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Le Basi: John Milius. Conan il barbaro (1982)

A voi LE BASI, la rubrica in cui stabiliamo e blocchiamo le fondamenta del Cinema da Combattimento in modo da essere tutti in pari. In questo primo, imprescindibile round fisso settimanale percorriamo la filmografia di una delle colonne portanti del nostro credo, il glorioso John Milius, attraverso le opere più importanti della sua carriera, sia come regista sia come sceneggiatore. Buona lezione.

«Crom! Non ti ho mai pregato prima d’ora, non saprei come farlo. Nessuno, nemmeno tu ricorderai se eravamo uomini buoni o cattivi, perché abbiamo combattuto, o perché siamo morti. No, ciò che conta è solo il coraggio, e che due si son battuti contro molti, ecco cos’è importante! Tu ammiri il coraggio Crom, quindi accogli la mia unica richiesta: fa sì che mi vendichi. E se tu non m’ascolti, allora va alla malora.»

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Arnold Schwarzenegger, all’alba degli anni ’80, era uno sconosciuto quasi totale.
Diventato una leggenda nel mondo del culturismo (che però non è esattamente la Formula 1 come giro di soldi), si era trasferito dall’Austria in America per inseguire il suo sogno di diventare attore.
Era riuscito a farsi notare in Il gigante della strada, un film del ’76 di Bob Rafelson in cui interpretava quasi se stesso, ma aveva catturato l’attenzione del produttore Edward Pressman grazie alla sua performance carismatica nel documentario L’uomo d’acciaio.
Pressman, che sull’onda del successo di Guerre stellari era alla ricerca di un altro potenziale franchise che parlasse di eroi in mondi fantastici, stava cercando di portare sul grande schermo le avventure di Conan il barbaro, tratte dai romanzi di Robert E. Howard. Per lui, Schwarzenegger era un disegno di Frazetta incarnato.
Arnold, che nel frattempo per ingannare l’attesa era diventato milionario investendo in beni immobiliari, accetta: gli sembra un ottimo trampolino di lancio.
Lo ripeto nel caso vi fosse sfuggito: quando Schwarzenegger venne ingaggiato per Conan il barbaro, il film che dal semi-anonimato finì per lanciarlo nell’olimpo delle star di Hollywood, era già milionario.
Nelle sue parole: “Faceva parte del mio piano di diventare un attore famoso. Volevo essere sicuro di non dovermi incastrare in ruoli scadenti solo perché avevo bisogno di soldi”.
Se non è un modello di vita lui, io non so.
John Milius invece si appassiona di Conan quando l’amico produttore Buzz Feitshans lo introduce ai racconti di Robert E. Howard dicendogli “questa è roba tua”.
La storia produttiva è lunga e noiosa, per cui arrivo dritto al dunque: il progetto ha il via ufficiale quando John 1) ottiene di prepotenza la regia, 2) ottiene il permesso di riscrivere da capo una sceneggiatura già pronta scritta da Oliver Stone e 3) convince Dino De Laurentiis, con cui era legato contrattualmente, a salire a bordo in co-produzione con Pressman.
Sigla:

“Ciò che non ci uccide ci rende più forti”
Friedrich Nietzsche

John Milius prende questo passaggio nella più nota parafrasi che ne fece G. Gordon Liddy, ex-assistente di Nixon, e ci apre il film.
Che è un po’ il suo modo molto sottile di dire “ciao ragazzi, state per vedere un film altamente filosofico, fortemente ispirato alle teorie di Nietzsche, in cui l’eroe protagonista rischia di morire ventordicimila volte ma puntualmente ne esce più forte e sicuro di prima”.
A sentire in giro, Oliver Stone aveva scritto una sceneggiatura pazzesca piena di avventura e animali fantasiosi, una roba iper-costosa e complessissima.
Non c’è voluto molto a Milius per convincere Pressman e De Laurentiis che sarebbe stato in grado di riscriverla da capo e renderla molto meno costosa: è bastato non citare le sue intenzioni di ignorare quasi completamente i romanzi di Howard e farne piuttosto una personale versione del mito del superuomo.
Mi piacerebbe vedervi mentre andate in giro a dire che Conan il barbaro è la più classica delle storie di formazione: probabilmente ricevereste un sacco di pernacchie dai meno informati, ma è così, dal primo fotogramma all’ultimo.

