare Sergio Leone.

  24. Genco Olive Oil

    Grande Hayao! Potresti fine ad anni di ricerca :D

  25. Hayao Mikakazzi

    @Genco: vediamo. Un mio amico aveva l’edizione anni ’80 con la bestemmiona, la ricordo bene.. altri tempi.
    Sempre a proposito dei DAMS e dei corsi universitari di cinema, non scorderò mai quella volta che in aula proiettarono ‘L’innocente’ di Visconti, a badare al tutto c’era l’assistente del prof di critica del cinema, credo fosse la figlia.. a ogni modo nessuno, proiezionista compreso (c’era ancora la pellicola nel 1987) si accorse (o nessuno disse nulla) del fatto che i rulli erano stati proiettati in ordine invertito, forse pensavano di guardare una versione ricolorata di Citizen Kane con narrazione in flashback.. lì mi vennero i primi dubbi sull’opportunità di seguire o meno certi corsi.

  26. Ah, giochiamo agli aneddoti sul DAMS?
    Ok.
    Il professore mette su a tradimento quel film tratto dai Malavoglia tutto in siciliano stretto, poi si dilegua.
    La classe si sforza di seguire il film.
    Io leggo un giornale.
    Dopo novanta (90) minuti compare la scritta “Fine primo tempo”.
    L’aula si svuota. Completamente.
    Nella mia testa si fanno largo le prime idee su i400Calci.com.

  27. Ciobin Chomsky

    Ho come l’impressione di aver scatenato un mostro tipo antico testamento a seguito del mio precedente commento.

    Capitolo aneddoti Dams. Che poi fa assonanza con Downs, sindrome capillare. Il film siciliano di Nanni l’ho visto anche io, ma non al Dams, bensì al vecchio CSC. A parte che il regista era un milanese DOCG, ma ricordo che mi fece sgainare dalle risate. Vedendo queste nane zoppe incappucciate che squittivano come nutrie, gli omini rabbiosi che il pesce non era buono, poi ogni tanto le nane stavano mezz’ora a guardarsi allo specchio con la bava che colava di bocca. Insomma mi era preso a ridere fortissimo , ma proprio che non riuscivo a smettere e un regista che era in sala con noi si è incazzato come un asino e voleva sapere dove abitavo per perseguirmi penalmente. Sicché mi hanno portato via di peso e mi hanno spiegato che il regista era ricchione e la denuncia era il mio problema minore, sul piano penale. Il regista aveva il parrucchino e si chiamava Gianni.
    Comunque rilancio la mia candidatura a direttore del Dams con applicazione del metodo Tony Poe. Chi è favorevole metta il mouse qua sotto: |^|

    Cordialmente,
    Ciobin Chomsky
    CEO at CoCister TV Studios Environment Ltd.

  28. Botte & Costello

    Che belli gli aneddoti sul DAMS. Mi hanno confermato che sono sul sito giusto, con le persone giuste. E che ho fatto bene a non frequentarlo. Grazie

  29. Werner Washington

    Vai con l’adeddoto Calcista DAMS: Civiltà Musicale Afroamericana (chiamarlo Storia del Jazz no è?) – prof. Giampiero Cane, che cane non era, anzi.

    Non ricordo come in una lezione si è usciti a parlare del trip finale di 2001 Odissea nello Spazio, è lui ci ha raccontato la sua prima esperienza con l’LSD. Dopo qualche ora gli ha fatto effetto, è andato in Piazza Grande, ha visto dei suoi amici che gli apparivano strani e uno di questi è stato preso a pugni in fazza (forse era l’influenza mentale di Nanni che iniziava ad innervosirsi ai corsi e pensare a sta roba qua dei 400). Mandato via a calci nel culo ha vagato tutta la notte e il giorno successivo a cazzo in macchina per i colli bolognesi.

    Ciobin Chomsky for President

  30. Werner Washington

    L’influenza mentale di Nanni prima che Nanni nascesse ovviamente, lui era già dappertutto

  31. Hayao Mikakazzi

    @Nanni, ovviamente stavi parlando de LA TERRA TREMA, in b/n (magnifico almeno quello) vagamente ispirato ai Malavoglia. Ovviamente me lo sono cibato pure io, dato che facevo il corso monografico su Visconti. In aula capito accanto ad una studentessa di lingue che aveva picchiato nello statone il corso di critica del cinema. Studentessa bellissima, lì nel buio della sala chiacchieriamo a bassa voce, ridacchiando, che tanto non si capiva una mazza. Unica frase decodificata da me e la studentessa di lingue, a un ragazzino di 9 anni offrono la sigaretta e lui risponde “non smoking”.
    A metà proiezione chiaramente lei alza i tacchi con un sorrisone e un “ci vediamo”, e io, da bravo studente e cinefilo rincojonito, resto al mo posto.
    Non l’ho più incontrata, ovviamente. Da lì ho iniziato finalmente a capire l’immensità della mia coglionaggine, che i 20 anni passano in fretta.

