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Turn the vez up to 11: la recensione di Bad Asses

VEZ POWER.

VEZ POWER.

Non ho nulla contro Craig Moss.

No, non è vero, ho molte cose contro Craig Moss, che oltre a essere proprietario della peggior faccia da culo di Hollywood è anche uno che ha costruito la sua carriera su parodie di terza categoria realizzate sulla scia di tutte quelle parodie di seconda categoria nate per lucrare sul successo, quello sì meritato, della madre di tutte le parodie moderne, la quale, giova sempre ricordarlo, altro non era se non una riproposizione aggiornata di quanto perfezionato dai vari Mel Brooks e Zucker-Abrams-Zucker, e insomma, per farla breve, anzi per fare come i ragazzi dell’Internet a cui l’autore di Bad Asses si rivolge,

TL;DR: Craig Moss è un emulo di gente che copiava dagli imitatori e dunque non si merita il mio rispetto.

Il ragazzo, però, una cosa l’aveva azzeccata, e imprevedibilmente anche: Bad Ass, instant movie ispirato a un video virale dell’InterTubes che funzionava perché era una specie di parco giochi per Danny Trejo, un Machete urbano, certo in minore in quanto a spettacolarità ma efficace nella sua ruvidezza.

Ora c’è Bad Asses, che di Bad Ass è naturalmente il sequel, e Craig Moss è di fronte a un bivio: fare il sequel di un film di exploitation che ruotava tutto intorno a violenza e barbe alla Tom Araya, o fare il sequel di un film comunque ironico e spingere il pedale sulla parodia e sulle strizzate d’occhio che è poi quello che a Moss viene meglio? La risposta dopo la SIGLA!

La prima regola di un buon sequel con il pilota automatico è: moltiplicare. Smarmellare. Aprire tutto. Forse ricordate che in Bad Ass uno dei motivi collaterali di attrazione era la presenza, in un ruolo minore ma divertente, di Ron Perlman, una di quelle facce che nel bene o nel male fa sempre piacere vedere. Bad Asses ci introduce quasi subito al personaggio di Bernie, proprietario del negozio di liquori che sorge sul retro della palestra di boxe dove Frank Vega cioè Machete ha ricostruito la propria vita in seguito agli eventi del primo film.

Bernie è Danny Glover, che a dispetto dei suoi neanche settant’anni sembra ahinoi fragile come un calice di cristallo. Come sei invecchiato male, Danny, ma questo significa forse che non ci fa piacere vederlo di nuovo in scena, a fare la parte del vecchio brontolone scorbutico e sarcastico con problemi di salute diffusi su tutto il corpo e persino la spada di Damocle di un’orrenda malattia al fegato che gli lascia sei mesi di vita al massimo? Certo che ci fa piacere! Craig Moss lo sa, e in mezz’ora di film imbastisce la scena per il primo smarmello: questa volta a fare il culo ai cattivi non ci sarà solo Bad Ass, ma anche Bad Nigga! Due vezzi alla riscossa contro il cartello della droga argentino!

Sopra: il volto giovane del narcotraffico della pampa.

Sopra: il volto giovane del narcotraffico della pampa.

Funziona così: Manny è il giovane pugile su cui Frank Vega ha investito tutto, emotivamente e sportivamente. È come un figlio, ha pure una bella mamma vedova, ha solo quel vizio di spacciare droga per conto di un ambasciatore argentino che sfrutta la sua immunità diplomatica per perpetrare un traffico di pilloline rosse e blu che se le prendi poi levati. Ma lui vuole redimersi! E quindi l’ambasciatore lo fa accoppare. Frank se la prende malissimo, boom!, inizia la vendetta.

Che ha uno sviluppo sorprendentemente accattivante, con colpi di scena che si susseguono a gran ritmo, continui cambi di location, situazioni orrende e apparentemente insormontabili da cui i Nostri Eroi Scoreggioni escono puntuamente con creatività e one-liner sempre a portata di mano – you damn mexican McGyver! C’è pure una discreta dose di violenza, con il grande ritorno del punteruolo per il ghiaccio in un imperdibile faccia-a-faccia con un bulbo ocuolare. C’è persino un inseguimento in macchina stile La corsa più pazza d’America che si snoda tra boschi montani e che coinvolge elicotteri, granate e soggettive dalla ruota dell’auto, e alla fine si fa non solo guardare ma anche ricordare.

E poi c’è lo spirito di patata di Moss.

«Sapessi quanto desidero che qualcuno riuscisse a privarti della vista».

Sapessi quanto desidero che qualcuno riuscisse a privarti della vista.

Moss che decide di spalancare le porte al conservatorismo e all’umorismo da Bagaglino, che fa scoreggiare – letteralmente, questa volta – Glover durante una scena tenera tra Trejo e la mamma di Manny, che fa dire a Bad Ass «drugs are for losers. Only winners come to my gym» con la solennità di un Angelus, che forza la sottotrama romantica tra Frank e Rosaria infilandoci anche una mocciosa con la quale Trejo si dimostra amorevole e dolce come un padre, ammazzando il ritmo di quella che altrimenti sarebbe stata una commediola leggera condita di pugni.