conan (1)Partiamo dall’inizio: Conan bambino viene educato dal padre al mito dell’acciaio e di Crom, il Dio che vive sulle montagne e non ascolta mai (e pertanto il più credibile di tutti).
Il villaggio di Cimmeria viene attaccato da un’orda di predoni, annunciati da Franco Columbu e capitanati da Thulsa Doom (James Earl Jones), che massacrano tutti con l’aiuto di cani corazzati (la cosa più tenera del mondo), bruciano le capanne, ammazzano il padre di Conan e – gravissimo – gli rubano la spada. Poi Thulsa Doom gli ammazza anche la madre, decapitandogliela davanti agli occhi.
Il piccolo Conan viene quindi acquistato da uno schiavista che lo mette a girare la Ruota del Dolore, che è una ruota enorme che non serve a niente. E Conan, insieme ad altri bambini come lui, gira la Ruota del Dolore. Gli altri pian pianino cedono, ma lui nel giro di tre dissolvenze (che equivalgono a circa 15 anni) si trasforma in Arnold Schwarzenegger.
Ultimo sopravvissuto ancora attaccato alla ruota, viene ceduto a un manager di combattimenti clandestini da strada, che allora si tenevano in fosse squadrate: Conan, come un animale, passa direttamente dalla fatica continua senza uno straccio di interazione umana all’essere addestrato per uccidere i suoi simili per divertimento.
E che volete che faccia? Si diverte.
Gli insegnano a manovrare l’acciaio, come sognava da bambino, e ogni tanto gli buttano anche lì una malcapitata da scoparsi.
A un certo punto lo interrogano sul meglio della vita: Conan risponde sicuro “Schiacciare i nemici, inseguirli mentre fuggono, e ascoltare i lamenti delle femmine” (citazione/parafrasi di Genghis Khan).
È la sua prima linea di dialogo in assoluto dall’inizio del film.
Ed è il minuto 22.
Nella notte, il padrone lo libera e lo lascia fuggire: iniziano così le sue avventure.

Conan-the-BarbarianConan recupera una spada, si tromba una strega, diventa ladro, fa amicizia con l’arciere Subotai e la cazzutissima Valeria (si tromba pure lei), ruba in combutta con tutti e due, tira pizze in da la fazza a cammelli (scena a tutt’oggi censurata negli UK), si ubriaca senza ritegno: insomma, fa un po’ il cazzo che gli pare.
Come uomo cresciuto in una situazione molto particolare (eufemismo), privo di preconcetti e di veri modelli educativi se non in tenera età, Conan cerca quindi di formarsi un’etica e una morale da solo, cercando la soddisfazione personale attraverso il successo delle proprie imprese e aggrappandosi di base ai due unici concetti che ricorda provenire dal padre: Crom, il Dio tanto potente quanto assente, e l’acciaio come elemento dominante del mondo.
Quando infine viene ingaggiato da Re Osric per salvare sua figlia dalle grinfie guardacaso di Thulsa Doom, diventato nel frattempo il capo di un culto religioso dedito a orge e sacrifici umani verso un Dio serpente, Conan coglie l’occasione di vendicare i genitori, e nella sua mente pesa quasi più il furto disonorevole della spada del padre che lo sterminio dell’intero villaggio.
E badate bene, è tutto alla luce del sole, spesso esplicitato dalla voce narrante (“E per lui non vi fu più differenza: la vita… la morte… uguali. […] Cominciò a capire il senso del valore, del proprio valore.”).
E durante il film le credenze di Conan vengono continuamente confrontate e messe alla prova, e lui ascolta, ragiona, interiorizza. C’è il dialogo con l’amico Subotai (“Il mio Dio è più forte. È il cielo sempiterno. Il tuo Dio vive sotto di lui.”); c’è il culto religioso guidato da Thulsa Doom e il loro primo incontro in età adulta in cui questi gli spiega come più forte dell’acciaio è la mano che lo impugna, e per dimostrarlo comanda a un suo seguace con un semplice gesto di suicidarsi; c’è la pseudo-crocefissione a un albero, in cui Conan non si dà per vinto e uccide un avvoltoio mordendolo; c’è il Mago che lo aiuta a riprendersi proteggendolo dagli spiriti; c’è la sua magnifica preghiera di battaglia, che ho riportato a inizio post.
La trama È letteralmente su Conan che cerca la sua identità e il suo modo di decifrare il mondo, tra una spadata e l’altra, sesso, sangue, mostri grossi e una salutare vendetta.