  32. pasqualobianco

    Piccolo spazio pubblicità?
    http://www.youtube.com/watch?v=cDx7tHp6x4g
    (Survivare è la regola)

  33. Lars Von Teese

    io delle donne del dams ricordo solo che erano per lo piu` dei cessi a pedali, vestite dell’immondizia piu` di cattivo gusto che riuscivano a reperire nei mercatini di seconda mano, rincoglionite duro (ma duro) di slogan paleofemministi, incrollabilmente convinte di aver inventato e brevettato la fica™, e di conseguenza se da un lato erano pronte tagliarti la gola con le unghie urlando “un uomo morto non stupraaaaaa” se anche solo gli sorridevi, dall’altro avevano lo sconvolgente superpotere di localizzare il soggetto maschile piu` cretino, insopportabile e stronzo (per intenderci esattamente uno di quelli che si facevano le seghe a 2 mani su “la terra trema”) nel raggio di 7 kilometri e spalancargli le gambe in piena faccia per poi farsi trattare come uno zerbino e, ciliegina sulla torta, venire regolarmente a piangere sulla tua spalla

    [/Servi della gleba mode OFF]

  34. Purtroppo me ne sono accorto solo oggi, ma volevo segnalarvi che su Studio Universal stasera c’è il documentario Milius, dedicato al nostro:

    http://www.offerta.mediasetpremium.it/cinema/studio-universal/F305824301000102/milius.html

    Suppongo che facciano anche qualche film, anche se Il vento e il leone e Apocalypse Now sono passati da poco.

  35. Hayao Mikakazzi

    @GENCO Trovato! Volume “I CLASSICI DEL GRIFO”, titolo ANDREA PAZIENZA – ZANARDI mensile anno 2 nr. 13 Editori del grifo l. 10.000 anno 1993.
    Mi sono appena accorto che la costoletta ha perso la colla, devo ripararlo porc..
    LA BESTEMMIA C’E’ in tutto il suo splendore, sono le storie originali senza tagli
    “la proprietà transitiva dell’uguaglianza” “pacco” “giorno” (quello della citazione del dams) “verde matematico” “notte di carnevale”. Chiaramente non lo vendo.
    MA magari lo rimedi in qualche fumetteria!

  36. Visto il documentario, veramente bellissimo.
    Molte cose le sapevo già grazie ai vostri articoli, ma sentirle dire dai protagonisti dà ancora più valore.
    Incredibile quanto sia amato/considerato dai colleghi, e quanto sia stato ostracizzato per anni.

    Non sapevo dell’ictus, poveraccio. Veramente un destino terribile per una persona che fa della parola non solo il proprio mestiere, ma proprio il suo stile di vita.

    Il mio sogno per anni è stato un King Conan in cui venisse ricomposto il grandissimo team originario. Resterà un sogno.

  37. Genco Olive Oil

    Grazissime Hayao, grande! Adesso mi attivo!

  38. Fra X

    Noto sempre di più che vi stanno simpatici il DAMPS e i suoi studenti! XD
    O.K. quando negli articoli ci si scherza e sfotte, ma usare i commenti ed un nick per sparlarne e sprlare dei suoi studenti mi sembra troppo.

    “il collasso del sistema produttvo della New Wave hollywoodiana è da imputare ai film “leggeri” di Lucas e Spielberg più che ai flop di “Apocalypse Now” e de “I Cancelli del Cielo”.”

    AN da come ho letto non è stato un flop. Comunque non penso che sia da imputare tanto a “Guerre stellari”, “Lo squalo”, e “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.

  39. Fra X

    “Il mio sogno per anni è stato un King Conan”

    Pure il mio a suo tempo! ^^

  40. Fra X

    Uff! Io Mediaset premium non ce l’ ho. Vabbé che comunque l’ ho saputo in ritardo del documentario.

  41. Fra X

    “O.K. quando negli articoli ci si scherza e sfotte, ma usare i commenti ed un nick per sparlarne e sprlare dei suoi studenti mi sembra troppo.”

    Per non parlare delle offese! Se volete e nno l’ avete già fatto, si va al DAMPS e certe cose si dicono in faccia mettendoci la propria e non nascosti dietro un nick!

  42. Fra X

    La redux l’ ho vista qualche anno fa, ad un certo punto svogliatamente, e non m’ era molto piaciuta.

  43. jax

    Caro Darth e Caro Jackie, riscrivo su questo articolo solo per dirvi che, leggendo la biografia di George Lucas (compagno di classe di Lucas a USC) scopro che il pitch e lo script iniziale del film Apocalypse Now fu di MIlius con il grosso e sostanziale aiuto di George Lucas che scrisse con Milius buona parte della prima sceneggiatura.
    Tant’è che, quando la American Zoetrope di Coppola (di cui Lucas fu assistente di regia e protegè/mentore agli inizi) si assicurò i soldi dalla Warner per produrre il primo film di Lucas (THX1138) nell’accordo Coppola di nascosto incluse proprio il primo script di Milius e Lucas sul Apocalypse Now, senza dirlo a nessuno (cosa che fece incazzare non poco Lucas).

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