Il sospetto che ci sia anche lo zampino dell’altresì tenerissimo Danny c’è, considerando che l’uomo gira per le high school americane a dire ai giovani «non fatevi» ed è padre single di cinque deliziosi bambini. Quale che sia il motivo, l’effetto “spottone del Moige” è troppo forte per non puzzare, e così, piuttosto che una sorta di Machete con Danny Glover al posto di Michelle RodriguezBad Asses diventa una simpatica commedia familiare a suon di cazzotti, con due o tre sequenze un po’ grafiche che a quel punto stonano nell’atmosfera generale.

«Shit's on fire yo».

«Shit’s on fire yo».

C’è anche l’annoso problema che il Capo recentemente ci espose parlando di Smilzo Rogers 2: le scazzottate sarebbero pure belle, ma tre quarti del tempo non ci si capisce un cazzo. C’è anche l’annosissimissimo problema che Moss, con quella sua faccia da finto giovane che gira con i braghini e il marsupio e il calzino bianco di spugna al ginocchio e il walkman, siccome sta facendo una cosa tratta dall’Internet deve infilarci ogni cinque minuti la battutina che fa capire al pubblico che lui su Internet CI VA – sapete, no?, quelli che buttano lì parole come “Instagram” o “taggare” mentre ammiccano vistosamente e giocherellano con il mazzo spari di Magic che fa tanto status.

C’è pure, vogliamo dirlo, la fighetteria diffusa del prodotto che prova a darsi un tono e a risultare brillante, per cui alla messa in scena ruvida e sgranata del primo film si sostituisce l’onnipresente patina di anonimato bellino che infesta tre quarti delle produzioni a medio budget di oggi.

C’è, in sostanza, una buona idea, un’idea quantomeno funzionale, scritta con giudizio, semplicità e umiltà da qualcuno che comprende i meccanismi della (scusate) brandizzazione e che potrebbe avere per le mani, che ne so, un potenziale Spy Kids con i vezzi che picchiano, e invece quando si tratta di portare a casa il materiale si fa trascinare nel gorgo della mediocrità su cui ha costruito un’intera carriera, e se ne esce con un prodotto accettabile rispetto ai (bassi) standard dei “film ironici di menare messicano”, ma che sembra fare di tutto per toccare i tasti sbagliati e far salire il nervoso a chiunque non ride con le commedie di Adam Sandler.

O è troppo?

«Vedi te».

«Vedi te».

DVD-quote suggerita:

«Si fa guardare».
(Stanlio “Yin” Kubrick, i200calci.com)

«Mi ha fatto venire il prurito alle mani».
(Stanlio “Yang” Kubrick, glialtri200calci.com)

IMDb | Trailer

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11 Commenti

  1. Attila Finch

    Quindi il cast dei mercenari e di red ha un ulteriore brand da sfruttare. Queste non sono cose…Anche perché guardiamo in faccia la realtà, l’imperante pg13 torna molto comodo ad una generazione di attori che va verso l’incapacità di girare scene che vadano oltre quel rating. È un lunedì mattina molto triste

  2. “gira con i braghini e il marsupio e il calzino bianco di spugna al ginocchio e il walkman”

    Madonna che persona spregevole che hai descritto.

  3. samuel paidinfuller

    da ex addicted voglio sapere subito cosè il “mazzo spari di Magic”!!! MANA BURN FOREVA!

  4. @samuel: mazzo spari o mazzo botti = roba quasi completamente rossa che con poco mana fa un sacco di male in pochi turni. Ricordi di partite al liceo che duravano un paio di turni al massimo. Esempio.
    Ringrazio Cthulhu di esserne uscito anni fa.

  5. Con tutti i suoi non pochi difetti il primo mi era rimasto piuttosto simpatico, quindi mi guarderò (senza fretta) pure questo.

    Ma la mammina figa del primo non c’è più?

  6. Nada, del primo episodio hanno rimosso tutto tranne Trejo. Non ci fossero i flashback e gli spiegoni retroattivi potresti pensare a un primo capitolo.

  7. Jena Pilsen

    Ma il Danny lo dice ‘sono troppo vecchio per questa merda’?
    L’ho visto di persona nel 1999 e camminava male e a fatica, mi chiedo in che condizioni è adesso.

  8. pasqualobianco

    Madre di tutte le parodie moderne?
    Forse perché dietro a una grande madre ci stanno sempre grandi padri!

    http://www.imdb.com/title/tt0088286/
    (Classificato 1°)
    http://www.imdb.com/title/tt0094012/
    (Classificato 2°)
    http://www.imdb.com/title/tt0102059/

    (Classificato 3°)

  9. Fanny
  10. pasqualobianco

    Piccola dimenticanza…
    http://www.imdb.com/title/tt0121402/
    (scusate=:)

  11. E’ vero, per qualche motivo misteriosissimo Ron Perlman fa guadagnare mezzo punto a qualsiasi film con la sua sola presenza ed è una cosa sulla quale sono d’accordo praticamente tutti.

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