3035180553_58Il fatto è che sul Conan di Milius, più che un post, si dovrebbe scrivere un libro intero, e potrei scommetterci la corazza borchiata del cane della redazione Voltron che al DAMS è volata più di una tesina al riguardo.
Se ne andrebbero due/tre capitoli solo sulla pre-produzione, durata quasi cinque anni e costellata di svariate sfighe.
Ce ne sarebbe un altro sul background di Milius, su come abbia tradotto per il mondo di Conan quello che originariamente aveva pensato come film sui vichinghi.
Si parlerebbe del tradimento sostanziale all’opera di Robert E. Howard, di come il Conan del film sembri perlopiù un grezzo e grosso animale privo di intelligenza, e dall’altra parte della fedeltà ad alcune illustrazioni di Frazetta grazie ai design di Ron Cobb.
Si parlerebbe del coraggio con cui Milius diede i tre ruoli principali ad atleti quasi completamente privi di esperienza (Gerry Lopez/Subotai era un noto surfista già apparso in Un mercoledì da leoni, e Sandahl Bergman/Valeria era una ballerina notata da John in All That Jazz di Bob Fosse), sfruttandone le caratteristiche naturali e le movenze fisiche e dando un senso narrativo al loro impaccio nelle scene non avventurose.
Si parlerebbe di quei primi incredibili venti minuti in cui tutto è perfetto: coreografie, montaggio, costumi. Del look surreale e dello sguardo ipnotico di Thulsa Doom. Di quanto sia potente e iconica la scena della decapitazione, con l’inquadratura sul piccolo Conan paralizzato mentre il cadavere della madre gli scivola lentamente dalla mano. Delle tre essenziali dissolvenze che lo trasformano in Arnold e della standing ovation che scatta incontrollabile appena alza la testa per la prima volta. Della straripante forza emotiva del suo primo combattimento, in cui viene inizialmente messo a sedere di fronte al suo avversario per un giorno intero senza alcuna spiegazione né addestramento, e poi gettato senza preavviso nella fossa a farsi azzannare, ad aspettare che reagisca spontaneamente e ne esca da solo (Sparta Puppa La Fava). Si parlerebbe, insomma, del modo con cui un autore famoso per i suoi dialoghi riesca a comunicare in modo così magistrale senza usare una sola parola.
Si parlerebbe delle musiche di Basil Poledouris, una delle colonne sonore più straordinarie di tutti i tempi, una vera e propria opera wagneriana fatta e finita che parla letteralmente al posto degli attori.
Si analizzerebbe ogni scena nel dettaglio, perché ogni singola scena aggiunge un tassello importante nella descrizione di Conan e della sua evoluzione. Erano altri tempi, e Dino De Laurentiis era quel tipo di produttore incoscente/illuminato da lasciare a Milius quasi carta bianca: a tutt’oggi, l’unica cosa di cui John si lamenta è la voce narrante, che in origine doveva essere di Schwarzenegger ma, siccome Dino non si fidava del suo accento pesante, fu affidata a Mako (il Mago).
Non mancherebbe infine l’aneddoto in cui James Earl Jones, freschissimo reduce dal ruolo di voce di Darth Vader in L’impero colpisce ancora, dopo aver letto lo script va da Milius e gli dice “dai, non puoi farmi dire «Io sono tuo padre», l’ho già detta questa frase!”. Ma anche quello in cui la segretaria di Milius aveva girato una scena, poi tagliata, nel ruolo di uno degli avversari di Conan nel montaggio del periodo da gladiatore. Roba che ti immagini che John scegliesse regolarmente le sue segretarie così, tramite tornei di combattimento mortali.

conan (3)Il film fu un indiscutibile successo, anche se scatenò diverse polemiche sulla violenza che influirono su incassi globali alla fine lievemente inferiori alle speranze.
John era pronto a farne una trilogia – il primo film sull’acciaio (potere), il secondo sul come usarlo (responsabilità), il terzo sulle conseguenze (fedeltà) – ma alla luce delle reazioni fu ordinato un sequel dal tono più leggero e la violenza smorzata, e il nostro lasciò, sostituito da un mercenario dal curriculum importante come Richard Fleischer.
Il risultato, Conan il distruttore, fu un film di tutt’altro tono, scemissimo ma a suo modo divertente: ogni paragone con l’originale però è francamente impietoso, e persino gli incassi furono abbastanza deludenti da stroncare la saga.
Ma questa è un’altra storia.

«Perché piangi, arciere?»
«Perché lui è Conan, il Cimmero. Lui non piangerà. Così piango io per lui.»

>> IMDb | Trailer

P.S.: se per caso qualche infedele dubitasse della forza delle musiche di Basil Poledouris, un pazzo ha messo su Youtube l’intero film sovrapponendo la colonna sonora integrale alle scene corrispondenti. In HD. Godetevelo finché dura:

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115 Commenti

  1. Leonardo Di Capri

    Non ho mai letto un cazzo dei fumetti di Conan, ma il film di Conan è una cosa mmmeravigliosa ancora oggi. Personaggi mitici, violenza efficace e una colonna sonora che prende a calci nel culo la quasi totalità degli scialbi e tutti uguali commentucci musicali delle produzioni action odierne.

    Non ho idea di come l’iconografia del personaggio lo tramandi alle orde di appassionati ratti da fumetteria, ma in questo film Arnold ha dato vita a uno dei suoi tre o quattro personaggi migliori in assoluto. Parla poco e massacra molto: non esiste sintesi migliore del cazzuto eroe più vicino alle sue corde.

  2. Rocky Escobar

    Vorrei poter fare una qualche profonda riflessione ma non non sarei capace di rendergli comunque giustizia, mi limiterò a un mai sprecato in questo caso “Capolavoro”

    p.s. la spada di atlantide è l’arma più figa di sempre

  3. Hayao Mikakazzi

    @Nanni Yup, ma non volevo fare un paragone, avevo solo voglia di dire che non reggo la saga degli anelli.
    @Leonardo di Capri: mi piace tanto quel “parla poco e massacra molto”

  4. Simone

    So che quello che dirò suonerà come un’eresia, ma…Ho già detto che a me Conan non è mai andato a genio, proprio come concetto e personaggio. La versione su carta, se non altro, aveva una certa atmosfera simil lovecraftiana e uno stile più avventuroso, se capite cosa intendo. Tutto cose che nel film non ci sono, o quasi. Voglio dire, della pellicola salverei giusto la musica e un paio di scene, per il resto l’impressione che ne ho io è che si tratti di un “normale” film di cappa e spada anni ottanta con due serpentoni di gomma e una discreta atmosfera. Anche il preteso sottofondo filosofico mi sembra eccessivo, non credo basti una citazione di Nietzsche all’inizio. Se dovessi consigliare un film fantasy riuscito di quegli anni direi Dragonslayer, non certo questo, e anche il paragone con i film di Jackson a mio modo di vedere è fuori luogo, quelle sono pellicole di ben altro spessore.

  5. Simone, hai perfettamente ragione. Il film è incommensurabilmente megalitico, epico e fantameraviglioso ma racchiude poco della forma originale di Conan. E’ un film riuscitissimo, e ci mancherebbe dire il contrario, ma è un film distante dalla prosopopea fumettara di Robert E.Howard, che infarciva ogni racconto con mostri, maghi, fanciulle denudate e persino i primi “non morti” della storia del cinema fantasy O’rama (almeno che io mi ricordi). Nel secondo…tentativo si è cercato un approccio fantasy smaccato, alla “Board Game Fantasy” con il mago, il ladro, il guerriero…e ne venne fuori una merda alla DeD dei poveri. Con maghi che tintinnano bracciali e fumano dal naso, battutaccie pessime incollate a personaggi orribilanti e una burletta di storiella, adatta ad un Dungeon Master di 14 anni che narra a gente di 30 e pretende di essere credibile. Dagon. Lol. Terribbile. Quindi mi chiedo, in fin dei conti, il primo Conan a conti fatti non è la migliore rappresentazione Cimmerica e cinefilmica del prode barbaro spupazza vestali e spade ? Anch’io avrei voluto che lo scheletro della tomba si animasse (come accadeva nel libro e nel fumetto) ma, dopotutto, i punti salienti non sono stati rispettati ? il film non è ancor’oggi una delle cose più epiche mai viste ? Grazie a Polidorius non è una roba che a momenti fa piagere ? (confesso…ok)

  6. Fra X

    A me da ragazzino piaceva più “Conan il distruttore”. Quando vidi “Conan il barbaro” rimasi un po così per qualche scena forte, ma con il tempo ho preferito il primo al secondo anche se quest’ ultimo è godibile.
    Vedendo gli extra del DVD a me la storia produttiva non sembra affatto noiosa, anzi. A volte è interessante quanto il film!
    Peccato che nei titoli italiani non compaia la citazione di “Nietzsche”.
    Ricordiamo che da alcuni anni va in onda un finale più lungo, ce c’ è anche nel DVD, rispetto a quello più corto uscito al cinema. Quando vidi quest’ ultimo rimasi un po così mentre l’ altro in generale mi è piaciuto di più, però la dissolvenza che c’ è in quello cinematografico è proprio affascinante.
    Conan comunque mica è uno sprovveduto: basti vedere come

    SPOILER prepara il campo di battaglia finale o s’ infiltra tra gli adepti di Thulsa doom. FINE SPOILER

    Poi come dice Milius negli extra e o nel commento, riflette spesso.
    Bellissima la colonna sonora di Poledouris!
    Di Conan ho letto solo “Chiodi rossi” di Howard, che mi è piaciuto, e qualche fumetto oltre a vedere le serie animate. Per cui non posso ben fare un confronto.

    “(scena a tutt’oggi censurata negli UK)”

    Ah, però!

  7. Fra X

    “Anche il preteso sottofondo filosofico mi sembra eccessivo, non credo basti una citazione di Nietzsche all’inizio.”

    Beh, comunque nella sua semplicità, il film pone alla base la libertà e l’ individualità dell’ uomo oltre a essere contro i culti mendaci e profittatori. Poi

    SPOILER nel finale Conan dopo aver ucciso Thulsa doom, come detto anche da Milius, potrebbe diventare il loro nuovo sacerdote, ma preferisce rimanere un uomo “semplice” e libero e nel finale esteso fa lo stesso con la principessa riportandola a casa. FINE SPOILER

  8. Fra X

    “Anch’io avrei voluto che lo scheletro della tomba si animasse (come accadeva nel libro e nel fumetto)”

    Ah, però!

  9. blueberry

    Arnold per me è agilissimo e molto simile ad una pantera.
    ed è insieme grosso da far paura.
    al cinema “l’altezza” non credo si percepisca! quindi centimetri in più d’altezza, che differenza fanno????
    secondo me è stato l’unico possibile come “conan” visivo.

    conan di milius è bellissimo.

    il signore degli anelli di peter Jackson fa schifissimo.
    il cartone di bansky il writer è sempre stato per me l’unico vero adattamento “visivo” di costumi ed atmosfere del libro di tolkien

  10. In quegli anni avrebbero dovuto fare il film di Golden Axe.
    Che roba ne sarebbe venuto fuori, ç_ç

  11. Leonardo Di Capri

    Il primo quarto d’ora della colonna sonora pubblicata è qualcosa di assurdamente bello.

  12. Fra X

    Mah, perché c’ è bisogno di usare parolacce e linguaggio terra terra per dire che ISDA del 2001 non piace? Boh! L’ ultimo vero kolossal del cinema fin’ ora secondo me come già scritto!

    “negli extra di qualche dvd o blu ray stone parlava di adattare tutto il ciclo howardiano…10-12 film…tanta troppa roba…”

    Si, questo intendeva per saga alla 007!

  13. Bud Spacey

    Conan il barbaro è un capolavoro

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